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La Redazione

 

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LETTERA AL GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE DELLA TUNISIA

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A cura di Davide
Il 29 Marzo 2011
61 Views


Al Signor Mustapha Kamel Nabli, Governatore della nostra Banca centrale (BCT)

Signor Governatore,
il 21 gennaio 2011, durante la conferenza stampa che avete tenuto in qualità di Governatore della Banca Centrale della Tunisia (BCT) poco dopo il vostro arrivo da Washington, dove ricoprivate la carica di direttore della sezione Medio Oriente/ Nord Africa alla Banca Mondiale, avete dichiarato che: “ La Tunisia farà fronte ai suoi debiti entro le scadenze, attingendo alle risorse dello Stato”, debito che ammonta a 1120 milioni di dinari.

Noi, tunisini e tunisine riuniti davanti alla nostra banca centrale in questo giorno di gloria:
considerando che la Tunisia ha la priorità di mobilitare tutte le sue risorse finanziarie per affrontare le necessità più urgenti, in particolare: l’estrema povertà, l’indennizzo ai disoccupati, il miglioramento della situazione materiale dei lavoratori, etc.;

considerando l’eccezionalità della situazione che sta attraversando il nostro paese e gli enormi bisogni sociali;

considerando la norma giuridica dello stato di necessità che, permettendo agli Stati che si trovino in grandi difficoltà economiche di sospendere unilateralmente il pagamento dei loro debiti (con il congelamento degli interessi), consente di dare priorità ai bisogni della popolazione;

considerando l’esempio dell’Argentina che, scegliendo di sospendere unilateralmente il rimborso del debito pubblico tra il 2001 e il 2005 per non sacrificare i bisogni del suo popolo, è riuscita a riprendere la crescita economica grazie a questa moratoria;

considerando che l’ex dittatore, il suo governo e il suo parlamento, che avevano scelto di pagare il debito sono stati tutti cacciati dalla rivoluzione del popolo tunisino, le loro decisioni risultano ormai nulle e insussistenti;

dal momento che, durante la medesima conferenza stampa, avete dichiarato di esercitare le vostre funzioni sotto l’autorità del Presidente della Repubblica e che dovete rendere conto solo a lui;

dal momento che, infine, dopo il 15 marzo 2011, il mandato dell’attuale Presidente della Repubblica non ha più alcun fondamento legale;

in conseguenza di tutto ciò, la vostra decisione di pagare il debito di 1120 dinari, prevista dalla legge n°2010-58, del 17 dicembre 2010, nell’ambito della legge finanziaria del 2011, non ha alcun fondamento legale. Essa dovrà inoltre essere sanzionata con procedimenti penali o civili, in quanto si tratta di atti ostili al popolo. Invece di pagare il debito del dittatore con i soldi del popolo, vi informiamo che richiediamo al potere giudiziario di intervenire, affinché faccia rimpatriare i soldi illegalmente acquisiti da Ben Ali e dai suoi sodali e che hanno depositato in banche estere.

Considerando inoltre l’appello dei parlamentari europei (ancora in corso), che chiede la sospensione immediata del rimborso dei crediti europei nei confronti della Tunisia (con il congelamento degli interessi) e una revisione degli stessi per identificare la parte illegittima, che non ha recato profitto al popolo tunisino e che deve essere annullata senza condizioni;

noi vi chiediamo di decretare immediatamente una moratoria unilaterale sul debito pubblico della Tunisia (con il congelamento degli interessi), per la durata della revisione del suddetto debito. Una significativa parte del debito, infatti, è stata ereditata da Ben Ali e assume, di conseguenza, la qualifica giuridica di “debito odioso”. Secondo la dottrina del “debito odioso”, riconosciuta dal diritto internazionale: “Se un potere dispotico contrae un debito non per i bisogni e neppure nell’interesse del popolo, ma per rafforzare il suo potere dispotico, per reprimere la popolazione che lo combatte, etc., questo debito diviene odioso per la popolazione di tutto lo Stato. (…) Questo debito non è obbligatorio per la nazione. Si tratta di un debito di regime, un debito personale del potere che l’ha contratto e, di conseguenza, decade con la sconfitta del suddetto potere.” Secondo questa dottrina, accordando prestiti alla dittatura di Ben Ali, i creditori “hanno commesso un atto ostile nei confronti del popolo”; non possono quindi pensare che la popolazione liberatasi da un potere dispotico si assuma i “debiti odiosi”, che sono debiti personali di quel potere”.

La revisione, che dovrà riguardare l’intero debito pubblico della Tunisia e unire rappresentanti della società civile tunisina e internazionale, così come avvenne sotto il governo ecuadoriano nel 2007-2008, permetterà di far luce sulla destinazione dei fondi presi in prestito, le circostanze che riguardano la conclusione dei contratti dei prestiti, la loro contropartita (le condizionali) e conseguenze ambientali, sociali ed economiche. La revisione permetterà inoltre di identificare la parte illegittima del debito tunisino, che dovrà quindi essere delegittimato, ma anche di evitare che si formino nuovi cicli di indebitamento illegittimo e insostenibile, responsabilizzando i creditori e il futuro governo tunisino.
La ricchezza del popolo tunisino deve essere restituita al suo legittimo proprietario: il popolo tunisino stesso. Lui solo ha il diritto di stabilirne l’uso, per metterla al servizio delle legittime aspirazioni, di cui la rivoluzione si è fatta portatrice.

Distinti saluti

I cittadini tunisini

Firmatari:
Raid Attac/CADMT della Tunisia
Union des Diplômés de l’université Chômeurs (Unione dei laureati disoccupati)

Fonte: www.cadtm.org
Link: http://www.cadtm.org/Lettre-au-gouverneur-de-la-Banque
21.03.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org acura di ILARIA CABIB

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