PERCHE’ LA LETTERATURA FA INCAZZARE

DI GIANLUCA FREDA

comedonchisciotte.org

“Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. […] Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti”.

(Umberto Eco, Fenomenologia di Mike Bongiorno)

Negli Istituti Tecnici, l’evento più drammatico che possa capitare ad un insegnante di italiano all’inizio di un anno scolastico è vedersi assegnato ad una terza superiore. Finché si insegna nel biennio, se si sorvola sulle esuberanze degli allievi appena graziati dalle medie, tutto fila relativamente liscio. Si rifrigge un po’ di analisi logica e del periodo, già salmodiata in tutte le tonalità alle elementari e alle medie, si assegna qualche emozionante temino sulla droga, sulla fame nel mondo o sull’emancipazione-della-donna-nella-moderna-società-occidentale e ci si ritrova in un battibaleno a maggio, con un corpo studentesco equamente suddiviso tra secchioni e citrulli senza speranza, ma serafico e pago.

Qual mormorio soave, si propaga nei cerebri studenteschi l’insana persuasione che l’italiano sia una materia “facile”: che basti analizzare il complemento di termine e la proposizione concessiva in un po’ di balbe frasette, innalzare qualche straziante melopea in puro inchiostro BIC al lavoro minorile dei miserandi negretti dell’Africa© (di quale nazione dell’Africa, esattamente, non si sa: gli allievi tendono a ridurre la specifità geografica a categoria kantiana) per vedere materializzarsi tra le dita, quale sacra Vibhuti, la sufficienza agognata. Dopo di che resta solo matematica da recuperare.

Ma quando si arriva in terza, ove la ministerial barbarie impone lo studio della storia della letteratura, la musica cambia. Luttuosamente, gli allievi realizzano che il dolce far niente è finito. Ora occorre leggere opere di autori veri, non piagnucolose storielline su miserrime femmine musulmane dagli occhi pesti, corredate di queruli arpeggi antologici. Occorre parafrasare Dante, Petrarca, Guinizzelli, Jacopone, analizzarne il lessico, soppesarne la struttura rimica, metrica e strofica, determinare la funzione delle specifiche scelte fonetiche, identificare le figure retoriche e la loro valenza nell’economia complessiva del testo, distinguere ipotassi e paratassi, ipàllagi e anastrofi, comprendere il legame storico e culturale del componimento con la sua epoca, infine collegare le scelte stilistiche e contenutistiche di ogni autore ad altre opere, tentando di ricostruire la collocazione dell’opera stessa nella catena testuale.

Qui cominciano i pianti, gli alti lai, il gemente cordoglio, il compianto de’templi acherontei. Gli alunni diligenti allibiscono, quelli somari ragliano in coro, con fragoroso strepito, la loro indignazione. Torme di genitori in tenuta da guerra o, a fasi alterne, da pellegrinaggio a Pietralcina, giungono a schiere, recando velate minacce o plorazioni accorate. I più cialtroni (o “ribelli”, come li chiamano i cialtroni loro simili) danno il via al boicottaggio delle lezioni, all’assenteismo pianificato, al sabotaggio delle verifiche. I più fessi pensano di cavarsela scopiazzando analisi precotte dall’immancabile telefonino e vengono regolarmente sgamati. E’ la fase in cui è più semplice distinguere i docenti ignoranti e calabrache, che cedono alle pressioni e tornano al piagnucolìo sui burqa e sull’infanzia rubata, dai docenti veri, che dicono: si fa così e punto.

Ma se il terrore degli allievi usi alla nullafacenza è comprensibile, più difficoltoso è capire perché, come recentemente sperimentato proprio su questo sito (qui e qui) anche nei forum telematici la letteratura e i letterati producano effetti assai simili. Finché si cazzeggia in libertà, tra un bicchierino e l’altro, di simboli fallici in Shakespeare, finché si rimestano col ramaiolo, in un’unica broda, Petronio e Catullo, spruzzandoli con fiotti robusti di Caravaggio e Velazquez, fino a ridurli a una pappetta indistinta di simboli grafici senza referente, allora la letteratura e l’arte sono tollerate. Ma nel forum come in classe, l’apparizione inopinata di un’analisi letteraria ponderata, o peggio, di un docente di letteratura non improvvisato, scatenano dapprima la pietrificazione stupefatta, poi lo sconcerto, infine l’ira più ferina tra gli astanti. Come mai accade questo? Perché la letteratura, ove non annacquata dalla blàtera sciolta, fa incazzare così tanta gente? Mi sono dato le seguenti risposte, che ho riunito, per comodità, in decalogo numerato.

1) La letteratura non è per tutti: l’ascesa del proletariato e dei ceti medi, realizzatasi a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, aveva portato i ceti popolari a sfruttare la forza acquisita con le lotte per impadronirsi di quelli che, per secoli, erano stati gli odiati vessilli e simboli del nemico: la letteratura, l’arte, la cultura, le scuole, le università. Tutto ciò che era stato visto come segno distintivo della classe borghese, era ora in potere delle masse contadine e operaie. Le quali, tuttavia, non sapendo né maneggiare la letteratura, né innovarla, né tantomeno crearne una propria che fosse presentabile, si sono limitate a giochicchiare con il suo pregevole tessuto, a ridurlo a citazionismo becero, a ricavarne nastrini e volant da indossare sul vestitino della festa per farsi ammirare dagli amici. Ora che la carrozza fatata del proletariato è tornata ad essere una zucca, la fata borghese torna a riprendersi il suo bel vestito. L’insegnante di letteratura è il funzionario incaricato di dire ai ceti popolari che non possono più utilizzare i testi letterari come strofinaccio: o studiano e acquisiscono le alte competenze necessarie a portarli addosso con la dovuta eleganza e il dovuto rispetto, o tornano a indossare i sacconi di tela e gli zoccolacci di sambuco che hanno rimarcato per millenni la loro storia. Non deve stupire, dunque, che tali funzionari siano bersaglio di odio feroce.

2) Un vero testo letterario è un meccanismo complesso: la sua densità semantica, le sue possibilità interpretative, le informazioni in esso contenute, i diversi significati di cui esso è capace di colorarsi attraverso le epoche, la sua capacità di offrire al lettore uno scorcio su visioni della realtà profondamente differenti dalle consuete, i dati che esso ci fornisce sulla realtà storica, sociale, economica, politica, ecc. in cui è stato prodotto, non possono essere colti attraverso una lettura distratta. Si può coglierli solo attraverso un’opera attenta e faticosa di analisi, che non tutti sono in grado di compiere o disposti a compiere. L’occhio allenato dell’insegnante di letteratura distingue agevolmente gli abili all’opera dagli inabili, relegando esplicitamente o implicitamente questi ultimi in una classe intellettiva secondaria. Da ciò nasce, prorompente, la sua fama di negriero e l’odio dei meno dotati nei suoi confronti.

3) La letteratura non ammette superficialità: a causa della sua complessità, il testo letterario deve essere oggetto di un giudizio critico motivato per esteso, nel dettaglio e con estrema precisione e chiarezza. Ciò rende furente il proletariato dei social network, abituato ad esprimere con la mera dicotomia “mi piace” – “non mi piace” la propria prospettiva sull’universo (e senza nemmeno dover scrivere queste poche lettere di proprio pugno). L’esistenza di una sfera dello scibile sottratta al giudizio sommario istantaneo della comare e del pescivendolo e che richieda la trasformazione di questi ultimi in esseri raziocinanti per poter essere pronunciato, rappresenta una limitazione intollerabile di sovranità, alla quale la comare e il pescivendolo reagiscono con vano furore guerriero.

4) Il testo letterario ci pone a confronto con un’alterità spesso radicale: esso ci costringe a dialogare con culture, visioni del mondo, categorie di pensiero, strutture sistemiche, riferimenti etici, completamente diversi dagli attuali. La nostra prospettiva ne risulta profondamente relativizzata: il nostro sistema, i nostri valori, la nostra configurazione sociale, dunque, non rappresentano l’unico mondo possibile. Sono esistiti ed esistono altri mondi e altre prospettive che, per avere un proficuo rapporto col testo, dobbiamo imparare a conoscere. Ogni anno devo spiegare alle mie studentesse che il Boccaccio non dedica il Decameron alle donne perché desideri “emanciparle”; che il concetto di “emancipazione della donna” scaturisce da contingenze produttive e non etiche ed è stato elaborato per ovviare alla carenza di manodopera nelle fabbriche, dopo la rivoluzione industriale. Al contrario, Boccaccio è convinto che le donne stiano benissimo dove sono (relegate nelle loro stanzette a leggere e filare); vuole soprattutto sfruttarle come “target” ideale della nuova letteratura borghese, della quale egli è, se non l’iniziatore, almeno il codificatore. Ciò genera nelle mie allieve perplessità e differenti reazioni: comprensione nelle più intelligenti, indignazione berciante nelle oche mestruate.

5) La letteratura decentralizza: essa ci rivela che non siamo il momento più alto, luminoso e assiomatico dell’evoluzione umana, bensì un momento qualsiasi, i cui connotati etici di riferimento sono legati a contingenze politico-economiche in continuo mutamento. Se prestiamo attenzione, scopriamo che tali connotati hanno più a che fare con la configurazione economica e produttiva del periodo storico in corso che con pulsioni o ideali connaturati all’indole umana. E’ un principio banalissimo per chi ha letto e digerito Marx, ma che coglie spesso di sorpresa il fruitore sonnacchioso dell’informazione giornalistica e televisiva. Costui, se è un tipo sveglio, si rende conto ben presto che valori etici e sociali creduti immutabili vengono in realtà generati e diffusi dai sistemi d’indottrinamento propagandistico che le elite dominanti di ogni epoca storica approntano e gestiscono per i propri scopi; uno legge ad esempio “Germinal” di Zola e inizia a chiedersi perché certe “repubbliche” siano fondate sul lavoro, e perché, per che cosa e per chi si dovrebbe lavorare. Se trova la risposta, l’incazzatura è inevitabile. E’ una fortuna per l’ordine sociale che siano in pochi a porsi domande o anche soltanto a saper leggere. O forse non è una fortuna, ma solo l’ennesimo progetto ben attuato.

6) La letteratura è memento dell’impermanenza: prima che ci pensasse la stessa geopolitica, sarebbe bastato un qualsiasi testo letterario a ridicolizzare l’illusione di “fine della storia” propugnata da Francis Fukuyama. Leggendo un testo, scopriamo che non solo l’uomo e le sue strutture materiali, ma anche le configurazioni di potere, le reti di relazioni economico-sociali, tutta la complessa elaborazione della mente che siamo soliti chiamare “realtà” è soggetta ad alterazioni e mutamenti profondi. La mente umana è fluida e in continuo divenire e con essa si trasforma la realtà che da essa scaturisce. Ogni testo è prova che il mondo in cui viviamo non è fatto di sola materia, ma è un palazzo le cui mura sono composte in gran parte di idee. Di tanto in tanto, nuove idee poderose, veicolate dalla narrazione, sconvolgono il nostro modo di pensare al mondo e a noi stessi, distruggendo le vecchie strutture mentali e riconfigurandole su nuovi parametri. Lo stesso testo letterario è impermanente e assume valenze, significati, contenuti completamente cangianti col variare delle epoche e del pensiero. La letteratura è un messaggero dell’Apocalisse: annuncia nuove visioni della realtà affinché vecchi mondi scompaiano tra le fiamme e nuovi ne prendano il posto. Chi potrebbe non averne paura?

7) La letteratura costringe a crescere: nessuno può accostarsi ad un’opera strepitando, come un moccioso, la sua percezione del mondo e tentando d’imporla sulla lettera del testo. Ogni testo è un’entità che insegna il rispetto verso l’altro: esige di essere ascoltato con attenzione, in ogni sua parola, prima che l’atto ermeneutico sia possibile. Esso strappa l’uomo della strada alla sua illusione puerile di compiutezza. A differenza del Mike Bongiorno della “Fenomenologia” di Eco, ogni opera letteraria ricorda al suo interlocutore che egli non è Dio, che non è perfetto, che non è eterno, che non è al centro dell’universo e nemmeno del suo ristretto habitat sociale. Lo spinge a confrontarsi con la propria mortalità, con l’incompletezza delle proprie conoscenze, con la necessità di un percorso malagevole, doloroso e prolungato perché sia possibile, forse, pervenire un giorno ad una qualche maturità epistemologica. La letteratura ci costringe ad abbattere le strutture mentali candide e rudimentali della nostra infanzia e ad elaborarne continuamente di nuove e più complesse, abituandoci, strada facendo, alla mutevolezza incessante delle cose. Ci costringe ad imparare a parlare e ad esprimerci con proprietà per poter interloquire con lei. Essa esige lo svezzamento dell’individuo: la capacità di staccarsi per sempre dal seno dell’autorità e della propaganda e di acquisire capacità autonome di comprensione del mondo, fondate sull’attenzione all’altro, sul rispetto, sull’ascolto. In due parole, accostarsi alla letteratura impone a chiunque un salto verso la maturità.

C’è da stupirsi che in un mondo di adulti senza ormai altro desiderio che quello di restare bambini, essa sia la più detestata delle maestre?

Gianluca Freda

Fonte: www.comedonchisciotte.org

6.06.2016

143 Commenti
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ElTano
ElTano
7 Giugno 2016 13:27

Magnifico.

sollazzo
sollazzo
7 Giugno 2016 14:00

Copiato ed incollato.

Servus
Servus
7 Giugno 2016 14:10

C’è anche un altro motivo: l’incapacità di molti insegnanti ad insegnare.

Vocenellanotte
Vocenellanotte
7 Giugno 2016 14:26

Con insignificanti distinguo, condivido. Trovo il pezzo stimolante e serio.

ottavino
ottavino
7 Giugno 2016 14:32

Ottimo.

Forse veniamo mandati troppo presto a scuola. I giovani dovrebbero scaricare un pò della loro esuberante energia fisica prima di gettarsi sui libri.
arlights
arlights
7 Giugno 2016 14:34

Questo scritto mi riporta alla mente il periodo in cui frequentavo il liceo,una delle mie compagne di classe,detestava la letteratura,forse Freda avrebbe ricompreso anche lei nella definizione di "oche mestruate"’il nostro professore di letteratura non perdeva occasione per bistrattarla,e ovviamenta la relegava tra i senza speranza,ebbene si era figlia di quella classe media o popolare di cui lei riferiace.Ad oggi questa cara amica è laureata col massimo dei voti in fisica al Politecnico di Milano e fa parte dei famosi cervelli in fuga che lavorano negli usa perchè l’italia non ha saputo o voluto valorizzare.Per chiarezza lavora in una multinazionale e si occupa sdi Big Data…ah ma se avesse ben interpretato il Decameron forse….. 

riefelis
riefelis
7 Giugno 2016 14:47

E quando bisogna incomiciare a studiare? A quaranta anni?

riefelis
riefelis
7 Giugno 2016 14:48

Considerazioni molto interessanti.

Bertozzi
Bertozzi
7 Giugno 2016 15:07

Non è la letteratura che fa incazzare, ma i presunt(uos)i letterati e insegnanti di sta fava. E non dovrebbe essere fatta di chiarezza e concisione? Impossibile che uno che usa cosi tanti iper-ricercati aggettivi possa essere interessante,  impossibile. 

PietroGE
PietroGE
7 Giugno 2016 15:50

L’articolo è interessante. Ad una lettura veloce però sembrerebbe che chi non capisce la letteratura è un, diciamo, non molto intelligente, rimasto bambino dentro e un po’ superficiale. Non è così, e poi dipende molto da come viene presentata agli alunni.

RicardoDenner
RicardoDenner
7 Giugno 2016 15:52

Bè..Si può anche dire che certi giovani preferiscono vivere invece di studiare chiacchiere raffinate e arzigogolate..

Adesso invece tutti devono diventare chierici castrati  o formidabili ipocriti della presa per il culo dei professori..e il marciume del mondo si riproduce con metodo scientifico..
Leggere..scrivere e far di conto sono le basi per diventare buoni cittadini..poi chi vuole specializzarsi lo potrà fare..ma senza programmi obbligatori..che servono a foraggiare l’ISIS…la depressione giovanile e il rammollimento della civiltà.. 
luiginox
luiginox
7 Giugno 2016 16:21

la letteratura è una tra le mille sapienzialitò che l’uomo ha sviluppato.non fa incazzare ,come lei afferma caro professore ,ma può essere per alcuni meno interessante di altre materie non meno importanti per lo sviluppo prima dello studente  poi dell’uomo ed infine dell’intera società.il disprezzo che trasuda dal suo scritto per la classe operaia e contadina è molto irritante.anche lei ha bisogno dello zappatore che dissotterra le patate.con rispetto le confesso che penso lei sia un trombone.ossequi

totalrec
totalrec
7 Giugno 2016 16:24

E io che lei sia un somaro. Ossequi.

(GF)
ottavino
ottavino
7 Giugno 2016 16:37

Credo, comunque, che il principale motivo per cui bisogna essere grati a Freda, risiede nel fatto che lui parla di costume.

Costume, usi e consumi, non c’è altro di cui parlare.
Tutte le pappette geopolitiche, economiche, dell’euro, del non euro, della politica, ecc., scompaiono di fronte al racconto di noi stessi.
bysantium
bysantium
7 Giugno 2016 17:20

Sono cosciente che l’intervento ha un orizzonte più ampio e generale ma forse chi sceglie un Istituto Tecnico lo fa perché non si sente particolarmente portato per la letteratura.
Al proposito bisognerebbe sentire il parere di chi insegna nei licei, in particolare nel classico.
E potrebbe, ahimè, essere uguale.

natascia
natascia
7 Giugno 2016 17:36

Testo esemplare. Tuttavia , l’analisi del proletariato e del ceto medio, a mio avviso lascia, ampi margini  di critica.  In primo luogo, e forse lo scopo di questo componimento era proprio questo, rilevare cioè l’assenza di moderni odiati vessilli,  è infatti  legittimo chiedersi chi siano gli insegnanti odierni di letteratura, se non discendenti delle masse contadine e operaie riscattatesi illo tempore. Discendenti ormai nobilitati, non sofferti autori  in grado di rinnovare la letteratura stessa.  Le nuove visioni dell’umanità , difficilmente  derivano  dalle classi nobili e anzi gli sforzi compiuti dagli studenti meno agiati producono dei pensieri sempre decisivi per la salvezza dei popoli.  La fatica a cui ci costringe la  letteratura  stessa  è una barriera apparente  se paragonata a ben altre fatiche meno appaganti e ben più frustranti. La letteratura anche se inconsapevolmente, è  amata SEMPRE e spesso dai ceti meno fortunati.  Essa è la medicina, il rimedio, la cura di ogni  problema umano. Cercare di renderla difficile e lontana non la farà amare di meno.

Moreno
Moreno
7 Giugno 2016 18:10

L’insegnante di letteratura insegna la letteratura allo studente di letteratura ( per studente di letteratura bisogna intendere colui che vuole studiare la letteratura . Tutti gli altri no ) . Mi sembra lapalissiano .  Ma non condivido qualche altra considerazione : A) l’insegnante di letteratura bersaglio dell’odio proletario , in quanto simbolo della classe borghese : senza considerare i tantissimi proletari amanti della letteratura , secondo me nel 2016 l’insegnante di letteratura non viene più identificato come appartenente al ceto borghese . Al limite qualche professore universitario , ma gli insegnanti in generale direi di no . E anche quei pochi identificabili senza dubbio ancora come borghesi a mio parere non vengono , per questo motivo , "odiati" , ma rispettati e imitati . B) L’equiparazione tra classe proletaria e utenti di social network : ci sono milioni di professionisti , di certo non proletari , che scrivono quotidianamente sui forum , facebook , twitter ecc. C) L’accostamento tra l’utente di un forum e lo studente somaro dell’istituto tecnico . A parte che l’utente di un forum può essere tranquillamente una persona preparata , e anche più preparata di chi di mestiere fa l’insegnante , ma soprattutto la questione è un’altra … in un forum su internet conta solo quello che dici , non conta nulla il lavoro che fai : in un forum saltano i ruoli sociali gerarchici di insegnante e… Leggi tutto »

Capra
Capra
7 Giugno 2016 18:46

" L’insegnante di letteratura è il funzionario incaricato di dire ai ceti popolari che non possono più utilizzare i testi letterari come strofinaccio: o studiano e acquisiscono le alte competenze necessarie a portarli addosso con la dovuta eleganza e il dovuto rispetto, o tornano a indossare i sacconi di tela e gli zoccolacci di sambuco che hanno rimarcato per millenni la loro storia. Non deve stupire, dunque, che tali funzionari siano bersaglio di odio feroce."


L’insegnante, che sia di letteratura od altro, è prima di tutto una persona. Come tale il suo comportamento può attirare simpatie od antipatie. Qua mi pare si parta dal presupposto che essendo il docente persona di cultura può accomodarsi in automatico nei piani più alti della società, ma la cultura da se non rende degni di rispetto.
edoro
edoro
7 Giugno 2016 20:27

é successo qualcosa e non ho compreso bene cosa. Io sono quell’allievo di istituto tecnico a cavallo tra gli anni 80 e 70  che soffriva per il povero prof d’italiano che veniva preso per il culo, quasi una tortura, durante l’intera ora dai soliti coglioni.  Ho apprezzato sia il "Non c’è più audio" della settimana scorsa che la replica pungente dell’utente Black_Jack, non ho compreso la "repressione" nei confronti dell’utente da parte de "la redazione". Ed oggi mi leggo questo articolo dove ad un certo punto compare il link ad una discussione sul forum ( https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=95757 ) in cui si discute se moderare o meno ed interviene l’AUTORE professore così carinamente:"Prendetevi un paio di lauree in letteratura, ottenete un’abilitazione all’insegnamento, vincete qualche concorso, pubblicate qualche saggio, trascorrete una decina d’anni in tutti i gradi nella scuola pubblica e quando sarete alla mia altezza mi degnerò di ascoltare i vostri suggerimenti" riferendosi alla metodologia didattica. ma checcazzo, questo è classismo, io, congegnatore meccanico non posso parlare di insegnamento al professore? io che ho costruito: i banchi, le penne, le macchine da stampa, lo spazzolone del cesso che utilizza quotidianamente, le scuole in cui si reca etc etc Io soffrivo per il… Leggi tutto »

edoro
edoro
7 Giugno 2016 20:33

é successo qualcosa e non ho compreso bene cosa. Io sono quell’allievo di istituto tecnico a cavallo tra gli anni 80 e 70  che soffriva per il povero prof d’italiano che veniva preso per il culo, quasi una tortura, durante l’intera ora dai soliti coglioni.  Ho apprezzato sia il "Non c’è più audio" della settimana scorsa che la replica pungente dell’utente Black_Jack, non ho compreso la "repressione" nei confronti dell’utente da parte de "la redazione". Ed oggi mi leggo questo articolo dove ad un certo punto compare il link ad una discussione sul forum ( https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=95757 ) in cui si discute se moderare o meno ed interviene l’AUTORE professore così carinamente:"Prendetevi un paio di lauree in letteratura, ottenete un’abilitazione all’insegnamento, vincete qualche concorso, pubblicate qualche saggio, trascorrete una decina d’anni in tutti i gradi nella scuola pubblica e quando sarete alla mia altezza mi degnerò di ascoltare i vostri suggerimenti" riferendosi alla metodologia didattica. ma checcazzo, questo è classismo, io, congegnatore meccanico non posso parlare di insegnamento al professore? io che ho costruito: i banchi, le penne, le macchine da stampa, lo spazzolone del cesso che utilizza quotidianamente, le scuole in cui si reca etc etc Io soffrivo per il… Leggi tutto »

makkia
makkia
7 Giugno 2016 20:40

La letteratura è, sotto molti aspetti, come qualsiasi altra arte. E’ tranquillamente alla portata di una fruizione naïve, laddove è richiesto solo un po’ di sforzo iniziale.E’ invece complessa, non per tutti, quando si aspiri a una fruizione "tecnica", profonda. A differenza delle altre arti, però, sembra che il suo studio sia conditio sine qua non per accedere allo status di cittadino colto.Anche volendo essere d’accordo su questo (opinarlo sarebbe tutto un altro topic), credo che il problema investa l’adulto molto più che l’adolescente. Come nelle altre arti, il godimento pieno si ottiene solo con la passione, lo studio, la perseveranza, la sensibilità (anche il QI aiuta) e, soprattutto, dopo aver compiuto un percorso di vita accompagnati da quella specifica forma di arte. Avanzo l’ipotesi che il compito dell’insegnante non sia di trasformare gli allievi in letterati o critici, ma di farli innamorare della letteratura.Per quanto ripugnante sia per uno che della letteratura fa ragione di vita, il risultato a cui tendere dovrebbere essere più modestamente di fare degli allievi dei lettori. Nel senso di "dotati degli strumenti per leggere". Poi starà alle capacità e alla storia individuale dei ragazzi evolvere, dal semplice piacere di venire in contatto con mondi… Leggi tutto »

cedric
cedric
7 Giugno 2016 21:28

Gianluca Freda ha scritto ——————–  analizzarne il lessico, soppesarne la struttura rimica, metrica e strofica, determinare la funzione delle specifiche scelte fonetiche, identificare le figure retoriche e la loro valenza nell’economia complessiva del testo, distinguere ipotassi e paratassi, ipàllagi e anastrofi,  … Qui cominciano i pianti, gli alti lai, il gemente cordoglio, il compianto de’ templi acherontei.  … Torme di genitori in tenuta da guerra o, a fasi alterne, da pellegrinaggio a Pietralcina, giungono a schiere, recando velate minacce o plorazioni accorate. … Ma se il terrore degli allievi usi alla nullafacenza è comprensibile, …  Ma nel forum come in classe, l’apparizione inopinata di un’analisi letteraria ponderata, o peggio, di un docente di letteratura non improvvisato, scatenano dapprima la pietrificazione stupefatta, poi lo sconcerto, infine l‘ira più ferina tra gli astanti.  … si sono limitate a giochicchiare con il suo pregevole tessuto, a ridurlo a citazionismo becero, a ricavarne nastrini e volant da indossare sul vestitino della festa per farsi ammirare dagli amici. Ora che la carrozza fatata del proletariato è tornata ad essere una zucca, la fata borghese torna a riprendersi il suo bel vestito.  …  L’esistenza di una sfera dello scibile sottratta al giudizio sommario istantaneo della comare… Leggi tutto »

Gibilee
Gibilee
7 Giugno 2016 22:36

Una modesta chiosa generalista.Negli istituti tecnici ‘serali’ di buona memoria – anni 70/80 -, frequentati per lo più da studenti lavoratori certo non giovanissimi, la letteratura proposta per quel livello è sempre stata ben accetta e seguita. Motivo di crescita personale e intellettuale, e mi riferisco a persone con le manine non da punto e croce. E’ovvio che non puoi proporre l’esegesi dell’Ulisse di Joyce. E’che oggi la comodità, la mancanza di lavoro e il fatto che l’istruzione non rappresenti più non l’ascensore ma neppure il montacarichi sociale o di livello di inquadramento, ha fatto se non chiudere ma decadere l’esperienza dei serali. In ogni ordine di scuola si è sempre banalmente saputo da secoli che è l’insegnante che ‘fa la materia’, anche i temi più ostici devono essere ben assimilati e capiti soprattutto da chi li propone pertanto esposti in modo molto intelleggibile ed interessante. Cosa lapalissiana anche per noi che siamo stati a nostra volta studenti. Un insegnante capra non è in grado di guidare il gregge, ne fa parte. Posto che nei tempi che furono, forse anche ora, Stato e parastato erano il migliore bacino di utenza per l’occupazione, in modo particolare sudista,la scuola ha dovuto accogliere… Leggi tutto »

Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 0:29

Fantastico.

Mi ritaglio del tempo perche’ e’ un ottimo spunto di riflessione critica (critica del testo) ed esercizio dialettico, sempre interessante.

Non credo che mi banneranno come capitato a Jack, dato che tolgo ironia e sarcasmo (e’ un po dura ma con un po di impegno ce la si fa). Non ci saranno i motivi validi per la censura cosi ne approfitto per riprendere anche "i temi" e "gli argomenti" della volta scorsa, anche quello posti da jack, passati stranamente in sordina, per la quasi sola attenzione posta al gossip e rancore.

Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 0:40

Una leggera, gentile, educata e pacata critica all’articolo.

Bella mi e’ piaciuta. Ma mi piace di piu il tuo scrivere quando piu passionale ed incaxxato (che non vuol dire per forza emotivo irrazionale, e nemmeno che "passione" e "incaxxatura" siano sempre un bene).

GioCo
GioCo
8 Giugno 2016 0:49

Per Freda è facile raccontare i guasti dall’interno di una dimensione, quella dispersa della mente giovane in questo "parco divertimenti tecnologico" che è l’era moderna. Anche se è una soluzione spiccia e desiderabile perché le masse possano accedere a quella specifica qualità di apertura mentale che si conosce solo con lo studio della letteratura classica, non si può imporre con la forza la riforma Gentile … ai gentili. Capisco il multiplo registro, quello della frustrazione già colta dai teleutenti e quella sottesa più superficiale che raccoglie la questione della incapacità a insegnare che Freda sottilmente indica con la scelta temuta del terzo anno, che suggerisce appunto come l’insegnamento debba poi misurarsi anche con le precarie prepariazioni degli insegnanti. Tuttavia ci sono altre questioni che il testo non affronta estremamente più gravi e che non riguardano il luogo (scolastico) e il tempo (moderno) ma ne condizionano il disfacimento in corso.Così posto il problema rimane locale e soggettivo, quando dovrebbe essere collettivo e affrontato con coscienza preparata alla critica costruttiva, perchè ognuno comprenda bene i significati che abbracciano gli accadimenti. Il testo rimane per ciò emotivamente condivisibiile, giusto per il conforto al "bravo professore" che suggerisce, ma inutile al fine della sua… Leggi tutto »

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 1:18

"Per ultimo ho evidenziato in grassetto alcune parole e frasi : in un qualunque liceo di provincia sarebbero state segnate con un bel segno blu ed il tuo tema avrebbe meritato non più di un  quattro, forse anche un tre e mezzo."


??????
Io sono rimasto a quando nei licei di provincia si segnavano in blu gli errori. Va bene che il mondo si è capovolto, ma mi pare che neppure adesso si segnino in blu le frasi corrette. Forse le ha segnate in blu perché il suo personale vocabolario non le contempla?
(GF)
totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 1:25

Non si chiama classismo: si chiama "evitare di parlare a vanvera di mestieri che non si conoscono, tanto più se lo si fa con arroganza, ignoranza e profonda maleducazione".

Se lei è bravo a fabbricare banchi, penne, ecc. mi parli della loro fabbricazione e, se ho tempo, la ascolterò volentieri.
Non mi parli però di come fare l’insegnante, perché quello è il mio mestiere, non il suo, e lei – glielo garantisco – non ne sa assolutamente nulla. Non più di quanto io sappia come si fabbrica la roba sopra citata.
(GF)    
Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 1:32

Un manifesto della destra moderno (a dir la verita, mica tanto moderno). Una summa sintetica di elitarismo classista, nostalgico ed anacronistico.

Perche destra?

Ve lo spiego io, con garbo decostruiamo tutto l’impianto ideologico che sorregge il tutto.

Solo allora, scartato il velo di maia dell’ideologia, si puo razionalmente giudicare la "verita" senza paraocchi.

Mi raccomando total, non correggere nulla che e’ perfetto nel suo genere.

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 1:42
Citazione:

"tra le élite sei un co%%%ne che deve dimostrare di valere qualcosa, nel disastro della scuola abbandonata a se stessa e frequentata dalla disperazione, sei qualcuno che può permettersi di langarsi della svogliatezza dei discenti affidati".



Lei non sa quello che dice. Ho insegnato anche nei licei frequentati dalle cosiddette "elite" e il livello culturale era forse un paio di gradini al di sopra di quello degli istituti tecnici, ma sempre ben al di sotto della menzione d’onore. Pensare che la preparazione di un ragazzino del liceo possa rivaleggiare con quella di un docente, fosse pure un docente fresco di laurea, privo di abilitazione ed estratto per caso dalle graduatorie d’istituto, fa ribaltare dalle risa. 
Gli unici aspetti davvero positivi, nei licei, sono la maggiore autodisciplina degli studenti, la competizione (che è sempre positiva) e la minor frequenza di piagnistei sulla mole di lavoro che i docenti assegnano di giorno in giorno. E’ per queste caratteristiche che dai licei escono individui mediamente più preparati, a prescindere dalla condizione sociale di partenza, non certo perché si tratti di scuole frequentate da geni.
(GF) 
totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 1:49

Georgejefferson, te lo dico con voce supplichevole: basta con questa solfa della destra e della sinistra! Basta, per pietà, per amor di Dio!

(GF)
totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 2:28
Citazione:

"non esiste alcuna distanza tra una lezione di letteratura e una giornata a Gardaland"


Benissimo, passi le sue giornate a Gardaland e non alle lezioni di letteratura.

Eccone un altro che tra qualche anno darà la colpa dei suoi problemi allo stato, ai politici, alla crisi, ai malvagi banchieri, all’Unione Europea, alla sfortuna… e naturalmente agli "insegnanti che non sanno insegnare".
Non alle giornate trascorse a Gardaland, per carità, che da quelle s’imparano tante cose, signora mia…
(GF) 
Tanita
Tanita
8 Giugno 2016 4:09
Ho smesso di leggere ne "La letteratura non é per
tutti".
E’ difficile da spiegare ad uno che la pensa cosí. Io, argentina, sono
finita per quelle cose della vita, nell’allora Magistrale Rayneri di Pinerolo,
TO. Mio padre era nato a Piscina (TO).
Ho avuto insegnanti straordinari quali Alberto Barbero e Giorgio
Bassani. Loro erano convinti che la letteratura era per tutti (anche per me, il
cui non posso piú che celebrare), ed erano capaci di darne prova (che é ció
che fa di un insegnante, un Maestro: essere capace di insegnare). 
Ho in un luogo centrale della mia biblioteca in Argentina, orgogliosamente,
i tre voluminosi libri di "Tesi, Antitesi – Storia della letteratutra
italiana". Li uso ancora, decenni di anni dopo…
 "L’insegnante di letteratura è il funzionario incaricato di dire
ai ceti popolari che non possono più utilizzare i testi letterari come
strofinaccio".
La letteratura, professore, é stata  strofinacciata – mi si
permetta la licenza – con speciale accanimento – precisamente perché fa
pensare – da coloro che conformano tutt’altro che le classi popolari.
Ma cosa potrei mai dire io a Lei, che si trova cosí in alto, lassú
con i maestri strofinacciatori…

neroscuro2014
neroscuro2014
8 Giugno 2016 7:09

Da insegnante, come mi sono dichiarato in passato attirando commenti poco simpatici (sic!) ,  ho già avuto modo di sperimentare personalmente quanto accade dentro e fuori la scuola. Freda ne descrive puntualmente le caratteristiche e va oltre aggiungendo quella manciata di ipotesi molto originali su cui vale la pena riflettere. Sarà superfluo ribadirlo, per uno che nella scuola ci lavora, tuttavia devo perché sarebbe giunto il momento per un’inversione di tendenza. La scuola di cui molti cianciano non esiste da un decennio almeno Tutto è cambiato. Da un lato agli insegnanti è stato richiesto un livello sempre maggiore di professionalizzazione, per cui è davvero ingiusto anche solo azzardare un paragone con i docenti di una volta, dall’altro si è avuto uno scadimento su tutto il resto, dall’utenza (sempre più rissosa, indisciplinata, pronta al ricorso e ad ogni scorciatoia che gli viene offerta )alle strutture sia esse fisiche come le scuole sia esse istituzionali come le leggi , per andare poi dal prestigio sociale al trattamento economico. Mi spiace per tanti improvvisati insegnanti, ma ha ragione Freda: troppa gente si permette di esprimere pareri non richiesti e perfino infondati, che non ci si azzarderebbe con qualsiasi altra professione, eccetto forse il… Leggi tutto »

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 8:31

"Ho smesso di leggere ne "La letteratura non é per tutti"."



Ne ha tutto il diritto.
Una preghiera però: quando smettete di leggere, smettete anche di commentare.
Concottare aria può essere piacevole per chi lo fa, ma è molto fastidioso per chi ascolta.
(GF)  
Fischio
Fischio
8 Giugno 2016 8:42

Cosa dobbiamo fare, scomodare le origini della letteratura per rispondere alla nota di Freda? Meglio limitarsi a opinare l’ultima frase dell’articolo. Davvero lo scrivente crede che il desiderio degli adulti sia quello di restare bambini? Magari fosse così! Questa realtà ci spiega ben altro, e parla soprattutto di tristezza sociale. Gli ordini sono:vietare, proibire, uniformare, rendere ignoranti e quindi schiavi. Del resto i dominatori delle nostre vite non sono mai stati veri bambini, di quelli che si inventavano giochi e si esprimevano in tutte le loro caratteristiche. Lassù stanziano megalomani e farabutti, conservatori. Esempio: sul finire degli anni ’60 e l’inizio anni ’70, nelle scuole medie-superiori certi insegnanti di italiano riportavano alla lavagna versi di Francesco Guccini da analizzare. La società si poneva diversamente rispetto anche all’autoritarismo. Il Potere però recepiva il pericolo e allora…..eccoci qua, in preda a un Capitalismo feroce che ha tutto l’interesse di manipolare le menti dei sudditi, renderli incapaci di ragionare. Filosofia Storia e Scienza Materialistica (Marx), cardini del sapere, prevaricate dalla sfrenata e imposta tecnologia di consumo. E così dopo la TV spazzatura, la più grande delle bravate ipnotiche, irrompevano sui mercati aggeggi estremamente micidiali, alla faccia dello studio, del pensiero, della riflessione e… Leggi tutto »

Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 9:54

Perfetto, avrai da aggiungere giudizio alle argomentazioni critiche che porto, vista la convinzione.

Naturalmente non ti e’ richiesto, fai quello che vuoi.

RicardoDenner
RicardoDenner
8 Giugno 2016 12:25

Credo che la simbologia della pistola di Goering sia un giusto richiamo esistenziale..assieme alla zappa ben usata.. per redimere certe questioni di natura culturale ..

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 12:45

Personalmente, quando sento parlare della pistola di Goering, metto mano alla pistola.

(GF)
Laertino
Laertino
8 Giugno 2016 13:09
"… l’ascesa del proletariato e dei ceti medi, realizzatasi a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, aveva portato i ceti popolari a sfruttare la forza acquisita con le lotte per impadronirsi di quelli che, per secoli, erano stati gli odiati vessilli e simboli del nemico: la letteratura, l’arte, la cultura, le scuole, le università."
Capita sovente, nell’inoltrarsi nella palude del "sapere alto", imbattersi nelle sabbie mobili della cultura raffazzonata, coperte da invitanti e coloratissimi fiori della banalità.
maxcasi
maxcasi
8 Giugno 2016 13:10

Metti mano al pisellino….. ti passa prima…..

GioCo
GioCo
8 Giugno 2016 13:16

Invece putroppo per Lei so bene quel che dico e posso provarlo. Non ho cattedre e non insegno in istituti (per fortuna) però STUDIO il problema che lei inferisce con ipotesi personali e già il fatto che non risponde nel merito del mio post è indicativo.Parla di aspetti positivi riguardo la disciplina, quando per me è esattamente l’opposto, la disciplina può andare bene a Lei che ne ha bisogno per imporre la cultura con la forza, probabilmente per ottenere una qualche soddisfazione personale, che poi bisogna capire con quali ricadute collettive: la sua modalità educativa "migliore" produce più facilmente ottimi soggetti per una psicoterapia futura che persone equilibrate.Basta dire che la disciplina migliore arriva dalle università militari, dove non escono esattamente quelli che definiremmo "soggetti socialmente desiderabili". Ma questo ovviamente non credo le riesca facile notarlo. Il punto è che se vogliamo sapere cos’è l’educazione, possiamo avere l’esempio della forza, che sta nelle carceri dove probabilmente avrebbe una migliore visione del suo modello educativo (sempre che non sia per lei troppo tardi provare compassione anche per quel genere di sfortune) oppure l’esempio dell’affetto materno, che indubbiamente ha strumenti differenti per ottenere risultati simili.Ma andiamo alle prove: tutte le proiezioni di… Leggi tutto »

GioCo
GioCo
8 Giugno 2016 13:21

@totalrec, vale quello che ho risposto al professore, ma aggiungo anche che lei non ha capito nemmeno il senso del sarcasmo implicito. Il che la pone in una situazione forse più imbarazzante.

E’ evidente che non desidero in alcun modo sfruttare Gardaland per educare chicchessia, la mia è una costatazione scientificamente provata, no un intenzione.
Riesce a capire? Noi non viviamo su Marte e non affrontiamo le ire degli alieni, anche se ci piacerebbe molto perché ci leverebbe parecchie "castagne dal fuoco", per usare una metafora.
Noi affrontiamo tutti i giorni i nostri stupidi problemi quotidiani, uno tra tutti è rendersi conto qua’è il mare dentro cui stiamo nuotando: se sei un pesce, darai del coglione a chiunque ti chieda dell’acqua che bevi, perchè non riuscirai a capire nemmeno di cosa parla.

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 14:04

Si vede molto bene che lei non ha cattedre e che non insegna in nessun istituto. Soltanto da profani assoluti del mestiere, infatti, si sentono provenire disquisizioni così prive di contatto con la realtà. Lei deve capire che nella realtà concreta, e al di fuori degli arzigogoli psico-sociologici la cui diffusione, da qualche decennio ha letteralmente devastato il mondo dell’istruzione, possedere una disciplina è indispensabile per acquisire qualsiasi competenza. Certo, sarebbe meglio se la disciplina fosse autodisciplina, ma poiché parliamo di adolescenti che, per la maggior parte, non ne possiedono neppure l’ombra, è all’insegnante che spetta di imporla affinché le competenze possano essere trasmesse. Le garantisco che questa è la parte più estenuante del lavoro di un docente, che non fornisce a nessuno di essi una "soddisfazione personale", semmai stanchezza e un mucchio di grane; e infatti moltissimi rinunciano, ormai, a svolgere questo compito così ingrato. Il risultato è quello che ha sotto gli occhi: una generazione che non sa più né leggere né scrivere, che ha bisogno della calcolatrice per fare 14 diviso 2 (visto l’altroieri con questi miei occhi allibiti). A questo ci hanno portato tutte queste fregnacce sulla "libertà di apprendimento", l’interferenza con l’insegnamento di persone come… Leggi tutto »

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 14:06

Trolla altrove, ciccino.

(GF)
natascia
natascia
8 Giugno 2016 14:21

L’autoreferenzialità, squalifica.

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 14:22

"la mia è una costatazione scientificamente provata".



Che è sempre l’affermazione di chi non ha uno straccio di esperienza pratica in un campo determinato, ma è abbastanza presuntuoso da non voler lasciar fare a chi invece la possiede. Le "constatazioni scientificamente provate" sono l’arma che viene messa in campo dalle elite di potere quando vogliono ingerirsi in un qualsivoglia campo della vita umana allo scopo di devastarlo. I risultati ottenuti nella scuola dopo 30 anni di applicazione di queste forme mentali "scientificamente provate" li vivo sulla pelle tutti i giorni e francamente ne avrei le scatole leggermente piene. 
(GF)
totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 14:24

Non quanto la ciarla a vanvera di chi commenta un articolo, proclamando con orgoglio di non averlo neppure letto.

(GF)
cedric
cedric
8 Giugno 2016 16:07

Nei temi degli studenti liceali  non c’erano mai errori di ortografia,  di grammatica e neppure di sintassi: non si arrivava alle superiori con tale fardello perchè si veniva bocciati al ginnasio e si migrava verso altri lidi.

Gli errori "blu" che ho evidenziato sono di stile, qualità che si richiede sempre in un tema: viene usata una eccessiva (ed insulsa) retorica non funzionale al contenuto, privilegiando,  abusandone,  l’effetto teatrale delle parole rispetto ai concetti esposti. 
In un tema si potevano usare al massimo un paio di iperboli e un chiasmo, altrimenti partiva il segnaccio blu.  Però hai ragione tu a dire che il mondo s’è capovolto: forse oggi per errori blu si intendono quelli di ortografia e per errori rossi quelli di grammatica….
maxcasi
maxcasi
8 Giugno 2016 17:53

Coda di paglia….he he

makkia
makkia
8 Giugno 2016 18:22

Apprezzo l’apprezzamento.
Tuttavia non ti offendere se a me sembra più qualificante parlare dei contenuti (miei e altrui), che "votare" lo stile con cui i contenuti sono proposti 😉

gaia
gaia
8 Giugno 2016 18:38

La ringrazio che mi ha fatto notare dei contenuti, non li avevo rilevati.

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 19:07

"La ringrazio che mi ha fatto", fantastico. 

In ciò che lei scrive non si rilevano né contenuti né forma.
Ma non permetta a queste sciocchezze di impedirle di scrivere commenti a casaccio lo stesso.
(GF) 
totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 19:35

Cedric ha scritto: “Nei temi degli studenti liceali  non c’erano mai errori di ortografia,  di grammatica e neppure di sintassi: non si arrivava alle superiori con tale fardello perchè si veniva bocciati al ginnasio e si migrava verso altri lidi. Gli errori "blu" che ho evidenziato sono di stile, qualità che si richiede sempre in un tema: viene usata una eccessiva (ed insulsa) retorica non funzionale al contenuto, privilegiando,  abusandone,  l’effetto teatrale delle parole rispetto ai concetti esposti. In un tema si potevano usare al massimo un paio di iperboli e un chiasmo, altrimenti partiva il segnaccio blu.  Però hai ragione tu a dire che il mondo s’è capovolto: forse oggi per errori blu si intendono quelli di ortografia e per errori rossi quelli di grammatica….”      Mi permetta di dire che lei ha frequentato un liceo davvero unico nel suo genere. Non tanto perché al ginnasio venissero totalmente eradicati i problemi relativi alle capacità di espressione scritta (nei licei che conosco io – e ne conosco tanti – ciò significherebbe eradicare il 95% della popolazione scolastica), ma perché è la prima volta che mi capita di sentir parlare di un liceo che incentiva i propri studenti a limitare… Leggi tutto »

Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 20:15

Giusto. Pero, a parte la stizza, nel merito hai dibattuto poco o nulla (la volta precedente).

Magari in questa occasione (appena riesco a trovare il tempo di scrivere) ci entrerai nel merito. Temo pero che cambierai spesso discorso, con la scusa di "non seguire il mio percorso), come altre volte.
Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 20:40

La strumentalizzazione di Orwell della destra e’ cosa trita e ritrita. Serve ad inculcare il credo ideologico del Dna, come fattore dominante della vita dell’uomo..ma, al di la della sua ovvia importanza, e’  una parte soltanto, che alla destra "intellettuale" piace sottolinearne l’importanza fondamentale, a livello di gruppi umani che idealizza come "differenti" fissandoli a priori fuori dai suoi contesti storici, generando necessariamente condizionamento escludente a priori. Questo antico credo ideologico (credo da inculcare nelle persone a fini strumentali di divisione e appunto visione mondo escludente) "dimentica" spesso la parte dei condizionamenti ambientali, ma sopratutto, nega a priori la possibilità di sviluppo autonomo della personalità, come reale sviluppo del libero arbitrio nel proprio vissuto storico, per tutti, tranne per il gruppo "preferito" idealizzato, e fissato artificiosamente come una specie di connotato naturale e destinale.

Ma sono concetti che sviluppo meglio nel merito del "manifesto" di cui sopra. Lasciamo perdere per ora la parte "carne da cannone" estremista e guerrafondaia, che aprirebbe altri argomenti.
totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 21:00

Eeeehhh…

GJ, lei è l’esempio più calzante del concetto che sto cercando di spiegare in termini elaborati.
Forse un esempio val più di mille parole: le hanno costruito intorno un mondo binomiale, fondato su due unici pilastri elementari, quelli dicotomici di "destra" e "sinistra". Lei ha nella testa queste uniche due parole – quindi due sole idee – e rielabora l’intero universo in funzione di esse. Lei è impossibilitato a comprendere la complessità delle dinamiche politiche, quindi ad intervenire in qualunque modo su di esse. Proprio a causa di questa limitazione verbo-concettuale è impossibile anche spiegarle quanto sia devastante dibattersi tutta la vita, come in un cortile di prigione, tra due soli muri che qualcun altro ci ha costruito intorno. Mi rivolgo perciò a coloro che la leggono e che non siano ancora vittime dello stesso disturbo bipolare: è questo il destino da cui, con le mie minime e del tutto insufficienti forze, tento di salvare qualcuno dei miei allievi. Lo si può fare solo tentando di far scaturire la comprensione di quanto sia stretto il legame che unisce l’efficacia nostro pensiero all’ampiezza del nostro lessico quotidiano.
(GF) 
yago
yago
8 Giugno 2016 21:01

Per me, se un giovane tenta di capire qualcosa sulla marea di astrusi aggettivi usati in questo articolo come sfoggio culturale, ha qualcosa che non quadra. La cultura è altra cosa.

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 21:09

Ah sì? E che cosa?

(GF)
makkia
makkia
8 Giugno 2016 21:12

Magari in questa occasione (appena riesco a trovare il tempo di scrivere) ci entrerai nel merito. Temo pero che cambierai spesso discorsoA mio modesto avviso ci sono già entrato, nel merito (della parte di discorso esposto da GF che mi ha sollecitato), e ho parlato di quello che a me piaceva chiosare, sempre (almeno mi sembra) afferente all’articolo proposto.Se rispondi a me, almeno prendi in considerazione quello che ho detto. Se lo fai, non avrò motivo di spiegarti perché hai capito male il mio pensiero e qual’è questo pensiero. Cosa, questa, che tu chiami "con la scusa di non seguire il percorso imposto da GeorgeJefferson". Io lo chiamo semplicemente "dire la MIA cosa e non la TUA" e non la considero una scusa ma un legittimo parlare di ciò che mi interessa. O anche: tu lo chiami "cambiare spesso discorso", io lo chiamo "riportare il discorso a quello che era mia intenzione dire". In alternativa: fatti tutti gli interventi che ti pare, ma non tirarmi dentro. Se vengo a rispondere vuol dire che ho trovato interesse al dialogo. en passant:Però, a parte la stizza, nel merito hai dibattuto poco o nulla (la volta precedente)Stai cercando l’apoteosi dell’off-topic.Parli di garbo nello… Leggi tutto »

Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 21:27

Rivolgiti rivolgiti. Destra e Sinistra in termini filosofici, riguardano mille sfumature diverse, che seguono due direzioni diverse ma con innumerevoli varianti, non la rappresentazione dicotomica assoluta e bambinesca che descrivi. Puo non piacerti ma e’ la realtà, puoi chiamarle anche "pinco" e "pallino", non cambia la sostanza. La concezione tipica bellicosa e patriarcale che ci hanno costruito intorno, e’ la preistoria dell’umanita, la condizione di minorità millenaria crudele e senza cuore, cucita addosso alle persone per renderle schiave, nella gerarchia artificiale che si riproduce dall’alto al basso, con il popolo che scimmiotta il preposto a catena, e indotto a credere di non avere possibilità di libero arbitrio, se non per "razza" e concezione divina. Ovviamente sono tutte fandonie buone per i gerarchi ideologicizzati. Il tempo scorre, un processo e’ iniziato (pur con tutte le sue tragedie, purtroppo) da qualche secolo, e solo la mentalità piccolina dalla visione di tempo ristretta può illudersi di incatenare mentalmente tutte le persone per sempre, quella appunto di "destra" che fissa i suoi schemi mentali come immutabili negando a priori il riscatto del genere umano. Questo non significa che le situazioni miglioreranno per forza, nei secoli a venire, ovviamente.  Stendo un velo pietoso sulla retorica guerrafondaia… Leggi tutto »

yago
yago
8 Giugno 2016 21:32

Vuole che la interroghi su analisi 1, 2, o chimica organica o sulle tecniche in vitro o su la fisica quantistica? Se solo ci si rendesse conto che la nostra ignoranza è grande quanto la misericordia divina, forse si avrebbe un minimo di cultura per essere meno presuntuosi. So perché  so di non sapere dovrebbe ricordare qualcosa. Per quel poco che  nella vita si può imparare consiglierei ad un giovane di avere una buona cultura generale prima di ogni specialistica, ma senza fare un dramma se non riesce a capire gli ipotassi e paratassi, ipàllagi e anastrofili e boiate simili che non so cosa siano ma di sicuro non ne sento la mancanza. 

makkia
makkia
8 Giugno 2016 21:38

ma
perché è la prima volta che mi capita di sentir parlare di un liceo che
incentiva i propri studenti a limitare il proprio lessico e le proprie
potenzialità espressive.

Chiedo scusa ma non è quello il senso della "matita blu", nella quale ho sbattuto anch’io. Non si tratta di limitare il lessico o l’espressività, ma di criticarla costruttivamente.
"Troppo pomposo", "strappalacrime", "retorico", "colloquiale" o più semplicemente "periodo involuto, spezzalo in più frasi", "delimita il campo prima, non dopo l’argomentazione". Nel mio liceo la matita blu segnalava questo tipo di osservazioni. Fino a quello che ancora oggi considero come un ipercorrettivo "troppo aulico, risparmiatelo per quando scrivi poesie".

Matita blu che ho ritrovato all’università, per vedermi contestare un barbarismo (come il tuo "concottare", da "to concot", che ho trovato appropriatissimo nell’uso ma un po’ ardito nell’adozione all’italiano).

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 21:44

"Il tempo scorre, un processo e’ iniziato (pur con tutte le sue tragedie, purtroppo) da qualche secolo, e solo la mentalità piccolina dalla visione di tempo ristretta può illudersi di incatenare mentalmente tutte le persone per sempre, quella appunto di "destra" che fissa i suoi schemi mentali come immutabili negando a priori il riscatto del genere umano." Ma lo vede che parla per astrazioni concettuali generalistiche? Che cosa vuol dire "riscatto"? E "genere umano"? Lei ha mai visto un "genere umano", al di fuori della retorica filosofica? Io vedo solo singole persone, talmente diverse l’una dall’altra che assimilarle ad un unico genere si può fare sì, ma solo qualora si desideri prenderle solennemente per il sedere (e non sarebbe un’idea nuova, perché già altre rivoluzioni hanno pensato di adottare questo slogan, quindi ormai è pure difficile trovare un fesso che ci caschi, sebbene non impossibile). E che vuol dire "le situazioni miglioreranno"? "Miglioreranno" per quale categoria? Per chi? Si rende conto che il concetto di "miglioramento" è estremamente soggettivo?  Che cosa sta dicendo? Non le sembra che le sue categorie siano un po’ troppo ampie perché si possa applicare ad esse un pensiero politico concreto e incisivo? Non le sembra… Leggi tutto »

Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 21:47

Indubbiamente non ho argomentato nulla alla critica soft scritta sopra, non ne ho il tempo.

Spesso si grida allo scandalo per come manipolano le persone con il linguaggio, ma se la critica riguarda se stessi diventa "ti concentri sulla forma, sullo stile o gossip".

Poi si accusa di argomentare ad personam (la prassi) e quando arrivano gli argomenti (vedi anche quello di Gioco, personalita che esprime idee che non sempre condivido…che e’ stato attaccato "ad personam"non argomentando nulla di quello che ha scritto) si devia il discorso, o facendo collegamenti e associazioni pregiudiziali, o concentrandosi sulla persona.

Funziona spesso cosi in questi contesti.In verita non c’e’ quasi mai intenti di dialogo, ma espressioni di forme mentali (tutte non originali ovviamente) che diventano "oggetto reale" del portatore, e "soggetto arbitrario" quelle dell’avversario, riproponendo in continuazione il principio (sacro e inviolabile della destra) della competizione selvaggia come stato di natura.Ti invito a leggere quello che sto scrivendo, non ti interessera facilmente, tanto lo leggi lo stesso.Il discorso delle "culture indotte" anche sara interessante (quello che "solo alcune" ecc..)

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 21:48

"ipotassi paratassi, ipàllagi eanastrofili e boiate simili che non so cosa siano ma di sicuro non ne sento la mancanza".



Capisco, quindi cultura è per lei non sentire la mancanza di ciò che non si conosce. 
Una volta questa si chiamava ignoranza e i somari come lei avevano la compiacenza di vergognarsene. 

Forse i tempi sono cambiati, anche se fino a un certo punto: un somaro oggi non si vergogna più, ma si riconosce comunque.
(GF)
totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 21:57

Vabbè, makkia, mettiamola così allora: il mio stile espressivo mi piace e non si tocca (anche perché, come ho detto, non è dovuto al caso, ma ha motivazioni precise).

Dopodiché se vogliamo parlare anche dei contenuti dell’articolo, bene; i miei interventi sullo stile si fermano comunque qui.
(GF)
Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 22:07

Sono "regole" di comunicazione sofisticate che classificano, schematizzano, "oggettivizzano" le concettualizzazioni umane.

Al popolo viene fatto credere che il ragionamento, o il giudizio, derivi da queste oggettivazioni (non conosci "la cosa" non hai "titolo" a concettualizzare, non ne hai il permesso come invece la casta intellettuale di contorno),Ma la concettualizzazione viene prima delle rappresentazioni "estetiche", e il significato di senso non sono quelle.Quelle sono marchette che servono (l’esasperazione della nozionistica, il suo abuso) per suggestionare il popolo e ridurlo ad autoconvincersi della propria inferiorita ontologica (cioe a priori) e servono a formare impiegati (in senso lato) e guardiani dell’ordine gerarchico costituito (i cuscinetti di protezione delle elite).

yago
yago
8 Giugno 2016 22:18

Se prima era un sospetto ora è una certezza : è un caso patologico. Oltre tutto anche pericoloso, se si permette di umiliare con la sua arroganza i suoi alunni dovrebbe essere cacciato a pedate. Naturalmente lei da bravo tuttologo è esente dal vergognarsi della marea di cose che non conosce o le quattro nozioni   che sa pensa siano al di sopra di ogni altra cosa?  Per fortuna i giovani di oggi sono vaccinati su personaggi come lei e se qualche volta ha l’impressione di esser preso in giro, non se la prenda, anche i somari sanno giudicare.

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 22:19
"Quelle sono marchette che servono (l’esasperazione della nozionistica, il suo abuso) per suggestionare il popolo e ridurlo ad autoconvincersi della propria inferiorita ontologica"

Veramente è l’esatto contrario: servono a offrire anche ai meno dotati la possibilità di avvicinarsi ad un testo di complessità media, anziché alla solita chat o lista della spesa. Si tratta di termini il cui significato può essere chiarito in 20 secondi di ricerca su Google; e anche senza chiarirlo, l’articolo si legge lo stesso. Essendo un insegnante, non credo all’idea che si debba abbassare il livello espressivo a quello dell’utenza, al contrario il mio compito è elevare l’utenza a un registro espressivo più alto.  Se poi uno è contento di restare somaro, non c’è legge che glielo vieti.

(GF)
totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 22:25

Io mi permetto molto spesso, e con grande gioia, di umiliare gli arroganti e ignoranti come lei. E’ una delle grandi soddisfazioni della vita. Ce ne sono a volte anche tra i miei alunni e ricevono il trattamento che meritano. E’ uno dei tanti motivi per cui utilizzo un lessico complesso: per tenere i somari a distanza e rimarcare la differenza. Non ha nessun talent show da guardare, questa sera? Qui sta decisamente perdendo tempo.

(GF)
Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 22:29

Ma va la…le qualita che accumunano (simili, spesso uguali) sono maggiori di quelle che "dividono".

Ovviamente sono in maggior parte costrutti culturali, ma non esite che le "diversita" sono un a priori naturale..e le similitudini /uguaglianze costrutti artificiali (con l’aggiunta retorica dei "truffatori", da indurre "tutti" che costruiscono artificialmente).

Quella e’ la pappetta della destra, che non vuole uscire dal sogno bambinesco che esista "il gruppo" di identita fisso, immutabile e destinalmente costruito.Si parla del "suo" desiderato di gruppo, affratellato cameratisticamente in forma escludente riguardo al resto del mondo.Grasse risate dei criminali d’elite compiaciuti di avere ancora schiere di credenti pronti a difendere il "loro" ordine costituito a tutti i costi. I tratti comun denominatori del genere umano, esistono da millenni, non si tratta di sicuro delle rappresentazioni astratte infantili di persone "tutte uguali" come robottini di fabbrica senza storia e senza anche diversita (che esistono e’ ovvio)..spacciate dai retori dell’identita nazionale come primato assoluto da inculcare che alimentano l’odio e "la competitivita" sacralmente intesa.

Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 22:37

O , ma hai bisogno di indurre dicotomia per darti ragione? (polarizzi estremi…o tutto o niente, o super nozionistica per apprendisti…o banale linguaggio da comara del mercato).Vedi che non sei serio? Dovresti rileggere quello che ho scritto.

yago
yago
8 Giugno 2016 22:42

Se avessi un minimo di intelletto capiresti che stai umiliando solo te stesso. Se la vita ti da grandi soddisfazioni nell’umiliare la gente, ti ripeto, fatti curare faresti bene a te stesso ed ai poveri cristi costretti a sopportarti.

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 22:44

I poveri cristi che desiderano restare tali possono starmi a distanza e badare ai loro talent show da miserabili. Corra, non sente che c’è già la sigla?

(GF)
Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 22:52

E’ l’ostentazione comica auto compiacente (della nozionistica e schematizzazione ordinata) come tratto da esibire che fa sorridere.

Non le regole specialistiche del linguaggio in quanto tali. 

yago
yago
8 Giugno 2016 22:57

Georgejefferson , è la fotocopia perfetta di uno dei personaggi tragicomici di Verdone.

Sbagli a prenderlo sul serio.

Georgejefferson
Georgejefferson
8 Giugno 2016 22:58

Ci vuole tempo per i contenuti, non c’entra niente la polemica con lo stile.

E’ la retorica usata a man bassa, basta poco a dimostrarlo. Purtoppo ci vuole tempo.

totalrec
totalrec
8 Giugno 2016 23:03

"E’ l’ostentazione comica auto compiacente (della nozionistica e schematizzazione ordinata) come tratto da esibire che fa sorridere.

Non le regole specialistiche del linguaggio in quanto tali".

E non pensa che forse il sorriso è proprio uno degli effetti che miro a ottenere? 

Uno dei tanti drammi dell’ignorante irrimediabile (non mi riferisco certo a lei) è che la parola di registro elevato lo umilia e lo fa sentire inferiore. L’assenza sempiterna di senso dell’umorismo è la maledizione che Dio ha scagliato sugli asini nel giorno stesso della loro creazione. Essi verranno costantemente mortificati anche da ciò che per gli altri esseri umani è fonte di sollazzo. La persona normale, invece, si limita a divertirsi di fronte all’ostentazione di un lessico volutamente sopra le righe. E’ evidente che scrivo per le persone normali, non per i quadrupedi.

(GF) 

Tanita
Tanita
8 Giugno 2016 23:47

Di pari, come buoi che vanno a giogo,

m’andava io con quell’anima carca,

fin che ‘l sofferse il dolce pedagogo.


Ma quando disse: "Lascia lui e varca,

che qui é buono con l’ali e coi remi,

quantunque puó, ciascun pinger sua barca",


dritto sí come andar vuolsi rife’mi

con la persona, avvegna che i pensieri

mi rimanessero e chinati e scemi.


Io méra mosso, e seguia volontieri

del mio maestro i passi, e amenedue

giá mostravam com’eravam leggeri,


ed el mi disse: "Volgi li occhi in giúe:

buon ti sará, per tranquillar la via,

veder lo letto de le piante tue".

P.S.: Non ho trovato "cocottare" nei miei dizionari. Neologismo, forse? Dialetto, chissá?

P.S. II: Posso accettarle "ascoltare" facendo riferimento ad un testo (come licenza letteraria, mettiamo), ma non mi pare che si possa incentivare la dialettica usando l’imperativo per far tacere coloro che non la pensano come uno. Tra l’altro, Lei non sa niente di me. Potrei avere una o piú lauree, ottenute in diverse universitá del mondo. Potrei anche essere dottoressa, magari. Potrei forse insegnare letteratura (per tutti), chissá…

totalrec
totalrec
9 Giugno 2016 0:02

"Lei non sa niente di me. Potrei avere una o piú lauree, ottenute in diverse universitá del mondo. Potrei anche essere dottoressa, magari. Potrei forse insegnare letteratura (per tutti), chissá…"


Beh, allora me lo dica lei chi è. Tendo a pensare che chi possiede tutti questi titoli non abbia bisogno di nascondersi dietro a un nickname per dire ciò che pensa o per criticare chi desidera. Io infatti non ne ho bisogno. Lei a quanto pare sì, e questo già dice molto.

"Concottare" viene dal verbo inglese "to concoct", cioè "riunire insieme". E’ parola non comune (amo tutto ciò che non è comune), ma purtroppo, in questo caso, non è un mio neologismo: infatti lo si trova su quasi tutti i dizionari ed è attestato in varie traduzioni dall’inglese, nonché in autori di letteratura italiana come Giovanni Giudici.
(GF)
Georgejefferson
Georgejefferson
9 Giugno 2016 0:28

A parte la chiosa paternalistica "per le persone normali". Io faccio esercizio dialettico su temi a me cari (per passione alla filosofia politica) per quello "nel merito" ci devo dedicare il tempo necessario per scrivere bene (dal mio punto di vista)

Ma per farlo seriamente bisogna togliere il sarcasmo. 

Tanita
Tanita
9 Giugno 2016 4:27

Ah! Excusez-moi! Era dall’inglese, era una voce popolare… Pensavo che parlavamo di letteratura e piú precisamente, di letteratura italiana…

Neppure io so chi é Lei, ne m’interessa. Ma non per questo lo mando a tacere.

D’altronde, i suoi commenti e risposte si commentano da sole. Stia tranquillo: state vincendo, per ora. Il potere é tutto delle élite che Lei sembra tanto gradire.

Io sostengo la mia convinzione, ratificata empiricamente: La letteratura, cosí come ogni arte e scienza, é per tutti. Ci vuole averlo come progetto (anche di vita) ed essere bravi insegnanti. Il ché non si potrá raggiungere se la tendenza é, per dire, i 140 carattere di twitter, invenzione che non viene "dai ceti popolari".

Sappia comprendere se mi scappa qualche errore: l’Italiano non é la mia madre lingua.

Le auguro ogni bene.

Tanita
Tanita
9 Giugno 2016 5:31

Professore, ho finalmente capito che Lei, "totalrec", é l’autore di questo articolo. Mi scusi, andavo di fretta. Allora bene, da insegnante ad insegnante, ho l’urgenza di dirLe certe cose. 1. I ragazzi e le ragazze attorno al mondo sono ció che gli adulti abbiamo fatto di loro (soprattutto gli adulti con Potere). Se Lei conosce – come dovrebbe – gli elementi basici di Psicologia e Pedagogia, non puó non saperlo. Le tecnologie. i mezzi e modi di communicazione che usano sono quelli che gli abbiamo consegnato noi. 2. Se Lei insegna nella scuola pubblica, il suo dovere é far sí che la Letteratura (e qualsiasi altra disciplina di cui é titolare o che pretende insegnare) sia per tutti. Lo Stato italiano non Le paga lo stipendio per selezionare gli allievi piú bravi o meglio preparati o che vengono con le migliori condizioni di partenza e di vita – almeno non é cosí secondo le leggi riguardanti l’Educazione, la Pubblica Istruzione. Le paga per insegnare a tutti. Per far sí che i contenuti sotto la sua responsabilitá, possano essere costruiti e ricostruiti da tutti i suoi studenti e le sue studentesse. E mi creda, si puó. 3. Un Maestro non si… Leggi tutto »

totalrec
totalrec
9 Giugno 2016 10:31

Tanita ha scritto: "Se Lei insegna nella scuola pubblica, il suo dovere é far sí che la Letteratura (e qualsiasi altra disciplina di cui é titolare o che pretende insegnare) sia per tutti. Lo Stato italiano non Le paga lo stipendio per selezionare gli allievi piú bravi o meglio preparati o che vengono con le migliori condizioni di partenza e di vita – almeno non é cosí secondo le leggi riguardanti l’Educazione, la Pubblica Istruzione. Le paga per insegnare a tutti. Per far sí che i contenuti sotto la sua responsabilitá, possano essere costruiti e ricostruiti da tutti i suoi studenti e le sue studentesse." Lo Stato mi paga per dare a tutti la possibilità di elevare il proprio status culturale, ed è esattamente ciò che faccio. Dopo di che, molti non sono affatto interessati ad elevarsi. Sono invece contentissimi di restare a sguazzare nel loro fango (come si vede anche da questo forum) e l’unica cosa che sperano di ottenere dalla scuola è la possibilità di schizzare un po’ della loro melma addosso agli altri per sentirsi meno soli.  Questo non lo permetto, e me ne strafrego di quel che pensa lo stato in proposito.  Non penso affatto che… Leggi tutto »

yago
yago
9 Giugno 2016 10:33

Per fortuna esistono ancora professori degni di essere chiamati tali. Brava Tanita e se, posso darti un piccolo suggerimento, mira più al metodo di studio che alle nozioni. Per molti ( troppi) anni ho avuto il privilegio di insegnare qualcosa a specializzandi ai quali, di fronte a tematiche complesse, ho cercato sempre di metterli in grado di trovare da soli soluzioni seguendo metodiche di ragionamento  e di ricerca. Purtroppo ho conosciuto moltissimi docenti pomposi e schiocchi che si divertivano a mettere in crisi giovani in gamba. E’ ovvio che nella piccola sfera delle proprie competenze il gioco è estremamente facile. Uno studente non sarà mai in grado di avere conoscenze di centinaia di docenti. Purtroppo quando si è frustrati ed in cattedra è facile cercare rivincite sui malcapitati di turno. Sarei felicissimo se oltre ai docenti anche gli studenti potessero dare voti, per giudicare bisogna correre il rischio anche di farsi giudicare.    

totalrec
totalrec
9 Giugno 2016 10:50

"il privilegio di insegnare qualcosa a specializzandi ai quali, di fronte a tematiche complesse, ho cercato sempre di metterli in grado"



Se lei è davvero un insegnante e scrive in questo modo, poveri noi e poveri i suoi studenti. Impari l’italiano prima di insegnare, magari scoprirà che non sono gli altri docenti a essere "pomposi e schiocchi": forse è soltanto lei ad essere un somaro.
(GF) 
yago
yago
9 Giugno 2016 11:02

Ma lo vedi che sei un cretino. Non ho detto che sono un insegnante ma che ho avuto modo di insegnare. Non è la stessa cosa, ma che te lo dico a fare, lavare la testa ai ciucci è solo tempo perso. A me mi piace cosi e se non ti va bene vedi di andare a fan… Ti ripeto dovresti essere cacciato dalla categoria degli insegnanti a pedate nel sedere, sei un miserabile saputello del cazzo convinto di incarnare lo spirito della conoscenza.

totalrec
totalrec
9 Giugno 2016 11:13

Ah, ecco, non è un insegnante. Meno male. 

Allora vada a pascolare altrove. 
Inutile che le dica in quale considerazione io e, più in generale, la categoria degli operatori dell’istruzione pubblica siamo soliti tenere le opinioni di coloro che si esprimono con questa sintassi e in questi termini.

(GF)
yago
yago
9 Giugno 2016 11:27

Infatti è inutile, della considerazione di un imbecille non me ne pò frega de meno( se vuoi te lo traduco) Per fortuna non sono un tuo alunno, costretto a subirti, ma il fa a fan vale anche per coloro che purtroppo non possono permetterselo. 

totalrec
totalrec
9 Giugno 2016 12:53

Guardi, penso che la sua qualificazione ontologica e professionale sia ormai evidente a tutti, nonché la conseguente rilevanza dei punti di vista che ne derivano. 

Pertanto, se proprio desidera proseguire nel suo soliloquio, faccia almeno la cortesia di rivolgersi al sottoscritto dandogli del "lei". 
Non ci troviamo allo stesso livello sociale, né tantomeno culturale; ed è spettacolo fastidioso e imbarazzante per chiunque osservare uno zappaterra ubriaco che dà fuori di matto, senza neppure essere in grado di rispettare le basilari norme d’interlocuzione pertinenti alla posizione in cui la natura e le connotazioni intellettive lo hanno collocato. 
(GF) 
yago
yago
9 Giugno 2016 12:57

Giusto: lei è un cretino. Cosi va bene prof. ?

totalrec
totalrec
9 Giugno 2016 13:02

Va benissimo. Buona permanenza tra i morti di fame e saluti alla signora.

(GF)
RicardoDenner
RicardoDenner
9 Giugno 2016 13:21

La vera cultura non è tecnica..per quanto la si possa intendere anche in modo letterario..

La vera cultura è identificazione nel vero..ma per capirlo occorre essere qualificati a farlo..e certe cose sono radicalmente opposte al sapere profano e libresco che la scuola pomposamente vuole trasmettere..
Così..per puntualizzare cos’è cultura da cosa è nozione..per quanto approfondita..
totalrec
totalrec
9 Giugno 2016 13:41

Ci sono tante idee di cultura quante sono le persone. Io ho la mia e, poiché faccio l’insegnante, la applico al mio lavoro. Se lei desidera fare altrettanto con la sua, diventi insegnante.

(GF) 
ottavino
ottavino
9 Giugno 2016 14:18

L’augurio è che qualcuno degli alunni di Freda diventi indomito come lui!

Potessero apprendere questa lezione non credo servirebbe altro!
Tanita
Tanita
9 Giugno 2016 19:12

Insegno nella mia madre lingua, professore, che non é l’Italiano. Le ho fatto una rischiesta specifica a questo proposito, che Lei non ha considerato.

Tanita
Tanita
9 Giugno 2016 19:18

Mamma mia, professore, faccia un po’ d’autocritica!

Vi propongo di fare lo sforzo di tenere su una dialettica riguardante i noccioli della questione…

Tanita
Tanita
9 Giugno 2016 19:26

Forse dovrebbe rileggere, professore. Io non ho mai detto che gli alunni sono "tutti uguali". Non avrei mai sostenuto una cosa del genere. Legga bene, per favore, poiché i discorsi costruiti sulla base di premesse false portano a conclusioni false, il ché puó anche essere intenzionale, certamente (dico, partire da false premesse, per trarre false conclusioni).

totalrec
totalrec
9 Giugno 2016 19:34

Era una mia considerazione random, non mi stavo necessariamente riferendo alle sue affermazioni. Perché è così tesa?

(GF)