DI ALESSIO MANNINO
alessiomannino.blogspot.com
Il Natale non fa tutti più buoni: fa tutti più vuoti. Il cristiano che fa shopping di regali e strenne natalizie rappresenta un caso di sdoppiamento della personalità: in tutta buona fede crede che Gesù nacque figlio di Dio a Betlemme, segnando in una stalla lo spartiacque decisivo della storia umana; contemporaneamente, è perfettamente cosciente che tale evento non condiziona la sua vita reale, in quanto l’epoca moderna, disincantata e secolarizzata, è scristianizzata. Siccome l’economia tende a inglobare ogni forma di espressione umana, quegli appuntamenti che nonostante tutto mantengono in vita una sia pur debole fiammella di fede ultraterrena si trasformano in orge di bancomat e scontrini. Babbo Natale e l’albero dei doni, americanizzazioni di antichi miti pagani europei, vincono sul Bambinello e sulla Vergine, perché più adatti a innescare la corsa agli acquisti commerciali.
Eppure quel bisogno preme, non si dà pace, è insoddisfatto. Non è umanamente sostenibile una religiosità circoscritta a qualche giornata di contrizione ipocrita, o, bene che vada, alla particola domenicale. E’ nelle difficoltà di ogni giorno che al comune ateo travestito da credente manca la forza rassicurante e rigenerante del divino, del numinoso. L’aura sacra che un tempo avvolgeva ogni momento del nostro passaggio sulla terra si è eclissata, scacciata con ignominia dalla spasmodica ricerca di ritrovare in tutto una causa dimostrabile.
La morte di Dio ci ha lasciati soli con una tecnica scientifica che ha razionalizzato la natura mortificandola, e con una logica economica che va per conto suo, incontrollata e disanimata, rubandoci la libertà di cambiare il corso della storia. Siamo soli col denaro, vero nostro Signore. Dice bene Sergio Sermonti, scienziato anti-scientista – un apparente ossimoro che gli è costato l’ostracismo pubblico: «Come insegnava Goethe, non dovremmo chiederci il perché ma il come delle cose. Nel chiedere il perché c’è un tacito presupposto che dietro ogni cosa ci sia un’intenzione, un proposito (appunto, un “perché”) e quindi che ogni cosa sia scomposta o scomponibile in fini e strumenti, o mezzi di produzione, come un’azienda umana. Sotto tutto questo c’è una sottile mentalità ottimistica, economicistica, produttivistica. No. Il mondo opera su un’altra dimensione, galleggia nell’eterno, è sospeso nell’infinito, ed è per l’appunto questo spostarci nelle sue dimensioni incantate il più raffinato e prezioso risultato della conoscenza, e non, al contrario, quello di rovesciare il mondo ai nostri piedi» (“L’anima scientifica”, La Finestra, Trento, 2003).
Per recuperare il senso del divino, il cristianesimo ormai serve a poco. E’ troppo compromesso con la modernizzazione, essendosene spesso lasciato usare come puntello e bandiera. Le Chiese sopravvivono nell’acquiescenza allo stile di vita radicalmente anticristiano dell’uomo consumato dai consumi. In particolare i Papi, incluso l’ultimo, il tradizionalista Ratzinger, si sono arresi a Mammona, e non c’è un prete a pagarlo oro che si scagli contro i moderni mercanti nel tempio: preferiscono i facili anatemi sulle unioni omosessuali e le comode prediche sulla fame in Africa. Il cristiano ha dimenticato il pauperismo di San Francesco d’Assisi, ha rinnegato l’umanesimo dei pontefici rinascimentali, ha sepolto l’antimodernismo del Sillabo, con Lutero e Calvino è stato all’origine stessa dell’etica capitalistica. Si è adattato al materialismo con il Concilio Vaticano II e allo showbusiness con Giovanni Paolo II: rinunciando alla lotta contro il mondo, non costituisce nessuna minaccia per il MacWorld. Anzi gli fa da angolo cottura spirituale.
Da chi o da cosa, allora, può venire un aiuto per liberare la divinità prigioniera che scalpita dentro di noi? L’ostacolo viene dal fatto che il cosiddetto progresso, scomponendo razionalmente la natura e violentandola nell’insaziabile tentativo di piegarla, l’ha resa muta e l’ha eliminata dalla nostra esperienza quotidiana. Da un lato non ci fa più alcuna paura, la paura ancestrale che è il moto d’animo originario di qualsiasi cultura. Dall’altro l’elemento naturale, incontaminato o non del tutto antropomorfizzato (com’erano ancora le vaste campagne nell’Ottocento e nel primo Novecento) si è via via ristretto e diradato. E’ letteralmente scomparso dalla nostra vista.
Oggi la stragrande maggioranza della popolazione mondiale vive concentrata come formiche in centri urbani sovraffollati, dove il verde è rinchiuso in minuscole riserve talmente artificiose che la regola è di non calpestare le aiuole. I bambini non fanno più conoscenza con la terra perché non ne hanno più sotto casa, non s’incuriosiscono scoprendo insetti e animali perché abitano circondati dal cemento e non si sporcano nemmeno più, perché passano il tempo ipnotizzati davanti a computer, televisione e videogiochi. Nei weekend o in vacanza le famigliole si recano diligentemente al mare o in montagna, ma a parte qualche bagno o escursione, inquadrati in ferie organizzate a puntino con tutti i comfort, il contatto con le forze naturali è minimo, povero, addomesticato. Sempre insufficiente a resuscitare una risonanza interiore fra l’io individuale e il cosmo, fra il sentimento della propria limitatezza personale e il sentimento di appartenere al tutto, all’organismo della vita. E’ in questa corrispondenza che si può provare la percezione che in un orizzonte, in un albero, in un filo d’erba, in un soffio di vento, in ogni singolo nostro respiro esista un’anima, cioè un dio. Ma se non si sperimenta in sé questa immediatezza, anche il discorso più ispirato resta lettera morta, una pia intenzione romantica.
La gioia im-mediata di sentirsi partecipe di un grande Essere ci è preclusa dal sovraccarico di costruzioni mediate, razionalistiche, cervellotiche e meccaniche con cui abbiamo imparato a guardare e toccare ciò che ci circonda. Questa è la malattia che ci portiamo addosso: l’eccesso di ragionamenti che desertifica il nostro bosco profondo. L’uomo scettico e che la sa lunga ha orrore della naturalità nuda e pura, e se non può manipolarla con la sua scienza maniacale e coi suoi aggeggi tecnologici, la respinge, dipingendola come un caos di animalità bruta e senza controllo. Ma basta uno tsunami, un terremoto o l’esplosione di furia omicida (anche questa è “natura”) per rendergli la pariglia e mostrargli che Madre Terra, vilipesa e umiliata, è sempre lì, pronta a risvegliarsi.
Scegliere consapevolmente di risvegliarla non è possibile, per ora, nemmeno nel privato del proprio foro interiore. Il salto è accessibile solo a una condizione, oggi impraticabile a livello di massa: il ritorno a un sistema di vita più semplice e scandito dai ritmi naturali. Eppure, se tu che mi leggi non cominci almeno a porti il problema, l’impossibile resterà impossibile per sempre.
Alessio Mannino
Fonte: http://alessiomannino.blogspot.com
Link: http://alessiomannino.blogspot.com/2011/12/natale-pagano.html
22.12.2011
Mondart 26 dicembre 2012
Argomento che sarebbe lunghissimo da sviscerare ... ma soprattutto io non ho nessuna certezza, e avanzo solo ipotesi che, in quanto tali, possono essere anche strampalate. Ipotesi che però basano la loro seppur minima concretezza su due postulati:
1) Non sono per niente convinto che tutto il "caos" odierno generi "sic et simpliciter" da una "volontà americana" ( se non come strumento attuale di una volontà storica anteriore alla sua stessa esistenza, che io faccio risalire appunto -e lì mi fermo nell' arretramento per comodità, ma si potrebbe indagare oltre- al passaggio da medioevo in umanesimo e rinascimento, con tutti i correlati di pensiero indotto, stravolgimenti culturali, forme sociali, concezione storica, ecc ecc ).
1a ) Come corollario, non sono affatto convinto che si possa ascrivere ad una sola nazione e/o etnia una "volontà di dominio", e soprattutto che essa possa essere banalmente spiegata in termini "economicistici". Diciamo che io vedo in atto un processo di unificazione e riorganizzazione dell' èlite "occidentale" tutta come co-attori, e non come rapporto di dominanti e dominati. Insomma è ancora l' ennesima tappa della "rivoluzione borghese" iniziata in Italia e in Europa nel tardo medioevo. E come allora utilizzò MOLTEPLICI MEZZI ( sia pratici che mediatici ) quali le eresie, un preciso pensiero culturale, innovazioni scientifiche e tecnologiche, la classe emergente dei mercanti, i nuovi poteri militari ed economici di repubbliche marinare, comuni che si tramutarono infine in Signorie ... oggi usa parimenti MOLTEPLICI MEZZI, tra cui il potere economico-militare Usa, la struttura mediatica e bancaria globale di quelli lì che non si sa mai come chiamare, e il grandissimo potere di poter determinare l' IMMAGINARIO COLLETTIVO di popoli e civiltà intere.
... non dilungarmi diventa difficile ... diciamo quindi solo che io vedo agire da allora sempre lo stesso fil rouge tendente dapprima a "sostituire" la borghesia alle èlites nobiliari, poi ad unificarla in una unica èlite ( processo ancora in corso ) e parallelamente unificare in una concertazione superiore i territori via-via attraversati dalla loro "rivoluzione" ( processo ancora in corso ).
2) MENTE SOCIALE E IMMAGINARIO COLLETTIVO: chi determina le mode, i pensieri, la cultura, il pensiero della gente ?? Chi dice che una gonna deve allungarsi o accorciarsi, che dice che le linee di una carrozzeria ora devono farsi curve, chi stabilisce apparenti banalità come il design di arte, stili, oggetti ... chi stabilisce il meno banale design di una società ?? Non sono cose che "accadono da sole", perchè la tendenza naturale sarebbe LA SICUREZZA data dall' immobilismo, dal sempre uguale a sè ... Chi ha stabilito invece che la stessa Storia, in opposizione alla linearità, staticità, sicurezza della visione medioevale, dovesse procedere "ciclicamente" in base a ( veri o artati ) cicli economici ?? ...
Per farla breve: i "mercanti" sono affiancati nella loro rivoluzione da una altissima capacità conoscitiva, intellettiva ed organizzativa, -probabilmente di più antica matrice ebraica, almeno nella forma strutturale e organizzativa-, che determina ed organizza quella che io chiamo la MENTE SOCIALE: ossia la capacità di far in modo che il CORPO sociale metta in atto inconsapevolmente la MIA VOLONTA' di mente, di dominante -se si vuole intenderla in questo senso-. Per chi mastica un pèo' di tecniche pubblicitarie e infarinatura psicodinamica sono cose scontate ... mentre chi ne è a digiuno non si avvede nemmeno di come facciano a fare in modo che sia la gente stessa a mettere in atto l' HABITAT via-via più consono all' evoluzione e procedere storico di questa "rivoluzione". Non si avvede nemmeno del quantomeno "strano" ciclo storico ( e CULTURALE, questo è il vero potere degli "architetti" ) che da allora si ripete sempre allo stesso modo ogni 50/70 anni ... Sono proprio questi individui che hanno l' estremo potere di forgiare il pensiero e la condotta sociale in modo talmente subliminasle da essere impercettibile ai più che io chiamo "gli architetti" ... e che detengono, a mio modo di vedere, il "vero" potere, che non è affatto in mano ai "mercati", che non hanno questa fondamentale capacità.
"Mercanti" e "Architetti" hanno trovato opportuno fin qui procedere a braccetto, come del resto avvenne fin dall' inizio con la creazione delle Signorie Rinascimentali: il "Signore" era al tempo stesso sia un banchiere, che un mecenate, che un governante "illuminato" ( il Principe di Machiavelli altro non è che la semplificazione di questo connubio ) ... illuminati appunto da "qualcun altro" ... Il movente fondamentale di questo connubio è sempre stato il progressivo procedere nei termini di una "superiore aggregazione": tutte dinamiche che oggi vediamo agire praticamente allo scoperto. Una dinamica che non si preoccupa delle crisi, conflitti, dolore che provoca, in nome del pieno conseguimento dell' idea che muove questa "strana copia".
E' bene, è male ? Ci sarà una "nemesi", appunto ? Ci sarà un divorzio dagli avidi mercanti ? Ci sarà un "regno di puri Architetti" ? Il suo fine sarà il "buon governo" o la più distopica delle dittature ? ... Quien sabe ... sono tutte domande che in me rimangono ancora senza una risposta.
Sta di fatto che, una volta visto che queste sono le reali dinamiche storicamente agenti, tutto acquista una sua precisa collocazione logica. Dinamiche riassumibili in una parola in quella "globalizzazione" di cui si comincia ad intravvedere fumosamente la forma ed il concetto quantomeno organizzativo. Ossia l' organizzazione "multipolare" in grandi aree geografiche organizzate a livello sovranazionale. Ripeto: tutto ciò non è semplicisticamente ascrivibile ad una "volontà imperialista americana" ( quello fa parte della necessaria creazione di un IMMAGINARIO INDOTTO che ci muova, quello è semplicemente parte della fase storica attuale ).