MOSLER, IL SOGNO E L'INCUBO AMERICANO

MOSLER, IL SOGNO E L'INCUBO AMERICANO

DI GIULIETTO CHIESA

megachip.globalist.it

Un lettore scrive a Giulietto Chiesa e critica l'economista Mosler, spesso creduto antisistema, in realtà cantore del consumismo. "Sogno americano": tragedia del pianeta.


Mi chiamo Lorenzo. Sono uno studente. Ti seguo con interesse (e infinito giovamento) da quando avevo 18-19 anni (ora ne ho 24).
Tempo fa ti avevo scritto, e già allora mi avevi risposto con tempestività. Spero succeda anche in questo caso!

Volevo
chiederti un parere su Warren Mosler. Anzi, per la precisione: più che un parere su Mosler, un parere sul suo concetto di "sogno americano" e "benessere". Ho di recente letto il suo libro nella versione italiana ("Le sette innocenti frodi capitali della politica economica"), dove mostra una conoscenza perfetta dei meccanismi finanziari effettivi. Sembra un uomo sincero e cordiale, ma anche molto - e secondo me troppo per esserlo davvero - ingenuo. Il suo concetto di "benessere" mi ha impressionato. Impressionato, sì, ma in negativo. Mi spiego.Mosler, nel Prologo al testo, scrive che l'obiettivo precipuo del suo libro è - cito letteralmente - contribuire a "realizzare il nostro potenziale economico e [...] ripristinare il Sogno americano".
Lo stesso concetto è espresso nella Introduzione, dove chiarisce che "lo scopo di questo libro è di promuovere il ritorno della prosperità americana".




Il problema è che, consultato il testo, Mosler chiarisce cosa intende
con "sogno" e "prosperità" americani. Lui
considera la piena occupazione come il mezzo per sfruttare a pieno
le capacità produttive dell'economia americana, e dunque produrre
il massimo di beni economici producibili. Ora, essendo tutti
occupati, tutti danno una mano a sfruttare a pieno le capacità
produttive
, ma soprattutto tutti hanno un reddito sufficiente
che, sommato, diventa un reddito totale da consumo capace di
assorbire tutta la produzione (cioè non lasciare alcun bene
invenduto, che causa assenza di guadagno per il produttore e dunque
disoccupazione, sottoconsumo, contrazione, ecc.).




Ora,
Mosler dice precisamente che secondo lui la condizione di piena
occupazione, a cui segue la piena produzione ed il pieno consumo è
la condizione ideale per l'economia americana, dunque è questo ciò
che considera un "sogno" e un ritorno alla "prosperità".



Però,
una volta arrivati al pieno consumo (tramite piena occupazione e
piena produzione), non si deve necessariamente estendere l'intensità
e la vastità della produzione?



Mosler
questo non lo dice.



Ma
io dico: siamo in Capitalismo. E il Capitalismo, senza
estensione e intensificazione infiniti della produzione (ovvero:
senza Crescita) crolla: non esiste più. Finisce.



Dunque,
quando la produzione è spinta al limite delle proprie capacità,
deve allargarsi contraendo prestiti per investire in nuova, più
estesa e più intensa produzione (altri lavoratori, altre risorse,
altre merci).



Ora,
nel libro Mosler non nega il Capitalismo (ma anzi, ne magnifica
alcune componenti di fondo, come il consumismo inteso come
"benessere" e "sogno"
). Quindi si capisce
bene che per Mosler un "sogno" è la continua espansione
del tessuto produttivo, ottenuta mediante la piena occupazione e il
continuo consumo/assorbimento dei beni prodotti. Mosler è come se
dicesse: il Capitalismo dai pieni occupazione-produzione-consumo è
un "sogno". Dunque, Mosler è un "Crescista",
se deduco bene e se il ragionamento non è sbagliato.



Ma c'è di più. Mosler scrive che, importando gli americani una marea
di beni commerciali dalla Cina, non fanno altro che importare
"benefici reali" (cioè veri beni economici, come auto o
altro, che sono frutto di "benessere") cedendo in cambio
dollari, ovvero un numero elettronico nel conto cinese alla FED. Un
buono scambio, dice Mosler, perché loro ottengono un estratto
contro, mentre noi invece otteniamo veri beni, ovvero "benefici
reali" che causano il "benessere" del consumatore
americano.



Ora,
ci sarebbe molto da dire sull'identificazione tra "benessere"
e consumo compulsivo tipico di noi occidentali (di certo noi non
siamo d'accordo), ma lasciamo stare. Mosler di fatto sta dicendo
che l'esistenza di nazioni esportatrici nette
, ovvero nazioni
che si sobbarcano "costi reali" (le esportazioni in
uscita, appunto) piuttosto che offrire al loro popolo "benefici
reali", è un buon affare per gli americani.




In
altre parole, sta chiarendo che a lui interessa mantenere, ed anzi
allargare fino ai limiti delle capacità produttive (tramite piena
occupazione, detassazione, deficit governativo) il consumo americano
- identificato al "sogno" e alla "prosperità",
al "benessere" - sopra ogni cosa.



Anche
sopra un'intera nazione straniera che si sobbarca "costi
reali", a danno del suo popolo (perché sappiamo che le nazioni
in surplus, ovvero super-export, possono farlo soltanto
pagando poco i lavoratori, sfruttandoli o espellendoli per abbassare
i costi di produzione), per servire "benefici reali" al
popolo americano. Senza peraltro prendere in considerazione che i
beni commerciali goduti dagli americani sono in buona parte
sottoprezzati perché assemblati o costruiti con l'implicazione
della manodopera del Terzo mondo in condizioni di schiavitù. Sembra
che, finché gli americani possano permettersi di acquistare beni
commerciali e goderne fino ai limiti della produzione (ed oltre,
visto che siamo in Capitalismo...), tutto vada bene, senza eccezioni
o precisazioni. Come se la vita che fanno gli americani e gli
occidentali non fosse tale unicamente perché in altre parti del
mondo fanno una vita di inferno, da quasi duecento anni.


E
infatti scrive:


"Stiamo
traendo un IMMENSO vantaggio dal deficit della bilancia commerciale.
Il resto del mondo da tempo ci manda centinaia di miliardi di
dollari di beni e servizi reali in eccesso rispetto a quelli che noi
mandiamo loro. Loro producono ed esportano, noi importiamo e
consumiamo. Si tratta forse di uno squilibrio insostenibile che
dobbiamo sistemare? Perché dovremmo desiderare di mettervi fine?
Fintanto che vogliono mandarci beni e servizi senza chiederci altri
beni e servizi in cambio, perché non dovremmo essere in grado di
prenderli? [...] Voi preferite avere l'automobile piuttosto che i
fondi, oppure non l'avreste comprata, quindi siete felici. La casa
automobilistica cinese preferisce avere i fondi piuttosto che
l'automobile, altrimenti non l'avrebbe venduta, e quindi è felice.
La banca vuole prestiti e depositi, oppure non avrebbe fatto il
prestito, e quindi è felice. Non c'è alcuno "squilibrio".
Sono tutti felici e contenti" (pp. 95-97)




Questa
è un'apologia integrale (e non so se consapevole o inconsapevole)
del capitalismo e del consumismo - in una parola: del "Crescismo";
ma, dunque, anche dell'imperialismo militare e dello schiavismo
economico che il Capitalismo impone al mondo da almeno 150 anni.
Certo, Mosler dice che la condizione ideale per gli Statunitensi è
la piena occupazione e la piena produzione, a cui segue il pieno
consumo, ovvero quello che lui considera "benessere" e
"prosperità", anzi, un "sogno".




Così
sembra quasi proporre una sorta di "Capitalismo sociale"
e "umanitario"
. Ebbene, mettiamo pure che essere dei
consumatori americani, occupati e compulsivi sia un "sogno"
(io sono più per: un "incubo"). E gli altri? E quelli che
producono tutti questi beni ma non possono goderne perché devono
venderli a noi? E i lavoratori sfruttati e schiavizzati, africani,
asiatici, sudamericani? E gli stessi poveri e emarginati
occidentali, chiusi in ghetti, nuovi slums e carceri? E le specie
animali, schiavizzate, torturate e estinte per produrre i beni? E
l'ecosistema spinto al tracollo dalle strutture
industriali-tecnologiche che producono questi beni e dai beni
stessi?




Ora,
io non so se altrove Mosler si sia espresso sui temi
dell'imperialismo economico-miltare, sui temi dello sfruttamento del
Terzo mondo, dell'ambiente, delle altre specie viventi e sul tema
del collegato egoismo criminale occidentale. So però che in quel
libro ignora completamente la proposizione fondamentale: in un
sistema finito di risorse uno sviluppo infinito è impossibile
.
E so che il suo divulgatore italiano, Paolo Barnard, si è
espresso fortemente contro le idee della decrescita, considerandole
frutto dell'opera di "sicari" neoliberali o chissà cosa.
Io capisco soltanto che Mosler, presentato con toni quasi lirici da
Barnard come fonte di una riscossa antisistemica, sembra invece
essere un'espressione del sistema capitalistico stesso.
Espressione forse più raffinata, ma pur sempre ed integralmente
espressione sistemica. Espressione di quel sistema che noi sappiamo
è necessario abbattere, prima che abbatta tutti quanti e la vita
del Pianeta stesso.



Ti
ringrazio da subito per l'attenzione che, se potrai, dedicherai a
questa lunga mail.




Lorenzo




Caro
Lorenzo, intanto complimenti. Io alla tua età non sarei stato
capace di scrivere una riflessione come la tua.




Secondo punto. Quello che tu descrivi è il delirio del capitalismo "perfetto". Cioè un delirio al quadrato, o al cubo. E' peggio che "crescista", è semplicemente stupido, come stupida è l'economia che non vede il mondo degli uomini e della natura, mentre guarda ossessivamente al dato quantitativo della produzione delle merci, identificate con il benessere. E' l'ideologia americana allo stato puro. E, come i sostenitori della MMT (che si credono rivoluzionari), ignora la complessità della
crisi, la sua insuperabilità all'interno dello schema capitalistico, la sua incompatibilità con la fisica e con tutti gli equilibri dell'ecosistema e del cosmo tutto intero. Qui non solo non c'è nessuna "riscossa antisistema": qui c'è il vaneggiamento accademico di coloro che, chiusi nei loro studi, preparano inconsapevolmente la terza guerra mondiale.

Grazie del lucidissimo contributo. Ti invito a proporcene altri, anche per Megachip, che sarà lieto di ospitarti.


Giulietto Chiesa

Fonte: http://megachip.globalist.it

Link: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=79488&typeb=0&Mosler-il-sogno-e-l-incubo-americano

28.06.2013

Commenti (79)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. 7stars 12 gennaio 2017

      Ma poi, voi che parlate di finito ed infinito, cosa ne sapete di quanto sarebbe il "finito" nel mondo? E ancora, avete la sfera di cristallo per sapere dove arriveremo con il risparmio energetico e l'innovazione tecnologica? Perchè piuttosto non vi rivolgete agli idioti del petrolio per dirgli che è ora di finirla? Tanto per fare un esempio, non è che voi pensiate che ci sia una compagnia che fattura un miliardo al giorno e allora c'è da farsi più di qualche domanda, no? Voi siete nel regno dell'immaginazione e della manipolazione, calati dall'alto. Vi lascio con una chicca: lo sapete che oggi si può produrre l'acqua dall'aria? Non ci credete? Vi dico di crederci. Tanti saluti, cari sudditi di usurai e soci.

    1. 7stars 12 gennaio 2017

      Guardate che, frutto o no dello stesso capitalismo, questi dicono di far lavorare tutti...non di andare chissà dove, oltre a tutto ciò con deficit esorbitanti oppure di moltiplicarci all'infinito. Non c'entra niente il "crescismo" qui, altrimenti non avete capito cos'è la democrazia e manco masticate di economia...se voi pensate che la democrazia sia uno che si strafoga e l'altro che può stare sotto i ponti, non avete capito nulla oppure avete assimilato roba davvero avariata. Comunque, siccome siamo in Italia e la democrazia è la nostra Costituzione (non la UE, mi raccomando) in quella Carta c'è scritto che ogni cittadino abbia il diritto/dovere di lavorare. E' un principio fondamentale, per cambiare quelli fondamentali, se proprio la vostra follia lo ritenesse necessario, ci vuole una rivoluzione vera e propria, altrimenti non potete, nemmeno tramite una "riforma". Non solo, il cittadino deve essere retribuito adeguatamente per sostentare sè stesso e la sua famiglia ed il risparmio deve essere tutelato. Poche chiacchiere, altrimenti andate a discutere illecitamente al Parlamento Europeo degli usurai. Chiesa, rinsavisci pure tu o no?

    1. Giaurro 3 luglio 2013

      Quella lettera, più che di mmt, parla del concetto di prosperità come dedotto dalle "seven deadly innocent frauds". E qui, il problema è l'accettazione dello sviluppo come espressione delle strutture del consumo (e dunque della produzione) proprie della società capitalistica americana (e delle Occidentali più in genere). L'accettazione incondizionata (come evidente nel passo sulla bilancia commerciale) dell'insostenibile sistema di produzione consumistico squalifica quel concetto di prosperità. Il fatto, poi, che il discorso di Mosler sia universalizzabile o da universalizzare, e dunque potenziale appannaggio di benefici non esclusivamente occidentali, non è mica un'attenuante. Al contrario: quanto più universalizzabile, tanto più insostenibile. Quandanche il Miliardo d'oro smettesse di essere il pressoché esclusivo beneficiario reale di questi rapporti di consumo e produzione (già prospetticamente inostenibili), la situazione peggiorerebbe addirittura. Dai 3 ai 7 miliardi di persone che scorrazzano in automobile per il mondo, che mangiano e bevono quanto e come gli occidentali mangiano e bevono, che consumano elettricità, gas e risorse naturali finite quanto e come ne consumano gli occidentali? Un simile contesto di "beneficio reale universalistico" è impossibile. Dal pensiero di Mosler, insomma, è assente il problema dei limiti dello sviluppo (limiti oggettivi imposti dalla natura, ovviamente; non i limiti fittizi asseriti dalle teorie liberiste sulla scarsità dei mezzi monetari). Perché intanto gli americani importano una valanga di benefici reali e lasciano ai loro partner commerciali un estratto conto. Intanto accade questo, e intanto Mosler scrive entusiasticamente di questo rapporto, come un rapporto buono ed equilibrato, in cui tutti sono felici (dove è evidente che questa dinamica, invece, alimenta uno squilibrio d'ordine ecosistemico e distributivo - al quale peraltro ne è sotteso uno sul piano dell'egemonia militare e culturale).
      Inoltre, quel libro contiene un altro spunto di riflessione dalle implicazioni gravi: Mosler, nella Terza parte, fa un discorso su come le democrazie (sistemi rappresentativi) debbano essere ben difese (armate) perché sono forze pacifiche (che si muovono militarmente soltanto per difendersi) tendenzialmente minacciate dal rischio di invasione e dominazione rappresentato da dittature o altre forme di totalitarismo, che invece sarebbero naturalmente aggressive. Adduce l'esempio di Pakistan e Corea del Nord, come forze dispotiche a minaccia di India e Corea del Sud. Dunque, include nel club delle dittature malintenzionate la Russia (che, dice, supporta azioni militari contro le democrazie occidentali) e addirittura i Talebani, che secondo lui sono colpevoli di tentare di prendere il controllo del proprio paese per impedire la formazione di un governo eletto. E, crediateci o no, include gli Usa nelle nazioni democratiche e pacifiche, con ciò enumerando spesa militare e droni-killer come altrettanti obiettivi di interesse pubblico sui quali non lesinare! Tutto ciò fa il paio con il passo sulla bilancia commerciale. Paio che rappresenta, guarda caso, il legame tra potenza militare americana e rapporti economici Usa/Mondo.

    1. simonlester 1 luglio 2013

      Non preoccuparti; quelli dell' MMT non capiscono.
      Secondo loro i paesi africani cono poveri perchè, se anche stampassero soldi, sono sotto il dominio del dollaro.
      Non perche stamperebbero soldi che si appoggiano sulla loro principale materia prima, la SABBIA

    1. Masaccio 30 giugno 2013

      Nel 2010 gli anziani disabili in Italia erano oltre 2.300.000, e oggi nel 2013 saranno probabilmente aumentati. Lei propone che 10 milioni d'italiani (4 per ogni anziano disabile) potrebbero/dovrebbero essere impiegati per la loro assistenza h24?? Ma sì, il futuro sono i servizi: e il cibo che ci serve per mangiarec hi lo produrrà? Chi lo trasporterà? Chi lo venderà. Estenda questo problema a ogni altro campo delle attività umane, e si renderà conto di quanto assurdo sia il suo ragionamento. Ma mi faccia il piacere!

    1. gattocottero 29 giugno 2013

      Esatto: per esempio io non sono AFFATTO d'accordo.

    1. Fedeledellacroce 29 giugno 2013

      Se, come sostieni, basta stampare per consumare tutti i beni prodotti (inutili), e continuare questa frenesia di consumo, beh, allora benvenga la crisi e le sue conseguenze.
      Ci dobbiamo dare una calmata con stá produzione.
      E con sto' consumo.
      Ma constato che non tutti sono d'accordo.

    1. Georgejefferson 29 giugno 2013

      Ho gia visto tutto,ed anche apprezzato alcune cose.Ma alla domanda non hai risposto,come non risponde Fresco,naturalmente.

    1. consulfin 29 giugno 2013

      "E quelli che producono tutti questi beni ma non possono goderne perché devono venderli a noi?"


      [...]

      Camminare con quel contadino
      Che forse fa la stessa mia strada
      parlare dell'uva, parlare del vino
      che ancora è un lusso per lui che lo fa

      [...]

      Rino Gaetano, Ad esempio a me piace il Sud, 1974

    1. Arazzi 29 giugno 2013

      Carissimo, la tua ingenunità mi fa venire il sospetto che ci stai trollando.



      Comunque ok, il sistema operativo di sto computer che governerà il new world order lo famo open source, così tutti possono metterci le mani sopra per "migliorarlo", è così che recita la retorica open source, vero?

      Bene, dopo che milioni di persone ci han fatto le loro modifiche (che saranno sicuramente tutte benigne) quale versione usiamo per aggiornare il supercomputer? chi lo decide? il betatesting lo famo in Burkina Faso?



      Devo andare avanti?

    1. gattocottero 29 giugno 2013

      Meglio: piove comunisti di merda

    1. gattocottero 29 giugno 2013

      @TRUMAN



      Intendevo diversamente dall'articolo!

    1. Quantum 29 giugno 2013

      Vogliamo provare a vederlo un documentario su questo argomento:

      https://www.youtube.com/watch?v=LS3BpqTTbGQ

    1. Quantum 29 giugno 2013

      Sai cosa è l'opensource e come funziona vero?

      Il sorgente aperto è quello che spiega Richard Stallman essere il miglior mezzo di garanzia su cosa fa un programma per computer e se dentro non ha malware, parti che spiano, backdoor, ed altro...

    1. Primadellesabbie 29 giugno 2013

      Qualche affermazione sopra le righe, senza lasciarsi irretire dalle polemiche incrociate: aprire una finestra e tornare a respirare aria pulita.

    1. gattocottero 29 giugno 2013

      Oggi l’economia è fatta di servizi. Il futuro dell’economia sono i servizi. Per cui - ad esempio - si può ipotizzare l’applicazione della JOB GUARANTEE per mezzo di un PLG (Piano di Lavoro Garantito) grazie al quale, a ciascun anziano disabile italiano, lo Stato assegna QUATTRO partecipanti del PLG che si occupino della sua assistenza 24 ore su 24.



      E’ un servizio nei confronti della comunità, è di aiuto a tutte le famiglie con anziani disabile, e lo Stato paga un stipendio a ciascun partecipante a tale piano.



      Cominciate a intuire la differenza tra JOB GUARANTEE e SUSSIDIO DI DISOCCUPAZIONE / REDDITO DI CITTADINANZA? Per quest’ultimo lo Stato dà denaro senza che vi sia una corrispondente prestazione d’opera, e ciò tende a generare inflazione, la JOB GUARANTEE invece garantisce un reddito a tutti coloro DISPOSTI A LAVORARE cioè lo Stato dà denaro ESCLUSIVAMENTE a fronte di una corrispettiva prestazione d’opera. Semplicemente, la JOB GUARANTEE costa meno allo Stato di qualsiasi SUSSIDIO DI DISOCCUPAZIONE / REDDITO DI CITTADINANZA, e per questo motivo la JOB GUARANTEE è un elemento strutturalmente calmieratore dell’inflazione.



      Aggiungo un altro aspetto della JOB GUARANTEE che non ho ancora sottolineato, e che mi pare non trascurabile:



      con la JOB GUARANTEE lo Stato smette di fissare un salario minimo e invece fissa lo STANDARD MINIMO LAVORATIVO sotto il quale il settore privato non può andare. Perché altrimenti i lavoratori si rivolgerebbero ai PLG!!!



      Rispetto alla situazione attuale è quindi palese come - per mezzo della JOB GUARANTEE - si faccia veramente un BALZO QUANTICO per quanto riguarda i DIRITTI DEI LAVORATORI.

    1. Fedeledellacroce 29 giugno 2013

      Maledetti Comunisti!!
      Meno male che ci rimani tu.
      Sicuramente intelligente.
      Bello.
      Biondo.
      E di destra, of course.

    1. Fedeledellacroce 29 giugno 2013

      Si, il PLG
      Per La Gnocca!!!
      Sono con te.
      E mi piace anche l'idea del BLOW JOB GUARANTEE!!

    1. braveheart 29 giugno 2013

      Lorenzo e' vittima di un fraintendimento terminologico.
      Mosler ha scritto il libro per un pubblico americano.
      Ma i suoi concetti sono universali, basta sostituire il nome del paese.

      Mosler dice che la finitezza della quantità monetaria non dipende dal risparmio/investimento/tasse, ma essa è legata solo al pieno impiego, raggiunto il quale, ulteriori iniezioni/spesa dello stato, provoca inflazione.
      Un ribaltamento totale del concetto di base monetaria attualmente dominante, ove si vuol controllare l'inflazione con la leva dei tassi e quindi con la scarsità di liquidità ( secondo loro + moneta=+ inflazione e viceversa)
      Mosler invece spiega che se l'emissione monetaria corrisponde a beni e servizi prodotti, non si crea inflazione.

      Mosler dice che lo stato deve avere come faro la piena occupazione ( di chi vuole lavorare ) per ottenere :
      1) piena produzione ( non solo beni , ma anche servizi alla persona, salvaguardia del territorio, turismo, cultura, spettacoli, scuola, università, arte )

      2) stabilire livelli minimi di salario ( se tu un lavoro lo trovi comunque, non sei obbligato ad accontentanti di stipendi da fame per sopravvivere)

      Mosler spiega che la mmt e' uno strumento per raggiungere gli obbiettivi condivisi che una comunità si prefigge :
      siamo di fronte ad una comunità guerrafondaia ? Bhe la mmt permette a quella società di raggiungere i propri scopi; oppure troviamo una comunità orientata al turismo ? La mmt e' lo strumento giusto;
      Lo stesso per una società manifatturiera, o una più votata alla cultura e alla formazione, ricerca scientifica.

      Insomma, parlare di prosperità, di piena occupazione, piena produzione, vuol dire descrivere una società in cui la cosa importante diventa l'operosità dei suoi membri, e non più il capitale detenuto da chi ottiene surplus dal lavoro dei suoi salariati.
      Ergo e' la morte del capitalismo, contrariamente a quanto detto da Lorenzo.
      Se una cosa non è più scarsa ( il denaro/capitale) la sua importanza viene ridimensionata.
      E il suo ridimensionamento non può avvenire attraverso la redistribuzione attraverso la tassazione progressiva che incentiva l'evasione e la fuga dei capitali, ma semplicemente attraverso l'emissione di liquidità per beni e servizi reali fino al raggiungimento della piena occupazione e piena produttività ( di chi vuole lavorare e di chi vuole intraprendere)

      Mosler dice che l'import e' aumento di ricchezza per chi importa:
      se la mia moneta rappresenta una economia sana, ove con quella moneta ci sarà sempre qualcosa da comprare, quella moneta verrà accettata da chiunque voglia vendere qualcosa.
      Ergo, accetterà la mia mia moneta in cambio dei suoi beni e servizi reali, e il mio paese avrà più ricchezza in beni reali.

      Insomma, mmt = monetizzazione dell'operosità dei propri cittadini.

      Un concetto talmente rivoluzionario da ribaltare il concetto stesso di scarsità su cui si basa l'inganno globale grazie al quale i rentiers da secoli prosperano, godendo del sangue e sudore di miliardi di esseri umani.

      Quindi, caro Lorenzo, se togli gli occhiali ideologici che ti fanno limitare al mero significato letterale, e cerchi di analizzare i concetti di Mosler più compiutamente , riuscirai a vedere la semplicità di quanto egli propone.
      Una semplicità che all'inizio sorprende e disarma, ma successivamente dispiega tutto il suo pragmatismo naturale e consequenziale.

      P.S. : Un appunto a Chiesa; si informi meglio, o quantomeno si astenga dal commentare ciò che nemmeno lontanamente conosce. Dico questo perché spero sia solo un problema di ignoranza e non di malafede.

    1. Truman 28 giugno 2013

      @gattocottero: si certamente Mosler la pensa diversamente da me. Ma quella piccolezza che è l'economia secondo me deve essere sottoposta alla politica.

      Non esistono uscite dalla crisi che non siano politiche. Dentro queste soluzioni politiche la MMT ci può stare, può anche essere preziosa. Ma è solo economia. La società umana è ben più complessa di quanto credano gli economisti (marxisti e capitalisti in questo sono indifferenti, hanno il morbo dell'economicismo, il quale a volte ha un decorso mortale per le società).


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