Le mazzette di Bruxelles: si attacca il Qatar per colpire Draghi e l’euro!

Il Qatar è il terzo produttore al mondo di gas naturale e primo per esportazioni di gas naturale liquefatto in Italia. Se durante la crisi energetica attuale, da Bruxelles improvvisamente decidono di arrotolare i tappeti rossi agli emiri che provengono dalla penisola arabica, qualche domanda è logico porsela. Cosa ne dite?

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di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Come sempre orientarsi nella pericolosissima “jungla” dei pensieri diabolici del “Potere”, è impresa difficile e coraggiosa, che può portarti ad essere smentito anche clamorosamente in ogni momento. Non per questo, dobbiamo essere così follemente autolesionisti solo per la paura di abbassare il livello del nostro orgoglio, da rinunciare a cercare di capire cosa i padroni del mondo hanno in serbo per noi comuni mortali.

Partiamo subito da una considerazione tanto chiara quanto evidente: sul fatto che una affascinante Signora greca della Salonicco-bene ed un manipolo di arrivisti, piazzati a Bruxelles per fare il “lavoro sporco” per conto della politica italiana più in vista, siano stati scelti come gli agnelli da sacrificare sull’altare di un disegno geopolitico molto più ampio e di vitale importanza per una certa parte dei poteri globali, penso che nessuno debba nutrire alcun dubbio.

Dovete sapere che nella capitale belga si aggira un vero e proprio esercito di lobbisti. Pare se ne contino almeno 30mila e lavorano per i più potenti gruppi bancari, finanziari e farmaceutici del mondo. Sono loro i veri arbitri della Commissione e del Parlamento europeo. Sono loro che decidono quali direttive vanno approvate e quali no, e non ci si deve sorprendere se ciò che sfornano le istituzioni europee finisce poi con l’essere una diretta espressione di questo coagulo di poteri non eletti da nessuno.

Il fiume di denaro che scorre sotto i palazzi del Berlaymont, sede della Commissione, e dell’Espace Leopold, sede del Parlamento europeo, ammonta a miliardi di euro.

Insomma, se la procura federale belga, che ha un ufficio dedicato alla corruzione, avesse voluto veramente perseguire tutti i casi di corruzione che riguardano l’UE, ben prima di mettere le mani su questi quattro “scappati di casa” con un po’ di spiccioli in una valigetta, avrebbe dovuto già da tempo arrestare, larga parte del Parlamento europeo e della Commissione europea, che nelle tasche di qualche conto svizzero o dei paesi offshore, si sono messi certamente ben altre cifre.

Quindi, come sempre quando si parla di poteri, mai le cose sono come quelle che vengono mostrate ai nostri occhi dalla stampa di regime per conto dei loro padroni. Ed allora dobbiamo puntare lo sguardo verso altri orizzonti, molto più ampi e che partono da più lontano.

La guerra in Ucraina, la sospetta e programmata crisi energetica (partita già molto prima dello scoppio del conflitto), i prezzi che salgono di conseguenza, l’inasprirsi delle sanzioni alla Russia, le politiche monetarie di rialzo dei tassi da parte delle banche centrali, la riforma del MES e molto altro, sono tutti temi che se analizzati attentamente ci fanno vedere che i poteri globali non sono più uniti come una volta.

Ora ditemi voi, se nel pieno della più grande crisi energetica globale della storia, con gasdotti che saltano, la concreta prospettiva di non poter più accedere al gas russo a basso costo con la relativa corsa dei paesi europei, con Draghi in testa, a siglare accordi per la fornitura di gas con i paesi arabi – dico, ditemi voi se avrebbe un senso – in virtù di un evento corruttivo che vale una mosca rispetto alla balena di soldi che la corruzione si divora nella città belga – rompere i rapporti con il Qatar che è il terzo produttore al mondo di gas naturale e di fatto la principale ancora di salvezza se l’Europa volesse veramente perseguire l’indipendenza dal gas russo.

E’ chiaro che i motivi della rottura vanno cercati da tutt’altra parte. E se da una parte un motivo potrebbe certamente essere spiegato nell’ambito del nuovo “framework” di mondo multipolare che sta nascendo, dove Russia e Cina stanno imbarcando sempre più clienti sul loro panfilo, facendo finire il Qatar improvvisamente nella lista dei “cattivi” stilata dai poteri atlantisti, dall’altra parte non possiamo far finta di non vedere come la stessa mossa potrebbe anche essere un segnale di una unione che in Europa pare non esserci più.

A tal proposito non possiamo dimenticare che nel marzo scorso, in piena guerra energetica contro la Russia, l’allora ministro degli affari esteri Di Maio in compagnia dell’amministratore di ENI Descalzi, opportunamente preceduti da una telefonata di Mario Draghi più che interessata, siano volati in Qatar per una visita di due giorni all’emiro Tamin Bin Hamad Al Thani. [1] – proprio alla ricerca di accordi e forniture di gas che parevano già essere in tasca.

Mentre i fedelissimi erano sguinzagliati per il mondo arabo alla ricerca dell’energia, l’allora premier si prodigava con forza a livello europeo per imporre l’ormai famosa misura del “price-cup”, certamente molto più necessaria, nei sui pensieri, alla distruzione di Putin che alla salvezza delle famiglie e delle imprese italiane.

Come sappiamo, su tale misura, che avrebbe comportato l’accettare logiche di razionamento a livello europeo, Draghi ha incontrato sul ring di Bruxelles, la forte opposizione dei tedeschi, uniti a difesa del loro sistema industriale e quella degli olandesi, per niente intenzionati a mollare il loro pane quotidiano, fornito loro dalla gestione altamente speculativa in atto sul mercato dei TTF di Amsterdam.

Il “tira e molla” tra Draghi ed il resto dell’Europa, dove ormai, quest’ultimo, pare essere rimasto solo a difendere la moneta euro a denti stretti – visto che anche Madame Lagarde, da almeno un anno, non lo ascolta e nemmeno lo segue più a livello di politiche monetarie – è servito alla Germania per prendersi il tempo necessario per far saltare anche tutti gli accordi che lo stesso Draghi aveva preso con il Qatar.

I negoziati con i paesi europei sono stati resi difficili, fino al punto che la Germania ed altri paesi si sono rifiutati di firmare gli accordi a lungo termine che invece il governo di Doha ha poi firmato con i paesi asiatici guidati da Cina, Giappone e Corea del Sud, di fatto rendendo l’Asia il principale mercato per il gas qatarino e facendo restare a bocca asciutta la UE e soprattutto Mario Draghi.

Mentre la Cina si è assicurata il gas del Qatar per i prossimi 27 anni, da Doha fanno sapere che la UE e quindi anche l’Italia dovranno accontentarsi di un misero 10-15% della loro produzione. [2]

La decisione di imporre “una restrizione così discriminatoria” prima che l’inchiesta della Procura belga sia conclusa “avrà un effetto negativo sulla cooperazione regionale e globale e sui colloqui in corso su energia, povertà e sicurezza”, hanno precisato i funzionari del Regno del Qatar – aggiungendo: “siamo un importante fornitore di gas”. [3]

Non c’è che dire, i tedeschi di sponda con Bruxelles hanno studiato e poi messo in atto un bello scherzetto per Mario Draghi.

Se poi guardiamo sulla sponda di Francoforte, come detto, le cose non vanno certamente meglio per l’uomo del Britannia. I suoi ripetuti allarmi rilanciati anche attraverso i suoi fedelissimi e la stampa italiana di regime – sul fatto che continuare con un aumento sconsiderato dei tassi ed una politica monetaria restrittiva, di fronte ad un fenomeno inflattivo di origine esogena con economie tenute da anni in stato recessivo, equivale a voler mandare in frantumi la moneta euro – sono del tutto inascoltati dalla Lagarde. Pare proprio, che la governatrice e tutto il board della Banca Centrale Europea, da sempre legati  alla Federal Reserve dal filo rosso della parità artificiale con il dollaro, non si stiano accorgendo che chi comanda ora da oltreoceano sembra non considerare l’euro non  più funzionale al disegno di mondo che hanno in testa. O forse, se ne sono accorti, ma non interessa più loro la salvezza dell’euro che invece resta la priorità di Draghi e dei poteri italiani che lo comandano.

A questo poi dobbiamo aggiungere la questione riforma del MES, dove pare che Italia e Germania, attraverso velate minacce, giochino al gatto con il topo sull’approvazione di quello che era una volta lo strumento sacro della Commissione europea, rappresentativo del bastone di comando da usare per quei governi che non avevano intenzione di allinearsi.

Prima il ministro Giorgetti informa il Parlamento che il testo con la riforma del MES verrà approvato solo quando lo farà la Germania, salvo poi, dopo il via libera della Corte tedesca, tornare in Parlamento ed affermare che il MES ormai è uno strumento anacronistico, facendo saltare sulla sedia quella “specie” di economista che risponde al nome di Marattin, fedele sostenitore da sempre di ogni frode e porcheria dottrinale proveniente dalla Commissione europea.

A parte che un “tempo” per il MES dentro la verità della scienza economica non c’è mai stato, affinché Giorgetti lo potesse dichiarare anacronistico (“fuori dal tempo”); però sentire il braccio destro di Draghi al governo, che si rifiuta di firmare il MES, beh… fa un certo effetto e viene subito da chiedersi: dove starà la fregatura!?

Sicuramente un MES modificato solo nel concedere un’ora d’aria in più allo schiavo, lasciando intatti così come sono tutti i parametri di Maastricht, ormai declassati dalla storia a vere e proprie frodi dottrinali contro l’umanità, non è certo una mossa ideata da chi vuole bene all’euro.

E noi sappiamo invece che Mario Draghi ed i poteri profondi italiani, all’euro, vogliono bene eccome!

E “dulcis in fundo” dopo essersi scontrati e scannati su tutto in UE nell’ultimo anno, ecco che arriva l’esultanza dell’altro braccio di Draghi, la neo-premier Giorgia Meloni, che festeggia l’accordo raggiunto in Commissione europea sul tetto al prezzo del gas, inginocchiandosi in segno di ringraziamento e devozione al governo precedente a cui si deve il risultato ottenuto.

 

La notizia dell’accordo su “price-cap”, così come ce la presenta l’attuale premier, potrebbe far cadere buona parte di quello che abbiamo scritto fino ad ora e riproporre invece un Draghi ancora pienamente potente dentro le stanze di Bruxelles e Francoforte ed una moneta euro in perfetta salute.

Ma, se guardiamo ai numeri ed alla realtà dei fatti, la grande vittoria di Draghi sul tetto al prezzo del gas, così come è stata sbandierata dalla Meloni, assomiglia molto di più ad una montagna che ha partorito un topolino. Il tetto al prezzo del gas sarà fissato in 180 euro per megawatt/ora, ben lontano dagli 80 euro richiesti da Draghi e molto più vicino a 275 euro del tetto fissato dalla  commissione europea.

Tutti diranno, ma guarda che bravo Draghi, era quello che voleva il prezzo più basso di tutti… ALT! fermi tutti! – poco più di un anno fa il prezzo del gas era sotto i 10 euro, ed i diavoli che ci governano e comandano Draghi compreso), non si sono fatti remore a lasciarlo schizzare a 360 euro per MWh, lasciando liberi speculatori e compagnie di settore nel conseguire profitti colossali con il nostro sangue. Draghi voleva il prezzo più basso solo e soltanto per ridurre i flussi di denaro verso le casse di Putin, mica per farci pagare meno le bollette, le quali rimarranno sempre a livelli insostenibili per la nostra economia.

Al contrario la Germania è sempre stata contraria all’introduzione del “price-cap”, proprio perché non voleva urtare ulteriormente l’umore di Putin per non vedersi tagliare del tutto le forniture, tanto loro per famiglie ed imprese si sono già premuniti con 200 miliardi di extra deficit appositamente dedicato.

Evoluzione grafica del prezzo del gas naturale al TTF di Amsterdam

 

Come vedete, il prezzo attuale del gas al TTF è 108 euro e l’accordo raggiunto sullo stop a 180 euro, fa felici solo olandesi e tedeschi e per ora non disturba più di tanto neanche “Zio Vladimir”.

Allora, l’esultanza della Meloni, è del tutto fuori luogo, visto che oltre a confermare la perdita di potere di Mario Draghi, l’accordo raggiunto inchioda anche le famiglie e le imprese italiane che la leader di Fratelli d’Italia, oggi avrebbe il compito istituzionale di difendere, come invece sta facendo il governo tedesco.

Ma siccome da 30 anni nel nostro paese, quando ci siede sulla poltrona di Palazzo Chigi, si giura per difendere esclusivamente gli interessi dei nostri poteri profondi, che sono quelli di affamare la gente per poi accaparrarsi asset e risparmi, anche Giorgia Meloni seguirà la stessa strada degli avanzi primari che hanno seguito tutti gli altri. E quindi di deficit per salvare gli italiani dalle bollette e dal caro vita, manco a parlarne!

A questo punto non rimane che capire quali siano i veri piani di Washington, e soprattutto se laggiù comandano ancora gli stessi che sostengono, insieme alle massonerie europee, il piano diabolico del “Grande Reset”, oppure se invece tutta questa evidente e visibile disunione che appare ai nostri occhi, possa essere l’indizio e la speranza che da oltreoceano, qualcuno possa invece pensare ad un mondo a tinte più umane.

Certamente l’operato della Fed va diritto nella direzione di una devastante esplosione dei mercati finanziari ed ascoltando alcuni analisti, pare che il pugno duro di Powell mostrato al carovita nasconda l’intenzione di spezzare, una volta per tutte, la schiena alla speculazione finanziaria. Sarebbe la fine della “Fed put”, ovvero della convinzione generale che Eccles Building interverrà come sempre – via tassi e Qe – per impedire un avvitamento dei mercati.

Un gioco da cerino acceso in mano tenuto dalla grande finanza e dall’economia reale. Chi si scotterà?

Sono certo che come sempre si scotteranno – e molto – entrambe le parti in gioco; quello che però sarebbe fondamentale per le sorti dell’umanità, una volta finito il “marasma”, è non riaccendere il cerino del mondo finanziario una volta per tutte!

di Megas Alexandros

Fonte: Le mazzette di Bruxelles: si attacca il Qatar per colpire Draghi e l’euro! – Megas Alexandros

Note:

[1] Dall’Algeria al Qatar, gli accordi che l’Italia punta a stringere sul gas – Il Sole 24 ORE

[2] Il patto del gas tra Cina e Qatar preoccupa l’Europa (today.it)

[3] Mazzette in Ue, il Qatar risponde alle accuse di corruzione e minaccia Bruxelles: “Siamo un importante fornitore di gas” – Il Fatto Quotidiano

 

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