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PICCO DELL' ACQUA ?

DI LAKIS POLYCARPOU
energybulletin.net

Nel 1956, il geologo della Shell Oil Marion King Hubbert presentò un documento all’American Petroleum Institute in cui sosteneva che il tasso della produzione petrolifera degli Stati Uniti avrebbe raggiunto il suo massimo storico tra il 1965 ed il 1970.

Sebbene ampiamente derisa all’epoca, la predizione di Hubbert si è rivelata corretta: la produzione petrolifera americana ha raggiunto il suo picco nel 1970, con approssimativamente 9.6 milioni di barili di petrolio al giorno. Oggi gli Stati Uniti producono solo circa 5.3 milioni di barili al giorno, con un crollo dei circa il 40%, anche se il consumo è continuato a crescere. Per soddisfare la domanda, gli Stati Uniti sono stati costretti ad importare sempre più ingenti quantità di greggio dall’estero, con profonde conseguenze per la politica estera, la sicurezza internazionale e la sostenibilità.Oggi, un numero crescente di scienziati sostiene che il picco del petrolio globale sia stato raggiunto – una discussione che sembrerebbe essere sostenuta dalle sempre più eroiche misure adottate dalle compagnie petrolifere (come la super trivellazione in alto mare nel Golfo del Messico) per tenersi al passo con la domanda internazionale. Vista la dipendenza del mondo dal petrolio, un declino nella produzione globale ha enormi implicazioni.

Fino a poco tempo fa, le tecniche del modello di Hubbert venivano applicate solo al petrolio e ad altre risorse non rinnovabili. Ma negli ultimi anni, i ricercatori delle altre risorse hanno iniziano a studiare l’eventualità che anche il consumo di alcune risorse rinnovabili segua il modello di Hubbert.

Quindi, quanto è funzionale il concetto di “picco dell’acqua”?

Un rinomato esperto dell’acqua del Pacific Institute, il Dr. Peter Gleick, ha discusso del problema presso il Columbia Water Center lo scorso febbraio.

Come spiega il Dr. Gleick, ci sono differenze sostanziali tra l’acqua fresca ed il greggio. Quasi tutti gli usi che si fanno del petrolio, afferma, sono “consuntivi” – cioè, una volta che l’energia viene estratta ed usata, la sua qualità viene degradata ed effettivamente persa per sempre. L’acqua, d’altro canto, non viene mai veramente persa a causa del ciclo idrologico. Perciò, non è letteralmente possibile raggiungere il “picco dell’acqua” globale.

Ma nella misura in cui l’acqua viene estratta da una particolare riserva più velocemente del reintegramento naturale, un potenziale picco dell’acqua regionale è davvero reale. Molte falde acquifere e anche alcune riserve di acqua di superficie, come laghi e ghiacciai, possono essere considerati come non rinnovabili – e quindi soggetti al picco ed la declino – poiché possono essere esaurite più velocemente rispetto al tasso di ricambio naturale.

Gleick introduce inoltre il concetto del picco “ecologico” dell’acqua – il punto oltre il quale l’alimentazione dell’acqua piovana venga esaurita al punto da causare un danno irreversibile all’ecosistema locale che dipende da essa. La storia della desertificazione causata dall’uomo testimonia il reale pericolo dell’uso irresponsabile dell’acqua regionale.

Infine, nei circoli del picco del petrolio, i ricercatori parlano spesso non tanto della “fine del petrolio” quanto della “fine del petrolio economico e di facile accessibilità”. Vista da questa prospettiva, la situazione idrica globale è davvero analoga a quella del petrolio.

La fine del petrolio economico e facile è arrivata. Ed anche quella dell’acqua. Ora, cosa vogliamo fare in merito?

Lakis Polycarpou
Fonte: www.energybulletin.net
Link: http://www.energybulletin.net/53113
2.06.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Pubblicato da Davide

  • Earth

    Mi era venuta un’idea, qualcuno sa se si puo’ realizzare? Si porta l’oceano nel sahara, fattibile, visto che esistono condotti come quelli che si usano per il gas o petrolio tra una nazione e l’altra molto distanti. Si rilascia di notte su una vasta area, di giorno si spegne, l’acqua marina evapora e diventano nubi di acqua potabile no? Nella zona irrigata con l’acqua oceanica probabilmente non si potra’ coltivare, ma le nubi di vapore acqueo si spostano e magari piovera’ in paesi abitati.
    Considerate che l’acqua dolce rappresenta solo il 2,5% del volume totale presente sulla Terra, mentre il restante 67% e’ marina, basterebbe 1% di acqua oceanica per soddisfare ampiamente i bisogni mondiali. Si puo’ attuare? Che effetti avrebbe sui venti e moti marini?

  • AmonAmarth

    Oppure la desalinizzazione diretta dal mare mediante delle piccole serre galleggianti (non ricordo il nome dell’inventore, ma funziona!)… costruite con dei vetri obliqui rispetto alla superficie marina che lascia passare il calore solare ma al contempo in grado di condensare il vapore formatosi, facendolo così scivolare verso un contenitore separato dall’acqua marina… Oppure la desalinizzazione mediante evaporazione con qualsiasi altro tipo di calore: ovvero mediante la disponibilità di combustibili o materiale fissile… Il concetto può essere ovviamente ricondotto ancora all’energia, ma sarebbe oltremodo semplicistico. Purtroppo ostinarsi a calcolare ciò che può succedere a delle risorse è una cosa difficile e incerta (soprattutto se queste sono inserite in un ciclo anche solo in parte rinnovabile, come l’acqua)… Il caso dell’acqua è complicatissimo, e le variabili in gioco per un calcolo credibile sono troppe. Abbiamo solo poche certezze che sono veri e propri campanelli d’allarme, che al di fuori dei calcoli ci impongono già un’azione diretta e urgente: la desertificazione che avanza, l’ammortamento delle falde acquifere, il progressivo degrado delle terre agricole-industriali, il danno agli ecosistemi non più capaci di trattenere acqua come il disboscamento, i terreni “morti”, etc… Non c’è bisogno di argomentare oltre sui molteplici “perchè” questo accada: i nostri ritmi hanno oltrepassato drasticamente quelli di rigenerazione del pianeta, e siccome noi viviamo su di esso questo è un atto ovviamente stupido e autodistruttivo… Il pianeta se ne fotte del ciclo dell’acqua, e persino i batteri se ne sbattono, perchè con o senza umanità loro continueranno a rigenerarsi, questo è il punto! La decrescita dei ritmi di consumo di ciò che è inutile alla vita è un atto di sopravvivenza puro e semplice, ne va della futura esistenza dell’umanità! Non c’è altro tempo da perdere o altro da spiegare, questo dobbiamo puntare a fare (o meglio: reimparare a fare)… Vivere entro i limiti concessoci dal pianeta, altrimenti caput! Altro che calcoli! Ciao.

  • vic

    Sento puzza di bruciato.

    Non e’ che ci stanno preparando alla teoria della desertificazione di origine antropica, per poi mettere delle modiche tasse sui granelli di sabbia, e creare un istituto mondiale di emissione di diritti d’insabbiamento?

    Nella storia della terra le desertificazioni ci sono sempre state, cosi’ come le glaciazioni.
    In questi cicli lunghissimi gioca un ruolo decisivo l’astronomia, ovvero la meccanica celeste. Se siete cosi’ presuntuosi di essere in grado di cambiare l’inclinazione dell’asse terrestre, prego.

    Riguardo alle grandi opere ingegneristiche, la Bibbia ne accenna quando parla dei sette anni di vacche grasse e poi di vacche magre. L’ingegnere era Giuseppe. Gli archeologi hanno scoperto che fu lui a far costruire un enorme bacino di accumulazione delle acque, con relative condotte di alimentazione. Attorno al lago artificiale il grano cresceva lussureggiante, malgrado la siccita’ avesse colpito l’Egitto. Questo era il vero granaio per gli anni di vacche magre: un lago artificiale, millenni di anni fa’.

    Quelli del Vaticano, come sempre, tacciono sui dettagli decisivi.

    Era solo un esempio di picco dell’acqua (negativo) e di come l’ingegno umano ne venne fuori.

    Mi pare che ultimamente da queste parti dell’Europa ci sia fin troppa acqua.
    Mi dicono che e’ colpa del Niño, tutto normale insomma.