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PERCHE' DICO NO ALL' INTERVENTO IN LIBIA

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Hillary Clinton, sia pur in modo ambiguo, ha ventilato la possibilità di un intervento militare americano e Nato in Libia: “Continueremo a esplorare tutte le possibili vie per ulteriori azioni… Non c’è alcuna azione militare imminente che coinvolga navi statunitensi”. Le parole chiave sono “tutte” e “imminente”. Quando si afferma che “tutte” le opzioni sono possibili si include anche quella militare. E ciò che non è “imminente” oggi potrebbe diventarlo domani. Intanto la Sesta flotta è in rotta verso le coste libiche e l’Italia ha già autorizzato gli Usa a usare, per i suoi aerei, la base di Sigonella “a scopi esclusivamente umanitari”. E si sa come vanno a finire gli “scopi umanitari” gestiti da piloti americani dal grilletto facile.

Un intervento militare americano, inglese, Nato o comunque straniero in Libia non sarebbe in alcun modo accettabile. Per motivi di principio e per ragioni molto concrete. Per il principio dell’autodeterminazione dei popoli sancito solennemente a Helsinki nel 1975 e sottoscritto da quasi tutti gli Stati del mondo. Per il principio di diritto internazionale di “non ingerenza negli affari interni degli altri Paesi”. E infine perché gli stessi rivoltosi libici, pur essendo in inferiorità militare rispetto ai mezzi di cui dispone Gheddafi, hanno dichiarato che non lo vogliono. “È una questione che deve essere risolta solo fra noi libici”. Capiscono benissimo che un intervento americano sarebbe un modo per mettere il cappello sulla loro rivolta e non vogliono aver versato e versare il loro sangue per vedersi imporre, alla fine, una “pax americana”.

Non tocca agli americani stabilire chi ha torto e chi ha ragione in Libia. Sarà il verdetto del campo, il sacrosanto verdetto del campo di battaglia, a deciderlo. Così come non toccava agli americani nel conflitto kosovaro-serbo, dove si confrontavano due ragioni: quella dell’indipendentismo albanese e quella dello Stato serbo a mantenere l’integrità dei propri confini e la sovranità su una regione, il Kosovo, che nella storia di quel Paese è considerata, come da noi il Piemonte, “la culla della Patria serba”. Gli americani decisero invece che le ragioni stavano solo dalla parte degli indipendentisti albanesi e, ponendo un precedente pericolosissimo, bombardarono per 72 giorni una grande capitale europea come Belgrado (naturalmente oggi in Kosovo c’è la più grande base militare americana del mondo ed è stata perpetrata la più colossale “pulizia etnica” dei Balcani: dei 360 mila serbi che vi risiedevano ne sono rimasti solo 60 mila).

Quando sento parlare di “diritti umani” io metto, idealmente, mano alla pistola. Perché vuol dire che si sta per aggredire qualcuno. Come è avvenuto in Afghanistan, dove per imporre alle donne di liberarsi del burqa, esportare la democrazia e cacciare i talebani che avevano almeno assicurato a quel Paese sei anni di pace in tanti di guerra, l’occupazione Usa-Nato ha provocato, direttamente con i bombardamenti aerei a tappeto e indirettamente per le reazioni della guerriglia, 60 mila vittime civili mentre il 40% dei ricoverati in ospedale sono bambini al di sotto dei 14 anni. Un perfetto “intervento umanitario”.

L’altro ieri, in un agguato talebano, è morto un alpino. I nostri comandi militari la devono smettere di dirci menzogne. Hanno affermato che i tredici mezzi corazzati, su cui viaggiava anche il tenente Massimo Ranzani, erano di ritorno dal villaggio di Adraskan dove avevano “prestato assistenza medica ad alcuni ammalati”. Ora, per “prestare assistenza medica ad alcuni ammalati” non ci si muove con tredici blindati. Oppure la situazione in Afghanistan è talmente compromessa che anche per un’operazione così semplice ci vuole una protezione militare imponente non solo nei confronti dei talebani, ma delle reazioni della popolazione. “E quando tu devi temere la popolazione qualche domanda dovresti pur portela” mi ha detto Cecilia Strada che, con Emergency, in Afghanistan è di casa.

Gli italiani si meravigliano di essere colpiti mentre svolgono “azioni umanitarie”. Nel dicembre 2007, quando un militare italiano fu ucciso e altri tre feriti mentre stavano riassestando un ponte nella valle di Laghman, il principale portavoce del Mullah Omar, Oari Yusaf Ahmadi, descritto come “giovane, gentile, cortese”, al giornalista del Corriere Andrea Nicastro che gli obiettava che gli italiani volevano solo fare un’opera di bene, rispose seccamente: “Colpiremo ancora gli italiani. Non ci interessa se distribuiscono elemosine o sparano. Sono alleati degli americani e quindi invasori. Se ne devono andare. Prima lo capiscono e meglio sarà per loro”.

In un recentissimo reportage, La terra dei Taliban (settembre 2010), il giornalista inglese Jonathan Steele, del Guardian, riferisce che dopo dieci anni di occupazione tutti gli afghani, talebani e non, pashtun, tragiki, hazara, gente delle campagne e persone colte delle città, uomini e donne, persino le professioniste che sono state le più sacrificate dalla rigida interpretazione talebana della sharia, vogliono una cosa sola: che gli stranieri se ne vadano e poter risolvere da soli, fra loro, fra afghani, le proprie questioni.

Mentre persino il presidente Berlusconi mostra qualche perplessità sulla missione afghana, i ministri La Russa e Frattini continuano a ripetere come un disco rotto che “siamo legati ai nostri impegni internazionali”. È una menzogna. Gli olandesi che, a differenza nostra, si sono battuti bene nella zona forse più pericolosa di tutto l’Afghanistan, nell’Urozgan, patria del Mullah Omar, in Helmand, se ne sono andati nell’agosto 2010 dopo aver perso 26 uomini, fra cui il figlio del loro comandante Van Hum, quasi tre volte più degli italiani in proporzione al loro contingente di mille effettivi. Entro il 2011 se ne andranno i canadesi, che hanno combattuto anch’essi in Helmand perdendo, al luglio 2010, 151 uomini su 2800. Nel 2012 sarà la volta dei polacchi. Solo noi dobbiamo rimanere a fare i cani fedeli degli americani?

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/03/perche-dico-no-all’intervento-in-libia/94856/
3.03.2011

Pubblicato da Davide

  • MespE

    Il principio di Fini di per sé è giusto. Tuttavia perde di credibilità dal momento che non tiene conto, ritengo scientemente, degli interessi dietro le due parti in conflitto, che siano in Libia o in Afghanistan.

  • Lestaat

    Ma leggerli gli articoli almeno?
    Fini non dà una notizia che può essere credibile o meno, espone il proprio punto di vista spiegando perchè, secondo lui, non è il caso di fare un intervento in Libia.
    La credibilità di cosa? Che c’entrano gli interessi in Libia o in Afghanistan?
    Possibile che siamo al punto che non si riesce a non fare i professorini nemmeno quando si espone una personale opinione su cui, per definizione, non ci può essere nulla da obbiettare?
    Ma che diamine sta succedendo a tutti quanti?

  • MespE

    Innanzi tutto calma. Secondo me il suo punto di vista è credibile nella teoria ma non nella realtà. Esempio: in un paese X scoppia una guerra civile tra potere costituito A e forze di opposizione B. Il potere costituito A è stato sostenuto in un golpe precedente da uno Stato C geopoliticamente più potente affinché lavorasse per i suoi interessi, mentre le forze di oppozione sono foraggiate dallo Stato D che vuole trarre vantaggi economici a scapito di C. Pertanto trovo poco sensato parlare di situazioni ideali che nella realtà è quasi impossibile che si realizzino.

  • Lestaat

    Ma di cosa parli?
    Un punto di vista credibile?
    Ma che diamine vuol dire?
    Un punto di vista è solo un punto di vista.
    Fini dice no all’intervento in Libia per i motivi spiegati nell’articolo.
    Punto.
    Che diamine ci deve essere di credibile?
    Non sta mica dando una notizia, non sta descrivendo una cosa cui il lettore deve credere o meno, sta dicendo cosa pensa e basta.
    Teoria, realtà….ma sul serio siamo arrivati a questo punto?
    Siamo davvero al punto in cui è diventato talmente importante l’affermazione del proprio io che non ci si rende più nemmeno conto quando non ha nemmeno senso obiettare? Quando si può al massimo condividere o meno un opinione?
    Renditene conto MespE, il tuo commento non ha proprio ragione d’essere. Non vuol dire niente nel contesto dell’articolo.
    E no che non sto calmo.
    Siamo alla follia, nemmeno al pensiero fine a se stesso, ma talmente autoreferenziale da essere privo di ogni significato.
    Se io scrivo un articolo che dice che Tizio ha fatto la tale cosa a Caio, e siccome sono convinto che Caio risponderà male a Tizio, penso che Caio si sbagli, tu avresti commentato che il mio punto di vista non è credibile? Che il mio principio è giusto ma perde credibilità perchè non tengo conto di qualcosa? Lo capisci che non ha senso? Che non c’entra nulla? Che non c’è una cosa credibile o meno, che non c’è un teorema, un ipotesi ma soltanto una mia opinione a riguardo?
    E’ allucinante, davvero allucinante.
    E’ davvero ora che io faccia i bagli e mi levi finalmente dalle palle da questo vuoto assoluto alla ricerca di un posto diverso, dove si pensi a qualcos’altro che non all’affermazione del proprio ego a prescindere dal contesto. E se non c’è un posto così, tanto vale continuare a viaggiare per il resto della vita.
    Tutto sta degenerando sempre più velocemente ed invece che incominciare ad usare il buonsenso e incominciare a parlarsi per vedere cosa e come si può costruire qualcosa di diverso, ci si ostina a voler sottolineare la propria diversità, ad affermare in tutti i modi il proprio io anche quando non ce n’è nessun bisogno, quando non ha senso.
    Mi accorgo sempre di più quanto l’analisi del Comitee Invisible fosse vera, ma purtroppo, non c’è più nemmeno la speranza che un qualcosa accada in questa cavolo di società.
    Sono tutti impazziti e sono pure convinti di aver ragione, tutti, il che è impossibile per definizione.
    Oddio che tristezza.
    Ripigliati MespE, non rimanere da solo per forza.

  • Longoni

    Concordo! Però sul Kossovo la storia non è esattamente la stessa…. il paragone del Piemonte con la regione autonoma serba è completamente campato per aria. Invece per quanto riguarda “…i cani fedeli degli americani…”, il buon Fini non dovrebbe “scordarsi” che l’Italia (insieme alla Germania) è tuttora sotto occupazione americana.

  • nuvolenelcielo

    “persino il presidente berlusconi mostra qualche perplessità”. già, come se gli altri illuminati presidenti europei leccaculo degli americani avessero mai fatto cip, ma smettiamo con questo disprezzo per l’italia, per favore. come se berlusconi non fosse già una voce fuori dal coro riguardo alla geopolitica dei g7 g8 o quello che è.
    tra l’altro, meglio conquistarsi la libia con la propaganda diffamatoria e le bombe, o con il savoir fair del furbo venditore berlusconi…, mah. chi lo sa?
    che domanda difficile ho fatto.
    (certo, massimo fini aveva detto che berlusconi ha commesso un gravISSIMO reato perché ha telefonato alla questura di milano per una ragazzina sua amichetta per non farla andare in comunità, wow, altro che guerra, berlusconi sì che è un criminale).

  • ramoncastro

    EH BRAVO FINI!Mi fa piacere che quando sente parlare dei diritti umani dimezzati che gli USA e c.tanto sbandierano lei metta idealmente mano alla pistola.Ancor piu’ esplicito ed esauriente pero’,direi piu’ radicale se oggi questa parola non venisse equiparata ad una bestemmia e’ stato il filosofo torinese Costanzo preve nel suo “IL BOMBARDAMENTO ETICO:SAGGIO SULL’INTERVENTISMO UMANITARIO,SULL’EMBARGO TERAPEUTICO E LA MENZOGNA EVIDENTE editrice Petit Plaisance:

    Oggi i diritti umani vengono usati come pretesto ideologico principale per l’intervento militare imperialistico, che ha come sua forma suprema il Bombardamento Etico, privo di rischi per le forze imperiali e pieno di conseguenze economiche e sanitarie per i bombardati. Tutto questo è oggi sotto gli occhi di tutti e non richiede una particolare abilità retorica per smascherarlo. Può essere invece culturalmente interessante risalire alle radici filosofiche di questo giusnaturalismo imperiale dimezzato.
    È noto che oggi i Diritti Umani sono stati incorporati in una ideologia bellica particolaristica e non universalistica , e sono quindi diventati l’esatto contrario di quanto avrebbero dovuto essere: una bandiera di fatto particolaristica che si presenta ingannevolmente come universalistica. Questo, ovviamente, è il peggio del peggio, ma non è neppure una novita, perché questa inversione ingannevole fra Universale e Particolare è sempre stata la struttura teoria portante di ogni ideologia, più esattamente di ogni formazione ideologica. Il cosiddetto americanismo esportato è oggi la formazione ideologica prevalente nei paesi vassalli del centro imperiale, ed è dunque inutile ripetersi. Oggi i Diritti Umani non hanno nulla a che vedere né con la famosa Dichiarazione del 1789 che ha inaugurato la Rivoluzione Francese né con la Carta delle Nazioni Unite del 1948. Questa mia affermazione non ha nulla di settario ed estremistico, per una semplice ragione filosofica fondamentale: i diritti umani (se ovviamente ne accettiamo l’esistenza) formano una unita inscindibile, che comprende tutte le dimensioni civili, politiche, economiche e sociali. Se invece spacco questa unità, e la divido in due categorie distinte, la categoria dei diritti umani civili e politici, da un lato, e la categoria dei diritti umani economici e sociali, dall’altro, non ho più per nulla una teoria filosofica dei diritti umani, ma ho un’altra cosa, che dovrebbe per onestà essere chiamata con un altro nome. Qui uso provvisioriamente l’espressione di giusnaturalismo imperiale a corrente alternata ed a geometria variabile, ma mi rendo conto che bisognerebbe trovare un’espressione forse meno retoricamente efficace, ma più esatta.
    Si dirà che l’ideologia imperiale dei diritti umani, basandosi sul capitalismo finanziario transnazionale, non può ovviamente tutelare i diritti umani di tipo economico e sociale. Il diritto astratto dello speculatore di borsa è del giornalista che intende diffondere ogni giorno l’ideologia unica dell’americanismo esportato deve essere tutelato ad ogni costo, mentre il diritto concreto di chi si nutre cercando il cibo nei cassonetti della spazzatura o di chi lavora 12 ore al giorno per una paga di sopravvivenza non deve essere tutelato, perché si pensa che non sia neppure un diritto umano originario, ma una triste conseguenza di un implacabile meccanismo oggettivo dell’economia che può richiedere al massimo un correttivo assistenziale e caritativo successivo (in inglese I Care). Incidentalmente, questo considerare l’economia come un assoluto intrasformabile non si basa tanto su di una metafisica empiristica, ma proprio sulla metafisica dualistica dell’inconoscibilità e della intrasformabilità del Noumeno e della Cosa in Se, contro cui a suo tempo i grandi dell’idealismo tedesco, come Fichte ed Hegel, si sono scagliati. Ma l’economia non e una Cosa in Se, cioè un limite di una Cosa in Se intrasformabile, ma un Non-Io, oggetto di prassi umana. Su questo punto l’allievo filosofico di Fichte, Karl Marx, continua sostanzialmente ad aver ragione.
    Il rapporto di Marx con i diritti umani fondamentali è stato recentemente messo in luce nel maggio 2000 da Tullio De Mauro, ministro italiano della Pubblica Istruzione e linguista di professione. Si tratta di una osservazione intelligente ed assolutamente pertinente. Certo, da un punto di vista teorico, Marx è cosciente critico dei Diritti dell’Uomo, cui non crede e che considera un prodotto ideologico borghese (più esattamente piccolo-borghese). È interessante notare che i primi critici dei Diritti dell’Uomo (dall’inglese Burke al savoiardo De Maistre) svolsero la loro penetrante critica alla presunta astratezza, astoricita e trascendentalita astratta dei Diritti dell’Uomo in nome della storicità concreta e reale, e lo fecero proprio in un contesto di lotta contro la Rivoluzione Francese. Anche il grande Hegel non è affatto un sostenitore filosofico dei Diritti Umani, e tuttavia Hegel non accetta né il radicale rifiuto empiristico di ogni trascdentalismo religioso alla De Maistre per sostenere invece una terza via originale tutta sua, che consiste nella costruzione logica ed ontologica di un nuovo trascendentalismo a base storica ma non storicistica. Questa via scelta da Hegel mi sembra nell’essenziale tuttora degna di interesse e di attualizzazione, anche perché il suo tessuto universalistico, logico ed ontologico, non permette nessun utilizzo ideologico imperiale, inevitabilmente particolaristico. È noto (ad alcuni, ma non a molti) che Marx, improriamente connotato come “hegeliano”, accetta di fatto la critica filosofica di Hegel a Burke o a De Maistre, ma non accettando poi la soluzione di una costruzione logica ed ontologica di un piano trascendentale (in cui anche i Diritti dell’Uomo troverebbero posto, sia pure sotto un altro nome), finisce paradossalmente con il rifluire in una forma implicita di storicismo, cioè di assolutizzazione del divenire storico inevitabilmente tecnico e nichilistico (per usare due aggettivi mutuati rispettivamente da Heidegger e da Nietzsche). Ma l’astuzia della ragion filosofica è tale che Marx, pur essendo teoricamente un critico storicista-empirista dei Diritti dell’Uomo, di fatto li sostiene e li promuove, in particolare in quel piccolo capolavoro che è il Manifesto del Partito Comunista. Tullio De Mauro ha quindi ragione nell’essenziale.
    A mio avviso la ragione per cui il giusnaturalismo imperiale non vede neppure le due categorie dei Diritti dell’Uomo di tipo economico e sociale, ma vede solo le categorie di tipo civile e politico, è dovuta a motivi originalmente religiosi, cio è legati al calvinismo ed a quella sua forma particolarmente fanatica e fondamentalistica che è il puritanesimo inglese. I poveri non sono cari a Dio, ma sono al contrario l’esempio vivente della predestinazione divina, che si afferma nella forma curiosamente invertita della loro pigrizia, ignavia ed incapacità a darsi da fare. Una simile fondazione religiosa puritana non puo ovviamente concepire l’unità dei diritti umani. Essa è del tutto pre-illuministica e pre-razionalistica. Eppure essa è il nucleo teorico dell’americanismo interno, che si basa non a caso sulla teoria delle opportunità che il singolo deve sfruttare per conseguire potere, ricchezza ed onori (i tre falsi valori a suo tempo sconsigliati dalla saggezza greca, in particolare epicurea). Si tratta di una tipica filosofia dell’emigrante, che ha nello sradicamento originario la sua vera “origine” segreta, ed in cui il nuovo radicamento, quello costitutivo dell’identità americana, avviene appunto sul terreno nuovo dello sfruttamento individuale delle opportunita offerte dalla natura e dall’economia. Come a suo tempo Tocqueville presentì in modo molto acuto ed intelligente, si tratta della teoria più democratica che sia mai esistita, perché non vi sono limiti di classe o di religione all’accesso alle opportunità. Incidentalmente, la stessa nuova retorica dell’accesso (al web, alla Rete, ad Internet, eccetera) è profondamente radicata nella continuità di questa concezione dell’accesso individuale alle opportunita.
    Questa democrazia non è però in realtà una democrazia, nel senso greco e moderno della parola. Il termine democrazia (originariamente potere dei demi ateniesi, cioè del popolo detribalizzato e risocializzato artificialmente in comunità politiche non più tribali) ha assunto da più di duemila anni ormai il significato di potere del popolo. Ma dove regna l’economia non c’è più sovranità popoloare, ma solo determinazione oligarchica delle decisioni fondamentali. La democrazia americana è piuttosto una atomocrazia, nel senso greco del termine, in cui atomon è appunto l’individuo. Non sto affatto scherzando, ma parlo in piena serietà filosofica. Ricostruisco la catena dei concetti per comodità del lettore: prima c’è la fondazione puritana e protestante della predestinazione divina della ricchezza, attraverso il Beruf come sintesi di vocazione e professione; poi c’è la teoria delle opportunità, che il cittadino religioso deve praticare (e qui vi sono la Bibbia che il fucile, con il whisky che necessariamente consola da una vita tanto stressante); poi c’è la massiccia filosofia dell’emigrante, che accede democraticamente a questo grande campo non recintato (frontier e non border) di opportunità; e poi infine la democrazia (potere del popolo) si rovescia fatalmente in atomocrazia, cioè in sovranità assoluta del singolo, cui il collegamento virtuale di Internet fornisce finalmente la liberazione integrale da ogni vincolo comunitario.
    In questa atomocrazia non c’è nessuno spazio concettuale per una pratica reale della università dei Diritti dell’Uomo. Non bisogna dunque stupirsi che questa pratica non ci sia. È del tutto ovvio e normale che non ci sia. Ma dal momento che sono stato costretto a parlare di atomocrazia, tanto vale che si ritorni un attimo sul secondo significato popolare del termine “atomo”, che è quello della morte atomica.

    Costanzo Preve ne “Il Bombardamento Etico” (pp. 86-90)

    (enfasi mia)

  • wld

    “Solo noi dobbiamo rimanere a fare i cani fedeli degli americani?” E si! Signor Fini, dobbiamo rimanere per far vedere che siamo alleati fedeli, perché ormai di credibilità ne abbiamo ben poca, visti i nostri interessi in Russia e Libia, senza dimenticare che la Libia ha il 2% di Finmeccanica e l’interesse del Colonnello è di aumentarla. Finmeccanica è il maggior appaltatore della difesa Statunitense, armi, elicotteri, sistemi di vigilanza e laser, e non credo faccia piacere agli USA avere il colonnello che mette il naso in quell’industria. Altro particolare da non sottovalutare è Greenstream il gasdotto libico italico collegato alla Sicilia, secondo è South Stream (Gazprom) che connetterà il gasdotto dalla Russia all’Europa. Il Cavaliere sta da anni lavorando a questo progetto, e agli Americani questo non piace, ecco perché cercano di togliersi dai piedi sia Gheddafi che Berlusconi, i mezzi per attuarli li abbiamo sotto gli occhi tutti, altro che intenti umanitari.

  • MespE

    Guarda se i tuoi toni sono questi fai proprio bene a fare i bagagli, anche perché mi sembra non rispetti assolutamente la frase in cima alla pagina di questo sito, oltre che la sua netiquette. Io non sono convinto di aver ragione, discuto. Ma se la risposta è un atteggiamento del genere mi sembra molto difficile.

    PS Grazie della tua lucida psicoanalisi della mia persona.

  • bstrnt

    E no!
    Siamo sempre stati una nazione dai governanti imbecilli.

    Nella prima guerra mondiale dove tre cretini (anzi due e mezzo) si sono imbarcati in una guerra che ci ha annesso si i territori Austriaci a nord della Pusteria, nei quali, gli abitanti, ancora oggi non sanno parlare in italiano e ragionano austriaco; in compenso abbiamo avuto centinaia di migliaia di morti e siamo stati trattati a pesci in faccia dal resto d’Europa.

    Non contenti, ci siamo imbarcati nella seconda guerra mondiale, dove purtroppo sono stati gli americani, non i russi a “liberarci” (o forse è meglio dire occuparci).

    Adesso a distanza di 65 anni dall’occupazione, la morsa dei terroristi a stelle e strisce ancora non si allenta, non ostante il loro rapido declino.

    In compenso i nostri governanti non sono cambiati, anzi si sono trasformati ancora più in vomitevoli quisling (qualora ciò fosse ancora possibile).

    Ma c’è di peggio; circa 150 anni fa per lo meno c’era qualche scapestrato che si batteva contro il dominio straniero in Italia, magari per poi consegnarla in mano a dei briganti e ladri (leggi Savoia e sodali) che però, più o meno, parlavano la stessa lingua; ora non ci sono più nemmeno questi, siamo alla assoluta mancanza di dignità e con una cultura inferiore a quella dei molluschi.

    Seguiamo supinamente le direttive dello zio Sam, anche se abbiamo visto come queste siano riuscite a distruggere una nazione ben più potente dell’Italia (gli stessi USA) senza nemmeno fiatare.

    Trent’anni fa almeno c’era qualcuno che invocava: “Fuori la NATO dall’Italia e fuori l’Italia dalla NATO”, ora neanche questo e nemmeno da persone di sinistra (ammesso che ancora esista una sinistra), visto che la storia ci dipinge la destra come cani da guardia o da lecco di potenze straniere.

    Fino a quando non mettiamo termine all’occupazione straniera in Italia, e la prima mossa dovrebbe essere quella di mandare a lavorare veramente quella pletora di quisling nullafacenti, quella banda di kapo autoreferenziali che appesta le istituzioni, l’Italia sarà sempre una colonia senza dignità, oggi degli USA (ai quali abbiamo pagato già un mutuo per 65 anni), domani della Cina (che, vista la millenaria civiltà, si spera un po’ meno stupida degli americani).

  • Lestaat

    Nessuno ha detto che hai torto, non c’è nulla su cui aver ragione o meno.
    E’ questo il problema.
    Ma tanto a quanto pare, non riesci proprio a vederlo.

  • geopardy

    Sfatiamo questo mito di Berlusconi che ha fatto l’alleanza con la Gazprom (è stato Prodi ad iniziare la pratica) e sfatiamolo anche nei confronti della Libia (a cui siamo fortemente legati fin dai tempi di Andreotti e company).

    Questo mantra del poverino vittima di campagne denigratorie, solo per queste scelte fatte negli interessi nazionali, non regge più.

    Per quanto riguarda la Libia, la Francia ha interessi quanto noi, non mi risultano campagne denigratorie in atto nei confronti del suo governo.

    Basta pensare che la nazione che più spinge verso la Russia è la Germania, non mi sembra ci siano particolari campagne denigratorie in atto verso i suoi governi.

    Quando diciamo Germania, diciamo Europa.

    Cosa vuoi che conti l’italia in confronto alla Germania che, oltretutto, rappresenta il centro geografico vero dell’Europa?

    Non ci sarebbe un gasotto od un oleodotto che non transiterebbe lì.

    Quando ci libereremo di tutta questa classe dirigente (includendo tutti o quasi quelli oggi presenti in parlamento), capiremo tante cose.

    Intanto, però, fanno sempre loro il bello e cattivo tempo, in modo da lasciare al popolo il minimo spazio possibile di indipendenza ed essere sempre gli stessi a restare lì (fino alla morte).

    Ciao

    Geo

  • wld

    …ottimo intervento Geo, e che mi dici di Finmeccanica? Del resto convengo per quello che riguarda Gazprom, un pochino meno per gli accordi nuovi che già collegano la Sicilia con la Libia. Non sono certo un sostenitore del Berlusca, ma è chiaro l’antipatia e la nullità che rappresenta per gli USA; nulla potrebbe essere sostenuto se i nostri “liberatori” non vogliono…

  • geopardy

    Il 2% in Finmeccanica non so quanto possa essere destabilizzante per gli Usa, .

    Tutta questa importanza strategica dell’azienda italiana non l’ho mai sentita neanche citare in tutti i resoconti delle industrie belliche che riforniscono di armi strategiche l’esercito Usa, mentre, addirittura sembrerebbe, dall’enfasi dei vati che sostengono la tesi americana anti-Berlusca a proposito di quel 2%, che senza di essa gli Usa non abbiano quasi più capacità di contraerea (ma dove cacchio vivono questi).

    Ricordiamoci che Bush è tuttora socio dei Bin Laden in diverse importanti società e lo ha più volte detto, dicendo che se non lo rimanesse verrebbero lesi gli interessi americani (non credo si tratti di un misero 2%), non mi pare stia pagando un qualche pegno, anche se decaduto politicamente e con tutti i danni che ha fatto.

    Non credo che questo governo abbia una così elevata autonomia d’azione (se non altro avranno sicuramente interpellato lo zio Sam prima), dal momento che stiamo in due teatri di guerra tanto cari agli Usa (Iraq ed Afganistan) grazie all’azione di Spagna (Aznar) e Italia ( Berlusconi).

    Quando Francia e Germania si opposero realmente all’aggressione illegale dell’Iraq, i due campioni su citati spezzarono l’unità europea, quell’Europa forte che per una volta si stava opponendo e distaccando dai diktat dello zio Sam, lo fecero nonostante che il 90% dei popoli spagnoli e italiani avessero manifestato apertamente in senso contrario (la dice lunga su quanto gliene freghi del popolo).

    Dopo quello strappo, guarda dov’è più l’Europa, siamo totalmente sottomessi, credi che gli Usa possano avercela con il campione dell’edonismo reganiano in salsa italica e dopo il grande favore che abbiamo citato?

    Si tratta, secondo me, di mistificazioni e marketing per accaparrarsi parte della controinformazione.

    Pensiamo che solo Israele riempia il web di disgregatori?

    Berlusconi si è sempre e solo occupato di pubblicità, non ha mantenuto una sola promessa fatta nei “contratti con gli italiani” , ma dico una che sia una, in 16 anni che gravita a Roma direttamente, un po’ grazie ad una banda baffina (Didì) di “oppositori” ed un po’ al continuo lifting di immagine ancora è lì e dà spettacolo di se.

    Ti dirò di più, credo da molto tempo, che il caso Ruby se lo sia creato da se (o chi per lui, naturalmente), come il duomo in faccia e la famosa “cimicia segreta” grande come un’albicocca, che mostrava alcuni anni fa e orgogliosamente scoperta dai suoi investigatori nel suo studio politico, un modello caduto in disuso da almeno 40 anni, credo.

    Tutto ciò in momenti difficili della sua sopravvivenza politica.

    Mi fermo qui, altrimenti vado in concorrenza con Evangelisti per il “premio Urania”.

    Ciao

    Geo

  • wld

    ahahahahahahahaah, Geo, grazie per la cortese risposta.

    Ciao

    wlady