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PROSSIME ELEZIONI: UNO SCENARIO GRECO ?

DI ALDO GIANNULI
aldogiannuli.it

Fare delle previsioni sulle elezioni, quando non si sa quando si voterà, con quale sistema elettorale e con quali partiti e coalizioni è come azzeccare il superenalotto del secolo. Però bisogna provarci perché è sulla base di queste aspettative che lorsignori cercheranno di imbastire una qualche legge elettorale a loro uso e consumo. Partiamo supponendo che la legge resti quella attuale. In primo luogo identifichiamo i poli che, grosso modo, potrebbero essere tre:

1-Destra (Pdl, civiche collegate, Destra di Storace forse, ma è poco probabile, la Lega)

2-Centro sinistra (Pd, Udc, eventuali civiche come quella dei sindaci o quella ispirata da Repubblica, di cui si parla)

3-M5 Stelle.

Restano fuori, da collocare:

Lega, Fli-Fini, socialisti, radicali, Sel, Idv, Rifondazione, Pdci ed alcune possibili novità come la lista di Cordero di Montezomolo, Alba o una lista di ispirazione Fiom. Allo stato dei fatti, una lista Cordero-Monti sembra una ipotesi tramontata. Nessuno di questi gruppi ha la forza, da solo o in coalizione, di costituire un polo competitivo, per cui, o si presenterà da solo, sperando nel 4%, o finirà per scegliere una coalizione. A poter plausibilmente sperare in un 4% da soli ci sono solo Lega, Sel ed Idv, che potrebbero correre una avventura solitaria, mentre dei nuovi possibili partiti, solo Montezemolo potrebbe coltivare la speranza del 4%, ma con molti rischi di restare a terra. Gli altri o si accasano in qualche coalizione o, piuttosto, devono confluire in qualche altra lista perché non hanno il 2% che gli assicurerebbe di entrare in Parlamento attraverso una coalizione.

Per cui facciamo questa ipotesi:

Lega: da sola o con la destra berlusconiana

Montezemolo: da solo o con il centro sinistra

Fli: probabilmente in qualche lista del centro destra o in qualcuna del polo di centro sinistra (ad es. Udc, Api o simili)

Api: più o meno come per Fli

Sel: con il centro sinistra o con una coalizione propria con Alba, Fiom e forse Idv, più difficilmente con 5 stelle

radicali: forse con 5 stelle

socialisti:  in qualche lista nella coalizione di centro sinistra, più difficilmente nel polo Sel se esso dovesse costituirsi

Pdci: nelle liste Pd

Rifondazione: in qualche lista del centro sinistra o di un eventuale polo Sel, ma non è da escludere una intesa con l’Idv.

Alba e Fiom, nel centro sinistra o in un eventuale polo-lista con Sel.

Nel complesso, possiamo trascurare  Fli, Api, socialisti, radicali, Alba, Rifondazione e Fiom come sostanzialmente irrilevanti ai fini della competizione finale (si tratta, probabilmente di meno del 10% da dividersi, che, quindi si compensa). Qualche variazione apprezzabile può venire dalle scelte di Lega, Sel, Idv e, forse, Cordero. Diamo l’Idv per perso alla coalizione di centro sinistra e per accorpato al M5s o da solo. Consideriamo per ciascuno dei tre blocchi una forchetta fra il minimo ed il massimo.

Abbiamo questo quadro:

Destra: è la forchetta più ampia, sia perché occorre considerare le scelte della Lega (e, forse, di Cordero), sia perché è difficile valutare quanto potranno recuperare dall’astensione le eventuali civiche di contorno. Per cui diremmo che, per ora, appare credibile una forchetta molto ampia: dal 23 al 39%. Ovviamente il risultato massimo postula sia il massimo di ampiezza della coalizione (Lega, forse Cordero, pezzi di Udc, Fini, gruppi locali) sia una larga confluenza di astenuti. Mentre, il risultato minimo, corrisponde grosso modo all’area storica di Forza Italia, pur diversamente distribuita e registrerebbe  l’insuccesso sia della ricerca di alleati che della raccolta di voto astensionista.

Centro-Sinistra: anche qui occorre considerare una serie di variabili legate all’ampiezza della coalizione (rilevante è il caso di Sel e la possibilità che si formi un polo alternativo intorno ad essa), a quanti voti porterà effettivamente Casini e quanti ne eroderà ancora Grillo. Per cui possiamo considerare una forchetta dal 27% (l’area solita del Pd con qualche contorno di Udc-Api) al 39-43% (coalizione vasta che include sia l’Udc che Sel, e buon contenimento delle eventuali perdite verso la Destra e verso Grillo)

M5s: qui la forchetta si fa meno ampia, sia perché l’ipotesi di alleanza si riduce alla sola Idv  (al massimo anche a Sel), sia perché la banda di oscillazione dei consensi è più contenuta. Nelle amministrative M5s ha “sfondato” solo in due regioni (Piemonte ed Emilia), ha avuto risultati discreti in altre tre (Liguria, Veneto e Toscana), ha “arrancato” in Lombardia ed ha stentato in tutto il centro-sud, insomma, il bottino presumibile di maggio si aggira un po’ sotto il 9%. Come è naturale, da allora è iniziato il doppio fenomeno della “luna di miele con gli elettori” e della “corsa al carro del vincitore” da parte di aspiranti parlamentari. I sondaggi parlano di un 19-20% che, però, potrebbe essere eccessivo, sia perché questo registra gli umori immediatamente posteriori al successo di maggio, sia perché il ritorno in massa di elettori astensionisti verso i due poli maggiori (e a quello di destra in particolare) ridimensionerebbe un po’ il risultato grilliano. D’altra parte, se l’approfondirsi della crisi e lo spappolamento di immagine dei partiti giocano a favore di Grillo, però è anche vero che un eventuale insuccesso a Parma e la formazione delle liste (che è facile prevedere tormentata) potrebbero giocargli contro.

Il punto delicato riguarda il sud e la Lombardia: sia nell’uno che nell’altra il movimento non è andato al di là del 3% e spesso è restato molto al di sotto di questa asticella, questo significa che, se questo dato non si modifica sensibilmente, per raggiungere il 20% nazionale, il M5s ha bisogno di prendere il 34-35% nelle rimanenti regioni, il che non appare realistico. A dare una spinta decisiva nel sud (Napoli, Palermo, Molise) potrebbero arrivare i rinforzi dell’Idv che qualche contributo lo darebbe anche in Lombardia. Calcolando qualche ulteriore flusso elettorale dal Pd e da Rifondazione, è possibile che questo polo si assesti fra il 15% (risultato peggiore che sconta una “fermata” nell’afflusso di consensi ed un certo rientro di astensionisti a favore dei due poli maggiori) ed il 25-27% (risultato che sconta sia l’ingresso in coalizione dell’Idv sia il massimo di espansione dei consensi al movimento).

Un eventuale polo Sel-Alba-Fiom-Rifondazione potrebbe raggiungere il 7-9% che salirebbe ad un possibile 12-13% con l’Idv (se dovesse fallire l’intesa Di Pietro-Grillo): abbastanza per dare un colpo serio alla coalizione di centro sinistra, ma troppo poco per entrare in competizione, per cui potrebbe trovarsi in difficoltà per il solito discorso del “voto utile”.
Poi ci sarebbe quel 6-10% di eventuali “non collocati” che vanno in solitaria.

Considerando le mediane, abbiamo questi valori: Destra 31%, Centro sinistra 35%, M5s 21%, eventuale polo Sel 10%

Pertanto, a tutt’oggi, chi sta messo meglio è il blocco Pd-Udc con il suo 35%, ma deve guardarsi da tre insidie convergenti: la “resurrezione” del Cavaliere, l’erosione di voti sui due fianchi e l’eventuale presenza di un polo Sel. Dunque, una partita non decisa, anche se Bersani resta il favorito. Alla Camera questo basterebbe, ma i guai verrebbero dal Senato. Infatti, alla Camera, con la legge attuale, un solo voto di scarto basta per aggiudicarsi il 54% dei seggi, ma al Senato le cose stanno diversamente, perché il premio scatta regione per regione (e non è possibile fare altrimenti, perché la Costituzione prevede che il sistema elettorale del Senato sia su base regionale) e questo spesso si compensa. Allora vediamo come potrebbe andare:

probabilmente la Destra (con la Lega dentro) vincerebbe in Veneto e Sicilia, dove, però, sia Centro Sinistra che Grillo si spartirebbero i seggi di proporzionale mentre il Centro sinistra quasi certamente  vincerà nelle quattro regioni tradizionalmente “rosse” (Emilia, Toscana, Umbria e Marche) dove gli altri si accontenterebbero dei seggi di proporzionale.

Le altre regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia, Friuli, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna) sarebbero tutte in bilico. Il M5s potrebbe avere qualche possibilità di arrivare primo in Piemonte o in Molise, mentre un eventuale polo Sel potrebbe puntare sulla Puglia. Ma, nel complesso è ragionevole che i due poli maggiori si spartirebbero tutti i premi di maggioranza regionali o quasi. Il guaio è che, anche in questo caso, potremmo avere un esito di questo tipo:

Destra: 140-145 seggi
Centro Sinistra ed eventuale polo Sel: 140-145 seggi
M5s-Idv  30-35 seggi
Altri 0-5 seggi

Cioè, nessuno avrebbe la maggioranza: anzi, per effetto della eventuale concorrenza a sinistra (nel complesso il M5s attinge più al serbatoio di sinistra che a quello di destra e l’eventuale polo Sel attingerebbe solo a quello di sinistra) la destra potrebbe conquistare quasi tutte le regioni in bilico, superando i 170 seggi e, dunque, conquistando la maggioranza assoluta con un effetto “anatra zoppa”: Camera al centro sinistra e Senato alla destra.

A complicare le cose c’è poi il primo impegno del nuovo Parlamento: l’elezione del Presidente e non è detto che il centro sinistra, pur conquistando la Camera, abbia la maggioranza, sia per l’eventuale sconfitta al Senato, sia per effetto dei delegati regionali, fra i quali prevarrebbero quelli di destra, stanti i rapporti di forza formatisi nel 2010. E si consideri che occorrerebbe trovare un nome di compromesso (Monti?) anche solo per sciogliere il Parlamento ed andare a nuove elezioni, perché quello in carica sarebbe nel semestre bianco e non potrebbe sciogliere le camere.

Bella situazione, vero?

Aldo Giannuli
Fonte: www.aldogiannuli.it
Link: http://www.aldogiannuli.it/2012/07/prossime-elezioni-uno-scenario-greco/#more-2177
3.07.2012

Pubblicato da Davide

  • Giancarlo54

    Ho letto le prime righe e poi mi sono perso…….

  • Nomoreuro

    Potrei anche plaudire alla sua analisi,ma è come discutere che tipo di auto usare senza avere alcun accesso ai carburanti.Il nostro parlamento è di fatto senza ability to pay,come potrebbe mai legiferare,qualsiasi esso sia.

  • Aironeblu

    Con pochissime eccezioni, viene la nausea solo a vederli elencati questi fantocci comandati da Washington. Ci mettano direttamente un partito YES, THEY CAN e la facciano finita….

  • Roma

    Giannulli dovrebbe piantarla di chiamare “destra” il partito di Berlusconi ed alleati. Mentre dovrebbe evitare di chiamare centrosinistra i trinariciuti del PD e chiamarli col loro vero nome: komunisti

  • PeppoI

    quoto ogni parola, potrebbe andare Gandhi o il Gabibbo, ma il nostro parlamento non avrebbe alcuna voce in capitolo sulla politica economica, e cioè sulla possibilità di governare. Saremo sempre succubi di Bruxelles.

  • Bellerofon

    …..ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ…..

    RONF……..

    …….ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ………

    RONF………

    ……..ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ………

  • mussily

    si possono fare tutti i pronostici che si vuole ma ci sono le variabili una di queste è che io non voterò. può andare ad impiccarsi tutta quella gentaglia che scalda i banchi al parlamento e stravive alla faccia nostra che giriamo la macina del loro benessere. Basta!

  • Tanita

    Beh, tanto a governare sará la Nomenklatura della Troika.

  • Aironeblu

    Io sono ancora indeciso se non votare o tentare la carta 5 stelle… voglio ancora illudermi che esista qualcuno di pulito in mezzo a ‘sta schifezza.

  • Saysana

    Io voto M5S (se c’e’ un candidato all’estero…), il resto gia’ li conosco per quello che sono e mi basta.

  • Firenze137

    Secondo me noi siamo in un comitato d’affari GIGANTESCO, del quale fa parte anche il M5S. Quindi è davvero difficile se non impossibile fare le previsioni sull’evoluzione
    nel tempo degli interessi specifici di ogni sottocomitato d’affari, C.D.A. ecc… ecc.. Se per ipotesi avessimo qualcuno che stila un organigramma con i soggetti controllanti, le quote di pertinenza e le risorse a disposizone e mettessimo tutto in un quadro excel, vedremmo secodo me molto più chiaramente la “logica” dei flussi di denaro/interessi di questo G.C.A ( Gigantesto comitato d’affari) e di come vengono scelte le marionette e di come vengono controllate.

    Ultimamente a Ballarò c’è stato un interessante – si fa per dire — tete a tete fra Sallusti e Della valle e Sallusti si “complimentava” con Della valle di come lui ( Della Valle) riesce a pilotare le alleanze con le banche della propria realtà imprenditoriale .

    I militanti in buona fede del M5S sono tanti, ma non si rendono conto – non tutti – che anche Beppe Grillo fa parte di questo G.C.A. e gli viene “concesso” di muoversi entro ben determinati margini di trattativa.

    Il GCA estende le proprie propaggini anche all’estero e quindi il quadro diventa davvero complicato e chi più ne ha più ne metta..

    Allora che senso ha votare una correntte del GCA rispetto ad un’altra visto che poi alla fine è il modo in cui il Sistema che, “nominalmente” e di facciata è democratico, non lo è proprio per niente ma è regolato solo da logiche di convenienza, legge del più forte, protervia e arroganza economica.

    E’ una pia illusione il voto ed andare a votare, a meno che quel voto non rappresenti – come secondo me per moltissimi di noi rappresenta – una garanzia negoziata con il sottocomitato XY che se io ti do il voto, tu concedi a me solo o comunque a pochi come me, XY privilegi a danno di molti “altri” ai quali quei diritti/provilegi che io mi becco, spetterebbero.

    La soluzione ci sarebbe ed è basata secondo me, sul partito dei non votanti che non si rendono conto che il non votare non ha alcun significato “economico” e quindi è un lasciapassare gratuito per gli altri. Quindi data la scarsa sensibilità ed informazione economica del popolo Italano credo che non ci resti che attendere l’implosione “economica” del GCA per sfinimento o per azzeramento delle risorse disponbili.

    Incrociamo le dita

  • consulfin

    “destra: è la forchetta più ampia”. Perché, la forchetta della sinistra è più piccola?
    Questi schemi fantaelettorali hanno lo stesso fascino del calcio da bar sport.
    Eppoi, con le competenze rimaste ai singoli stati, ha senso parlare di questi argomenti?