LE COLPE DI WASHINGTON NEL DRAMMA DELLA GEORGIA

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI MASSIMO FINI

Il Gazzettino

La vicenda Georgia - Ossezia del Sud - Russia porta al pettine se non tutti una buona parte dei nodi; delle contraddizioni, degli errori della politica estera americana di questi ultimi vent'anni seguita finora, o subita, quasi supinamente dall'Europa.


Bush ha minacciato la Russia di espulsione dal G8 e dal Wto (grottesco diktat poi sfumato in un più diplomatico rischio di compromettere "l'aspirazione di essere integrata nelle strutture diplomatiche, politiche ed economiche del Ventunesimo secolo") per essere intervenuta nell'Ossezia del Sud a sua volta aggredita dalla Georgia da cui formalmente dipende e dalla quale reclama, da vent'anni, l'indipendenza? Ma quale autorità ha Bush in materia dopo che gli Stati Uniti hanno voluto, e ottenuto con la violenza delle armi, l'indipendenza del Kosovo dalla Serbia? Con differenze che rendono molto più giustificabile l'intervento russo in Ossezia di quanto non lo fosse l'aggressione americana alla Serbia. Il Kosovo infatti era da sempre territorio serbo (era anzi considerato "la culla della Nazione serba") e vi vivevano 380mila serbi (ora ridotti a 60mila nella più grande, e vera, pulizia etnica nei Balcani), l'Ossezia del Sud non è mai stata territorio georgiano e vi vivono solo osseti. Gli indipendentisti albanesi dell'Uck, foraggiati e armati dagli americani, facevano ampio uso del terrorismo, gli osseti no. Le truppe russe sono intervenute in Ossezia e hanno anche sconfinato in Georgia ma non ne hanno toccato la capitale, Tbilisi, gli americani bombardarono invece a tappeto, per 72 giorni, Belgrado. La Serbia di Milosevic non costituiva una minaccia per alcun Paese Nato (anzi non costituiva, ridotta ai minimi termini com'era dopo la guerra di Bosnia, una minaccia per nessun Paese). La Georgia in predicato per entrare nella Nato, e con una serie di "istruttori" americani sul suo territorio, sta ai confini della Russia. Ciò che ha fatto la Russia in Georgia e in Ossezia del Sud è quindi molto meno grave, e più giustificabile, di quanto hanno fatto gli Stati Uniti in Serbia e in Kossovo.


A seguito, “Operazione Saakashvilli”, (Giulietto Chiesa, Galatea);
Nella vicenda kosovara l'Europa, compresa l'Italia di D'Alema, seguì supinamente e stupidamente gli Stati Uniti. Mentre infatti gli americani avevano almeno un loro piano, costituire un corridoio - Albania più Bosnia più Kosovo - di islamismo "moderato" nei Balcani a favore della Turchia, il loro grande alleato nella regione (calcolo poi rivelatosi sbagliato perché in quel corridoio si sono installate cellule di Al Quaeda che stanno contaminando proprio la Turchia), l'Europa non aveva alcun interesse a favorire la componente islamica dei Balcani a danno della Serbia ortodossa e da sempre parte integrante del Vecchio Continente (e infatti quando a Ballarò dissi a D'Alema che quella per il Kosovo era stata una guerra "cogliona", l'ex presidente del Consiglio non replicò).



Ma ora l'Europa sembra rialzare la testa. Sembra aver capito che non è suo interesse appiattirsi come una sogliola davanti all'aggressiva politica americana. La mediazione di Sarkozy va tutta in questo senso (e infatti un documento di Washington di condanna esplicita della Russia inviato ai membri del G7 non è passato). Sarkozy non ha ottenuto solo l'immediato "cessate il fuoco" ma anche la posizione giuridica dell'Ossezia del Sud e dell'Akbazia) sia discussa in una Conferenza internazionale da cui uscirà, con tutta probabilità, l'indipendenza dei due Paesi. Senza spargimenti di sangue. Che è la soluzione ottimale per i russi, ma anche per noi. L'Europa ha infatti molti motivi, di vicinanza ed economici, per tenersi buona la pur ambigua Russia di Putin. Così come ha molto motivi per avere buoni rapporti con i Paesi musulmani che circondano le sue coste (mentre l'America li ha a 10mila chilometri di distanza). Per questo sempre Sarkozy sta favorendo l'"Unione mediterranea", cioè di tutti i popoli del Mediterraneo.

E l'Italia in tutto questo cosa fa? Il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, non ha nemmeno partecipato alla riunione che i suoi colleghi della Ue hanno tenuto a Bruxelles per discutere della crisi georgiana. Sta alle Maldive. Forse ci è restato apposta, per non compromettersi. Una dimostrazione ulteriore, se ce ne fosse stato bisogno, che con la politica delle pacche sulle spalle "all'amico Bush" e all'"amico Putin" non si combina nulla e si finisce per non contar nulla.

Massimo Fini

Fonte: http://www.massimofini.it/

Uscito su "Il gazzettino" il 15/08/2008

Commenti (7)

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    1. lino-rossi 22 agosto 2008

      questo commento vale anche per questo post:



      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4930

    1. lino-rossi 22 agosto 2008

      «Immaginate se fossimo stati trascinati alla guerra a fianco della Georgia come membro della NATO, a fianco di un evidente giocatore d’azzardo come Saakashvili».



      Gerhard Schroeder, ex cancelliere tedesco, socialdemocratico, a Spiegel.



      da www.effedieffe.com/content/view/4219/174/

    1. lino-rossi 22 agosto 2008

      noi siamo i "vinti" e quindi dobbiamo fare buon viso a cattivo gioco:

      - accettare il signoraggio del dollaro (questo si, vero);

      - accettare le loro angherie multiformi;

      - accettare la loro politica estera;

      - ecc.



      per accettare gli ex PCI al governo cosa gli hanno dovuto promettere/dare?



      De Gaulle ha resistito, ma quanti attentati ha subito? alla fine è saltato sull'attentato più grosso: il '68.



      finora sono stati bravi Sarkozy, Schröder (alla faccia di frau 90°) e Berlusconi a tenere una linea "europea" non completamente appiattita su Washington.

    1. loco 22 agosto 2008

      Sulla insignificanza del ruolo diplomatico dell'Italia, nella partecipazione alle risoluzioni delle crisi internazionali, non ho mai avuto dubbi di sorta. Daltronde, basterebbe ricordare il modo indegno in cui il nostro paese a gestito la crisi in Kosovo, partecipando al borbandamento di Belgrado (senza menzionare i militari italiani tornati con il cancro per l'uranio impoverito utilizzato dagli americani) per rendersi conto, della pochezza della nostra politica estera.
      Per altri versi, mi sorprende come l'Europa sia ancora soggetta a degli schemi geopolitici obsoleti, che non rispecchiano un assetto politico mondiale di forze che non è più quello di dieci anni fa.
      Che gli Stati Uniti, siano avviati ad un inevitabile declino e destinati ad abbandonare il loro lideraggio a livello planetario, non dovrebbe essere un segreto per nessuno, nè tanto meno per le alte sfere dell'unione europea.
      Quali sono allora le considerazioni da fare? Possibile che l'Europa non capisca, che gli interessi degli Usa, sono estremamente controproducenti per le relazioni di buon vicinato e cooperazione economica e soprattutto energetica con la Russia? Che interessi ci sono a provocare l' "Orso russo"? Quando l'Europa deciderà di diventare soggetto politico autonomo a mandare a quel paese Israele e Stati Uniti. Possibile, che si commettanto questi pacchiani errori di calcolo?
      Infine, noi europei, abbiamo tutto l'interesse a stablire dei rapporti di cooperazione ed amicizia con la Russia, e dovremmo isolare paesi come la Georgia, che con le loro classi dirigenti vendute e paramafiose, ledono in maniera perniciosa i nostri rapporti con lo stato più importante e potente del 21esimo secolo.

    1. Maxim 21 agosto 2008

      E, a proposito dei media occidentali, resta solo da constatare che l'ondata di menzogne da essi prodotte (con rarissime eccezioni) , se ha dato l'impressione momentanea di un isolamento completo della Russia in tutto l'Occidente, ha rappresentato la classica vittoria di Pirro. Non solo perchè i fatti, gli avvenimenti sul terreno, hanno confermato le versioni che venivano date dalla Russia e dai suoi media, ma perchè la falsificazione è stata così imponente, così sfacciata che negli anni a venire verrà ricordata da milioni di russi (e da miliardi di persone in tutto il mondo non occidentale) come la prova definitiva che il mainstream informativo occidentale è ormai diventato un megafono - attivo e passivo - dei centri imperiali del potere. Dunque non più affidabile

      Su questo sono perfettamente d' accordo, troppi media occidentali hanno dimostrato di essere megafoni di propaganda e basta

    1. lino-rossi 21 agosto 2008

      tutto corretto.



      segnalo solo che è un po' striminzito questo passaggio: "La crisi della finanza internazionale è nata dalla "Grande Truffa" dei mutui facili, costruita da Wall Street."



      la crisi in realtà è fondata su:

      - autodistruzione del tessuto produttivo (USA, UK ed Italia su tutti gli altri);

      - deregolamentazione degli strumenti finanziari.

    1. Tao 21 agosto 2008

      OPERAZIONE SAAKASHVILLI

      DI GULIETTO CHIESA

      Galatea

      Quei giorni di agosto 2008 resteranno sicuramente nella storia come
      giorni di una svolta, di un drastico del quadro politico internazionale.
      La Russia non è più quella che, per 17 anni, l'Occidente aveva immaginato
      che fosse. E' ben vero che, i primi anni dopo il crollo, l'euforia del
      trionfo dell'Occidente era stata corroborata da una leadership russa di
      Quisling, capitanati da un ubriacone rozzo e baro, come lo fu Boris
      Eltsin. Ma dopo, con la sua dipartita dal potere russo, la musica aveva
      cominciato a cambiare. I segnali erano tanti. Ma i vincitori erano
      convinti che Vladimir Putin facesse il muso duro solo per rabbonire i
      russi umiliati, mentre, in realtà, proprio lui stava - lentamente, ma con
      chiara progressione - mettendo le basi per un cambiamento.
      Solo che, come dice un antico proverbio coltivato sotto ogni latitudine,
      Dio acceca coloro che vuole perdere. L'illusione sulla disponibilità dei
      russi a lasciarsi mettere ormai il piede sul collo in ogni occasione
      avrebbe dovuto assottigliarsi e dare spazio al realismo.

      Da queste colonne ho scritto più volte - i lettori lo ricorderanno - che
      la Russia aveva smesso di ritirarsi e che sarebbe venuto il momento in cui
      tutti avremmo dovuto accorgercene.

      Al giovane avvocato americano Saakashvili, e ai suoi consiglieri e amici
      americani e israeliani, agli europei che continuano a tenere bordone, è
      toccato di sperimentare che la ritirata della Russia è finita. Resta loro
      ancora da capire che è finita per sempre. Nel senso che, per un periodo di
      tempo oggi non prevedibile, l'Occidente, o quello che ne resta, dovrà fare
      i conti con una Russia tornata protagonista mondiale.
      E non solo perchè la Russia è oggi molto più forte di quello che era nel
      1991, ma perchè l'Occidente - e in primo luogo gli Stati Uniti d'America -
      è molto più debole di allora. Sotto tutti i profili. Otto anni di George
      Bush hanno logorato l'America, il suo prestigio. Ma non è solo politica.
      La crisi della finanza internazionale è nata dalla "Grande Truffa" dei
      mutui facili, costruita da Wall Street. La crisi energetica, evidente a
      tutti salvo a chi non vuole vederla, incombe ormai sull'intera economia
      mondiale e determinerà contraccolpi drammatici in tutto il mondo, mentre
      la Russia si trova ad essere l'unica grande potenza che ha tutte le
      risorse al suo interno e non avrà alcun bisogno di andarsele a prendere,
      con la forza, fuori dai suoi confini.

      Il cambiamento climatico colpirà ogni area del pianeta, ma tra tutte la
      più avvantaggiata sarà proprio la Russia, mentre Europa e Stati Uniti
      dovranno difendersene in tempi relativamente rapidi.
      L'Europa, in primo luogo, avrà un bisogno imperioso, non eliminabile,
      dell'energia russa per fronteggiare una transizione a una società che non
      sarà più quella della crescita dei consumi (che verrà resa impossibile
      dalle nuove condizioni di scarsezza relativa e assoluta di risorse).
      Queste sono considerazioni di elementare realismo, alle quali molti
      dirigenti europei e entrambi i candidati alla presidenza americana,
      sembrano essere impermeabili.



      La loro visione del mondo ha continuato, in questi diciassette anni, ad
      essere quella della guerra fredda, dei vincitori. E hanno assunto come
      bibbia per i loro pensieri il libretto che Zbignew Brzezisnki aveva
      scritto parecchio tempo prima della caduta dell'Unione Sovietica:
      obiettivo prossimo venturo, "dopo la liquidazione del comunismo", dovrà
      essere la liquidazione della Russia, la sua scomposizione, la sua
      trasformazione in tre repubbliche (Russia Europea, Siberia Occidentale,
      Estremo Oriente russo) prima "leggermente federate" e poi indipendenti.
      Con la parte europea assorbibile dall'Europa, la Siberia Occidentale in
      mano americana, e l'estremo oriente russo messo a disposizione di Giappone
      e Cina, a sua volta omogeneizzata alla globalizzazione americana.
      Come sappiamo le cose sono andate molto diversamente su tutti i fronti. Ma
      la pressione sulla Russia è stata mantenuta, continua, asfissiante. Basta
      guardare oggi alle immagini della manifestazione di Tbilisi, in cui
      Saakashvili ha cercato di rimettersi in piedi dopo la durissima lezione
      subita tra il 6 e il 9 agosto, e passare in rassegna i nomi degli "ospiti"
      alleati morali (l'Ucraina anche alleata materiale) dell'aggressione
      all'Ossetia del Sud, per avere il quadro dei risultati di quella politica
      di Washington. Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ucraina in fila, con
      i loro presidenti, di fronte alla folla georgiana: vista sulla carta
      geografica è la rappresentazione dell'accerchiamento, di una nuova,
      davvero insensata, irrealistica operazione di accerchiamento.
      Aggiungendo la Georgia ecco completato il semicerchio con cui tutte le
      frontiere della Russia diventano bastioni di un'offensiva
      politico-diplomatico-energetica-psicologica antirussa. Mancavano,
      tuttavia, la Romania, la Bulgaria, perfino la Repubblica Ceca di quel
      reazionario con i fiocchi di Vaclav Klaus. Mancavano l'Ungheria la
      Slovacchia e la Slovenia, forse solo un tantino più prudenti, forse resesi
      conto che la corda era stata tirata troppo ed è giunto il momento di
      frenare se non si vogliono maggiori guai. Mancava perfino l'Italia,
      figurarsi!

      E il giorno dopo Varsavia firmava l'accettazione del nuovo sistema
      missilistico americano. Primo atto, presentato come "di ritorsione" dai
      media occidentali, mentre era in preparazione da almeno due anni.
      E, a proposito dei media occidentali, resta solo da constatare che
      l'ondata di menzogne da essi prodotte (con rarissime eccezioni) , se ha
      dato l'impressione momentanea di un isolamento completo della Russia in
      tutto l'Occidente, ha rappresentato la classica vittoria di Pirro. Non
      solo perchè i fatti, gli avvenimenti sul terreno, hanno confermato le
      versioni che venivano date dalla Russia e dai suoi media, ma perchè la
      falsificazione è stata così imponente, così sfacciata che negli anni a
      venire verrà ricordata da milioni di russi (e da miliardi di persone in
      tutto il mondo non occidentale) come la prova definitiva che il mainstream
      informativo occidentale è ormai diventato un megafono - attivo e passivo -
      dei centri imperiali del potere. Dunque non più affidabile.

      Sono quelle cose che in politica si pagano, magari non subito, magari dopo
      anni, ma restano nella memoria dei popoli, nella psicologia collettiva.
      Questa volta i bugiardi, gli aggressori non sono stati i russi, ma "i
      nostri".

      E non hanno mentito, imbarazzati, solo i portavoce. In quelle ore
      mentivano i numeri uno, sfilando, uno dietro l'altro davanti alle
      telecamere famose delle maggiori catene disinformative. Bush che annuncia
      il prossimo assalto a Tbilisi e il rovesciamento del "democratico governo
      della Georgia", Mc Caine che ripete la giaculatoria, e via tutti gli
      altri, incluso Obama. Dio ci protegga da questo futuro presidente
      americano, chiunque sia, nero o bianco, vecchio o giovane, democratico o
      repubblicano.

      "La Russia ha occupato Gori"; "colonne di tank russi si dirigono su
      Tbilisi". Le vie di Tzkhinvali, devastate dall'assalto di un esercito di
      migliaia di uomini di centinaia di carri armati, di aerei e elicotteri,
      mostrate al pubblico come fossero le strade di Gori "selvaggiamente
      bombardate" dagli aerei russi. Notizie di bombardamenti dell'oleodotto
      Baku-Ceyhan date per certe, ma inventate, offrono spazio a decine di
      commenti sul nulla.

      Ma il vertice dell'ipocrisia avviene quando i media occidentali, resisi
      conto che la Russia non punta affatto a conquistare Tbilisi e che si è
      fermata sulle frontiere dell'Ossetia del Sud e dell'Abkhazia, cominciano a
      stigmatizzare indignati i bombardamenti che la Russia ha effettuato fuori
      da quelle frontiere.

      Come se tutti si fossero dimenticati che gli aerei della Nato, nel 1999,
      andarono a bombardare Belgrado e decine di piccoli e medi centri urbani
      della Jugoslavia. Semplicemente per punire la popolazione, per
      democratizzarla, distruggendo ponti, infrastrutture, fabbriche, ospedali.
      E naturalmente uccidendo centinaia, anzi migliaia di civili.
      Due pesi e due misure, come al solito. Noi siamo i buoni, loro sono i
      cattivi. Punto e basta.

      Punto e basta lo ha detto ora la Russia di Medvedev e Putin. L'Ossetia del
      Sud e l'Abkhazia saranno riconosciute formalmente come repubbliche
      indipendenti dalla Russia. Fino ad ora non era avvenuto. L'avventura
      sanguinosa di Saakashvili e di Washington lo ha reso inevitabile prima
      ancora che possibile. Medvedev ha detto, senza la minima ambiguità, che la
      Russia accetterà le decisioni dei due popoli e le trasformerà in atti
      politici e diplomatici, "uniformando la propria posizione internazionale a
      quelle decisioni". E non vi è dubbio quali saranno quelle decisioni. E non
      vi saranno passi indietro rispetto a quello che ossetini e abkhazi hanno
      già ripetutamente scelto nei referendum per la sovranità che hanno
      approvato.

      L'"integrità territoriale" della Georgia - questa la formula difesa da
      diverse risoluzioni del Parlamento Europeo che io non ho mai votato - non
      sarà più possibile. Saakashvili è politicamente finito. Lo terranno in
      piedi ancora per qualche tempo, poi dovranno spiegargli che e meglio se
      torna a fare l'avvocato negli Stati Uniti.

      La Georgia nella Nato forse entrerà, se l'Occidente insiste nella sua
      offensiva antirussa. E forse entrerà anche l'Ucraina. Impossibile
      prevedere lo sviluppo di questi eventi perchè le variabili sono troppo
      numerose per essere calcolate tutte. Ma gli occidentali dovrebbero sapere
      che ogni passo che faranno in questa direzione sarà duramente contrastato
      dalla Russia che, come è evidente, ha smesso di ritirarsi. Georgia e
      Ucraina in Europa sembrano oggi, viste da Bruxelles, più difficili di
      prima. La crisi georgiana ha mostrato che in Europa vi sono forze
      ragionevoli che non vogliono portarsi in casa una guerra e non vogliono
      creare una crisi di enormi proporzioni (con l'Ucraina spaccata in due).
      L'operazione Saakashvili si è rivelata un vero disastro geopolitico per
      gli Stati Uniti. Le onde di risucchio andranno lontano. La guerra fredda è
      ricominciata, e non per colpa della Russia. L'Europa dovrà decidere da che
      parte stare.

      iulietto Chiesa, Megachip – da Galatea

      Fonte: www.megachip.info

      Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=7655

      21.08.08

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