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L'IPOCRISIA DEL PENTAGONO SULLA CINA

Se C’è Un Paese Che Sta Espandendo La Propria Impronta Militare In Asia, Questo E’ Gli Stati Uniti

Di BRIAN CLOUGHLEY

“Il Pentagono ritiene che la Cina sarebbe in grado di spendere 90 miliardi di dollari all’anno per l’esercito, tre volte il budget ufficialmente conosciuto, cosa questa che la renderebbe il terzo più grande paese nel mondo, dopo Stati Uniti e Russia, per le spese di difesa [militare]”, riportava il London Times del 21 luglio. Gli esperti del Pentagono devono aver letto una pubblicazione vecchia di dieci mesi dell’International Institute for Strategic Studies (Istituto Internazionale per gli Studi Strategici) che osservava che “il budget [cinese] per la difesa pubblicamente presentato rappresenta soltanto una parte della vera spesa militare”, poi dà la propria stima. Ma coprono le tracce per infamarla.

Lo scorso mese, l’incoerente, ossessivo e sempre più nevrotico CEO del Pentagono presagiva questa preoccupante notizia.

A volte, Donald Rumsfeld si rende molto ridicolo quando apre la bocca.

Occasionalmente, le sue gaffe sono divertenti, ma molto spesso sono indice di una disturbo mentale. Il suo commento che “Le persone libere sono libere di fare errori e commettere crimini e fare cose cattive” quando l’Iraq veniva saccheggiato nell’aprile 2003 era soltanto una delle sue più stupide assurdità. Questa è stata seguita da “Ho letto otto titoli [sui giornali americani] che parlavano di caos, violenza, agitazione [in Iraq]. Ed era soltanto Henny Penny – ‘casca il cielo’ – . Non ho mai visto niente del genere!”

Come diceva il vecchio detto: Non ha ancora visto nulla. Il povero amico non era all’altezza, poi, e ha dimostrato di essere un pazzo incompetente – ma ancora gira per il mondo insultando le nazioni e alimentando paura e diffidenza negli Stati Uniti. All’inizio di giugno, era a Singapore, facendo le sue abituali cose. Ma invece di essere incoraggiato da un rispettoso gruppo di ossequiosa gente dei media statunitensi, è stato affrontato in una discussione aperta da una formidabile figura. Mr Cui Tiankai, membro del Ministero degli Esteri cinese, non aveva alcuna intenzione di accettare le assurdità dell’insignificante Rumsfeld.

La riunione era pubblicizzata dall’International Institute for Strategic Studies di Londra, un’organizzazione ampiamente rispettata dotata di personale formato da distinti ed assolutamente apolitici studiosi e specialisti della difesa che conducono analisi sulle forze e le capacità militari. Avevano chiesto a Rumsfeld di tenere un discorso che in gran parte si è risolto nelle solite, banali sciocchezze.

Ma poi ha deciso di indirizzarsi alla Cina, la quale, si lamentava, stava diventando troppo potente per i gusti del Pentagono. Mr Cui Tiankai gli ha detto che era un somaro belligerante, ma stava ovviamente sprecando il fiato perché il rapporto del Pentagono recentemente distribuito sulla forza militare cinese è una continuazione del discorso di Rumsfeld in cui dichiarava che la Cina stava:

• espandendo le sue forze missilistiche;
• rafforzando le sue capacità missilistiche all’interno della regione asiatico-pacifica;
• migliorando la sua abilità nel progettare il potere e
• sviluppando sistemi avanzati di tecnologia militare.

Quell’uomo è folle. Se c’è un governo nel mondo che è impazzito espandendo le forze missilistiche, incrementando le capacità missilistiche in Asia, progettando arroganza militare in ogni angolo del pianeta e sviluppando bizzarri sistemi di diabolica tecnologia militare questo è l’amministrazione di guerra Cheney-Bush.

C’è un interessante documento chiamato “Base Structure Report” (Rapporto Strutturale di Base) che elenca alcuni – soltanto alcuni – dei trampolini di proiezione del potere del Pentagono nel mondo. Il Pentagono ammette di avere 770 basi militari in 39 paesi, da Antigua al Regno Unito, ma non cataloga nessuna delle nuove fortezze in Uzbekistan o Kyrgyzstan (a ridosso della frontiera cinese), né – e questo è divertente – cita Afghanistan o Iraq dove gigantesche roccaforti militari e impressionanti campi d’aviazione sono stati e ancora sono costruiti grazie all’Halliburton di Cheney.

Non si fa menzione delle installazioni nei Balcani, e non una parola in questa “lista comprensiva di installazioni e sedi possedute e usate dal Dipartimento” (leasing inclusi) sul Qatar, per esempio, dove il vasto campo d’aviazione e i quartieri generali del Comando costano 1,5 miliardi di dollari. L’inventario globale delle proprietà del Pentagono è un tale ingannevole documento come potremmo aspettarci da una squadra con Rumsfeld che prova a guidarla.

Ma qualcosa che il Pentagono di Rumsfeld non citerà mai è che la Cina non ha alcuna base straniera.

Washington possiede7088 armi nucleari. La Cina, forse, ne ha 500, delle quali circa una ventina intercontinentali. Il Carnegie Endowment for International Peace nota che “la Cina al momento ha la capacità di colpire le città statunitensi con una forza approssimativa di 20 missili a lunga gittata Dong Feng-5, ognuno armato di una testata di 4 – 5 megatoni” e l’Institute for Strategic Studies sostiene che essa ha circa 30 ICBM.

Gli Stati Uniti, dal dito sul bottone nucleare della plutocrazia religiosa fondamentalista che guida la Casa Bianca, hanno centinaia di missili puntati sulla Cina, la maggior parte con testate da 20-megatoni. Gli zeloti di Washington hanno 550 missili nucleari intercontinentali con testate multiple, e 114 bombardieri strategici a capacità nucleare, inclusi 72 in uno stato di ‘pronto intervento’. I vecchi 20 bombardieri nucleari della Cina non sopravviverebbero in una moderna guerra.

Cheney e Bush controllano 432 missili nucleari in 16 sottomarini a motore nucleare che circolano nelle profondità degli oceani, pronti ad obbedire ai loro ordini. La Cina ha un sottomarino strategico che può essere o non essere in grado di lanciare un missile nucleare. (Ironicamente, queste cifre sono prese da ‘The Military Balance 2004-2005’ (Bilancio Militare 2004-2005) pubblicato dall’ International Institute for Strategic Studies, ospiti a giugno di Rumsfeld dal dito minaccioso). In breve, la Cina non ha niente di simile né si avvicina minimamente alla potenza militare dei costruttori dell’impero espansionista di Washington.

Il motivo per cui la Cina continua a cercare di migliorare la sua forza di risposta nucleare è perché spera di poter essere in grado di far approdare alcuni missili sul continente americano nel caso fosse attaccata. La Cina sa che Washington non accetterebbe nemmeno il bombardamento di una sola città americana.

Cheney e Bush si rilasserebbero completamente se potessero ridurre l’intera Cina ad un immenso territorio radioattivo, cosa che potrebbero fare, date le migliaia di bombe e testate nucleari. E gli Stati Uniti hanno un accordo con Taiwan per usare la forza militare contro la Cina se cerca di riacquistare il suo territorio sull’isola con mezzi militari. Ma l’unica cosa che fermerebbe per pochi istanti persino Cheney è la conoscenza che la Cina risponderebbe immediatamente con tutti i 20-30 missili a disposizione. La scorsa settimana, un generale cinese ha detto altrettanto, sebbene abbia appena una prima possibilità di colpire, e non accadrà mai.

Ma Rumsfeld era spaventato, si lamentava, perché i suoi esperti ritengono “che la Cina abbia il terzo più grande budget militare nel mondo, e chiaramente il più grande in Asia”. Quanto è strano che un paese di oltre un miliardo di persone voglia un’ampia possibilità di difesa. Quanto ancora più strano che un paese minacciato da decine di basi militari americane, molte provviste di bombardieri nucleari, si preoccupi della sua sicurezza. Quanto è bizzarro che un paese, presso le cui coste circolano sottomarini nucleari americani e portaerei i cui centinaia di aerei da guerra montano missili cruise e bombe nucleari, voglia migliorare i propri mezzi di protezione – o almeno scoraggiare l’impero militare che così apertamente lo minaccia.

Le cifre di Rumsfeld sono interamente soggettive, naturalmente. Come lo erano le “stime” del Pentagono sulle armi di distruzione di massa dell’Iraq e un po’ di altre cose che i suoi yes-men attentamente selezionati hanno comicamente e pericolosamente sbagliato negli anni recenti. L’Institute for Strategic Studies (IISS) ha dichiarato, lo scorso anno, che la spesa per la difesa della Cina nel 2003 è stata circa 56 miliardi di dollari americani, circa il doppio della cifra del budget dichiarato. Rumsfeld ha annunciato che i suoi esperti hanno stabilito che “le spese della Cina per la difesa sono molto più alte di quelle che i funzionari cinesi hanno pubblicato”. Bene, perbacco, grazie, Rumsfeld. L’IISS – suo ospite allo Shangri La Hotel a Singapore – ci aveva già raccontato tutto questo in una pubblicazione del suo studio definitivo dello scorso ottobre. Qual è la novità?

Bene, parte della novità è che Rumsfeld, Cheney e Bush hanno incrementato le spese militari dei contribuenti americani di decine di miliardi di dollari. Il programma della Cina è stimato dal Pentagono a 90 miliardi di dollari per il 2005-6. Il Pentagono ha superato di oltre tre volte quella cifra cinque anni fa. Poi il divertimento e i giochi sono cominciati, e il denaro è piovuto nelle casse di Boeing, Lockheed, Martin, Halliburton e il resto dei meritevoli poveri.

Nel 2002, la spesa militare americana è salita a 348 miliardi di dollari, quindi a 404 nel 2003. Nel 2004 si diceva che giocattoli ragazzini e ragazzine siano costati al contribuente americano 455 miliardi di dollari – circa la metà dell’intera spesa mondiale per le macchine militari. In un paio di anni, la crescita del Pentagono è stata maggiore della cifra che stimavano per l’intero budget militare cinese. E con 455 miliardi di dollari si comprano un mucchio di caramelle.

Ma quella cifra è sospetta, così come la spesa dichiarata della Cina. Per esempio, c’è un enorme falsa spiegazione che riguarda le armi nucleari. Coinvolge l’ordine della contabilità creativa che attrarrebbe l’invidia dei più devoti professionisti della contabilità fuori bilancio di Enron. Per esempio, la spesa per il nucleare viene dallo stanziamento del bilancio dell’Energy Department (Dipartimento per l’Energia), non dal Pentagono. Anche la spesa per i Veterans’ Affairs è sotto un’altra intestazione – non quella del Pentagono. Ci sono varie altre truffe, ma il risultato finale è che la vera cifra per la spesa militare del 2004 ostentata dal Pentagono non era di 455 miliardi di dollari ma di 548. Non mi credete? Va bene, chiedete al Bureau of Economic Analysis del Commerce Department del Governo americano. Esso ha prodotto le cifre. (Altri analisti indipendenti di rispetto parlano di cifre molto più alte, ma restiamo alle cifre ufficiali americane).

La spesa dichiarata dal Pentagono sulle varie riunioni internazionali militari nel 2005-2006 non include il costo del disastroso fiasco in Iraq e Afghanistan, il cui costo totale è di circa un miliardo a settimana. La Cina non ha invaso nessuno recentemente, per quanto ne sappiamo, così ha risparmiato le spese di occupare paesi con la forza.

Ricorda, la Cina ha un ingiusto vantaggio: non ha un Halliburton che spilla mliardi di dollari presentando fatture false. Né in Cina ci sono industriali del settore militare che donano grosse somme a partiti politici. Così la Cina non ha lo svantaggio di dover ripagare tali compagnie con i soldi dei contribuenti attraverso contratti che sono attentamente distribuiti nel paese ad aree controllate da politici meritevoli.

Non fraitendetemi: non ho simpatia per la forma di governo cinese.

Esso perseguita la propria gente e ha dozzine di Guantanamo Bay e persino peggiori. Le “allegre” torture ad Abu Ghraib e gli omicidi a Bagram in Afghanistan sembrano insignificanti se paragonati ai campi di lavoro della Repubbica Popolare, mentre il trattamento della minoranze da parte di Pechino è scandalosamente brutale e quasi alla pari con quello inflitto ai Curdi da Saddam Hussein. Tuttavia, la Cina ha il diritto di proteggersi contro ciò che vede come una massiccia e sempre crecente minaccia ai suoi interessi nazionali.

Rumsfeld protesta che in un anno la Repubblica Popolare Cinese spende circa 90 miliardi di dollari per la difesa. Qesto è meno di un sesto della somma che il Pentagono ha dato da distribuire per le sue baldorie. Rumsfeld si lamenta che la Cina sta cercando di costruire il potere, mentre il Pentagono installa molte basi vicino alle frontiere cinesi, dall’Asia Centrale al Giappone. C’è un proverbio sulla salsa per l’oca e la salsa per il papero [ciò che va bene a me, va bene anche a te], ma non significa niente per un impero che è tanto arrogante quanto belligerante.

Non fare ciò che faccio, ordina l’amministrazione Cheney-Bush: fa’ ciò che dico.

Brian Cloughley scrive di affari militari e politici. Può essere contattato attraverso il suo sito www.briancloughley.com

Fonte : http://www.counterpunch.org/
Link: http://www.counterpunch.org/cloughley07232005.html
23/24.07.05

Tradotto per www.comedonchisciotte.org da PAT

Pubblicato da Olimpia