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LIBANO: PARLA LA RESISTENZA

DI DAGOBERTO H. BELLUCCI
Rinascita

I media embedded d’occidente hanno sempre tralasciato o fatto finta di ignorare, in questi tragici giorni, che gli Hizbollah, il Partito di Dio, è parte integrante del governo libanese e che l’alleanza sciita – che rappresenta la maggioranza del popolo libanese – è presente con ben 35 deputati su 128 nel parlamento di Beirut. Questi portavoce della disinformazione hanno preferito finora tacciare un popolo che resiste a un’occupazione straniera come “terrorista”.

“Voi sapete perfettamente che gli Stati Uniti stanno sostenendo la guerra d’aggressione israeliana contro il nostro Paese. La politica, la diplomazia e la potenza militare degli Stati Uniti sono elementi fondamentali schierati al fianco di ‘Israele’. Gli americani conducono in prima persona la guerra israeliana
contro il Libano. Ringrazio il vostro quotidiano che sostiene la Resistenza del Libano”

A seguito Libano, tra passato e futuro: Ghassan Charbel (Dar al Hayat) intervista Hassan Nasrallah (leader di Hizbollah)Fra bombardamenti a tappeto di ospedali, stragi di civili, blitz spettacolari delle forze speciali per arrestare un pastore e la sua famiglia che ha la sola colpa di chiamarsi Nasrallah come il leader di Hizbollah, dichiarazioni di aver azzerato la capacità offensiva dei resistenti libanesi, puntualmente smentita da una “pioggia di missili” lanciati nell’alta Galilea, continua l’arrogante aggressione sionista al libero Stato del Libano, al ritmo di un tragico balletto diplomatico che si consuma fra la Rice e il governo israeliano.
Rinascita vi presenta invece in esclusiva le ragioni della resistenza nazionale libanese. Il nostro inviato a Beirut, Dagoberto H. Bellucci, ha intervistato per noi uno dei due ministri hizbollah nel governo di Faud Siniora: Trad Hamadeh, ministro del Lavoro.
I media embedded d’occidente hanno sempre tralasciato o fatto finta di ignorare, in questi tragici giorni, che gli Hizbollah, il Partito di Dio, è parte integrante del governo libanese e che l’alleanza sciita – che rappresenta la maggioranza del popolo libanese – è presente con ben 35 deputati su 128 nel parlamento di Beirut. Questi portavoce della disinformazione hanno preferito finora tacciare un popolo che resiste a un’occupazione straniera come “terrorista”.
I terroristi sono loro e i loro padroni.

Hamadeh: la vittoria del Libano sarà la vittoria del mondo libero

Trad Hamadeh è il ministro del lavoro del Governo presieduto da Fouad Siniora. Nominato la scorsa estate Hamadeh è, assieme a Mohammad Fneish al dicastero dell’Energia, uno dei due ministri del partito di Dio sciita libanese (il ministro degli Affari Esteri Faouzi Saaloukh è anch’esso del blocco sciita ‘Amal-Hizbullah ma non appartiene organicamente al partito di sheikh Hassan Nasrallah).
Ha cordialmente accettato di rilasciare un’intervista in esclusiva per “Rinascita”, giornale amico della resistenza libanese e di Hizbullah e al fianco del Libano vittima della criminale aggressione sionista.

dal nostro inviato
Dagoberto H. Bellucci

D. Dopo le aggressioni e i crimini israeliani di queste settimane cerchiamo, dottor Hamadeh, di fare il punto della situazione partendo da lontano, esattamente dal voto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che approvò nel settembre 2004 la risoluzione 1559. Qual è la vostra posizione, quella di Hizbullah e del Governo libanese rispetto agli avvenimenti di questi ultime settimane e alla risoluzione 1559?

R. “Oggi abbiamo sicuramente oltrepassato il problema della risoluzione 1559. E non sarà certo “Israele” che riuscirà a farci accettare con la forza questa risoluzione. La guerra che hanno scatenato non è contro Hizbullah ma contro il Libano. È un’aggressione contro il popolo libanese e lo Stato libanese e gli Stati Uniti stanno attivamente sostenendo la guerra israeliana contro il nostro paese. Voi sapete perfettamente che il presidente Bush ha dichiarato pubblicamente di voler cambiare il volto e la carta geopolitica del Medio Oriente. Questa volontà egemonica americana oltrepassa abbondantemente la stessa questione nazionale libanese ma, allo stesso tempo, ha favorito la ripresa del dialogo tra tutte le componenti della politica libanese, tra tutti i partiti, per cercare di trovare assieme una soluzione comune, accettata da tutti, sui punti essenziali per quanto concerne il nostro sistema di difesa nazionale. Abbiamo già trovato una strada per la soluzione dei nostri problemi nazionali con la costituzione della tavola rotonda per il dialogo nazionale, un organismo che raggruppa tutte le diverse anime politiche del Libano. Questa guerra è arrivata chiaramente per impedire che le forze politiche libanesi trovassero da sole una soluzione ai loro problemi”.

D. – L’anno scorso è stato caratterizzato dal crimine che ha ucciso l’ex premier Rafiq Hariri, dalla stagione delle bombe e infine dalle elezioni politiche del giugno scorso. L’America, ogni giorno, dichiara di voler esportare la democrazia nel Vicino Oriente. Ma quando in Libano hanno vinto le elezioni politiche i partiti sciiti (Hizbullah e Amal) nella Beqaa e nel sud l’amministrazione Bush non ha certo accettato il responso uscito dalle urne e la volontà popolare. Oggi nel parlamento libanese c’è un grande blocco sciita, il secondo come numero di deputati (35 di cui 14 di Hizbullah), che difende gli interessi della comunità sciita. L’America si conferma ipocrita quando afferma di volere la democrazia nel Vicino Oriente perché in realtà pensa esclusivamente ai suoi interessi e alle sue strategie. Che cosa ne pensate?

R. “Nelle relazioni esistenti tra noi e l’Occidente, l’America e l’Europa, sappiamo bene che esistono molti interessi e valori. È possibile che tra questi valori ci sia anche la democrazia, ma non è il solo valore fondamentale. Al fianco della democrazia ci sono anche le nostre tradizioni e tutta la nostra eredità politica e religiosa. Il problema non è la democrazia perché tutto il mondo sa benissimo che la democrazia libanese è antica e stabile. Abbiamo avuto le nostre prime libere elezioni con l’indipendenza nel 1948 e anche negli anni Venti – durante il mandato coloniale francese – non mancarono spazi di dialogo e di democrazia tra le forze politiche libanesi. Abbiamo conosciuto la democrazia molto prima di molti stati dell’Europa. La democrazia libanese è una realtà che ha delle radici solide. Posso dire che non esiste alcuna necessità, e nessuno in Libano ne sente il bisogno, perché mr. Bush esporti la democrazia in Libano. Non abbiamo affatto bisogno di lezioni di democrazia, soprattutto non abbiamo bisogno della democrazia ‘americana’. Al contrario vi pongo una questione: che cosa ha fatto l’America per noi? che cosa ha fatto l’amministrazione Bush per il mondo arabo? in Iraq per esempio che cosa hanno costruito a tre anni dall’invasione di quel paese? La democrazia americana in Iraq si accompagna con una occupazione militare. È per questo motivo che non possono garantire in quel paese il rispetto delle regole democratiche né alcuna legge. Non è possibile accettare un regime democratico senza prima fissare delle regole accettate da tutti. Le giovani generazioni arabe vogliono delle regole e delle leggi per decidere del loro futuro, per decidere quale regime politico eleggere, dunque se la democrazia americana si rivela come l’imposizione della politica e delle scelte americane al mondo arabo sarà inevitabile che il mondo arabo rifiuterà queste imposizioni. Lo abbiamo visto chiaramente in Palestina. Il mondo intero ha potuto vedere il popolo palestinese andare ai seggi elettorali, commissioni di osservatori internazionali hanno garantito sulla regolarità di quel voto, i palestinesi hanno accettato le regole e i principii della democrazia e un confronto elettorale corretto. Ha vinto Hamas. Questa è la democrazia palestinese. Non è la democrazia o la politica americana. Gli Stati Uniti hanno dimostrato di essere contro la democrazia palestinese e al fianco di “Israele”. Una situazione analoga la viviamo in Libano. Voi sapete perfettamente che Hizbullah e Harakat Amal hanno vinto in libere elezioni affermandosi nella Beqaa orientale, nel sud e in altre regioni. E questo blocco sciita è accorso a sostenere in altre circoscrizioni il Movimento della Corrente Future di mr. Sa’ad Hariri o il Partito Socialista Progressista di mr. Walid Jumblatt per i loro successi elettorali a Beirut, Baabda, nella Beqaa occidentale o nel nord del paese. Questo è un esempio di vera democrazia che favorisce il dialogo delle diverse forze politiche”.

D. Una domanda su questa aggressione. Ministro Hamadeh che cosa ne pensa, dopo la visita di madame Rice a Beirut e la Conferenza Internazionale di Roma, della posizione della comunità internazionale? Finora la comunità internazionale, le potenze mondiali, non hanno potuto – ma soprattutto voluto – fermare questa guerra contro il Libano, né arrivare ad un cessate il fuoco tra le parti. Qual è la vostra opinione in proposito?

R: “Voi sapete perfettamente che gli Stati Uniti stanno sostenendo la guerra d’aggressione israeliana contro il nostro paese. Io giudico inaccettabile che gli Usa stiano sostenendo a spada tratta “Israele”. Il sostegno americano è operativo sia militarmente che diplomaticamente e politicamente. La politica, la diplomazia e la potenza militare degli Stati Uniti sono elementi fondamentali schierati al fianco di “Israele”. Gli americani intendono condurre in prima persona la guerra israeliana contro il Libano. Non sul piano militare ma su quello politico e diplomatico. Madame Rice durante la conferenza internazionale di Roma ha tenuto una specie di conclave ristretto dove ha riunito tutti i politici e i diplomatici presenti dimenticandosi volontariamente della questione essenziale del cessate il fuoco in Libano. A Roma non se n’è parlato se non a margine della conferenza. Questo essenziale problema risulta secondario anche nel documento finale letto nella conferenza stampa tenuta alla fine del vertice. Oggi, dopo il massacro terribile di Cana, la situazione politica internazionale sembra mutata. La diplomazia internazionale ha ripreso la sua attività e, per questo motivo, noi libanesi attendiamo fiduciosi gli sviluppi delle prossime ore e i risultati delle diverse iniziative francesi, spagnole, russe. Staremo a vedere nei prossimi giorni quali saranno le proposte politiche che risulteranno più idonee per trovare una soluzione a questa crisi”.

D. Dopo il massacro di Cana in effetti qualcosa sembra cambiato. Abbiamo visto una ripresa delle relazioni diplomatiche e nuove iniziative. Soprattutto la Francia sembra la più attiva su questo fronte. Ieri (lunedì 31, per chi legge) abbiamo avuto la visita a Beirut del ministro degli Esteri francese, Douste-Blazy, che ha aperto per la prima volta delle relazioni con gli iraniani incontrandosi con il capo della diplomazia di Teheran. È una possibilità per arrivare a porre fine a questa aggressione. Pensa ministro che questo dialogo franco-iraniano sia importante per mettere fine all’aggressione sionista contro il Libano?

R. “Lo spero, ma non saprei onestamente dirlo oggi. È ancora presto. Ho avuto un incontro con il ministro degli Esteri francese, Douste-Blazy, e con il premier Fouad Siniora. Abbiamo discusso di molti problemi e siamo dell’idea che sia ancora presto per avere un quadro chiaro della situazione politica e militare nel Libano oggi. Non abbiamo ancora stabilito alcun piano generale per affrontare il problema della sicurezza nazionale libanese. Non esistono le condizioni per stabilire attualmente il futuro del Libano sul fronte della politica della sicurezza nazionale. È necessario che questa serie di sforzi diplomatici riesca a convincere soprattutto gli americani perché, attualmente, sono loro ad avere tutte le carte in mano e sono gli unici che possono fare pressioni sul governo sionista. La riunione tra i ministri degli Esteri di Francia e Iran potrebbe essere il primo passo verso una soluzione diplomatica e politica di questa crisi. Questa sintonia di vedute franco-iraniane potrebbe far cambiare in positivo molte cose per noi libanesi e rilanciare il dialogo e la cooperazione tra le democrazie arabe e islamiche e quelle europee. Siamo spettatori responsabili delle nuove iniziative diplomatiche francesi e iraniane per il Vicino Oriente. Europei e arabi devono cooperare e dialogare perché sono molti gli interessi e i punti di vista comuni. Insieme, arabi e europei, possiamo fare parecchie cose interessanti e positive per la pace internazionale. Sono le democrazie arabe e quelle europee che devono rilanciare il dialogo e l’iniziativa politica per convincere gli Stati Uniti che una soluzione a questa crisi esiste. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu prenderà atto di queste iniziative e valuterà le loro proposte per fermare l’aggressione israeliana in Libano. Un aggressione che rischia di incendiare l’intero Oriente. La questione fondamentale oggi è questa: come riuscire a trovare un compromesso per una soluzione di questa crisi accettabile tanto dal Governo libanese che per gli americani. Se si trova un compromesso tra la posizione libanese e quella americana allora sarà la vittoria della diplomazia altrimenti sarà la guerra”.

D. Un’ultima domanda, ministro Hamadeh. Sheikh Hassan Nasrallah, segretario generale di Hizbullah, ha dichiarato sabato scorso alla tv “al Manar” che la Resistenza Islamica era pronta a donare la vittoria contro il nemico sionista nelle mani dello Stato libanese.
Quest’ennesima dimostrazione del capo di Hizbullah è la riprova che la Resistenza Islamica è la resistenza di tutto il Libano, dello Stato libanese, del paese, del popolo. Le parole del capo di Hizbullah sono chiare da sempre a questo proposito. Cosa ne pensa?

R: “È chiaro che è così. È realmente così. Noi difendiamo il nostro paese, difendiamo lo Stato e il popolo libanese. La Resistenza Islamica è il baluardo di questo paese. Difende il suo avvenire, il suo territorio, la sua indipendenza, la sua libertà. La Resistenza Islamica difende i diritti dei figli del Libano, delle famiglie libanesi. Difendiamo il diritto del Libano ad un futuro di pace. Noi difendiamo il nostro paese e il nostro popolo. Se arriverà la vittoria contro l’aggressore israeliano sarà la vittoria del Libano e dello Stato libanese. Sarà la vittoria di tutto il popolo libanese senza distinzioni etniche o confessionali. E sarà anche una vittoria per tutti gli amici della Resistenza in Europa, Asia e nel resto del mondo. Dunque per quale motivo donare una vittoria ad altri quando, se arriverà, sarà una vittoria della volontà di questo popolo di resistere? Sheikh Hassan Nasrallah ha parlato chiaro, correttamente, con autorevolezza e coraggio. Ha detto la verità perchè questa è la sola verità che esiste riguardo alla Resistenza”.

D. Vi ringraziamo signor Ministro per questa intervista

R: “Ringrazio voi e il vostro quotidiano che sostiene la Resistenza del Libano. Quando arriverà la vittoria contro l’aggressione sarà anche una vostra vittoria. Una vittoria di tutti gli amici del Libano”.

Dagoberto H. Bellucci
Fonte: http://www.rinascita.info/
Link: http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=826&Itemid=
01.08.2006

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Pubblicato da Olimpia

  • olix

    Intervista a Hassan Nasrallah, leader di Hizbollah

    DI GHASSAN CHARBEL
    Dar al Hayat

    L’intervista a Hassan Nasrallah, leader del partito armato d’ispirazione sciita filo-iraniana di Hizbollah che controlla il Libano meridionale, pubblicata su Dar al Hayat del 20 gennaio 2006, è stata realizzata da Ghassan Charbel ed è stata tradotta per noi da Erminia Calabrese

    Al-Hayat: Signor Nasrallah, siamo sul punto di una guerra civile in Libano?
    Sayyed Nasrallah
    : Questa intervista incomincia con una domanda difficile.

    La situazione in Libano incoraggia a porre una simile domanda.
    Mi chiedi di una guerra civile. Dio proibisca una cosa del genere. Certamente la situazione è spiacevole. E in verità il Libano recentemente ha vissuto in una grande tensione, ma io credo anche che ci siano delle ragioni sufficienti per tenerci lontani da una brutta situazione.

    Potrebbe Hizbollah vedersi costretto ad innescare un conflitto interno?
    Innanzitutto sarebbe impossibile per Hizbollah vedersi costretto ad innescare un conflitto interno. E poi Hizbollah sta facendo dei seri e decisivi sforzi per non diventare vittima di un complotto. Il partito lo esclude categoricamente.

    Qual è il problema per Hizbollah ora? È stato chiesto un compromesso riguardo il suo ruolo regionale in modo che si possa giungere ad un accordo nazionale?

    Attualmente il problema in Libano non è solo e specificamente Hizbollah. È il problema del Libano. Che tipo di Libano vogliamo? Dove vogliamo che il Libano vada? Qual è il futuro del Libano, quali politici dovrebbero governare la situazione interna e le relazioni estere del paese?
    Questo è la questione. Hizbollah ha il suo punto di vista, che alcune forze politiche del governo non condividono, e altre forze politiche forse potrebbero condividere. La questione non riguarda direttamente il ruolo di Hizbollah.

    Potrebbe chiarire meglio?
    Oggi, c’è un dibattito sotterraneo in Libano. Israele è un nemico o no? Israele ha delle aspirazioni in Libano o no? Come dobbiamo comportarci con le quotidiane violazioni israeliane alla sovranità del Libano? Come non pensare ai nostri territori occupati? Come è possibile far rientrare i prigionieri libanesi da Israele? C’è anche un dibattito che riguarda la questione palestinese, le armi palestinesi dentro e fuori i campi, i diritti civili dei rifugiati, il futuro di una presenza palestinese in Libano, permanentemente collocata e la loro espulsione. La terza questione riguarda le relazioni con la Siria: il modo in cui guardiamo alla Siria, il futuro delle nostre relazioni e dei nostri legami con quel paese e gli interessi nazionali del Libano riguardo questo tema in termini politici economici e sociali.
    C’è anche la questione delle relazioni internazionali. Passiamo da una tutela siriana ad una tutela franco-americana? Quali sono i limiti di un’interferenza americana e francese in Libano? E che pensare del ruolo dell’Arabia Saudita, Egitto, o della Lega Araba? Danno il benvenuto a qualsiasi intervento americano o francese che sia.

    Affrontare questo argomento non vi causa imbarazzo?
    No, nessun imbarazzo.

    E ai vostri alleati invece?
    Neanche loro hanno problemi a riguardo. C’è in atto il progetto di ricostruire uno stato funzionante implementato dalle retribuzioni restanti degli accordi di Taef. Di fatti il Libano è gia al lavoro. È molto semplice dire che il problema del Libano sia solo quello degli Hizbollah. La questione degli Hizbollah è parte di un processo di lavoro proprio per la forza politica che lo stesso esercita nel paese.
    Almeno il partito dovrebbe prendersi cura del paese e della sua gente e degli interessi nazionali libanesi. Sarebbe bello conservare l’unità del paese ed evitare ogni conflitto interno.

    Il movimento dell’8 Marzo

    Non pensa che Hizbollah abbia assunto un atteggiamento differente dopo l’assassinio di Hariri? Era necessaria la manifestazione dell’ 8 marzo a Beirut nella piazza Riad al Solah?

    Assolutamente. Era fondamentale. C’è un gruppo di forze politiche, conosciuto più tardi come 14 marzo, o forze opposte alla presenza siriana. Ovviamente Hizbollah non faceva parte del gruppo pro regime e non era membro del governo. Non votò la fiducia al primo ministro Omar Karame. Comunque non era anche nell’opposizione che esisteva al tempo. L’atmosfera che prevaleva riguardava le accuse contro la Siria e la diceria che la Siria avesse ucciso Hariri è diventata presto un’accusa, un verdetto. Basato su questo vi erano delle pressioni per far uscire le truppe siriane dal Libano, come poi è successo. In seguito la scena libanese ha vissuto un’instabilità politica e un’incitazione mediatica e psicologica non solo contro il regime siriano ma contro i siriani stessi. Posso dire con un po’ di coraggio che questa campagna fu caratterizzata al tempo da razzismo. È stata una manipolazione atta a creare ostilità tra libanesi e siriani. A cosa giova questo? In ogni caso si dovrebbe ringraziare la Siria per il suo intervento in Libano anche se ha commesso degli errori, come ha detto lo stesso presidente Assad. La dimostrazione dell’8 marzo avvenne dopo il discorso di Assad quando egli stesso parlò di errori. Qual è la differenza tra l’8 e il 14 marzo? Siamo tutti per la verità e per investigare sull’assassinio di Hariri e vogliamo un’unità nazionale, la pace civile la costruzione di uno stato e l’accordo di Taef. In ogni caso c’era chi ringraziava la Siria e chi è corso in Siria e ha provato di nascosto a costruire un ponte tra la gente. L’interesse nazionale del Libano richiede che non ci sia ostilità tra i governi e le persone soprattutto. I governi vanno e vengono ma le persone restano. Non vogliamo arrivare ad una situazione in cui di generazioni in generazioni si tramandi questo odio.
    La manifestazione dell’8 marzo in strada ha lavorato per assorbire l’aspetto psicologico veramente importante di questo stato di tensioni. In altre parole la retorica dell’opposizione, non era rivolta al regime siriano ma persino ad un numero considerevole di forze politiche in Libano.
    Queste forze hanno avuto un gran numero di seguaci che hanno sentito questi discorsi giorno dopo giorno, mese dopo mese. Il pubblico è stato pompato. Anche la strada era pompata al punto di aver bisogno di una manifestazione che contenesse queste forze per poter riportare equilibrio. Se la manifestazione dell’8 marzo non ci fosse stata, il fallo politico avrebbe coinvolto la gente. Non vogliamo che il Libano arrivi a questo stato. Questa manifestazione era necessaria.

    A che punto siamo oggi che i ministri sciiti hanno lasciato il parlamento? È finito il dialogo?
    Fino ad adesso ci sono stati due tentativi d’accordo. Il primo a Riyadh, (il governo saudita non era coinvolto), Riyadh era solo il luogo, poichè Saad al Hariri non poteva tornare in Libano e comunicare attraverso mediatori o il telefono era inutile.
    Quindi egli stesso aveva richiesto delegati di Hizbollah e di Amal. Ci sono state 48 ore di dialogo durante le quali Saad Hariri si consultò al telefono con i suoi alleati in Libano. Fu raggiunto un accordo da quei libanesi che fu anche ben visto dal regno dell’Arabia Saudita. Ad ogni modo quando la nostra delegazione ritornò e l’accordo fu annunciato proprio il giorno dopo fu attaccato da alcuni alleati di Saad, in particolare da Joumblatt. Fummo sorpresi quando il Primo Ministro Fuad Sinora ci disse che non era in grado di andare avanti con questo accordo dovuto alle riserve di qualcuno dei suoi alleati. Il giorno successivo, un numero di ministri si consultò con il primo ministro e vedemmo l’inizio di una forte campagna mediatica contro l’accordo raggiunto. Qualche volta il problema fu che l’accordo fu stipulato fuori dal Libano, come se la città di Taef (Arabia Saudita) invece fosse sul Monte Libano. A volte invece il problema era che l’accordo avrebbe concesso un nuovo accordo del Cairo (1969, legittimazione resistenza armata palestinese in Libano). Praticamente l’accordo si sciolse e nei giorni seguenti ci fu dialogo e in seguito si ristabilì un contatto. Il primo ministro presentò una nuova formula ed arrivammo ad un accordo. Il parlamentare Nabih Berry andò in Arabia Saudita per il pellegrinaggio e si incontrò con Saad Hariri a Jeddah. Anche Seniora si suppone essere andato lì.
    La formula con la quale era d’accordo Sinora, e che doveva rimanere segreta, per posteriori discussioni e consultazioni, fu rivelata 2 giorni dopo da Joumblatt ai media.
    In poche parole aspettavamo un responso da Seniora riguardo il nuovo accordo. E lo stiamo ancor aspettando. Recentemente quando Seniora era in contatto con Berri e Joumblatt in merito al discorso per acquietare il clima dei media e la recente tensione nel paese abbiamo chiesto a Sinora riguardo l’accordo. Egli disse di aspettare e sperare in Dio. Non abbiamo avuto nessuna risposta riguardo questo nuovo accordo e non posso essere ottimista, forse anche questo cadrà come è successo con il primo.

    Per quale scopo?
    Sin dalla disputa che crebbe al governo durante la sessione straordinaria di lunedì fino a quando il ministro Tueni fu assassinato, abbiamo sempre avuto riserve riguardo l’estensione del lavoro dell’ investigazione internazionale su Hariri per ragioni connesse alla sicurezza libanese.
    Tutti pensano che se l’estensione dell’investigazione potrebbe dare sicurezza al paese e potrebbero terminare gli assassini mirati. Ma la maggioranza degli attentati sono accaduti proprio dopo la formazione della commissione internazionale di investigazione.
    Questo significherebbe dichiarare l’inadeguatezza del governo e un totale fallimento sul controllo della sicurezza in Libano. Anche l’istituzione di un tribunale internazionale era nell’agenda della riunione parlamentare di giovedì. Alla fine gli abbiamo detto che avremmo atteso fino a giovedì e che avremmo voluto sentire da lui la formula per governare il tribunale internazionale perchè posso affermare che fino ad oggi, nessun testo, neanche il più piccolo, è stato presentato ad un ministro, dichiarando gli intenti del tribunale internazionale.

    E’ vero che dopo la sua approvazione all’istituzione di un tribunale internazionale abbia suggerito Mosca come sede?
    No, non è la verità. Non ho detto niente riguardo Mosca. Ma quando sono iniziati i problemi con gli ufficiali siriani riguardo l’ investigazione e la loro testimonianza, e il giudice Mehlis ha proposto un interrogatorio a Monteverde, in Libano mi sono chiesto: “Vogliamo arrivare alla verità o vogliamo svergognarci a vicenda? Vogliamo imparare la verità o mettere in difficoltà la Siria?
    Se vogliamo avere una testimonianza dagli ufficiali siriani lasciamo che abbia luogo ovunque per rassicurare la Siria, per esempio a Mosca o al Cairo. Questa è la mia opinione personale. Per quel che riguarda il tribunale internazionale ho detto si, solo in principio ho avuto dei dubbi. Non sappiamo a chi darà ascolto il parlamento.
    Inoltre il ministro Tabbara mi avrebbe visitato o lunedì o martedì per fornirci le formule proposte in modo che avremmo affrontato la questione nella sessione di giovedì in parlamento. Hanno insistito durante la sessione straordinaria di lunedì che i ministri votassero per la richiesta di un tribunale internazionale. Ci siamo opposti al loro modo di fare lasciando la sessione. E lasciando il parlamento. Da quel momento non c’è più stato dialogo e non abbiamo creato tensioni né attaccato nessuno.
    Solitamente ci chiedono perché abbiamo lasciato il parlamento, avremmo voluto spiegare come stavano le cose ma……

    MEDIAZIONE TRA JOUMBLATT E AL-ASSAD

    Avevi intrapreso una mediazione con il presidente siriano Assad riguardo Joumbaltt nel 2005. Perché è fallita?
    E’ una buona cosa parlare di mediazione. Innanzitutto ho molte cose da fare. Nell’anno prima dell’ assassinio di Hariri c’era una relazione amichevole tra di noi. Ma Joumblatt mi disse “ Le cose sono cambiate a Damasco. Spesso incontravo il generale Shehabi che adesso è fuori paese, e anche Kaddam e anche X, Y, Z e io non so se riferiscono quello che dico al presidente Assad. Mi piacerebbe che tu, se l’opportunità di un contatto tra te e Assad crescesse, potessi fare da canale di comunicazione. Sono pronto a ricevere ogni tipo di messaggio, sono pronto a fare questo e quello”, e specificò un certo ufficiale.

    Un ufficiale siriano?
    Certo, di Damasco. Il che significa che se Walid avesse voluto incontrarsi a Damasco con alcune persone lo avrebbe potuto fare in qualsiasi momento. Sfortunatamente accadde nella settimana del rinnovo del mandato del presidente Emile Lahoud. Il dibattito non era se estendere il mandato di Lahoud ma poi lo diventò, o quanto meno lo sarebbe diventato.

    Ha partecipato alla decisione di estendere il mandato di Lahoud?
    Abbiamo dato carta bianca non avevamo alcuna obiezione all’estensione. Non abbiamo insistito né ci siamo opposti. L’estensione ebbe luogo e quando iniziò il secondo mandato si dovette formare il nuovo governo. Per la prima volta nella storia volevamo che Hariri formasse il nuovo governo. L’ho incoraggiato per farlo, ma era in qualche modo riluttante.
    Abbiamo persino lavorato con la nostra delegazione siriana per chiarire le circostanze, e gli interessi del paese. Dopo quell’estensione ha richiesto che Hariri formasse il nuovo governo. Comunque Hariri mi disse: “Ho un problema a formare un governo senza Jomblatt. In vista del difficile clima tra Joumblatt e i siriani, sarà difficile formarlo. Voglio che tu mi aiuta nelle relazioni tra Joumblatt e la Siria”. Hariri mi chiese quel giorno un importante appuntamento, e lo incontrai a sud di Beirut. mi disse: “Devi intervenire oggi, immediatamente”.
    Quel giorno Jomblatt aveva attaccato i siriani, e il giorno dopo la visita di Hariri, si decise di convocare una riunione all’Hotel Commodore, contro Joumblatt. La stessa notte Joumblatt fu ospitato nel talk Show ‘Kalam an-nass’ su LBC. Chiesi ad Hariri perché oggi e ha risposto con queste esatte parole: “Perché domani al Commodore lo spelleranno vivo cosi stanotte lui attaccherà loro. Questo significa che domani non ci sarà alcuna opportunità per recuperare il rapporto. C’ho pensato tutta la notte e non ho potuto dormirci sono arrivato alla conclusione che tu sei uno di quelli che può affrontare la situazione. Vorrei che tu parlassi con Walid Beyk e chiedergli di calmare la situazione.” Ho chiamato Walid Beyk e ho parlato con lui. Gli ho detto “ Spero che tu pensi che le cose possano risolversi, sistemarsi, e affronterò la questione domani”. La stessa sera, ho creato i contatti necessari affinché l’atmosfera fosse calma il giorno seguente per l’evento al Commodore. Inoltre, Walid Joumblatt in TV aveva detto: “ Sono a disposizione del signor Hassan”, l’ha ripetuto per tre o quattro volte. Sono entrato a far parte della mediazione. Non era complicato. L’unica cosa richiesta era convocare una riunione tra Assad e Joumblatt cosi che potessero sedersi assieme e raggiungere un accordo.
    All’inizio il presidente Assad era infastidito dall’atteggiamento di Joumblatt ma poi accettò di riceverlo.

    Questa è la prima volta che lo sto rivelando. Al-Assad mi ha riferito alla fine che “Jomblatt stava attaccando noi, e il regime, e la persona più soggetta agli attacchi era il nostro rappresentante in Libano, il generale Ghazali. Così fui in grado di sistemare la questione anche se non diplomaticamente, in modo che Walid Jomblatt potesse incontrarsi con Ghazali. In seguito, Jomblatt sarebbe stato il benvenuto a Damasco”. Ho pensato che questo fosse eccellente. Ho spedito un messaggio a Walid Beyk- era sabato non ricordo la data, però era prima dell’assassinio di Hariri e prima che si esentasse nel formare il nuovo governo. Lunedì ci sarebbe stata una conferenza all’hotel Bristol. Sabato ho mandato uno dei nostri delegati alla Mukhtara, lui mi ha telefono e gli ho detto: “ Nuove cose stanno succedendo. Spero che tu possa ricevere questa persona, ascoltarla e dargli una risposta”. Hajj Hussein Khalil andò e gli disse che come risultato della mia mediazione l’atmosfera in Siria era buona e positiva “il presidente Assad” ha detto, “è pronto e noi programmeremo un appuntamento al quale possiate andar insieme tu e Nasrallah. Ad ogni modo il signor Nasrallah crede che, e non una condizione dettata da Assad, che anche Ghazali avrebbe dovuto invitarci a pranzo e ci fermeremo e vederlo sulla strada per Damasco, o Nasrallah inviterà te e Ghazali a pranzo, così la finiremo con questo clima e poi incontreremo Assad.
    Joumblatt mi disse: ‘Lasciami pensare riguardo a questo e fa quello che ti ho detto”.
    Hajj Hussein mi ha telefonato dalla Moukhtara e mi ha detto cosa accadeva. Ho detto: “Bene, lasciamo questo tra noi , così che se lui non accetta sapremo come affrontare il fatto.
    Poi alla conferenza del Bristol, Joumblatt rivelò ogni cosa che era successo. Al momento realizzai che Walid Joumblatt non avesse una seria intenzione di riconciliazione con i siriani, anche prima dell’assassinio di Hariri, e che Joumblatt avesse preso la decisione di entrare in conflitto con questo regime. Credo che quello che disse al Bristol mi urtò personalmente , come mediatore, e urtò il primo ministro Hariri, anche, che era entusiasta riguardo la mediazione, e diede fastidio ai siriani stessi. Era chiaro, e posso attestare il fatto che questo fu il clima precedente all’assassinio di Hariri. Il presidente al-Assad aveva buone intenzioni riguardo Joumblatt , ma questi insisteva nel rompere le relazioni con il regime siriano. Dopo l’assassinio di Hariri le cose divennero più difficili. Non fu possibile parlare di mediazione. Si io e gli altri abbiamo fatto degli sforzi senza che nessuno ce lo chiedesse per poter calmare l’atmosfera, ma le cose erano difficili.

    Durante questo periodo, fu concesso a Joumblatt di ricevere gli ufficiali siriani senza incontrare il presidente al-Assad?
    Questo si ebbe dopotutto, dopo il martirio di Hariri, e gli attacchi pesanti di Jomblatt. Assad aveva dei dubbi ma nessuna obiezione all’incontro di Joumblatt con altri ufficiali siriani.

    Il “vertice siriano”

    Joumblatt dice che l’attuale divisione dipende dal regime siriano e non dalla gente siriana. Permettimi di andare più a fondo: c’è chi dice che Hizbollah abbia un programma di vedere l’influenza siriana ritornare in Libano.
    Prima di tutto, questa è una carica non dimostrabile. In secondo luogo, pensando a Hizbollah, come esso ha beneficiato della presenza siriana in Libano? dal 1982, fino ad oggi, quando le forze siriane si stabilirono in Libano, cosa ci ha guadagnato Hizbollah della presenza dei siriani in Libano? cosa ci ha guadagnato Joumblatt? O molti e molti altri?
    Lasciami parlare del periodo della presenza della Siria in Libano. prima di tutto, la nostra presenza nell’amministrazione dello stato: non avevamo nessuna presenza. Al contrario, le porte ci sono state chiuse quando la Siria arrivò alla burocrazia. Così come nelle regioni dove noi siamo attivi, e in cui abbiamo una grande influenza, la deprivazione e la povertà sono aumentate. Non abbiamo tratto alcun beneficio in termini di progetti o sviluppo o potere ufficiale, o in altri domini di cui invece gli altri hanno beneficiato. D’altronde, non abbiamo nessun problema riguardo chiunque voglia giudicare questo periodo. Certamente, la presenza siriana in Libano ci riguarda per due aspetti. Primo, il primo fattore racchiude la stabilità della sicurezza interna, dovuta alla fragilità della situazione. Secondo, questa presenza costituiva uno schermo protettivo per la resistenza contro l’occupazione israeliana. La mia posizione sulla Siria dipende da considerazioni nazionali e strategiche, e non da calcoli personali, o calcoli di partito, o interessi a breve termine. Non ho appoggiato la Siria in Libano perché avrei voluto assumere posizioni nell’amministrazione statale, o perché mi avrebbe assicurato degli incarichi, o darmi un ammontare di lavoro o ministeri o ministri in parlamento. Così è come lavorano. Al contrario il commitee siriano che è stato abituato a trattare questioni libanesi fino al 2000 ignorerebbe di proposito Hizbollah.

    Perché?
    La questione riguarda loro non lo so.

    Vuole dire che il commitee siriano ha capito Khaddam, Shehabi, Ghazi Kenaan?
    Si, quel “committee siriano”. D’altronde le mie considerazioni erano strategiche sto parlando della sicurezza e della stabilità del Libano, della protezione della resistenza. Oggi non lavoro più per introdurre le forze siriane in Libano o l’intelligenza siriana o la sua influenza. A proposito, che ci piaccia o meno la Siria ha un’influenza in Libano che nessuno può eliminare, dovuta a ciò che si dice riguarda ai fattori comuni della storia e della geografia e agli interessi delle reti e all’intersezioni delle relazioni familiari e sociali. Questo è un altro risultato per cui stiamo lavorando. Rifiutiamo una Siria che lotta contro il Libano, rifiutiamo di vedere il Libano coinvolto in qualsiasi progetto di destabilizzazione del regime siriano. Sarebbe rischioso sia per la Siria che per il Libano.
    Dovuta a ragioni nazionali libanesi crediamo che qualsiasi guerra in termini di politica, sicurezza o dei media, non parlo di una guerra militare che alcuni avrebbero voluto portare in Libano, rappresenti qualcosa che sarebbe contro gli stessi interessi nazionali libanesi, e della causa panaraba. In Libano c’è gente che vuole smantellare il regime siriano.

    Che tipo di gente?
    Gente tipo Joumblatt, che invita le truppe americane ad occupare la Siria e rovesciare il regime come hanno fatto in Iraq. Ha fatto parte dell’opposizione siriana per chiedere aiuto all’esterno. Joumblatt si distingue per il fatto di dire quello che vuole. Ci sono altri che fanno quello che vogliono senza dirlo. Ma non chiedermi chi sono; quando lo diranno, lo dirò anche io.
    Secondo me, è pericoloso per il Libano. Oggi il nostro problema è che alcuni di questi vogliano far parte di una guerra aperta contro la Siria e noi lo rifiutiamo. Il problema è che si dice che questi non vogliono l’influenza siriana mentre noi si. Questo non è vero.

    Quindi ti opponi a un ritorno dell’influenza siriana in Libano?
    Se ciò significa creare governi, far diventare certa gente ministri ed interferire nelle cose interne, sì ci opponiamo. Credo che quando Assad parlò di errori e di una nuova strategia (nei confronti del Libano) intendeva ciò che ho detto. Quindi quando io ho detto in un intervista che la Siria non voleva ritornare in libano nel modo in cui prevalse nel passato intendevo proprio questo e ne ero cosciente.

    Ma davvero crede che la Siria abbia rinunciato al sogno di manipolare il Libano?
    Per quel che riguarda Assad credo proprio di si. È proprio il caso.

    Ad ogni modo, c’è chi dice che la Siria o vuole riavere influenza in Libano o creare tensione nel Libano stesso, per dimostrare che i libanesi non sono in grado di avere stabilità senza di loro.
    Non sono d’accordo. E dico ai libanesi che dovremmo collaborare assieme per risolvere i problemi con la Siria. Certo, per evitare ogni confusione e soprattutto per evitare che non ci sia confusione nelle mie parole, l’investigazione internazionale dovrebbe continuare, e continuare nella ricerca degli assassini di Hariri, finchè si arrivi a dei risultati. Lo stesso Mehlis ha detto, prima di andarsene, che l’investigazione richiederebbe uno o due anni. Ma se c’è un tribunale internazionale, non sapremo quanto potrebbe durare. Nel frattempo sistemeremo le cose con la Siria e coglieremo l’opportunità come libanesi, di gestire il nostro paese, e vedere se i siriani ce lo lasceranno fare. Dovremmo provarci, prima di fare accuse. Comunque il Libano è stato sfruttato per organizzare complotti contro la Siria, in termini internazionali, in termini politici. La Siria ha assunto, in un modo o nell’altro una posizione di autodifesa. Anche coloro con i quali in tutte le discussioni dicevano di no, noi siamo in una posizione difensiva e i nostri attacchi sono difensivi. Lasciaci cessare quest’attacco sederci e provare. L’ultimo tentativo, a Jeddah, tra il re Abdullah e il presidente Assad fu un tentativo per sistemare le cose tra il Libano e la Siria, in un modo da mettere sia la Siria che il Libano a proprio agio.
    Io ho il sentimento che in Libano ci siano persone che non vogliono nessun tipo di dialogo con la Siria, e alcuni di questi sono quelli che hanno più paura a rivelare la verità riguardo l’attentato ad Hariri.

    Si dice che la verità sarà dura per alcuni parti, forse per la Siria e per Hizbollah. Quale è la sua risposta?
    Potrebbe diventare un po’ troppo pesante per alcuni di quelli della manifestazione del 14 marzo. Se la verità viene fuori rivelando che la Siria non ha avuto relazioni con l’assassinio di Hariri, cosa significherebbe?
    Significherebbe che ogni politico, psicologico, e sociale fondamento, e ogni cosa costruita sull’idea di accusare la Siria cadrebbe in un solo momento.

    Pensa che la Siria non sia coinvolta?
    Fino ad adesso, non c’è nessuna prova in questo.

    Quando un ruolo siriano nell’assassinio del primo ministro Hariri è menzionato, lei parla di prove. Non c’è nessuna evidenza fino adesso?
    Chi accusa lei per l’assassinio di Hariri? Il ruolo di Israele non è stato provato, nè dalla giustizia libanese né dal comitato di investigazione internazionale.

    Nessuna investigazione sull’ipotesi del coinvolgimento di Israele ha avuto luogo, sia da parte della giustizia libanese sia da parte del comitato di investigazione internazionale. Nessuno che potesse avere un legame con Israele o un esperto in esplosivi, assassini o operazioni speciali, è stato arrestato. Nessuno è stato trattenuto, al contrario Israele è stato trattato come qualcuno che potesse darci informazioni o potesse aiutarci.

    Quale è la sua opinione sull’idea che al Qaida o fondamantalisti siano coinvolti?
    Questa ipotesi resta, è possibile.

    Questa ipotesi si è ulteriormente sviluppata di recente?
    Non ho alcuna particolare informazione sulle operazioni investigative riguardanti al Qaida, ad eccezione di quelle apparse nei media. Comunque a prescindere da queste operazioni, ritengo che un numero di ipotesi rimanga valida.

    Sono più probabili che le ipotesi su Israele?
    Non ho alcuna prova nè informazioni speciali. Non posso dire nulla.

    Sappiamo che Hizbollah ha un’organizzazione di sicurezza. È vera la voce che la macchina utilizzata nell’attentanto a Marwan Hamade sia stata riempita di esplosivi nei sobborghi del Sud? Walid Jumblatt ha sollevato questa ipotesi nei media.
    Ne ho sentito parlare dai media. Prima di tutto non ho alcuna informazione speciale riguardo a questo, secondariamente chiunque dica che la macchina sia stata riempita di esplosivi nei sobborghi, dovrebbe produrre una testimonianza o una prova. Terzo non abbiamo alcuna autorità sui sobborghi del sud, né monitoriamo chiunque entri o esca. Vi sono moltissime aree di parcheggio, quante ne vuole, ci sono zone industriali strapiene, c’è moltissimo traffico. Posso dirle quello che accade tra i due cancelli che lei ha attraversato per venire qui per l’intervista: questa è la nostra zona di sicurezza. Io sono responsabile solo di ciò che accade qui. Per quanto riguarda ciò che accade nei sobborghi posso solo dire che non sono responsabile. Due delle nostre migliori persone sono state assassinate nel cuore dei sobborghi del sud.

    Il paese è testimone di assassinii, con impatto politico, e ciascuno si chiede se Hizbollah non abbia informazioni su questo o perchè non muova accuse contro nessuno.
    Per me fare un accusa significa avere informazioni. Da dove provengono? Dallo spremere un certo gruppo se questo gruppo ha condotto un’operazione. Ora parlo in termini tecnici. Bene: se colui che ha fatto il crimine è un partito libanese, io non ho alcuna influenza all’ interno di questo partito, non ho alcuna conoscenza nella Falange, nelle Forze libanesi o nel partito comunista o nel partito nazional socialista siriano, la mia attività non include loro. Poniamo che sia stata al Qaida; io non ho nulla a che fare con al Qaida. Le mie attività sono limitate ad Israele.

    Può dichiarare che Hizbollah non ha niente a che fare con questi assassinii?
    Tanto per cominciare mi rifiuto di vedere l’indice puntato verso di noi. Naturalmente lo nego nel modo più assoluto, ma prima di tutto non accetto che siano fatte accuse. Noi siamo quelli più colpiti da ciò che è accaduto in Libano. Si immagini se io che rilascio interviste e dichiarazioni sul Libano, Palestina la nazione arabo-islamica, possa coinvolto in auto bombe e divisione settarie tra scritti sanniti drusi e maroniti. Chi ha trascinato la resistenza in questo dibattito interno? È proprio questo che ci fa pensare che l’assassinio di Hariri è un evento molto sospetto e noi dovremmo prendere tempo prima di accusare. Il target di questa operazione era molto grande e importante quanto Hariri stesso. Uccidere il primo ministro significa puntare al Libano e a tutta la regione. In altre parole c’e qualcuno che ha un piano per la regione. Oggi, non vi è alcuna stabilità e sicurezza.
    Lo stato si muove da crisi in crisi ma quello che è peggio è che si sono risvegliate le ostilità religiose e settarie. I cristiani iniziano a sentire che lo stato non è in grado di proteggerli e lo stesso vale per i drusi. Gli sciiti sono relegati nelle loro aree e lo stesso per i sunniti. Questo sempre che non arrivino alle armi gli uni contro gli altri.

    La storia della tutela

    C’è un gran parlare a proposito dell’argomento tutela franco-americana mentre da parte sua pare non vi sia alcuna obiezione sulla tutela siriana. Vi sono persone che sostengono che Hizbollah abbia partecipato al governo al solo fine di far esplodere le cose al momento giusto come la questione della formazione di un tribunale internazionale. Quale è la sua opinione in merito?
    Non sono d’accordo con la sua premessa. Noi abbiamo preso parte al governo dopo che ci è stato detto di essere partners e che avremmo trovato un tentativo di intesa circa le questioni fondamentali e che avevamo un’opportunità di costruire la nazione.

    C’è una sorte di atmosfera raggelata al momento. Stiamo assistendo a movimenti in direzione dello scioglimento del governo?
    No, la porta del dialogo non è stata chiusa ancora. Aspettiamo risposta dal Primo Ministro Siniora.

    Sente la mancanza di Hariri in simili circostanze?
    Naturalmente alla fine ciascuno ha la propria personalità e esperienza. Non per sminuire l’importanza degli altri, ma Hariri aveva un grandissimo livello di flessibilità anche nei momenti più delicati.

    L’argomento della Presidenza della Repubblica è stato intavolato?
    No.

    Ha in programma di incontrarsi con Lahoud?
    No.

    Hizbollah sarebbe stato d’accordo nel caso di una soluzione studiata per abbreviare il mandato del presidente per sciogliere le tensioni?
    Affrontare la situazione, adesso, con mosse parziali non sarebbe d’aiuto. Ciascuna soluzione deve essere definitiva.
    Lo stesso Lahoud accetta la discussione. Il dialogo deve prender posto tra il governo libanese in Libano

    L’argomento delle armi palestinesi fuori dai campi le ha causato imbarazzo?
    Non diciamo che queste armi debbano restare dove stanno ma ci rifiutiamo che queste armi debbano essere rimosse con la forza.

    C’è la possibilità di un incontro tra lei e Joumblatt?
    Naturalmente anche se siamo rivali e credo che lui sia stato sleale e ci abbia insultato.
    La nostra convinzione e che il Libano non possa fondarsi su due o tre soli gruppi grandi o piccoli che siano. Il Libano ha bisogno del contributo di tutti.

    E incontrare Geagea?
    Lui è il benvenuto. Non ho obiezioni.

    Ha pensato di incoraggiare il ritorno in Libano di Saad al Hariri o facilitarlo?
    Mi piacerebbe ma non oserei invitarlo. Io non posso dare sicurezza né a lui né a nessun altro. Io proteggo me stesso è questo è l’unico ordine dall’alto. Ci sono partiti sospetti in Libano che lavorano per dividere la nazione.

    Sono questi gruppi di Israele?
    Assolutamente no. Il divario è solo arabo. Solo Dio lo sa. È nell’interesse della nazione che Saad Hariri sia presente a Beirut.

    Ha paura di scontri tra sunniti e sciiti e pensa che ci sia qualcuno che stia spingendo in questa direzione?
    Si.

    Ha paura che qualcosa del genere possa scoppiare in strada?
    Ci sono tensioni in strada e una delle ragioni per cui abbiamo messo da parte Joumblatt erano le sue dichiarazioni giornaliere che accrescevano le tensioni. Con le sue dichiarazioni sulla resistenza non ha fatto che incitarla. Quando Joumblatt parla di autobomba incita i drusi contro gli sciiti, i cristiani contro gli sciiti. Quando parla di esplosioni e quando parla della resistenza incita i cristiani contro Hizbollah. Dunque dico sì, c’è un clima molto negativo.

    Al-Qaida in Libano

    Al Zarqawi ha dichiarato che il lancio di razzi dal sud fosse pertinente a Osama bin Laden? Che informazione ha Hizbollah?
    Non ho alcuna informazione speciale ma la questione non è di mia competenza.
    Nel sud noi siamo la resistenza non la autorità. C’è l’esercito libanese le forze di sicurezza. Ci sono i check points. Dunque noi ci troviamo ai confini ed anche se gli israeliani dovessero venire a commettere aggressioni contro la nazione noi saremmo costretti ad affrontarli, questa è la situazione.

    Non crede che sia una situazione pericolosa?
    Si, pericolosa e inaccettabile.

    Dunque cosa può essere fatto?
    Non c’è alcuna soluzione anche se l’esercito fosse stazionato al confine.

    È provato che al Qaida sia stato il gruppo che ha condotto l’operazione?
    Possibile. Sebbene non posso dirlo con certezza so che nel campo Ain al helwe vi sono alcune persone che hanno dato la loro fedeltà a Zarqawi. Ma riteniamo che questa operazione sia stata un errore perchè i razzi katiuscia dovrebbe essere utilizzati solo come strategie difensive. Lanciare un razzo katiuscia senza ragione viola la nostra strategia e noi non siamo d’accordo.

    L’intervista a Hassan Nasrallah è stata pubblicata su Dar al Hayat del 20 gennaio 2006, a firma di Ghassan Charbel. Traduzione di Erminia Calabrese

    Ghassan Charbel
    Dar al Hayat
    Fonte: http://www.peacereporter.net
    Link parte I: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=7&ida=&idt=&idart=4588
    Link parte II: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=7&ida=&idt=&idart=4589
    20.01.2006