Home / ComeDonChisciotte / OPERAZIONE MATADOR: UN ESERCIZIO INUTILE

OPERAZIONE MATADOR: UN ESERCIZIO INUTILE

 
Un altro giorno nell’Impero

DI KURT NIMMO

Man mano che l’imbroglio di Bush in Iraq si protrae, avvicinandosi sempre più al completo disastro, è sempre più frequente leggerne le cronache raccontate dai media di regime o, piuttosto, è più facile leggervi tra le righe. Per averne un esempio, leggete il seguente articolo, preso dalla Associated Press (www.columbiatribune.com):

Forze Statunitensi danno la caccia ai seguaci del più ricercato terrorista Iracheno, spinti all’interno di una regione fuori controllo presso il confine Siriano, dopo aver incontrato nella giornata di oggi una inaspettata resistenza da parte di ribelli nascosti in remote postazioni desertiche lungo la riva meridionale del fiume Eufrate.

Il “più ricercato terrorista Iracheno” è ovviamente Abu Musab al-Zarqawi, ma per qualche ragione il suo nome  non è menzionato all’interno della notizia (questo può essere dovuto a una svista oppure gli editori della Associated Press ritengono che non sia più necessario menzionare il suo nome, visto che hanno speso dei mesi per inculcare nelle nostre menti facilmente impressionabili un “fatto” singolare, come definito da Bush e dal Pentagono: la “ribellione” in Iraq è guidata da un solo uomo, ora che Saddam -o uno dei suoi sosia- è in prigione. Questo uomo è un mostruoso spettro, uno sterminatore, tagliatore di teste, esecutore di infedeli, sia Anglo-americani che appartenenti alla Shia e il suo nome è al-Zarqawi). Il fatto è comprensibile, dato che l’intera resistenza è comandata al-Zarqawi, o così siamo portati a credere, e i “seguaci” di al-Zarqawi sono ora intrappolati in una “regione fuori controllo” (opportunamente vicina al confine Siriano). In ogni caso, anche se i media di regime non vogliono annoiarci raccontando l’intera vicenda, la maggior parte dell’Iraq (al di fuori della Zona Verde) è “regione fuori controllo”, dove la resistenza detta le regole e si preoccupa di attaccare le forze occupanti.
”I Marines hanno duramente combattuto nella giornata di ieri contro dozzine di ribelli ben armati che li hanno bersagliati da balconi, terrazze e bunker protetti da sacchi di sabbia presso la città di confine di Obeidi e nei villaggi circostanti” ha riportato il Los Angeles Times.

In altre parole, questi “ribelli ben armati” hanno atteso gli Americani presso Obeidi preparando la battaglia, suggerendo l’ipotesi che qualcuno li abbia avvertiti (le spie della resistenza sono ovunque in Iraq, considerando che la maggior parte degli Iracheni odia i militari Statunitensi che occupano il loro paese e molti lavorano direttamente con la resistenza).

”All’incirca 100 miliziani sono stati uccisi dall’inizio dell’operazione Matador, una delle maggiori offensive in Iraq degli ultimi sei mesi, iniziata sabato notte presso Qaim, 200 miglia a Ovest di Baghdad”, hanno riferito i militari.

Traduzione: il Pentagono non ha assolutamente idea di quanti “miliziani” (leggi: persone che vogliono che gli Stati Uniti lascino il loro paese e si sono uniti alla resistenza) siano morti — e, se lo sanno, certamente non andranno a riportare la verità dei fatti ai media e all’opinione pubblica Americana, come fu nel caso del Vietnam (dove il Pentagono spesso raddoppiò il conteggio dei caduti). “Il ritorno della conta dei cadaveri nella valutazione delle operazioni militari Statunitensi è un fatto tristemente ironico, specialmente alla luce delle critiche ricevute dai militari americani durante la guerra del Vietnam per aver utilizzato il numero di nemici uccisi come una misura della propria efficacia,” scrisse Mackubin T. Owens (www.ashbrook.org) quando Bush invase l’Afghanistan: “Le critiche al metodo di conteggio dei cadaveri in Vietnam erano fondamentalmente corrette. La fiducia nel conteggio dei caduti era il risultato di una generale mancanza di strategia per combattere la guerra. Fu anche la logica conseguenza di un errato approccio operativo, una guerra di logoramento” Ovviamente,  se effettivamente la strategia del Pentagono è una “guerra di logoramento”, questa sta fallendo miseramente in Iraq.

Dei banditi, nel frattempo, hanno rapito nella giornata di oggi il Governatore della provincia Irachena occidentale di Anbar, facendo sapere alla sua famiglia che egli sarà rilasciato quando le forze Statunitensi si saranno ritirate da Qaim, come hanno riferito i famigliari. Il Governatore Raja Nawaf Farhan al-Mahalawi è stato catturato mentre era in viaggio da Qaim verso il capoluogo di provincia di Ramadi, ha riferito suo fratello Hammad.

Le forze armate statunitensi non riescono nemmeno a proteggere i propri burattini. Forse dovrebbero spostarsi tutti all’interno della Zona Verde. Perlomeno, quando sarà il momento, saranno più vicini agli elicotteri destinati alla loro evacuazione.

L’offensiva si inserisce in una ondata di attacchi miliziani che sta attraversando l’Iraq, spesso aventi come obiettivo forze di sicurezza e civili, dopo l’annuncio del nuovo governo datato 28 Aprile.

Nei fatti “l’offensiva” non è mai cessata, nonostante la farsa delle false “elezioni” inscenata da Bush in Iraq. Per quanto riguarda gli attacchi rivolti ai civili, i media di regime raramente menzionano il fatto – confermato mesi fa- che Bush e compagnia hanno massacrato oltre 100.000 Iracheni (perché i media di regime hanno accantonato il rapporto del giornale medico Britannico The Lancet: www.commondreams.org).

Come di consueto non vengono forniti dettagli o prove inconfutabili a riguardo di questi civili presumibilmente uccisi dalla resistenza. Ovviamente i civili vengono uccisi in gran numero, ma non solo il Pentagono rifiuta di rilasciare informazioni su queste morti: pare addirittura che facciano bersaglio delle persone che tentano di raccogliere informazioni sui fatti (vedere La Misteriosa Morte di Marla Ruzicka: I militari Statunitensi hanno statistiche dettagliate sulle vittime civili, di Michel Chossudovsky: globalresearch.ca/articles).

“Questa è un’area (Il deserto settentrionale di Jazirah presso il confine Siriano) che noi pensiamo fortemente popolata da ribelli stranieri provenienti da diverse aree — Siria, Giordania, Arabia Saudita, Palestina” ha dichiarato il Ten. Col. Steven Boylan, un portavoce delle forze Statunitensi in Iraq, ieri in tarda serata.

Apparentemente il Pentagono vuole far passare il messaggio, smentito molto tempo fa, che degli stranieri (in particolare terroristi di “al-Qaeda” ) stiano facendo rotta verso l’Iraq. È molto significativo che questi supposti “ribelli stranieri” siano stati scoperti sul confine Siriano. “La questione dei combattenti stranieri che oltrepassano il  confine Iracheno è stata esagerata, visto che solo 24 tra i 1.000 uomini catturati a Falluja sono stranieri” ha fatto notare il Siriano al-Thawra. “Tra gli oltre 1.000 uomini aventi età tra 15 e 55 anni che sono stati catturati negli intensi combattimenti di Falluja … solo 15 sono stati identificati come combattenti stranieri, ha dichiarato il Generale George Casey, comandante in capo delle forze terrestri in Iraq, alla televisione al-Jazeera nel Novembre scorso (english.aljazeera.net).

La mancanza di prove della presenza di combattenti stranieri, in ogni caso, non impedisce agli Stati Uniti di proclamarne l’esistenza. “Nonostante il numero relativamente piccolo di stranieri detenuti, gli ufficiali ritengono che i non-Iracheni stiano giocando un ruolo chiave nel finanziare od organizzare attacchi alle truppe Statunitensi e che militanti Mussulmani stranieri siano dietro alcuni dei più micidiali attacchi suicidi” ha riportato USA Today nel Luglio scorso ( www.commondreams.org
).

Questi “stranieri” sono incarnati da  Abu Musab al-Zarqawi, un “Giordano membro operativo di al-Qaeda” che nessuno riesce a trovare. Naturalmente la ragione per cui così tanti “ribelli stranieri” inesistenti (o probabilmente invisibili) si stiano dirigendo verso l’Iraq è data dal fatto che il confine è “facilmente permeabile,” secondo il Lt. Col. Steven Boylan, un portavoce delle forze armate Statunitensi in Iraq. Infatti, il confine è così “permeabile”  che sembra inghiottire questi “ribelli stranieri” prima che raggiungano l’Iraq.
Dal “liberale” L.A. Times (www.latimes.com
):
I Marines sperano che l’assalto spazzi via i combattenti ribelli che, secondo gli stessi Marines, hanno fatto della regione di Ramada – un conglomerato di cittadine fluviali ben irrigate – porto sicuro e terreno di addestramento per i guerriglieri stranieri. La Seconda Divisione dei Marines è responsabile per la sicurezza nella provincia di Al Anbar, una regione desertica grande come la Carolina del Sud che corre dalla Giordania a Sud fino alla Siria, a Nord

Ovviamente questo “spazzar via” dovrebbe funzionare bene, più o meno come successe a Falluja, sebbene gli Statunitensi abbiano distrutto il 70 per cento della città. Il mese scorso gli Stati Uniti hanno incrementato gli attacchi, causando un “isolamento quasi totale” di Falluja. “A questo punto degli eventi, tenendo la città sotto un controllo leggermente più stretto, possiamo prevenire il ritorno di questi ribelli,” ha dichiarato il maggiore Mark Gurganus ad NBC News il mese scorso (msnbc.msn.com/)
“Dopo la dura battaglia per la vittoria combattuta lo scorso Novembre, i Marines devono assicurarsi di non perderla ora,” ha aggiunto la NBC, senza prendersi la briga di menzionare il fatto che  durante la loro “dura battaglia per la vittoria” gli Stati Uniti hanno ucciso almeno 800 civili, secondo la Croce Rossa (www.antiwar.com/
), utilizzando una gran varietà di armi illegali. “L’assalto delle forze armate Statunitensi alla città Irachena di Falluja è stato uno dei peggiori crimini di guerra dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Nel volgere di nove giorni, l’operazione Furia Fantasma, che ha coinvolto 10.000 soldati Statunitensi supportati da 500 soldati Britannici, ha ridotto la città, un tempo famosa per le sue 120 moschee e le moderne infrastrutture, in rovine,” ha scritto Harvey Thompson. (www.wsws.org ). “Per entrare a Falluja è necessario richiedere una speciale Carta D’Identità alle forze armate Statunitensi. La maggior parte degli abitanti di  Falluja di ritorno trova questa esperienza fortemente umiliante; vedere le proprie impronte digitali prese da un soldato Americano per poter tornare a casa è veramente mortificante.” Eppure, nonostante l’alto livello di militarizzazione della città, la resistenza di Falluja è tornata all’opera, come era prevedibile, perlomeno al di fuori dei parametri del mondo come viene concepito da Bush(1).

Lo stesso avverrà con l’Operazione Matador, “l’attacco di avamposti e roccaforti  in Obeidi, Rommana, e Karabilah alla caccia del leader Giordano dei militanti Abu Musab al-Zarqawi,” come indicato dal Guardian (www.guardian.co.uk/
). “Il nemico lassù confida in un certo senso di sicurezza. È stato un rifugio sicuro e molti di quelli che vi si trovano facevano parte del Partito Ba’ath’,” ha dichiarato il Colonnello Bob Chase, capo delle operazioni per la Seconda Divisione Marines. Non molto tempo addietro i Marines stavano dicendo la stessa cosa di Falluja.

Secondo gli Stati Uniti, la resistenza è composta principalmente da “ex apparteneti al Ba’ath,” criminali, opportunisti e stranieri, come il mitico al-Zarqawi. Nei fatti la resistenza è sempre più composta da Iracheni comuni, molti dei quali parenti indignati e oltraggiati dei morti (100,000 in continua crescita) che stanno prendendo la questione nelle loro mani e tentano di liberarsi di Bush e dei suoi soldati. È assolutamente credibile che l’ex esercito Iracheno (cioè gli ex appartenenti al Ba’ath) giochi un ruolo importante in questa partita. Ovviamente è assurdo sostenere che tutti i problemi degli Stati Uniti derivino da ex appartenenti al Partito Ba’ath e da comuni delinquenti. Questa è una negazione della realtà, negazione che Bush pagherà a caro prezzo.

Kurt Nimmo
Fonte:www.uruknet.info
link:www.uruknet.info/?colonna=m&p=11660&l=x&size=1&hd=0
10.05.05

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MILHO

                       
Note del Traduttore:

(1) L’autore lo chiama Bushzarro, che potrebbe tradursi in Bush-zurro
 

Pubblicato da Davide