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L'INDIPENDENZA DELLA CATALOGNA: QUANDO VEDREMO CARRI ARMATI PER LE STRADE DI BARCELLONA ?

DI ESTHER VIVAS
globalresearch.ca

“L’indipendenza della Catalogna? Dovranno passare sul mio cadavere e su quello di molti altri militari”. Con queste parole, il 31 agosto, il tenente colonnello di fanteria dell’esercito spagnolo Francisco Alaman Castro si è espresso riguardo ad una possibile indipendenza della Catalogna. E ha aggiunto: “Non sarà facile. Anche se il leone sembra dormire, non hanno alcun interesse a provocarlo, perché nel corso dei secoli ha già dato sufficiente prova della sua ferocia. Questi plebei non sono niente, se sappiamo come fronteggiarli”.

Nel vocabolario comune di qualche politico, queste dichiarazioni non sono le uniche che potremmo chiamare “antidemocratiche”, “golpiste” e “anti-sistema”. Dopo la manifestazione dell’11 settembre [1], la portavoce dell’ UpyD (Unione Progresso e Democrazia) [2] Rosa Díez ha fatto appello al governo perché sospendesse l’autonomia della Catalogna se la regione avesse utilizzato i fondi dagli aiuti del governo centrale “per finanziare la secessione”. Per non essere da meno, il membro del Parlamento Europeo (rappresentante del Partito Popolare, in carica a Madrid) e vice-presidente del Parlamento Europeo, lo spagnolo Alejo Vidal Quadras, ha chiesto che un generale di brigata, preferibilmente della Guardia Civil, fosse alla testa della “Mossos de Esquadra”[3] , per frenare il processo di indipendenza.

Il quotidiano El Mundo, nel suo editoriale del 27 settembre, ha chiesto al governo “una risposta penale alla sfida lanciata da Artur Mas”, il quale si è espresso a favore di un referendum per l’autodeterminazione in Catalogna. El Mundo ha esortato il governo a rettificare il Codice Penale per “punire con la reclusione qualsiasi richiesta di referendum illegale”. E come misura aggiuntiva, la “riconversione” estremista, la piattaforma i cui leader sono Alejo Vidal Quadras e José Antonio Ortega Lara, ha chiesto che, se tale referendum si dovesse tenere, il governo dovrà porre la Catalogna sotto tutela in base agli articoli 161,2 e 155,1 e 2 della Costituzione.

Ruolo dell’esercito

E non è tutto. L’AME (Asociación de Militares Españoles – Associazione dei Militari Spagnoli), formata da ex membri dell’esercito, ha minacciato il presidente catalano Artur Mas con un Consiglio di guerra e ha messo in guardia coloro che promuovono “la disgregazione della Spagna” di dover rispondere di fronte ad un tribunale militare dell’accusa di “alto tradimento”. Nulla di più! E la dice lunga sull’attuale situazione quando un politico conservatore come Artur Mas, invischiato fino al midollo con i poteri della finanza, in particolare con la Caixa e Aberti, leader di un partito tanto reazionario quanto la CiU [4] , suscita tali reazioni. Cosa succederà quando si tratta di qualcuno di sinistra, che si oppone agli interessi dei datori di lavoro ed è un sincero difensore del diritto all’autodeterminazione?

Alla luce di quanto detto, mi chiedo: se tutto questo stava accadendo, ad esempio, in un paese dell’America latina, come sarebbe stato? La BBC ha pubblicato un lungo rapporto che fa da collegamento tra le minacce alla Catalogna e il “Patto del silenzio” introdotto nel corso della Transazione [5] . E questo è giusto. La legge d’amnistia del 1977 garantisce l’immunità a coloro che hanno commesso crimini contro l’umanità sotto il regime di Franco e durante la guerra civile. Questi individui sono ancora lì. E oggi stanno di nuovo alzando la testa, senza alcun ritegno.

In un momento in cui il Titanic ispanico fa acqua da tutte le parti, con una crisi che peggiora di giorno in giorno e un’impalcatura che scricchiola ovunque, è la vera natura del regime che si rivela. E tali sono i limiti di una transizione beatificata in modo da aver impedito alla gente di vedere la realtà per decenni. Tutto ad un tratto, si sono tolti la maschera del “democratico” dai propri volti. Le crisi hanno almeno il vantaggio di portare luce nelle cose.

Limiti nella Democrazia ?

Secondo loro, la Democrazia è una buona cosa fino a quando non va oltre un determinato contesto. Di conseguenza, tutto ciò che disturba, che si tratti di questi “hooligan” indipendentisti catalani o di questi “pericolosi” attivisti 25S, deve essere immediatamente messo a tacere. Trasmettere le immagini delle cariche della polizia? Che scandalo! La gente si indignerà e farà ancora più dimostrazioni. La soluzione? Limitare il diritto di manifestare e il diritto di essere informati e la questione è risolta. Il presidente del partito popolare al Parlamento europeo, Jaime Mayor Oreja, e il delegato del governo di Madrid Cristina Cifuentes lo hanno capito bene.

La crisi attuale non è solo una crisi economica e sociale, ma una vera e propria crisi di regime senza precedenti che mette in discussione il modello di stato emerso dalla Transizione, dai suoi “patti di silenzio” e dall’instabile sistema democratico moderno.

In mezzo a questa confusione, dobbiamo sostenere tutte le rivendicazioni democratiche che si scontrano con il corsetto monarchico della Transizione, a partire dal diritto del popolo catalano di decidere il proprio futuro. Chi ha paura di un simile referendum in Catalogna? Coloro che non sono disposti ad accettarne il risultato. Non dobbiamo, però, lasciare che la furia sciovinista spagnola contro Mas ci faccia vedere un tale politico – il cui unico scopo nel governo è stato quello di aver ridotto i diritti sociali e le tasse ai ricchi – come un paladino della democrazia e della libertà. Al contrario, noi catalani, avremmo una vita migliore quando ci saremo liberati di Mas, del suo scudiero Felip Puig e della loro truppa.

Il tenente colonnello di fanteria Francisco Alaman Castro ha detto che “la situazione attuale è simile a quella del 1936”. Questa è piuttosto una dichiarazione di volontà. Oggi, come allora, i nostri diritti e il nostro futuro sono minacciati. La posta in gioco è importante. Quando vedremo carri armati per le strade di Barcellona? Non sarebbe la prima volta. Ma di una cosa sono sicura: la gente non rimarrà in silenzio. La cosa più importante sarà di non fare errori riguardo a chi sia il nemico. E mentre noi combattiamo contro i mal riciclati franchisti, dobbiamo ricordare che gli interessi della maggioranza del popolo catalano hanno ben poco a che vedere con quelli del Messia Artur Mas.

Esther Vivas è un’attivista in molti movimenti sociali a Barcellona e gestisce un blog all’indirizzo esthervivas.com

Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/catalonia-independence-from-spain-when-will-we-see-tanks-in-barcelona/5308313

15.10.2012

Traduzione a cura di ASIA per www.comedonchisciotte.org

[1] L’11 settembre 2012, al richiamo dell’Assemblea Nazionale di Catalogna (ANC), costituita il 10 marzo 2012, a Barcellona, da 269 comuni catalani, quasi due milioni di persone hanno marciato per il diritto di autodeterminazione e di indipendenza.

[2] Partito della destra populista radicale, fondato nel 2007, che difende un intransigente nazionalismo spagnolo.

[3] Polizia catalana, responsabile della Generalitat (Governo regionale).

[4] Convergenza e Unione (Convergència i Unió) federazione dei partiti politici catalani di centro-destra.

[5] Periodo di transizione che va dalla morte del generale Franco, avvenuta nel 1975 e l’adozione della nuova Costituzione, istitutrice di una “monarchia parlamentare”, del 1978.

Pubblicato da Davide

  • siletti86

    Brava Esther!!!! Finalmente una persona che vede le cose da una giusta prospettiva! Come si fa infatti a parlare di indipendenza se gli interessi sono supernazionali! E poi non so se l’indipendenza della Catalogna possa giovare all’Italia se si considera soprattutto che venti di separatismo spirano anche da noi (e non mi riferisco alla Padania, ma a qualcosa di più immediato e concreto)! Quindi state attenti a parlare di queste cose!

  • stefanodandrea

    Ma che ragionamenti sono? La democrazia ha dato alla testa e viene invocata del tutto fuori luogo.
    Le dichiarazioni dei militari, dei politici e dei giornalisti spagnoli sono ovvie. Non basta che l’80& dei catalani voglia l’indipendenza perché la democrazia imponga di darla. Così come in Italia non basterebbe che l’80% degli abitanti ddella val camonica o di varese desiderino l’indipendenza, perché la “democrazia” imponga di concedere l’indipendenza richiesta. L’indipendenza si ottiene con il sangue e le guerre.
    L’Italia è una e indivisibile. Del tutto legittimamente alcuni possono aspirare all’indipendenza di una parte di essa. Ma siccome su quella terra ci sono persone contrarie, anche se minoritarie; siccome c’è un sistema viario che è stato costruito con le imposte di tutti; siccome su quella terra ci sono opere di artisti che non vi appartengono o che non sono indipendentisti; siccome per quella terra ci sono ferrovie che continuerebbero a collegare città italiane (o spagnole), i militari sono tenuti a combattere per la difesa dell’unità e indivisibilità della spagna e dell’Italia. Sarebbero antidemocratici e traditori della costituzione, se si disniteressassero del problema e lasciassero che la maggioranza dei catalani o degli abitanti della val camonica o dei varesini potesse dichiarare impunemente la secessione.
    Si può tifare per gli indipendentisti catalani. Ma si tifa per la vittoria di una guerra civile che potrebbe comportare decine di migliaia di morti.

  • misunderestimated

    Muoveteli pure, i vostri carri armati: avete paura di perdere lo stipendiuccio e la pensioncina da impiegati pubblici di lusso, eh?

    Altro che l’unità nazionale di stati-apparato europei inventati a tavolino 200 anni fa, di mantenere le proprie posizioni di privilegio intoccabili, di questo hanno interesse, come ogni brava burocrazia, intellighentia e nomenklatura che si rispetti!

  • castigo

    quante sciocchezze tutte assieme.
    hai presente quella che una volta era la cecoslovacchia, sì??
    ora ci sono una repubblica ceca ed una repubblica slovacca.
    non c’è voluta una guerra civile, è bastato mettersi d’accordo, è bastato che ci fosse una classe politica che non ha rotto i maroni con la palla dell’indivisibilità del “sacro suolo”, nel nome del quale si sono sempre fatte una marea di stronzate.
    l’autodeterminazione dei popoli vale per chiunque, mica solo per chi ti fa comodo…..

  • misunderestimated

    Applausi.

  • misunderestimated

    L’esercito, parliamo dello stesso esercito italiano che esegue gli ordini della NATO? Allora l’unità nazionale può pure stare fresca.

    Che già in Sicilia l’indipendenza c’è da un pezzo e non mi pare di sentire notizie di colonnelli che arringano le fanterie, pure loro meridionali, pronte a immolarsi contro le lupare e le autobomba.

    L’esercito italiano… l’unità nazionale… già l’italia ha calato le braghe con i Tirolesi, l’ultimo acquisto dello stato pulcinella, per qualche traliccio abbattuto e 15 vittime tra le FFOO, possiamo immaginare cosa accadrebbe in caso di rivoluzione armata organizzata senza quartiere contro lo stato-apparato italiano. Altro che A-stan…

  • Ercole

    tutte le ideologie nazionaliste,di indipendenza,di autodeterminazione dei popoli qualunque sia il pretesto etnico storico o religioso,sono un vero veleno per i lavoratori.Spingendoli a parteggiare per una frazione della borghesia o per l,altra, esse li conducono a combattersi tra di loro fino a massacrarsi reciprocamente, per difendere le ambizioni e le guerre dei loro sfruttatori.i lavoratori devono adoperarsi per non cadere in queste trappole.

  • gattocottero

    Lo capisce anche un bambino che, più un governo è ristretto, e più è controllabile dal popolo.

    La vera ricchezza dell’Italia preunitaria, e dell’Europa – che difatti vogliono eliminare – era quella di avere stati piccoli dove basta fare un centinaio di kilometri per cambiare nazione.

    Se nella Penisola Italiana si tornasse ai 7-8 stati pre-unitari tutti i problemi economici del Mezzogiorno, ad esempio, sarebbero subito risolti.

  • gattocottero

    RIPOSTO QUESTO MIO COMMENTO ANCHE QUI PERCHE’ TANTO NON C’E’ BISOGNO DI CAMBIARE UNA VIRGOLA.

    Lo capisce anche un bambino che, più un governo è ristretto, e più è controllabile dal popolo.

    La vera ricchezza dell’Italia preunitaria, e dell’Europa – che difatti vogliono eliminare – era quella di avere stati piccoli dove basta fare un centinaio di kilometri per cambiare nazione.

    Se nella Penisola Italiana si tornasse ai 7-8 stati pre-unitari tutti i problemi economici del Mezzogiorno, ad esempio, sarebbero subito risolti.

  • misunderestimated

    Mi scusi, ma non può aprire un post nel forum dove descrive per filo e per segno questa forma di governo internazionalista dei lavoratori?

    Io penso che se scoppiasse una guerra i lavoratori sarebbero in grado di capire perfettamente chi colpire, mica siamo nel 1914. E c’è gente ancora convinta che i cafoni analfabeti impegnati in quella lotta fossero consapevoli delle ragioni dei boiardi che li comandavano, quando si trattava semplicemente di carne da cannone.

    Chieda ai lavoratori Tirolesi se l’autodeterminazione e l’autonomia di cui godono li ha vessati sotto la regia dell’oppressione borghese, poi ne riparliamo…

    Il veleno per i lavoratori sono gli stati-apparato, che succhiano soldi da tutti per distribuirli a pioggia dove occorre ungere il consenso e le baronie statali, tutti quei stati dove c’è un Monti o un Napolitano mai votati da nessuno, fondati su plebisciti truffa.

    italia unita da Sterzing a Lampedusa, ognuno è libero di crederci.

  • simonlester

    mi accodo agli applausi

  • Bellerofon

    “non c’è voluta una guerra civile, è bastato mettersi d’accordo, è bastato che ci fosse una classe politica che non ha rotto i maroni con la palla dell’indivisibilità del “sacro suolo”, nel nome del quale si sono sempre fatte una marea di stronzate.”

    Le sciocchezze, caro Castigo, le stai dicendo tu, e grandi come una casa: chi è che ha inventato la mattana del “sacro suolo”? Non è stato mica Bossi, con le sue demenziali cerimonie celtiche alle sorgenti del Po, vero? Comunque in una cosa hai ragione: sono una marea di stronzate 🙂
    Ricordati bene questo, e ricordatelo tutti: una secessione italiana porterebbe ad una violenza talmente enorme, che la sanguinosa disgregazione jugoslava apparirebbe una passeggiata. Allora capirete se ne valeva davvero la pena, e vi chiederete per quale cazzata state combattendo, perdendo i familiari, le donne, i figli, la ricchezza. O vi chiederete perchè i tedeschi rideranno sprezzanti dei giochi italici.

  • Bellerofon

    In Italia non ci sarà mai alcuno scenario alla cecoslovacca, e qualunque ipotesi separatista finirà in un bagno di sangue.
    Ma sono certissimo che prevarrà la stupidità delle pecore che fuggono verso il burrone.

  • siletti86

    Guardando lo scenario cesoslovacco da una prospettiva più ampia, non ti dice niente il fatto che poco prima che un paese si dividesse (nel caso specifico nel 1994) un altro si riuniva (1991)??? Quindi attento a parlare di separatismo come panacea di tutti i mali!

  • Bellerofon

    Esatto…! Credo infatti che tu non abbia letto attentamente il mio commento.

  • Ercole

    si e vero in trentino non esistono piu le classi sociali e stato abolito il lavoro salariato ,esiste la collettivizzazione dei beni e lavorano in base ai bisogni della collettivita,se dessimo la gestione del mondo ai tirolesi avremmo risolto tutte le ingiustizie del mondo ,mi fai un esempio in cui in qualche guerra ,i lavoratori hanno rivolto le armi contro chi li guidava….la storia non e meccanica e dinamica, se non ce un partito di classe che guida le masse ogni rivolta viene assorbita dal sistema , vedi la grecia.

  • antoniona

    E’ veramente da imbecilli pensare che, in una situazione di crisi globale, la soluzione sia quella di frazionare gli stati europei, già sempre più insignificanti, in staterelli inventati.
    Il problema è il capitalismo. Chi trascina i lavoratori in queste guerre partigiane, abbia almeno il pudore di non affiancare il suo nome a quello di chi lotta contro il sistema.

  • misunderestimated

    Alcuni staterelli “inventati” hanno avuto una storia più longeva degli stati-apparato di matrice ottocentesca. L’Irlanda poi ha succhiato dalla UE il doppio di quanto versato, 5.000.000 di abitanti, non dico altro, e il suo voto pesa quanto quello dell’itaglia… A proposito, chi delle due invia il proprio esercito dove comanda la NATO? 60.000.000 di persone darebbero forza all’itaglia sul piano diplomatico per affrancarsi dalle varie strutture sovranazionali che la governano? Non mi pare proprio, quindi…

  • Truman

    Su precisazione di un utente spagnolo ho corretto i riferimenti all’associazione AME.

  • stefanodandrea

    GATTOCONERO, a parte che ciò che hai detto è fuori dalla storia, senza senso, semntito dalla geografia (dove sono in un territorio grande come l’Italia 7-8 staterelli? Hai notato come la classe dirigente regionale sia 100 volte peggiore di quella nazionale che è penosa? Dove la trovi la gente che sa scrivere le leggi? Se uno stato scoprisse di essere ricco di terre rare credi che lo lascerebbero libero? ma le domanda da sollevare sarebbero moltissime), non c’è niente di male a desiderare l’indipendenza di una terra. Ma la Jugoslavia, gli Stati Uniti, le repubbliche che si separarono dall’URRS (che poterono approfittare dell’implosione), la corsica, i curdi turchi iraniani e iraqueni, le repubbliche baltiche, ecc. ecc. stanno a dimostrare che l’indipendenza si ottiene con guerre di secessione. Attaccarsi alla cecoslovacchia, piccola e con differenze etniche che noi non abbiam,o e che approfittò di un evento epocale come la caduta dell’URSS e negare tutti gli altri esempi storici, mi sembra da ingenui. In Spagna combatteranno una sanguinosa guerra civile. Questa guerra sarà provocata dagli indipendentisti. Niente di male (no do ad essi colpe). Se vogliono l’indipendenza è giusto che lottino per averla. Però rimproverare il resto della spagna e degli spagnoli di essere “antitemocratici” perché non capiscono che vivrebbero tutti meglio e perché non rispettano la maggioranza degli spagnoli che risiede in un certo territorio della spagna è demenziale. A uno che ragiona così non farei amministrare nemmeno un condominio. Il volontarismo-velleitarismo si combatte guardando il passato. E’ la storia che ci dice cosa accadrà.

  • castigo

    Bellerofon:

    “non c’è voluta una guerra civile, è bastato mettersi d’accordo, è bastato che ci fosse una classe politica che non ha rotto i maroni con la palla dell’indivisibilità del “sacro suolo”, nel nome del quale si sono sempre fatte una marea di stronzate.” Le sciocchezze, caro Castigo, le stai dicendo tu, e grandi come una casa: chi è che ha inventato la mattana del “sacro suolo”? Non è stato mica Bossi, con le sue demenziali cerimonie celtiche alle sorgenti del Po, vero? Comunque in una cosa hai ragione: sono una marea di stronzate 🙂

    appunto, stai parlando di bossi, mica di un genio, è soltanto logico che uno come lui si attacchi a simili cazzate.

    Ricordati bene questo, e ricordatelo tutti: una secessione italiana porterebbe ad una violenza talmente enorme, che la sanguinosa disgregazione jugoslava apparirebbe una passeggiata. Allora capirete se ne valeva davvero la pena, e vi chiederete per quale cazzata state combattendo, perdendo i familiari, le donne, i figli, la ricchezza.

    non vedo perché, dato che potrebbe essere consensuale, posto che non ci si mettano di mezzo politici imbecilli e nazionalisti assortiti.

    O vi chiederete perchè i tedeschi rideranno sprezzanti dei giochi italici.

    già stanno ridendo a crepapelle da quando siamo entrati nell’euro, decretando così la fine di una industria nazionale che tanti fastidi gli aveva dato in passato.
    però ricordati che a) il riso abbonda sulla bocca degli stolti e b) ride bene chi ride ultimo 😉

  • castigo

    Attaccarsi alla cecoslovacchia, piccola e con differenze etniche che noi non abbiam,o e che approfittò di un evento epocale come la caduta dell’URSS e negare tutti gli altri esempi storici, mi sembra da ingenui.

    le differenze interne etniche (e culturali) le hanno sia italia che spagna anzi, forse più noi che loro, considerando che la nostra unità nazionale ha data molto posteriore alla loro.
    e pure gli spagnoli approfitteranno di una crisi epocale: la fine dell’euro ed auspicabilmente di questa europa.
    quanto agli esempi storici non sono da negare, ma solo da evitare.
    agli spagnoli, come a noi, auguro un processo indolore, nato dal rendersi conto che non vale la pena di tenere insieme per forza popoli che insieme non ci vogliono stare.

  • siletti86

    Scusa, hai ragione! Per cui sostituisco “attento” con “attenti” e il gioco è fatto!

  • Ercole

    ottima obiezione ,lotta al capitalismo senza senza fare sconti a nessuno.

  • misunderestimated

    Però a Bruxelles o a Strasburgo di lavoratori internazionalsocialisti in rivolta contro la borghesia e il capitalismo devo ancora vederne uno: forse perché l’idea dell’europa super-stato schiaccia nazioni, della turris eburnea che decide dall’alto cosa applicare agli schiavi multilingue e multirazza collettivizzati in tuta blu non è poi così cattiva?

    Se questi lavoratori internazionalsocialisti (abbreviamo pure in interisti) solo milioni, vessati dalle 8 oro di lavoro quotidiano, con 13ma, malattia e pensione, senza parlare del pubblico impiego, spiegami come mai dovrebbero finire a consumare la loro ciotola di riso collettivizzato, a far finta di lavorare dallo stato che a sua volta finge di pagarli?

  • misunderestimated

    Faccio un esempio, a proposito di questi stati-apparato dagli Appennini alle Ande passando per il Passo della Cisa.

    Il Tirolo Meridionale è stato battuto militarmente durante la Grande Guerra? Non mi risulta che gli italiani si spinsero oltre il Paternkofel.

    Ancor prima, il Veneto: a Custoza e Lissa i piemontesi (mica gli italiani, i piemontesi, e le marinerie storiche) sono stati sconfitti, venne ceduto solo perché l’amato Kaiser FJI fu sconfitto dai Prussiani nella battaglia di Sadowa, sempre nel 1866. Il Veneto fu quindi girato alla Francia che poi lo consegnò tramite plebiscito all’italietta.

    Per cui non affermerei tanto facilmente che i Cavalli della Basilica di San Marco siano di proprietà dei romani, anche perché sono stati trafugati da Istanbul. Dovrebbero essere i turchi a dichiararci guerra, semmai.

    Certi discorsi poi sugli stati nazionali di cartapesta vorrei proprio ascoltarli in piazza a Brixen, a Sterzing, a Bruneck o dalle parti di Schlanders (tutti toponimi che denotano una cultura levantina che ben si accoppia alle latitudini di Aci Trezza e Canicattì).

  • misunderestimated

    Però a Bruxelles o a Strasburgo di lavoratori internazionalsocialisti in rivolta contro la borghesia e il capitalismo devo ancora vederne uno: forse perché l’idea dell’europa super-stato schiaccia nazioni, della turris eburnea che decide dall’alto cosa applicare agli schiavi multilingue e multirazza collettivizzati in tuta blu non è poi così cattiva?

    Se questi lavoratori internazionalsocialisti (abbreviamo pure in interisti) solo milioni, vessati dalle 8 oro di lavoro quotidiano, con 13ma, malattia e pensione, senza parlare del pubblico impiego, spiegami come mai dovrebbero finire a consumare la loro ciotola di riso collettivizzato, a far finta di lavorare dallo stato che a sua volta finge di pagarli?

  • stefanodandrea

    Misunderestimated, non ho messo in dubbio la legittimità degli indipendentismi storici (quelli recenti, sorti soltnto come effetto di una crisi della quale non si capisce l’origine li disprezzo). Ho soltanto detto che l’indipendenza si ottiene, diciamo nel 90% dei casi, stando ai precedenti storici, mediante una guerra di secessione. E ho detto che se la Catalogna volesse proseguire per la sua strada, si combatterà (questa è soltanto una previsione). Ho poi precisato che i militari spagnoli, come quelli italiani in analoga situazione, sono obbligati a reprimere i secessionisti ad applicare la legge marziale a stanziarsi stabilmente nella terra che si vorrebbe indipendente. Sarebbero obbligati in base alla Costituzione spagnola (e italiana), altro che “antidemocratici”. Tutto qua. Poi vinca il migliore. Prova a rispondermi: 1) è vero che la storia dice che nel 90% dei casi l’indipendenza si ottiene mediante guerre di secessione? 2) E’ vero che le costituzioni spagnola e italiana imporrebbero ai militari di reprimere la secessione? Su questi punti si può essere d’accordo anche si tifa per parti diverse.

  • misunderestimated

    Io non ho mai accompagnato il mio punto di vista con termini come “antidemocratico” o “anticostituzionale”, per cui non vedo il motivo per cui dovrei rispondere alle tue domande. Trovo solo che lo stato-apparato poteva andare bene quando alle case regnanti serviva carne da cannone in gran quantità da spedire al fronte, oppure nelle colonie oltre mare. Ed esisteva una forma di pianificazione economica, per quanto rudimentale. Ora gli scambi viaggiano con gli aerei, o con le fibre ottiche.
    Nel “villaggio globale” i mezzi di comunicazione hanno frantumato i confini territoriali (una sciagura, accettata però di buon grado anche dall’anonimo colonnello o generalone col pallino della repressione armata) ma anche i limiti storici, gli stati nati nell’ottocento sono ridiventati pure espressioni geografiche, quindi è chiaro che determinate regioni europee vengano attratte nell’orbita di altre comunità di destino. Questo potrà portare un giorno all’affrancamento di territori dal potere centrali, per confederarsi ad altre realtà in sintonia con essi? Può darsi, anzi lo spero. E non vedo come ciò possa frantumare i diritti acquisiti (e che nel frattempo ci sono già stati erosi nell’arco di breve tempo) e la giustizia sociale, sinceramente.

  • Ercole

    hai le idee confuse,fra poco ne vedrai a migliaia,sara la crisi a portarli in piazza, vedi grecia spagna ecc.ecc.ce bisogno di una guida di classe,altrimenti le rivolte sono destinate a rientrare nel sistema ,sono ancora vittime del riformismo ,e dell,ideologia dominante.

  • misunderestimated

    Sono il primo a sperare che si muova qualcosa, su quello sono d’accordo e hai il mio appoggio. Solo ho le mie riserve su un certo approccio alla materia, per così dire, anacronistico.

  • Bellerofon

    In generale, ho sempre notato uno scarso QI dei secessionisti di ogni dove: dunque, una scarsissima capacità di prevedere le conseguenze di un’azione, o di una politica. Sarebbe un argomento su cui indagare, ma forse qualcuno LASSU’ lo ha già fatto da tempo, direi con profitto 🙂
    Il gregge si doma sempre bene :-))

  • misunderestimated

    Intanto nel Tirolo Medionale, da quanto bifolchi sono, brindano ai 9/10 di tasse trattenute sul territorio ed ai finanziamenti a fondo perduto di cui i tirolesi godono. Strade, sanità, stato sociale, ambiente: tutto di prim’ordine.

    Ma se la parte più intelligente della plebe italica è così intelligente perché si fa mettere i piedi in testa dai banksters e pure da questi beoti di secessionisti, quelli sì con profitto?

    Perché non scalzano quel tale LASSU’, se uno dei loro vale 10, 100, 1000 dei cafoni indipendentisti?