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MOSSAD BASE ITALIA

DI ROBERTO LIVI
ilmanifesto.it

In un libro appena uscito Eric Salerno racconta come il nostro sia sempre stato un paese in cui i servizi israeliani hanno potuto fare quel che han voluto (Zwaiter, Vanunu…). Fin dal 48 quando Ada Sereni disse a De Gasperi: «Il governo italiano deve chiudere un occhio e possibilmente due sulle nostre attività in questo paese».
Aprile 1948. Nel suo studio di Trento Alcide De Gasperi ha un incontro riservato e difficile. Di fronte a lui una donna decisa gli chiede in pratica carta bianca per le operazioni degli agenti di quell’«Istituto» che l’anno seguente diventerà il Mossad, il servizio segreto israeliano, quasi un mito per gli 007 del mondo intero. Il presidente del consiglio è titubante. Dal 1945, quando ancora non esisteva lo Stato di Israele, l’Italia era al centro di una battaglia geopolitica che segnerà tutta la seconda metà del ‘900. E i cui effetti continuano oggi.

Nella foto: Mordechai Vanunu Decine di migliaia di profughi ebrei liberati dai campi di sterminio nazisti si dirigono nel nostro paese, le organizzazioni sioniste cercano di farle entrare nella Palestina sotto mandato inglese e soprattutto cercano appoggi logistici – acquisto di armi, addestramento – per preparare l’inevitabile guerra fondativa dello Stato di Israele. Londra resiste, non vuole inimicarsi gli arabi ed essere esclusa dal business del petrolio, gli Stati uniti, leader degli Alleati, si apprestano a scalzare la Gran Bretagna come potenza egemone in Occidente e appoggiano il nazionalismo israeliano, l’Unione sovietica di Stalin gioca le sue carte per contrastare l’influenza americana in Medio Oriente.

L’Italia è ancora un paese a sovranità debole. De Gasperi capisce che deve schierarsi e accetta la richiesta di Ada Sereni, ebrea romana emigrata nel 1927 nel «focolare ebraico» in Palestina e tornata nel paese natale come dirigente del Mossad: «Il governo italiano deve chiudere un occhio e possibilmente due sulle nostre attività in questo paese». Da quel momento l’Italia diventa una sorta di terra promessa per gli agenti israeliani. Dall’immigrazione clandestina di ebrei sopravvissuti all’olocausto al traffico di armi, dagli attentati anti-inglesi al sabotaggio di navi e fabbriche che lavoravano per paesi arabi, dagli assassinii mirati di palestinesi a extraordinary rendition ante-litteram, dai tentativi di destabilizzazione politica a operazioni coperte nel quadro della guerra fredda.
Per oltre 60 anni gli uomini del Mossad hanno agito nelle loro basi italiane con la complicità dei servizi di casa nostra – deviati o meno – e dei governi che hanno chiuso entrambi gli occhi fino a mettere in causa la sovranità nazionale italiana.

Come si vede è un tema che scotta quello trattato da Eric Salerno nel suo ultimo libro, Mossad base Italia (Il Saggiatore, pagine 258, 19 euro), appena uscito.
Raccontare e ricostruire «le azioni, gli intrighi, le verità nascoste» , di questi 60 anni significa non solo doversi immergere nella palude delle trame italiane, col rischio di affondarvi tra dossier manomessi o vuoti, servizi deviati, intrecci tra poteri e mafie, sabbie mobili delle operazioni coperte, disinformazione sparsa a piene mani. Comporta anche affrontare di petto l’intreccio tra politica mediorientale, Stato di Israele e questione ebraica.

Uno dei nodi politici più difficili. Specialmente dopo l’11 settembre e la guerra senza quartiere al terrorismo che è diventato, per antonomasia, terrorismo islamico o «scontro di civiltà» tra l’Occidente democratico e organizzazioni e regimi che vogliono minarne le fondamenta democratiche. Parlare laicamente di Israele comporta spesso da noi dover affrontare la scontata l’accusa di antisemitismo (come è già capitato a Salerno in occasione del suo illuminante libro Israele, la guerra dalla finestra, uscito nel 2002), ovvero di voler minare il baluardo mediorientale al terrorismo islamico.

Salerno, invece, vi riesce grazie alla sua conoscenza della materia – come inviato e poi corrispondente del Messaggero a Gerusalemme negli ultimi 30 anni- e a una professionalità laica ma non cieca, ormai rara nel giornalismo italiano. Se la scrittura è sciolta, colorita, quasi con un passo da romanzo, Mossad base Italia non è una fiction. L’asse portante del libro, oltre che la scintilla da cui è partita l’inchiesta, nasce dal contatto con Mike Harari, uno degli uomini chiave del Mossad in Italia insieme a Yeuda Arazi, personaggio-chiave del romanzo Exodus, nell’omonimo film impersonato da Paul Newman. L’ex-capo degli 007 israeliani accetta di raccontare la sua verità. Uno scoop senz’altro, ma Salerno è consapevole che racconti e rivelazioni contengono insidie. Del resto «Mike» mette in chiaro che se dicesse tutto quello che sa, poi sarebbe costretto « a uccidere» il suo interlocutore. Dietro di sé, in Italia, Harari ha lasciato una storia di complotti, assassinii politici, di alleanze eticamente difficili da accettare, con fascisti duri e puri della X Mas, con l’organizzazione Odessa delle ex-SS naziste, di operazioni che hanno violato la sovranità italiana. Per questa ragione le lunghe conversazioni con «Mike» sono il punto di partenza, cui seguono complesse indagini personali, negli archivi di Stato, nei quotidiani, negli archivi Usa della Cia e in quelli di Palmach e Haganah in Israele, interviste a personaggi-chiave. Il tutto accompagnato da attente riflessioni per evitare le insidie della disinformazione o del linguaggio ideologico.

I fatti raccontati non ne hanno bisogno. Si entra in storie difficilmente immaginabili e mai prima non rivelate, almeno con la serietà e la documentazione di questo libro. Dopo le richieste avanzate da Ada Sereni, De Gasperi le risponde: così ci chiedete di aiutarvi a vincere la guerra contro gli arabi. Poi però accetta, perché il suo partito (la Dc) e la sua Italia repubblicana (formata però anche grazie alla Resistenza) non può sopravvivere senza gli Stati Uniti.
E la guerra arabo-israeliana ha le sue propaggini in Italia, paese che ha sempre avuto un ruolo-chiave nel Mediterraneo. Nell’aeroporto dell’Urbe verrà istituita una vera e propria base di formazione e addestramento per i piloti della nascente aviazione ebraica. A Catania vi sarà una pista utilizzata per un traffico – illegale -di armamenti provenienti dagli Usa. La Marina non è da meno e nel 1954 accetta di formare cadetti israeliani nella sua accademia, chiedendo solo che tutto «rimanga riservato». I servizi italiani collaborano o voltano le spalle. Attraverso l’Italia passa un flusso clandestino di armi (compresi carri armati, motori di aereo e i famosi maiali, i mini-sommergibili armati di esplosivo della X Mas) dirette nella Palestina ormai divisa tra Israele e Giordania. Flusso che non si interrompe durante le tregue dichiarate dall’Onu. Gli agenti ebraici (anche prima della costituzione ufficiale del Mossad nel ’49) possono colpire industrie italiane che vendono armi agli arabi, sabotare navi che trasportano rifornimenti al nemico. Nel ’48, su ordine di Ada Sereni, la nave Lino, carica di armi italiane acquistate dalla Siria, è bloccata da una bomba messa da sub ebraici. Poi altri sabotaggi e attentati.

L’Italia è anche territorio privilegiato per la guerra di spionaggio. Si sperimentano extraordinary rendition ante-litteram: nel settembre 1980 il tecnico nucleare israeliano Mordechai Vanunu, reo di aver denunciato la costruzione di ordigni nucleari nella centrale di Dimona, è rapito a Roma da agenti israeliani.
Per contrastare ogni manovra di avvicinamento di Roma con i paesi arabi il Mossad entra a pie’ pari nella politica interna ed estera dell’Italia. Aldo Moro, uno dei dirigenti democristiani favorevoli a un accordo con i palestinesi, ne era consapevole. All’ex vice-segretario della Dc Giovanni Galloni confida: «La mia preoccupazione è questa: che io so per certa la notizia che i servizi segreti sia americani che israeliani hanno infiltrati nelle Brigate rosse, ma noi non siamo stati avvertiti di questo, sennò i covi li avremmo trovati».

In precedenza i segnali non erano mancati. L’ex-presidente Francesco Cossiga afferma anche che furono agenti del Mossad nel novembre 1973 a far saltare, mentre era in volo, Argo 16, l’aereo utilizzato per i «trasporti clandestini» di Gladio, l’organizzazione anti-sovietica voluta dagli Usa. Fu una ritorsione per la liberazione, decisa proprio da Moro, dei due terroristi palestinesi che avevano tentato di colpire un aereo della compagnia israeliana El Al sulla pista dell’aeroporto di Fiumicino.

Vendetta. La parola non compare mai nei dossier ufficiali d’Israele. Ma era la parola d’ordine lanciata dall’allora premier israeliano Golda Meir, «la donna con le palle». Vendetta per gli atleti della squadra israeliana sequestrati da militanti di Settembre nero durante le Olimpiadi di Monaco-’72 e uccisi nel corso dell’attacco delle forze speciali tedesche. La prima vittima della Vendetta cadrà a Roma, per mano di una squadra del Mossad guidata proprio da Harari.

Wail Zwaiter intellettuale palestinese e rappresentante di Al Fatah viene crivellato di colpi nell’androne di casa sua. Poco importa che non avesse nulla a che fare col terrorismo, anzi fosse un feroce critico di Settembre nero. Quello che bisognava inviare era un segnale forte e chiaro che il braccio armato di Israele colpiva inesorabilmente. Proprio questo obiettivo costituì la debolezza dell’operazione descritta anche nel film di Spielberg. La Vendetta doveva essere esemplare e veloce. Così si colpisce anche a caso: in Norvegia il commando del Mossad uccise un cameriere marocchino che nulla aveva a che fare con i palestinesi, La polizia locale non voltò le spalle, e uno dei killer del Mossad catturato svuotò il sacco. E rivelò particolari dell’operazione con cui Israele importò tonnellate di uranio per fabbricare le sue atomiche. Per Harari fu un mezzo smacco.

Il «modello Mossad», sperimentato anche in Italia, è vincente e diventa oggetto di esportazione. Ex-agenti sono riciclati come capi della sicurezza o «consiglieri» in mezzo mondo, dalle scorte alle navi alla vigilanza di aeroporti, da operazioni coperte e lucrose come l’Iran-contras-gate (armi ai terroristi anti-sandinisti in Nicaragua comprate con la coca fornita dai cartelli colombiani). Il caso dell’imam Omar rapito a Milano da agenti Cia – coperti dai servizi nostrani- dimostra che le extraodinary rendition devono molto alle tecniche del Mossad, mentre a Gaza e nei Territori gli omicidi mirati di dirigenti palestinesi sono ritenuti mezzi brutali, ma al fine di salvaguardare la democrazia.

Roberto Livini
Fonte: www.ilmanifesto.it
Link: http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100216/pagina/16/pezzo/271598/
16.02.2010

Pubblicato da Davide

  • Nellibus1985

    I soliti servi, di Stati Uniti ed Israele. Il caso di Mordechai Vanunu è emblematico. Questo tecnico nuclere israeliano, al lavoro per anni allo scopo di sviluppare segretamente un vero e proprio arsenale atomico per conto del proprio stato di cittadinanza, decise di vuotare il sacco a un giornale inglese, contravvenendo ai vincoli di segretezza imposti da Israele. Ebbene costui, scappato a Roma, fu rapito illegalmente dal Mossad e trasportato in madrepatria, per essere processato e condannato (rimase in galera per 18 anni). Il governo italiano non proferì parola di protesta nei confronti di Israele. E ancora questi esseri, assecondati dal ceto intellettuale nostrano, culturalmente e umanamente subumano, hanno il coraggio di ragliare istericamente ogni qualvolta qualche uomo degno di esser definito tale si azzardi a criticare la loro politica, tacciandolo inesorabilmente di antisemitismo. Se c’è giustizia a questo mondo (e purtroppo non se ne vede traccia), prima o poi Israele farà la inevitabile fine che si è cercata in ogni maniera possibile, e allora non potrà puntare il dito contro gli eterni, ma del tutto invisibili, “antisemiti” che ne minaccerebbero costantemente l’esistenza. Saluti.

  • fusillo

    —–EAM————————————————————EAM————————————————————EAM—– “Dopo tutto è dai tempi della banda Stern, come quello che viveva a bordo della “Intrepid”, che i leader israeliani prima di essere primi ministri sono stati dei terroristi.
    Begin e Shamir su tutti. Oppure quello contro gli Inglesi era ansia da liberazione?
    La doppia morale nel lungo periodo, storicamente, produce dei danni.
    Onestamente non capisco tutto questo stupore.
    Tutti sanno che alla fine della seconda guerra mondiale, gli statunitensi, in Germania e in Italia, si avvalsero, per contrastare i sovietici, delle persone che fino al giorno prima avevano combattuto.
    Il grande Eric Arthur Blair aveva scritto tutto 70 anni fa.
    Niente di di nuovo dalla USS Israel (CVN-01)”
    ———————————END————————————–

  • Nellibus1985

    Inoltre, in questa sporca faccenda si colgono analogie piuttosto lampanti con il presente. Vanunu denunciò l’esistenza del piano atomico segreto israeliano, smentendo e sbugiardando tutti gli indegni politici che negavano, alla comunità internazionale, che Israele intendeva dotarsi di un arsenale nucleare. Nel 1986, anno in cui Vanunu denunciò il fatto, Israele possedeva già 200 bombe atomiche. Chi è che oggi lancia continuamente anatemi contro l’Iran, minacciandolo continuamente e tenendo ben puntati i propri missili contro di esso? Con che autorità parla Israele? Perchè non c’è uno straccio di giornalista a ricordare questi fatti? Nel 2004 è stato rapito a Milano l’Imam Abu Omar da agenti della CIA, con la palese complicità dei servizi italiani. Gli statunitensi si degnarono almeno, nella loro pur sconfinata arroganza, di contattare le autorità italiane per metterle al corrente dell’azione. Questa dinamica dei fatti portò comunque ad un processo, che decretò alcune condanne. Cosa si è fatto nei confronti di Israele? Niente. Vergogna, vergogna e vergogna.

  • Kerkyreo

    Roberto, io sono una pesrsona che predilige i commenti e le osservazioni costruttive ed intelligenti, non per fare la parte dell’intellettuale superiore, ma semplicemente perche’ credo di poter imparare molto dagli altri.
    Sono COMPLETAMENTE d’accordo con quello che dici nel tuo articolo!
    Premetto che non ho colore politico e che leggo spesso il manifesto con il semplice scopo di vedere tutti i punti di vista.
    Capisco che in questo caso bisognava parlare delle tematiche presenti nel libro di un collega che GIUSTAMENTE ha deciso di pubblicare.
    ok!
    Quello che francamente “non capisco” e questa sottile linea di pensiero che viene adottata dal tuo giornale te compreso.
    Ogni articolo ha SEMPRE l’arroganza di volerci aprire gli occhi sull’impero americano e i suoi leccapiedi europei,ma non avete MAI E POI MAI il buon senso di rivelarci ANCHE l’altra faccia della medaglia.
    Presenti l’Italia come la puttana degli Stati Uniti e Israele ( VERO), ma non ti soffermi minimamente a dire che l’Italia e’ anche la Puttana di molti altri paesi come la Russia ad esempio,che ha un ingente rete di servizi segreti presenti su tutto il territorio italiano. Ma forse questo e’ da chiedere al tuo editore o ai signori che mandano avanti questo movimento di parte che si FINGE libero. Non lo siete e lo sai!
    Quindi BASTA con questa informazione di parte!
    eh che palle!!!
    L’informazione indipendente e libera dai fili dei burattinai BASTARDI che attanagliano il popolo non esiste.
    Utopia!

  • backtime

    israeliani, iraniani… oh guarda se finisce che in Italia i stranieri siamo noi, notizia di ieri sul corriere

    Quegli 007 liberi di fare quel che vogliono
    I servizi segreti iraniani in Italia sono stati spesso tollerati per non compromettere i contratti

    http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_03/olimpio-servizi-segreti-iraniani_ac4ed1a2-26ca-11df-b168-00144f02aabe.shtml

  • TizianoS

    Condivido in pieno i suoi commenti.

    Vanunu è un ebreo convertitosi al cristianesimo. Su Wikipedia (inglese) [http://en.wikipedia.org/wiki/Mordechai_Vanunu] si legge che egli subì un “crudele e barbaro trattamento” per mano delle autorità israeliane durante la sua prigionia, e lo stesso Vanunu suggerisce che il suo trattamento sarebbe stato diverso se fosse stato ebreo.

    Il suo rapimento a Roma avvenne il 30 settembre 1986 (Non 1980 come scritto nell’articolo). Ero curioso di conoscere quale era il governo italiano in tale periodo: Presidente C.d.M. Bettino Craxi (II) (PSI) – (governo DC-PSI-PRI-PSDI-PLI), Ministro degli esteri: Giulio Andreotti (DC), Ministro dell’Interno: Oscar Luigi Scalfaro (DC). Presidente della Repubblica: Francesco Cossiga.

  • Nellibus1985

    Ho scritto 1986, non 1980. Comunque le suggerisco (la prego di darmi del tu d’ora in poi) di leggersi questa intervista http://www.voltairenet.org/article133657.html, rilasciata da Vanunu a una giornalista italiana. La trovo illuminante. Cari saluti.

  • sentinella

    C’è un ossessione che è quasi una malattia di molti intellettuali di sinistra è quella del conflitto israelo-palestinese. A quest’ossessione si sacrifica tutto, dal buon senso al senso della misura. E’ come un paio di occhiali con cui si costringono a guardare l’universo creato.
    Se si considera il fatto che questi personaggi non scrivono una riga o forse solo poche righe sui 4 milioni di vittime in Congo (a partire dal 1998). Su Timor Est dove i morti sono stati 300mila.
    Poi se vogliamo anche parlare del Kashmir dove non c’è pace. del Darfur dove ci sono stati 300.000 morti.
    Parliamo qualche volta anche della Costa D’Avorio che è un paese spaccato in due. Andiamo in America Latina ed in Colombia altre cifre:7mila desaparecidos, più di 7mila detenzioni arbitrarie, quotidiane esecuzioni extra giudiziarie.
    Allora uno si chiede: perché sempre e solo la Palestina che ci sono venute le balle quadrate a forza di sentirla nominare. Ma c’è solo il MOssad che spadroneggia in questa schifezza di paese? A che serve parlarne fino alla nausea. Ormai lo sappiamo tutti a memoria.
    A forza di fare della dietrologia e di giocare chi è dietro a chi è dietro ci perdiamo in un labirinto. Animo, tiriamoci fuori dalle solite zampogne. Natale è passato e tra poco passera anche Pasqua. Dai sforzatevi perché veramente se no questi si convincono che tutto il mondo gli gira intorno. Diamo ad ogni argomento il giusto peso e misura anche perché il mondo è grande ed è piccolo nello stesso tempo.

  • TizianoS

    Ti ringrazio per la segnalazione dell’intervista di Vanunu, che è veramente illuminante e di cui ripeto il link:

    “Intervista esclusiva di Mordechai Vanunu a Silvia Cattori” [www.voltairenet.org]

    Il dato (erroneo) del 1980 non si trova nel tuo commento, che riporta esattamente 1986, ma nel testo dell’articolo di Roberto Livini (quintultimo paragrafo).

    Carissimi saluti.

  • marcello1950

    Il dramma degli israeliani che potrebbero essere loro stessi i loro peggiori nemici, ed il mossad ne è l’esempio.

  • lucamartinelli

    credo che vi sia una differenza sostanziale che separa quello che fai notare. Solo Israele sostiene atti criminali come diritto all’esercizio dell’autodifesa. Gli stati che hai citato non lo fanno.