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PALESTINA, E ADESSO? ALCUNE RIFLESSIONI


DI GILAD ATZMON

Anche se le conseguenze della vittoria di oggi di Hamas non sono ancora visibili, è indubbio che i rusultati delle elezioni abbiano rivelato una fondamentale informazione sulla Palestina e il mondo arabo:

*Democrazia = Islam

Ancora una volta l’Occidente e soprattutto gli angloamericani devono prendere atto dell’evidenza: nel mondo arabo democrazia significa Islam. A meno che uno non sia particolarmente islamofobico non dovrebbe essere un problema. Ma chiaramente ci sono troppe persone che odiano l’Islam sia a sinistra che a destra e che sono orripilate dal successo dell’Islam fra le masse. Ad ogni modo le elezioni di ieri in Palestina dovrebbero servire come ultimo ammonimento per coloro che stanno insistendo per la ‘democratizzazione’ della Siria.

*’Una Palestina Democratica e Laica’ – potrebbe essere un concetto datato che sarebbe meglio abbandonare rapidamente

È ovvio che l’appello ripetuto in maniera ossessiva dalla sinistra per una ‘Palestina democratica e laica’ ha molto poco a che fare con la realtà palestinese. Evidentemente la maggioranza del popolo palestinese preferisce vivere in uno stato islamico invece che in uno laico e democratico, in cui la democrazia non significa ‘la voce del popolo’ quanto piuttosto una sua definizione occidentale limitata e ristretta. È ora chiaro che il richiamo ad uno stato palestinese laico esisteva per servire gli interessi di qualche scuola sionista di sinistra a la Yossi Beilin, che ha accusato in modo oltraggioso Hamas pochi giorni prima delle elezioni. È abbastanza sorprendente che questo appello contro Hamas e a favore di uno stato democratico laico sia piuttosto popolare tra differenti fazioni di ebrei antisionisti e gruppi di solidarietà palestinesi. Guardiamo le cose come stanno; il popolo palestinese ha scelto di vivere in uno stato musulmano invece che in uno laico. Se fossimo davvero democratici come sosteniamo di essere, dovremmo essere proprio noi a rispettare e ad accogliere la scelta del popolo palestinese. A mio parere appoggiare la Palestina vuol dire appoggiare i palestinesi e il loro diritto al ritorno, indipendentemente dalle loro scelte politiche, teologiche o culturali.

Dobbiamo comunque ricordarci che quasi la metà dei palestinesi ha votato per il movimento al Fatah, in altre parole, moltissimi palestinesi magari preferiscono vivere in uno stato laico.

È inoltre necessario aggiungere che il voto di oggi rappresenta la scelta del popolo palestinese che vive in Palestina. È piuttosto verosimile che un’elezione che includa i palestinesi della diaspora che vivono in altri paesi possa portare a risultati completamente diversi. Se ci si occupa della causa palestinese bisogna prendere in considerazione questa possibilità. Alla fine la maggior parte dei palestinesi vive fuori dalla Palestina, dal 1948 in poi questo popolo ha subito una continua pulizia etnica.

*Il pensiero di sinistra non è più attuale; ha un disperato bisogno di essere ristrutturato

È ormai abbastanza evidente che l’ideologia di sinistra sta lottando per trovare una posizione all’interno della nuova battaglia fra l’Occidente ed il Medio Oriente. I parametri del cosiddetto ‘conflitto culturale’ sono stabiliti in maniera così astuta che le persone di sinistra ‘razionali’ ed ‘atee’ sono sempre condannate a sentirsi più vicine a Donald Rumsfeld che ad un religioso musulmano. Finché l’ideologia di sinistra sarà intrappolata in parametri di pensiero razionali e antireligiosi continuerà ad essere combattuta nello schierarsi dalla parte degli oppressi di oggi, p.es. gli arabi. Se la sinistra europea vuole continuare ad essere attuale deve reimpostare le sue visioni del mondo per quanto riguarda la razionalità, la religione e specialmente l’Islam. Se la sinistra vuole continuare ad essere attuale deve rivalutare completamente l’idea della politica della classe operaia. Gli iracheni oppressi hanno molto poco in comune con la classe operaia europea del 19esimo secolo. La sinistra si deve impegnare in nua nuova terminologia di etnicità e differenziazione culturale. Invece di imporre agli altri quello in cui crediamo noi, dovremmo imparare a capire in che cosa credono gli altri. Uno studio approfondito dei concetti di jihad e shahid è sicuramente un buon inizio.

*Mentre la via israeliana sta mostrando chiari segni di affaticamento mentale, i palestinesi resistono più che mai

A questo punto gli israeliani si stanno spostando in massa verso Kadima, il nuovo movimento politico fondato due mesi fa da Sharon gravemente malato. In realtà non c’è nulla di nuovo o di innovativo in Kadima, è stato creato per rilanciare la vecchia fantasia della sinistra sionista di uno stato nazionale ebraico razzista a maggioranza e a dominazione opprimentemente ebraiche. E sembra proprio che agli israeliani questa possibilità piaccia molto. Amano l’idea della resurrezione del ghetto dell’est Europa proprio nel cuore del Medio Oriente. Ovviamente al Fatah voleva negoziare con questo movimento israeliano e, razionalmente parlando, non si può biasimarlo. Al Fatah aveva compreso già da tempo che è praticamente impossibile sconfiggere militarmente le forze israeliane appoggiate dagli americani. Inoltre è fondamentale far presente che praticamente la metà del popolo palestinese è d’accordo con al Fatah, ma semplicemente non poteva più sopportare l’occupazione israeliana. Hamas, d’altro canto, ha detto NO a Israele, e come abbiamo saputo stamattina, la maggioranza dei palestinesi ha seguito Hamas. Ha detto NO alla segregazione sionista, ha detto NO all’occupazione israeliana, ha detto NO al laceramento della Palestina in un bantustan. Inoltre dice NO all’idea di uno stato ebraico in mezzo alla Palestina. Dice NO all’idea di una colonia politica imposta dall’America. Dice SI ad una Palestina islamica. In breve, mentre gli israeliani stanno mostrando chiari segni di cedimento, la maggior parte dei palestinesi insiste nel reclamare i suoi legittimi diritti. Non ho dubbi che trionferà la giustizia per il popolo palestinese.

È difficile dire se Hamas abbia il potere di fare avanzare la causa palestinese a breve termine, d’altronde Hamas è un movimento vasto che racchiude ben più di un’unica voce. Per esempio so che da molto tempo alcuni leader di Hamas credono che la soluzione dei due stati possa garantire la separazione dagli israeliani e dal loro stile di vita occidentale liberale. In altre parole, anche all’interno di Hamas ci sono persone che credono nella soluzione dei due stati, anche se per ragioni molto diverse. Ad ogni modo sarà interessante osservare quale sarà il programma politico di Hamas.

Oggi più che in qualsiasi altro momento è piuttosto chiaro che l’appoggio alla Palestina e al popolo palestinese deve basarsi sull’ascolto delle tante voci della Palestina. Invece di imporre la nostra visione del mondo al popolo palestinese dovremmo lasciare in pace i palestinesi. Dovremmo ascoltarli e cercare di trovare il modo di sostenere la loro complicata causa.

Gilad Atzmon
Fonte: http://www.counterpunch.org/
Link: http://peacepalestine.blogspot.com/2006/01/gilad-atzmon-where-to-now-palestine.html
26.01.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di OLIMPIA BERTOLDINI

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Pubblicato da Olimpia