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PERCHE’ NON ANDRO’ AL FAMILY DAY

DI CLAUDIO UGHETTO
Opifice

We are family. I got all my sister with me. We are family. Come on everybody, sing.

Perché non dovrei andare al Family Day, la manifestazione in favore della famiglia che si terrà a Roma il 12 Maggio, organizzata dalle correnti politiche cattoliche e sostenuta indirettamente dalla Chiesa? Perché non ho manifestato neppure a favore dei Dico, direi d’istinto. Lo ammetto, non sono un fan della famiglia tradizionale, o almeno della sua rappresentazione: quando si comincia a idealizzare qualcosa, siano la Patria, l’identità o la famiglia ho come l’impressione che l’enfasi sia rivolta a qualcosa sicuramente d’importante, degno di dibattito, ma che proprio il rimetterlo in questione significhi considerarne gli aspetti critici e non quelli fondanti.

Tra un’idea di famiglia che starebbe bene nel Presepio, chiamata “tradizionale” ma che in realtà dovremmo definire giudaico-cristiana-occidentale, e quella di una famiglia caricaturale, all’interno di una cultura che della famiglia non sa più che farsene, ci sono le famiglie reali, traballanti e dinamiche, scoppiate, piene di conflitti (castranti o pieni di opportunità), di finzioni e tradimenti ora devastanti ed ora tollerati o ignorati in nome di del quieto vivere. Difficile pronunciarsi, ostentare certezze. Meglio raccontare al partner un tradimento, col rischio di far saltare l’istituzione consacrata, oppure tacere e far prevalere la concordia con buona pace di chi difende il nucleo a qualsiasi costo?Non mi piacciono gli assolutismi, né ciò che li emana. Neppure la Costituzione mi convince quando sentenzia che: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Antropologicamente quest’affermazione non regge, poiché la natura non attiene mai completamente all’essere umano e tantomeno alla famiglia. Qualcuno può affermare che altri esseri viventi, oltre all’uomo, si sposano? Tra gli animali, le coppie monogame sono un’eccezione. L’accoppiamento è naturale. Il matrimonio no. E neppure la famiglia. Quell’affermazione può essere condivisa dai cattolici, in quanto convinti che la natura sia a misura d’uomo. Possono altresì condividerla i liberisti, piccati su questioni come il “Diritto naturale”. Da parte mia mi rallegro che la famiglia non sia una “società naturale”, bensì umana, poiché stando tra natura e cultura, essa ci ha distanziati dalla bestialità quando la natura matrigna avrebbe potuto minare il nostro destino.
Del diritto ognuno ha una sua opinione: quella di Papa Ratzinger concorda in parte con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ma dissente dagli abusi che ne fanno le società occidentali. E qui entriamo nella questione dei Dico: secondo il laici una semplice estensione del diritto di coppia, secondo il Papa e le frange cattoliche un lasciapassare per il riconoscimento dei matrimoni tra gay. Devo ammettere che, buttandola sul “diritto”, non avrei difficoltà a manifestare sia pro che contro i Dico, o meglio: sia per l’estensione dei diritti di coppia, sia per la difesa della famiglia tradizionale. Se è giusto estendere i diritti di chi li ha a chi non li ha, è altrettanto giusto difendere i diritti della famiglia tradizionale.

Chi ci rimette in questo dialogo tra sordi? Tutti, probabilmente. Per me il “diritto” è non essere arrestato o ucciso senza motivo, non essere licenziato per futili motivi, non essere discriminato perché sono uomo o donna, bianco o nero, etero od omosessuale; è essere curato in una sanità pubblica e che i miei figli abbiano le possibilità d’istruzione di tutti i bambini europei. Di per sé non ho nulla in contrario che si riconoscano alle coppie di fatto, etero e gay, diritti di successione, ma questo non ha nulla a che vedere col matrimonio. Per contro, stento a capire perché dovrei manifestare per difendere l’idea di famiglia, quando è noto che la famiglia continua ad esistere ma in svariate forme e “strutture” (citando Lévi- Strauss). I politici che manifesteranno in nome di un’astrazione sono perlopiù divorziati, quindi con il beneplacito della Chiesa cattolica hanno ben poco a che vedere; fanno i conservatori ma incarnano tutti paradigmi dell’emancipazione, i loro elettori stessi sono cresciuti fregandosene delle proibizioni ecclesiastiche sul sesso prematrimoniale e sull’uso degli anticoncezionali. Ben venga quest’emancipazione, ma un po’ di coerenza non guasterebbe: della famiglia tradizionale andranno a rivendicare ben poco, perché è palese che quella famiglia non piaceva a nessuno. Si manifesti pure, a patto di riconoscere che non si sta manifestando per la famiglia. Quello di sabato non sarà il “Family Day”, ma il NO-DICO Day – meglio ancora: il NO-GAY MARRIAGE.

Sarà pure così, dirà qualcuno, fatto sta che almeno si va a manifestare per la famiglia intesa come unione dell’uomo e della donna, e su questo non c’è cultura, occidentale od orientale, che tenga: gli uomini e le donne di qualsiasi etnia e cultura, intendano la famiglia monogama o poligama, allargata o nucleare, patriarcale o nucleare, alla fine devono essere di sessi opposti per generare posterità. E siamo al punto di prima: dei conviventi, maschio e femmina, atei e contrari al matrimonio, sono o no una famiglia nel momento in cui hanno un figlio? Si sposino, dirà quel qualcuno, perché è immorale che chiedano il riconoscimento dello Stato se non contraggono matrimonio davanti ad esso. Facile a dirsi. Poiché è proprio la cultura liberale e capitalista su cui si fonda la nostra società a privilegiare la libertà negativa (quindi dallo Stato) contro la libertà positiva (garantita dallo Stato). In nome della libertà individuale, la cultura dell’emancipazione ha stabilito che la società non può condizionare le scelte sessuali e di convivenza all’interno del matrimonio. Quindi perché limitare i diritti delle coppie di fatto?

We are family. I got all my sister with me. We are family. Come on everybody, sing.

Sembra strano, ma attualmente il mio rifiuto a stare in questo dibattito è condizionata da questa canzone delle Sister Sledge del 1979. Diventata una specie di inno al sentimento della famiglia (visto che di famiglia vera non si parla, bensì di sentimento di gruppo e di aggregazione) essa è stata adottata in almeno due spot pubblicitari: anni fa per una pellicceria, ovvero una macelleria di lusso, in questi mesi da una compagnia telefonica. Alla fine è a questa famiglia che punta la sinistra: un’aggregazione di consumatori che chiede di essere riconosciuta nelle sue variabili, in quanto la possibilità di consumare è il principale requisito per ogni rivendicazione. Esisto perché consumo, e chiedo che sia sancito legalmente. Da parte sua, la destra dovrebbe lasciar perdere gli assoluti e riconoscere che la famiglia da essa idealizzata non è poi così diversa: sarà pure etero, monogama e democratica, però assomiglia tanto a quella degli spot pubblicitari, stereotipata e finta, e sembra esistere in nome del mercato, giustificata e legittimata in base ad esso. Da entrambe le parti mi chiedono di scendere in piazza in nome del diritto al consumo, a scegliere in nome del PIL.

“Famiglie vi odio”, scriveva il grande André Gide, un omosessuale che non credeva nel matrimonio. Io non la penso come lui, però diffido di chiunque si richiami a Dio, alla Patria e alla Famiglia. In questo inizio di millennio questa triade è servita a compiere massacri ovunque, supportata dal podio della Democrazia. Pur deluso dagli ex sessantottini, ma non dalle istanze del ’68 e del ’77, credo troppo nella libertà per lasciarmi condizionare da una battaglia che ha per posta in gioco non il futuro della famiglia, ma solo un’idea di acquirente.

Claudio Ughetto
Fonte: http://www.opifice.it/
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10.05.2007

VEDI ANCHE: CARO MONSIGNOR RUINI…

Pubblicato da Davide

  • remo

    Famiglia giudaico cristiana occidentale? Quando si dice ignoranza…
    Occidente è un concetto contemporaneo…
    La famiglia detta tradizionale era applicata a culture quali quella greca antica, etrusca, romana, celtica, gallica, indiana, cinese, giapponese e potrei continuare…epoche pre-cristiane dove il concetto di Occidente nemmeno esisteva. Grandi culture come quella romana avevano leggi che tutelavano la famiglia cosiddetta tradizionale basta aver studiato un minimo di catone o cicerone.
    Qui non si pretende l’erudizione, ma almeno un minimo di conoscenza degli argomenti che si vuole trattare.
    Ribadisco il concetto: si pubblicano articoli di opinionisti improvvisati privi di qualsivoglia conoscenza sugli argomenti commentati.

  • antares042007

    ma il resto dell’articolo lo hai letto? o lo vuoi cestinare solo perché l’autore ha detto cose storicamente poco corrette? preso globalmente il messaggio mi pare chiaro.

  • marko

    I greci quelli che si inculavano, si trombavano le vestali e si facevano i bambini? I romani dei lupanare? I giapponesi delle geishe? Ma dove la vedi questa famiglia tradizionale?

  • Tao

    Voglio commentare solo una frase della valanga di amenità che in questi giorni diluviano dalla cattedra papale (da incorniciare quella che dice “no ai media che ridicolizzano la verginità prima delle nozze”), ed è questa “divorzio e unioni civili sono ferite per la società”. Non avrei avuto nulla da ridire se il Papa avesse sostenuto che divorzio e unioni civili sono vietate ai cattolici, e nell’ambito della enorme “libertà religiosa” di cui gode la Chiesa, si spronassero i cattolici ad essere da esempio non ricorrendo al divorzio, né alla convivenza (e ci sarebbe tanto da predicare!).

    Questi sono i confini entro i quali uno stato laico può accettare la propaganda ecclesiale, perché la “SOCIETA’” a cui si riferisce il Papa, considera a maggioranza un PROGRESSO CIVILE il fatto che ci siano divorzio, aborto, come è stato dimostrato votando a favore di questi provvedimenti. Mentre nessuno vuole imporre ai cattolici di divorziare o abortire,vi è una violenta ingerenza nel dibattito politico italiano, dove peraltro i cattolici sono ampiamente rappresentati, per impedire che passi il provvedimento dei DICO (ex PACS), che è una normativa laica, già presente in Europa, che tende solo a venire incontro a persone che già convivono di fatto, e questo è un fenomeno sociale in forte espansione.

    L’integralismo di Ruini, ora accentuato dalla cattedra di Ratzinger, è intollerabile e sortirà solo l’effetto di generare anticlericalismo, ma nella battaglia che si farà bisognerà far emergere che i laici, compresi gli omosessuali, non hanno alcun bisogno di definire “famiglia” la loro convivenza, una famiglia di serie B, che si confonde con quella cattolica, ma devono rivendicare con orgoglio lo status di liberi conviventi, e lottare per ottenere, non come singoli, ma come categoria di cittadini, quei diritti elementari quando le convivenze sono stabili e durature. Vi deve essere una netta distinzione tra i due istituti, matrimonio o convivenza, nessuna confusione è possibile,ma in uno stato laico, farci raccontare dal Vaticano che è un “vulnus” sociale la realtà che esistono le coppie di fatto (di qualunque specie), è intollerabile e oscurantista.

    Ma la cosa più vergognosa è l’equilibrismo ipocrita del governo Prodi che cerca di rimuovere il problema, aiutato da una “sinistra radicale” che non lo incalza e non pretende che la questione sia affrontata e risolta. Da chi ha ingoiato il raddoppio della base Usa di Vicenza, il rifinanziamento della guerra all’Afghanistan, che non si sia fatta una legge seria sul conflitto d’interesse, c’è poco da aspettarsi, e solo la mobilitazione diretta e la partecipazione politica dei cittadini interessati può risolvere il problema.

    Paolo De Gregorio
    12.05.07

  • Tao

    Nella bucolica Irlanda, in un paesino da fiaba, la sottanona tunica del curato “affabile” colpì per tanti anni…. E il prefetto per la Congregazione della Fede, Joseph Ratzinger, derubricò quelle attenzioni libidinose e perverse del suddetto.

    Ora, noi “laicisti” – o semplicemente gente stanca della sozzura pedofila che si nasconde impunita – possiamo visionare il filmato qui sotto.

    Un consiglio per chi andrà al “Familidei” : tenete d’occhio i vostri figli.

    Guardate e diffondete

    VIDEO [video.google.it]

    ps: se questo filmato fosse stato trasmesso in Italia, Mastella e Rutelli avrebbero indetto una sciopero della fame ad oltranza ( in stile Pannella), fino a cacciata del regista.

    Fonte: http://winstonsmith.ilcannocchiale.it/
    11.05.07

  • remo

    Non basta la maggioranza a decretare la civiltà. Dovresti proprio leggere le basi della politica di Platone per capirlo. D’altronde nel fascismo la maggioranza era fascista, nel comunismo era comunista. In USa la maggioranza è a favore del possesso di armi e della pena di morte. Nell’Islam la maggioranza è a favore della sharia. In Israele la maggioranza non considera esproprio la terra rubata ai palestinesi. La storia ci insegna che la maggioranza è sempre stata scossa da una minoranza, nel bene e nel male. A volte maestri e volte prapagandatori di male. Nella Bibbia i profeti che ammonivano Israele erano sempre la minoranza, mentre la maggioranza non li ascoltava salvo poi lamentarsi della propria sorte. La sotria recente ha poi dimostrato come in USA venne falsificato il dibattito che portò alla sentenza per legalizzare l’aborto (forse sei rimasto solo tu a non saperlo) dunque non si può neanche parlare di maggioranza.
    Ci sono cose giuste e altre sbagliate. Oggi viviamo secondo gli indù nel kaly juga l’età oscura dove il vizio verrà chiamato virtù e la virtù vizio. E’ proprio il nostro tempo non c’è che dire…

  • remo

    Sinceramente mi sembra che le tue conoscenze storiche facciano acqua da tutte le parti dunque se vuoi intavolare una discussione ti consiglio di informarti prima di parlare. Quello che hai detto lo avrai letto su glamour e farebbe sbellicare dalle risate qualunque storico classico del pianeta.
    Le perversione sono sempre esistite, nessuno pensa di eliminarle. La differenza, se mai tu riesca a coglierla, sta nella legalizzazione. La legge che nasce per separare il giusto dall’ingiusto, il bene dal male, l’ordine dal caos, la civiltà dentro le mura dalla barbarie al di fuori, non ha mai legalizzato ne nella polis ne tantomeno in Roma simili comportamenti, anzi.