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LE PAZZIE DEL MERCATO OBBLIGAZIONARIO

DI MIKE WHITNEY
Counterpunch

Il miglioramento dei dati economici ha spinto al rialzo i rendimenti dei titoli del Tesoro, mentre gli investitori lasciano gli asset poco remunerativi e si gettano sulle azioni.

Questo è il modo in cui i media finanziari stanno diffondendo le iniziative gigantesche che hanno avuto luogo nel mercato obbligazionario dell’ultima settimana, ma si stanno sbagliando. Anche se ci sono stati miglioramenti per occupazione, produzione e fiducia dei consumatori, l’economia sta ancora procedendo a passo ridotto, al di sotto del livello produttivo potenziale. Da sottolineare che i salari si stanno appiattendo e il credito ai consumatori è stagnante. A parte un leggero incremento nei dati delle carte di credito, non ci sono segnali che i consumatori appesantiti dal debito siano pronti a concedersi spese smodate. Quindi, come può risalire un’economia basata sulle carte di credito quando il credito non si espande?Non lo farà, e questo è il motivo per cui questa cosa dell’incremento” è un altro falso allarme. Ricordi, non è i piccoli ragazzi (venda al dettaglio investitori) che stanno disfacendosi le loro obbligazioni sicure. È le banche e l’altra profondo-tasca investitori istituzionali. Alcuni pensano che l’inflazione sia dietro l’angolo, ma si stanno sbagliando. Una volta che i prezzi del petrolio si assesteranno, il CPI si appiattirà e Bernanke potrà accendere le presse tipografiche per l’ennesima volta.

Ora prendetevi una dose di questo “discorso felice” da The Economist:

SIAMO di fronte a una delle svolte storiche dei mercati, simile a quella del marzo 2000 (quando scoppiò la bolla delle dotcom) o del marzo 2009 (il minimo post-Lehman)? Il problema non è tanto delle azioni, che stanno proseguendo nella ripresa senza sosta che dura da tre anni. la criticità è nel mercato delle obbligazioni che ha visto un notevole ribasso, portando i rendimenti dei titoli del Tesoro a dieci anni al massimo da cinque mesi. L’oro è anche più debole, al ribasso a 1640 dollari l’oncia, e molto al di sotto del picco di 1900 dollari raggiunto l’anno scorso.” (The Economist)

No, noi non stiamo assistendo a “una svolta storica“. I rendimenti a dieci anni erano molto più alti l’anno scorso e nessuno propalava queste sciocchezze. Quindi, perché proprio ora? L’Economist crede che lo “spirito animale” derivi dalla disoccupazione stellare, dall’aumento dei livelli di povertà estrema e dai 45,4 milioni di persone con i buoni alimentari? Rendiamocene conto! L’economia è alle corde, basta aprire gli occhi.

Sì, la borsa continua a salire, ma cosa vi aspettereste quando la Fed fissa i tassi di sotto dell’inflazione, allaga il sistema finanziario di liquidità e scambia 2,3 trilioni di cassa con un ammasso di titoli spazzatura? Credete davvero che le azioni potessero calare con tutti quei soldi arzilli che sono a spasso?

L’aumento dei rendimento ha più a che fare con i fattori stagionali. Il 2012 è stato il quarto inverno più caldo, e ciò spiega perché così tante persone erano in giro a fare acquisti invece di stare chiusi in casa a bere tè. Quindi le cosiddette “rettifiche stagionali” spiegano anche i dati robusti dell’occupazione che potrebbero dissolversi nei mesi prossimi. Va notato che Gallup continua ad avversare le dichiarazioni di BLS secondo cui la disoccupazione sta calando. Ecco un estratto dall’ultimo report:

La disoccupazione negli Stati Uniti, misurata da Gallup senza rettifiche stagionali, è passata dal 8,5% di dicembre all’8,6% di gennaio e al 9,1% di febbraio […].

L’aumento di 0,5 punti percentuali a febbraio in raffronto a gennaio è la modifica mensile più forte che Gallup ha registrato nella sua misurazione senza aggiustamenti stagionali dal dicembre 2010, quando la percentuale passo al 9,6 dall’8,8% di a novembre.” (U.S. Unemployment Up in February”, Gallup)

I lettori possono trarre le proprie conclusioni, ma ci sono seri analisti che diffidano dei dati governativi sulla disoccupazione. Le discrepanze potranno chiarirsi nei prossimi mesi e sapremo quali calcoli erano più vicini alla verità.

In ogni caso, le vendite al dettaglio ed il miglioramento del mercato del lavoro hanno aumentato l’ottimismo, e questo è il motivo per cui gli investitori si stanno spostando dai titoli sicuri come i bond del Tesoro verso le azioni. Ma c’è anche un’altra ragione per cui il Tesoro è in picchiata. Il Governo Federale ha dato il via libera alle banche per distribuire i dividendi agli azionisti e per questo ci saranno meno capitali che verranno destinati alle obbligazioni governative.

Su questo vertevano gli “stress test” fasulli. Bernanke ha voluto far credere che questi bestioni traballanti fossero abbastanza in salute per iniziare a veicolare ancora una volta soldi gli amici parassiti quando, invece, sono sovra-indebitati come non mai. Come indicato da un articolo del Wall Street Journal di giovedì, i prestiti correnti “sono 29 volte il capitale […] misteriosamente memori dei livelli visti prima della crisi(“Stressed over stress tests for the Banks”, WSJ). In altre parole, le banche sono esauste come non mai. Il Dodd-Frank non ha mutato le cose di una virgola.

< p>Gli stress test hanno spianato la strada per massicci riacquisti di azioni che sono progettati per far salire le quotazioni azionarie e, quindi, gonfiare i bonus. Charles Bidermen spiega come questi riacquisti stiano guidando il mercato in un recente post pubblicato sul suo sito web, Trim Tabs. Ecco un estratto:

…a febbraio i riacquisti di azioni sono stati i più numerosi dallo scorso settembre. Visto che i riacquisti di azioni sono l’unica nuova fonte di denaro per la borsa, uno sbalzo nell’attività di riacquisto mi suggerisce che i prezzi delle azioni potrebbero salire ancora nelle prossime settimane.

[…] in passato un consistente incremento del mercato azionario era sempre collegato a un’economia in rapida crescita. Questo è il motivo per cui la gran parte degli investitori ora crede che le quotazioni azionarie non sono mai scese grazie al rapido miglioramento dell’economia statunitense.

Ma il tasso attuale di crescita dell’economia negli Stati Uniti non è in alcun modo correlato con la crescita dei valori azionari. Il valore di tutte le azioni è salito di oltre 9 trilioni di dollari dal minimo di marzo 2009, ed è superiore di tre trilioni rispetto al calo di ottobre 2011.

Allo stesso tempo i salari e gli stipendi dei contribuenti sono saliti, forse di 400 miliardi di dollari in un anno negli ultimi tre anni, raggiungendo 6,3 trilioni contro i 5,9 dell’inizio del 2009, un 2% di guadagno annuo, inferiore al tasso di inflazione del 3%.” (“Biderman’s Daily Edge: Stock Prices Supported by New Buyback Activity”, Trim Tabs)

Trim Tabs conferma quello che già sappiamo; che la risalita del mercato azionario non può essere spiegata dai minuscoli miglioramenti dell’economia reale. Anche se è vero che all’economia è stato fornito un aiuto per la sopravvivenza, la domanda rimane comunque debole, la disoccupazione è alta e i consumatori e le famiglie stanno ancora cercando disperatamente di ridurre il carico debitorio. Tutto questo suggerisce che, in assenza di un’altra tornata di stimoli fiscali, l’economia continuerà a sottoperformare e rimarrà indolente per il prossimo futuro. E ciò significa che i rendimenti sui titoli del Tesoro rimarranno bassi.

C’è comunque una cosa che potrebbe modificare la presente dinamica e (potenzialmente) lanciare in orbita i rendimenti dei bond statunitensi: un altro giro di easing quantitativo (QE). Comunque, gli acquisti di asset da parte della Fed hanno avuto sinora uno scarso effetto e la reazione dall’estero – che possiede circa il 50% dei titoli degli Stati Uniti – è diventata sempre più ostile, a causa dei flussi di capitale dirompenti che spingono in alto l’inflazione nei mercati emergenti.

Se la pazienza dovesse finire e se gli stranieri decidessero di abbandonare i titoli del Tesoro, i premi di rischio salirebbero in modo marcato, provocando erratiche fluttuazioni di prezzo in tutte le classi di asset. Questo è lo scenario da incubo che Bernanke spera di evitare. Le mosse sismiche nel mercato obbligazionario – provocate dagli insistenti interventi della Fed – potrebbero spingere gli investitori stranieri verso la porta di uscita, danneggiando il dollaro. Un collasso del mercato obbligazionario sarebbe la fine dell’America come “unica superpotenza mondiale“. Per questo conviene darci un’occhiata.

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Fonte: Bond Market Madness

14.02.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Pubblicato da supervice

  • AlbertoConti

    “Un collasso del mercato obbligazionario sarebbe la fine dell’America come “unica superpotenza mondiale” ? Probabilmente qualche cosina in più, tipo fine dello schema di Ponzi sulla moneta, cioè la finanziarizzazione autorefenziale, cioè il mondo come lo conosciamo oggi.