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MA CHE CI FACCIO IO QUI ?

DI PAOLO NORI
paolonori.it

In piazza Santo Stefano, a Bologna, il 14 giugno, il giorno che comincia il festival del quotidiano la Repubblica, la Repubblica delle idee, la prima cosa che vede uno che arriva è un chiosco che vende delle magliette con delle vignette di Altan stampate sopra, costano 20 euro, dei cappellini con il logo del festival la Repubblica delle idee, costano 10 euro, dei portachiavi con il logo del festival (5 euro), delle splllette (1 euro), delle matite (2 euro), dei bloc notes (5 euro). Delle tazze (non c’è mica il prezzo).La prima cosa che sente è la voce di Riccardo Luna che dice che per questo festival c’è della gente che è lì da oggi pomeriggio, come per i concerti di Madonna, dice, in particolare c’è una signora che è venuta per Ezio Mauro. E le allunga il microfono, lì, sotto il palco, a questa signora, e lei dice che lei, quest’anno, ha compiuto cinquant’anni e ha deciso che è innamorata di Ezio Mauro. Viene da Pavia.

E poi sale sul palco Ezio Mauro, che dà la mano alla signora, non sembra per niente imbarazzato, e dice che questo è un festival che loro volevano fare da tempo, ma prima c’era un governo che era meglio non fare dei festival, e adesso invece finalmente i lettori del quotidiano la Repubblica potranno incontrare i loro giornalisti preferiti, che ciascuno ha il proprio giornalista preferito.

Per esempio il mio parrucchiere, dice Ezio Mauro, è un fanatico di Merlo, mi chiede sempre Come sta Merlo? e io a Merlo gli dico sempre Vieni dal mio parrucchiere, e Merlo non viene mai, dice Ezio Mauro, e io penso che eran degli anni, che non sentivo pronunciare la parola parrucchiere, o parrucchiera, e che io sono abituato a dire Barbere o Pettinatrice, e pettinatrice mi piace moltissimo, non so perché.

Dopo c’è Riccardo Luna che dice a Ezio Mauro Ti faccio una domanda però non licenziarmi, che è una cosa che bisognerebbe forse ridere non ride nessuno.
E la domanda poi, l’ho sentita, ma non me la ricordo.

Dopo c’è una telefonata con Benigni che dice Perché non mi avete invitato? Telefono da Milano dalla festa del Corriere della Sera. Vi abbraccio, vi abbraccio tutti. Cosa facciamo, andiamo o stiamo? Non si capisce tanto, però la telefonata è proprio un po’ così, e le gente applaude e sono gli applausi più forti di tutta la serata.

Dopo va su Baricco, si siede su una cattedra che c’è sopra il palco e dice che la Repubblica è il suo giornale, e è un giornale che lui l’ha comprato fin da subito, perché lui è di sinistra, e lo comprava anche quando non c’era lo sport, e comprava sia la Republica che Tuttosport, e io penso che la Repubblica, a me, ma sarò io, mi sembra tutto tranne che un giornale di sinistre, e Ezio Mauro, a me, ma sarò io, mi sembra tutto tranne che il direttore di un giornale di sinistra, e Baricco, ma sarò io, mi sembra tutto tranne che uno di sinistra.

Poi Baricco dopo comincia a parlare dei barbari e fa vedere un video di una partita Olanda Uruguay e ogni tanto ride. Gli olandesi sono quelli arancioni, dice. E forse ci sarebbe da ridere ma ride solo Baricco. E dopo forse mi sfuggono delle cose perchè lui, Baricco, parla di quel libro lì che ha scritto lui, I barbari, come se l’avessero letto tutti, quelli che son nella piazza, invece io per esempio non l’ho mica letto. E dopo dice che nelle classifiche dei libri ci vanno a finire dei libri, insomma, ci siamo capiti, ma questo succede perché chi legge non sono mica tanto abituati, a leggere, perché vengono da delle famiglie che prima c’erano state 75 generazioni di gente che non leggeva, cioè perché abbiamo esteso questo diritto di leggere a tutti, allora per forza gli piacciono dei libri, insomma, ci siamo capiti, dice Baricco.
E io penso No, a me proprio non mi sembra mica uno di sinistra.

E mi viene in mente un signore che lui sì, era di sinistra, e si chiamava Gaspare e era mio nonno e faceva il muratore ed era un autodidatta e non faceva altro che leggere, e Guerra e pace io l’ho letto su un libro che era di mio nonno, e Delitto e castigo io l’ho letto su un libro che era di mio nonno, e Il grande Gatsby io l’ho letto su un libro che era di mio nonno, e tutti i primi libri che ho letto quando ho cominciato eran tutti libri che eran di mio nonno e non capisco in che senso varrebbero meno di quelli che ha letto Baricco.

E mi viene in mente che all’inizio dell’ottocento, in Russia, quando leggevano in pochi, quando chi leggeva era un’élite dell’élite, i libri più letti erano i romanzi di Faddej Bulgarin, che eran dei polpettoni che cominciavano tutti con un orfano lasciato sugli scalini di una chiesa e oggi Bulgarin non lo legge nessuno e tutti leggono e sanno a memoria l’Evgenij Onegin, il meraviglioso romanzo in versi di Puškin che allora, a legger le critiche, sembra non fosse piaciuto a nessuno. Allora non so Baricco cosa sta dicendo. Ogni tanto fa delle battute che ride lui e basta. Lui ride, e la piazza non ride. Ogni tanto inquadrano la prima fila, lo sguardo vitreo di Ezio Mauro.

Non so di preciso cosa stia dicendo. Va avanti anche un bel po’. Dopo alla fine fa sentire della musica. Non si sente tanto bene. La cosa che fa ridere, un po’, è la faccia di Baricco intanto che suona la musica. Una faccia ispirata, che un po’ fa ridere, un po’ ti vien da pensare Ma poverino. E niente, dopo finisce tutto in un modo che io mi dico Ma cosa son venuto a fare?

Paolo Nori
Fonte: www.paolonori.it
Link: http://www.paolonori.it/delle-idee/#more-14716
16.06.2012

[uscito oggi sul foglio]

Pubblicato da Davide

16 Commenti

  1. Appunto. Cosa ci sei andato a fare…

  2. penso che la Repubblica, a me, ma sarò io, mi sembra tutto tranne che un giornale di sinistre, e Ezio Mauro, a me, ma sarò io, mi sembra tutto tranne che il direttore di un giornale di sinistra, e Baricco, ma sarò io, mi sembra tutto tranne che uno di sinistra.

    A me invece sembra che Paolo Nori abbia bisogno di un buon ripasso di sintassi. A me, ma sarò io. Ma cosa gli è venuto in mente a CDC di postare questo articolo qui che anche se non lo metteva era magari meglio? Ma dico magari, dico. Ma anche meglio, dico.

  3. Ma non essere così duro con il flusso di coscienza di Paolo Nori, lui è bravo con suo stile e ha capito che La Repubblica è un blog leca culo dei banchieri (e di Monti) e si rende PATETICA a imitare Beppe Grillo con la raccolta di idee. Ti ricordi il libro con le idee dalla rete dato a Prodi ?

  4. “Oramai siamo alla caduta di quelle sovrastrutture che fino ad oggi hanno tenuto in piedi il sistema!!!” Così avrebbe detto Marx se fosse ancora vivo! Quindi ora che i nodi stanno venendo al pettine, il cosiddetto partito di Repubblica se la canta e se la ride da solo! Hanno capito tutti di che pasta sono fatti i vari Scalfari&co e da quali salotti arrivano. Che spettacolo patetico!!!!!!!!!

  5. Si davvero uno spettacolo patetico, maschere di loro stessi in putrefazione rapida, cmq un grazie a Paolo Nori x essere andato e aver riferito la testimonianza ….

  6. Per dare un senso alla propria presenza in un simile consesso sarebbe stato sufficiente portare una bomba e poi farla detonare all’interno del teatro, preferibilmente il più vicino possibile a Monti.

  7. c’è andato per spiegare la confusione mentale che regna nel cervello dei pd e di alcuni lettori del presente sito

  8. questa è un’idea che – soprattutto riguarrdo a monti – ho sentito proferire da Molti

  9. A pensarci meglio, tutti questi “intellettuali” che negli ultimi 3 decenni si sono letteralmente mangiati l’Italia, senza che tra l’altro si siano accorti di nulla, tutti questi “stupidi sognatori” che si credono chissachì, ma che, disgraziatamente per loro, verranno dimenticati in fretta dalla storia (leggasi Scalfari&co.), mi ricordano tanto le classi agiate della Polonia anni 30… poi dopo sappiamo come andò a finire, non è vero???

  10. questo festival è la sagra delle puttanate piccolo borghesi

  11. e gli innocenti coinvolti nella bomba?effetti collaterali in stile bombe umanitarie USA?

  12. La decadenza della decadenza della decadenza della cultura di sinistra italiana. Da Carmelo Bene a Benigni. Da Ennio Flaiano a Baricco. Da Gramsci a Mauro….

  13. Questo salotto di bevitori di te’ delle 5 non influira’ minimamente sul corso inevitabile della storia.

  14. Se vi può interessare, io con Repubblica e con Ezio Mauro sono in causa, ma non vi vogliono che si sappia… Ve ne racconterò resto delle inedite.

  15. Venerdì, era solo il secondo giorno del festival del quotidiano la Repubblica e io, devo dire, ho già cominciato a far fatica. Anche perché sono dovuto andare anche a Bagnacavallo, a un altro festival, un ex festival dell’Unità che adesso si chiama Festa della politica, allora è andato tutto un po’ di corsa, nella giornata di venerdì, secondo giorno del festival del quotidiano la Repubblica. Al mattino sono andato a un incontro con Carlo Petrini, quello di Slow foood, e Petrini ha detto che lui non lo sa, cosa avrebbe pensato suo nonno della società in cui viviamo, che è una società dove si spende più per dimagrire che per mangiare.

    E poi ha detto una cosa alla quale non avevo mai pensato, che quello che decidiamo di mangiare, è un atto politico, e a pensarci mi è venuto da dargli ragione.

    Dopo, non c’entra niente, ma in centro, a Bologna, in questi giorni che c’è il festival del quotidiano la Repubblica, si vedono un sacco di bretelle. Anche il giornalista Romagnoli, che parla di bagaglio a mano, ha le bretelle. E fa l’elogio, praticamente, della sobrietà. Lui per esempio dice che i libri, non li conserva, li lascia in ascensore. Ha una ventina di libri, nel suo appartamento, i dieci libri della sua vita, per così dire, e i dieci che deve leggere, che poi quando avrà finito di leggerli li lascerà in ascensore.

    Quando va in America, che lui ha una casa, in America, che quando ha cominciato a cercarla ha letto un annuncio, sul giornale, formulato così: “Terrific apartment with a dramatic view” (“Gli americani – ha detto Romagnoli – sono ottimisti fin dal vocabolario”), quando va in America, Romagnoli, siccome là nell’appartamento che ha lui ha tutto quel che gli serve, e il dentifricio e lo spazzolino glieli danno in aereo (“Che aerei prende?” ho pensato), quando va in America lui prende su il bagaglio a mano ma vuoto, perché non lo vedano che va in America senza neanche il bagaglio a mano. Che come idea è bella, un’idea francescana del giornalismo, solo che stona con le bretelle, che, viste su Romagnoli, sembrano un accessorio, non so come dire, vezzoso, si vede che quelle braghe lì stanno su anche senza bretelle.

    Dopo mi chiama Andrea Marcernaro, che è anche lui a Bologna per Panorama, e prendiamo un caffè insieme e lui mi dice che è molto contento, di esser qui a Bologna, che gli dispiace solo per le sue due piante di albicocche, che lui è tutto l’inverno che le cura e sabato secondo lui son maturi i frutti e lui non è lì a guardare. Dopo è già ora di andare a Bagnacavallo e andiamo in macchina assieme a Paolo Mieli che deve moderare l’incontro tra Fini e Veltroni e sull’autostrada, su un cavalcavia, io vedo scritto, in rosso: “Bimba, dammi un’altra possibilità”.

    Poi, adesso io di quel dibattito lì tra Veltroni e Fini a rigore non dovrei dire niente, che non c’entra niente, con il festival del quotidiano la Repubblica, solo che l’altro giorno, qui sul Foglio, io ho scritto un pezzetto dove dicevo che la lingua, con l’uso, si frusta, e che certe cose che le prime volte che le abbiamo sentite ci hanno fatto molto effetto, per esempio il fatto che l’ideogramma cinese che vuol dire crisi vuol dire anche opportunità, quando le sentiamo dire per la centesima volta ci vien da pensare “Che due maroni, lo sappiamo che l’ideogramma cinese che vuol dire crisi vuol dire anche opportunità”.

    Allora, anche se del dibattito tra Fini e Veltroni non dovrei dire niente, non me la sento di non dire che alla fine, richiesto da Mieli sulle possibili uscite dalla crisi, Veltroni ha detto «A me vien da pensare che in cinese, l’ideogramma cinese che vuol dire crisi, vuol dire anche opportunità» e poi Fini, quando tocca a lui rispondere a questa domanda dice: «Bella quella cosa lì dell’ideogramma cinese che vuol dire crisi e vuol dire anche opportunità, non la sapevo». Dopo l’incontro tra Fini e Veltroni finisce, io leggo il mio discorso, torno a Bologna, riprendo, in stazione, la mia bicicletta, arrivo in piazza Maggiore, ci son duemila persone sedute che guardano un documentario sul quotidano la Republica: Ezio Mauro, su uno schermo gigante, che, con una camicia lilla con le maniche abbottonate dice che lui, quando fan degli sbagli, se li dimentica subito perché gli sbagli fanno male.

    E da un chiosco, lì vicino, cioè chiosco, sì, una specie di chiosco elettronico con le vignette di Ellekappa, di Bucchi, di Altan, da lì viene una musica che si sente fin qua, ed è una canzone di Nada, Amore disperato, si intitola, se non mi sbaglio. E poi vado in piazza Santo Stefano e c’è pienissimo, e la gente chiacchiera, parla, sembra un po’ anche questa una festa dell’Unità, e là in fondo, su due maxi schermi, si intravede Umberto Eco che parla con Bartezzaghi, e in fondo, dove sono io, quando Eco finisce un discorso tutti smettono un attimo di parlare e applaudono. Vorrei sentir Bergonzoni, che c’è dopo Eco, ma sono stanchissimo, e riprendo la mia bicicletta, torno a casa, come sono a casa vado sul sito di Repubblica e c’è un titolo, grande: “Eco e Bartezzaghi divertono”. E io penso “Va be’, andiamo a letto”.

    Paolo Nori
    Fonte: http://www.ilfoglio.it
    Link: http://www.ilfoglio.it/soloqui/13853
    18.06.2012

  16. io ho scritto un pezzetto dove dicevo che la lingua, con l’uso, si frusta

    Ecco, appunto. Si frusta, la lingua.