Home / Libri / POVERT MONDIALE, SOMMOSSE PER IL CIBO E CRISI ECONOMICA

POVERT MONDIALE, SOMMOSSE PER IL CIBO E CRISI ECONOMICA


DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
Global Research

Estratto da: “The Global Economic Crisis: The Great Depression of the XXI Century” (“La crisi economica mondiale: la grande depressione del XXI secolo”).

Mentre il governo tunisino è crollato sotto le proteste dei cittadini, fomentate in parte dal prezzo del cibo aumentato drammaticamente, con proteste che si diffondono in altre regioni del paese e nel mondo, questo estratto dell’ultima pubblicazione di Global Research, The Global Economic Crisis: The Great Depression of the XXI Century (“La crisi economica mondiale: la grande depressione del XXI secolo”), contribuisce a una messa a fuoco della crisi attuale:


Le pallottole ricoperte di zucchero del “libero mercato” stanno uccidendo i nostri figli. L’atto dell’uccidere è orchestrato, con fare distaccato, attraverso il commercio di programmi per il computer nelle Borse Merci di New York e Chicago, dove vengono stabiliti i prezzi mondiali del riso, del frumento e del granturco.Persone di paesi diversi vengono simultaneamente impoverite a causa del meccanismo del mercato mondiale. Una piccola parte di istituzioni finanziarie e società per azioni mondiali ha la capacità di determinare i prezzi degli alimenti base quotati sulle Borse Merci, con ripercussioni dirette sul tenore di vita di milioni di persone in tutto il mondo.

I prezzi del cibo in vertiginosa ascesa sono in gran parte la conseguenza di manipolazioni di mercato. Sono perlopiù imputabili al commercio speculativo del mercato delle materie prime. I prezzi del grano vengono intenzionalmente incrementati tramite operazioni speculative di larga scala nelle Borse Merci di New York e Chicago.

Di seguito un estratto del capitolo di Michel Chossudovsky incentrato sulla manipolazione del prezzo mondiale del cibo.

La rapida diffusione della carestia

Le pallottole ricoperte di zucchero del “libero mercato” stanno uccidendo i nostri figli. L’atto dell’uccidere è orchestrato, con fare distaccato, attraverso il commercio di programmi per il computer nelle Borse Merci di New York e Chicago, dove vengono stabiliti i prezzi mondiali del riso, del frumento e del granturco.

Persone di paesi diversi vengono simultaneamente impoverite a causa del meccanismo del mercato mondiale. Una piccola parte di istituzioni finanziarie e società per azioni mondiali ha la capacità di determinare i prezzi degli alimenti base quotati nelle Borse Merci, con ripercussioni dirette sul tenore di vita di milioni di persone in tutto il mondo.

Questo processo di impoverimento mondiale ha raggiunto la massima svolta, portando alla diffusione simultanea di carestie nelle principali regioni in via di sviluppo.

La carestia è la conseguenza di un processo di ristrutturazione del “libero mercato” dell’economia mondiale, che trova le radici nella crisi del debito pubblico dei primi anni Ottanta del secolo scorso. Non si tratta di un fenomeno recente collegato alla crisi economica del 2008-2009, come suggerito da numerosi analisti occidentali.

La povertà e la denutrizione cronica erano condizioni già esistenti. Le impennate drammatiche nel prezzo del cibo e del carburante, che hanno preceduto il crollo finanziario del 2008-2009, hanno contribuito all’inasprimento e all’aggravamento della crisi del cibo. Queste impennate nei prezzi, che raggiunsero un picco nel luglio 2008, hanno colpito il mercato degli alimenti base, inclusi i prezzi al dettaglio nazionali, in tutte le regioni del mondo.

Movimenti di protesta rivolti contro le impennate dei prezzi del cibo e della benzina sono scoppiati simultaneamente in diverse regioni del mondo. La situazione è particolarmente critica ad Haiti, in Nicaragua, Guatemala, India e Bangladesh:

Ad Haiti i prezzi del cibo sono saliti di una media del 40 percento in meno di un anno, con prodotti di base, come il riso, il cui costo è raddoppiato… In Bangladesh [verso la fine dell’aprile 2008] circa 20.000 operai tessili sono scesi in strada per denunciare i prezzi del cibo alle stelle e richiedere salari più alti. Il prezzo del riso nel paese è raddoppiato negli ultimi anni [2007-2008], minacciando di fame gli operai, che guadagnano uno stipendio mensile di soli $25. In Egitto, le proteste dei lavoratori per il prezzo del cibo hanno fatto tremare il centro tessile di Mahalla al-Kobra a nord del Cairo [aprile 2008], con due persone uccise dalle forze di sicurezza. Centinaia sono stati arrestati e il governo ha inviato la polizia in borghese nelle fabbriche per obbligare gli operai a lavorare. I prezzi del cibo in Egitto sono saliti del 40 percento nell’ultimo anno [2007-2008]… Nella Costa d’Avorio, prima di questo mese [aprile 2008], in migliaia hanno marciato verso la casa del presidente Laurent Gbagbo, scandendo “abbiamo fame” e “la vita è troppo cara, ci ucciderete”.

Manifestazioni simili, scioperi e scontri si sono verificati in Bolivia, Perù, Messico, Indonesia, nelle Filippine, Pakistan, Uzbekistan, Thailandia, Yemen, Etiopia e nella maggior parte dell’Africa sub-sahariana.[1]

In Somalia, nel 2008, la vertiginosa ascesa dei prezzi del cibo e del carburante ha contribuito al precipitare di un’intera nazione in una situazione di inedia di massa, accompagnata da una grave penuria d’acqua. Una situazione simile ed egualmente difficile sta emergendo in Etiopia. Ma adesso, con i prezzi che aumentano vertiginosamente, ormai fuori portata, e il bestiame di cui le persone si nutrono che cade improvvisamente morto sulla sabbia, gli abitanti dei villaggi di questo paesaggio inaridito dal sole dicono che centinaia di persone stanno morendo di fame e di sete:

Molti somali stanno cercando di contenere l’inedia con una farina sottile cotta nell’acqua, prodotta da rami schiacciati di biancospino, chiamata jerrin. Qualche anziano del villaggio diceva che i bambini si masticavano le labbra e le lingue perché non avevano altro da mangiare. Il tempo era stato inclemente – giornate di caldo intenso, seguite da notti crudelmente limpide.
[2]

Questa è una catastrofe in divenire; c’è il tempo di agire prima che diventi una realtà. In alcune parti [in Somalia e nella regione di Afar in Etiopia] il costo del cibo è aumentato del 500 percento… Le persone stanno diventando sempre più disperate… Si teme che il peggio possa ancora venire, mentre la crisi si aggrava in tutto l’est dell’Africa. [3]

Altri paesi che nel 2007-2008 si ritrovano afflitti da prezzi in vertiginosa ascesa, includono l’Indonesia, le Filippine, la Liberia, l’Egitto, il Sudan, Mozambico, lo Zimbabwe, il Kenya e l’Eritrea, una lunga lista di paesi ridotti in miseria, per non citare quelli sotto l’occupazione militare straniera come l’Iraq, l’Afghanistan e la Palestina.

Mentre il prezzo dei prodotti alimentari di base diminuisce considerevolmente sulla scia del crollo finanziario del 2008, i meccanismi basilari della manipolazione dei prezzi mondiali di tali prodotti, per i forti interessi collettivi e per gli speculatori istituzionali, sono rimasti intatti sotto un punto di vista funzionale. Non si può escludere una nuova ondata di commercio speculativo negli alimenti di base e nel carburante.

Cibo, carburante e acqua: un requisito indispensabile per la sopravvivenza umana.

Regolari provviste di cibo, carburante e acqua sono un requisito per la sopravvivenza della specie umana. Costituiscono le fondamenta economiche e ambientali per lo sviluppo di una società civilizzata. Negli ultimi anni, sia prima che in corsa verso il tracollo finanziario del 2008-2009, il prezzo di alimenti base come il grano, inclusi il riso, i cereali e il frumento, benzina e acqua, sono drammaticamente aumentati a livello mondiale con devastanti conseguenze economiche e sociali.

Senza precedenti nella storia dell’umanità, questi tre prodotti di base o beni essenziali, che in un certo senso determinano la riproduzione della vita economica e sociale sul pianeta Terra, sono sotto il controllo di un ristretto numero di società per azioni e istituzioni finanziarie mondiali. Il destino di milioni di esseri viene deciso dietro le porte chiuse delle sale di consiglio d’amministrazione delle società, come parte di un’agenda guidata esclusivamente dal profitto.

Organizzazioni governative o intergovernative sono complici di questi sviluppi. Le politiche economiche e finanziarie dello stato sono controllate da interessi societari privati. Il commercio speculativo non è oggetto di politiche regolatrici, è anzi valido il contrario: la cornice del mercato speculativo nelle Borse Merci è protetta dallo stato. Per di più, le forniture di cibo, acqua e carburante non sono più soggette alla regolamentazione o all’intervento governativo o intergovernativo con lo scopo di alleviare la povertà o evitare la rapida diffusione di carestie.

Ampiamente offuscata dai rapporti ufficiali e da quelli dei media, sia la “crisi del cibo” che la “crisi del petrolio” sono il risultato di una manipolazione speculativa delle valute di mercato da parte dei potenti attori dell’economia. E proprio perché questi potenti attori dell’economia agiscono tramite un meccanismo di mercato apparentemente neutro e “invisibile”, che l’impatto sociale devastante delle impennate organizzate nel prezzo del cibo, del carburante e dell’acqua vengono disinvoltamente accantonate come il risultato di considerazioni tra domanda e offerta.

Non ci si sta occupando di “crisi” del cibo, carburante o acqua, distinte e separate, ma di un processo mondiale di ristrutturazione economica e sociale. L’impennata drammatica dei prezzi di queste tre materie prime non è un caso. Tutte e tre le variabili, compresi i prezzi degli alimenti di base, dell’acqua per la produzione e il consumo, e del carburante, sono oggetto di un processo di manipolazione del mercato deliberata e simultanea.

Nel pieno degli anni 2005-2008 la crisi del cibo fu un crescendo di prezzi degli alimenti di base, associata a un drammatico incremento nel prezzo del carburante. Allo stesso momento, il prezzo dell’acqua, indispensabile risorsa per la produzione agricola e industriale, per l’infrastruttura sociale, la sanità pubblica e il consumo domestico, è incrementato bruscamente come risultato di un movimento di privatizzazione delle risorse d’acqua su scala mondiale. Stiamo affrontando il più importante sconvolgimento economico e sociale, e una crisi globale senza precedenti, caratterizzata dalla relazione triangolare tra acqua, cibo e carburante – tre variabili fondamentali che insieme si ripercuotono sugli stessi mezzi di sopravvivenza umana.

In termini molto concreti, queste impennate nei prezzi impoveriscono e distruggono le vite delle persone. Per di più, il collasso mondiale nel tenore di vita si sta verificando in un periodo di guerra. È strettamente correlato al programma militare. Le guerre nel Medio Oriente e nell’Asia Centrale stringono una relazione diretta con il controllo del petrolio e delle riserve d’acqua. Sebbene l’acqua non sia al momento una materia prima venduta a livello internazionale come può valere per il petrolio e gli alimenti di base, è anche oggetto della manipolazione del mercato attraverso la sua privatizzazione. L’acqua è una risorsa naturale oggetto sia di acquisto che di vendita. La tendenza punta verso la sua commercializzazione.

Sia lo stato, così come la serie di organizzazioni internazionali – a cui spesso ci si riferisce come “comunità internazionale” –, sono al servizio degli interessi spregiudicati del capitalismo mondiale. I principali organi intergovernativi, incluse le Nazioni Unite, le istituzioni della Bretton Woods, e l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), hanno sottoscritto il Nuovo Ordine Mondiale (New World Order) a favore dei loro finanziatori societari. I governi sia dei paesi sviluppati che di quelli in via di sviluppo hanno abbandonato il loro ruolo storico di regolatori delle variabili economiche chiave, così come quello di garanti dei mezzi di sussistenza minimi del loro popolo.

L’ impennata speculativa sul prezzo del grano

I media hanno sviato con noncuranza l’opinione pubblica in merito alle cause dell’impennata dei prezzi del 2005-2008, concentrandosi quasi esclusivamente su questioni come i costi di produzione, il clima e altri fattori che derivano da rifornimenti ridotti che potrebbero contribuire all’innalzamento nel prezzo degli alimenti di base. Sebbene questi fattori possano entrare in gioco, hanno uno scarso rilievo nel giustificare l’impressionante e drammatica impennata del prezzo delle materie prime.

I prezzi del cibo in vertiginosa ascesa sono in gran parte la conseguenza di manipolazioni di mercato. Sono perlopiù imputabili al commercio speculativo del mercato delle materie prime. I prezzi del grano vengono intenzionalmente incrementati tramite operazioni speculative di larga scala nelle Borse Merci di New York e Chicago. Non significa niente il fatto che nel 2007 il Chicago Board of Trade (CBOT) si sia accorpato al Chicago Mercantile Exchange (CME), costituendo la più grande entità mondiale che si occupa del commercio delle materie prime, inclusa una vasta gamma di strumenti speculativi (premi, premi sui futures, fondi comuni d’investimento indicizzato, e così via).

Il commercio speculativo del frumento, riso o cereali può verificarsi in assenza di una transazione vera delle materie prime. Le istituzioni che speculano nel mercato del grano non sono necessariamente coinvolte nell’effettiva vendita o consegna del grano stesso. Le transazioni possono utilizzare i fondi comuni d’investimento indicizzato delle materie prime, ovvero scommesse sul generale movimento di rialzo o ribasso dei prezzi di queste materie. Una “vendita a premio” è una scommessa sul calo del prezzo, un “di cui” è una scommessa sul suo aumento. Attraverso manipolazioni interessate, speculatori istituzionali e istituzioni finanziarie fanno crescere il prezzo e poi piazzano le loro scommesse su un movimento in rialzo nel prezzo di una particolare materia prima.

La speculazione dà vita alla volatilità del mercato. A sua volta, l’instabilità che ne deriva incoraggia ulteriori attività speculative. Gli utili si ottengono quando il prezzo cresce. Al contrario, se lo speculatore vende allo scoperto, se ne trarranno guadagni quando il prezzo crolla.

Il resto del capitolo sopra estratto è contenuto in “La crisi economica mondiale: la grande depressione del XXI secolo”.

NOTE

[1] Bill Van Auken, “Amid Mounting Food Crisis, Governments fear Revolution of the Hungry”, Global Research, http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=8846, 30 aprile 2008.

[2] Jeffrey Gettleman, “Famine Looms as Wars Rend Horn of Africa”, New York Times, http://www.nytimes.com/2008/05/17/world/africa /17somalia.html, 17 maggio 2008.

[3] Rob McNeil di Oxfam, citato in Barry Mason, “Famine in East Africa: Catastrophe threatens as food prices rise”, World Socialist Website, http://www.wsws.org/articles/2008/aug2008/east-a06.shtml, 6 agosto 2008.

Recensioni del libro “La crisi economica mondiale: la grande depressione del XXI secolo

La recessione economica si è radicata in tutte le maggiori regioni del mondo, provocata dalla disoccupazione di massa, il fallimento dei programmi sociali dello stato e l’impoverimento di milioni di persone. Il tracollo dei mercati finanziari è stato il risultato di frodi istituzionalizzate e manipolazione finanziaria. La crisi economica è accompagnata da un processo di militarizzazione a livello mondiale, una “guerra senza confini” guidata dagli Stati Uniti e dai suoi alleati della NATO.

Questo libro conduce il lettore tra i corridoi della Federal Reserve, nelle sfarzose sale del consiglio d’amministrazione delle società a Wall Street, dove transazioni finanziarie di vasta portata vengono intraprese regolarmente.

In questa felice raccolta, entrambi gli autori scavano sotto la superficie dorata per rivelare una complessa rete di raggiri e distorsioni mediatiche che servono a nascondere il funzionamento del sistema economico mondiale e il suo impatto devastante sulla vita delle persone.

Michel Chossudovsky è un autore premiato, professore di Economia (emerito) presso l’Università di Ottawa e direttore del CRG, Centre for Research on Globalization a Montreal. È autore di The Globalization of Poverty and The New World Order del 2003 (trad. it. La globalizzazione della povertà. L’impatto delle riforme del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale, ed. EGA – Edizioni Gruppo Abele, 2003) e di America’s “War on Terrorism” (2005). È anche un collaboratore dell’Encyclopaedia Britannica. La sue opere sono state tradotte in più di venti lingue.

Andrew Gavin Marshall è uno scrittore indipendente sia nelle strutture contemporanee del capitalismo che nella storia dell’economia politica mondiale. È membro di ricerca presso il CRG, Centre for Research on Globalization.

“Questa raccolta importante offre al lettore un’analisi più ampia delle varie sfaccettature – in particolare le implicazioni finanziarie, sociali e militari – da una lista eccellente di pensatori sociali di livello mondiale.” –Mario Seccareccia, professore di Economia presso l’Università di Ottawa

“Indagini approfondite sul funzionamento interno della plutocrazia in crisi, presentate da alcuni dei nostri migliori analisti politico-economici. Questo libro dovrebbe aiutare a mettere fine alle allucinazioni dell’ideologia del ‘libero mercato’.” –Michael Parenti, autore di God and His Demons and Contrary Notions

“Fornisce una denuncia, che si fa ben leggere, di un sistema economico mondiale manipolato da un pugno di attori dell’economia estremamente potenti che servono i propri benefici con lo scopo di arricchire pochi a scapito di una maggioranza sempre crescente.” –David Ray Griffin, autore di The New Pearl Harbor Revisited

Le cause complesse così come le conseguenze devastanti della crisi economica sono attentamente esaminate con il contributo di Ellen Brown, Tom Burghardt, Michel Chossudovsky, Richard C. Cook, Shamus Cooke, John Bellamy Foster, Michael Hudson, Tanya Cariina Hsu, Fred Magdoff, Andrew Gavin Marshall, James Petras, Peter Phillips, Peter Dale Scott, Bill Van Auken, Claudia von Werlhof e Mike Whitney.

Nonostante l’eterogeneità dei punti di vista e delle prospettive presentate all’interno di questo volume, tutti i collaboratori giungono alla fine alla stessa conclusione: l’umanità è al bivio della più seria crisi economica e sociale nella storia moderna.

“Quest’opera meticolosa, fondamentale, felice e accessibile svela la storia di un mostro dalle teste di Idra: militari, mass media e attività politica culminano in un’“umanità al bivio”; la crisi economica e sociale senza precedenti in corso… Dalla prima pagina della prefazione di The Global Economic Crisis (La Crisi Economica Globale), le ragioni del tutto vengono svelate con una chiarezza irresistibile. Questo libro fornisce le risposte a coloro che si domandano ‘perché?’” –Felicity Arbuthnot, autrice e giornalista premiata, residente a Londra.

“La crisi economica in corso, le sue cause e, come auspicabile, la sua soluzione sono state un mistero per la maggior parte delle persone. Vedo con favore un’esposizione leggibile delle dimensioni mondiali della crisi e auspico una qualche chiarezza su come gestire al meglio, in futuro, il denaro a livello locale e internazionale.” –Dr. Rosalie Bertell, scienziata rinomata, poetessa laureata Premio Nobel Alternativo e membro del consiglio d’amministrazione, medico internazionale per la Medicina Umanitaria a Ginevra

“Quest’opera è molto più di un’analisi pionieristica e profondamente storica degli attori e delle istituzioni, è un’affermazione della convinzione degli autori che un mondo migliore è possibile e che può essere ottenuto tramite azioni collettive organizzate e la fiducia nella sostenibilità di un ordine democratico.” – Frederick Clairmonte, analista insigne dell’economia politica mondiale e autore del classico degli anni Sessanta, The Rise and Fall of Economic Liberalism: The Making of the Economic Gulag

“Decenni di politiche economiche dissolute di denaro pubblico e interventi militari indiscriminati hanno raggiunto una massa critica, esplodendo nel 2008 in un collasso della globalizzazione. Oggi, il collasso economico sta di nuovo configurando tutto – società mondiale, economia e cultura. Questo libro sta organizzando una rivoluzione tramite l’introduzione di un’innovativa teoria mondiale di economia.” –Michael Carmichael, autore e storico di prim’ordine, presidente del Planetary Movement

Titolo originale: “Global Poverty, Food Riots, and the Economic Crisis”

Fonte: http://www.globalresearch.ca/
Link
25.01.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICHELA SALANI

Pubblicato da Das schloss

  • AlbertoConti

    Libero mercato e democrazia stanno dimostrando di essere utopie ben più pericolose del comunismo. Ma come mai l’uomo trasforma in merda tutto ciò che tocca? Solo perchè è “cattivo” dentro? O perchè cede all’utopia, all’irrealizzabile, come dare un tenore di vita americano a 7 miliardi d’individui? Ogni volta che un analisi seria inquadra responsabilità precise di una minoranza privilegiata occorre guardare anche un po’ più in là, al perchè tutto ciò è stato possibile, alla maggioranza che costituisce il brodo di coltura dell’eccesso e del crimine.

    Qui si fa una sommaria recensione di un libro, che tutti dovrebbero leggere prima di andare a votare, ma (per quanto impossibile) probabilmente non basterebbe per raddrizzare veramente la barca. E ancora speriamo ancora, nonostante tutto, che l’alfabetizzazione democratica da sola possa salvare il mondo? Certo che 2+2 farà sempre 4, che ad ogni furbo corrisponderà sempre un fesso, ma è pur vero che gli intrecci relazionali diventano sempre più complessi, sempre in funzione di quel numero, 7 miliardi, che è già ora spaventoso in rapporto ai numeri di una biosfera di raggio inferiore ai 7.000 Km (il rapporto, che di per se non significa niente, è di un milione di umani a Km). Certo che senza quegli stronzi figli di puttana di Wall Street si potrebbe distribuire meglio il cibo, che basterebbe per tutti, ma per far che? Per sopravvivere punto? All’uomo moderno questo non basta più, non gli basta quel minimo che madre-natura ha offerto-imposto a tutti i suoi figli. Con buona pace dei cattolici integralisti.

  • Affus

    leggere sto libro prima di andare a votare oppure leggerlo per non andare piu a votare ? Chi lo ha detto che lo scopo della vita è sopravivvere alla meglio tutti ? Non sta scritto questo nella bibbia .
    Finchè non scopriremo il fine dell’esistenza dell’uomo e della terra , ci sfameremo sempre di dolci utopie con tinte umanitarie .

  • luigiza

    ..Certo che senza quegli stronzi figli di puttana di Wall Street si potrebbe distribuire meglio il cibo, che basterebbe per tutti, ma per far che? Per sopravvivere punto? All’uomo moderno questo non basta più, non gli basta quel minimo che madre-natura ha offerto-imposto a tutti i suoi figli. Con buona pace dei cattolici integralisti.

    Corretto. Ciò a cui stiamo in realtà assistendo é il fallimento di quella folle, demente, criminale utopia che già 1500 anni fa contribuì alla disntegrazione di un’altra civiltà che pur imperfetta aveva garantito pace e benessere a vaste comunità di popoli differenti.
    Utopia che crede di perseguire un disegno divino che in realtà esiste nella sola sua fantasia.
    Comunque ora é troppo tardi per rimediare e presto comincerà la mattanza.
    Grazie stronzi sedicenti maestri di vita.

  • amensa

    le uniche comunità, che avrebbero poruto sopravvivere in eterno, sono state “civilizzate” per poter essere distrutte.
    se il principio fosse quello di USARE le risorse , anzicchè POSSEDERLE, ritroveremmo quello spirito ch econsentiva a tali comunità di vivere, senza problemi.
    da quando il possesso è diventato la religione dell’uomo, questi ha firmato la sua condanna a morte.
    che ci voglia un millennio o cento millenni, il destino resta inevitabile, perchè il possesso giustifica la ricchezza, la ricchezza è accumulo di risorse a favore di qualcuno e a sfavore dei molti, e questo crea quelle disegualianze che ad un certo punto diventano insopportabili.
    avete mai visto un ricco sostenere “bene…. da oggi smetto di arricchirmi perchè sono ricco abbastanza ” ??
    forse un Bill Gates, che ha proposto il club dei ricchi donatori che donano metà delle loro sostanze a organizzazioni umanitarie.
    sostanze, però, non fonti di reddito !
    e qui sta l’inganno …. con quelle donazioni non smettono di impoverire gli altri, no, semplicemente rendono più interessante il gioco dell’appropriazione dando qualcosa ad altri che possano perdere, e che così possono riprendersi.

  • ROE

    Concordo pienamente. Ma bisogna agire. http://www.unigov.org

  • vic

    Sei sempre lucidissimo nei tuoi commenti, che condivido.

    Farei pero’ attenzione a non demonizzare completamente la democrazia. Occorre riscoprire il valore della democrazia in piccolo. Il valore delle nazioni piccole, perche’ sono in genere quelle amministrate meglio.
    Infine, a proposito di grandi democrazie sulla via del fallimento, be’ occorre ricordar loro che il loro libero mercato l’hanno nutrito e tuttora lo nutrono, grazie ad un retroterra che non tutti hanno, non ce l’abbiamo in Europa. Taciamo del retroterra “esteso”, quello su cui la NATO ha sempre il grilletto pronto, ed in modi diversi le multinazionali, ma sempre grilletto e’.

    Se abbandoniamo la dottrina della crescita infinita, ci adattiamo a vivere in modo piu’ spartano, forse alla lunga mettiamo sotto controllo pure la questione della crescita demografica. Ma prima deve andare a farsi benedire la mentalita’ dominante, e con essa la sperequazione fra ricchi e poveri che e’ ormai la vergogna planetaria.

    Laddove le minoranze possono farsi sentire, e’ generalmente grazie ad un processo democratico, non dimentichiamolo mai. Lo stanno riscoprendo a macchia di leopardo in Sudamerica e, come stiamo assistendo, anche in Nordafrica. E’ un processo in corso, anzi all’inizio. Spero proprio che sia l’avvio di un processo stile rivoluzione francese, ma con meno ghigliottinamenti. Speriamo che le democrazie in piccolo vincano, alla lunga. Alla faccia delle pianificazioni fatte dalle grandi democrazie, nuove o vecchie che siano.
    E anche alla faccia delle grandi istituzioni globaliste.

  • AlbertoConti

    Ti ringrazio, come anche gli altri che mi hanno risposto.
    Non ho alcuna intenzione di demonizzare la democrazia, quel che critico è l’incapacità dimostrata di applicarla per il bene comune, lasciando spazio a tutte le aberrazioni che vediamo quotidianamente. E’ questo che porta ad es. Massimo Fini a dire che la democrazia è il modo più efficace per metterla in quel posto alla gente. Spesso è difficile dargli torto, in innumerevoli casi concreti. Tutto ciò dimostra semplicemente che non siamo sufficientemente maturi per meritarcela, però nel frattempo i problemi si accumulano col rischio di farci schiattare definitivamente, e questo non è accettabile per ovvi motivi. La cosa che più ci difetta è la cultura, e questo si nota tanto più quanto più la tecnologia si va raffinando e potenziando, sfuggendoci di mano, come un giocattolo troppo sofisticato per bambini troppo piccoli. Quando si parla di crescita e di sviluppo bisognerebbe riferirsi solo alla cultura, fino a farne un fenomeno di massa, esattamente il contrario del marketing attuale.

  • Iacopo67

    C’è un buon libro su questo argomento, “I padroni del cibo” di Raj Patel, Feltrinelli.

    Patel ha lavorato per la Banca Mondiale e per il WTO, poi ha cambiato bandiera e ha lottato contro queste organizzazioni; è buon conoscitore della materia e racconta nel libro molte cose scioccanti su come funziona veramente questo porcile di mondo.

    Poche multinazionali sono riuscite a interporsi tra i produttori e i consumatori dei prodotti alimentari a livello mondiale, organizzandosi in trust, per cui riescono a imporre paghe bassissime ai produttori, al punto talvolta da indurli al suicidio per fame ( essendo estremamente poveri, in caso di carestia, soffrono la fame, non avendo soldi sufficienti per il cibo, non possedendo neanche più la terra che lavorano ).
    Il fenomeno dei suicidi dei contadini nei paesi poveri è divenuto negli anni, in linea di massima, sempre più grave: solo nell’Andra Pradesh, per esempio, uno stato con circa 75 milioni di abitanti, i suicidi nelle campagne sono nell’ordine delle migliaia all’anno (2004).
    Questo cibo viene rivenduto nei paesi ricchi al prezzo più alto possibile, la cosa è facilitata dalla posizione oligopolistica di queste multinazionali, che sono così potenti da poter influire sui governi al punto di smuovere talvolta anche eserciti per difendere i propri interessi: per esempio, quando Guzman, presidente democraticamente eletto del Guatemala, volle comprare le terre inutilizzate della United Fruit Company per donarle ai contadini senza terra, al prezzo artificiosamente basso dichiarato dall’azienda come valore dei terreni nel proprio bilancio.
    A quel punto, nel 1954, gli USA invasero il Guatemala, in una guerra che costò 200.000 vite. La terra restò nelle mani della multinazionale.
    Per simili azioni la United Fruit Company si guadagnò il soprannome di “el pulpo”, la piovra. Oggi la United Fruit Company porta il nome più amichevole di Chiquita. Ma il modo di fare è rimasto quello; di recente ha pagato una penale di 25 milioni di dollari per il finanziamento di squadre della morte paramilitari in Colombia.
    La storia della United Fruit Company è emblematica dei conglomerati dell’odierno agrobusiness; una storia di colonialismo, controllo della produzione e controllo della distribuzione. Insomma, uno schifo veramente.

  • amensa

    ciao iacopo

  • Iacopo67

    Andrea, grazie della risposta su Appelloalpopolo, ti ho risposto lì.
    Ciao.