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PALESTINA, LE SEVIZIE DELL'ESERCITO ISRAELIANO SUI BAMBINI NEI RACCONTI DEI SOLDATI

DI MAURO QUARANTELLI
ilfattoquotidiano.it

“Ne prendi uno, gli punti la pistola addosso. ‘Non sparare’, biascica quello pietrificato. Lui lo vede nei tuoi occhi che sei pazzo, che di lui non può fregartene di meno”. Hebron, 2006-2007. Intorno volano le pietre. Il sergente maggiore della brigata Kfir ha appena fermato un ragazzino che ne aveva lanciata una. A sei anni di distanza ha deciso di parlare. La sua è la diciassettesima delle 47 testimonianze raccolte nell’ultimo dossier di Breaking the silence, associazione di ex soldati delle Israel Defense Forces che dal 2004 racconta l’occupazione dei territori palestinesi. Ora il faro è puntato sui bambini e sulle loro vite sotto assedio. Tra pestaggi, intimidazioni e umiliazioni: “Eravamo cattivi, davvero. Solo più tardi ho capito che avevamo perso il senso della pietà”.

A seguito, “Rachel Corrie e l’ennesima prova dell’impunità dell’esercito israeliano” (Chantal Meloni, ilfattoquotidiano.it);

Arrestati, ammanettati, bendati. Picchiati. Lo stillicidio è quotidiano. Nablus, 2005: “Ogni giorno dovevamo entrare nei villaggi e occuparli. Dimostrare che il territorio era nostro, non loro. (…) Una volta l’autista del blindato è sceso, ha afferrato un ragazzino e ha cominciato a picchiarlo a sangue. Non stava facendo nulla, era seduto sul marciapiede”, racconta il sergente maggiore dell’Armored corps dell’Idf. Come gli altri 30 ex colleghi che hanno rotto il silenzio, era in servizio tra il West Bank e la Striscia di Gaza tra il 2005 e il 2011. Il picco della seconda Intifada è passato, la situazione è calma. Ma la macchina della violenza macina ancora odio e dolore. E ingoia bambini che in molti casi non hanno nemmeno 10 anni.

Hebron, 2010: “Non sai i loro nomi, non ci parli. Loro piangono, si cagano addosso”. Chi parla è un sergente della brigata Nahal: “Me ne ricordo uno, piangeva senza sosta. Alcune volte nella stazione di polizia non c’è spazio e allora te li devi portare in caserma, ammanettarli, bendarli e aspettare che la polizia se li venga a prendere. E quello stava lì, accucciato come un cane”. La loro colpa è nella maggior parte dei casi l’aver lanciato pietre. Per fermarli tutto è lecito, anche sparare. E i proiettili, anche se di gomma, fanno male. Nablus, 2006-2007: “Tu ne scegli uno e miri al corpo, dalla feritoia del blindato – racconta un sergente dei paracadutisti – mi ricordo che ne prendemmo uno al petto da 10 metri e quello cadde a terra, svenuto”.

“Per anni sono emersi rapporti sulle condizioni dei bambini sotto l’occupazione israeliana – ha spiegato al Guardian Gerard Horton, legale di Defence for Children International – ora a parlare sono gli stessi soldati. E gli episodi che raccontano non sono incidenti isolati, ma la naturale conseguenza della politica del governo israeliano”. Ad aprile un rapporto di Dfc aveva fatto luce sui numeri dei minori che ogni anno vengono arrestati: negli ultimi 11 anni sono stati 7.500, 2.301 nel solo 2011, nel 2010 erano stati 3.470. Tra il 2008 e il 2012, il 75% degli arrestati sarebbe stato sottoposto a violenze fisiche, si legge nel dossier “Bound, Blindfolded and Convicted: Children Held in Military Detention”, basato sulle testimonianze di 311 minori.

La Convenzione dell’Onu sui diritti dei bambini (Uncrc) è lontana anni luce. In base ai racconti, Israele avrebbe violato gli articoli 2 (discriminazione), 3 (interesse superiore del bambino), 37 (b) (ricorso precoce alla detenzione) e 40 (uso di manette) della Convenzione. Senza parlare del divieto di trattamenti crudeli, inumani o degradanti (articolo 37 a): “Mentre li facevamo scendere dalla jeep ho sentito uno di loro cagarsi addosso. Ma non poteva fregarmene di meno”, ha raccontato un sergente maggiore della brigata Nahal. “Pochi giorni dopo il loro arresto – si legge nel dossier di Dfc – i due terzi dei minori vengono trasportati in prigioni situate in territorio israeliano”. In violazione dell’articolo 76 della Quarta Convenzione di Ginevra.

Un portavoce delle forze di difesa israeliane ha spiegato che Breaking the silence non ha voluto rivelare i nomi dei 30 soldati. “Lo scopo di questa ricerca – ha detto al Guardian – è solo quello di gettare ombre sull’Idf, che ha sempre invitato l’organizzazioni a trasmettere immediatamente reclami o sospetti riguardanti condotte improprie alle autorità competenti. In linea con i nostri impegni etici, gli incidenti in questione saranno oggetto di studi approfonditi”.

La pietà è morta nel West Bank, ma a distanza di anni alcune coscienze si risvegliano. E ricordano: “Quel ragazzino lì, sdraiato a terra, che implorava di non essere ucciso, poteva avere 9 anni – racconta un sergente della brigata Nahal in missione ad Assoun, vicino Qalqiliya – ho pensato ai nostri figli. Può un bambino pregare di non essere ucciso con una pistola puntata alla testa?

Marco Quarantelli
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/28/palestina-sevizie-sui-bambini-raccontate-dai-soldati-israeliani/336166/
28.08.2012


RACHEL CORRIE E L’ENNESIMA PROVA DELL’IMPUNITA’ DELL’ESERCITO ISRAELIANO

DI CHANTAL MELONI
ilfattoquotidiano.it

Oltre alla grande amarezza per la decisione di oggi, ci sono due cose che a mio parere emergono dalla vicenda di Rachel Corrie:

1. la cultura di assoluta impunità che caratterizza le azioni, violazioni e crimini commessi dall’esercito israeliano;
2. la mancanza di considerazione e rispetto della vita umana a fronte delle logiche di difesa e sicurezza.

Rachel, come i civili palestinesi che cercava – forse ingenuamente, certamente con passione e consapevolezza – di difendere, emergono quali vittime sacrificabili di questo conflitto; effetti collaterali di una guerra asimmetrica che protegge i militari molto piú che la popolazione civile.

I fatti risalgono al 2003: siamo nel cuore della seconda intifada, gli scontri tra Israeliani e Palestinesi sono violentissimi. Sono gli anni degli attacchi terroristici da parte dei Palestinesi in Israele e delle dure repressioni da parte degli Israeliani in Cisgiordania e a Gaza.

Secondo fonti israeliane, dei circa 4800 Palestinesi uccisi negli anni dalla scoppio della seconda intifada al 2008 solo un terzo o poco piú (35%) sarebbero stati coinvolti in attivitá militari o para-militari. Tra le 1053 vittime Israeliane meno di un terzo sarebbero stati militari (31%).

La pratica della distruzione delle case palestinesi è ampiamente utilizzata dall’esercito israeliano. Come denunciano dagli avvocati del Centre for Constitutional Rights di New York, che ha tentato di portare in giudizio la Caterpillar, gli enormi bulldozer americani – ritoccati specialmente per gli usi di guerra israeliani – hanno distrutto piú di 4.000 abitazioni solo in quegli anni, ferendo, uccidendo o lasciando senza casa migliaia di famiglie palestinesi.

Ufficialmente si tratta di bonificare il territorio dai presunti terroristi e di spianare le aree di confine (la c.d. buffer zone); in realtá si tratta spesso di ritorsioni, di punizioni collettive nei confronti della popolazione civile tutta, che come tali sono state a piú riprese condannate a livello internazionale, anche come distruzione di proprietá civile, che è vietata e prevista come crimine di guerra ai sensi degli articoli 53 e 147 della IV convenzione di Ginevra (a meno che la distruzione sia “assolutamente necessaria” ai fini dell’operazione militare).

Rachel Corrie si opponeva a tutto ciò: armata di giubbotto arancione fosforescente e megafono si “interponeva” tra i soldati, o i bulldozer, e gli obiettivi da distruggere. Quando l’enorme Caterpillar l’ha schiacciata stava cercando di impedire che la casa della famiglia del medico palestinese ove era ospitata venisse rasa al suolo. I testimoni presenti con lei sul luogo al momento del fatto giurano da 9 anni che non è possibile che il soldato che guidava non l’avesse vista.

I genitori di Rachel hanno un solo desiderio: che venga svolta un’indagine accurata e indipendente sulla morte di loro figlia. Per questo nel 2005 avevano presentato ricorso contro lo stato di Israele alla Corte di Haifa; a loro parere, l’indagine militare condotta nel 2003 e conclusa sbrigativamente al fine che nessuna responsabilità potesse essere imputata all’esercito israeliano non era accettabile.

Dello stesso parere sono peraltro tutte le organizzazioni per i diritti umani, nonché l’ambasciatore americano in Israele, il quale, relazionando nel maggio 2011 al comitato per gli affari esteri americano, ha dichiarato: “Per sette anni abbiamo fatto pressione sul governo di Israele ai piú alti livelli perché conducessero una indagine accurata, trasparente e credibile sulle circostanze della sua (di Rachel Corrie) morte. Il governo di Israele ha risposto che considera il caso chiuso e che non ha intenzione di riaprire una indagine sull’incidente”.

Il giudice Oded Gershon, presidente del collegio nel tribunale di Haifa, ha tuttavia avallato la decisione dell’esercito di non procedere con alcuna indagine penale nei confronti del soldato che guidava il bulldozer che ha ucciso Rachel Corrie, ed inoltre non ha riscontrato alcuna negligenza in tal senso da parte dello stato israeliano.

Per chi conosce bene la realtà della giustizia militare israeliana viene da dire ‘tutto come da copione’. La mancata apertura di un’indagine accurata e indipendente sulla morte di questa giovane attivista americana va solo ad aggiungersi alle centinaia, migliaia, di mancate indagini aperte nei confronti di civili uccisi come vittime collaterali di questo conflitto. Come riportato da B’tselem, la piú importante organizzazione israeliana per i diritti umani, in dieci anni solo il 3% dei casi in cui è stata chiesta l’apertura di un’indagine per l’uccisione di palestinesi da parte di soldati israeliani ha originato un’indagine penale.

Chantal Meloni
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/28/rachel-corrie-e-lennesima-prova-dellimpunita-dellesercito-israeliano/336630/
28.08.2012

Pubblicato da Davide

  • ericvonmaan

    Non posso scrivere quello che penso di questa gente

  • Tonguessy

    Non posso scrivere quello che penso di questa gente

  • Tetris1917

    Avete mai visto uno stato che si autocondanna?
    Ciò che accade ai bambini e’ per noi, penso persone umane, qualcosa di intollerabile. Ma cosa e’ questo se non il sacrificare i bambini altrui per preservare i propri? E’ Darwin, nel senso piu’ selettivo possibile del discorso.

  • glab

    beh, penso che sarebbe ora di cominciare ad applicargli la legge del contrappasso:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Contrappasso

  • albsorio

    Il problema è piú esteso nel tempo e nello spazio, cioè va oltre i confini d’Israele….. http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=5046

  • siletti86

    L’ebreo furbo ti farebbe subito notare che sono proprio loro ad applicarla: vedi “Shoah”.

  • glab

    nono, la shoah non è la legge del contrappasso ma il pretesto del predone.
    infatti, l’ebreo furbo come dici tu, cura che non si possa discutere la shoa altrimenti i suoi pretesti crollerebbero.
    indi la shoah non è l’applicazione della legge del contrappasso!

  • peronospora

    Cacchio bella sta legge. Chi ha scopato poco scoperà per l’eternità. Mi piace

  • mincuo

    Bisogna distinguere. A me come a molta gente molto meglio di me, da molto fastidio che tutti gli Ebrei siano sempre accomunati a un gruppo di banchieri-finanzieri ipermiliardari Sionisti che premono su mezzo mondo e controllano economia e media, dall’altra da un gruppo di psicopatici guerrafondai, o di Religiosi fondamentalisti.
    Soprattutto che questi parlino sempre a nome di tutti gli Ebrei, perchè è falso che siano “tutti”.
    E’ pur vero che una grande parte, come sempre avviene, è intronata di propaganda a senso unico, ma è altrettanto vero che una parte di loro non si riconosce per nulla in certe cose.
    E’ anche vero che questi non appaiono mai, che sono censurati o minacciati o infamati e calunniati regolarmente, e che addirittura fecero una lista di proscrizione (una specialità della casa) presentata in pompa magna ed elegantemente chiamata S.H.I.T List (lista della gente di merda, letteralmente) HREF=”http://www.masada2000.org/list-A.html”title=’http://miryammarino.blogspot.it/2009/03/i-fratelli-neuman-togliete-il-nome-di.html’> LINK [miryammarino.blogspot.it]in cui stavano tutti gli Ebrei “reietti e traditori”.
    Salvo poi rivelarsi un boomerang quando alcuni lettori di un giornale Israeliano con l’ironia e humour che sono tipici, per chi conosce, si dissero molto felici della lista ma li pregarono di “togliere almeno una ventina di nomi, altrimenti nella prossima lista, quella dei “buoni” poi si rischiava che non ci sarebbe stato più nessuno da mettere, salvo banchieri, truffatori internazionali, e guerrafondai e oppressori”.
    Ci sono poi anche questi, che chiedono di togliere il nome della nonna dallo Yad Vashem, (Museo della Memoria a Gerusalemme) perchè non vogliono più che sia rappresentata da uno Stato simile, che fa altrettanto di quel che subì lei. LINK [miryammarino.blogspot.it]
    E ce ne sono anche altri che hanno fatto la stessa cosa.
    E ci sarebbe tanta gente da mostrare.
    Ad esempio sono loro che qui spiegano, in questo filmato, che consiglio, come funziona da sempre l’informazione sulla questione Palestina: LINK [miryammarino.blogspot.it]
    Bisogna distinguere. E bisogna cercare, certo non su La Repubblica, ma c’è, e tanto.

  • mincuo

    Indirizzo corretto:
    S.H.I.T LIST [www.masada2000.org]

  • nuvolenelcielo

    Non posso scrivere quello che penso di questa gente

  • misunderestimated

    Mi raccomando, il prossimo 27 gennaio, tutti incollati alla tivvù a idolatrare finti reduci, giornalisti con la kippah, bias anti-tedesco, quindi anti-europeo e a promuovere costosi viaggi della memoria nelle scuole, e perché no, pure trasferte allo Yad Vashem.

    Mi raccomando, allineati e coperti dietro i bilanci dell’industria olocaustica.

  • Aironeblu

    È certamente sbagliato giudicare l’insieme dei cittadini israeliani dal solo punto di vista delle infinite ripugnanti azioni commesse dallo stato sionista dal dopoguerra in poi, ben sapendo che molti (non so quanti a dire il vero) di loro sono contrari all’espansionismo aggressivo praticato senza ritegno dai militari al governo. È però altrettanto vero che in quella che si spaccia per una democrazia i cittadini eleggono e devono promuovere o bocciare con il loro consenso e con le loro azioni i propri leader politici. E non mi sembra che i carri armati israeliani abbiano incontrato molta resistenza da parte della popolazione civile israeliana, non mi sembra che mai nessun cittadino indignato dalle azioni del suo governo si sia eroicamente frapposto tra i cingoli dei carri armati e le case dei villaggi abbattuti.

    Come popolo noi siamo rappresentati dai leader che ci siamo scelti, e siamo tutti responsabili di fronte alle altre nazioni di quanto viene da loro compiuto. Senza scuse e senza distinzioni. Se i cittadini israeliani accettano di essere governati da criminali nazisti autori di interi genocidi, se ne devono assumere le responsabilità, tutti.

  • nuvolenelcielo

    Ci sono israeliani contro lo stato sionista, ovviamente non vengono pubblicizzati, non fa molto comodo a nessuna delle due parti “in guerra”. L’ultima che ho visto è questa donna israeliana che difende un bambino palestinese da un soldato israeliano — http://www.davidicke.com/headlines/68909-an-israeli-woman-protects-a-pa%C2%ADlestinian-boy-from-an-israeli-soldier — (Ci sono persino ebrei che negano le cifre e le versioni di Norimberga dell’olocausto, so che questo è fuori tema, è solo per dire che anche in Israele ci sono -ovviamente- persone non allineate e/o per bene, nonostante la Torah insegni che tutti i non-ebrei sono bestie e il mondo diventerà schiavo di Israele).

  • Tanita

    Ció che si é perso e bisognerebbe ritrovare d’urgenza non é il senso della pietá ma dell’umanitá.
    Tra banchieri, politici corrotti, ricchi meschini, “carrieristi”, militari e poliziotti, continuiamo a precipitare nella barbarie senza soluzione di continuitá. E il resto di noi, la maggior parte della gente al mondo, che in genere fa poco o direttamente nulla per trasformare la realtá.
    Dobbiamo evolvere. Non c’é altra possibilitá. Cosí non si puó andare avanti.

  • mincuo

    Non è la Torah. Il Talmud.

  • mincuo

    Anche la schiena dritta. Semplicemente. Coi bla bla bla generici si prendono tanti applausi e si è tanto buoni. Poi quando si va sul concreto questi spariscono sempre.

  • nuvolenelcielo

    ops… thanks

  • mincuo

    C’è anche una questione di sudditanza più o meno inconscia, e di timore, non ingiustificato, o di interesse. C’è un doppio standard che stato man mano impresso, volutamente.
    Ad esempio io qui sul forum misi un post in cui chiedevo l’opinione sulla creazione di un Parlamento Islamico Europeo, ospitato dal Parlamento Europeo, e riservato esclusivamente ai solo Islamici.
    E raccolsi un sacco di opinioni indignate. Successivamente, in altro post, feci presente che esisteva già, nel silenzio dei media un Parlamento Ebraico Europeo, funzionante da mesi, a Bruxelles, riservato ai soli Ebrei, negli stesso Palazzo del Parlamento, con tutti icrismi dell’ufficialità, e che verrà regolarmente “ascoltato” dal Parlamento Europeo. E i commenti sono diventati circa “vabbè” o al massimo “non sono d’accordo”.
    La stampa non ne parliamo, manco una critica, su una cosa razzista al 100%.
    E gli unici che hanno parlato chiaro? Eccoli qua:

    “EJJP (European Jews for a Just Peace) ha appreso con raccapriccio la creazione di un cosiddetto ” Parlamento degli Ebrei Europei”, presso gli uffici del Parlamento Europeo a Brussels.
    EJJP denuncia questa creazione come una triplice mistificazione.
    Nulla nel modo in cui è stato costruito questo “parlamento”, nel modo in cui opera, nè nel modo di scelta dei suoi partecipanti gli consente la pretesa di rappresentare tutti gli Ebrei europei. Non c’è alcuna giustificazione per il fatto che alcuni Ebrei europei mettano su un proprio parlamento con il compito di dettare una politica comune degli Ebrei in Europa.

    Tutto indica che, una volta ancora, il creare uno strumento di pressione dedicato alla incondizionata difesa di Israele indipendentemente dai crimini commessi dai governi che in Israele si succedono, e il pretendere che debba esistere un legame indissolubile tra Israele e gli Ebrei del mondo intero, e l’intrigare per fare sì che le istituzioni internazionali si allineino su queste posizioni, stimolerà e rafforzerà l’antisemitismo dove già esiste.
    EJJP riafferma che potrà stabilirsi una durevole pace nel Medio Oriente, come dovunque, solo con il riconoscimento dei diritti umani e politici per tutti i popoli della regione, compresi il Popolo Palestinese e quello Israeliano.

    Se non si aiuta chi tiene la schiena dritta, per paura e ipocrisia, non si aiuta nessuno. E si ingoia tutto. Poi non ci si può lamentare, perchè un gradino alla volta poi si accetta tutto.
    E mica solo per i Palestinesi.

  • siletti86

    Ma vaglielo a far capire!!!!

  • cardisem

    Segnalo questo contributo specifico specifico alla discussione:

    http://antisionista-antigiornale.blogspot.it/2012/08/lassassinio-di-rachel-corrie-e-la-falsa.html

    dove è posto il problema della “legittimità” dello stato di Israele, ben distinto dalla sua “legalità”.

  • mincuo

    Una domanda uno dovrebbe farsela. Se un importante gruppo di Ebrei Europei, quindi in un certo senso quelli che avrebbero più giustificazioni a tacere, scrive (ma nessun media importante l’ha pubblicato) cose come: “apprendiamo con raccapriccio” “triplice mistificazione” “completamente ingiustificato” ecc… la mia domanda è: possibile che nessun giornalista TV o della carta stampata, specie quelli delle parità, dei diritti, delle uguaglianze e blablabla, non lo abbia trovato anche solo un pò “discutibile” questo “Parlamento Special”. Only for us?
    Dico uno solo? Tutti entusiasti?
    Talmente da dimenticarsi tutti perfino di dare la notizia, quando è stato istituito?
    Ma vi rendete conto che miracolo è avvenuto?
    Tutti i giornalisti erano d’accordo in tutta Europa. Nessuno nemmeno un pò perplesso. Chessò, un commentino, uno schitino. Niente
    Chissà come mai. Certo che è abbastanza misterioso il motivo.

  • Jor-el

    PRESERVARE I PROPRI????? Ma chi, nel vasto universo mondo, ha mai minacciato i bambini israeliani???

  • Jor-el

    Secondo me non c’è proprio nessun mistero. Ho la nettissima sensazione che criticare lo stato d’Israele e le iniziative pro-israeliane non faccia bene né alla carriera, né alla salute.

  • cardisem

    “I genitori di Rachel hanno un solo desiderio: che venga svolta un’indagine accurata e indipendente sulla morte di loro figlia.“—

    —-
    Commento:

    Non ne verremo a giorno finché non avremo assimilato un principio:
    – che lo stato israeliano è uno “stato criminale” che deve essere “smantellato”.

    Trovo ingenuo aspettarsi che dei “criminali”, assoluti criminali, si comportino secondo principi da noi prospettati.

  • decimalegione

    http://www.focusonisrael.org/2012/08/01/gaza-hamas-vittime-palestinesi/
    Se a qualcuno piace la disinformazione come l’articolo in questione, spero sinceramente che possa piacere anche la controinformazione.——–
    Tanti sono gli articoli della disinformazione e mistificazione dei fatti, tanti sono gli articoli della controinformazione di quei fatti…ad una mente libera, basta andare a cercarli, leggerli e farsi una libera critica.——–
    Certo non vale per chi a priori si spaccia per paladino della pace,… sempre dalla parte araba ed è “non antisemita ma contrario al governo israeliano e alla sua politica!”… a priori e sempre favorevole, comunque sia, nel tempo solo alla parte araba. Gérard.——
    Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c’è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d’Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l’odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nellaltro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso.———
    Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972——–

    http://www.focusonisrael.org/2012/04/16/gaza-morte-boia-hamas/——
    http://www.focusonisrael.org/2012/04/12/primo-levi-palestinesi-ebrei/——-
    http://www.focusonisrael.org/2012/03/18/bugie-palestinesi/——-
    http://www.focusonisrael.org/2012/03/16/bambini-palestinesi-vittime-bugie/——-
    e tanti altri ancora!——-
    Alberto Pi —–
    CONOSCERE I FATTI
    FATTI CHE NON SI POSSONO NEGARE E SI DEBBONO TENERE PRESENTI—–
    1) Si dice che i Palestinesi lottano per “riavere” la loro terra, occupata dagli Israeliani.—-
    Invece:—–
    – il territorio della Palestina è stato per secoli (fin dalle Crociate) sotto l’Impero Ottomano (turco);–
    – nessuno mai, per secoli, dalla dominazione romana in poi, ha stabilito un regno od una nazione in quella zona;–
    – Gerusalemme non è mai stata capitale per nessuno tranne che per il popolo ebraico;–
    – dopo la 1a Guerra Mondiale, vinto e dissolto l’Impero Ottomano, il territorio della Palestina è passato
    su disposizione della Società delle Nazioni – sotto il Mandato inglese;–
    – alla fine del Mandato inglese, il 29 novembre 1947 (Risoluz. N.181) venne proposta dall’ONU la creazione di due stati: uno arabo ed uno ebraico (133 voti a favore, fra cui quello dell’URSS, e 13 contrari).—
    Gli ebrei accettarono e, il 14 maggio 1948, dichiararono la fondazione del loro Stato: Gli arabi rifiutarono e, il 15 maggio 1948, sferrarono con 5 eserciti (Egiziano, Siriano, Libanese, Transgiordano ed Irakeno) il primo attacco concentrico;—–
    – l’11 maggio 1949, con la Risoluzione n.273, lo Stato d’Israele veniva ammesso all’ONU. ——
    2) I terreni appartenevano a ricchi latifondisti (sceicchi, emiri) e venivano lavorati da pochi contadini,
    quasi servi della gleba: Erano terreni deserti e malarici:—
    – gli ebrei comprarono la terra dai latifondisti arabi a prezzi esosi (anche a 1.000,00 – 1.500,00 $ per acro)allorché, nello stesso periodo, la ricca terra dello Iowa (USA) veniva venduta a circa 110,00 $ per acro (M.Auman – Land ownership in Palestine – 1880/1948). L’hanno bonificata e l’hanno poi avuta sotto il loro controllo a seguito delle molte sanguinose guerre di autodifesa;—
    – nessun paese, che si sappia, ha mai restituito territori acquisiti in guerra: Israele ha restituito il Sinai nel 1982 ed il Sud-Libano nel 2000.—
    3) Si crede che gli Israeliani abbiano compiuto, in questo secolo, un’invasione.
    Invece:—
    – la popolazione totale era, 150 anni fa, nell’ordine di circa 200.000 abitanti: oggi ammonta a circa 10.000.000 (quasi 7 milioni in Israele e circa 3 milioni nei Territori).—
    – gli ebrei erano presenti nella Giudea (poi Palestina) già 2.400 anni prima che l’Islam la occupasse. Comunque vi sono stati degli ebrei sempre, senza interruzione (27 sinagoghe nella sola Gerusalemme Vecchia);—
    – i palestinesi, come popolo, sono nati in questo secolo: erano arabi provenienti dai paesi limitrofi (soprattutto Giordania), venuti in massa in Palestina sotto il Mandato inglese in cerca di una vita migliore dato lo sviluppo che l’immigrazione ebrauca dava a quel territorio: gran parte di loro furono cacciati e uccisi a migliaia dal governo giordano nel “settembre nero” del 1970. —
    4) Aggressione?—
    – Israele ha sempre agito ed agisce per legittima difesa: non solo nella guerra cominciata già all’indomani della fondazione dello Stato, ma anche sempre successivamente, fino ad oggi. Nessun attacco è mai venuto da Israele, mentre si accettano come normali quelli terroristici commessi per anni dagli arabi come hanno documentato le cronache e la TV.—
    5) Accordo.—
    – finché Israele non ha occupato i territori, e cioè dal 1948 al 1967, gli arabi li hanno avuti nelle loro mani: avrebbero potuto creare lo Stato palestinese ma non l’hanno fatto. Arafat ed i suoi hanno anche recentemente rifiutato di averlo accanto a quello d’Israele, dimostrando così di avere l’intenzione di non contentarsi mai di quanto loro offerto (oltre il 98%), né di accettare un compromesso su Gerusalemme; di volere perciò (come da sempre) “ricacciare in mare l’invasore”.—
    6) Interessi religiosi.—
    – si può osservare che i palestinesi – come tutti i mussulmani – vanno in pellegrinaggio alla Mecca e pregano rivolti verso la Mecca; gli ebrei, da sempre, verso Gerusalemme;—
    – le due moschee furono – non per caso – edificate sulle rovine del Tempio di Salomone. Non si può sostenere che la “spianata” sia di prima ed unica sacralità per gli arabi come lo è per gli ebrei. Comunque, nello Stato d’Israele e nei territori sotto controllo israeliano c’è piena libertà di culto, libertà che mancò totalmente per gli ebrei quando Gerusalemme era sotto il dominio giordano (accesso al Luoghi Santi impedito, cimiteri profanati e distrutti).—
    7) Profughi.—
    – Israele ha accolto i profughi cacciati dai paesi arabi, in numero anche superiore (800.000) a quello dei palestinesi incitati dalle autorità dei paesi arabi a fuggire dal neonato Stato d’Israele al momento della sua fondazione (1948) cioè circa 600.000 (v.rapporto UNRWA – Agenzia dell’ONU per i Rifugiati) contro i circa 4.000.000 di cui oggi si chiede il ritorno;—
    – Israele ha inserito i suoi profughi ebrei, e perfino quegli arabi-palestinesi che non fuggirono nel 1948 (che hanno i loro seggi nel Parlamento) mentre gli Stati arabi ed Arafat hanno costretto i profughi palestinesi nei campi e li hanno abbandonati a sé stessi, usandoli a scopo politico per il conflitto, rendendoli frustrati ed aggressivi e sperperando e dirottando ad altri scopi i miliardi (!) di $ erogati dall’UNRWA e da alcuni Stati arabi.—
    8 ) Oppressione.—
    – i palestinesi dei Territori hanno avuto da Israele strade, elettricità ed altre infrastruttire, nonché assistenza sanitaria e sei università.—
    9) La pace.—
    – a Camp David si è arrivati ad un passo dalla pace, ma la risposta palestinese è stata, di nuovo, il rifiuto ed il ricorso alla violenza, proponendo – tra l’altro – immagini false di bambini oppressi, che venivano invece cinicamente utilizzati come riparo davanti ad adulti armati.—
    10) Odio.—
    – soprattutto occorre che i palestinesi pongano fine all’insegnamento dell’odio fin dalle scuole elementari. Esistono documenti sul carattere orribile di quello che si insegna. —
    11) Negoziati.—
    – anche per gli insediamenti, Israele ha dimostrato di essere disposto a negoziare, purché in un clima di compromesso e non di violenza. Israele oggi chiede di riprendere e completare gli accordi a suo tempo raggiunti per porre fine alla violenza che non può dare risultati positivi per nessuna delle due parti.—

  • mincuo

    Vediamo se qualcuno risponde a questa “controinformazione” punto per punto. Dato il livello, non è complicato, per uno che conosce storia e non propaganda. “Facts are stubborn” “i fatti sono testardi”, dicevano gli Inglesi.

  • Aironeblu

    Sì, hai ragione, i nostri governanti non ci stanno rappresentando, rappresentano ben altri poco puliti interessi. Siamo in una fase di passaggio pericolosa, ed è il momento di risvegliare le coscienze, prenderci le nostre responsabilità e intervenire per ricostruirei la nostra sovranità popolare. Per noi e per il pianeta di cui siamo parte.

  • terzaposizione

    Caro Mincuo l’80% dei Media Main Stream appartiene a 7 Tycoon dalla chiara origine khazara, Murdoch n° 1, in Italia abbiamo un’elevata % di giornalisti/pennivendoli ebrei mentana-mieli-augias-saviano-mimun-ferrara-lerner-nirestein + un editore e tanti pennivendoli nostrani che adorano Mammona, quindi la tua ( ironica??) domanda ha un suo perchè.
    Ragazzi di CDC
    i seguaci del Talmud stanno danno il massimo della loro negatività per permetterci il passaggio in 4a Dimensione, suvvia siate collaborativi.

  • consulfin

    secondo me hai ragione fino ad un certo punto. Dare la colpa di tutto ai banchieri onnipotenti fa perdere di vista la colpa molto più diretta di quei coloni (gente “qualunque” quindi) che escono la mattina con il fucile a tracolla con l’intenzione di “difendersi” a fucilate dai cattivi bambini palestinesi che si ostinano a trovare antipatici quei tipetti in kippah che occupano le terre che furono dei loro genitori

  • cardisem

    Questi pezzi di merda di “Focus” li conosco quanto basta… È da dire che Israele sta investendo molto danaro ovvero sta mobilitando tutti i suoi mezzi per inquinare la rete. Per i giornali basta compraseli, corrompere i giornalisti… usare i mezzi tradizionali. Invece per la rete bisogna sguinzagliare un numero elevato di scagnozzi, di troll, che dicono le stesse cose e adottano le stesse tecniche.

    Come si respingono queste canaglie?

    Andando alla radice:

    Israele ha un deficit insanabile di legittimità, essendo fondato sulla pulizia etnica, la cui documentazione storica è ormai inconfutabile.

    In Europa bisogna smetterla con la storia dell’Olocausto, finalizzato alla produzione del “senso di colpa” che poi viene scaricato su un terzo innocente (il popolo palestinese). Lo si può fare, dando piena legittimità agli storici “revisionisti” diffamati come “negazionisti”: chi ne è capace si miseri con loro sul piano del contraddittorio.

    Da noi si pone di meno, ma va combattuto anche l’altro pilastro su sui si base il potere di Israele: il cristiano sionismo.

    La battaglia per la nostra libertà, la dobbiamo combattere in casa nostra, rivendicando piena libertà di pensiero e di espressione, ovvero chiedendo la cancellazione di qualsiasi reato di opinione.

    Una “opinione” può essere sempre e soltanto pensiero, mai un crimine o un reato, come pretendono quelle merde di Focus on Israel & Co.

    Si devono trarre tutte le conseguenze dall‘assunto che la libertà di pensiero (e di critica politica) è il fondamento di ogni democrazia che appena appena meriti questo nome.

  • cardisem

    Sul fatto quotidiano non ci scrive Furio Colombo? Non è un sionista? Cosa aspettarsi da quel giornale? Mai letto!

  • cardisem

    È ora di dire: basta! Ma tutti insieme e sempre più numerosi. Vi ricordate del vescovo Williamson? Colpevole di cosa? Di pedofilia? No, di avere espresso delle opinioni su questa materia. La stampa embedded (tutta) lo ha trattato assai peggio che se fosse stato un pedofilo. E si noti ancora che il “caso” fu montato a pochi giorni dalla cessazione di “Piombo Fuso”. Si doveva creare il diversivo…

    La grande stampa (Repubblica, La Stampa, il Corriere di Sion) va trattata come il “nemico” e non ci si deve ingannare dal fatto che danno anche le previsioni meteorologiche accanto a notizie e manipolazioni che conosciamo… Non dobbiamo credere loro neppure se ci dicono che ora è…

    Quindi, i nostri ragionamenti e i nostri dibattiti non devono mai partire da un notizia presa da quella fonte…

    In questo modo possiamo favorire anche il nascere di una stampa alternativa, ma se diamo loro un minimo di credito, condurranno sempre loro il gioco…

  • maxcasi

    Darwin???? questo conferma solo la teoria che non tutti gli uomini discendono dalla scimmia, ma alcuni direttamente dal verme…..senza offesa per i simpatici invertebrati cosi preziosi per la terra…..

    Ciao a tutti.
    MAX

  • refrattario

    Avevo aperto una discussione qui [www.luogocomune.net] sul parlamento ebraico europeo (a dire il vero inizialmente avevo solo linkato a delle fonti con un “non comment”, ma il dibattito ha assunto una brutta piega perchè qualcuno pensava di fare il gioco del “becchiamo l’antisemita”).
    Quello di aprire un parlamento in sordina e in una forma così… da operetta, è una strategia ben studiata.
    Fate una ricerca con “platini parlamento ebraico”. Ora qualche media sta dando la notizia relativa a codesto parlamento. Quando è stato inaugurato qualche mese fà nessuna notizia sui media italiani, pochissime dall’estero, nessun commento dai vari governi, partiti, associazioni, nessuna nota dall’eu, dalle mie parti c’è un detto: chi tace acconsente.
    Ma veniamo alla recente “notizia”: dei tizi hanno mandato una lettera ad un altro tizio preoccupati del dilagare del razzismo e antisemitismo (ma guarda, non me lo sarei mai aspettato) negli stadi.
    Quei tizi, e qui sta la notizia, si presentavano come membri del parlmento ebraico europeo.
    Notare il contesto quello calcistico , notoriamente considerato un ambiente molto sensibile alle problematiche sociali, politiche, culturali.
    Infatti il tifoso medio leggendo la notizia si chiederà:”Ma che ca… è sto parlamento?, da dove salta fuori?, aspetta un pò che mi informo” e non “Oibò c’è un ‘governo’ ebraico europeo?, non lo sapevo. Però Conte poteva mettere in campo…”

  • dotaste

    hai dimenticato Travaglio

  • cardisem

    Attenzione, quello che segue, è tratto da una testata di propaganda sionista, probabilmente direttamente ispirata dal governo israeliana. Esce ogni giorno da 10 anni ed esercita una pressione quotidiana e costante sulla stampa italiana. Vi collaborano i massimi esponenti dell’ebraismo italiano e ne è in sostanza un organo politico:

    Riportiamo dal sito internet del FATTO QUOTIDIANO l’articolo di Marco Quarantelli dal titolo ” Palestina, le sevizie dell’esercito israeliano sui bambini nei racconti dei soldati “.
    Non entriamo nel merito delle menzogne contenute nel pezzo, sono bufale talmente colossali da smentirsi da sole.
    Ci interessa, però, sapere che cosa ne pensa Furio Colombo, illustre collaboratore del FATTO, di un articolo simile.
    E Marco Travaglio, alfiere dell’amicizia per Israele ? Che opinione ha il vicedirettore del FATTO sulla pubblicazione di un simile articolo?
    Il pezzo, per altro, è corredato di circa 250 commenti quasi tutti contro Israele, uno peggio dell’altro per quanto riguarda odio e violenza.
    Sono questi i lettori del FATTO QUOTIDIANO? Forse Travaglio e Colombo dovrebbero riflettere sulla qualità dell’informazione che diffonde il loro giornale, se il risultato è dato da lettori simili.
    Ecco il pezzo:

    Colombo è un noto e dichiarato sionista. Ciò che si pretende da loro è un sostegno aperto, dichiarato, “senza se e senza ma”, che in effetti rischia di farli scadere al più basso livello di becera propaganda… Invece, il segreto di un buon propagandista, è quello di affettare una certa “oggettività”, quando per fare fessi gli ingenui. Ma a Tel Aviv non vanno troppo per il sottile…

  • Jor-el

    Vale la pena di rileggersi questo vecchio lavoro di Paolo Barnard, peraltro validissimo:
    http://paolobarnard.info/palestina.php in particolare, c’è un pezzo su Furio Colombo che è praticamente una risposta alle “tesi” di focusonisrael.org .

  • Jor-el

    Ok, lasciamo da parte le chiacchiere e parliamo un po’ di cose serie. I nuovi storici israeliani hanno potuto accedere agli archivi ufficiali che hanno cominciato ad essere accessibili nel 1978 – la legge israeliana prevede che essi possano essere aperti solo trenta anni dopo- La storia di Israele si rivela dunque come quella di molti altri Stati, nient’altro che un insieme di miti. Molte delle notizie “rivelate” da questi nuovi storici erano già note, o comunque erano già intuibili per coloro che si sono dimostrati refrattari alla propaganda ufficiale; e tuttavia, nel caso di Israele, la forza e la sistematicità dell’intossicazione informativa, l’allineamento della cosiddetta stampa indipendente e della cultura critica, la copertura e il conformismo internazionale sui temi in questione, gli effetti di dominio e di pulizia etnica che sono risultati da queste distorsioni comunicative, rendono significative queste conferme basate su documentazione di prima mano. Sembra superfluo ricordare che molti di questi nuovi storici israeliani hanno dovuto cambiare aria velocemente dopo aver pubblicato i loro scritti. Altri archivi, altri documenti dovranno essere prima o poi resi disponibili per comprendere il nesso, anche cronologico, che intercorre tra la nascita del sionismo e le prime compagnie petrolifere britanniche, quelle che a partire dal 1909, diventeranno la British Petroleum. Le compagnie petrolifere occidentali appoggiarono sin dall’inizio, con l’intermediazione di Lord Rothschild, la prospettiva di un insediamento sionista in Palestina, per affidargli il ruolo di guardiano del cosiddetto Occidente sul Canale di Suez, divenuto la via di approvvigionamento del nuovo affare del petrolio.
    Nel 1948, in Gran Bretagna il governo laburista di Attlee era contrario ad appoggiare la nascita di uno Stato sionista in Palestina per non alienarsi i rapporti amichevoli col mondo arabo, ma c’è il sospetto che la British Petroleum abbia scavalcato il proprio governo, intrattenendo rapporti diretti con Stalin, per ottenere l’appoggio decisivo dell’Unione Sovietica alla fondazione di Israele, appoggio sia in termini diplomatici che di armamenti. 1) La guerra del 1948 non fu affatto una lotta fra “Davide e Golia” (o almeno, non con gli Israeliani nella parte di Davide), visto che le forze ebraiche erano nettamente superiori sia in effettivi che in armamenti ai loro avversari. Nel momento di maggiore intensità della guerra civile tra israeliani e palestinesi, si contavano solo poche migliaia di combattenti palestinesi, male equipaggiati e spalleggiati dai volontari arabi dell’Esercito di liberazione guidato da Fawzi Al-Qawuqji. 2) Anche quando gli Stati arabi intervennero, il 15 maggio del 1948, i loro contingenti erano nettamente inferiori a quelli dell’Hagana, che continuò in seguito a rafforzarsi. Per di più gli eserciti arabi hanno invaso la Palestina in extremis (e alcuni controvoglia), non per “distruggere lo Stato ebraico”, cosa di cui sapevano essere incapaci, ma per impedire a Israele e alla Giordania – in “collusione” secondo lo storico Avi Shlaïm – di spartirsi il territorio devoluto ai Palestinesi dal piano di suddivisione dell’Onu del 29 novembre 1947.
    3) “Noi siamo in grado di occupare tutta la Palestina, non ho alcun dubbio”, così scriveva Ben Gurion nel febbraio del 1948, tre mesi prima della guerra arabo-israeliana e alcune settimane prima dei massicci invii di armamenti da parte dell’Unione Sovietica. Il che non gli impedì di proclamare senza sosta che Israele era minacciato da un “secondo Olocausto”. 4) Altra favola per anni accuratamente alimentata dai dirigenti israeliani, è quella secondo cui i Palestinesi avrebbero lasciato le loro abitazioni e le loro terre volontariamente, in seguito agli appelli lanciati dalle autorità e dalle radio arabe (trasmissioni che la propaganda israeliana ha inventato di sana pianta, come dimostrano le registrazioni integrali realizzate dalla BBC). In realtà, viene confermato quello che si sapeva fin dagli anni 50, che proprio le autorità israeliane costrinsero i Palestinesi all’esodo ricorrendo al ricatto, alla minaccia, al terrore e alla brutalità delle armi per scacciarli da loro territori. 5) In realtà è proprio con la punta delle baionette che i Palestinesi di Ramleh e di Lydda, quasi settantamila persone, bambini e vecchi compresi, furono scacciati in poche ore a metà luglio del 1948, su istruzioni di Ben Gurion. Respinti verso la frontiera con la Cisgiordania, molti di loro muoiono di stenti per strada. Era avvenuto lo stesso ad aprile a Jaffa, dove cinquantamila degli abitanti arabi fuggirono terrorizzati dal bombardamento dell’artiglieria dell’Irgoun e dalla paura di nuovi massacri. E’ quello che Morris chiama il “fattore atrocità”. Questi orrori sono tanto più ingiustificati in quanto numerosissimi villaggi arabi, per ammissione dello stesso Ben Gurion, avevano proclamato la loro volontà di non opporsi alla suddivisione della Palestina e avevano persino, in alcuni casi, concluso accordi di non-belligeranza con i loro vicini ebrei. Così era stato per Deir Yassin, dove, nonostante tutto, le forze irregolari dell’Irgoun e del Lehi massacrarono gran parte della popolazione. 6) In tutto, quasi ottocentomila Palestinesi dovettero prendere la via dell’esilio tra il 1947 e il 1949, mentre i loro beni mobili e immobili venivano confiscati. Il Fondo nazionale ebraico si impadronì di trecentomila ettari di terre arabe, la cui parte più consistente fu data ai kibutzim. L’operazione fu perfettamente concepita: all’indomani del voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’11 dicembre 1948, della famosa risoluzione sul “diritto al ritorno”, il governo israeliano adotta la legge d’urgenza relativa alle proprietà degli assenti che, completando quella del 30 giugno 1948 sulla coltura delle terre abbandonate, legalizza retroattivamente la spoliazione e vieta agli spoliati di rivendicare una qualunque compensazione o di reintegrare il loro nucleo familiare. Nonostante le rapine e le violenze cui si abbandonarono i soldati di Tsahal, essi beneficiarono della totale impunità. La comunità internazionale tacque per decenni. 7) Fin dal 1923 il padre degli ultranazionalisti ebrei Zeev Jabotinski affermava che bisogna rinunciare ad un accordo di pace prima di aver colonizzato la Palestina al riparo di “un muro di ferro”, visto che gli Arabi capiscono solo l’uso della forza. Questa dottrina fu messa in pratica dai politici israeliani sia di destra che di sinistra, che avrebbero sabotato i processi di pace successivi con la scusa che “non c’è un partner per la pace” (Barak); i dirigenti israeliani aspettano sempre che la parte avversa si rassegni ad accettare l’espansione territoriale dello Stato ebraico, lo spezzettamento e la demilitarizzazione di un ipotetico Stato palestinese, condannato a divenire un mosaico di bantustan satellizzati. Fonte: COMIDAD, manuale del piccolo colonialista N. 11