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PER AMARE IL PROSSIMO TUO DOVRAI ODIARE UN BEL PO' DI GENTE

DI CHEMS EDDINE CHITOUR
mondialisation.ca

Il fallimento degli obiettivi di sviluppo del millennio: l’ipocrisia dei paesi occidentali

“Da lontano ho creduto di vedere un animale – ha detto un mistico tibetano -L’animale si è avvicinato e ho capito che era un uomo. Si è avvicinato ancora e mi sono accorto che era mio fratello”.

Come d’abitudine e rispettosi del “politicamente corretto” i capi di Stato e di Governo fanno il punto della situazione sullo stato del mondo alla kermesse annuale dell’ONU. Nel corso degli anni, questo “grande aggeggio”, come avrebbe detto il generale de Gaulle, è stato spogliato delle missioni attribuitegli a San Francisco nel 1945 nell’euforia del dopoguerra. Questa istituzione “vuota e cava” non ha notoriamente più alcun peso sulla scena mondiale; i “casi gravi” sono trattati in altra sede dai grandi della terra, il ruolo dell’ONU ha perso efficacia e si limita ai bei discorsi e alle questioni umanitarie grazie anche, diciamolo pure, a Segretari Generali privi di carisma. Siamo lontani anni luce da Dag Hammarskjöld (Svedese, segretario generale dell’ONU dal 1953 fino alla sua morte nel 1961 N.d.T.) o da U Thant (Birmano, sostituisce Dag Hammarskjöld dal 1961 al1971). Nel corso degli anni l’ONU e le organizzazioni a essa legate hanno visto diminuire il loro prestigio. Basti ricordare lo scandalo della vicenda “Oil for Food” o l’inconsistenza dell’UNESCO.

Nel menu di quest’anno, il gadget della relazione sulla scadenza intermedia degli OSM; M.Ban Ki-moon, Segretario generale delle Nazioni Unite, ha ricordato che “Oggi la comunità internazionale si è riunita perché dieci anni fa ci siamo ripromessi di compiere ogni sforzo possibile per portare l’umanità tutta oltre la soglia della sopravvivenza. Dobbiamo sostenere questo punto d’arrivo e c’è ancora molto da fare”.

Il punto della situazione

Arnaud Zechariah scrive che “Nonostante alcuni progressi la maggior parte degli obiettivi non sarà raggiunta e forse entro il 2015 riusciremo solo a dimezzare la povertà estrema nel mondo”. Ed anche questo dipende dallo sviluppo registratosi nella sola Cina, senza la quale altrimenti il numero dei poveri sarebbe salito a 36 milioni tra il 1990 e il 2005. Anche la percentuale di scolarizzazione ha avuto un incremento, a scapito però della qualità dell’istruzione. Questo fallimento è dovuto soprattutto al fatto che i paesi industrializzati non hanno mantenuto gli impegni finanziari, come stabilito nell’ottavo obiettivo che mira a “promuovere una partnership globale per lo sviluppo”. Gli Aiuti Pubblici allo Sviluppo dei paesi donatori, nonostante l’aumento registrato negli anni 2000, sono fermi allo 0,32% del PIL, lontano dallo 0,7% da raggiungere entro il 2015. Infine, non si è fatto alcun progresso per garantire ai paesi poveri condizioni speciali di accesso ai mercati, che tengano conto delle differenze. E’ sintomatico che paesi dell’est e sud-est asiatico nei quali si è avuto un maggior sviluppo, siano proprio quelli che non dipendono dall’aiuto e dagli sgravi del debito. Lo sviluppo in questi paesi è stato finanziato principalmente dal risparmio interno e attraverso un’integrazione col mercato mondiale finalizzata al miglioramento della loro capacità produttiva e alla creazione di posti di lavoro. All’opposto l’Africa, pur essendo un Paese con una buona percentuale di risparmio, dipende ancora in gran parte dagli aiuti esterni e dall’esportazione delle materie prime che hanno un margine di profitto molto basso. In realtà il problema dell’Africa è che i risparmi vengono quasi interamente trasferiti fuori dal continente: dal 2001 la fuga dei capitali rappresenta il doppio del debito estero africano. Tra il 1970 e il 2008, sono stati “esportati” capitali per 29 miliardi di dollari l’anno, contro i 18 miliardi di euro di aiuti che l’Africa ha ricevuto (…) “Il Nord ha bisogno dei sostegni all’Africa tanto quanto il Sud, il che significa che è necessario rivedere le regole della cooperazione in termini globali, e non stabilire delle scadenze con una mano sul portafogli.” (1)

Il resoconto sui risultati suggerisce un aumento degli incentivi pubblici allo sviluppo nei paesi poveri. Non è così. La maggior parte dei risultati è dovuta ai paesi emergenti, soprattutto la Cina. Scrive Pierre Cochez,del giornale La Croix:


“Nel 1990 le persone che vivevano con l’equivalente di meno di un euro al giorno erano 1,8 miliardi, sono diventate 1,4 miliardi nel 2005 e potranno essere meno di un miliardo in cinque anni.” Il maggior numero delle persone uscite da condizioni di povertà estrema si trova in Cina, India e Brasile. Ma in questi Paesi è ancora concentrata la maggioranza dei poveri del mondo, e sono ben lontani dal raggiungere gli obiettivi di sviluppo in termini di istruzione e sanità. In Africa il bilancio è diverso (secondo le zone N.d.T.)
“Entro il 2015, il 40% degli africani vivranno con meno di 1,50 € al giorno… Nel 2005 i leader dei paesi industrializzati del G7 si erano impegnati a raddoppiare gli aiuti all’Africa entro il 2010”. Oggi è evidente che l’impegno di Gleneagles non sarà rispettato. Le sovvenzioni allo sviluppo dei paesi emergenti ammontano a più di dieci miliardi di euro nel 2008, circa il 10% del totale degli aiuti in tutto il mondo…
(2.)

Secondo una campana diversa ..: “Ogni 4 secondi una persona muore di fame, sono 30.000 al giorno, 9 milioni di persone all’anno. 815 milioni di persone soffrono la fame nel mondo, mentre noi disponiamo di una produzione agricola sufficiente a nutrire 12 miliardi di individui. Oggi 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile, saranno 5 miliardi entro il 2025: le morti per malattie dovute all’uso di acqua non potabile sono 30.000 ogni giorno. I 200 uomini più ricchi possiedono quanto i 2 miliardi e 300 milioni di più poveri del mondo..”(3)

I capi di stato e di governo che si sono alternati in tribuna hanno presentato senza troppa convinzione il loro rendiconto sui risultati ottenuti. Vogliamo porre l’accento due tipi di intervento. Da una parte i paesi ricchi che non hanno mantenuto la promessa di finanziamento- il famoso 0,7% degli Aiuti Pubblici allo Sviluppo – e che continuano a promettere insistendo sulla necessità di ricorrere ad altre fonti di finanziamento –come la tassa sulle transazioni finanziarie di cui nessuno vuole sentir parlare ad eccezione del Presidente francese… Dall’altra parte quelli che, come il Presidente della Bolivia Juan Evo Morales Ayma, hanno messo sotto accusa tutto l’impianto del sistema monetario internazionale. Il suo è di gran lunga l’intervento più incisivo in mezzo alla tiritera di salamelecchi di coloro sono venuti per non dire nulla. Ascoltiamo: “… l’iniqua distribuzione della ricchezza aumenta la povertà.”
Il Presidente boliviano si è soffermato sulle cause della povertà; per i paesi in via di sviluppo è essenziale raggiungere gli obiettivi del millennio (OSM), ma senza continuare a dipendere Nord. Nel 2008 e nel 2009, 891 miliardi di dollari sono passati dai paesi in via di sviluppo a quelli industrializzati: una cifra che supera otto volte l’importo degli aiuti ricevuti. “In un contesto simile, come frenare il depauperamento delle risorse e l’aumento della povertà nel sud del mondo?”. “Vogliamo degli alleati, non dei nuovi padroni”, ha aggiunto. Le risorse di base per le popolazioni, come l’acqua, l’energia, la luce, le comunicazioni e lo sport, devono essere un diritto assoluto. “La privatizzazione in questi settori viola i diritti umani.” Il Presidente boliviano ha proposto di creare una “Banca del Sud”, costituita dai paesi dell’America latina, Africa, Asia e Cina. Ha evocato la necessità di evitare il ricorso al FMI e alla Banca mondiale, citando come esempio la Bolivia, che non è riuscita a risollevare la propria economia fino a che non si è ritirata da queste istituzioni. “E’ indispensabile riflettere su come porre fine all’iniqua distribuzione della ricchezza” ha concluso Morales, ricordando che “i più poveri della terra – 40% della popolazione mondiale- dispongono del 5% delle risorse , mentre i più ricchi –che rappresentano il 25% – si sono impadroniti del 60% della ricchezza globale”. (4)

Dov’è la ricchezza?

Gli svizzeri sono i più parsimoniosi del pianeta. Secondo uno studio dell’Allianz assicurazioni tedesca alla fine del 2009 ogni svizzero possedeva una ricchezza di 163.700 euro, gli Americani 101.762 euro, 96.242 i Danesi, seguiti dagli olandesi (91.798 euro) e giapponesi (88.659 euro). Su una popolazione globale stimata in 7 miliardi di persone, solo un settimo può essere considerato come privilegiato. Così 565 milioni persone possiedono tra 5300 e 31.600 euro e 493 milioni d’individui hanno oltre 31.600 euro. (5)

I miliardari asiatici hanno, per la prima volta, superato con il loro patrimonio gli omologhi europei grazie all’impennata dell’economia cinese e indiana. La popolazione di chi detiene più di un milione di dollari ha raggiunto i 10 milioni di individui nel 2009; il patrimonio di questi miliardari è aumentato del 30,9% ed ha raggiunto i 9 700 miliardi, contro i 9.500 miliardi di dollari degli europei più ricchi. (6) Infine, su iniziativa di Warren Buffet e Bill Gates, quaranta miliardari americani hanno annunciato l’intenzione di dare più della metà della loro fortuna a opere di beneficenza e/o filantropiche. (…) “In realtà, scrive Chem Assayag, in un mondo in cui sempre più la gestione dei grandi interessi collettivi viene affidata ad interessi privati, la filantropia su larga scala sostituisce le politiche pubbliche di solidarietà”. (7)

Quali conclusioni possiamo trarre dal fallimento degli obiettivi? L’analisi del “Comité pour l’annulation de la dette du Tiers Monde” (Cadtm ) invita a cambiare prospettiva ricordando innanzitutto che è necessario azzerare il debito che i paesi in via di sviluppo non possono sostenere: “(…) Per il Comitato si tratta di obiettivi non vincolanti per gli Stati, e quindi destinati a fallire fin dall’inizio, diversamente dalle politiche del FMI e della Banca mondiale, alle quali i paesi del Sud debbono adeguarsi per avere accesso al prestito e per ottenere condizioni più “favorevoli”. Soprattutto, il fallimento è dovuto alla natura stessa dell’attuale sistema di sviluppo mondiale: come spiegare altrimenti perché tra il 1981 e il 2005, mentre si è avuto un aumento esponenziale su scala mondiale della ricchezza, nell’Africa sub sahariana la povertà estrema è raddoppiata? (…) per il Cadtm occorre la cancellazione totale e incondizionata del debito estero dei paesi in via di sviluppo. (…) In attesa di un’iniziativa internazionale in questo senso, ogni Stato deve adottare delle misure unilateralmente, che possano integrarsi con l’ottavo obiettivo di “ promuovere una partnership globale per lo sviluppo” . (8).

Accanto alla vita che muore, il mercato della morte è in buona salute. Nel 2002, il traffico internazionale di armi ammontava a 25,5 miliardi di dollari, 17 dei quali destinati ai paesi in via di sviluppo. Il totale della spesa militare nel mondo è stato calcolato in 784 miliardi, 336 dei quali negli Stati Uniti. (9) Nel 2009 il mercato degli armamenti ha superato i 1200 miliardi di dollari: per sradicare la fame basterebbero 40 miliardi di dollari all’anno. Il bilancio del Pentagono supera i 600 miliardi di dollari e l’Arabia Saudita ha recentemente acquistato dagli Stati Uniti 65 miliardi di dollari per aerei militari… Perché per la guerra e non per la pace ?

Se pensiamo che il mais, col quale potrebbero sfamarsi 300 milioni di persone, se ne va in fumo nei motori degli Stati Uniti, e che un pieno di biocarburante può nutrire un africano per un anno; o che 200 miliardari sono più ricchi di 1 miliardo e mezzo di persone, ci rendiamo conto che qualcosa non funziona. Due dollari, e quello che rappresentano per il miglioramento delle condizioni di vita, di accesso all’acqua potabile, di sfruttamento delle risorse e di cibo, sono oggi ancora una soglia di “felicità” irraggiungibile per un miliardo di persone. Intanto Europa e Stai Uniti disegnano le mappe della felicità (Happiness map) dove si dice che oltre la soglia di 4000 euro al mese -140 dollari al giorno- il denaro non è più necessario (il che significa che gli sforzi dei paesi civili mirano a garantire che la media europea guadagni in un giorno ciò che un africano del Sahel guadagna in 6 mesi).

Trovate la causa della rivolta dei dannati della terra, tanto più che la ricchezza dei paesi occidentali è accumulata saccheggiando gran parte delle ricchezze dei paesi del sud del mondo “Per amare il prossimo tuo dovrai odiare un bel po’ di gente”, ha detto László del Vasco, siamo d’accordo.

Chems Eddine Chitour
Fonte: www.mondialisation.ca
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=21207
26.09.2010

Scelto e tradotto da RAFFAELLA SELMI per www.comedonchisciotte.org

Note

1.Arnaud Zacharie Les objectifs du millénaire: un bilan critique 10 ans après leur adoption http://omd2015.fr/wp-content/uploads/2010/05/EtudeOMDsept2010CNCD.pdf 09 2010
2.Pierre Cochez: La lutte contre la pauvreté a marqué des points. Journal La Croix 19/09/2010
3.http://fra.anarchopedia.org/Bilan_mortuaire_du_Capitalisme
4.http://www.un.org/News/fr-press/docs/2010/AG10987.doc.htm Objectifs du Millénaire
5.http://www.tdg.ch/suisses-fortunes-planete-2010-09-14
6.L’Asie dépasse l’Europe pour le nombre de millionnaires. LeMonde.fr,AFP | 23.06.10
7.Chem Assayag: Les milliardaires philantropes et l’impôt. Agoravox 12 août 2010
8.Le Cadtm exige l’annulation de la dette du Sud.Mondialisation.ca, le 21 septembre 2010
9.Luc Mampaey: Dépenses militaires http://www.grip.org/bdg/g1012.html 2004
Pr Chems Eddine Chitour : Ecole Polytechnique enp-edu.dz
Chems Eddine Chitour collabora regolarmente con Mondialisation.ca.

Pubblicato da Davide

Un commento

  1. Il guaio è che a forza di essere la creatura dominante sul pianeta siamo arrivati a non distinguere più tra i problemi esistenziali di natura universale e quelli di natura particolare, di genere (nel senso di specie ovviamente). Nelle realtà avanzate i “fratelli” veri, di sangue, sono uno o due, i famigliari venti o trenta ad esagerare, gli amici e conoscenti meno di cento, i “simpatizzanti” di classe, di ceto, di livello culturale ecc. molti di più, ma chi li conosce veramente? Poi ci sono le etnie, le religioni, le patrie, ma già sconfiniamo ampiamente dal concetto di “amore fraterno” a quello di “homo homini lupus”, due concezioni che coesistono a tutti i livelli, dal parentale al politico. E’ un fatto biologico, di capacità psichica di rapportarsi con gli altri, assai limitata nella nostra specie. Per quanto riguarda le “politiche economiche” questo si traduce nel non saper distiguere tra bene proprio e bene comune, dove “comune” tende ontologicamente a “universale”. Da qui l’ideologia dominante del privilegio, il cancro esistenziale che ci portiamo appresso da sempre, ma che ora ci sta rapidamente portando all’estinzione, proprio nel momento di maggior espansione numerica della nostra specie sul pianeta unico nel quale siamo ancora, per fortuna, confinati dai limiti dell’evoluzione tecnologica. In concreto le disparità evolutive in termini di cultura e capacità organizzative anzichè attenuarsi tendono ad accentuarsi, parallelamente alla sperequazione di redditi e ricchezze all’interno delle società più evolute, due facce di una stessa moneta. Una delle tante controprove empiriche è nelle frequenti crisi esistenziali a livello individuale nelle società socialmente ed economicamente più avanzate. Non c’è armonia tra l’esistenzialità universale, propria di qualunque forma di vita organica evoluta ed intelligente, e l’esistenzialità propria della nostra specie, probabilmente frutto di lunghi periodi evolutivi in ambienti naturali del tutto diversi da quelli trasformati dalla nostra stessa tecnologia. E’ in definitiva una crisi di crescita esistenziale, dal cervello istintuale, ancora predominante, a quello della “coscienza” percettiva, tutto da eplorare ancor prima che perfezionare. E’ una gara contro il tempo, di un “bene” contro un “male” ancora tutti da scoprire nelle profondità del nostro animo.