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L’EURO E IL NAZIONALISMO

DI ALBERTO BAGNAI
goofynomics.blogspot.it

Gentile Prof, non la conosco se non da
questo video che ho visto e che mi è stato saggiamente consigliato da una mia amica. Non capisco niente di economia, non l’ho mai studiata nè spero la studierò, però ho molto apprezzato il suo linguaggio chiaro, logico e ironico. E ho ridacchiato come un idiota leggendo qua e là il suo blog.

Bene, tutto questo per dirle che nel suo intervento video una cosa che mi ha fatto un po’ dubitare è il suo riferimento al fatto che certe politiche economiche sono dettate dal (superficiale) nazionalismo. Mi sembra un po’ poco. O no? (non è una domanda retorica, me lo chiedo davvero)

Senza voler fare per forza dietrologie, quali sono secondo lei altri fattori che portano a fare certe
scelte economiche un po’ allegre?
Carissimo,

ti ringrazio per l’apprezzamento e ti rispondo in modo più disteso, visto che tu sei vittima di un equivoco del quale molti sono caduti vittime. Premetto che se le vittime sono tante, la colpa sarà sicuramente anche mia. Ma credo non sia solo mia.

Allora: ti spiego la situazione.

Uno si sveglia alle sei di mattina, prende la macchina e se ne va a fare una bella prolusione nella quale esordisce specificando che l’euro è stato utilizzato come strumento di lotta di classe (cosa del resto puntualmente specificata fin dal primo intervento svolto su un quotidiano nazionale), dopo di che chiarisce partitamente, scandendo le parole, che nel processo di aggancio a uno standard nominale forte, processo che inizia dal 1979 con l’entrata nello SME, la quota dei salari reali si è andata progressivamente riducendo ( come abbiamo spiegato qui), e che quindi, come detto miliardi di volte, e come riportato partitamente nel testo di Acocella che fa parte delle letture consigliate, i capitalisti dei paesi periferici avevano un ovvio incentivo a favorire politiche del “cambio forte” (perché se diminuisce la quota dei salari, aumenta quella dei profitti), dopo di che ricorda anche che, per bocca degli stessi attori di questo processo, anche i capitalisti dei paesi centrali avevano un ovvio incentivo a favorire queste politiche, dal momento che esse consentivano loro di trarre profitti dalla domanda estera (con un processo di crescita guidato dalle esportazioni), secondo quanto abbiamo visto in dettaglio ad esempio qui.

Nel fare questo chi parla specifica che ovviamente questa valutazione dei fatti, che è quella, lo ripeto, data dai testi di politica economica e dagli attori politici di questo processo, non ha nulla di complottista: semplicemente è l’esito dell’azione di agenti ottimizzanti (ognuno rispetto a propri obiettivi ben definiti: massimizzare il profitto, farsi rieleggere,…), non necessariamente coordinati fra loro (e infatti, come accade spesso, sta conducendo ad un macroscopico fallimento del mercato). Si tratta cioè di qualcosa di molto diverso dalle teorie che qualche imbecille diffonde, secondo cui un bel giorno tre persone si sono sedute intorno a un tavolo per decidere di fare il nostro male, mettendo in opera una volontà lucida, coerente e determinata. Al contrario, si tratta in fondo di un banale caso di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite, di quelli che la politica economica studia in modo tanto asettico e cristallino. Che gli imprenditori periferici e centrali volessero privatizzare i profitti è chiaro, no? L’euro gliene ha fornito una opportunità. Ed è altrettanto chiaro che ora queste stesse classi sociali spingono perché le perdite vengano socializzate, cioè se le accolli lo Stato, che deve tagliare (cioè prendere soldi a noi per darli a loro).

Bene.

Di tutto questo cosa rimane a chi ascolta?

Che l’euro è il risultato di stupidità nazionalistica.

Ora, io questo lo ho detto e lo ripeto: il vero nazionalismo è quello che ha spinto i paesi periferici a entrare nell’euro, considerato come status symbol. Ma, attenzione: a cosa mi riferisco qui? Mi riferisco agli argomenti che le classi politiche hanno speso con i loro elettori, per parlare alla loro, alla nostra pancia. Che queste stesse classi politiche, mentre facevano ai loro elettori il discorsetto “noi non siamo peggio degli altri”, sapessero che esistevano anche altri incentivi (quelli di cui ho parlato sopra) ed obbedissero ad essi è del tutto ovvio, perché ce lo confessano loro, come è del tutto ovvio che le classi politiche sono espressione delle classi sociali dominanti (“the dominant social force behind the authority”, diceva Keynes), che ovviamente non siamo né io né te (nel caso fossi tu, fammelo sapere che ho un favore da chiederti).

Fatemi capire (affettuosamente): nella vostra testa quante idee posso far entrare (magari non contemporaneamente)?

Ditemi voi: una? due? tre? Voi datemi un numero, e poi io scelgo di cosa parlare. Perché se io vi do quattro idee che tutte concorrono a un quadro coerente, ma voi trattenete solo quella, come dire, forse meno rilevante (o comunque venite a spiegare – voi a me! – che potrebbero esserci altri incentivi, dopo che sono mesi e mesi che ve li illustro in tutti i possibili modi), be’, allora ci rinuncio!

Perché mi premeva mettere in evidenza le pulsioni nazionalistiche che sono state titillate nel processo di entrata? Per un motivo molto semplice. Perché esiste un’altra vasta, vastissima categoria di imbecilli che sostiene che propugnare il ritorno a un minimo di razionalità economica, smantellando la demente insensatezza dell’euro, sia segno di pulsioni nazionalistiche. Questa è una ovvia scemenza, e va denunciata e ridicolizzata come tale. L’euro ha portato al nazionalismo, ai ritratti della Merkel coi baffetti e la svastica, a rivendicazioni che speravamo sopite da decenni. Chi desidera uscirne non lo fa per nazionalismo, ma per razionalità. E questo se lo devono cacciare in testa ad esempio i “compagni” dello Sbilifesto, con i quali il conto non è chiuso (ma non voglio allungare il discorso oggi).

Perdonatemi, ve lo dico sine ira et studio: che allargandosi il numero di lettori qualche fraintendimento ci potesse essere me lo aspettavo e sono pronto, come vedi, a gestirlo pacatamente (si fa per dire). Ti ringrazio veramente molto di avermelo segnalato in modo così puntuale, così, laddove necessario, posso intervenire a correggerlo.

Certo: se l’unità di misura della percezione politica di chi legge è lo slogan, allora non ce la faremo mai a uscire da questa situazione. Perché ci sia uno sbocco politico occorre che la gente sia in grado da un lato di fare (e io ci sto provando) e dall’altro di seguire (e voi ci state provando?) ragionamenti un minimo articolati.

Altrimenti potete tenervi quelli che “per un’area grande ci vuole una moneta grande”, o quelli che “meno male che c’è l’euro se no staremmo come in Argentina”. Che ne dici? Vale la pena di fare uno sforzo? Ti ringrazio ancora di avermi dato questa preziosa opportunità di chiarire il mio pensiero, che lo ripeto, non è mio: è quello dei libri di testo e di tanti altri illustri colleghi.

Alberto Bagnai
Fonte: http://goofynomics.blogspot.it
Link: http://goofynomics.blogspot.it/2012/05/leuro-e-il-nazionalismo.html
29.05.2012

Pubblicato da Davide

  • Georgejefferson

    Cito da un link postato qua da Bagnai….Aristide,economista di sinistra disse:caro Alberto, i costi dell’euro, come dici, sono noti, tutti i manuali li illustrano. Li vedevano anche i nostri politici, ma non potevano spiegarli ai loro elettori: se questi avessero potuto confrontare costi e benefici non avrebbero mai accettato l’euro. Tenendo gli elettori all’oscuro abbiamo potuto agire, mettendoli in una impasse dalla quale non potranno uscire che decidendo di fare la cosa giusta, cioè di andare avanti verso la totale unione, fiscale e politica, dell’Europa.” Insomma: “il popolo non sa quale sia il suo interesse: per fortuna a sinistra lo sappiamo e lo faremo contro la sua volontà”. Ovvero: so che non sai nuotare e che se ti getto in piscina affogherai, a meno che tu non “decida liberamente” di fare la cosa giusta: imparare a nuotare…………..ok Bagnai,errata la parola complotto,richiama oscuri signori mezzi alieni che tramano col sottofondo del signore degli anelli…quindi chiamiamo questo in modo piu razionale,ci puo stare:”organizzazione semi riservata di distribuzione di CETRIOLI per (quasi)tutti”?naturalmente a gratis

    PS… Theo Weigel, ministro delle finanze tedesco, ha dichiarato PUBBLICAMENTE di aver voluto l’Euro in questo modo e senza salvaguardie per nessuno. 

    Mario Monti intervista a piazza pulita.La Germania è un grande beneficiario dell’integrazione europea, hanno un grande mercato europeo a disposizione nel quale i singoli paesi non possono più svalutare. Io non voglio neanche citare questi scenari, ma se per esempio l’Italia dovesse uscire dall’euro e riacquistare libertà sul proprio tasso di cambio e la lira si svalutasse, sarebbe un grosso problema per le esportazioni tedesche

    commento di Visco di qualche giorno fa sui conti truccati affinché l’Italia entrasse nell’Euro…..

    “Un’Italia fuori dall’euro, visto il nostro apparato industriale, poteva fare paura a molti, incluse Francia e Germania che temevano le nostre esportazioni prezzate in lire. Ma Berlino ha consapevolmente gestito la globalizzazione: le serviva un euro deprezzato, così oggi è in surplus nei confronti di tutti i paesi, tranne la Russia da cui compra l’energia. Era un disegno razionale, serviva l’Italia dentro la moneta unica proprio perché era debole. In cambio di questo vantaggio sull’export la Germania avrebbe dovuto pensare al bene della zona euro nel suo complesso…non mi pare lo abbia fatto”

  • Tonguessy

    Bagnai ha ben ragione di urlare le sue ragioni. Purtroppo ogni punto urlato per disperazione nasce da migliaia di notizie infondate.
    Giusto urlare, ma ricordiamoci che esiste un processo di omologazione che non ci vuole esseri senzienti, ma solo acconsenzienti. Rivolgersi contro chi nutre dei dubbi (che nascono dall’essere immersi nella fogna dell’informazione mediatica) accusandolo di puzzare è ingeneroso a dire poco. Il fatto è che le idee sane e controproducenti per quel “privatizzare i benefici e socializzare i costi” troveranno ben misera eco nei mainstream mediatici, gestiti oculatamente dalle elites (quelli che incassano i benefici).
    L’impasse è notevole: poche voci corrette a fronte di un’informazione distorta e parziale. E capisco anche la frustrazione, ma trovo un errore politico dare del puzzolente a chi, con sincera curiosità, si sta chiedendo chi abbia ragione a questo punto. L’errore sta nel non capire che chi si interroga ha già piantato un seme che sta per germogliare. Diamo quindi speranza a chi è stato pilotato e si rende conto che il pilota remoto lo ha fatto incagliare per proprio tornaconto. Non vedo soluzioni migliori.

  • AlbertoConti

    Bene, l’euro è di destra ma lo ha voluto e lo sostiene la sinistra. Questo lo sapevamo già più in generale, da quando a Dalema sono spuntati i baffetti, cioè da quando destra-sinistra, repubblicani-democratici, conservatori-laburisti esistono solo più nelle campagne elettorali del grande fratello nascosto dietro le banche. Quello che sembra sfuggire a Bagnai è però il “livello superiore” dello scontro ideale (pre-ideologico, o semplicemente razionale e pre-politico), cioè quello che mette in discussione il paradigma monetario classico, realizzato nel sistema bancario privato che esprime la banca centrale nelle sue varie forme attualmente osservabili (ed anche nazionalizzato come nella Cina di oggi). Non parlo di abolire la moneta per altre forme di organizzazione economica, ma di una transizione consapevole ad una moneta come servizio pubblico, funzionale alla realizzazione di un qualsiasi progetto democratico, con qualsivoglia mix di stato sociale e incentivo individualistico. Ce n’è abbastanza per parlare di rivoluzione del paradigma monetario vigente, senza necessariamente cambiarne gli ingredienti: controllo della moneta all’emissione e fiscalità mirata. Non basta restituire il potere politico alle masse vessate, se il paradigma monetario vigente non cambia profondamente, con il primato della gestione pubblica della moneta.

  • bdurruti

    questo commento dimostra come oscuri bloggers e commentatori abbiano una visione più chiara dei problemi di certi tromboni alla Bagnai

  • Aloisio

    Sia benedetto chi ha postato l’articolo, ed anche Bagnai che dice le cose come veramente stanno, non come i giornalisti prezzolati o gli utili idioti .Grazie Davide

  • pippo74

    Caro Albertoconti, forse lo sapevi tu, ma ti assicuro che molti non lo sanno, soprattutto chi pensa di dare un voto a sinistra e invece vota politiche di destra (tra l’altro anche questo concetto di destra andrebbe contestualizzato; in questo caso è la destra ultraliberista e monetarista che nulla a che fare ad esempio con il F.N. della Le Pen, ovviamente).

    Per quanto riguarda la questione monetaria credo tu sia fuori strada nel giudicare il pensiero di Bagnai, perchè molto probabilmente non lo conosci. Il prof. Bagnai è per l’abbandono dell’euro, il ripristino della lira e il ritorno alla situazione precedente il divorzio nella gestione della politica monetaria.

    Ovviamene per chi segue Bagnai queste cose sono risapute; comprendo anche che non è un obbligo seguire Bagnai, ma se poi si esprimono giudizi sarebbe giusto informarsi. Ad ogni modo di seguito riposto un passo di un articolo postato da Bagnai sul suo blog (il link all’articolo è questo: http://goofynomics.blogspot.it/2012/05/la-spesa-pubblica-al-bar-dello-sport.html):

    “Quindi il problema a monte della spesa (pubblica; mia nota) è chiaramente il debito, che determina l’enorme spesa per interessi (della quale possiamo solo aspettarci che riesploda nei prossimi anni, a causa dello spread). A spanna, se il nostro debito fosse quello che i parametri di Maastricht richiedono, cioè quello che era alla fine degli anni ’70, noi nel 2007 avremmo pagato 2.5 punti di Pil di spesa per interessi, e quindi avremmo avuto un surplus complessivo di quasi un punto di Pil (3.2-2.5=0.7).

    Sa quando è sorto il problema del debito? Glielo dico subito: dopo il divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia del 1981, effettuato come parte integrante del percorso verso l’Euro(pa), contestualmente all’ingresso nel Sistema Monetario Europeo. Perché? Semplice. Perché l’ingresso nello Sme obbligava l’Italia ad adottare una politica monetaria restrittiva (alti tassi di interesse) per “difendere” il valore del cambio. Il tasso di interesse reale ha superato il tasso di crescita e l’Italia ha cominciato a indebitarsi per pagare gli interessi sul debito.”

    saluti.
  • pippo74

    Ma guarda che nonostante il linguaggio colorito, se il prof. Bagnai si rivolge così all’interlocutore è proprio perchè pensa che senza la consapevolezza da parte di persone come questa non avremo nessuna posibilità di cambiare le cose. E’ anche logico quindi che gli girino un pò le palle se, dopo aver parlato per un ora e spiegato, a mio avviso molto chiaramente, qual è stato lo scopo recondito dell’introduzione dell’euro, uno se ne esce e candidamente chiede “Bene, tutto questo per dirle che nel suo intervento video una cosa che mi ha fatto un po’ dubitare è il suo riferimento al fatto che certe politiche economiche sono dettate dal (superficiale) nazionalismo. Mi sembra un po’ poco. O no? (non è una domanda retorica, me lo chiedo davvero)

    Senza voler fare per forza dietrologie, quali sono secondo lei altri fattori che portano a fare certe scelte economiche un po’ allegre?”

    Cioè di tutte le informazioni date da Bagnai nel suo intervento al convegno di Frosinone, quello che resta al tipo è il dubbio riguardo ad una battuta fatta sul nazionalismo insito nella scelta di entrare nella moneta unica!

    Poi sinceramente non capisco dove leggi che il prof. Bagnai accusa l’interlocutore di puzzare.
  • pippo74

    Bravo, complimenti per l’alto contributo dato alla discussione. Ah dimenticavo il prof. suona, a quanto pare benino, il clavicembalo e non il trombone. Tu da come scrivi credo invece che suoni il tamburo, peccato che non ti sei accorto che anzichè adoperare lo strumento lo suoni usando la tua testa, che mi sembra alquanto rintronata.

  • Tonguessy

    la mia (la fogna dell’informazione mediatica) era una metafora, ed evidentemente tutto il mio intervento è stato frainteso. Peccato.

  • AlbertoConti

    Non ci siamo capiti, e non ne faccio una colpa a nessuno. Non dubito delle buone intenzioni di Bagnai, semplicemente mi piacerebbe veder spostare il discorso ad una finalmente moderna, o semplicemente attuale, gestione della moneta, che se non è democratica nega l’autodeterminazione dei popoli e porta ad asimmetrie e squilibri economici devastanti, insostenibili, iniqui e insopportabili da una qualunque società civile. Tornare al Tesoro-Banca d’Italia preCiampi (o preAndreatta) non basta, oltre ad essere antistorico, ci vuole un salto in avanti ben più radicale. Occorre spiegare la monetodinamica fin dalle scuole elementari e porre in condizioni l’elettore di scegliere quale politica vuole e con quale tecnica (monetaria) attuarla. La politica è morta, cooptata dalla finanza, che sta morendo essa stessa. Risposiamole una buona volta tra di loro per una vera democrazia. Questo è un salto paragonabile alla rivoluzione francese, storicizzata s’intende. In assoluto il salto è molto più grande.

  • rosbaol

    Prova a commentare uno dei post del Prof sul suo blog, se hai qualcosa da dire e (tutto può essere, ma ne dubito) da insegnargli. Ammesso che tu riesca ad attirare la sua attenzione scrivendogli qualcosa di sensato.

  • Jor-el

    Finalmente uno che dice le cose fuori dai denti. Euro= neonazismo, rottura della pur minima integrazione europea, guerra. La sinistra? La sinistra riformista istituzionale ha sempre avuto il ruolo storico di prenderlo nel didietro e nella creazione dell’Euro, quello vergognoso dell’utile idiota. hanno tradito, hanno fatto persino il callo al tradimento, eppure non ci guadagneranno nulla.

  • Iacopo67

    Bagnai ha scritto alcuni articoli di economia semplicemente splendidi, poi c’è sempre qualche cretino che pur non avendo capito niente non riesce a trattenersi il prurito di esibirsi in un “commento”, (mi sto riferendo a questo tal bdurruti).

  • Iacopo67

    Perchè trovi antistorico tornare ad avere la sovranità monetaria ?
    A ma sembra razionale, non antistorico.
    Anche se non è sufficiente, ma questo l’ha scritto anche Bagnai nel suo blog, perchè quantomeno c’è poi tutto il discorso sul commercio internazionale.

    Sono ovviamente d’accordo con te che poi avremmo bisogno di più democrazia, migliore cultura e migliore informazione.

  • AlbertoConti

    Antistorico nel senso che quell’epoca dello stato machiavellico è finita, o almeno lo spero. La sovranità monetaria deve appartenere al popolo, non può essere delegata a rappresentanti fasulli che rispondono a poteri finanziari, o peggio al potere imperiale come dimostrato dal caso Moro. L’unico pareggio di bilancio virtuoso è proprio quello della bilancia dei pagamenti con l’estero, che ogni Stato dovrebbe rispettare per potersi federare con dignità e successo nel rispetto delle diverse specificità, nell’unica forma politica possibile in futuro, se si vuol avere un futuro. Condizione necessaria è che i popoli siano consapevoli delle regole del gioco, per poterlo indirizzare al bene comune.