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MARIO MONTI (WEIMAR RELOADED)

DI MAURIZIO BLONDET
rischiocalcolato.it

Lo scorso 14 dicembre il nostro ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, è volato a Washington ad incontrare il suo pari grado, Tim Geithner, e «investitori» finanziari non meglio identificati. Ad essi, secondo Il Corriere, Grilli ha spiegato il piano del governo Monti per ridurre un poco il debito pubblico, che Monti ha continuato a far salire rispetto al PIL, inarrestabile. Il calo del PIL (e non le tasse, secondo Grilli) ha fatto sì che esso si divaricasse dal debito: quello scende e, per forza, questo sale. La soluzione è aumentare il PIL «nominale», cioè quello reale più l’inflazione (che è al 2%, secondo loro), per far convergere le due entità.Come fare? Tranquilli, ha detto Grilli ai finanzieri esteri: «Il continuo aumento della disoccupazione spinge chi cerca un posto ad accettare compensi sempre minori pur di lavorare, ridando così un po di competitività di prezzo alle imprese»Le imprese italiane potranno dunque «ridurre i costi del lavoro»  (Il Tesoro e la via anti-debito).

Ecco dunque il progetto di «rilancio» e «crescita» di Monti (e di Bersani poi, per cui Monti è «un punto di non ritorno»): nessuna liberazione delle imprese dallo strangolamento della burocrazia pletorica inadempiente, nessun taglio ai «costi della politica»; niente blocco degli statali e dei loro stipendi, già il 15% superiori a quelli privati; niente fiscalità che non sia persecutrice di chi produce, nessun taglio agli statali di lusso con stipendi miliardari. Quello che vuol ridurre, il governo, sono i salari privati, ossia di quelli che producono, non dei parassiti. Mettendo in competizione gli occupati con i disoccupati, costretti ad «accettare compensi sempre minori».

A parte l’odiosità morale, è il caso di avvertire che proprio questa «soluzione» fu quella che stroncò definitivamente l’economia della repubblica di Weimar (1919-1933), e fece sì che i tedeschi votassero il NSDAP e la facessero finita col liberismo. Non fu infatti l’iper-inflazione, come alcuni credono, a provocare il rigetto della democrazia; l’inflazione tedesca, benché atroce per la classe media, era già finita nel 1923, e l’istituzione pluralista durò ancora 10 anni. A provocare il tracollo fu invece la deflazione, unita alla recessione, provocata da programmi di «austerità» rigorosi secondo l’ortodossia liberista, e infine il taglio dei salari privati ordinato per decreto dal cancelliere Heinrich Bruening. 

I punti di contatto fra la repubblica italiana d’oggi, e fra Monti e Bruening, sono così numerosi da inquietare. Andiamo per ordine:

Fu la prima globalizzazione (1919-1929): vigeva il Gold Standard, il che significa: negli scambi internazionali si usava una moneta comune globale: l’oro, e le monete in quanto erano agganciate all’oro con cambio fisso. Una volta domata l’inflazione, la Germania – sconfitta nella Prima Guerra Mondiale – riagganciò il marco all’oro, e conobbe una rapida ripresa. 

Crescita drogata da grandi prestiti USA: la Germania era stata condannata a pagare colossali «riparazioni» a Francia e Gran Bretagna perché bollata dalla «comunità internazionale» (la conosciamo bene anche oggi) come colpevole della Grande Guerra. Tutti gli anni avrebbe dovuto versare 2,5 miliardi di marchi oro fino al 1929 (piano Dawes), poi 37 versamenti di 2,05 miliardi di Reichsmark, poi altri di 1,65 miliardi di marchi fino al… 1988 (piano Young). Berlino non ce l’avrebbe mai fatta, se il governo americano (appunto Dawes e Young, banchieri-politici USA) non avesse fornito altrettanto enormi crediti.

Tanta generosità non era disinteressata, e fruttava grassi profitti. Gli USA avendo venduto forniture belliche gigantesche agli Alleati durante la guerra europea, erano divenuti i grandi creditori del mondo, e Fort Knox traboccava di oro affluito dai Paesi debitori (che erano poi gli alleati; ma gli affari sono affari). Il Gold Standard obbligava a moltiplicare di altrettanto i dollari: un mare di liquidità in eccesso stava per abbattersi sull’economia USA, che già subiva la recessione inevitabile una volta finita la super-produzione bellica. La Federal Reserve e i banchieri USA impedirono tale effetto abbassando artificialmente i tassi – la stessa cosa fatta da Greenspan negli anni ’90, e da Bernanke poi – ed incitando all’esportazione di dollari: come nella storia dei petrodollari degli anni ’70, esportarono così la loro inflazione all’estero.

Assoluta libertà di circolazione dei capitali: questa fu la decisione decretata da Washington e da Londra, potenze vincitrici. I capitali americani, poco remunerati in patria, affluirono in Germania. Nel 1925, il tasso di sconto della Federal Reserve era del 3%; in Germania, era sul 10%. Negli anni seguenti, la remunerazione del capitale investito in USA fu sul 4%, in Germania spuntava l’8%. Il doppio.

Pura finanza speculativa, perché basata su un circolo vizioso finanziario: i capitalisti USA si facevano prestare dalla FED al 4%; con questa liquidità indebitavano i tedeschi all’8%, e con questi prestiti i tedeschi pagavano le riparazioni a francesi e inglesi. Come «garanzia» per i generosi prestiti, furono ipotecate la Reichsbank (la Banca Centrale), le Reichsbahn (le ferrovie nazionali), i diritti di dogane e l’imposta sui consumi.

Ma una parte delle riparazioni doveva essere pagata in merci e beni: e dunque parte dei prestiti USA andarono anche a finanziare l’industria tedesca.

La repubblica di Weimar piaceva all’alta finanza USA come uno Stato «business friendly»: le dava le due garanzie che il liberalismo capitalista desidera in un Paese per investire, il «mercato» e la «democrazia». E inoltre, i salari tedeschi erano bassi – milioni di soldati smobilitati cercavano un lavoro a qualunque prezzo – e i bassi salari stimolano sempre gli investimenti industriali: come abbiamo visto fino ad oggi in Cina.

Bolle finanziarie: il risultato di tanto denaro a disposizione provocò oltre ad un surriscaldamento industriale, gigantesche «bolle». Rapidamente, i terreni e i fabbricati rincararono del 700% a Berlino, e del 400% ad Amburgo. I giornali seguaci del liberismo (perché pagati dai capitalisti) lanciarono una campagna per «liberalizzare gli affitti». Gli affitti erano stati bloccati durante la guerra; ma ormai era «ingiusto», dicevano i media, visto che gli immobili si erano tanto apprezzati, che essi rimanessero fermi. Una legge sbloccò gli affitti, che crebbero immediatamente del 125%. A pagarli erano soprattutto gli operai, appena urbanizzati, risucchiati nelle metropoli dall’industria assetata di manodopera. Berlino passò da 2 a 6 milioni di abitanti, e gli alloggi non bastavano mai. I padroni immobiliari erano quelli che guadagnavano.

Anche a spese delle industrie, che pagavano di più affitti e mutui e fidi per i fabbricati industriali. «Leconomia era sempre più dipendente dal capitale estero; il peso degli interessi continuava a crescere (…) I crediti esteri erano per lo più a breve, ma erano piazzati in investimenti a lungo termine, sicchè la minima crisi economica presso i creditori avrebbe avuto conseguenze gravissime per la repubblica» (così lo storico Horst Moeller).

Allora la crisi fu quella del 1929, che da un giorno all’altro lasciò l’economia germanica a secco di capitali americani. Oggi è stata la crisi dei sub-prime in USA, che ha destabilizzato il sistema bancario globale, rivelandone l’insolvenza.

Ma intanto, tra il 1925 e il ’29, l’economia cresceva trionfalmente. Erano Die Goldener Zwanziger, i dorati anni ’20 immortalati dalle vignette di Grosz, coi ricconi grassi in cilindro, sigaro e frac che palpano puttanelle (figlie della classe media rovinata) nei cabaret. Gli industriali tedeschi rispondevano al peso crescente degli interessi passivi e dei costi da «bolla» sui fabbricati, creando un apparato industriale ad alta intensità di capitale, in modo da risparmiare sui salari. 

«Le industrie smantellavano le vecchie fabbriche e le rimpiazzavano coi più nuovi macchinari. La Germania stava diventando il Paese industriale più avanzato del mondo, più degli stessi Stati Uniti (…) l’intero sistema ferroviario fu rinnovato…». Così Bruno Heilig, giornalista ebreo dell’epoca, che scampò nel 1938 a Londra  (Bruno Heilig, “Why the German Republic Fell”).

Non mi dilungherò sulle «privatizzazioni» scandalose e truffaldine che allora prosperarono. Mi limito a citare il nuovo porto sulla Sprea, che il municipio di Berlino rammodernò spendendo milioni di marchi, attrezzandolo di gru e magazzini (era il porto che serviva il rifornimento della capitale) e che poi fu ceduto a due privati – con l’argomento che la mano pubblica non poteva gestirlo «con efficienza e profitto» . Il consorzio privato, Schenker & Busch, pagò 396 mila marchi – unico pagamento per 50 anni di affitto (il solo prezzo d’affitto del nudo terreno del porto sarebbe stato di 1 milione di marchi l’anno) e per giunta si fece dare dal comune un prestito di 5 milioni di marchi come capitale operativo. L’alto funzionario pubblico responsabile del progetto, e che aveva poi consigliato la privatizzazione, lasciò l’impiego pubblico e fu assunto da Schenker & Busch con uno stipendio principesco. Intanto «i lavoratori berlinesi, già aggravati dal rincaro delle pigioni, pagavano un tributo a quei privati per ogni pezzo di pane che mangiavano» (Heilig).

La crescita a credito cominciava a perdere colpi. Gli interessi sui debiti degli industriali crescevano, crescevano i costi degli affitti e dei macchinari. Ma per qualche anno «ogni segno di crisi fu scongiurato comprimendo i salari e licenziando lavoratori» (Heilig). È significativo che anche durante il boom dei Venti Dorati, i disoccupati restarono tanti, si mantennero sui 2 milioni. Tanto meglio, per gli industriali: manodopera a basso costo. E coi «risparmi» sui salari, comprarono macchinari ancora più efficienti onde aumentare la produttività. Così gli aveva insegnato il liberismo anglosassone. E i tedeschi sono allievi-modello.

L’altra faccia della produttività. Accadde quello che sempre accade quando si retribuisce troppo il capitale (i banchieri, essenzialmente) e poco il lavoro: le merci, prodotte in quantità sempre maggiore, non trovano acquirenti, perché i consumatori (che sono i lavoratori) hanno perso potere d’acquisto. 

Gli imprenditori corsero ai ripari applicando i dettami del liberismo americano appena appreso. Nel 1931, ridussero la quantità di merci prodotte, sperando con ciò di sostenerne i prezzi. Ma così facendo «interessi, tasse, ammortamenti ed affitti, ossia le spese fisse, divise su un volume minore di beni, aumentarono il costo unitario di ogni beneIl costo di produzione crebbe in proporzione inversa ai profitti, fino a divorarli» (Bruno Heilig).

Quali misure vennero prese? Altri licenziamenti in massa. Ovviamente, «per ogni lavoratore licenziato era un consumatore che scompariva», ha scritto Heilig, sicché i datori di lavoro «ne ebbero ben poco sollievo».

Già. A far colare a picco le imprese erano i «costi non comprimibili», non già il costo del lavoro; ma questo era il solo ritenuto «comprimibile» – e fu compresso senza pietà. Furono i costi incomprimibili, nel corso del 1931, a rendere insolventi sempre più imprese. Gli interessi sui debiti diventarono impagabili, e non furono più pagati. Con l’insolvenza dei debitori-imprenditori, cominciarono a fallire le banche.

Il cancelliere Heinrich Bruening, salito al potere nell’ottobre ‘31, spese miliardi di marchi (dei contribuenti) per «salvare le banche», applicando da allievo modello i dettami del liberismo anglosassone. Come oggi, quando sono le banche a crollare per i loro investimenti sbagliati, il «mercato» viene sospeso, e invece di lasciarle fallire, si invoca la mano visibile dello Stato, l’intervento pubblico a loro favore.

Non bastò, ovviamente. Allora Bruening, che ormai gestiva l’economia a forza di decreti d’autorità, lanciò una politica di austerità e rigore, tagli di bilancio, deflazione deliberata. Il cancelliere «ascoltava i funesti consigli del dottor Sprague, lemissario della Bank of England. Il quale naturalmente voleva la continuazione della politica di deflazione ad ogni costo; deliberata permantenere il valore dei fantastici investimenti della City in Germania» (Robert Boothby: Recollections of a Rebel, 1978).

Anche oggi, il rigore e la deflazione decretati da Mario Monti sono nel solo interesse dei grandi creditori internazionali, che vogliono mantenere il «valore dei loro investimenti». Proprio di questo il nostro (loro) Grilli è andato a rassicurare gli investitori americani che creerà «crescita» tagliando i i salari.

Nel 1931, Bruening fece lo stesso:

per decreto, ordinò una riduzione generale dei salari del 15%.

Nella sua teoria, riteneva che riducendo il potere d’acquisto del lavoratori, si sarebbe prodotta di conseguenza una riduzione dei prezzi. Il «prezzo umano», la messa alla fame dei lavoratori e delle loro famiglie, non gli sembrò indegno d’esser pagato.

La massa salariale prima del 1929, ossia nel boom liberista, ammontava a 42,4 miliardi di marchi. Durante il cancellierato Bruening scese a 32 miliardi (il Terzo Reich la fece risalire, nel 1937, a 48,5 miliardi).

Ovviamente, il drastico taglio dei salari non funzionò come sperava Bruening, anzi accelerò il tracollo. Come abbiamo visto, i prezzi delle merci erano determinati da fattori ben diversi che dalle paghe: dai costi incomprimibili, dal servizio del debito, dagli indebitamenti per comprare suoli sopravvalutati dalla bolla. Bruening avrebbe dovuto agire su quelli. Non lo fece.

I disoccupati salirono a 7 milioni: un terzo della forza-lavoro nazionale; a cui si dovettero aggiungere «i «disoccupati parziali», part time e precari, altri milioni non censiti.

«Lapparenza di prosperità economica degli anni Venti si rivelava ingannevole. Quando la crisi americana del 1929 e la poca fiducia nella stabilità economica e politica di Weimar spinsero (gli stranieri) a ritirare i crediti, leconomia tedesca collassò… La generazione giovanile si vide privata di possibilità professionali, economiche e sociali; era sradicata e si sentiva derubata dellavvenire». (Moeller). «La classe media (era) spazzata via: questa la situazione ad un anno dallapice dalla prosperità» (Heilig).

In quell’anno, il numero dei deputati nazisti al Reichstag passò da 8 a 107. Avevano votato per loro 13,4 milioni di tedeschi; il 60% erano persone che prima non avevano votato, astenendosi. Nel gennaio 1933, divenne cancelliere Adolf Hitler. E cominciò la ripresa, usando ricette contrarie a quelle del liberismo (1).

Oggi, i poteri forti – che hanno la memoria lunga – hanno agito d’anticipo, di fatto favorendo un colpo di Stato dall’alto in Italia, svuotando di senso le votazioni; hanno accelerato la creazione della giunta oligarchica a livello europeo, in modo – mentre cadono a picco tutti i dati dell’economia reale – da prevenire una deriva «populista» della volontà popolare, che scalzi il loro potere come avvenne «allora».

Maurizio Blondet
Fonte: www.rischiocalcolato.it
Link: http://www.rischiocalcolato.it/2012/12/mario-monti-weimar-reloaded-maurizio-blondet.html
22.12.2012

1) Bruening se ne andò in USA, dove fu accolto a braccia aperte dall’Università di Harvard. Vi restò come docente di politica liberista fino al 1951.

Pubblicato da Davide

  • Noumeno

    questa crisi potrebbe essere l’ occasione per far scendere i prezzi delle merci praticamente raddoppiate negli ultimi dieci anni con l’euro .

  • Ercole

    PRECARI la nuova classe esplosiva,una nuova generazione di macchine sta per essere introdotta nei processi produttivi,contrariamente a quanto pensava per esempio keynes non si tradurra in un miglioramento delle condizioni economiche e sociali,e di vita dei lavoratori ma di un ulteriore intensificazione del loro sfruttamento.Si calcola che nel volgere di pochissimi anni,in tutto il mondo potrebbero essere perduti dai quattro ai sei posti di lavoro su dieci,e che molte figure anche altamente professionali saranno scaraventate fra le fila dello gia sterminato esercito dei disoccupati.Il capitalismo si sta scavando la fossa con le sue mani, per via delle sue contraddizioni insanabili,la crisi gioca a nostro favore…..nuove tecnologie, piu precarieta,e lotta di classe.

  • yago

    Ecco dunque il progetto di «rilancio» e «crescita» di Monti (e di Bersani poi, per cui Monti è «un punto di non ritorno»): nessuna liberazione delle imprese dallo strangolamento della burocrazia pletorica inadempiente, nessun taglio ai «costi della politica»; niente blocco degli statali e dei loro stipendi, già il 15% superiori a quelli privati; niente fiscalità che non sia persecutrice di chi produce, nessun taglio agli statali di lusso con stipendi miliardari. Quello che vuol ridurre, il governo, sono i salari privati, ossia di quelli che producono, non dei parassiti. Mettendo in competizione gli occupati con i disoccupati, costretti ad «accettare compensi sempre minori».

    Questa è l’agenda Monti che Casini , ma anche Bersani , vuole portare avanti. I populisti si rifiutano di capire , ma alla fine capiaranno. Hanno percepito stipendi anche di 1800 euro al mese e devono capire che sono stati loro la causa della crisi essendo vissuti al di sopra delle loro possibilità.

  • Tanita

    E’ un modo di truffare che utilizzano ciclicamente. Da noi lo fecero negli anni ’90. I risultati sono sempre gli stessi.

  • affossala

    si , è vero, nuove tecnologie di cui già si intravvede qualcosa , ma senza lotta di classe , semplicemente aduguandosi alla giustizia sociale …. che se poi non ci si adegua , sono botte per tutte le classi …..volere o nolere la dea ragione,il bene , va imposto a tutti !
    Far crollare tutto in italia è un gioco da ragazzi,credimi , ma poi con che cosa si governa ? con quale formula economica e politica ? questo è il vero rompicapo da risolvere .

  • Jor-el

    Non è che Keynes “pensava”, la realtà è che le nuove tecnologie MIGLIORANO effettivamente le condizioni economiche e sociali. Il punto è che questa nuova generazione di macchine non potrà mai essere introdotta nei processi produttivi perché – a causa delle dissennate politiche di austerità – mancheranno i necessari investimenti sulla spinta tecnologica sia da parte degli stati che da parte delle singole aziende, mentre nei paesi esportatori di merci il costo del lavoro è talmente basso che non c’è alcun bisogno di una spinta tecnologica per aumentare la produttività, è più economico sfruttare la manodopera. Inoltre, la grande spinta tecnologica degli anni ’90, basata su Internet e sulle tecnologie informatiche, si sta smorzando. Quella spinta, infatti si era sviluppata sull’open source, il software libero creato attraverso una prassi collaborativa anziché competitiva, che è stato espropriato e “privatizzato” dalle multinazionali. Ma, come sempre, il capitale ha distrutto la base sociale che aveva espresso quel sapere e, da questo punto di vista, è vero, sta segando il ramo su cui è seduto, sono d’accordo, ma quel ramo siamo noi! A mio parere bisogna battere con ogni mezzo il progetto neoliberista, imporre scelte economiche opposte spaccando il fronte padronale, ma non per “salvare il capitalismo”, ma per ricostruire quel tessuto sociale su cui far ripartire un nuovo ciclo di lotte. Altrimenti quello che vedo in un prossimo futuro è – sullo sfondo di una devastazione sociale senza precedenti nella storia contemporanea – una guerra economica fra le grandi multinazionali che, dopo aver prosciugato le risorse degli stati, dopo aver distrutto le piccole e medie aziende dell’industria e dei servizi, cominceranno a divorarsi a vicenda. Quello sarà il vero “nuovo ordine mondiale”.

  • nigel

    Come sempre, bello l’articolo di Blondet. L’impudenza di Grilli sembra aver raggiunto, a quel che leggo, vette difficilmente eguagliabili nella storia dell’umanità “….Il calo del PIL (e non le tasse, secondo Grilli) ha fatto sì che esso si divaricasse dal debito: quello scende e, per forza, questo sale..” e quindi, signori miei, occorre aumentare la produttività. Come fare? Ma è semplice…utilizzare la forza lavoro di un bel pò di disoccupati che per sopravvivere accetteranno di lavorare per salari da fame, spiazzando eventualmente gli occupati che non ridurranno le loro pretese. E se queste dovessero comunque essere eccessive? Non c’è problema, hanno un altro asso nella manica: GLI IMMIGRATI. Una bella massa di schiavi pronta a tutto. Et voilà, l’Europa, fino a qualche tempo fa orgogliosa del welfare e delle conquiste sociali, le distrugge sull’altare della GLOBALIZZAZIONE, nel tentativo di inseguire una competitività (?) impossibile con CINA, INDONESIA, COREA, INDIA, etc.
    Ecco il NWO, ideato (PER NOI) dai Signori della Finanza: tutti produrranno, tutti lavoreranno 12-16 ore al giorno per salari da sopravvivenza, tutti rinunceranno alle ferie, al welfare…tutti andranno in pensione qualche mese prima di morire…CHI C…O CONSUMERA’ QUESTI MALEDETTI PRODOTTI, GRILLI ?

  • nigel

    Questa volta (incredibilmente) sono d’accordo. Si stanno scavando la fossa con le loro mani. E spero sia bella profonda

  • nigel

    Non considerarmi stupido, ma una metafora della nostra società e della ciclicità di queste crisi (con eventuali guerre annesse) non è riportata dalla trilogia di Matrix, secondo te?

  • nigel

    Credo si chiami deflazione. Il problema (non irrilevante) è : chi compra?

  • Mondart

    Sono EONI ( e ancor prima della comparsa degli ammerecani sulla faccia della terra ) che la macchina socio-economica viene artatamente fatta funzionare così. Secondo te perchè lo fanno, se alla fine il movente non è nemmeno il tornaconto economico della classe egemone ?? Stupidità beluina, entropia intrinseca al sistema, o COSA parbleu ??

  • Mondart

    Sono EONI ( e ancor prima della comparsa di Marx e degli ammerecani sulla faccia della terra ) che la macchina socio-economica viene artatamente fatta funzionare così. Secondo voi perchè lo fanno, se alla fine il movente non è nemmeno il tornaconto economico della classe egemone ?? Stupidità beluina, entropia intrinseca al sistema, o “COSA” parbleu ??

    E CHI E’ allora il motore primo, se in ogni ciclo anche il capitale rimane vittima del suo stesso artefatto sociale ?? ( Non è vera infatti la dinamica finale introdotta da Blondet secondo la quale “i capitalisti questa volta si sarebbero premuniti”, in quanto se così fosse non si avrebbe mai nessuna “ripresa ciclica”. E come ben sanno le donne, finito un ciclo ne parte sempre un altro, non accade mica la fine del mondo … )

    CHI ha dunque interesse a invischiare l’ umanità in questo infernale ( e artefatto: il “gigantismo” non esiste in natura, e nemmeno nel capitalismo, se non fosse spinto innaturalmente in questa direzione ) susseguirsi di cicli storici la cui matrice si ripete pedissequamente rispondendo sempre alla solita dinamica: DEBITO >> CRISI >> CONFLITTO ???

    CHI, dunque ??

  • oriundo2006

    Mi sono fatto l’idea che la crisi serva a catalizzare somme immense di liquidità da utilizzare nella conquista armata dell’egemonia globale, sia direttamente con spese militari gigantesche ( quelle vere, non quelle false risultanti dai bilanci camuffati degli stati ), sia indirettamente con manovre finanziarie sui ‘liberi mercati’ per strangolare ogni opposizione, interna innanzitutto e poi esterna, degli altri stati non ‘occidentali’…dunque non è un problema di ‘produzione’ e ‘consumo’ ‘civile’ ma è piano studiato ed applicato nei minimi dettagli colla disinformazione pianificata per distruggere ogni possibile alternativa a questo CRIMINALE sistema.

  • Mondart

    ERCOLE, te l’ ha già detto anche qualcun altro che suoni come un disco rotto … Tra l’ altro sostenendo delle “storiche” cazzate … in quanto non c’è nulla di “intrinseco” al sistema, ma quasi tutto di “inoculato”.

  • Mattanza

    Non dire cazzate,il sistema capitalista,tendendo a infinita crescita e’ intrinsecamente insostenibile

  • Mattanza

    Potrebbero essere gli stessi che hanno i capitali,dopo la crisi (anni 40 50),durante un periodo di benessere,la gente prende grinta e chiede piu’ benessere e liberta’ (anni 60 70)lottando anche per ottenerli (dato che hanno tempo e soldi e pancia piena per organizzarsi)…il capitale quindi,per riprendere controllo manda in crisi il sistema,si mutila,ci manda sul lastrico e riprende il controllo totale.

  • Mondart

    GRILLO, of course … O meglio: l’ ALTERNATIVA CICLICA ( qualunque forma e nome assuma nel contesto storico ) già pensata e predisposta sempre dagli stessi ( che non sono nè i capitalisti spiccioli nè gli Americani ) per far “ripartire” un ennesimo ciclo storico.

    In questa ottica Grillo e Monti sono “complementari”, e niente affatto antitetici. Come i colori opposti dello spettro visibile, che è vero che si annullerebbero SE SOVRAPPOSTI, ma diventano complementari se si sviluppano in armonica successione … e INELUDIBILI nella loro potente universalità se ben giocati sul piano psico-dinamico. ( vedi Hitler / Liberatori, ecc. ecc )

    Per questo gli architetti sono e restano gli unici controllori del sistema: chi non lo condivide se ne astenga, chi pensa che vada tutto sommato bene nella sua totalità beh, allora voti Grillo … o qualunque altro catalizzatore che faccia risalire il pistone storico ora giunto al suo punto morto inferiore.

  • Mondart

    INFATTI … ma il sistema capitalista DA SOLO NON PUO’, nè mai potrebbe se non “dopato” ( e scientemente sregolato ), spingersi oltre il primo fosso che i naturali impedimenti porrebbero inevitabilmente sul suo cammino. RIPETO: niente di intrinseco, e tutto di artatamente inoculato.

    Che il capitalismo tenda “sua sponte” alla crescita infinita è appunto un’ altra delle tante BALLE INOCULATE nel cervelletto inferiore della gente non pensante ( colpa di un “sistema” e non di precisi “individui” ).

    Anche il sistema Matteucci-Barsanti tenderebbe a fondere … eppure, con un semplice radiatore, funziona da quasi due secoli senza rompersi … anche se del tutto obsoleto. Sveglia …

  • Mondart

    Anche il sistema Matteucci-Barsanti ( motore a scoppio ) tenderebbe a fondere … eppure, con un semplice radiatore, funziona da quasi due secoli a meraviglia senza mai rompersi … e viene tenuto in vita anche se tecnologicamente del tutto obsoleto. Sveglia … parbleu !

  • Mondart

    Bravo … fuochino.

    Vedi quindi che, rispetto alla tua precedente replica, ti contraddici ? Così come il “capitalismo” -qualunque cosa sia- non vive affatto di vita naturale ( e difatti è un’ entità fantasmatica “artatamente” tenuta in vita ), così non muore certo di morte naturale … ( i capitali relativamente “piccoli” si annullano automaticamente con la fase deflattiva della crisi e/o dissolvono nei successivi conflitti che trasformano invece i capitali maggiori ( assolutamente virtuali, ma “grandi” ) in volontà guerrafondaia e potere geopolitico.

    IL CONFLITTO BELLICO è il vero fine “ultimo” dell’ intera catena del debito … Conflitti che guardacaso portano SEMPRE ad una superiore e più ampia organizzazione politico-territoriale ( e MAI ad un suo smembramento e riorganizzazione frazionaria … che caso, anche questo, neh !? ) …

  • Mondart

    PS: e, parafrasandoti, potremmo dire quindi che: “Il capitalismo non potrebbe esistere in un sistema LINEARE, ma campa benissimo in un sistema CIRCOLARE” … il che si avvicina già di più al vero.

    Ma resta pur sempre il fatto che “il tutto” non avviene affatto per “combustione spontanea”, non avviene affatto per dinamiche “intrinseche”, ma per dinamiche “indotte”, insomma perchè c’è QUALCUNO che dà volutamente fuoco al bosco …

    PERCHE’ LO FA ???

    ( E chi risponde risponde intrinsecamente anche alla bestialità comune che vuole che le guerre si combattano per interessi puramente “economici” … ! )
  • nigel

    Secondo me, visto che hanno già tutto, acquisire la vera ricchezza materiale (utilizzando la ricchezza virtuale) e controllare il mondo. Lo so che suona un pò esagerato, ma penso sia così

  • Noumeno

    appunto, non si capisce perche quando aumentano i prezzi tutto rientra nelle dinamiche econimiche di mercato, nell’ipotesi contraria e’ una tragedia, se la gente ha meno soldi con prezzi minori avrebbe maggiore capacita’ d’acquisto, mi sembra evidente.

  • nigel

    Il punto morto inferiore o hanno raggiunto in molti, se Grillo è un aspetto del Matrix che può far risalire il maledetto pistone, val bene utilizzarlo.

  • Mondart

    Anch’ io penso sia così.

    E qui torno al mio liet-motiv della motivazione “massonica” del tutto ( e la si intenda nel senso ampio e “bifronte” per cui in altro commento dico che la fase “dittatoriale” e quella “democratica” agiscono quindi ciclicamente in CONCOMITANZA d’ intenti, e non in opposizione, analogamente alla compressione ed espansione economica ).

    E’ TUTTO QUESTO, nel suo insieme, a costituire “il Sistema” ( mentre erroneamente si tende ad identificarlo solo con la sua “pars destruens” ). Se questo sistema ci conduca infine all’ Eden o all’ Inferno, davvero devo ancora capirlo. Sta di certo che per l’ inferno -delle crisi e guerre che provoca- ci fa passare. E continuerà finchè rimane l’ impianto base su cui si regge, ossia la creazione del finto debito, vero “motore primo” dell’ intera macchina.

  • Mondart

    Empaticamente mi è anche molto simpatico, ma anche qualora vincesse ( e sinceramente me lo auguro, anche se personalmente scelgo l’ astensione dal votare QUESTO sistema ciclico -nel suo insieme- ) non mi faccio illusioni sul fatto che non si giungerà affatto, con questo tornante storico, alla fine dell’ infernale ripetersi dei cicli.

    Il “debito” è il motore storico, e Monti e C. hanno reso “palese ed istituzionale” il meccanismo del debito sdoganandolo definitivamente dalla sua “occulta illegittimità” con l’ obbligo del pareggio di bilancio.

    E nessun Grillo o Celentano ( o altro ingranaggio successivo che sia ) potrà mai opporsi a questo, non almeno fino a quando tale “motore” non avrà raggiunto lo scopo storico per il quale è stato ideato. Che è la globalizzazione, appunto … nel bene o nel male che sia.

  • Mondart

    Pardon, mi correggo: “si annullano automaticamente con la fase INFLATTIVA della crisi” …

    ( E in effetti la moneta unica, impedendo il ricorso alla svalutazione, sembrerebbe veramente essere una “vittoria” del capitalismo … ma è una vittoria di Pirro, solo a breve termine, in quanto non fa che spostare l’ esplosione della crisi più in là, -un mondo concreto non potrà mai risarcire un credito maturato pari a 20 potenziali mondi- e renderla più grave appunto perchè ne impedisce anche questo pur blando e tecnico “smontatore”, finendo per convogliarla in modo ancor più rapido verso un inevitabile conflitto risolutore tra i “creditori”. Tutto “debordiano” ovviamente, ma perfettamente funzionale ).

    Che poi il conflitto, anzichè essere combattuto, si risolva in Europa con “accordi e cessioni” attorno ad un tavolo sovranazionale, beh questo non cambia la sostanza dei fatti.

    Si eviterebbe in effetti solo la fase bellica esplicita e cruenta, e forse questo è il motivo retrostante a quel sibillino “Nobel per la Pace” recentemente tributato all’ Europa ( ?? ) …

  • Tanita

    Per quanto mi riguarda, sono convinta che per uscire da questa barbarie dovremmo evoluzionare. Non vedo altra possibilitá. Perché vedete, queste élites di disgraziati riescono nei loro intenti soltanto perché trovano terreno fertile: un mucchio di… “carrieristi” (cosí li avevano chiamati in un’articolo qui su CDC), + un sacco di funzionali che ripetono vecchi adagi antisistema, una schiera interminabile di vermi disposti a vendere la propria mamma per quattro privilegi di merda piú una quantitá micidiale di gente di “buona fede” troppo comoda per pensare per se stessa, che preferisce illudersi che “in qualche modo le cose cambieranno” e poi le religioni, con la loro architettura ideologica per convincere alla sottomissione. Vediamo il cattolicesimo, ad esempio: se sei povero il regno dei cieli é tuo; devi porgere l’altra guancia; TI DEVI PENDIRE!, nasci giá macchiato da peccato, SEI COLPEVOLE, SEI COLPEVOLE.

    Fino a quando non saremo capaci di intendere che il bene proprio passa necessariamente per il bene comune, di pensare in senso collettivo, di considerarci parte di un’insieme, finché riusciranno a mantenerci divisi, ce la faranno sempre a dominarci, impoverirci, abbruttirci, distruggerci attraverso i loro pervertiti meccanismi che portano avanti da secoli e secoli.

    Davvero credo che si deva evolvere e che é possibile che avvenga; qualche evoluto c’é giá e lo sappiamo. Bisognerebbe cominciare per smettere di acquistare specchietti colorati, essere meno comodi, prenderci la briga.

  • mincuo

    Quelli che mi sono più simpatici sono quelli “dell’implosione imminente del capitalismo” inteso specialmente come oligarchie detentrici del grande capitale, di cui peraltro i suddetti indovini nè geograficamente, nè per settore, nè storicamente, sarebbero in grado di dire un’acca o di fare un nome con relative quote, anche perchè non è semplice, e non è certo pubblicizzato e nè è gratis informarsi.
    Per cui poi c’è un gran fiorire di Bilderberg, Aspen, CFR, ecc…con perfino Lilly Gruber…e cioè think tank alla luce del sole. Lobbies reali, operative, che sono centinaia, quelle mai sentite.
    Solo in Europa, per dire, l’AmCham Eu Committee, il Comitato Europeo della Camera di Commercio americana, 150 membri, che rappresentano interessi in tutti i campi, dall’alimentare al finanziario, robetta come Coca Cola, Wal Mart, Google, Abbott, Glaxo, Sygenta, Monsanto, Time Warner, IBM, Lockheed Martin, Manpower, Philip Morris, British American Tobacco, JPM, Morgan Stanley, ecc….quelli “il segugio” del giornale non ha visto, e se ha visto non ha capito, e se ha capito non ricorda…..
    In più singolarmente i gruppi di pressione per settore: nel biotech ade sempio Sygenta, Monsanto, Bayer, Pioneer (Dupont),
    stanno nell’ESA (Associazione Europea delle Sementi) e inoltre dell’Associazione europea della bio-industria e poi influenzano leggi, nomine ecc…Ed è solo un esempio, tra decine… NDA, CNE, TCS ecc…petrolifero, assicurazioni, costruzioni, armi….
    Ci sono circa 2700 organizzazioni di lobbying con uffici stabili e circa 60.000 addetti. Calcolando 30.000 i Funzionari Europei sono 2 i lobbysti per ogni Parlamentare Europeo.
    Comunque tornando a quelli simpatici sono 100 anni che gli raccontano questa fola della fine del capitalismo e 100 anni che la ripetono, e sempre 100 anni che è lì lì imminente, è sempre questione di poco tempo.
    Ogni tanto gli cambiano anche nome, ora va per la maggiore il termine “implosione”.
    E’ vero che si sono un pochino sbagliati tutte le altre volte, ma questa è sicuramente la volta buona, i segnali ora ci sono tutti.
    E’ garantito. La debolezza si vede molto bene.
    Intanto però questi si siedono perfino direttamente al Governo, ma tranquilli, sono solo gli “ultimi colpi di coda” del “sistema morente”. E’ sicuro. Garantito.

  • Tanita

    Parafrassando a Guccini, io direi:

    Colleghi cittadini, immensa schiera

    che si vende alla sera per monete o milioni

    voi che siete capaci, fate bene,

    ad aver le tasche piene, e non solo i coglioni,

    che cosa posso dirvi? andate e fate,

    tanto ci sarà sempre, lo sapete,

    un musico fallito, un pio, un teoreta,

    un Bertoncelli o un prete

    a sparare cazzate.

    Non vi pare?

    L’altra sarebbe, sempre facendo ricorso a Guccini, “prendersi la bega”.

  • mincuo

    Ah certamente lineare non avrei detto neanch’io, ma sarei stato più per l’esagonale, e semmai l’ottagonale, che non il circolare.
    Certo non sono poi le dinamiche intrinseche, ma le estrinseche in quanto indotte, e talvolta addotte, ma allora ridotte, in quanto inoculate pur se non endodermiche, per via della combustione del bosco, che non è infatti autoaccensione.

  • Georgejefferson

    C’e’ un bel articolo di Barnard di un po di tempo fa che redige una lista ben dettagliata,l’articolo si chiama:”rage against the machine”,pubblicato anche qua…. https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8121&mode=thread&order=0&thold=0

  • Mondart

    No, il sistema è proprio CIRCOLARE, come la messa in culo e la supercazzola con scapellamento a sinistra. E più si ripete il processo, più la messa in culo diventa agibile e praticabile: dapprima ci passavano solo frecce e schioppetti da poco, poi hanno cominciato a passarci i cannoni, poi i carri armati, e oggi addirittura aerei, missili e ogive varie.

    Eppure tu, da perfetto economista, queste cose dovresti già saperle bene … come anche che la dinamica intrinseca del buco del culo accetta al massimo una testa di cazzo per volta. E’ ovvio che le ogive vengano quindi accettate solo per dinamica indotta e del tutto estrinseca.

  • mincuo

    Sì ma solo perchè c’è il radiatore Mondart, che consente che il ciclo riprenda come ben sanno le donne, poichè non son uomini, come diceva Matteucci, mentre invece non era d’accordo sull’artefatto, o forse quello era Paolo Fabbri….Boh…

  • mincuo

    E conciosiaccosachè, ma se mi permetti un’osservazione mi pare di capire che non bisogna mai dire quattro se non ce l’hai nel sacco, perchè tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino, e perciò rosso di sera buon tempo si spera, se no logicamente il mattino non avrebbe l’oro in bocca. Sono d’accordo.

  • Ercole

    LA BEGA la prendono tranquillamente i rivoluzionari che non temono i capitalisti ,li denunciano e li combattono,in fabbrica e fuori dalle fabbriche,come facciamo con i riformisti ,i veri reggicoda del sistema…..

  • A

    perchè si limitano alla speranza, invece di passare ai fatti… bill hicks [www.youtube.com]

  • Ercole

    purtroppo caro mondat perdonatemi se con ognuno di voi , ,, tranne pochi,,, in questo sito , non ho niente in comune ,ma non per colpa mia io ho una visione RIVOLUZIONARIA della storia , a te invece ti hanno IN-CULATO una visione astratta e conservatrice…..

  • daveross

    Concordo sulla scarsa visione dei richiami alla fine del capitalismo. Dove si vedono alternative valide? Ci saranno (E. Severino, la fine del capitalismo) ma non ora.

    Ora, come mincuo ricorda, c’è tanto lavoro da fare solo nel capire come funziona il mondo altamente interconnesso del capitalismo transnazionale contemporaneo. Non conoscere come davvero funziona è forse una delle grandi pecche per la costruzione di un’alternativa.

    Barnard una lista l’aveva fatta. Ma quello è solo un primo passo conoscitivo…

  • cpaglietti

    Commenti all’ agenda di Mario Monti:

    Monti parla di Unione economica e monetaria, ovvero mette come priorità della sua agenda l’ agevolare il potere finanziario in modo che possa controllare ad ogni livello la società civile togliendo la sovranità agli Stati.

    Monti nella sua Agenda conferma la sua idea di cessione sovranità e rimette le decisioni sovrane al controllo degli altri stati membri.

    Sullo spread cerca di distrarre l’attenzione illudendo il lettore che lo Spread sia legato al debito Pubblico e nasconde la verità: lo spread è il risultato dell’ azione della banca centrale BCE che utilizza tale effetto leva per ripianare i debiti del sistema bancario a spese dei risparmiatori.

    Monti inoltre vuole impoverire lo stato dei beni reali: la moneta è virtuale, i beni sono reali, e ancora una volta dimostra di essere servo del sistema finanziario che si impadronirà di beni reali in modo da renderci sempre più schiavi!

    Per crescere Monti vuole abbassare gli stipendi

    Per il resto dell’ agenda è il solito bla bla bla stile vecchio democristiano.

  • Primadellesabbie

    Queste persone (si fa per dire) si incontrano, si accettano e si sopportano solo sulla base di essere sicuri che ognuno sia lì per accumulare più denaro, allargare il giro ed assicurarsi che il meccanismo non si inceppi. Tenuto conto che dispongono di leggi, tecnologie, eserciti, polizie e frattaglie varie e che perfezionano in continuazione i meccanismi per pararsi le terga non rimangono spazi, a meno che non impazziscano in massa o che qualcuno riesca da isolare un bacillo che colpisca solo gli avidi sconsiderati..

    Prelevo dallo scaffale un bel libro di almeno un migliaio di anni fa e cercherò di prendere sonno!

  • nuovaera89

    Articolo molto interessante, ma dovrei aproffondire a livello storico l’iperinflazione di Weimar… chi per caso a dei testi o cose del genere me li passi pure, grazie 🙂

  • giopaol

    Anche l’obiettivo è lo stesso sfasciare gli stati sorvani per creare un super stato chiamato Europa, direi che neanche Hitler è riuscito ad ottenere un risultato migliore, e ci stanno riuscendo anche con il consenso del popolino che abbocca ancora al concetto degli Stati Uniti d’Europa.

  • mincuo

    Pensare che sia il “popolo” che blatera di “speculatori” “il capitalismo” “la casta” “i banchieri” ma non sa un caxxo, e pazienza, non vuole sapere un caxxo e si accontenta di queste cose. E chi denuncia? “La casta”? “Gli speculatori?” Ma se nemmeno sa il nome. Allora denuncia “in generale” o fa le costruzioni parafilosoficoanalfabetopost68 della “macchina del sistema” non lineare ma circolare, estroflessa o genuflessa o circonflessa. Il popolo è doppiamente cialtrone perchè pensa pure come tutti i cialtroni di essere furbo, ed è indietro dei soliti 50 o 100 anni. Se i sudditi vogliono fare qualcosa, provare, devono prendere un pezzetto picolo alla volta, studiare, capire, poi fare una denuncia circostanziata, e nel frattempo sensibilizzare altri, Francesi, Tedeschi, Belgi, Olandesi, Austriaci, Inglesi ecc. a fare lo stesso, e coalizzarsi. Un pezzetto molto piccolo è già tanto se si vuole fare le cose seriamente e produce una denuncia precisa e apre una via, con un minimo di organizzazione, di competenza. Poi si ripete su un altro pezzetto. Con nomi cognomi, numeri, violazioni anti trust, collusioni, e una volta è l’acciaio, un’altra il petrolio, un’altra le sementi ecc…E si promuovono class actions, e intanto si acquista competenza e un pò d notorietà se 20 Paesi fanno lo stesso.
    Forse così può sperare in qualcosa non certo con qualche idiota analfabeta col “sistema” “le macchine” “gli speculatori” “i neo liberismi”…. Quelli vanno benissimo. Che fastidio danno, è come lamentasi del brutto tempo.

  • Primadellesabbie

    Una Greenpeace per la politica?