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PERCH LE BANCHE NON CONCEDONO PRESTITI: LA TACITA CONTRAZIONE MONETARIA

DI ELLEN BROWN
Web of Debt

Perché le banche non concedono prestiti agli imprenditori locali? La decisione della Fed di pagare gli interessi su 1,6 trilioni di dollari di riserve in “eccesso” è quella su cui si concentrano i sospetti.

Dove stanno andando tutti i posti di
lavoro? Piccole e medie imprese sono la maggior fonte di nuovi posti di lavoro, e non stanno assumendo. Gli avvii di impresa, che contribuiscono
per un quinto ai nuovi posti di lavoro della nazione, spesso non riescono
neppure a decollare. Perché?
In un articolo

del 30 giugno del Wall

Street Journal intitolato “Le piccole imprese che cercano prestiti

ancora a bocca asciutta”, Emily Maltby ha riportato che i titolare

delle imprese considerano l’accesso al capitale la questione più

importante da affrontare in questo momento; e solo il 17% delle piccole

imprese ha detto che erano state capaci di ottenere il finanziamento

richiesto dalle banche. Le imprese devono pagare i dipendenti e i materiali

prima di venir pagate per quello che producono, e per questo necessitano

del credito bancario; ma stanno riferendo che le loro linee di credito

sono state tagliate. Sono state invece spinte verso i conti con le carte

di credito che hanno una media del 16 per cento di interesse, più del

doppio del tasso medio per i prestiti alle imprese. È uno dei molti

cambiamenti delle pratiche bancarie che sono state molto remunerative

per le banche di Wall Street, ma che stanno uccidendo le imprese nazionali.

Il perché le banche non stiano

concedendo prestiti è materia di dibattito, ma la decisione della

Fed di pagare gli interessi sulle riserve della banche è cima alla

lista dei sospetti. Bruce Bartlett, scrivendo

sul Fiscal Times nel luglio

del 2010, ha osservato:

Gli economisti sono

divisi sul perché le banche non stiano concedendo prestiti, ma

si stanno sempre più concentrando su una politica della Fed per il

pagamento degli interessi sulle riserve, un’iniziativa che fu avviata,

ed è interessante, il 9 ottobre del 2008, quasi nel momento più

acuto della crisi finanziaria.

[…] Storicamente,

la Fed non ha mai pagato niente alle banche per le riserve richieste.

Era come una tassa equivalente al tasso di interesse che le banche avrebbero

potuto guadagnare se gli fosse stato concesso di prestare quei fondi.

Ma nel 2006 la Fed ha chiesto il permesso per pagare gli interessi

sulle riserve perché credeva che avrebbe aiutato a tenere sotto controllo

la circolazione della moneta nel caso di ricomparsa dell’inflazione.

[…] molti economisti

credono che la Fed ha inconsapevolmente incoraggiato le banche

a sedersi sul proprio contante e non prestarlo per ricevere gli interessi

sulle proprie riserve.

Un tempo, le banche raccoglievano i

depositi dai loro clienti e li accantonavano per i loro bisogni di liquidità,

utilizzandoli per sostenere i prestiti e pagare gli assegni in uscita.

Ma oggi le banche in genere prendono a prestito (o “comprano”) liquidità,

anche da altre banche, per il mercato dei capitali, o dal mercato della

moneta elettronica. Il pagamento degli interessi da parte della Fed

sulle riserve è in concorrenza con tutti i mercati dei fondi aperti

a breve termine, creando una carenza di liquidità di cui le banche

hanno bisogno per concedere i prestiti.

Con l’inibizione del prestito interbancario,

la Fed sembra voler creare una tacita “stretta monetaria”,

la stessa cosa che portò alla crisi bancaria nel settembre del 2008.

Secondo Jeff Hummel, professore associato di economia alla San Jose

State University, potrebbe accadere di nuovo. Egli avverte che il pagamento degli interessi sulle riserve

“potrebbe avere lo stesso effetto del raddoppio dei requisiti di capitalizzazione

negli anni ’30 che portò alla recessione del 1937 nel mezzo della

Grande Depressione.”

La farsa del trilione e seicento

miliardi di dollari di “riserve in eccesso”

Il salvataggio delle banche e i due

programmi di alleggerimento quantitativo della Federal Reserve

si credeva che avessero lo scopo di mantenere il credito in circolo

nell’economia nazionale; invece, malgrado i trilioni di dollari gettati

in pasto alle banche di Wall Street, questi programmi sono riusciti

solamente a produrre montagne

di “riserve in eccesso” che

ora rimangono inattive sui conti bancari della Federal Reserve.

Un incredibile triliardo e sei di riserve in eccesso si è accumulato

dopo il collasso di Lehman Brothers del 15 settembre 2008.

La giustificazione per il TARP, il

Trouble Asset Relief Program che ha sussidiato le maggiori banche

del paese, era che fosse necessario per scongelare il mercato del credito.

L’oggetto del contendere era che le banche si stavano rifiutando di

prestarsi soldi l’un l’altra, limitando la liquidità che era essenziale

alla concessione dei prestiti. Ma come

ha riportato una ricerca del MIT nel

settembre del 2010 realizzato subito dopo il collasso di Lehman, il

mercato dei prestiti interbancari stava funzionando normalmente. Si

sono bloccati non quando Lehman è morta, ma quando la Fed ha

iniziato a pagare gli interessi sugli eccessi delle riserve nell’ottobre

del 2008. Secondo lo studio, come

riassunto nel Daily

Bail:

[…] i dati comunicati

dalla Fed di New York mostrano che il prestito interbancario

nel periodo che va da settembre a novembre non si

è “congelato”, collassato o distrutto e così

via. Infatti, nel corso di ogni singola giornata in questo periodo,

centinaia di miliardi sono stati prestati e rimborsati. Il declino nel

prestito interbancario giornaliero

è avvenuto solo quando la Fed ha gonfiato i suoi bilanci e ha

iniziato a pagare gli interessi sulle riserve in eccesso.

Il 9 ottobre del la Fed ha iniziato a pagare gli

interessi, non sulle riserve

richieste (che ammontano al 10% dei depositi per le banche più grandi),

ma sulle riserve in “eccesso”. La quantità delle riserve si è

da subito innalzata e sono salite verticalmente da quel momento in poi.

Nel marzo del 2011 le dimensioni dei prestiti

interbancari erano solamente

a un terzo del livello del maggio 2008, prima della crisi del settore

bancario. E il 29 giugno del 2011 la Fed ha riportato riserve in

eccesso per quasi 1,57 trilioni

di dollari, venti volte quello di cui le banche avevano bisogno per

soddisfare i propri requisiti.

Perché pagare gli interessi sulle

riserve?

Il perché

la Fed abbia deciso di pagare gli interessi sulle

riserve è una questione complicata, ma è stato un tentativo disperato

di mantenere il controllo delle “politiche monetarie”. La Fed

in teoria regola l’emissione di moneta controllando il tasso dei fondi

Fed. La cosa non ha funzionato nell’aspetto pratico, ma neppure

ci sono riuscite altre iniziative, e la Fed sembra essere determinata

ad affidarsi all’ultima freccia della sua faretra regolatoria.

Nello sforzo di venire in soccorso

del mercato del credito in condizioni comatose dopo il collasso di Lehman,

la Fed ha fissato il tasso obbiettivo per i fondi Fed,

quelli che le banche si prestano tra loro – a un misero 0,25%. Il

pagamento degli interessi sulle riserve a quel tasso aveva lo scopo

di assicurare che il tasso dei fondi Fed non cadesse sotto quel

minimo. La

motivazione era che le banche

non avrebbero concesso le proprie riserve in prestito ad altre banche

per meno, visto che avrebbero avuto uno 0,25% garantito dalla Fed.

La cura ha funzionato, ma ha avuto l’effetto contrario di uccidere

il mercato dei fondi Fed, sul quale i prestatori nazionali si

affidano per i loro bisogni di liquidità.

È stato argomentato che le banche

non hanno bisogno di ottenere fondi dalle altre, visto che ora

sguazzano nelle riserve, ma queste riserve non

sono equamente distribuite.

I conti delle venticinque maggiori banche USA ammontano a più della

metà delle riserve aggregate, con il 21% delle riserve detenuto da

solo tre banche; e le banche più grandi hanno

tagliato i prestiti alle

piccole imprese di oltre il 50%. Le grandi banche di Wall Street riescono

a ottenere maggiori profitti con il credito facile reso disponibile

dalla Fed rispetto a prestarlo alle imprese e ai consumatori,

che è diventato un affare caro e rischioso per l’imposizione di requisiti

di capitalizzazioni più alti e per le regolamentazioni più rigide.

In ogni caso, come ho evidenziato in un

precedente articolo, le

riserve in eccesso dai fondi del QE2 si sono accumulate all’estero

più che nelle banche nazionali. John Mason, professore di finanza alla

Penn State University ed ex esperto di economia alla Federal

Reserve, ha

scritto il 27 giugno nel suo blog che,

malgrado il QE2:

I livelli di cassa nelle

banche più piccole [negli USA] rimangono relativamente piatti.

[…] Di conseguenza, le riserve che la Fed stava pompando nel sistema

bancario non sono andate nelle banche più

piccole […] i prestiti alle imprese continuano a scarseggiare presso

le istituzioni bancarie minori.

I prestiti alle imprese del

posto dipendono dal rapido accesso alla liquidità

Senza l’accesso al mercato dei prestiti

interbancari, le banche locali sono riluttanti a estendere le linee

di credito alle imprese. La ragione è

stata spiegata dall’economista

Ronald McKinnon in un articolo di maggio del Wall Street Journal:

Le banche con buone

opportunità per i prestiti al dettaglio generalmente prestano

aprendo linee di credito ai clienti non collegati alle banche. Ma queste

linee di credito sono senza limitazioni, nel senso che chi ha preso

somme a prestito può scegliere per quanto tempo, e a che prezzo, potrà

proseguire su quella linea di credito. Questo crea incertezza per la

banca che non può sapere quali saranno i propri livelli di cassa nel

futuro. Una banca illiquida potrebbe essere nei guai se i propri clienti

contemporaneamente decidessero di ritirarsi dalle proprie linee di credito.

Se la banca ha un facile

accesso all’intero mercato interbancario, la sua liquidità

non può che migliorare. Per coprire carenze improvvise di liquidità,

può prendere a prestito dalle banche che hanno riserve in eccesso con

controlli sul credito scarsi o assenti. Ma se il tasso prevalente di

prestiti interbancari è prossimo allo zero (com’è ora), allora le

banche più grandi con surplus di riserve diventano poco inclini

a dividerle con altre per un guadagno così

basso. E le banche più piccole, che collettivamente sono i più

grandi prestatori alle piccole e medie imprese, non possono facilmente

fare offerte per i fondi a un tasso di interesse significativamente

più alto di quello interbancario prevalente senza segnalare indirettamente

che potrebbero essere nei guai. In effetti, il rischio per le piccole

banche rimane cospicuo, visto che ne sono fallite cinquanta nel corso

di quest’anno.

Le banche locali potrebbero affidarsi

alla finestra di sconto della Fed per ottenere prestiti, ma anche

quello potrebbe

segnalare che le banche

abbiano qualche problema, e per le banche deboli, la finestra di sconto

della Fed potrebbe

venire chiusa. Inoltre,

il tasso di sconto è il triplo del tasso dei fondi Fed.

Come evidenziato

da Warren

Mosler, autore di “The

7 Deadly Innocent Frauds of Economic Policy”, i regolatori del

settore bancario hanno peggiorato le cose ponendo dei limiti all’ammontare

del finanziamento “totale” che le piccole banche possono ottenere.

Ciò significa che sono limitate nell’ammontare di liquidità che

possono acquistare (ad esempio, sotto forma di CDs). Una certa percentuale

dei depositi di una banca potrebbe essere costituita dai depositi “retail”,

i depositi dei propri clienti. Questo forzerebbe le piccole banche a

competere sul mercato più ristretto dei correntisti, facendo alzare

i costi per il finanziamento e rendendo i prestiti concessi alle imprese

del posto non remunerativi. Mosler considera che la Fed potrebbe

sistemare la cosa (a) prestando i fondi Fed per quanto necessario

a tutte le banche membri al tasso dei fondi Fed, e (b) abbassando

le percentuali richieste nei fondi bancari rispetto alle somme depositate

dai propri clienti.

Trovare le alternative a un

modello bancario fallimentare

Pagare gli interessi sulle riserve

aveva lo scopo di impedire “l’inflazione”, ma ha avuto l’effetto

opposto, contraendo la moneta e il credito che sono la linfa di un’economia

viva. L’intero modello economico è sbagliato. La paura dell’inflazione

dei prezzi ha impedito ai governi di usare il potere sovrano per creare

moneta e il credito che serve alle necessità delle proprie economie

nazionali. Invece, devono servire gli interessi di un’industria bancaria

privata che profitta della propria forza monopolistica su questi aspetti

essenziali dell’economia.

Che sia per caso o in modo intenzionale,

i legislatori federali ancora capito come fare. Nell’attesa che alla

fine ci riescano, gli stati possono far crescere e proteggere le loco

economie locali con le banche pubbliche, sul modello della Bank of

North Dakota (BND). Al momento l’unica banca della nazione

di proprietà di uno Stato, la BND soddisfa i bisogni di liquidità

delle banche locale e mantiene il credito in circolo all’interno dello

stato. Altri benefici portati all’economia locale vengono dettagliati

in un resoconto su Demos di Jason Judd e Heather McGhee, intitolato Le banche in America: come

la collaborazione tra le banche può migliorare l’economia locale. Hanno scritto:

Tra i singoli stati,

il North Dakota ha i mezzi finanziari per tenere il credito in circolo

tra le piccole imprese che ne hanno il bisogno maggiore. Il prestito

alle imprese della BND è cresciuto dal 2007 al 2009 (i mesi più difficile

per la crisi del credito) del 35 per cento. […] l’ammontare dei

prestiti pro capite per le piccole banche nel North Dakota è del 175%

superiore alla media U.S. negli ultimi cinque anni, e le sue banche

hanno coefficienti tra prestiti e asset più robusti rispetto a stati

simili come il Wyoming, il South Dakota e il Montana.

Quattordici

stati hanno iniziato a proporre

leggi per introdurre banche di proprietà dello stato o per studiare

la loro fattibilità. Oltre a servire le necessità del prestito locale,

le banche di stato possono fornire agli stati a corto di denaro nuove

entrate, evitando così di dover aumentare le tasse, tagliare i servizi

e svendere i beni pubblici.

*****************************************

Fonte: http://webofdebt.wordpress.com/2011/07/15/why-banks-aren%E2%80%99t-lending-the-silent-liquidity-squeeze/

15.07.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Pubblicato da supervice

  • spartan3000_it

    L’articolo analizza il fenomeno reale del credit crunch ma sottovaluta a spiegazione di quanto sta avvenendo alcuni fatti essenziali. Ad esempio l’economia occidentale si trova ad operare in un contesto di saturazione della crescita e la concessione di nuove linee di credito potrebbe non essere altrettanto profittevole come in passato: mancano clienti solvibili del sistema bancario tanto che per anni quest’ultimo ha dovuto far ricorso ai clienti subprime. Si dovrebbe passare da una economia della “crescita” ad una economia dello “stato stazionario”. Secondo si sottovaluta il necessario equilibrio dei bilanci e delle bilancie commerciali ormai completamente rotto: alimentare nuove linee di credito prima di mettere a posto i disequilibri e le insolvenze presenti e’ impresa impossibile perche’ in ogni caso blocca il funzionamento fisiologico del mercato del prestito interbancario e dei bond statali fra nazioni. Bisogna prima riportare equilibrio nei bilanci e nelle bilancie commerciali. Che poi le banche centrali siano pubbliche o private e’ questione secondaria rispetto alla necessita’ di un consolidamento fallimentare dei debiti pregressi.

  • istwine

    contesto di saturazione? ma se in alcuni paesi si arriva a tassi del 20% di disoccupazione e le risorse son inutilizzate proprio perché manca il mezzo monetario. l’articolo non è sbagliato in sé, ma come al solito parla di un settore (quello privato) senza menzionare il pubblico, e quindi non ha senso di per sé.

  • Johnny_Cloaca

    L’intero modello economico è sbagliato. La paura dell’inflazione dei prezzi ha impedito ai governi di usare il potere sovrano per creare moneta e il credito che serve alle necessità delle proprie economie nazionali.

    La solida brodaglia Keynesiana trita e ritrita già sponsorizzata da Krugman al tempo del “panico” pre-QE2. Ora siamo al panico pre-QE3 dove questi dementi, come la greenbacker Brown, stanno dicendo: “Ehi! Lo stimolo non era abbastanza, ci sono Stati in bancarotta che aspettate a pompare nel cul odelle persone altri soldi?” Lo faranno. Questi cretini servono solo a creare l’ambiente adatto tra l’opinione pubblica. Come sarà anche innalzato il tetto del debito.

    Tanto per la cronaca: il credito lo si acquisisce dai risparmi reali, non dalla carta svolazzante creata alla cazzo di cane.

  • alvise

    Personalmente non mi interessano i problemi degli USA o della FED che poi tanto FED non è.Non è che non sia coscente che i problemi degli USA non li creino anche a noi, loso bene e conosco i meccanismi, però abbiamo già i nostri di problemi in cui le nostre banche non finanziano più una mazza, e non credo per gli stessi motivi della FED.La FED copre un solo paese, la BCE un continente.

  • istwine

    quando gli austriaci chiamano, ecco johnny cloaca in tha house. prima o poi un’analisi l’azzeccate. magari cominciate a capire come funziona il sistema monetario, per esempio che le banche non prestano in funzione delle riserve e quindi il quantitative easing non può essere inflattivo, né è emissione di moneta, ma solo scambio di asset finanziari (titoli contro riserva).

  • spartan3000_it

    Nel contesto globale e considerando le delocalizzazioni non deve sorprendere la nostra disoccupazione e la contrazione di M1. Cio’ non significa che ci sia spazio per crescere: abbiamo gia’ tutte le infrastrutture e il mercato e’ di sostituzione. Solo alzando barriere doganali si puo’ invertire la tendenza e far salire i livelli occupazionali. Cio’ gioverebbe anche alla bilancia commerciale ma dirlo e’ anatema.

  • Johnny_Cloaca

    […]le banche non prestano in funzione delle riserve e quindi il quantitative easing non può essere inflattivo, né è emissione di moneta, ma solo scambio di asset finanziari

    Ah, quindi che la base monetaria sia partita per Proxima Centauri non è un problema, ho indovinato? Che il CPI sta affosando gli acquisti giornalieri delle persone non è un problema, giusto? Facciamo come ci dice Krugman e mandiamo affanculo definitivamente dal core-CPI prezzi di cibo, energia, bilgietti aerei e tutte quelle merci che stanno aumentando di prezzo, in modo da vivere a cuor leggero. Non c’è fiducia nelle banche, perchè è chiaro che i prestiti non partono da risparmi reali dato che questo bacino da qualche anno sta facendo acqua. Domanda poi per l’angolo dell’allegro bifolco: cosa scambia il QE?

  • istwine

    si hai indovinato. ma comunque, quando porterete una qualche analisi valida che ogni emissione monetaria sia inflattiva potrete avere anche qualche credibilità. dopo tutto gli austriaci vorrebbero tornare all’oro. ovvero scambiano il valore come una proprietà del materiale. e poi mi spieghi cos’è questa vostra battaglia contro l’inflazione (per intenderci l’inflazione non è un aumento dei prezzi, è un COSTANTE PROLUNGATO aumento dei prezzi) fottendovene sempre e comunque della disoccupazione? ma veramente sei convinto che l’inflazione sia un male peggiore della disoccupazione o della precarietà?

    Non c’è fiducia nelle banche perché chi non ha soldi per comprarsi i beni necessari non pensa sicuramente ad andare in banca a indebitarsi.

    Il QE è un scambio di titoli contro riserve, siccome i vari bernanke e tutta la pletora di cazzari mainstream son convinti che le banche prestino con il moltiplicatore monetario, hanno pensato bene di aumentare le riserve nella banche commerciali. cosa che non ha aumentato il credito perché le banche non prestano badando alle riserve, ma al capitale. (con questo non sto dicendo che prestano il capitale)

    domanda a te: i soldi chi li stampa? da dove arrivano? e soprattutto, conosci i rapporti fra settori o sei di quelli che son convinti che deficit sia male?

  • istwine

    e perché le infrastrutture son inutilizzate?

  • Hamelin

    Titolo errato al Max bisognava scrivere ” La tacita contrazione economica ” in quanto di quella monetaria mi pare non ce ne sia proprio ombra…La Brava Ellen fa un po’ di confusione tra la massa monetaria circolante con la relativa velocità di circolazione e la sua allocazione.Vi sono poi a mio parere un casino di errori sulla comprensione in generale della materia trattata.Bisognerebbe poi fare Excursus enorme per spiegare che cosa erano , cosa sono e cosa saranno quelle che vengono definite “Banche”.
    Il punto centrale è l’allocazione della liquidità immessa dalla banche centrali.Questa liquidità è finita per la maggior parte alla grandi banche di investimento che ha salvato e a cui a permesso di generare altissimi profitti e in maniera minore alle “banche classiche” che ne hanno beneficiato in maniera irrisoria. Essendo in atto dal 2008 una contrazione economica ( In realtà una vera e propria depressione ) le Banche classiche sono restie a concedere prestiti all”economia reale poichè il Risk Reward è sotto le aspettative preferiscono rinforzare il capitale in attesa di tempi migliori ( che indubbiamente non verranno ).Le banche di investimento hanno utilizzato questa liquidità per attività di trading ripompando i mercati finanziari ai livelli pre crisi e trandone i massimi benefici.In sostanza su 100 USD di denari creati dal nulla ( vedi stamperie FED ) si puo’ dire che 90 sono andati a sostenere i mercati finanziari(vedi recupero a sciambola ) e 10 sono finiti nell’economia reale .E’ l’allocazione la discriminante.Infatti se si guarda un grafico della Massa Monetaria e quello della velocità della circolazione della moneta si puo’ vedere come mentre la massa monetaria esplode la velocità della circolazione collassa ERGO dei soldi creati poco e nulla confluisce nell’economia.Questo è anche il motico per cui l’inflazione ( a parte eccezioni dettate da cartelli e commodoties è relativamente bassa ).Se i soldi del Q1 e Q2 fossero confluiti nell’economia reale via prestiti bancari al sistema produttivo l’inflazione sarebbe viaggiata a 2 se non a 3 cifre.Per questo l’economia va male e andrà sempre peggio, hanno fatto tutto il contrario di quello che dovevano fare rigonfiando una bolla ancora piu’ grossa.In definitiva chi ha il potere ha deciso di salvare i criminali speculatori che hanno architettato(Pochi privati) la crisi facendo sbragare gli Stati ( tantissime persone ) lasciando morire il sistema economico , tutto qui…

  • Johnny_Cloaca

    ma comunque, quando porterete una qualche analisi valida che ogni emissione monetaria sia inflattiva potrete avere anche qualche credibilità.

    Cos’è stiamo negando anche la logica ora?

    ma veramente sei convinto che l’inflazione sia un male peggiore della disoccupazione o della precarietà?

    Ma veramente sei convinto che la disoccupazione sia un male peggiore della conservazione del potere d’acquisto?

    Il QE è un scambio di titoli contro riserve

    Ti perdi la parte in cui sono stati scambiati asset tossici a valore di facciata e bond del Tesoro.

    i soldi chi li stampa? da dove arrivano? e soprattutto, conosci i rapporti fra settori o sei di quelli che son convinti che deficit sia male?

    Certo! Indebitarsi allegramente facendo crescere a dismisura il deficit è divertente. Sarebbe interessante anche capire perché Medicare e Social security siano off-budget, non trovi? Tanto che ci frega, c’è la banca centrale di turno che stampa allegramente o preme un semplice pulsante che salva la baracca. Temporaneamente. Ed ovviamente sulle spalle dei poveracci che vengono surclassati da tasse selvaggie, in modo che il pasto del governo sia sempre completo. Non vorremmo tagliarli questa fonte di approvigionamento, anche perché nonostante la FED compri nel mercato secondario ciò non vuol dire che non stia foraggiando il governo. Tutt’altro, un semplice espendiente per non fare la fine dello Zimbabwe (dove anche Mugabe pretendeva un’analisi valida che ogni emissione di denaro fosse inflattiva), ma detenere, col monopolio della violenza, la stampante fa uscire fuori di melone questi pagliacci e ne approfittano. Per questi cretini esiste solo la spesa, ed è per questo che i tassi d’interesse stanno sprofondando sotto terra; ovviamente, si è sempre contenti quando ci troviamo davanti politiche di “denaro facile”, solo che le conseguenze onn sono sempre quelle che ci figuriamo. La stampante non rende ricchi.

  • istwine

    hai dimenticato weimar, non vorrai mica citare solo lo zimbabwe?

    si, la disoccupazione è sempre ovunque più importante del potere d’acquisto, dato che se sei disoccupato non hai potere d’acquisto nel senso letterale del termine. quel potere d’acquisto che non c’entra nulla con l’emissione monetaria. l’inflazione non è sempre e solo un fenomeno monetario. in più ricordo di aver letto le fobie austriache sul QE e l’enorme iperinflazione che ne sarebbe arrivata. dov’è? quando arriva?

    ma tu sai cos’è il deficit del settore governativo? le imprese hanno possibilità di spesa e investimento senza indebitarsi grazie al fatto che lo Stato fa surplus secondo te? o forse ma forse forse la crisi del debito privato è causato da politiche di austerità? che dici? anche tu ti sei perso diversi passaggi mi pare.

  • Johnny_Cloaca

    “si, la disoccupazione è sempre ovunque più importante del potere d’acquisto, dato che se sei disoccupato non hai potere d’acquisto nel senso letterale del termine.”

    Questo è un falso problema. Se basterebbe agire sul mercato del lavoro (creando alla cieca lavori) allora potremmo benissimo seguire il consiglio di Keynes mandando sempre più operai a scavare buche. Tanto, che cazzo ce ne frega della produttività?
    Ma ovviamente una tale strategia sarebbe uno spreco di risparmi e soprattutto un impiego di individui in varie attività inutili, il che porta semplicemente ad un trasferimento dei risparmi lontano da attività generatrici di ricchezza, e ciò mina il processo reale di generazione di ricchezza. FED e governo devono togliersi dai coglioni, con un bacino di risparmi reali rinvigorito ed un potere d’acquisto forte, ci sarà l’emersione di nuove attività che creeranno lavori ricoprendo le nicchie di quelle attività liquidate dal bust, e le persone saranno in grado diacquistare beni e servizi forti del potere d’acquisto di una moneta non manomessa. Sottolineando le parole di Shostak, quello che invece succede è questo:

    Gli economisti della FED sostengono che possono stimolare la crescita economica abbassando i tassi d’interesse e che possono così incoraggiare le banche a prestare di più. Questa è la ragione per cui la FED pompa nuovo denaro attraverso l’acquisto di bond del Tesoro.

    Ma l’abbassamento artificiale dei tassi d’interesse non può aumentare l’offerta di credito se il bacino dei risparmi reali è nei guai. Le banche ricoprono solamente il ruolo di intermediari: possono facilitare la distribuzione dei risparmi reali disponibili. Tuttavia non possono creare risparmi reali — che sono la chiave della crescita economica — Di conseguenza le attività bancarie in quanto tali non possono stimolare la crescita economica reale.

    Grazie Frank!

    “quel potere d’acquisto che non c’entra nulla con l’emissione monetaria.”

    Vai a prendere per il culo quei Keynesiani che godono a sentirsi dire simili cazzate.

    “in più ricordo di aver letto le fobie austriache sul QE e l’enorme iperinflazione che ne sarebbe arrivata. dov’è? quando arriva?”

    Non ti preoccupare, il pericolo è stato solo rimandato. Ma qualcuno potrebbe riaccendere la miccia: http://www.sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?f=/c/a/2011/07/16/BU8J1KB8JT.DTL

    “ma tu sai cos’è il deficit del settore governativo”

    Eccolo, è abbastanza grande? http://1.bp.blogspot.com/-9YCqTXu1nhU/TfcowNjrJ8I/AAAAAAAABJU/W3nOgj1GUKM/s1600/world-governments-are-insolvent-II.jpg

    “o forse ma forse forse la crisi del debito privato è causato da politiche di austerità?”

    Tasse selvagge e regolamentazione non creano l’ambiente adatto per la nascita di nuove imprese, è questo il problema. Il settore privato è in de-leveraging da qualche anno, è la FED che sta minando questo processo mantenendo in vita imprese-zombie. Le politiche di auterità sono necessarie per far ritirare la mano impicciona dello Stato e far scegliere al mercato quali attività siano i ngrado di muoversi per emergere e prendere il posto delle entità che falliranno.

  • istwine

    ma quale rimandata. vuoi vedere che non capiterà? chi sa però cosa ti inventerai o vi inventerete tu e quegli altri del mises institute per avvalorare le vostre idee strane. però ad esempio cominciare a capire come funziona il sistema monetario vi aiuterebbe, per esempio che il moltiplicatore monetario non esiste. che non c’è nessuna relazione fra base monetaria e offerta di moneta e tanto altro.

    “Le politiche di auterità sono necessarie per far ritirare la mano impicciona dello Stato e far scegliere al mercato quali attività siano i ngrado di muoversi per emergere e prendere il posto delle entità che falliranno.”

    questa è ideologia senza nessuna base analitica né conoscenza della contabilità nazionale. le imprese per andare avanti hanno bisogno di moneta e quella moneta è immessa dallo Stato impiccione. molte delle tue imprese, se non tutte, con politiche di austerità per decenni sarebbero chiuse da tempo.