METEORA

DI CARLO BERTANI

Caro Pierpaolo,
sono trascorsi molti anni da quella sera del 1975, quando ci lasciasti soli, improvvisamente, come una cometa che scompare negli abissi dello spazio.
Io, questo spazio l’ho di fronte a me e fisso una stellina che m’occhieggia fra le fronde dell’olivo. L’olivo che ha preso il posto dei vari ciliegi selvatici arrostiti dall’arsura estiva, i quali avevano preso il posto della gaggia orientale, quasi secolare, che c’era quand’ero bambino.
Mi chiedo dove tu sia. Non importa: tanto, sei stato un intellettuale mai sopportato dagli intellettuali, un poeta mai compreso dai poeti, un politico trattato ad alzate di spalle, un omosessuale mai omologato fra gli omosessuali. Sei stato un vero jolly, Pierpaolo, e per questa ragione non devi meravigliarti se sei passato come una meteora. Che, però, ha colpito.

Sono trascorsi tanti anni da Valle Giulia, eppure ancora se ne parla, si discute, la si legge e si disserta. Sempre con il solito andazzo: chi solleva le spalle, chi scrive un’inutile critica postuma, chi la esalta, chi non sa e si ferma a guardare la stella, come sto facendo in questo momento.
Gli eroi lasciano questo mondo correndo su un carro di fuoco. Forse un’Alfa rossa. Perché lo lasciano? Forse perché questo mondo non ha più necessità delle loro rime, dei loro aghi piantati a cucire il cielo plumbeo di una realtà selvaggia, invadente e sozza come una lanca sul limitare della borgata.Sapessi, Pierpaolo, cosa ci stanno raccontando: che le ideologie sono merda, perché uniformare e strutturare il pensiero in una costruzione logica – che ha dunque struttura, forse rigidità – è cosa grama, da mestatori della psiche indegna d’esser avvisa.
Ci propongono, invece, un pensiero così debole da schiantarsi ad ogni angolo del nostro vivere, così mellifluo ed impalpabile da scorrere senza tempo e senza sapore sui palati televisivi, della carta stampata, nei balli a palchetto della politica strapazzata come due povere uova cadute dal cesto. Fino a pervadere il palcoscenico delle menti, che – attonite – s’inchinano di fronte a tanto potere dell’insipienza.

E le madri, chiamate a correo di tanto, terrifico clamore?
Non so, Pierpaolo, se le tue madri siano state così colpevoli: m’inchino, rispetto la tua intuizione ma non la comprendo. E, dunque, m’arresto.
Posso dirti, però, che i padri non si mostrano più, come se la caduta delle tue madri – angeli ribelli, fuoriuscite dai cascinali dov’erano schiave del sesso e dei campi – avesse chiesto contrappasso e nemesi alla Storia. Che, talvolta, ci rifiutiamo di vivere.
Il teatrino che ci mostrano è così mesto che non vale la pena d’insozzare la tua mente – chissà cos’è divenuta, nel frattempo – con il racconto delle nostre triste cronache: risparmiamo il clamore del nulla.
Vorremmo però salutarti senza nessun ardore di speranza, senza obliare né nascondere il nichilismo – al quale tu non hai mai ceduto, lo sappiamo – per dileggiarti con un dolce canto al quale, tu, voleresti la maschera come un bambino scoppia una bolla di sapone.

Troppo tempo è trascorso, inutilmente, senza trovare sentiero e ragione, né metter pace negli animi lacerati ma vivi. Troppo tempo scivolato senza senso, senza corpo, senza ragione. Vorremmo dirti per approdare ad un nuovo tempo, ma non scorgiamo che nuvole all’orizzonte, e la luna tarda a mostrarsi in cielo.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2008/06/meteora.html
24.06.08

Pubblicato da Davide

  • PaoloFranceschetti

    Sul delitto Pasolini leggete questo articolo di Stefania Nicoletti, pubblicato sul mio blog.
    Anche i commenti dietro all’articolo sono interessanti per ricostruire il delitto.

    http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/05/il-delitto-pasolini-siamo-tutti-in.html

  • Grossi

    Per un morto naturalmente, il piagnisteo tanto per “fare”, trito e ritrito quanto ho sentito in questi anni, pari solo la lagna sui partigiani, quelle cose che se puoi scegliere nella vita, ne fai a meno.

    Lasciatelo riposare in pace lui e noi, la retorica come esercizio fine a sè stesso è alla frutta !

  • Zret

    Che pena questo sproloquio…

  • PaoloFranceschetti

    Noi non riposiamo, perchè cerchiamo la verità, occultata da quelli come te. Invece, mi piace pensare che l’articolo di Stefania Nicoletti, abbia dato un po’ di pace al poeta, contribuendo a cercare quella verità che tutti coloro che amavano Pasolini avevano visto occultare dalle falsità dei media. Perchè nessuno di coloro che sanno guardare un po’ oltre le apparenze, aveva mai creduto all’idiozia del delitto commesso da un diciassettenne omosessuale.

  • Stopgun

    Non credo che si possa parlare di piagnisteo come per la lotta partigiana per Pasolini, sarebbe come di parlar di corda in casa dell’impiccato.

    Il Fratello di Pierpaolo era un partigiano “azzurro” che operava a Porzus, nel Friuli.
    Bande di partigiani avverse colpirono e trucidarono le formazioni “azzurre”, compreso il fratello di Pierpaolo.

    Bellissimo è, a proposito,il film “Porzus” di Martinelli, che tratta quei fatti con una certa maestria.

    Pierpaolo non ha mai fatto pubblico piagnisteo su quell’argomento.

    Gliene sono grato.

    Sono invece contrariato dalla mancata pubblicazione di “Petrolio”.

  • mat612000

    Considero Pasolini uno dei pochi intellettuali seri che abbia avuto recentemente l’Italia, un bravo scrittore e un discreto regista (con alti e bassi).
    E’ giusto ricordarlo e ognuno lo fà a modo suo, in modo più o meno retorico.
    Non ho capito perchè non si perda occasione per colpire la “retorica della resistenza”, cosa c’entra con Pasolini?
    Boh…

  • buzz

    Ricordare PPP non è retorico. E’ utile.
    Perché magari viene in mente a qualcuno di andarsi a rileggere quello che ha scritto e resterà sorpreso dalla sua genialità, dalla sua capacità di coniugare le sensazioni di pancia con la razionalità intellettuale e di capire l’essenza delle cose.

    Pasolini è stata una figura tenera e fragile quando si trattava di accogliere in se il dolore. Il suo e quello degli altri. E un finissimo commentatore della realtà. Nessuno come lui è mai stato capace di cogliere le meschinità della povera gente con quello sguardo che non è tuttavia mai cattivo, piuttosto pietoso, compassionevole, nel senso di compartecipazione al dolore di “gli uomini che non mi sono fraterni, eppure sono
    fratelli proprio nell’avere passioni di uomini che allegri, inconsci, interi vivono di esperienze ignote a me.”

    Mi sarebbe piaciuto che Pasolini avesse potuto guardare Roma come è oggi, con le migliaia di immigrati. Che lui avrebbe saputo leggere nei loro volti affilati, la stessa astuzia, le stesse paure di vivere, la stessa rabbia e la stessa sofferenza dei sottoproletari di pietralata.

    E in questo vuoto della politica, in questo vuoto di valori, qualcosa avrebbe potuto dire, guardando lontano, come ha sempre fatto.

  • kashmira

    A Pier Paolo Pasolini: Voce umana/ vestita di bellezza/ era quella che ci davi/ Umana e bella anche/ se duramente accusava/ Amore semplice umano/ la tua vita/ Amore e paura per l’Uomo/ per il progresso fede/ e lo sviluppo insopportabile per te/ V’erano momenti in cui ascoltando/ le parole scorrere dalle tue labbra/ riudivo i versi di Rimbaud/ “Sono nato troppo presto o troppo tardi?/ Cosa sto a fare qui?/ Ah, tutti voi, pregate Iddio per l’infelice” / No Pier Paolo/ non sei nato né presto né tardi/ ma peccato che tu sia partito/ mentre la verità si combatte/ mentre tanti si scontrano senza sapere perché/ senza sapere dove vanno/ Mentre le religioni cambiano/ faccia e le ideologie diventano religioni/ e molti vestono i paraocchi di nuovo/ tu non dovevi andare via. – Alekos Panagulis – Questa non è retorica, caro Grossi. E’ Poesia. Esisterà finché esisteranno uomini e donne in grado di capirla. O meglio, di “sentirla”. Ricordare Pier Paolo è in ogni caso Poesia. Perché lui era Poesia. “Voce umana vestita di bellezza”. Credo sia la più bella definizione che sia mai stata data di Pier Paolo, che era di per sé indefinibile. E forse il modo migliore per ricordarlo è continuare a fare ciò che lui ha sempre fatto: cercare la Verità. “Mentre la verità si combatte”. Se a te sembra retorica, mi dispiace molto. Ma mi dispiace soprattutto per Pier Paolo, che viene ucciso ancora una volta. Perché non c’è nulla di retorico, vuoto o morto nella Poesia. E tantomeno in Pier Paolo. Stefania