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PERCHE' I PEGGIORI COMANDANO ?

Articolo conciso quanto esplicito di Hoppe sulla perversa tendenza della democrazia a selezionare il peggio della società e consegnargli il bastone del comando: i Prodi, i Mastella, i Berlusconi e tutti gli altri brutti ceffi, non sono solo casi sfortunati, ma la logica conseguenza di un sistema sbagliato fin dalle sue fondamenta.
(Per la prima parte della traduzione ringrazio Gianluca Freda che l’ha inserita in un suo post.)
La voce del Giongoro

DI HANS-HERMANN HOPPE
lewrockwell

Una delle affermazioni più largamente accettate dagli economisti politici è la seguente: qualunque monopolio è dannoso dal punto di vista dei consumatori. Il monopolio, nella sua accezione classica, è concepito come un privilegio esclusivo garantito ad un singolo produttore di un determinato bene o servizio, cioè come assenza di libero accesso ad un determinato settore della produzione. In altre parole, una sola azienda, A, può produrre un determinato bene, x. Ogni monopolista di questo tipo è dannoso per i consumatori poiché, essendo protetto dall’ingresso di potenziali nuovi concorrenti nel suo settore di produzione, il prezzo del prodotto di monopolio x risulterà più alto e la qualità di x più bassa che nel caso contrario.

Questa elementare verità è stata spesso invocata come argomento in favore dei governi democratici in opposizione al governo classico, monarchico o del principe. Questo perché in democrazia l’accesso alle strutture di governo è libero – chiunque può diventare primo ministro o presidente – mentre in una monarchia esso è ristretto al re e ai suoi eredi.

Tuttavia questo argomento in favore della democrazia ha una pecca fatale. Il libero accesso non è sempre una cosa positiva. Il libero accesso e la competizione nella produzione di beni sono un bene, ma la libera competizione nella produzione di mali non lo è. Il libero accesso al business della tortura e dell’assassinio di innocenti, oppure la libera competizione nel settore della contraffazione e della frode, ad esempio, non sono cose positive; sono il peggiore dei mali. Perciò che tipo di “business” è quello di un governo? Risposta: non è un ordinario produttore di beni venduti a consumatori volontari. E’ invece un “business” che si occupa di furto e di espropriazione – per mezzo di tasse e falsificazioni – e di recinzione di beni rubati. Dunque, il libero accesso al governo non produce risultati positivi. Al contrario, esso peggiora i problemi, cioè incrementa la malvagità.

Finché l’uomo è quel che è, in ogni società ci saranno persone che desiderano l’altrui proprietà. Qualche persona è più soggetta a questo sentimento di altre, ma gli individui imparano solitamente a non agire sulla base di tali sentimenti o persino si vergognano di averli. Generalmente soltanto pochi individui non riescono a sopprimere il loro desiderio per le proprietà altrui e vengono per questo trattate come criminali dai loro simili e limitati dalla minaccia della punizione fisica. Sotto il governo del principe, soltanto una singola persona – il principe – può dar seguito legalmente al desiderio per la proprietà di un altro uomo ed è questo a renderlo un potenziale pericolo e un “malvagio.”

Tuttavia, un principe è limitato nei suoi desideri redistributivi poiché tutti i membri della società hanno imparato a considerare la sottrazione e ridistribuzione della proprietà di un altro uomo come vergognosa ed immorale. Di conseguenza, guardano ad ogni azione del principe con il massimo sospetto. In aperto contrasto, dal momento dell’entrata in un governo, a chiunque è consentito di esprimere liberamente il suo desiderio per la proprietà altrui. Ciò che precedentemente veniva considerato immorale e di conseguenza è stato soppresso è ora considerato un sentimento legittimo. Chiunque può bramare apertamente ogni altrui proprietà in nome della democrazia; e chiunque può agire sulla base di questo desiderio per la proprietà di un altro, a condizione che riesca ad entrare nel governo. Quindi, in democrazia ciascuno si trasforma in in una minaccia.

Ne consegue che, sotto le condizioni democratiche, il popolare benché immorale ed anti-sociale desiderio per la proprietà di un altro uomo sia sistematicamente rinforzato. Ogni richiesta è legittima se affermata pubblicamente sotto la protezione speciale della “libertà di parola.” Tutto può essere detto e sostenuto e tutto può essere sottratto. Neppure il diritto di proprietà privata apparentemente più sicuro è esente dalle richieste redistributive. Peggio, grazie ad elezioni di massa, quei membri della società con poche o nessuna inibizione contro il furto della proprietà altrui, cioè gli a-moralisti abituali che sono i più talentuosi nell’assemblare maggioranze su una moltitudine di richieste popolari moralmente disinibite e reciprocamente incompatibili (efficienti demagoghi) tenderanno a guadagnarsi l’entrata nel governo ed a salire alle posizioni più alte. Quindi, una brutta situazione diventa ancora peggiore.

Storicamente, la selezione di un principe avveniva con l’incidente della sua nascita nobile e la sua sola qualificazione personale era tipicamente la sua formazione come futuro principe e tutore della dinastia, della sua condizione e dei suoi possedimenti. Ciò non assicurava che un principe non sarebbe stato cattivo e pericoloso, naturalmente. Tuttavia, vale la pena di ricordarsi che ogni principe che è venuto a mancare nel suo dovere primario di conservazione della dinastia – che ha rovinato il paese, causato agitazione, conflitti e dispute civili, o altrimenti messo in pericolo la posizione della dinastia – ha affrontato il rischio immediato di essere neutralizzato o assassinato da un altro membro della sua stessa famiglia. In ogni caso, tuttavia, anche se l’incidente della nascita e della sua formazione non esclude che un principe potrebbe diventare cattivo e pericoloso, allo stesso tempo l’incidente di una nascita nobile e di una formazione da principe non preclude neanche che potrebbe rivelarsi un dilettante inoffensivo o persino una persona buona e morale.

In contrasto, la selezione dei capi di governo per mezzo di elezioni popolari rende quasi impossibile che una persona buona o inoffensiva possa mai arrivare al vertice. I primi ministri ed i presidenti sono selezionati per la loro provata efficienza come demagoghi moralmente disinibiti. Quindi la democrazia virtualmente assicura che soltanto uomini malvagi e pericolosi arriveranno al vertice del governo. Effettivamente, come conseguenza della libera concorrenza e selezione politica, coloro che salgono si trasformeranno in individui sempre più malvagi e pericolosi, tuttavia in quanto custodi provvisori ed intercambiabili soltanto raramente verranno assassinati.

A questo proposito non si può evitare di citare H.L.Mencken “I politici,” nota con il suo caratteristico spirito, “raramente se non mai arrivano [all’ufficio pubblico] solo per merito, almeno negli stati democratici. A volte, per dirla tutta, accade, ma soltanto per una specie di miracolo. Normalmente vengono scelti per motivi piuttosto diversi, il principale dei quali è semplicemente il loro potere di impressionare ed incantare gli intellettualmente meno privilegiati…. Si avventurerà mai uno di loro a dire solo la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità circa la situazione del paese, straniero o domestico? Eviterà mai uno di loro di fare promesse che sa di non poter mantenere – che nessun essere umano potrebbe mantenere? Pronuncerà mai uno di loro una parola, per quanto ovvia, capace di allarmare o allontanare anche solo uno del mucchio enorme di fessi che si affollano al truogolo pubblico, abbandonati alla mammella che diventa sempre più sottile, sperando contro la speranza? Risposta: forse per alcune settimane all’inizio…. Ma non dopo che aver affrontato in pieno la questione e la lotta è razionalmente cominciata…. Prometteranno ad ogni uomo, donna e bambino nel paese qualunque cosa lui, lei od esso desiderano. Tutti gireranno per la terra cercando occasioni per rendere ricchi i poveri, per rimediare l’irrimediabile, per salvare l’insalvabile, per separare l’inseparabile, per spegnere l’infiammabile. Tutti loro cureranno le verruche con le loro parole e pagheranno il debito pubblico con soldi che nessuno dovrà guadagnare. Quando uno di loro dimostrerà che due volte due sono cinque, un altro dimostrerà che sono sei, sei e mezzo, dieci, venti, n. In breve, si disferanno del loro carattere di uomini ragionevoli, candidi e sinceri e semplicemente diventeranno candidati, dediti soltanto alla raccolta di voti. Tutti allora sapranno, ammesso e non concesso che alcuni di loro non lo sappiano già ora, che in democrazia i voti si conquistano non con il buon senso ma con l’assurdità e si applicheranno al lavoro con un caloroso ya-hoo! La maggior parte di loro, prima che l’eccitazione sia finita, si auto-convinceranno davvero. Il vincitore sarà chiunque prometterà di più con la minor probabilità di mantenere qualcosa.”

Hans-Hermann Hoppe [mandagli una mail], che Lew Rockwell chiama “un tesoro internazionale,” è senior fellow al Ludwig von Mises Institute, professore di economia all’università del Nevada a Las Vegas e redattore del The Journal of Libertarian Studies.
Democrazia: il dio che ha fallito è il suo ottavo libro. Visita il suo sito

Versione originale

Fonte: www.lewrockwell.com
Link: http://www.lewrockwell.com/hoppe/hoppe13.html
8.11.04

Versione italiana:

Fonte: http://gongoro.blogspot.com/
Link: http://gongoro.blogspot.com/2008/01/perch-i-peggiori-comandano.html
9.01.08

Pubblicato da Davide

  • Truman

    Valgono i commenti già fatti per “L’IMPERO DELLA RUMENTA” di cui questo articolo ripropone diversi argomenti.

    Però qui si vorrebbe spacciare la democrazia come un sistema che seleziona il peggio della società per dargli il potere. Sarebbe facile se fosse così. Si potrebbe facilmente rispondere che l’articolo sembra proporre come soluzione la monarchia, cioè quel sistema dove il peggio della società ha già il potere e se lo tiene (mi torna in mente Caligola ed il cavallo senatore).

    A me sembra che tutte le istituzioni tendano a degradare nel tempo, indipendentemente dalla loro democraticità, e non mi riferisco solo alla politica. Una legge degli economisti è La moneta cattiva scaccia via quella buona.
    Il poco nota Jacques Ellul aveva già analizzato il degrado in Storia delle istituzioni.

    Lasciando perdere i deliri dei neo-con americani, può essere utile rileggere un’immortale storia di fantascienza: Un biglietto per Tranai di Robert Sheckley. In questo raccontino viene raccontata la storia di un pianeta amministrato in modo perfetto e di come chi lo avesse conosciuto potesse solo parlarne bene. Spero ne facciano un film prima o poi.

    Sheckley non propone la democrazia, del resto è solo uno scrittore, egli suggerisce che ad un grande potere si associno grandi responsabilità. Mi ricorda quello che dicevano alcuni anarchici russi: La migliore forma di governo è la tirannia moderata dal tirannicidio.

  • Affus

    la democrazia non esiste e quelle che
    conosciamo sono solo dittature mascherate con il solo scopo di
    mantenere al potere le oligarchie del denaro e dell’alta borghesia.
    Un vero sistema democratico non è mai esistito e
    mai esisterà perché è un’utopia … dannosa tra le altre cose
    perché uno stato per funzionare deve per forza di cose affidarsi
    a gente preparata, a professionisti che sappiano come muoversi,
    come agire nel bene del paese, e non è certo delegando al popolo
    la scelta di questi che si otterrà l’effetto voluto. Ed infatti ciò non avviene da nessuna parte …
    Il voto ai diciottenni è la rovina di un popolo ……

    Le oligarchie occidentali sono solo sistemi truffaldini in cui si muovono
    le lobbies di chi detiene il denaro ed il potere, e questo crea
    corruzione, malgoverno e nessuna autentica rappresentanza.

    In democrazia se non prometti , se non dici bugie non avrai il voto di nessuno , quindi niente potere . Piu pormesse credibili , piu voti ……
    Inoltre se ritengo giusta fare una cosa per tutti ma una fazione che mi vota non vuole , io devo sottostare a chi mi fa conservare la sedia .
    Tutta questa aberrazione , anzi corruzione da che dipende ? Dal libero voto ! La democrazia è immorale e rede immorali !

  • Paxtibi

    Si potrebbe facilmente rispondere che l’articolo sembra proporre come soluzione la monarchia, cioè quel sistema dove il peggio della società ha già il potere e se lo tiene

    Che Hoppe proponga la monarchia come soluzione mi pare piuttosto grossa. In realtà, com’è noto, egli è un sostenitore della società senza stato. Quello che dice in questo articolo è, semplicemente: 1) che in monarchia, con un po’ di culo, può anche capitare un sovrano decente, e 2) che eventuali eccessi di un monarca lo esporrebbero all’eliminazione da parte della sua stessa famiglia.

    A me sembra che tutte le istituzioni tendano a degradare nel tempo, indipendentemente dalla loro democraticità

    Vuoi dire che la democrazia nel passato era migliore? Non mi risulta: era forse migliore la democrazia di Scelba di quella di Prodi? Diciamo che il passato non ha, per ovvi motivi, la pregnanza del presente. Infatti tendiamo a ricordare i bei momenti mentre dimentichiamo gli episodi spiacevoli. La verità è che la democrazia ha sempre fatto schifo.

    Sheckley non propone la democrazia, del resto è solo uno scrittore, egli suggerisce che ad un grande potere si associno grandi responsabilità.

    Non mi sembra una gran novità. Il problema è che gli uomini si sono sempre dimostrati incapaci di gestire responsabilità più grandi di loro senza abusarne: è nella loro natura, evidentemente. Ne consegue che l’approccio più razionale al problema è quello che presuppone la massima limitazione del potere.
    _______________

    uno stato per funzionare deve per forza di cose affidarsi a gente preparata, a professionisti che sappiano come muoversi, come agire nel bene del paese

    … e che mettano l’interesse altrui davanti al proprio, escludendo quindi a priori gli appartenenti alla razza umana.

    Lettura consigliata: La Legge di F. Bastiat, disponibile online qui:

    http://www.panarchy.org/bastiat/legge.1850.html

  • Truman

    Che Hoppe avesse tendenze verso l’anarco capitalismo lo avevo già notato. Che tale punto di vista sia tendente all’abolizione dello stato vale solo per gli imbecilli. Lo stato che piacerebbe ad Hoppe è quello che in linguaggio comune viene detto stato di polizia.

    Hoppe, i neocon e gli assimilabili non pensano minimamente di abolire le forze dell’ordine, che rappresentano una delle prime caratterstiche dello stato, anzi tali forze dovrebbero difendere la proprietà privatà lì dove, per il resto c’è una giungla dove il più forte (il più ricco) prevale ed è libero di arricchirsi sempre di più.

    Se niente e nessuno difende i poveri ed i deboli, le forze dell’ordine resteranno dedite a proteggere il patrimonio dei ricchi contro gli affamati. E’ uno stato di polizia. Finchè dura.

  • rosumella

    Peccato che il processo di de-democratizzazione del mondo in atto, e con ritmo in continua accelerazione, abbia prodotto proprio tutti quegli effetti ascritti al processo democratico.
    Ma la realtà no? Almeno un po’.