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L'ULTIMA BOLLA. PREPARIAMOCI

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com/

E’ il trucco estremo della finanza: gonfiare a dismisura il debito pubblico. è l’attacco finale alle nostre tasche e alle nostre vite. è ciò che deve indurci a una ribellione a tutto campo

La cosa peggiore che si possa fare in questo momento è continuare a comportarsi come se nulla fosse. Il che significa mantenere lo stesso stile di vita, e di spesa, che si avevano prima che la bolla speculativa mondiale esplodesse. Beninteso, parliamo di chi oggi è ancora in grado di decidere se continuare a vivere come sempre oppure prendere alcuni provvedimenti. Per la fasce più deboli del nostro Paese, per chi già viveva vicino la soglia della povertà economica, per i lavoratori precari senza rinnovo e per chi è finito in cassa integrazione, quando non ha proprio perso il lavoro, quella scelta non c’è e il confronto con gli effetti devastanti ai quali ci ha condotto il nostro modello di sviluppo è già in atto.

A tutti loro, così come a chiunque altro, onestà intellettuale ci impone di suggerire che non è in una ripresa economica che si può sperare. E dunque in un ripristino della situazione anteriore.

Attenzione, però. Senza che se ne parli troppo sui media ufficiali, si è già messo in atto l’unico sistema per non far crollare del tutto il nostro Occidente dal punto di vista economico, ovvero creare una nuova bolla. Ed è esattamente quanto ci si poteva aspettare dai padroni del vapore, piuttosto che sparire subito con quanto rimane nelle loro casse, o essere linciati come probabilmente si meriterebbero.

La bolla che sta crescendo in queste settimane – e che ovviamente prima o poi esploderà – è già stata innescata. Ed è l’ultima possibile prima della fine: si tratta delle bolla pubblica. Ovvero statale.

Dopo il petrolio e la new economy, dopo i mutui subprime e i derivati di Borsa, quale poteva essere l’ultimo elemento su cui speculare a dismisura per sostenere i circuiti finanziari? Lo Stato, naturalmente. L’indebitamento pubblico. Ovvero quello di tutti noi.

Banche e assicurazioni e industrie e posti di lavoro si sta cercando di salvarli attraverso l’emissione incondizionata di denaro. Di denaro senza valore, quando lo si crea, ma onerosissimo poi, quando lo si dovrà restituire. In primo luogo la Fed, che non solo, e da quasi 40 anni, ha svincolato l’emissione di moneta dall’ammontare delle riserve auree, che pure limitavano, almeno in parte, la quantità di denaro circolante, ma che oggi si rifiuta addirittura di rendere pubblico il dato relativo alla quantità reale di moneta stampata. I dollari in circolazione, se non lo sono ancora, stanno rapidamente diventando carta igienica.

A indebitarsi non possono più essere direttamente i cittadini degli Stati, di loro spontanea volontà o facendosi concedere dei prestiti dalle banche secondo la necessità. Ciò non toglie che essi si stiano indebitando, in ogni caso, con il sistema. Senza volerlo. Senza saperlo. Ci stanno pensando i governi al posto loro. Tutto il denaro stampato e messo in circolazione, tutto il debito pubblico dei vari Paesi in crescita esponenziale, è esattamente l’ultima bolla possibile. Ed è esattamente quello che sta accadendo. Si indebita lo Stato, per far fronte alle esigenze attuali, facendo fede sulla possibilità di ripresa di questo modello di sviluppo per poter poi ripagare, un giorno, tale debito.

Solo che questo debito non è solo grande. Sta diventando incommensurabile. E nessuno di noi sarà mai in grado di poterlo ripagare.

Oltre questa bolla c’è il default statale. A fare fallimento, dopo le aziende, dopo le Banche, le Borse e le Assicurazioni, saranno gli Stati.

Siamo, insomma, all’ultima fermata. A meno di sperare di scoprire nuovi pianeti in qualche galassia, e di convincerli a indebitarsi per noi, dunque, economicamente siamo arrivati proprio alla frutta. Dal punto di vista pratico e materiale, almeno per chi è riuscito a mantenere un lavoro, nell’immediato futuro è lecito aspettarsi che non cambi molto. Consumare un po’ meno, visti i ritmi di consumo attuali, non basterà a far scadere troppo il proprio tenore economico di vita. Attenzione: abbiamo scritto economico, perché dal punto di vista psicologico le cose cambiano.

Evitare di cambiare automobile, acquistare vestiti o elettrodomestici in quantità inferiore rispetto a prima, o scegliere un luogo di villeggiatura più vicino alla propria residenza invece di raggiungere un paese esotico, dal punto di vista materiale sposta di poco la situazione. Dal punto di vista psicologico invece, in una società che ha nel solo consumo i motivi di gratificazione, la cosa può avere degli effetti piuttosto importanti. Di questi parleremo in altra occasione: il tema è fondamentale non solo per l’immediato, ma anche per cercare di approdare a un sistema di vita, oltre l’economico, migliore di quello attuale. Merita dunque uno spazio specifico che promettiamo di affrontare a breve. Stavolta continuiamo a concentraci sugli effetti materiali.

Chi ha perso il lavoro e si trova già vicino all’indigenza deve dunque scontrarsi immediatamente anche con la parte materiale, ma per tutti vale la pena riflettere, soprattutto considerando quanto abbiamo detto nello scorso numero della rivista e considerando i probabili sviluppi dell’economia mondiale, su cosa è plausibile aspettarsi e su cosa è vivamente suggerito modificare. In una società con al centro scambi monetari e consumo in grave crisi finanziaria, dipendente dalle fonti energetiche fossili dirette verso l’esaurimento e con sistemi di vita centrati su tali elementi, è ovviamente sulla privazione di denaro che si deve ragionare. Vuoi per mancanza di lavoro, vuoi per aumento dei costi e delle tasse. Dunque la prima cosa da immaginare è come vivere con meno denaro. E con costi sempre maggiori anche delle cose indispensabili.

È lecito aspettarsi, infatti, maggiori perdite di posti di lavoro, meno guadagni monetari, aumento delle tasse, aumento dei costi dei beni primari.

L’Herald Tribune del 23 aprile riportava la notizia secondo la quale l’U.K. sta pensando di incrementare le tasse, per far fronte ai problemi debitori del Paese. Considerando il debito di Stato come fondamentale, visti gli interventi anti crisi di salvataggio della Banche & Co., è probabile dunque aspettarsi – anche per un minore numero di persone in grado di lavorare e dunque di contribuire al gettito fiscale dello Stato – che anche nel nostro Paese assisteremo a un ulteriore incremento delle tasse.

È plausibile inoltre aspettarsi che uno Stato privato del gettito Iva derivante dalla riduzione dei consumi – alla quale si collegherà la chiusura di tanti esercizi commerciali e imprese operanti nei servizi connessi, con ulteriore perdita di posti di lavoro – tenti di incidere sulle tasse con un aumento di quelle dirette. E a maggior ragione, considerando che ci sarà una riduzione di spesa sui beni voluttuari di consumo, non vi sarà altra alternativa che vedere una riduzione dei servizi, con ulteriore perdita dei posti di lavoro, e un aumento dei costi dei beni primari. Si potrà vivere acquistando meno merci non indispensabili, ma si dovrà continuare a mangiare, bere e riscaldarsi.

Su questo preme anche l’incognita inflazione: la continua immissione di denaro da parte delle Banche Centrali nel sistema, per scongiurare la (inevitabile, comunque) caduta delle Borse, porterà fatalmente a una crescita dei prezzi. E dunque all’aumento dei tassi di interesse (mutui, prestiti) e alla caduta del potere d’acquisto sia dei redditi che dei risparmi.

Insomma, ribadiamo: meno denaro a disposizione.

Va da sé, a questo punto, che il fuoco della riflessione debba svolgersi su due binari. Il primo: ipotizzare come vivere con meno denaro. Il secondo: ipotizzare come vivere in modo completamente diverso – sia sul piano psicologico che su quello pratico – rispetto a quanto si è fatto finora.

Un’ulteriore riflessione, che facciamo en passant, riguarda il prevedibile aumento di tensioni sociali e di delinquenza, considerata l’escalation di scontenti ed emarginati.

Molti consigli sono frutto di semplice buon senso. Il difficile non è starli a sentire considerandoli suggerimenti astratti e spunti di riflessione solo teorica. Il difficile è accettarli, riconoscerli, farli propri e, sopra ogni altra cosa, metterli in pratica. Ovvero, condividere l’analisi.

Il treno, in altre (e conosciute) parole, si sta per schiantare. E sta rapidamente arrivando a quell’epilogo. Delle due l’una: rimanere sul treno e aspettare lo schianto, oppure scendere dal treno e cominciare una nuova vita.

Il che implica problemi enormi e non aggirabili. Innanzitutto il fatto di scendere da un treno in corsa, e dunque le probabili conseguenze del salto. In secondo luogo trovarsi in una realtà disgregata e da ricostruire. Dove dover ricominciare tutto, o quasi. La differenza, essenziale, è che in quest’ultimo caso però saremo noi a guidare. Chi si sente pronto? Chi è tanto ribelle da farlo?

Diffidate di chiunque prospetti scenari certi. Ancora di più, come abbiamo visto, di chi (quasi) impone di avere fiducia in una ripresa economica nello stesso solco del sistema che ha portato alla situazione attuale.

Fatto questo, non resta che scendere dal treno. Con una serie di manovre essenziali – alcune, certamente, dolorose – e giocando qualche fiche al tavolo della previsione e della lungimiranza. Facendo fede sulla propria cultura e capacità di analisi.

Innanzitutto non fare debiti di nessun tipo. Da subito. È il principio cardine sul quale si è retto il nostro sistema prima di esplodere: consumare a oltranza e spendere più di quanto si aveva. Appare persino superfluo, come argomento, non fosse che ancora oggi molti, tra quelli che possono avere accesso al credito, continuano imperterriti a ricorrere a rate di vario tipo pur di acquistare oggetti che il più delle volte sono superflui.

In secondo luogo, iniziando un processo inverso, si deve cercare di estinguere il prima possibile i propri debiti. Mentre una volta acquisita la piena proprietà del bene che si è comperato a credito (ad esempio la casa) è plausibile sperare che essa non venga mai più espropriata, è molto alto il rischio che in una crisi strutturale come questa chi è in debito possa precipitare nell’insolvenza. Le ipoteche sono spade di Damocle sulle teste dei debitori. Meglio, dunque, eliminare gli oggetti superflui che si deve ancora finire di pagare, e utilizzare il più possibile il denaro che ancora si ha a disposizione per estinguere i debiti dei beni essenziali.

Si tratta, con tutta evidenza, di un processo in primo luogo psicologico ancora prima che pratico, soprattutto nell’imporsi di non contrarre ulteriori debiti, per modesti che siano. Come ha ben scritto Serge Latouche, e per la verità molti altri ben prima di lui, il temi della decrescita e della decolonizzazione dell’immaginario sono fondamentali. Naturalmente tutto il discorso dello studioso francese, pur profondo nel messaggio, è molto superficiale. Il discorso della decrescita si situa nel solco del nostro modello di sviluppo e ne suggerisce un rallentamento, finanche uno stato di fermo. Ma in una ipotetica direttrice rimane nella stessa dimensione del problema.

Ciò che in realtà auspichiamo, e ciò per cui ci battiamo, è invero una dimensione ulteriore dell’esistenza nel suo complesso. Una dimensione altra che deve situarsi in nuovi scenari, con approcci e obiettivi differenti. È nel senso, inteso nella duplice accezione di direzione e di significato, che si deve agire. E questo deve produrre degli effetti pratici. Per mettere in atto i quali si deve sposare una visione del mondo e della vita completamente differenti da quelli attuali. Vi è insomma bisogno di una Weltanschauung nuova – o perduta – che discende principalmente da un aspetto: ricominciare a stabilire cosa è importante e cosa non lo è.

Dal punto di vista culturale e spirituale, la nostra società è infatti di una povertà assoluta. La vita della maggior parte delle persone si può sintetizzare in tre parole, come sappiamo: lavora, consuma, crepa. Se a una famiglia i cui componenti lavorano come schiavi sei giorni su sette togli il centro commerciale la domenica non resta nulla. E questo è tutto. Ovvero, il nulla.

Uno dei motivi di tensioni sociali e di crisi attuale deriva infatti proprio da questo. Il pur becero, fittizio e inconistente benessere che derivava dallo spendere denaro e accumulare merce, allo stato attuale delle cose è venuto meno. Ed è rimasta unicamente la schiavitù da questo sistema.

Il senso di vuoto, inteso come mancanza di contenuto, fino a ieri riempito dal surrogato della merce, è oggi una voragine che si apre all’interno della gente. Tale vuoto era originariamente colmato dal senso di cittadinanza, dal sapere che si faceva parte di un destino comune. Dai rapporti sociali e comunitari.

Ma mentre la nostra società ha svuotato quasi del tutto questo contenuto fondamentale, provocando il vuoto che si andava a riempire attraverso i gironi danteschi degli scaffali, il processo inverso, oggi che viene meno il consumo, è molto più complesso. Perché ha bisogno di un percorso culturale le cui tracce, per chi è maggiormente inserito nel sistema stesso, sono di difficile individuazione.

Ed è invece a queste che si deve tornare.

Più facilitato, naturalmente, sarà chi non se ne è discostato troppo anche in questi decenni difficili per respirare. Così come lo sarà, almeno in parte, chi adesso si è finalmente convinto di doverle ricercare. Dal punto di vista pratico si deve pertanto resistere al consumo compulsivo per colmare altre lacune. E al frastuono dei centri commerciali, del mondo dei media pubblicitari, si sostituirà il silenzio necessario a scoprire e a percorrere l’altra dimensione dell’esistenza cui facevamo accenno.

Ti puoi fidare dei tuoi condòmini?

Molto spesso non ci si saluta neanche più in ascensore. Prepararsi ai prossimi anni necessita invece della riscoperta comunitaria. Potrebbe sembrare di essere soli, tutti contro tutti. In realtà c’è molta gente con la stessa sensazione, con le stesse necessità, che aspetta solo di ritrovare lo spirito comunitario di propri simili.

Una delle cose più importanti è dunque quella di iniziare nuovamente a creare una rete, una propria rete di amicizie e persone fidate con le quali trovare coesione, alleanza. Amici, amici veri (quanti se ne hanno?) parenti, persone con le quali condividere gli stessi percorsi, le stesse necessità. Bisogna insomma trovare le basi per affrontare il periodo di transizione che abbiamo di fronte. Se prima pensavamo – meglio: qualcuno pensava – di poter essere felice con il carrello pieno, lo shopping la domenica, il nonno con la badante o spedito in un ospizio, i figli con la baby sitter e lavorare quaranta ore a settimana, annodare fili su fili per poi tentare di scioglierli con quindici giorni di ferie all’anno, ebbene per forza questo stato di cose dovrà cambiare. E sarà un bene.

Per quanto attiene ai beni immobili il discorso è di una semplicità assoluta. Facciamo due esempi. Il primo, più comune, di chi si è indebitato una vita intera per acquistare un appartamento di 80 metri quadri a un terzo piano di una anonima periferia di una grande città. Il secondo, di chi ha fatto lo stesso per una casa fuori città, magari con un piccolo terreno intorno, o un giardino più o meno grande.

Ora attenzione: nel primo caso, cosa si possiede? Una abitazione sospesa a un terzo piano, magari su un pianerottolo con altri tre appartamenti in un palazzo di cinque piani. Il che significa che in realtà si possiede un minimo corrispettivo di terreno, a terra, e un minimo corrispettivo di solaio. Da dividere con tutti gli altri condomini della stessa colonna del palazzo che, appunto, hanno in con-dominio, un tot di terreno sul quale – letteralmente – vivono uno sopra all’altro.

Nel secondo caso, per esempio di una casa a due piani con un giardino intorno, non si è più un “Giovanni senza terra” ma si ha qualcosa che oltre a permettere di avere un tetto sopra la testa – di cui si è unico proprietario – offre potenzialmente la possibilità di un minimo di sussistenza.

Insomma la differenza è enorme, proprio dal punto di vista pratico, e soprattutto in previsione di quanto potrebbe accadere in futuro.

Il mondo moderno ha visto l’afflusso verso le città per andare incontro alla domanda-offerta di lavoro nelle attività tipicamente cittadine. Esercizi commerciali o servizi che siano. La concentrazione nelle città ha reso tutti dipendenti da due cose: il denaro per acquistare ciò che in città non si produce e dunque qui si deve far arrivare (soprattutto cibo) e il fatto di dover sottostare ai prezzi altissimi anche per un semplice appartamento. Per non parlare della qualità della vita, all’interno delle nostre città.

Molte persone stanno capendo che il gioco non vale la candela. Per molti, soprattutto adesso, ovvero chi non ha un lavoro in città e dispera di averlo in futuro, è chiaro come sia assurdo tentare con le unghie di rimanere in un ambiente costosissimo che offre esattamente, peraltro, lo stile di vita cucito su misura al tipico uomo moderno che meccanismo del lavora-consuma-crepa.

Cosa si rimane a fare, dunque, nelle caotiche, alienanti, costosissime, cancerogene città? Soprattutto: quanto le grandi città sono oggi in grado di poter offrire quello che serve per vivere?

Materialmente, per vivere, non è che serva poi molto. Le esigenze sono sempre le stesse, almeno quelle di base. È dopo aver soddisfatte queste che viene il resto. Fino a ora, il resto significava soprattutto merce, cultura, divertimento. Ma la declinazione, la chiave di lettura di questi altri aspetti, è divenuta consumo. Consumo di merce, di cultura, di divertimento. Appunto.

La vita come un costoso tubo digerente.

Il “migliore dei mondi possibili” ha postulato di lavorare, di lavorare sempre di più, prima per vivere, e quindi per consumare. La domanda da porsi, alla fine, è sempre la stessa: quanto siamo diventati felici?

Non è forse nell’avere meno, nel lavorare meno, nell’avere più tempo per sé che possiamo trovare le basi per affrontare questo periodo di transizione così come di un nuovo paradigma di vita?

Non è che ci sia un metodo. Ci sono però alcuni principi. Partono innanzitutto da un processo di eliminazione: del caos, dello stress, del rumore, della lotta metropolitana che inizia la mattina quando ci alziamo per andare a lavoro, prosegue in ufficio, e ancora una volta mentre tentiamo di tornare a casa.

È questo il momento di riscoprire alcuni punti chiave, come il contatto con la natura e gli spazi vitali più ampi (via dalle fabbriche e dalle città); le occupazioni più legate al territorio e alla persona (rispetto alla alienazione di produrre qualcosa di inutile); la riscoperta della comunità, della partecipazione e della collaborazione (rispetto alla logica competitiva del tutti contro tutti).

Le parole d’ordine, in tal senso, sono riduzione, disintossicazione, localismo, autoproduzione, scambio, prossimità, comunità.

Ridurre i consumi anche prima di doverlo fare per forza. Sottrarsi alla dipendenza indotta dalla propaganda. Scegliere un territorio nel quale radicarsi, autoprodurre il possibile e innescare processi di scambio e sostegno reciproco all’interno di comunità che vogliono condividere lo stesso percorso culturale e di vita. Può non essere affatto sbagliato indirizzare i propri figli a studiare agraria. È indispensabile ricostruire il tessuto sociale che la competizione del nostro mondo ha disintegrato per sconfinare nella lotta di tutti contro tutti.

E attenzione: se uno dei punti cardine di tutto il processo di transizione è quello della diminuzione, l’altro, ancora più importante, è quello della differenziazione.

Perché riduzione non significa vivere nello stesso solco al quale siamo abituati semplicemente impoverendo – dal punto di vista materiale – la propria vita. La chiave di volta è quella di sostituire alcune caratteristiche della nostra attuale vita alienata con altre ormai perdute. Allo spostamento nel traffico si deve sostituire un lavoro locale, che non necessiti spostamento. Alle ore di lavoro straordinario per avere qualche euro in più da spendere in sciocchezze si può sostituire il tempo libero per fare altre attività più edificanti, per se stessi e per la comunità nella quale si vive. Non vi è praticamente attività, passione, attitudine e capacità che non possa essere applicata e declinata anche in situazioni locali, invece che globali come facciamo adesso. È la finalità con la quale si svolge l’occupazione che deve cambiare. Fino a ora era accumulo di denaro e competizione personale. Domani (o già oggi) può diventare miglioramento della propria comunità, oltre che costruzione personale come è giusto che sia.

E avremo dato scacco matto al sistema.

Torneremo sull’argomento con esempi pratici di chi lo sta facendo.

Presto.

Valerio Lo Monaco
Fonte: www.ilribelle.com/

19.05.2009

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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Pubblicato da Davide

  • Saysana

    In linea teorica concordo con l’articolo, in linea pratica in quanti sarebbero disposti a cambiare drasticamente il proprio stile di vita se non obbligati?

    Io penso pochi, e quelli che cambierano lo faranno per necessita’, non per scelta.

    Solamente un fatto epocale potra’ veramente far cambiare direzione all’umanita’ (sperando in meglio, ma ho i miei dubbi), e probabilmente l’ultima “bolla” sara’ l’inizio.

  • roberto321

    articolo condivisibile, ma non concordo sul suggerimento di lasciare il proprio appartamento in città per spostarsi nella casetta fuori città. In un quadro di tensioni sociali, disoccupazione e disperazione come quello che sta arrivando, preferisco di gran lunga la protezione offertami dal mio appartamento al 5° piano con porta blindata piuttosto che trovarmi in una casa isolata con i romeni che ti entrano dentro un giorno sì e l’altro pure. Altra cosa, io posso permettermi di usare l’auto raramente. Vado a lavorare in bici, ci sono andato anche quando mi hanno trasferito in un altra città grazie alla vicinanza della stazione ferroviaria, poi comunque dalla grande città partono tutte le corriere che vanno verso i piccoli centri e nel caso occorra cambiare lavoro si ha molta più flessibilità che nel piccolo paese, in più se uno ha dei figli non deve fare 100.000 km all’anno in auto per portarli a scuola. In più in città ci sono tutti i discount alimentari ed una serie di supermarket che fanno sempre offerte e con un po’ d’attenzione e girando un po’ si possono ottenere risparmi sulla spesa del 50% provate a farlo nel paesello..

  • albertgast

    Di solito vado a fare la spesa una volta alla settimana nello stesso supermercato.
    Non so se posso farne il nome, quindi mi limiterò a dire che non è una cooperativa, tanto per intenderci.
    Da un paio di mesi circa non trovo più file alla cassa, come ero solita trovare prima e non ho nemmeno cambiato orario.
    Di contro, nei ponti festivi, quando non c’era nessuno perchè probabilmente tutti in gita, adesso c’è un sacco di gente che forse resta a casa.
    Sugli scaffali trovo un sacco di offerte “sottocosto”, ma spesso, non essendo io mattiniera, le offerte migliori sono già esaurite.
    Sono piccoli dettagli, che però vanno nella direzione descritta dall’articolo.
    La casetta in campagna con orto piacerebbe anche a me, ma se ben ricordo ce lo aveva suggerito Massimo Fini in un articolo postato qui tempo fa. Solo che lui suggeriva anche di munirsi di kalashnikov.
    In caso di crack totale, in campagna si sopravvive in città si muore.
    Chiedetelo a chi abitava in quei paesi che hanno conosciuto le crisi peggiori.
    A parte la malavita, prima o poi i supermercati si svuotano e allora si muore di fame.
    La casetta in campagna, però, costa ancora troppo e, a dare ascolto ai consigli giusti di questo articolo, non è il caso di indebitarsi adesso.
    Ma se le previsioni sono quelle di un crollo degli stati, ben pochi si salveranno.
    Alla fine a noi (Italia) chi ci comprerà?

  • ericvonmaan

    Invece di proporre queste stupidaggini, perchè non si informa la gente del PERCHE’ e COME si forma il “debito pubblico”?

    Perchè non le si dice chiaramente che tutto questo è determinato dal fatto che gli enti che producono il denaro, ovvero le banche centrali (Fed, BCE, Bank of England, Bankitalia ecc) sono AZIENDE PRIVATE che si sono da tempo immemorabile arrogate (tramite la corruzione dei politici) il monopolio della creazione del denaro e della gestione delle politiche monetarie?

    Perchè non si dice che se questi poteri fossero appannaggio di ENTI STATALI, PUBBLICI, con finalità di bene collettivo invece che di privato profitto queste crisi non succederebbero?

    Perchè non si spiega alla massa che attraverso il totale controllo della creazione di denaro e delle politiche monetarie è possibile GESTIRE A PROPRIO USO E CONSUMO bolle speculative, periodi di sviluppo, crisi, inflazione, deflazione, politiche fiscali, all ‘unico scopo e fine di ARRICCHIRE I PROPRIETARI DELLE BANCHE CENTRALI A SPESE DEGLI STATI E DEI CITTADINI?

    Basta idiozie per favore, cominciamo a parlare di cose serie, e se i giornalisti o blogger queste cose non le sanno, che stiano zitti o che studino l’argomento prima di sprecare il nostro tempo.

  • duca

    Riflessioni condivisibili sulla sicurezza dell’appartamento. E’ vero ciò che dici, però significa anche rassegnarsi a vivere blindati nei propri 50mq diffidando anche del vicino di pianerottolo, che probabilmente non si conosce: io ho, quasi casualmente, imboccato la strada della vita in campagna in una casa con terreno intorno ma siamo due famiglie ben affiatate (e speriamo di riamanerlo! :o) ) si spera che il problema della sicurezza possa essere affrontato insieme. D’altra parte se il malvivente ti entra dalla finestra al 5° piano (e ce n’è che sono delle vere scimmie eh!) come farebbero i vicini a soccorrerti mentre sei blindato dietro al portoncino di sicurezza?
    Concludo con una domanda banale senza voler essere troppo catastrofisti: chi rifornisce i discount e i supermarket?

  • albertgast

    Perchè ormai è tardi: la crisi da finanziaria è diventata economica.
    E’ una crisi strutturale, deve cambiare la situazione stessa delle nostre vite.
    Chi ha qualche idea si faccia avanti, please.

  • steppenwolf

    caro ericvonmaan, lei è un ignorante. Nel senso letterale del termine. Poiché ignora che la voce del ribelle, e da tempo, ha già affrontato l’argomento del signoraggio e delle banche centrali ecc… è uno dei capisaldi della stessa rivista. mi pare ne avesse scritto proprio lo stesso autore di quest’ultimo articolo (che è infatti il seguito di altri).

    questo a proposito di “giornalisti e blogger che queste cose non le sanno”… e, aggiungerei… sparano stupidaggini come lei

  • materialeresistente

    Una bella prospettiva. Invece che organizzarsi e lottare per rovesciare questa roba, ritirarsi in campagna.
    Da premio nobel. Scusa, e se tutti si ritirano in campagna le tensioni non si trasferiscono lì?

  • Cornelia

    Alla gente non frega una mazza del bi e del ba sul signoraggio.

    Frega molto invece di consigli pratici come quelli proposti qui.

  • albertgast

    Si spera sempre di trovare un nuovo modo di vivere e di produrre, prima di arrivare alle estreme conseguenze.
    Di certo in tempo di crisi violenta, chi starà meglio sarà quello che starà lontano dalle città, che saranno le più penalizzate dal punto di vista della sicurezza e della stessa sopravvivenza.
    Salvo poi invertire la tendenza, una volta che la crisi sia passata.
    Subito dopo la guerra i contadini avevano da mangiare, gli operai no, come mi raccontava sempre mio padre.
    Poi è cominciata la ricostruzione ed è ripreso il lavoro, e così tutti si sono trasferiti in città (pure mio padre).
    Basta guardarsi un pò indietro, in fondo, le cose non cambiano mai del tutto, anche se si verificano in contesti differenti.

  • roberto321

    è ovvio che nel caso di collasso totale del nostro modello di società la cosa migliore sarebbe stare in una casetta sui monti con terreno e pozzo annesso, collegata da un viottolo ben difendibile, attorniato da una comunità di gente che si conosce e di cui ci si può fidare, bene armati e riforniti di cibo, legna e fiammiferi.
    Ma nel caso (molto più probabile) di un periodo di crisi nel quale l’unico pericolo sono le bande di delinquenti che ti possono entrare in casa, e nel quale i problemi maggiori sono trovare un nuovo lavoro, limitare le spese e trovare cibo a prezzi scontati, allora l’appartamento al 5° piano di una grande città rappresenta a mio parere la soluzione migliore

  • duca

    Glie ne dovrebbe fregare invece, e molto, perchè altrimenti, una volta che sarai sopravvissuta utilizzando i saggi consigli dell’articolo, ti farai rimettere l’anello al naso e tornerai a farti mungere come abbiamo fatto fino ad oggi.

  • nessuno

    Vedo che qui il suggerimento di papi ad essere ottimisti non trova seguaci…
    Non mi azzannate è una battuta
    Da come sono messe le cose e se continua questo andazzo arriveremo veramente al fondo
    Il ritorno alla campagna, l’uso del fotovoltaico ecc. tutte belle cose ma che richiedono palanche/diné soldi per intenderci
    Quanti si possono permettere un mutamento cosi oneroso?

    Chi già ora stenta coniugare il pranzo con la cena sarà parecchio incazzato
    e saranno guai grossi per tutti
    Ci sarà chi invocherà uno stato forte
    E intanto il 2012 si avvicina e se tutti gli iettatori avessero ragione su questa data?
    Io speriamo che me la cavo e faccio lo stesso auguro a tutti voi.

  • ericvonmaan

    E’ proprio il sistema della creazione del denaro che ti fa vivere male, dovrebbe interessarti quindi di più che piantare due zucchine nel giardino. Contenta tu…

  • maristaurru

    Potrebbe però esserci del giusto in questo articolo solo apparentemente sognatore: qualunque animale, anche la piovra dei banchieri centrali e quella della burocrazia perennemente affamata, lo uccidi solo in un modo: gli togli l’ossigeno. Supermercati con i loro Padroni veri: le multinazionali, Burocrati che scoppiano di rabbia se riesci a risparmiare sui consumi tanto che in molte regioni , vedete voi quali, ti addebitano consumi che non hai realizzato, tu paga e poi.. me lo tengo. Acqua: nel lazio la paghi anche se non la consumi, mancano le fogne ed i depuratori , ma paghi fogna e depuratore, un tempo se pagavi forzatamente a fronte di nulla, si chiamava pizzo, ora non lo so come si chiama, il risultato è identico, e sta rovinando i più deboli, ha messo sul lastrico molti.
    Se sei in una casa da solo, puoi meglio controllare i tuoi consumi, in un condominio, non ci riesci, mi resta difficile pagare un giardiniere, aiuto il mio vicino e lui lo farà con me, e questo per la piccola manutenzione… si risparmia, la guerra ti viene spesso dal Comune famelico, ma lo controlli meglio. Le verdure, invece di avvelenarti con la robaccia che ti ammanniscono, coltivata come vogliono e dove vogliono le multinazionali, la prendi dal piccolo produttore, vedi come la coltiva, qualcosa se ti va lo coltivi da solo…Certo conoscendoli, cercheranno di tassarci anche questo, per esempio prima ognuno aveva un maiale o due.. poi quelli che dei maiali vivono alla grande, le industrie della Emilia insieme alle coop ed ai figuri che stanno in politica solo per favorire certi interessi.. hanno sguinzagliato controlli assurdi, misurando persino i cm del piede di cemento del pollaio della mia vicina : vecchietta di 80 anni con 2 galline, la hanno spaventata, le hanno minacciato una multa:il cemento era mal messo, le hanno consigliato di ammazzare le galline se no gliele requisivano, tenere un maiale, costa ormai troppo, non lo fa più nessuno, ti stanno col fiato sul collo e non sai mai se ti hanno messo una nuova regoletta che ieri non c’era per fregarti ( lo fanno anche con alcuni tipi di commercio, se lo vogliono “assorbire” , non si fermano fichè non chiudi )non tedio oltre chi mi leggesse, questo per dire, che qualsiasi cosa tenteremo di fare avremo le buroKrazie contro: gli serve come l’aria che spendiamo da matti, che bruciamo elettricità ( che non manca affattto), acqua, gas, petrolio, che ci sbattiamo nel traffico, per poterci meglio opprimere e avere l’ossigeno che serve alla piovra per ingrandire a dismisura, perchè così vogliono i padroni, che non sono i politici, ormai lo sappiamo tutti credo, ma non è assecondandoli ancora che ne usciremo

  • LucaV

    La moneta non dovrebbe essere di nessuno, stato o banca che sia. Libera da manipolazioni ed espressione di un bene scelto dal mercato. Oro, platino, argento, fate vobis.

    “Dare allo stato la facoltà di stampare moneta togliendola alle banche è come togliere la pistola al ladro e darla al complice” (LV2009)

    Purtroppo il sistema si perpetua grazie anche a gente che crede alla favola del “signoraggio” con lo stato “buono” che stampa denaro e fà felici tutti! Ma avete le scimmie urlatrici nel cervello!

  • maristaurru

    Mi trovi d’accordissimo, io ricordo bene la operazione per noi cittadini comuni opaca fatta da Amato e Ciampi, una cosa folle, si sapeva che ci saremmo impoveriti sempre più e che sarebbero aumentate le differenze fra ricchi e poveri: hanno svenduto un Paese, onorati ed omaggiati, ancora non capisco perchè li omaggiano, almeno ignoriamoli, quando fingono di darcene conto, vi assicuro, dicono cose che non stanno nè in cielo nè in terra: un periodo buio quello che più buio non si può, ed ora siamo ridotti che in Europa siamo i più poveri, gli stipendi i più bassi, le tasse le più alt, in compenso ci siamo messi sul gobbo una casta di sindacalisti ricchissimi ed intoccabili, una casta di politici incapaci o poca capaci, ricchissimi, tutti, anche quelli che son scesi in politica con le pezze al culo, in poco tempo hanno accumulato fortune. Una casta di super burocrati che prendono super stipendi e manco gli basta a volte. Una caterva di strane società private, condotte in modo opaco che ci succhiano l’anima per conto dello Stato, una Burocrazia affamata e corrotta , spesso incapace, e tutta sta robaccia non viene dalla globalizzazione; è il portato della nostra imbecillità che li abbiamo lasciati fare e ora oltre alla piovra mafiosa, abbiamo la piovra dei colletti bianchi abbracciata amorevolmente a quella mafiosa e di camorra e delle mafie straniere…. bravi, siamo stati bravi.. tutto questo accadeva mentre ci riempivano di scemenze e noi abboccavamo ai vespa, ai santoro, ai Lerner e a tutto l’armamentario di ricchissimi maggiordomi del potere, ottimi prestigiatori ed incantatori di masse, rileggetevi le cretinate dietro le quali ci hanno fatto correre..meglio coltivare l’orto credetemi, magari un po’ di saggezza contadina ci entra nella crapa.. ed avremo cipolle e pomodori per i prossimi congressi e dei sindacati, e dei politici, che paghiamo noi coi nostri soldacci, compresa la compagnia ballante e saltante dei miliardari canterini ed impegnati… bravi, siamo stati bravi!

  • nonrexnoniusnonmos

    MA…SCUSATE SE UN DEPUTATO QUALSIASI DOPO UNA SOLA LEGISLATURA HA DIRITTO A UNA PENSIONE DI 3500 € CENTESIMO PIU’ CENTESIMO MENO…COME FA UN PAESE COME IL NOSTRO A NON FALLIRE!!!
    SE LE ENTRATE SONO INFERIORI ALLE USCITE E SI DILAPIDANO I RISPARMI DEGLI ITALIANI …MI PARE ABBASTANZA OVVIO CHE SI VADA IN BANCAROTTA O NO?
    IL RE E’ ABBONDANTEMENTE NUDO…BASTA SOLO SOFFERMARSI A GUARDARLO!!!

  • ericvonmaan

    Le cose che dici hanno una loro validità, ma se ti interessa “togliere l’ossigeno alle oligarchie e ai potentati internazionali” che ci opprimono, l’unica via è STATALIZZARE LE BANCHE CENTRALI e dare la prerogativa di creare denaro e credito AGLI STATI e non più ai privati. La moneta è uno strumento necessario agli scambi economici, che deve essere emesso dai governi, autonomamente, senza passare attraverso i privati che la creano dal nulla e la prestano a strozzo (=il debito pubblico). Se uno stato può emettere titoli di stato (BOT, CCT ecc) allora può direttamente emettere moneta, senza debito.
    Finche vigerà il sistema attuale, non c’è alcuna altra soluzione, non abbiamo scampo. Dobbiamo batterci per una soluzione RADICALE del problema, non per mettere qualche pezza qua e là. Purtroppo non servirà a NULLA. Saluti.

  • ericvonmaan

    LucaV, a mio avviso sei fuori strada. La moneta deve essere emessa da Enti STATALI, dotati di una loro autonomia (come la Polizia, i Carabinieri, la Magistratura, la Corte Costituzionale ecc) che abbiano come fine lo sviluppo dell’economia, il contenimento dell’inflazione e la stabilità dei prezzi.
    Nessuno dice di mettere la stampante in mano a berlusconi o prodi o chicchessia, il punto è che questo potere deve essere PUBBLICO, STATALE. Quando la moneta viene emessa in armonia con le esigenze della società e del mercato, non c’è bisogno di nessun oro o platino, credimi. Ma finche questo supremo potere è nelle mani dei padroni delle banche, non abbiamo nessuna speranza. Cordialmente ciao

  • ericvonmaan

    Le entrate, in effetti, NON sono inferiori alle uscite: il bilancio primario del nostro stato, nonostante la pessima efficienza e la disonestà di chi lo amministra, è SEMPRE in forte attivo: il problema è che dobbiamo rendere 80 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO per onorare il debito pubblico… a quegli strozzini dei padroni delle banche centrali che stampano denaro dal nulla e ce lo PRESTANO + INTERESSE in cambio di totoli pubblici. Se lo Stato può stampare titoli pubblici, allora PERCHE’ NON PUò DIRETTAMENTE STAMPARE DENARO DI STATO, SENZA DEBITO??? Perchè chi ha inventato il sistema, e consolidato grazie a leggi comprate da politici venduti, NON LO VUOLE.
    Il problema è tutto qui. Certo, è vero che la nostra classe dirigente è pessima, ma il problema di base è un altro.

  • ericvonmaan

    Non per polemizzare, per carità, ma giusto per curiosità: visto che tu dici che il denaro non dovrebbe essere emesso nè dalle banche nè dallo stato, avrei delle domande da farti. 1) chi o quale istituzione dovrebbe gestire questo importantissimo potere? 2) A chi dovrebbe essere affidata la gestione delle politiche monetarie? 3) Chi dovrebbe acquistare l’oro/argento/platino e chi dovrebbe detenerlo? 4) In che maniera si aumenterebbero le riserve aurifere parallelamente all’aumento del PIL e alla conseguente richiesta di maggior denaro circolante, cioè, da chi si dovrebbe comprare l’oro (visto che non abbiamo miniere) e con quali soldi? 5) come la mettiamo con l’enorme credito virtuale messo in circolazione dalle banche private tramite la riserva frazionaria? dovrebbero avere anche loro la copertura aurea?
    Sarei curioso di leggere le risposte, se ti interessa scambiare qualche opinione e idea. Un salutone ericvonmaan

  • LucaV

    Cordialmente credo che tu non abbia ragione. Per semplici motivi:

    1) Gli Enti Statali a cui ti riferisci sono scelti, manovrati e controllati dai politici che spendono e spandono.
    2) Le banche ed i politici vanno a braccetto
    3) L’armonia di emissione della moneta…bel concetto…ma di difficile valutazione. Faccio sempre le stesse domande:
    a) Quale è la giusta quantità di moneta da emettere?
    b) Per quanto tempo?
    c) Come?
    d) Da chi?

    L’esigenza della società è quella di una moneta che non viene scippata del suo potere d’acquisto attraverso l’inflazionamento della stessa. L’esigenza del mercato è proprio che crisi come questa (dovuta ad un eccesso di moneta) non avvengano.

  • LucaV

    Rispondo alle domande con la stessa numerazione:

    1) Nessuno dovrebbe gestire questo “importantissimo” potere, semplicemente perchè la moneta è di tutti e quindi di nessuno. E’ proprio il fatto che qualcuno ha avuto la “bontà” di gestire questo “potere” che ha portato all’abuso e al soppruso verso la collettività
    2) A nessuno se non alle dinamiche di un mercato veramente libero (quello di oggi non lo è neanche lontanamente). E’ proprio nella “gestione” delle politiche monetarie (tassi d’interesse manipolati, stampa di banconote, riserva frazionaria arbitraria) che abbiamo queste crisi.
    3) Il mercato, come succedeva una volta. Lo detiene chi lo ha. Chi non lo ha al primo passaggio, lo avrà scambiandolo con i propri servizi del suo lavoro. Come succede oggi? Io lavoro per guadagnare soldi, quei soldi verranno spesi per sfamarmi o altro, altri prenderanno i miei soldi in cambio di cibo o altro…e così via.
    4) Non c’è nessun collegamento tra riserve aurifere e PIL e maggiore richiesta di denaro circolante. Questa è una bufala al pari del signoraggio. Primo: Il Pil ed il suo calcolo sono alquanto bizzarri…basti pensare che il terremoto in abruzzo ha generato ricchezza e quindi ha aumentato il PIL. Secondo: Una maggiore produzione di beni dovrebbe far diminuire i prezzi, a beneficio di tutti…invece succede il contrario…proprio perchè la quantità di denaro circolante è troppa e continua ad aumentare. Se ci fai caso, anche in tempo di crisi nera, l’unico segno positivo lo dà l’inflazione…che se poi da un mese ad un altro aumenti (e non come dicono diminuisca) meno che rispetto ad un altro mese rispetto ad un altro è una bella presa in giro! Aumenta sempre PUNTO. La diminuzione dei prezzi che avverrebbe con una massa costante monetaria non porta ad un impoverimento della società, o in particolare di chi vende, come dicono certi benpensanti…perchè diminuirebbero anche i prezzi per chi vende! Esempio nel mercato ci sono 100 euro e 2 mele; per logica le due mele costerebbero 50 euro l’una. Con un aumento di produzione delle mele…ne ho 4. Adesso con 100 euro e 4 mele…le mele costerebbero 25 euro l’una! Qualcuno dice, il fruttivendolo ci rimette! Perchè dovrebbe guadagnare 50×4=200 euro…e invece no, il suo potere d’acquisto è immutato…per il semplice fatto che, come diminuisce il prezzo delle sue mele, diminuirà anche il prezzo delle sementi o degli attrezzi del suo lavoro ecc.
    Oggi invece succede che a fronte delle 4 mele ci sono, non 100 o 200 euro, ma 1000! E chi stampa, o crea, o entra in possesso di quei soldi per primo guadagna sull’inflazione futura…perchè usa soldi freschi quando ancora l’inflazione che quei soldi genereranno non c’è!
    Chi ci rimette invece è chi quei soldi li vedrà per ultimo (redditi fissi, cioè lavoratori e pensionati) perchè quei soldi gli arriveranno a inflazione in corso o già avvenuta. E non serviranno gli aumenti miseri che il sistema “generosamente” gli dà…il sistema toglie 4 e dà 2…ti sembra giusto? E’ un serpente che si morde la coda.
    L’oro si compra scambiandolo con beni reali, come succede oggi che tu lavori o vendi qualcosa per soldi!
    5) La riserva frazionaria è una truffa legalizzata. Dovrebbe essere al 100% e quindi non dovrebbe esserci nessuna creazione di denaro dal nulla.
    6) Certo come qualsiasi moneta sana deve avere un corrispettivo in un bene reale scelto dalla collettività, in modo tale che nessuno possa abusare e quindi creare moneta dal nulla.

    Ciao!

  • LucaV

    E’ no caro…gli 80 mld di interesse li dobbiamo a privati (anche banche) e sono dovuti al fatto che qualcuno (indovina chi?), anni fa, ha speso di più di quello che incassava.
    Stampare denaro dal nulla, stato a banca che sia, provoca diminuzione di potere d’acquisto del denaro che è già in circolazione.

  • duca

    Qui si è fatta una catastrofica equazione tra necessità di avere una Banca Centrale indipendente dal potere politico = banca privata, così è andata in mano ai voraci banchieri privati.
    Dire che lo Stato deve tornare ad emettere moneta significa, secondo me, sancire che la sovranità monetaria appartiene al popolo. Detto questo deve essere altrettanto forte l’idea che l’istituto di emissione deve essere autonomo rispetto al potere politico in quanto non può essere la stamperia di soldi del Berlusconi di turno (e la necessità di fare il “divorzio” tra banca centrale e governo divenne evidente proprio perché lo Stato, quando stampava denaro, non era buono per niente), ma ha una mission ben definibile come ente che regola la quantità di moneta circolante al fine di favorire il funzionamento dell’economia, indipendentemente ed eventualmente in contrasto con ciò che desidera questa o quella fazione politica. Quello che non può succedere è che questa moneta costituisca un debito della comunità nei confronti della Banca Centrale. La Banca centrale deve essere l’istituto di emissione ma non anche il proprietario della moneta.

  • ericvonmaan

    A mio avviso non hai risposto alle mie domande: CHI? COME? hai espresso solo dei concetti generici. Ciao

  • ericvonmaan

    Per essere più preciso, la tua mi sembra una visione anarcoide e del tutto irrealistica.

  • ericvonmaan

    I titoli di stato vengono emessi dallo stato come pagamento del denaro immesso nel circuito o avuto direttamente dalla banca centrale, la quale li incamera e li rivende poi sul mercato attraverso le banche. Alla fine i titoli vengono detenuti da privati (in piccola percentuale) o da investitori istituzionali (fondi, banche ecc).
    Quindi alla fine dei conti: la banca centrale stampa dal nulla denaro, lo vende allo stato (con gli interessi) il quale la ripaga con titoli di stato. La banca centrale alla fine ricava soldi VERI (quelli dei nostri conti correnti, accumulati con il lavoro) dalla vendita dei titoli. Lo stato si ritrova indebitato, per chiudere i debiti aumenta le tasse e chiede altri soldi in prestito e così via in un continuum senza uscita, al solo fine di drenare quanto più denaro VERO possibile dalle nostre tasche. Cioè: lavoriamo per i banchieri.
    Prova a pensare ad eliminare questo sistema, e ritornare al principio, ovvero stampare il denaro direttamente, accreditandolo allo stato. Il punto allora sarebbe solo avere delle istituzioni efficienti ed indipendenti MA PUBBLICHE che gestissero con equilibrio questa sovranità. Prova a pensare quanti soldi VERI incassa la BCE ogni anno dal pagamento del debito pubblico di tutta l’europa: fai a grandi linee 10 miliardi ogni 10 milioni di persone… siamo 650 milioni… fa 650 MILIARDI ALL’ANNO solo di INTERESSE… dove vanno sti soldi… e pensa come influiscono queste cifre sui bilanci dei singoli stati… quanti soldi sottratti alla sanità, alla scuola, al welfare, all’economia reale… pensaci.
    E questi signori, creando crisi ad arte, quando le aziende falliscono le rilevano a prezzo di realizzo e accentrano tutto nelle loro mani… le multinazionali, le corporations, l’energìa, le guerre, gli armamenti…
    TOGLIAMO LORO LA FONTE DI FINANZIAMENTO E CAMBIEREMO IL MONDO.

  • LucaV

    Quando uno è nato e cresciuto nel sistema, trova irrealistico ciò che è fuori del sistema…
    Vi lamentate dello stato e poi sempre dallo stato andate…c’est la vie!

  • LucaV

    Concetti generici? Non ho risposto alle tue domande?
    Ma hai letto le risposte?…Sono stato un pò lungo, ma preciso. Oppure sei uno dei tanti che appena un commento supera le tre righe rinuncia?
    Volete il confronto e poi va sempre a finire così…mah!

  • LucaV

    Ma la moneta non è un debito della comunità verso la banca centrale, ma verso lo Stato…gli interessi vengono girati lì. Casomai il paradosso è un ente che decide la quantità di moneta e gli interessi arbitrariamente…e perchè non io? Oppure tu? Chi è Trichet, o lo Stato per fare ciò? E perchè la BC rifinanzia le banche e non le mie tasche o le tue? E perchè le banche commerciali creano denaro dal nulla e io non posso farlo?
    Regolazione della quantità di moneta circolante…interessante…e quale sarebbe la giusta quantità di moneta? Come dovrebbe essere emessa? Da chi? E per quanto tempo?

    http://www.usemlab.com sezione scuola austriaca di economia. Buono studio.

  • robocop

    Ok

    Noi ci stiamo organizzando, dalle parole ai fatti

    http://www.ecolcity.it [www.ecolcity.it]

  • LucaV

    La banca centrale non scambia titoli con denaro. E’ vietato dal trattato di maastricht! Casomai organizza insieme al tesoro le aste per i titoli che vengono comprati dal mercato (privati, fondi, banche commerciali) Il finanziamento del debito pubblico attraverso la stampa di banconote da parte della BC in cambio di titoli non avviene più dal 1981 e cioè dal divorzio tra stato e banca d’italia.

    Finchè non vi togliete dalla testa il libro di Della Luna-Miclavez vi ridono in faccia!