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PROLIFERAZIONE ARMATA

Escalation
E’ in arrivo una quarta – micidiale – generazione di armi nucleari

DI ANGELO BARACCA

Le armi nucleari non sono un ricordo del passato, ma sono purtroppo più attuali e pericolose che mai. L’Iran e la Corea del Nord sono specchietti per le allodole: ben altre, e più insidiose, sono le oggi le vie della proliferazione nucleare. Le nuove armi che si progettano tendono a cancellare la distinzione tra armi convenzionali e nucleari. Il ricorso massiccio ai proiettili all’uranio depleto (DU) più che avere ragioni militari (se è vero che li usa anche Israele contro i palestinesi, notoriamente dotati di formidabili tanks e bunkers), sembra un ballon d’essai per saggiare le reazioni internazionali alla guerra nucleare guerreggiata, per passare alle nuove armi nucleari, o mascherarne la sperimentazione sul campo e l’uso. Nel prossimo maggio si terrà, nell’assoluto disinteresse, la conferenza di revisione del Trattato di non-proliferazione (Tnp) del 1970, su cui grava il rischio di un fallimento epocale. Ma questo non sembra il peggio. Più grave è che si sono aperte per la proliferazione nucleare nuove vie, per le quali il vechio Trattato è assolutamente inadeguato. Così come lo sono i trattati internazionali degli anni ’90, di riduzione quantitativa delle armi strategiche (Start) e messa al bando totale dei test nucleari (Ctbt): e forse proprio per questo furono accettati, dopo decenni di trattative. Oggi è possibile assemblare una testata avanzata, che dia ottime garanzie di esplodere, senza bisogno di test completi (del resto, tutti i paesi che hanno realizzato armi nucleari hanno avuto successo al primo test): tutte le fasi intermedie, inoltre, possono essere realizzate e testate senza violare i trattati internazionali.Non mi sto riferendo a gruppi terroristici, ma a paesi di medio sviluppo: India e Pakistan sono casi emblematici. Oggi viene proposto il concetto di proliferazione latente, riferito a paesi che non hanno armi nucleari, ma possiedono il know-how e i materiali per realizzarle in breve tempo senza bisogno di test: Giappone e Germania sono al primo posto, ma l’elenco è ben più lungo (la prima le ha probabilmente realizzate collaborando all’arsenale del Sudafrica, eliminato nei primi anni `90). Al confronto, Iran e Corea del Nord sono bambini alle «prime armi».

L’evoluzione delle armi nucleari è stata profonda. Oltre all’uranio arricchito e al plutonio è oggi fondamentale il trizio (isotopo dell’idrogeno con un protone e due neutroni), usato in piccolissime quantità insieme al deuterio (miscela DT) per realizzare testate più efficienti e compatte: l’innesco della fissione dell’uranio o del plutonio provoca anche la fusione di un paio di grammi di DT, la quale fornisce così un intenso flusso di neutroni che dall’interno accelera e amplifica la fissione (boosting, o spinta), aumentando la potenza esplosiva. Questa soluzione è nota da tempo, ma la tecnologia del trizio è complessa, trattandosi di un gas molto volatile e pervasivo, radioattivo, che va quindi prodotto con continuità (bombardando il litio-6 con neutroni prodotti in un reattore nucleare o da un acceleratore), ed è meno controllabile poiché ne bastano pochi grammi. Il Pakistan ne ha ottenuto dalla Germania e dalla Cina, poi l’ha prodotto, come l’India. Il meccanismo del boosting, cioè la fusione di una piccola quantità di DT, si collega in qualche modo a una delle prospettive che sembrano più promettenti per sviluppare armi radicalmente nuove (di «quarta generazione»). La tecnologia del trizio è infatti alla base delle ricerche civili sulla fusione nucleare controllata per «confinamento inerziale»: la radiazione emessa da super-laser, o fasci di particelle dovrebbero comprimere e provocare la fusione di un pellet (sferetta) contenente pochi milligrammi di DT (un milligrammo genera un’energia di 340 milioni di Joule, una centrale di energia da mille MW elettrici «brucerebbe» 1,5 grammi di DT all’ora). È evidente l’analogia con il meccanismo del boosting: ma qui la fusione del pellet dovrebbe venire innescata senza l’esplosione a fissione. Enormi apparati di confinamento inerziale per l’ignizione della fusione sono in costruzione negli Usa (National Ignition Facility, con 192 laser) e in Francia (Megajoule, 240 laser). Sembra molto promettente l’uso di fasci di antiprotoni (particelle della stessa massa del protone, ma carica elettrica negativa). Su queste ricerche sono impegnati i grandi laboratori di ricerca militare, inseriti nel poderoso complesso industriale-militare. Ma esse costituiscono anche settori avanzati di ricerca «civile», con pesanti implicazioni militari, come l’innesco della fusione, il chiarimento di molti aspetti fisici ancora poco chiari, la disponibilità di trizio e della sua tecnologia. I grandi laboratori stanno sviluppando anche il settore rivoluzionario delle nanotecnologie, che consentono di controllare gruppi di pochi atomi, con un salto di ben tre ordini di grandezza rispetto ad esempio alla microelettronica, che controlla insiemi di migliaia di atomi.

Ma vi è un’implicazione militare ben più diretta, la ricerca di bombe nucleari nuove di bassissima potenza (cento o mille volte inferiore alle testate attuali): se si riesce a realizzare la fusione di un pellet, essa costituirebbe anche una potenziale micro-bomba a pura fusione, di potenza esplosiva equivalente a meno di una tonnellata di tritolo. Rimane ovviamente il problema di realizzare un super-laser o un acceleratore miniaturizzati di potenza sufficiente (un apparecchio per uso singolo è comunque molto più piccolo di uno strumento riutilizzabile): su questo si stanno facendo grandi progressi.

Queste ricerche aggirano completamente i trattati esistenti. Si studiano anche processi nucleari di tipo nuovo, che consentano di liberare energia senza ricadere nelle definizioni (molto vaghe) delle testate nucleari nei trattati internazionali.
A che punto siamo su questa strada? Difficile dirlo. Sembra poco credibile che gli Usa dichiarino pubblicamente il progetto di testate di bassissima potenza, se non ne hanno già almeno sperimentato la fattibilità. E sembra legittimo sospettare che possano averle testate o usate dietro il paravento dei proiettili al DU. Un aspetto allarmante dell’intero problema è che si moltiplicano le implicazioni militari di ricerche d’avanguardia in settori «civili» (fusione nucleare controllata, super-laser, nanotecnologie, super-computers, acceleratori, superconduttori, nuove specie e processi nucleari, anti-materia, ecc.); e si complicano le vie della proliferazione, in modi sempre meno controllabili. Ma questi sviluppi sono connaturati nello statuto internazionale che si volle dare nell’ultimo mezzo secolo alla ricerca nucleare e in settori vicini. Oggi è molto difficile arrestare questi processi. Chi può impedire a qualsiasi paese di sviluppare una ricerca di fusione nucleare, un acceleratore o un super-laser (Giappone e Germania sono all’avanguardia)? O imporre di mantenere segreti i risultati e le tecniche?

La minaccia delle armi nucleari è diventata vieppiù strisciante, subdola, dilagante: il movimento per la pace deve farsene carico. Oggi è più che mai necessario arrivare alla totale eliminazione delle armi nucleari, senza se e senza ma.

Angelo Baracca
Fisico
Fonte:www.ilmanifesto.it
20-11-04

Pubblicato da Davide