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'PIANO DI ATTACCO GLOBALE' CON OPZIONE NUCLEARE

DI WILLIAM ARKIN

Nota dell’editore di Global Research:

Questo incisivo articolo di William Arkin sulla dottrina della guerra nucleare dell’Amministrazione Bush è stato pubblicato nel maggio 2005, e sintetizza il meccanismo col quale verrebbe condotto un attacco nuleare contro l’Iran o la Corea del Nord. Questi piani di guerra che riguardano gli Stati Uniti, Israele e la Turchia per un attacco nucleare all’Iran sono al momento in stato di preparazione e sono stati anche approvati dalla NATO.

Durante l’estate scorsa, il Segretario della Difesa Donald H. Rumsfeld ha approvato un ordine di “allerta di attacco globale” top secret che invita le forze armate a tenersi pronte ad attaccare i paesi ostili che stanno sviluppando armi di distruzione di massa, in particolare l’Iran e la Corea del Nord.

Due mesi dopo, il Generale Bruce Carlson (nella foto sotto), comandante dell’VIII Air Force, ha detto a un giornalista che la sua flotta di bombardieri B-2 e B-52 aveva modificato i suoi metodi operativi in modo da potere essere pronta a compiere tali missioni.“In questo momento siamo essenzialmente in allerta”, ha detto Carlson in un’intervista allo “Shereveport Times” di Los Angeles. “Siamo in grado di pianificare ed eseguire attacchi globali”. Carlson ha detto inoltre che le sue forze costituiscono il “punto focale” del Comando Strategico USA per un “attacco globale”, e che le stesse sono in grado di sferrare un attacco in mezza giornata e anche meno.”

Nel mondo segreto della pianificazione militare, “attacco globale” è divenuto ormai sinonimo di “attacco preventivo”. Quando i militari parlano di “attacco globale” ne sottolineano gli elementi convenzionali, ma tuttavia, sorprendentemente, l’attacco globale include anche l’opzione nucleare, il che va in direzione opposta rispetto le tradizionali nozioni USA sul ruolo difensivo delle armi nucleari.

La posizione ufficiale degli USA sull’uso delle armi nucleari non è cambiata, e dalla fine della Guerra Fredda gli Stati Uniti hanno cercato di sminuire la portata del loro arsenale nucleare. L’Amministrazione Bush ha affermato che continua a essere impegnata a ridurre l’arsenale nucleare fino al raggiungimento di una quota che serva come deterrente credibile contro altre potenze nucleari. L’Amministrazione e le Autorità Militari hanno messo in evidenza questa continuità, durante gli anni passati, davanti a varie commissioni del Congresso, ma una confluenza di eventi, a iniziare dagli attacchi dell’11 settembre, e la chiara adesione del Presidente al concetto di “azione preventiva” per prevenire futuri attacchi, ha messo in moto un processo che ha condotto a un cambiamento fondamentale nei modi in cui le Forze Armate USA potrebbero rispondere a certe possibili minacce.

Comprendere come siamo arrivati a questo punto e cosa potrebbe significare per la politica USA è particolarmente importante ora, col rinnovato interesse delle scorse settimane sulle intenzioni nucleari dell’Iran e sulle congetture che la Corea del Nord sia pronta a fare il suo primo test con un’arma nucleare.

L’attacco globale è divenuto una delle missioni essenziali per il Comando Strategico
di base ad Omaha o “STRATCOM”. Una volta lo Stratcom controllava solo le forze nucleari nazionali; ora è responsabile del controllo del “piano di attacco globale con opzione sia convenzionale che nucleare”. Il Presidente Bush ha coniato la definizione
di attacco globale “a pieno spettro” in una direttiva segreta del gennaio 2003, descrivendolo come “la capacità di produrre effetti rapidi e di ampio raggio e precisione, sia cinetici (convenzionali e nucleari) che non-cinetici (elementi di operazioni spaziali e di informazione) in supporto agli obiettivi del teatro di guerra e nazionali”.

Questa mancanza di distinzione fra nucleare e convenzionale, che sia consapevole o meno, potrebbe elevare il rischio che l’opzione nucleare venga usata. L’”allegato A”, formalmente noto come “CONPLAN 8022-02”, potrebbe essere il “piano contro gli imprevisti” di STRATCOM per affrontare imminenti minacce da parte di paesi come la Corea del Nord o l’Iran.

Il “CONPLAN 8022-02” è diverso da altri piani di guerra in quanto prevede un’operazione in scala ridotta e senza forze di terra.

Il piano di guerra tipico comprende un insieme di forze, di aria, terra, e mare, e deve mettere in conto le dimensioni logistiche e politiche necessarie per sostenere tali forze in operazioni protratte nel tempo. Tutti questi elementi in genere richiedono dei tempi significativi per essere effettivi. (Gli esistenti Piani di Guerra del Pentagono, sviluppati per specifiche regioni o “teatri”, sono essenzialmente risposte difensive verso invasioni o attacchi. Il “Piano di attacco globale” invece è offensivo, prende avvio sulla percezione di minaccia imminente e scatta su ordine del Presidente).

Il CONPLAN 8022-02 anticipa due differenti scenari. Il primo è la risposta a una specifica e imminente minaccia nucleare, vedi Corea del Nord. Una reazione veloce, un attacco perfettamente preparato che combinerebbe bombardamento di precisione, guerra elettronica e attacchi cibernetici per mettere fuori uso la risposta nord-coreana, e dei commandos che operano in profondità nel territorio nemico, anche per impossessarsi degli apparati nucleari.

Il secondo scenario comprende un attacco più generico contro un’infrastruttura di armi di distruzione di massa dell’avversario.Supponendo, per esempio, che l’Iran annunci che è in preparazione un programma urgente per costruire un’arma nucleare, un attacco pluridimensionale di bombardieri e l’impiego della guerra elettronica, cercherebbe di distruggere il programma dell’Iran, mentre forze speciali sarebbero spiegate per neutralizzare e isolare le attrezzature sottoterra.

Impiegando tutti gli espedienti dell’arsenale USA per immobilizzare un paese nemico, (come chiudere l’elettricità, disturbare e creare interferenze sui radar e le comunicazioni, penetrare nelle reti dei calcolatori e confondere i comandi elettronici, etc.) l’attacco globale amplifica l’impatto dei bombardamenti eliminando la necessità di distruggere fisicamente gli obiettivi che sono stati neutralizzati in altra maniera.

La ragione per cui è stata incluso l’utilizo di un’arma nucleare come opzione del CONPLAN8022
(una bomba costruita in modo da penetrare nel terreno per distruggere attrezzature sepolte in profondità, ove esistano), è particolarmente sconcertante. Il Piano di Attacco Globale mantiene l’opzione nucleare come riserva dove l’Intelligence indichi un imminente attacco nucleare nemico sugli Stati Uniti, o dove ci fosse bisogno di distruggere un obiettivo difficile da raggiungere.

E’ difficile immaginare un Presidente degli Stati Uniti che ordina un attacco nucleare
Contro l’Iran o la Corea del Nord in qualsiasi circostanza, eppure i piani di attacco globale contro gli imprevisti hanno fatto passi in avanti, allo stesso modo dell’opzione nucleare.

L’Attacco Globale ha avuto origine nell’Amministrazione pre-Bush, quando l’aviazione pensava ad un modo di sfruttare la precisione e segretezza degli aerei americani per “buttar giù a calci la porta” di un territorio difeso, rendendo le cose più semplici (forse anche evitando la necessità di) operazioni di terra conseguenti.

Gli eventi dell’11 settembre hanno spostato il “fuoco” della pianificazione. Non esisteva un piano di guerra contro l’Afganistan, neanche uno generico. In Afganistan la sinergia di bombardamento convenzionale e operazioni speciali ha sorpreso tutti. Ma cosa più importante, le armi di distruzione di massa sono diventate il centro dell’interesse del Governo americano. Quindi non c’è da stupirsi se, appena tre mesi dopo quell’evento sconvolgente, il quadriennale “Nuclear Posture Review” del Pentagono ha assegnato alle Forze Armate e a STRATCOM il compito di prevedere una maggiore flessibilità nell’ opzione di attacco nucleare contro Iraq, Iran, Corea del Nord, Libia, Siria e Cina.

Il concetto di Attacco Globale dell’Air Force è stato acquisito da STRATCOM e trasformato in qualcosa di nuovo. Ciò, in parte, in risposta alla presa di coscienza che le Forze Armate non avevano piani pronti per certe situazioni. La possibilità che alcune Nazioni potrebbero acquisire la capacità di attaccare gli Stati Uniti direttamente con armi di distruzione di massa, ha chiaramente scosso la struttura di comando.

Per esempio, il Comando del Pacifico, alle Hawai, aveva dei piani di guerra pronti per rispondere a un attacco della Corea del Nord contro la Corea del Sud, inclusi alcuni con opzione nucleare. Ma se la Corea del Nord avesse attaccato direttamente gli Stati Uniti, o più precisamente, se la rete di Intelligence Usa avesse avuto delle prove che era in preparazione un tale attacco, il Comando del Pacifico non aveva un piano pronto.

Nel maggio 2002, Rumsfeld ha emanato una Guida Aggiornata alla Pianificazione della Difesa che invitava l’esercito a sviluppare la capacità di “intraprendere attacchi senza preavviso per sconfiggere rapidamente il nemico da una posizione di deterrenza anticipata”. Il documento “Strategia Nazionale di Sicurezza” seguito all’11 settembre e pubblicato nel settembre 2002, ha codificato la prevenzione stabilendo che gli Stati Uniti devono essere pronti a fermare gli “stati canaglia” e i loro clienti terroristi prima che questi possano minacciare o usare armi di distruzioni di massa contro gli Stati Uniti e i loro alleati”.

“Non possiamo permettere che i nostri nemici attacchino per primi”, ha dichiarato il Presidente Bush nel documento Strategia di Sicurezza Nazionale.

STRATCOM ha creato una sezione provvisoria per l’attacco globale in moda da trasformare la nuova politica di prevenzione in una realtà operativa. Nel dicembre 2002, l’Ammiraglio James O. Ellis Jr. (nella foto sotto) allora a capo di STRATCOM, ha detto a un gruppo di affari di Omaha che il suo Comando era stato incaricato di sviluppare la capacità di attaccare in qualsiasi parte del mondo, nel giro di pochi minuti dall’avvistamento dell’obiettivo.

Ellis ha posto la seguente domanda al suo uditorio: “Se doveste trovare il periodo critico, l’obiettivo terrorista chiave o un deposito di armi di distruzione di massa, e disporreste di minuti piuttosto che di ore o giorni per risolvere il problema, come potreste raggiungere e vanificare quella minaccia che viene da lontano contro la nostra nazione?”

Il CONPLAN 8022-2 è stato completato nel novembre 2003, e ha raggiunto per la prima volta la capacità di attacco offensivo contro l’Iran e la Corea del Nord. Nel gennaio del 2004 Ellis ha annunciato alla Difesa e al Presidente che STRATCOM era pronto per l’attacco globale.

A luglio, alla cerimonia per il pensionamento di Ellis, il Gen. Richard B. Myers, presidente del “Joint Chiefs of Staff” ha dichiarato all’uditorio di Omaha: “Il Presidente vi ha incaricato di essere pronti di attaccare appena giunga un preavviso, in qualsiasi oscuro angolo del mondo, ed è ciò che avete fatto”.

Dato che le Forze Armate USA si sono impantanate in Afghanistan e in Iraq, l’attrazione verso i piani di attacco globale è cresciuta nella mente di molti militari. I pianificatori di STRATCOM, riconoscendo che le forze di terra statunitensi sono sempre troppo impegnate, dicono che l’attacco globale potrebbe essere implementato “senza il ricorso a un grande numero di unità impiegate a scopi generali.”

Quando la dottrina della “prevenzione” si combina con quella della “sicurezza interna”, la quale afferma che solo l’iper-vigilanza e la prontezza possono impedire un altro 11 settembre, risulta evidente come l’idea di attacco globale sia arrivata dov’è arrivata. L’attacco dell’11 settembre ha colto il paese impreparato e la naturale reazione di coloro che fanno i piani è di cercare di eliminare la sorpresa per il futuro. Così la “Nuclear Posture Review” e la “Guida alla Pianificazione della Difesa” di Rumsfeld hanno chiesto entrambe un’opzione nucleare più flessibile.

Gli ideatori dell’attacco globale possono pensare di aver trovato il modo di tenere il Genio nucleare nella bottiglia; ma devono anche soddisfare la credenza di una parte degli appartenenti al ristretto circolo militare convinti che la gravità delle minacce richieda agli Stati Uniti di non perdere altro tempo in dibattiti, e di prepararsi al peggio sperando nel meglio.

Sebbene il ritornello ufficiale di Washington sia sempre stato “noi non discutiamo i piani di guerra”, qui c’è una situazione difficile che reclama un dibattito: in termini classici le forze miliari e i piani contro gli imprevisti possono dissuadere un attaccante dal preparare azioni ostili, sia con la minaccia delle conseguenze, sia con la dimostrazione che, data la preparazione operativa delle Forze USA, gli obiettivi di un attaccante non possono essere raggiunti in alcun modo. L’esistenza di una capacità nucleare e una sicura forza di ritorsione, potrebbero inoltre aiutare a scoraggiare un attacco se la minaccia fosse credibile nella mente dell’avversario.

Ma il piano preventivo di attacco globale non può essere una minaccia credibile se non è reso di pubblico dominio. E sebbene CONPLAN 8022 suggerisca un attacco pulito e di breve durata diretto a proteggere la sicurezza americana, un attacco preventivo a sorpresa (per non parlare di uno con opzione nucleare) scatenerebbe un gran numero di conseguenze addizionali e non previste. Quindi, in entrambi i casi, perché non ne parliamo?

William M. Arkin, che scrive spesso su questioni militari, è autore di “Nomi in Codice: Decifrare i piani militari degli USA, Programmi e Operazione nel mondo del dopo-11-settembre”

Data: 2 gennaio 2006

Fonte: Global Reserach

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Traduzione dall’inglese a cura di LUCIANA OCCHIPINTI per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Davide

  • suse

    non è vero che non c’era un piano contro l’afghanistan prima dell’11 settembre, vedi ad esempio:

    US planned war in Afghanistan long before September 11
    http://www.wsws.org/articles/2001/nov2001/afgh-n20.shtml – Il libro nero degli Stati Uniti, William Blum – Guerra alla libertà, Nafeez Mosaddeq Ahmed – Guerra alla verità, Nafeez Mosaddeq Ahmed

  • marko

    …Era la nota più palesemente stonata in questo articolo. Che gli americani volessero andare in Afghanistan era noto da ben prima dell’11 settembre. C’era il problema dell’oleodotto dal mar Caspio, che avrebbe favorito India e Cina.

  • marko

    Da quando il primo str***o salì con una bomba su un biplano in tela, c’è sempre qualche idiota (Douhet, Harris…), che sogna il “potere aereo”, la capacità di piegare l’avversario solo dall’aria. Quando poi l’idiota in questione non ci riesce, si alza la posta, ed ecco che vengono fuori le Guernica, le Dresda, le Coventry, le Hanoi, le Belgrado, che non spostano di un millimetro la situazione sul terreno, ma fanno strage di civili. Se poi il condimento è nucleare, c’è di che rizzare i capelli.