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NEL 1976 IL FOREIGN OFFICE CONSIDERO’ LA POSSIBILITA’ DI UN GOLPE MILITARE IN ITALIA

FONTE: MOVISOL.ORG

I documenti desecretati dal Foreign Office in Inghilterra e pubblicati da La Repubblica, riferiscono che nel 1976 l’Inghilterra considerò il colpo di stato in Italia per impedire l’entrata dei comunisti al governo. L’opzione fu respinta, ma due anni più tardi, l’architetto della partecipazione del PCI al Governo, Aldo Moro, fu rapito e successivamente ucciso dalle Brigate Rosse. Le carte confermano a trent’anni di distanza le denunce del movimento di LaRouche, a partire da un dossier pubblicato nel settembre 1978, intitolato “Chi ha ucciso Aldo Moro”, che mostrava una bandiera britannica al posto della bandiera con la stella delle BR.

All’inizio degli anni Settanta il leader democristiano Aldo Moro comprese che il rimedio alla vulnerabilità italiana alle interferenze straniere, in materia di sovranità nazionale, stava nel trasformare il PCI in un partito democratico di stampo occidentale. Una volta completata tale trasformazione non vi sarebbero stati altri ostacoli ad una normale alternanza del potere politico, come nelle altre democrazie occidentali, e dunque nessun pretesto per mantenere l’Italia sotto la politica imperiale anglo-americana con la scusa dell’anti-comunismo.

Benché il PCI si evolvesse nella direzione auspicata da Moro, a Londra, Washington e in altre capitali si complottava per affossare questa politica con tutti i mezzi, non ultimo il colpo di stato. Questo emerge dai documenti ottenuti negli archivi di Londra da Mario J. Cereghino e pubblicati da La Repubblica il 13 gennaio.Ad esempio, un documento dello staff di pianificazione del Foreign Office del 6 maggio 1976 era intitolato “Iniziative a sostegno di un colpo di stato o di altre azioni sovversive”. Nel testo si legge: “Per sua natura un colpo di Stato può condurre a sviluppi imprevedibili. Tuttavia, in linea teorica, lo si potrebbe promuovere. In un modo o nell’altro potrebbe presumibilmente arrivare dalle forze della destra, con l’appoggio dell’esercito e della polizia. Per una serie di motivi – continua il documento – l’idea di un colpo di Stato asettico e chirurgico, in grado di rimuovere il Pci o di prevenirne l’ascesa al potere, potrebbe risultare attraente. Ma è una idea irrealistica”. E’ irrealistica a motivo della forza del Pci nel movimento sindacale, la possibilità di una guerra civile “protratta e sanguinosa”, un possibile intervento dell’URSS, reazioni dell’opinione pubblica degli altri paesi occidentali.

Nondimeno, impedire l’entrata del PCI al governo rimase un punto fermo della politica britannica, pienamente condivisa dal Dipartimento di Stato di Henry Kissinger e dalla NATO. Il 25 marzo 1976 il ministro della Difesa britannico scrisse ai colleghi del Foreign Office di ritenere un governo con il PCI in Italia un avvenimento “catastrofico”. L’ambasciatore britannico presso la NATO John Killick scrisse che “La presenza di ministri comunisti nel governo italiano porterebbe a un immediato problema di sicurezza nell’Alleanza. … . Dunque, è preferibile una netta amputazione (dell’Italia, ndr) piuttosto che una paralisi interna”.

Motivi di altra natura, e più credibili, furono riferiti da sir Guy Millard, ambasciatore britannico a Roma, secondo il quale la partecipazione del PCI al governo avrebbe significato “la rapida fine del sistema di libero mercato”. Millard era ostile ad Aldo Moro perché  “qualche volta sembra piuttosto ambiguo sul Compromesso storico”.

Incontrando il nuovo ministro degli Esteri Antony Crosland a Londra, Henry Kissinger affermò che Berlinguer “è più pericoloso del portoghese Cunhal”.

La cosa più strana però è che nelle carte ufficiali del Foreign Office non c’è alcuna menzione del fenomeno del terrorismo che stava esplodendo in Italia; eppure, a giugno di quell’anno le Brigate Rosse uccisero la prima vittima, il giudice Coco.

Tre dei quattro funzionari britannici nominati nelle carte, Hibbert Campbell e Killick, sono stati agenti del SOE britannico. Guy Millard, ambasciatore in Italia fino al 1976, ha oggi novant’anni e dichiara una memoria labile. Egli fu segretario del Primo ministro britannico Anthony Eden  durante la crisi di Suez e partecipò alle riunioni segrete con i membri del governo francese che preparono la guerra contro l’Egitto. Eden gli impartì precise istruzioni di non prendere appunti. Quando la guerra fallì, a causa dell’opposizione americana, Eden diede le dimissioni e Millard iniziò la carriera diplomatica. E’ attualmente patrono del Fondo “Venice in Peril”, chiamato anche Comitato Britannico per salvare Venezia, il cui presidente è il visconte di Norwick.

A chi faceva riferimento il “partito britannico” in Italia? Ce lo dice uno dei protagonisti, l’ambasciatore Campbell, che prese il posto di Millard nel 1976. Secondo un obituario pubblicato dal Telegraph del 10 settembre 2007, Campbell disse una volta  che tra tutti i ministri italiani che aveva incontrato, considerava Francesco Cossiga “uno dei pochi politici italiani che abbiano una profonda conoscenza della civiltà e della cultura inglesi”.

E’ allora singolare, ma anche inquietante, che l’unico che abbia reagito alle rivelazioni inglesi sia proprio Cossiga. Anzi, ha reagito un gruppetto che potremmo forse definire l’attuale “ufficio politico” del partito inglese: Cossiga ha scritto una lettera al Corriere della Sera, giornale diretto da Paolo Mieli (figlio di un ufficiale del SOE britannico), e gli ha risposto l’ex ambasciatore Sergio Romano, colui che nel 1993 fece la difesa d’ufficio della famosa riunione sulle privatizzazioni a bordo del Britannia. Tra i due, perfetta intesa a sottolineare che i documenti mostrano che il golpe fu considerato ma alla fine scartato, a riprova che gli inglesi sono democratici.

L’unica reazione seria alle rivelazioni da Londra proviene dal giornalista Giovanni Fasanella, che nel suo blog, parlando di
“prove tecniche di strategia della tensione”, ha riferito di come i vertici delle forze dell’ordine temano che i disordini sociali in corso (dalle rivolte dei tifosi a quelle della monnezza), sono manipolati da forze esterne per “indirizzarli verso uno sbocco violento”. “Chi ha interesse a spezzare l’Italia? Forse un giorno lo leggeremo nei rapporti segreti della diplomazia di qualche potenza straniera,” si chiede Fasanella alludendo alle carte del Foreign Office.

Movisol – movimento internazionale per i diritti civili solidarietà
Fonte: http://www.movisol.org
21.01.08

Pubblicato da Davide

  • abatevella

    Complimenti!

    Finalmente qulacuno fuori dalla Sicilia comincia a capire qualcosa di quello che sta succedendo in italia.

    In Sicilia sappiamo tutto da tempo.

    Una piccola correzione: la frase “Chi ha interesse a spezzare l’Italia?” andrebbe riscritta in “Chi ha avuto interesse a spezzare l’Italia?”, perchè l’Italia è già stata spezzata. Nel 1992. La divisione formale oramai è questione di poco….

    http://www.ilconsiglio.blogspot.com

  • ilBarone

    bah, la mia idea è che lo possono dire solo perchè il ‘piano’ è già stato attuato, è, rendere pubblica una notizia del genere vuol dire ‘disinnescarla’.