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NEL TIRO ALLA FUNE DELLE MONETE, IL DOLLARO USA HA LA PEGGIO

DI BRANDON SMITH
Alt Market

Mi immagino in uno dei miei momenti

più ottimistici che un giorno vivrò finalmente in un’economia

del libero mercato, quando il dipanarsi del commercio e degli investimenti,

il flusso e riflusso degli scambi saranno davvero una bella cosa. Un

mercato senza una manipolazione centralizzata, dove la vera domanda

e offerta saranno incoraggiate invece che oscurate, e dove agli strumenti

finanziari tossici, alle disoneste multinazionali e persino alle divise

imperfette verrà finalmente permesso di trovare la meritata fine perché

non saranno più utili ai bisogni nella nostra nazione e della nostra

cultura. Mi immagino un’economia che non cambia continuamente pelle

e che si rinnova quando la nostra società cresce, ma una il cui proposito

fondamentale sia quello di coltivare e facilitare proprio quella crescita. Mi

immagino un’economia che sia utile PER le persone, che non sia contro

di loro. Come ho detto, “ottimistici”.
Nell’economia odierna, abbiamo qualcosa

di un po’ diverso. Siamo imprigionati in una trappola labirintica

di un sistema massificato, che spinge continuamente una moneta di formaldeide

nelle vene incrostate di un’infrastruttura da lungo tempo cadaverica;

un golem economico, uno spettro finanziario, una cosa che striscia lungo

gli oscuri orizzonti del futuro della nostra nazione, aspettando il

momento giusto per liberare una specie evoluta di dannazione. Una cosa

che non dovrebbe mai esistere.

Viviamo in un’economia mostruosa

e innaturale. Una creazione di Frankenstein…

Questa creatura deve la sua vita infelice

agli sforzi di un relativamente piccolo numero di banchieri internazionali,

di uomini della finanza delle multinazionali e, naturalmente, della

privata Federal Reserve; gli scienziati pazzi della nostra epoca, divorati

dalla smania per il potere su ogni cosa. Un giorno, in un futuro distante,

capiremo e finalmente apprezzeremo la loro “brillantezza”, oppure

questa cosa se la diranno da soli. Il “progetto” è semplicemente

troppo complesso e mirabile per essere dai noi compreso, spaventati

villici dalla vista corta.

In fondo, il progetto è molto

facile da capire e non è guidato dalla brillantezza, ma dall’arroganza

(e una cosa non porta necessariamente all’altra). La chiave per arraffare

lo storpio funzionamento della nostra economia sta proprio nella linfa

vitale del nostro commercio, nel dollaro. Se lo conosci, saprai già

tutto il resto. Ignora il dollaro, o cerca di averne una comprensione

senza studiarci un po’ sopra e ti troverai completamente perso nelle

nebbie e nel caos dei mercati.

Questa patina di confusione è

molto evidente nella maggioranza degli investitori, che sembrano disorientati

dalle performance altalenanti degli indicatori globali, delle

emissioni del Tesoro e dei cambi delle divise, e più specificamente

dal tiro alla fune tra il dollaro e l’euro. Perché l’instabilità

del debito colpisce ciclicamente l’Unione Europea come un tornado? Come

possono le materie prime scollegarsi dalle monete e muoversi indipendentemente

dai “normali” indicatori di mercato? Come può l’economia USA essere

ancora sull’orlo di un collasso dopo tre anni di salvataggi e di alleggerimenti

quantitativi? Dove ci porterà tutto questo?

A molte di queste domande si può

rispondere esaminando la battaglia in corso tra le nazioni sviluppate

e quelle in via di sviluppo, considerando anche le loro politiche monetarie

che sembrano cozzare l’una con l’altra. Comunque, c’è davvero

uno sforzo concertato nel nascondere tutte le “coglionerie” e catastrofi

che sono intorno a noi, e queste iniziative non sono realizzate per

il nostro bene…

Il gioco della patata bollente tra

USA e UE

Ogni tre mesi, settimana più settimana

meno, le notizie si focalizzano sugli ulteriori sviluppi che arrivano

dall’Unione Europea, ultimamente dalla Grecia. Questo trimestre non

è stato un’eccezione, visto che S&P ha annunciato un abbassamento

del rating del debito greco per arrivare alla fine a CCC, avvertendo che il paese

è pericolosamente vicino al default.

La Grecia ora ha un rating peggiore

dell’Ecuador, che ha fatto default nel 2009. L’Unione Europea

avvisa della eventualità di una “diffusione sistemica” della crisi

del debito se la situazione della Grecia non verrà contenuta. Se questo

sia vero o no è di secondaria importanza. L’argomento fondamentale

è la relazione tra l’instabilità dell’Unione Europea e il dollaro

USA.

Ma non è d’aiuto ma è interessante

notare, nel caso si seguissero i mercati delle divise e delle commodity,

che ogni volta che negli Stati Uniti le pressioni inflazionistiche oltrepassano

un altro livello o il dollar

index si avvicina pericolosamente

alla soglia limite di 72, le notizie diffuse dai media mainstream

e da numerosi analisti ben inseriti improvvisamente spostano la loro

attenzione sulla Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna, eccetera.

La verità è che i problemi nell’Unione Europea non si esauriranno

mai. Non saranno mai risolti e non c’è neppure alcuna seria intenzione

per risolverli. L’approfondimento e la trasparenza di questi problemi

vengono totalmente taciuti. Il risultato è solamente un breve ma forte

cambiamento nella psicologia del mercato.

L’euro scende. La quotazione del

dollaro riguadagna parte della propria perdita, perché la convinzione

tra gli investitori disinformati è che il dollaro diventerà un “porto

sicuro” sulla scia della destabilizzazione dell’Euro. L’oro e

l’argento volano, salendo ogni volta tra il 5% e il 10%. Il petrolio

ha una perdita molto inferiore, ma la sua forte risalita è almeno ostacolata

per almeno un po’ di settimane. E le quotazioni delle azioni in tutto

il mondo perdono colpi. Quello che è importante capire, comunque, è

che ogni volta che si gioca a passarsi la “patata bollente” il dollaro

poi precipita ancora di più, seguìto da una nuova esplosione dei prezzi

delle materie prime e dell’inflazione. Quello a cui stiamo assistendo

è un tentativo delle banche centrali globali di creare un declino controllato

sia del dollaro che dell’euro, passando dall’uno all’altro, deviando

le misurazioni degli indici per nascondere le vere entità dei danni

inflitti sulle due divise.

Le più recenti altalene sono

state complicate ancora di più dal dibattito sul tetto del debito

tenuto al Congresso degli Stati Uniti. In altre parole, mentre le circostanze

stavano peggiorando qui in America e il dollaro continua a sciogliersi

in un brodo primordiale, le banche centrali globali hanno bisogno di

una tempesta ancora più grande in Europa per portare gli investitori

nella braccia del dollaro per rallentare il suo declino. Hanno certamente

una tempesta di fuoco nelle loro mani nell’Unione Europea ora, proprio

nel momento in ci un rafforzamento delle proteste sta sconvolgendo la Grecia

in risposta alle misure di austerity e ai tagli

alla spesa sociale richiesti dal FMI.

Ci si potrebbe chiedere: come finirà

questo tiro alla fune tra il dollaro e l’euro? Potrebbe continuare

all’infinito, specialmente se entrambe continueranno a deprezzarsi. Chi

riuscirà a spuntarla nei termini di fiducia sul mercato?

È innegabile, il dollaro avrà la peggio…/font>

C’è un fattore che rende la cosa

inevitabile, ed è il livello di creazione della moneta che si è accumulato

negli Stati Uniti. Noi sbaragliamo ogni altra nazione per la stampa di

moneta, per non parlare della spesa. Ma c’è un arcano; il dollaro

non è indebolito solamente per il sostegno al nostro sistema sulla

via del fallimento, è anche indebolito dal sostegno dato all’Unione

Europea!

Dopo che la Federal Reserve

è stata costretta a rivelare in giudizio i beneficiari dei una vasta

porzione dei fondi di salvataggi distribuiti nel 2008, è diventato

chiaro che una grossa parte delle emissioni di moneta (che è diventata

un debito accollato sui contribuenti degli Stati Uniti) non andava nelle tasche

degli Americani, ma in quella delle banche europee.

Un altro argomento importante da prendere

in considerazione è che gli Stati Uniti contribuiscono per almeno

il 20% del totale dei finanziamenti del FMI. Questo significa che ogni

volta che il FMI concede un altro salvataggio a una nazione europea,

NOI paghiamo almeno il 20% del conto di tutti i capitali che mandiamo

oltre oceano. Il FMI sta al momento assemblando un nuovo bailout

per la Grecia, appena un anno dopo l’ultima debacle costata

150 miliardi di dollari. E, ancora, Barack

Obama sta promettendo l’”aiuto” degli Stati Uniti (ad es. un sacco dei vostri soldi) per contribuire

a rallentare la crisi in Europa.

Questa è la ragione per cui,

alla fine, l’America sbatterà per terra con ancora più violenza.

Stiamo in fondo pagando le spese dei collassi su entrambe le sponde

dell’Atlantico. Di conseguenza, stiamo svalutando la nostra moneta

a un tasso molto più rapido di quanto non faccia l’UE. Se l’UE fosse

stata obbligata a stampare per salvare le economie dei suoi stati membri,

la storia sarebbe potuta essere un po’ differente, ma la realtà è

che il dollaro è stato abbattuto per sostenere nazioni straniere, per

fare in modo di on distruggere l’Euro.

Perché l’amministrazione Obama,
la Federal Reserve, il FMI dovrebbero perseguire una tale politica? Bene, non ha granché senso se il tuo obbiettivo non fosse quello di implodere deliberatamente il dollaro, distruggere il suo status di moneta di riserva mondiale e sostituirlo con qualcos’altro (quel qualcos’altro potrebbero essere i DSP del Fondo Monetario Internazionale). Avrebbe senso se volesse trascinare l’Europea in uno stato di incertezza, ma non nell’anarchia totale.

Se all’euro verrà permesso di collassare, allora l’idea di un’unione centralizzata di nazioni, e in special
modo un’unione globale di nazioni, diventerà una barzelletta finanziaria.
Ma, se l’Unione Europea è solamente ferita e se l’euro appena acciaccato, le banche globali potranno sostenere che il sistema “potrebbe ancora funzionare” se solo fosse “più centralizzato”. In altre parole,
i globalisti chiederanno alle nazioni dell’UE di cancellare tutte le divisioni politiche, non solo quelle economiche, e di accettare il comando di una singola organizzazione di governo. Affermeranno che la debolezza dell’UE era causata dal fatto che gli stati membri erano “abbarbicati alla loro sovranità” invece di lavorare insieme come un tutt’uno. Infatti, il consiglio di dissolvere le sovranità europee e di dare maggior potere a un singolo ente al comando
è stato proprio ora pubblicato dalla stampa:

“[…] Barnier
ha detto che l’UE dovrebbe tentare di unificare le sue funzioni politiche
in materia di economia e finanza nello stesso modo riesce a farlo in politica estera. La realizzazione di queste politiche dovrà essere combinata con una capacità politica di prendere le decisioni
opportune. Ha anche detto che può immaginarsi un giorno in cui i paesi
membri si accorderanno per fondere le direzioni delle istituzioni chiave
dell’UE ‘per avere così un vero presidente dell’Unione Europea.’”

“[…] Ha suggerito che i membri dell’UE devono alla fine permettere ancora una maggiore centralizzazione delle autorità di governo per meglio implementare le politiche economiche della regione.”

Il processo di centralizzazione è
già in moto in Europa e gli AMERICANI stanno pagando per questo. In un futuro molto prossimo, arriverà un punto nel quale gli Stati Uniti non potranno più stampare moneta dal nulla senza provocare una perdita della consistenza delle riserve mondiali. Il risultato sarà un’implosione del dollaro molto più veloce di quella dell’euro. E allora i ruoli si invertiranno e saranno gli Stati Uniti a chiedere aiuto al FMI, e persino all’Europa, per evitare un default completo.

La preminenza del dollaro è la
sua debolezza

Sento spesso dire che, siccome il dollaro diffuso e il suo uso così globale, non ci sarà alcuna possibilità
che passi mai di moda. Non sono sicuro del perché molte ritengano
quest’assunto logico ma, se ripeti a pappagallo i punti di vista del
mainstream
abbastanza spesso, può darsi che tu possa anche crederci. Io invece dico, al contrario, che la l’importanza del dollaro in tutto il mondo è davvero la sua prima debolezza. Il fatto che abbiamo accumulato così tanto debito e che ci siano trilioni di dollari di debito del Tesoro che se ne vanno oltre oceano, non dovrebbe essere una cosa tranquillizzante per nessuno. Il fatto che centinaia di paesi e milioni di investitori si aspettano ciecamente che saremo in grado di rimborsare questi debiti dovrebbe essere una cosa terrificante anche per il più convinto degli economisti.

Tutta questa “richiesta” di dollari
e di emissioni del Tesoro USA si basa sull’illusione che questi strumenti continueranno a mantenere il proprio valore malgrado l’erosione del mercato statunitense e che alla fine un loro recupero spazzerà via tutti
i rischi. Ma allora perché il Dow Jones precipita in una spirale
al ribasso alla più piccola menzione del fatto che la Fed non potrà
più continuare con gli alleggerimenti quantitativi? I mercati stanno
già arretrando di fronte a questa minaccia. La teoria del recupero sarà
sicuramente mal riposta. Cosa accadrà se la Federal Reserve annunciasse un QE3 per “sollevare preoccupazioni”, solo per provocare sospetti sulla salute del dollaro? Cosa succederà se il tetto del debito verrà di nuovo innalzato? E cosa succederà se non verrà innalzato?

È il Comma-22. Indipendentemente dalla decisioni prese, la “popolarità” della banconota è un’aspettativa che non saremo più in grado di soddisfare.

Immaginatevi di essere un usuraio (per alcuni, potrebbe anche essere una cosa divertente). Ora, immaginatevi di aver prestato notevoli somme di denaro a uno scommettitore cronico che pretende di essere un miliardario. Tu pensi, dai, è ricco, se lo potrà permettere. Improvvisamente, scopri che NON è ricco. Ha i debiti fin sopra i capelli. La sua casa lussuosa, le auto costose, lo yacht stravagante; tutto un’illusione, una fantasia costruita sul denaro e il tempo avuto in prestito. I suoi debiti non valgono la carta su
cui sono stampati.

Capirai, arrabbiandoti, che questo tizio non potrà mai ripagarvi. E allora, cosa fai? Bene, gli spacchi le gambe, naturalmente! E, forse, con ancora più gusto rispetto a qualche
fesso su cui avevi sospetti dall’inizio.

L’analogia è semplicistica, ma credo
di essermi spiegato. Gli Stati Uniti sono il falso miliardario, il resto del mondo l’usuraio (credetemi, gli investitori sul Tesoro possono diventare spietati quando scopriranno di non poter avere indietro il valore delle proprie obbligazioni). Molto presto, gli acquirenti del debito USA si sveglieranno e capiranno che l’America non sarà capace di onorare i debiti che ha accumulato e che la base che ci ha permesso di rimanere in piedi è stata la stampa di moneta senza interruzione della nostra banca centrale. Arrivato quel momento, “paralizzeranno” la nostra struttura economica inondando il nostro sistema con le stesse obbligazioni e gli stessi dollari che sono accreditati in quelle riserve
che ci hanno permesso di diventare così preminenti. Iperstagflazione,
eccola che arriva…

Per ora, siamo stati salvati dalle
distrazioni dei default del debito europeo e dalla contemporanea
svalutazione dell’euro, tra le altre cose. La ghigliottina scenderà,
in ogni caso, quando l’illecita creazione di moneta degli Stati Uniti per sé e per l’Europa eclisserà l’instabilità del debito dell’UE, e i mercati mondiali finalmente capiranno in quale direzione tira il vento. Ovviamente, non si può vincere un tiro alla fune se stai tirando per l’altra squadra.

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Fonte: http://www.alt-market.com/articles/152-in-a-currency-tug-of-war-the-us-dollar-loses

16.06.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Pubblicato da supervice

  • amensa

    basta guardare questo video per capire a che punto è il dollaro.

    http://www.youtube.com/watch?v=eQB4-6nrGhQ

  • AlbertoConti

    E’ evidente che c’è una gara tra dollaro ed euro a chi scoppia per ultimo, come c’è un conflitto tra il gatto e la volpe che rimane latente fino a che c’è un Pinocchio da spennare. Ma son proprio gli americani ad averci abituato ai film buonisti, dove il cattivo fa sempre una brutta fine ed il “bene” trionfa. Ora si scopre che il “bene” sta dalla parte di chi lavora e produce, mentre i “cattivi” sono gli speculatori che arraffano crediti per sfruttare i buoni. A questo punto la schizofrenia degli americani esplode, non sono assolutamente in grado di riconoscersi nei panni del cattivo, anche quando la realtà gli presenta il conto. Poveri loro e poveri noi che abbiamo legato così tanto coi cattivi di turno! Grecia, Grecia, dov’è andato il “conosci te stesso”?