Home / Economia / Las Vegas è stata una false flag ad uso interno: privatizzare la sicurezza contro i troppi Paddock

Las Vegas è stata una false flag ad uso interno: privatizzare la sicurezza contro i troppi Paddock

DI MAURO BOTTARELLI

rischiocalcolato.it

Ormai la notizia è passata in cavalleria, quasi non se ne parla più: motivo in più per dubitare della versione ufficiale. Parliamoci chiaro: la sparatoria di Las Vegas, la peggior strage con armi da fuoco della storia USA, è stata un’enorme false flag di stile hollywoodiano ma, rispetto al passato, per la prima volta è stata unicamente ad uso interno, per questo sta spiazzando tutte le narrative cronachistiche fuori dagli States. Non la capiamo e continuiamo ad arrovellarci attorno al profilo di Stephen Paddock, il tranquillo pensionato – milionario e con il vizio del gioco d’azzardo -, mentre a viverla da dentro le mura dell’Impero, tutto appare più chiaro. Mettiamo in fila qualche numero e dato, a mente fredda. Le cronache ci hanno parlato di un evento, il concerto country, che si teneva giusto dall’altra parte della strada rispetto al Mandalay Bay Hotel, il covo di Paddock.


In realtà, parliamo di 390 yards di lontananza, quattro campi da football. Il totale di morti e feriti, ad oggi, è di 573: della strage, nell’epoca di social network e smartphone, abbiamo sempre e solo le stesse immagini di panico e fuga. Tutte, però, quasi posate. Pensateci: 573 corpi sono tanti da occultare a oltre 20mila persone coinvolte, quasi certamente tutte dotate di devices in grado di fare fotografie e video. Abbiamo a che fare con il festival della discrezione e della privacy, forse? Quel numero, poi, rappresenta l’ammontare minimo di militari presenti in un battaglione: e volete dirmi che un sessantenne, senza preparazione militare, è riuscito a mettere fuori combattimento in pochi minuti quel numero di persone da solo? Oltretutto con armi modificate in modo tale da rischiare di fondersi, quando in modalità di tiro automatica?

Parliamo di un uomo che in vita sua aveva avuto a che fare con lo sparare solo attraverso la sua licenza in Alaska e che, di colpo, fa una strage sparando dal 32mo piano, quindi una posizione che necessità anche di ausili ottici e addestramento, alla distanza di quattro campi di football, colpendo 573 persone in pochi minuti: ci credete? E infatti anche lo sceriffo Lombardo, una sorta di Rosco P. Coltrane di “Hazzard” che sovrintende le indagini, ieri ha parlato per la prima volta di un aiuto di cui Paddock avrebbe potuto beneficiare, ovviamente non specificando niente altro: c’è il fatto, però, dei riscontri video che parlano di spari e lampi di luce dal quarto piano dell’hotel. C’è il condizionamento delle stanze, che prevede che le finestre non possano essere aperte, se non dal personale o rompendole.

Di più stando a documenti del Nevada Prescription Monitoring Program, il 21 giugno a Paddock furono prescritte 50 pastiglie di diazepam da 10 milligrammi dal dottor Stephen Winkler, una benzodiazepina (Valium, per capirci) che in determinati soggetti può causare atteggiamento aggressivo. Paddock acquistò il farmaco senza utilizzare la copertura dell’assicurazione sanitaria a un Walgreens di Reno, in Nevada, il giorno stesso: era diventato dipendente, nel frattempo? Forse era un soggetto non adatto a quel tipo di cura? Aveva associato alle benzodiazepine, ad esempio, alcool? E poi, il Mandalay Bay Hotel è un casinò: quindi, anche soltanto per la legge USA, è obbligato ad avere telecamere a circuito chiuso ovunque. Come mai non c’è un singolo filmato di Paddock, ad esempio mentre trasporta qualcosa come 23 tra fucili e mitragliatori in dieci valige, oltre alle munizioni, nella stanza d’albergo? Oltretutto, Paddock è arrivato in hotel giovedì della settimana scorsa, tre giorni prima della strage: nessuno ha notato niente o si è insospettito fra il personale dell’albergo per quel bagaglio esorbitante? Nessuno è entrato in camera per pulire o rifare i letti? Nel qual caso, dove avrebbe nascosto Paddok 23 armi di quelle dimensioni, occultandole alla vista di terzi?

E veniamo ora a ciò che forse conta maggiormente: il numero di armi e il loro simbolismo. Quella santabarbara non serviva alla strage, serviva a legarla senza ombra di dubbio al tema della detenzione di armi negli USA, questione che è confermata dal patetico reiterare di rivendicazioni dell’Isis rispetto allo status di Paddock, l’ultima delle quali lo vorrebbe convertito e miliziano da sei mesi. Nessuno ci crede ma proprio per questo è importante reiterarla, al fine che la pista dello psicopatico con accesso troppo facile a mitra e fucili passi per perbene in tutti gli strati della popolazione, a New York come nella cittadini dello Utah. Ci sono tre cose che devono farci riflettere. Primo, ieri la National  Rifle Association (NRA), la maggiore lobby delle armi da fuoco degli Stati Uniti d’America, ha dichiarato che i “bump stock”, dispositivi che permettono ai fucili semiautomatici di funzionare come quelli completamente automatici richiedono una regolazione più severa e ha invitato i legislatori a stabilire se i dispositivi rispettino la legge federale.

Contro ogni aspettativa e per la prima volta, i 59 morti in Nevada, la peggior strage della storia americana, ha mosso l’associazione più inamovibile degli Stati Uniti, anche se per un piccolo e limitatissimo passo. Vero? No ma nella gente deve passare il messaggio che gli armaioli non sono cinici venditori di morte e, di fronte all’orrore conradiano di quanto avvenuto, sanno riflettere e mettere da parte il business. Secondo, in completo contrasto con il messaggio mediatico, la paura irrazionale e di massa del pazzo della porta accanto generata dalla sparatoria di Las Vegas, almeno nel breve termine, garantirà un turbo alla vendita di armi, poiché il riflesso pavloviano è quello di armarsi di più per sentirsi più al sicuro (come se avere in casa un arsenale potesse scongiurare l’evento irrazionale determinato da un pazzo). Terzo, la polizia di Las Vegas ci ha messo 72 minuti a intervenire nella stanza di Stephen Paddock, riuscendo a prenderne il controllo quando era tutto finito e lui si era suicidato.

Cosa ci dice questo? Che in un mondo con troppe armi – sulla cui regolamentazione però parleremo dopo, come ha detto chiaramente Donald Trump – e troppi potenziali Paddock in giro, la sicurezza standard non basta: forse, un pensierino alla security privata potrebbe fare al caso di un’America sull’orlo di una crisi di nervi. E, infatti, subito dopo l’accaduto, i casinò e gli hotel di Las Vegas sono subito corsi ai ripari. Come riportava Bloomberg, lunedì – subito dopo la strage – i clienti e fornitori del Wynn Resort di Las Vegas hanno dovuto attendere parecchi minuti per entrare o uscire dalla struttura. Il motivo? Lunghe code da passare a causa dei controlli posti in essere da contractors privati.


E cosa ha dichiarato a Bloomberg un ex agente speciale dell’FBI e oggi direttore della Sands Corp’s Venetian di Las Vegas, David Sheperd? “Hotel e casinò della città devono pensare a un approccio più olistico della situazione sicurezza ora, mettendo in conto sparatorie da varie parti, compresi i tetti. Dobbiamo cominciare a pensare come il Secret Service, partendo dai palazzi più alti. La domanda è, quanto dovremo spingerci in là con questo approccio?”. Il più possibile, se la situazione viene valutata con l’occhio del sempre crescente business della sicurezza privata e dei contractors. Nelle Filippine, ad esempio, i casinò hanno dispiegamenti di sicurezza privata enormi, i quali controllano tutti i tipi di bagaglio che i clienti portano con sé, dopo l’attacco al Resort World di Manila dello scorso giugno (anche in quel caso, con un attentatore dal profilo particolare e una dinamica curiosa).


E come pensate che una multinazionale MGM, proprietaria del Mandalay Bay, potrà ricostruirsi una credibilità di sicurezza dopo l’accaduto – a fronte di rischi di perdita di entroiti e downgrade da parte degli analisti, come già denunciato da Rachael Rothman del Susquehanna Financial Group -, se non tramutando le proprie strutture in fortezza potenzialmente inattaccabili? Investimenti miliardi in uomini, equipaggiamento, strutture, armi. Fruttuoso come un’esportazione della democrazia ma molto meno dispendioso a livello di vite umane e ricaschi politici: tanto più che, sul medio-lungo periodo, i Paesi da invadere e bombardare finiranno. Non vi pare strano che un guerrafondaio come il generale Mattis, capo del Pentagono, abbia smentito l’approccio belligerante di Donald Trump sull’Iran e che ieri il presidente sia invece tornato alla carica con la violazione dell’accordo sul nucleare da parte di Teheran? Gioco delle parti, come quello della NRA sulle armi.

Infine, l’aspetto sociologico della questione. Ecco un brano di un articolo del Washington Post di martedì: “In tutta l’America, uomini bianchi, alcuni giovani, alcuni di mezza età, stanno tramutandosi in lupi. Sempre, dopo che hanno commesso atti di terrore, si scopre che queste persone non erano affatto uomini. Erano belve, mostri senza cervello la cui malvagità era astratta, fredda e terribile”. Di più, la CNN all’interno del programma “How America has silently accepted the Rage of White Men” ha dichiarato in maniera tranciante che “le sparatorie di massa sono un problema degli uomini bianchi”.


Magari gli stessi che protestano contro l’abbattimento delle statue del Generale Lee. O contro la volontà dei Democratici di limitare proprio il Secondo Emendamento. O contro il politicamente corretto. O contro l’aborto. O contro il gender. O le femministe. Il tutto in un Paese pieno di armi e che vede, proprio in questi mesi, il governo federale in piena attività del programma 1033, quello che prevede la distribuzione dell’armamento militare in eccedenza alle varie polizie statali:



come vedete, il programma è in aumento di volume. Armata – sempre di più – la polizia, armata la Guardia Nazionale, armato l’esercito e armati i vari Paddock: e se questi ultimi diventassero patriottici soldati del grande programma di appalto della sicurezza interna ai privati, invece che paranoici a piede libero? Tutti sarebbero più felici. Non vi pare sospetto che, a cose fatte, sia emersa la volontà do Paddock di colpire il Loolapaloosa Tour a Chicago questa estate, dove casualmente era presente tra il pubblico la figlia maggiore di Barack Obama, strenuo oppositore della libertà di possesso delle armi e lacrimevole astante ad ogni post-strage di massa? L’America ha un problema di gestione del dissenso interno da risolvere e Las Vegas è stata il casus belli che serviva. Poi, ci sarà tempo anche per l’Iran. E la Russia. Casualmente, la Corea del Nord non è più un problema così urgente…

 

Mauro Bottarelli

FONTE: https://www.rischiocalcolato.it/2017/10/las-vegas-stata-false-flag-ad-uso-interno-privatizzare-la-sicurezza-troppi-paddock.html

07.10.2017

 

Pubblicato da Rosanna

Ho insegnato italiano, latino e storia in un Liceo Classico, la mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale ...
  • uomoselvatico70 uomoselvatico7

    E basta con sta puttanata delle false flag a gò gò, come se il passatempo di tutti i governi del mondo fosse quello di prendersi a martellate nei coglioni da soli.
    Il fatto che il kit che trasforma le armi semiautomatiche in mitragliatrici a ripetizione sia andato a ruba in America, e che nei due giorni seguenti alla strage le richieste di comprarlo sui siti americani siano aumentate del 1500% fa ben capire il perché non c’è proprio nessuna false flag.
    C’è solo la violenza, e la sete di sangue di un popolo ossessionato dalla paura, che vive con il culto delle armi, e della morte.
    Una società di merda marcia fino al midollo, e che nelle sua merda è destinata ad affogare.
    Punto.

  • MarioG

    Scusi, signor Bottarelli, lei sottoscrive l’analisi “sociologica” del WP ???

    • Credo che l’analisi di Bottarelli sia complementare alla mia, che non è stata solo “sociologica”, ma anche “lobbistica”, visto che la tesi principale convergeva sul potere politico spropositato della lobby delle armi NRA, che probabilmente è fortemente implicata nella brutta storia di Las Vegas, non solo perché sostiene da sempre, con la scusa del secondo emendamento, la liberalizzazione delle armi, ma anche perché forse è ulteriormente compromessa nella probabile prossima proposta dell’incremento di privatizzazione della sicurezza. Non credo invece che il massacro sia stato taroccato in laboratorio, secondo lo stile hollywoodista di Star Wars … Ma naturalmente MarioG si muove sempre a comando, e sempre sotto l’impulso di una provocatio senza appello.

      • MarioG

        A comando (della sua psiche macchinale) si muoverà lei!
        Infatti, da ciò che ha scritto dubito che abbia anche solo afferrato di striscio a che parte dell’articolo mi riferissi nella mia domanda. Non che le debba importare, in via generale, di fare attenzione a quello che scrivo, ma almeno si premunisca di farlo quando lo commenta.
        Che proprio la NRA sia la regista delle sparatorie di massa può andare giusto bene per i suoi esercizi di contorsionismo e di scrittura-fiume.
        Comunque, un altro punto di vista sulla questione della strage, un tantino più interessante, è suggerito nel forum
        https://comedonchisciotte.org/forum-cdc/#/discussion/98606/blondet-la-strage-di-las-vegas-e-stata-annunciata-3-settimane-prima

        • Se è il post di Blondet l’ho già letto (questo non si apre), ma Maurizio non è vittima di una sindrome antisionistica compulsiva, dato che vede la menorah ebraica dappertutto ??

          • MarioG

            Ognuno ha le sue manie. Però, dopo che ha fatto la tara delle manie, restano i fatti (sempre da verificare).
            Non vedo come tutto il ragionamento sulla NRA sia in qualche modo più credibile o più concreto rispetto alle notizie che riporta Blondet sulla Osi Systems (tra l’altro è proprio questa multinazionale, più che la NRA, a occuparsi specificamente del settore sicurezza).
            Poi, se attorno ci girano sempre gli stessi personaggi che abbiamo visto in occasione dell’11 settembre, è colpa delle manie di Blondet?

          • Chissà come mai le analisi di Blondet seguono sempre lo stesso binario, è quello che suona strano … comunque della privatizzazione della sicurezza ne parla anche Bottarelli, e nel 9/11 i morti erano reali e le responsabilità politiche molto complesse …

          • MarioG

            “Non è male” è male a che proposito?
            Quello è un discorso di LaPierre del 2012; cerca di arginare le reazioni alla vendita delle armi dopo l’ennesima strage.

            (No, la NRA non gradisce AFFATTO le stragi indiscriminate dei pazzi di turno. Per la NRA lo “SPOT” IDEALE è quello del padre di famiglia che grazie alla sua arma riesce a sventare la violenza sui suoi.)

            Tra l’altro cerca di distribuire le colpe altrove, sulla “cultura” (la violenza nel mondo dello spettacolo). Dimentica forse qualcuno di più rilevante (e potente): le case farmaceutiche che psico-farmacolizzano la popolazione americana. Probabilmente LaPierre si rende conto che non gli conviene farsi altri nemici, specie se di grosso calibro.

          • Perché MarioG lei legge solo quello che le interessa, visto che l’articolo dice altro, e se è anche del 2012 è comunque sintomatico della linea politica della lobby, perché chiarisce l’intento preciso dell’ad: “A parlare è stato Wayne LaPierre, amministratore delegato e vicepresidente dell’organizzazione: «L’unico modo per fermare un cattivo con una pistola è una brava persona con una pistola», ha detto durante la conferenza stampa. LaPierre ha chiesto al Congresso di approvare un nuovo provvedimento che preveda la presenza di un agente armato in ogni scuola, con l’obiettivo di proteggere studenti e insegnanti. Ha presentato anche l’iniziativa “National School Shield”, un progetto per dare risorse e informazioni alle scuole che vogliono organizzare autonomamente la loro protezione, con l’aiuto di consulenti della NRA.” Quindi le stragi si combatterebbero con armi ancora più sofisticate, agenti addestrati e corsi di preparazione per militarizzare i luoghi pubblici.

          • fastidioso

            Guardacaso l’abbiamo anche all’ingresso del Transatlantico.
            Chissà se l’hanno notata i non complottisti?

          • DesEsseintes

            E il serpente in Vaticano lo conoscevi?

            http://www.marcovuyet.com/serpe.gif

            È la Sala Nervi

            Qui si vede meglio e anche l’esterno

            http://www.veritaoltreilsistema.com/2013/10/la-sala-udienze-del-vaticano-sembra.html

            Su internet ci sono vari filmati con altre inquadrature.

          • MarioG

            Spettacolare! Chissà se il committente, Paolino Sesto, se n’è reso conto…

          • Rolmas

            Forse il Direttore vede la menorah ebraica dappertutto perché la menorah ebraica è effettivamente dappertutto. Basta togliere gli occhiali scuri, aprire un po’ la mente e… VOILA’, la menorah appare come d’incanto. Ovunque. Il problema piuttosto è cercare di capire il perché e quanto questo stia influenzando la vita del pianeta Terra.

          • Dici ?? a me sembra che gli WASP abbiano molto più potere della lobby ebraica della menorah … “E do a questo punto per scontata la nozione che negli USA non si è mai verificata nessuna melting pot , che non si è mai verificata colà nessuna mescolanza culturale ( anche i matrimoni misti sono sempre stati pochi ) ; negli USA c’è sempre stato un gruppo dominante, sempre lo stesso, e ciò che si è verificato è l’imposizione a tutti della prospettiva politica e culturale del medesimo, che è il gruppo dei bianchi anglosassoni e protestanti, i cosiddetti WASP ( White Anglo-Saxon Protestants ), il gruppo fondato dai Puritani, che come si sa erano dei calvinisti. Tra statunitensi ed ebrei dunque c’è solo un parallelismo, sono due binari che corrono vicini ma non si toccano. Gli statunitensi sono come sono indipendentemente dai loro ebrei, che sono arrivati negli USA a fatti compiuti … La ” potente lobby ebraica ” che fa il bello e il cattivo tempo negli USA e ne condiziona o addirittura stabilisce le politiche estere è un mito. Gli ebrei contano poco negli USA ; contano poco in quelli di oggi, hanno contato poco in quelli di ieri, e tanto meno hanno contato in quelli di prima del 1967. Il governo USA non ha mai attuato alcuna politica né effettuato alcuna azione di rilievo che fosse solo nell’interesse degli ebrei statunitensi o di Israele e NON ANCHE nel suo. L’appoggio degli USA a Israele non è stato né un sentimentalismo verso le ” vittime dell’Olocausto ” né il frutto della pressione della lobby ebraica negli USA : è stato puro American Interest, una strategia scelta dagli USA per contribuire al controllo del Medioriente e del suo petrolio. Le estorsioni a danno di Paesi europei che sono state denunciate da Finkelstein hanno esiti positivi per i querelanti perché così vogliono gli USA, certamente, ma gli USA così vogliono perché la cosa fa comodo anche a loro, per i motivi detti sopra. Le leggi liberticide che alcuni Paesi europei, con l’indignazione dei loro stessi popoli, hanno adottato contro il revisionismo dell’Olocausto non vedono solo ebrei e Israele come beneficiari, ma anche gli USA, i quali gongolano del diffondersi in Europa dell’idea dello strapotere ebraico … ”
            https://forum.termometropolitico.it/598939-dietro-la-potente-lobby-ebraica-degli-usa-c-e-qualcun-altro-di-john-kleeves.html

          • Rolmas

            La tua risposta è completamente basata su un saggio breve di Stefano Anelli, alias John Kleeves, datato 5 marzo 2004. Ho letto tutti i saggi di Stefano Anelli, questo compreso. Ti dirò che oltre ad essere datato è anche quello meno convincente, perché appannato dal suo odio viscerale verso gli Stati Uniti.
            E guarda caso, è proprio questo il saggio che sempre più spesso propongono sionisti e pro-israeliani, quando si parla dell’influenza ebraica sulla politica statunitense. E gongolano nel farlo. Chissà se il compianto Stefano Anelli sarebbe contento di vedere la strumentalizzazione che viene fatta del suo saggio, a distanza di quasi quattordici anni dalla sua stesura. Chissà cosa avrebbe da dire oggi, vedendo quello che è successo e sta succedendo.
            Quando Blondet parla della lobby ebraica dice chi sono, cosa fanno, come influenzano il congresso americano, come controllano l’informazione del mondo occidentale, quali sono le loro metodologie e quali le responsabilità presenti e passate. Nomi e cognomi, fatti provati e non parole. Quando tu parli dei WASP, di chi stai parlando esattamente?
            La Federal Reserve non è controllata dai WASP, ma dalle banche sioniste. L’informazione in america non è controllata dai WASP, ma dalla lobby ebraica. Il Fondo Monetario Internazionale non è controllato dai WASP, ma sempre dalla stessa lobby.
            Sono forse i WASP a controllare Facebook, YouTube, Google, Amazon e tutti i fondi comuni di investimento in America? Andò forse a lavorare dai WASP Tony Blair dopo le sue malefatte? Sono forse WASP Goldman Sachs, Rothschild e Soros? Sono in mano ai WASP tutte le agenzie di rating, le borse valori, la finanza internazionale?
            Probabilmente non lo sai, ma i WASP hanno influenzato gli Stati Uniti fino agli inizi del novecento, poi più nulla. E se la pensi diversamente, prova a buttar giù qualche nome anche tu. Io avrei migliaia di altri nomi da proporti. E sono tutti della stessa lobby.
            Cara Rosanna, se devi dir qualcosa guarda i fatti, non copiare dagli altri e, soprattutto, pensa con la tua testa. Tutto sommato, sono queste le tre piccole cose che rendono grande Blondet. Non prendertela, ma da lui hai ancora molto da imparare, se sei in buona fede, naturalmente.

  • GioCo

    Beh, a quando le stragi nei supermercati? Forse quando per entrare ci vorranno gli rfid per evitare che la sicurezza ti spari? Oppure basta il 5G? Chissà …

  • Mario Poillucci

    ”Omnis mundi creatura quasi liber et pictura nobis est in speculum”.
    Perbacco quante stragi, quanta violenza! Intollerabile!! La ggggeeente reclama più sicurezza necessita, ergo, imporre uno stato di polizia pubblica e, meglio ancora, ”privata”! Perbacco, e vai con sempre più posti di blocco, più gente in divisa superarmata ad ogni angolo e di fronte ed in prossimità di luoghi aperti e frequentati dal pubblico perchè, non si sa mai, c’è sempre pronta l’isis (scivi isis leggi usa e sodali uno più lurido dell’altro) a ”rivendicare”!! Basta chiedersi cui prodest ogni evento stragista ormai quotidiano! A chi giova? Chi ne trae profitto? Basta una semplice riflessione che non necessita di una particolare sensibilità per arrivare alle ovvie conclusioni! E, poi, questi protervi terroristi sempre contro la povera gente e mai e poi mai che si adoperino contro i c.d. poteri forti (così abbiamo condensato la pletora di veri delinquenti che si trova sempre nel sottostrato di certi eventi)! Già, ma chi operasse beneficamente contro i poteri forti riducendone opportunamente e saggiamente il numero educando gli altri a maggior onestà, potremmo mai definirlo ”terrorista”? Mai!! Semmai santo subito, benefattore, rasseneratore della vita, delle persone, della società!!!

  • Holodoc

    Beh in Cina dal radiogeno ci passi dappertutto perfino per prendere la metro… ma è solo scena perché di solito il ragazzotto al monitor o sonnecchia o guarda il cellulare. E nelle ore di punta ti fanno passare senza controllo per non bloccare l’afflusso.
    Diciamo che li tengono lì per intimorire e perché in caso di allarme possono fare lockdown dei mezzi pubblici in 5 minuti.

  • gix

    Premesso che, per quello che si può vedere, la soluzione del pazzo solitario fa acqua da tutte le parti, comincia a diventare un esercizio abbastanza inconcludente, quello di cercare di trovare per forza delle motivazioni valide per giustificare o meno interpretazioni complottistiche o fideistiche rispetto alle versioni ufficiali. Ormai è sufficiente chiedersi se la versione ufficiale è credibile oppure no, le motivazioni contano sempre meno. Anche perché chi si mette a progettare simili atti, persegue uno o più obiettivi (diciamo uno principale e altri contestuali), che vanno molto al di la delle motivazioni che possiamo dare noi nel nostro limitato orizzonte. Peraltro questi obiettivi possono anche essere abbastanza banali, perché no, come ad esempio quello di disarmare quanto più possibile il cittadino americano. Chi mette in atto queste stragi non si preoccupa nemmeno della miriade di contraddizioni che una persona con un minimo di buon senso può trovare, un po’ perché diventa sempre più difficile progettarle in maniera inattaccabile, ma molto perché non è più determinante il dubbio del semplice cittadino di buon senso.

    • La versione ufficiale fa sicuramente acqua da tutte le parti, però ipotizzare una strage che ha fatto dei morti veri, come fosse un’operazione hollywoodista oltrepassa i limiti del complottismo, che dovrebbe essere comunque sempre sorretto da una documentazione verificabile. Quindi la strage c’è stata, magari più violenta di tante altre, ma le statistiche non sono molto rassicuranti, quando dicono che nessun’altra nazione progredita si avvicina al tasso di violenza armata presente in Usa. Gli americani possiedono 265 milioni di pistole, più di una pistola per ogni adulto e più del numero di automobili sulle strade americane, i dati poi ci rivelano un numero sconvolgente, perché la violenza di massa sembra esplodere in media nove giorni su dieci. Cui prodest, dici tu, e dici bene … perché le vere motivazioni di questa strage, come di tante altre restano oscure. Forse il tentativo di disarmare la popolazione americana, o forse quello di privatizzare in maniera massiccia le condizioni della sicurezza. Credo che siano le uniche spiegazioni ragionevoli, anche se non pienamente convincenti, perché ce ne potrebbero essere anche altre.

  • a tenti

    Diverse cose non tornano comunque le benzodiazepine acquistate lo stesso giorno sono compatibili con la volontà di fare il cecchino a distanza in quanto sono usate per diminuire il battito cardiaco che disturba nel prendere la mira utilizzando fucili di precisione..il fatto è che utilizzarlo con repliche semiautomatiche con in più il bumpstock di fucili d’assalto non ha questo gran motivo anche volendoli utilizzare a distanza col trepiedi

  • robertis

    Lo sparatore sarebbe stato a 300-350 metri in orizzontale e circa 100 in verticale dal luogo del concerto. Considerando che l’arma non era una fionda, dove starebbe questa supposta difficoltà balistica, dell’atto supposto tale, visto che l’autore avrebbe sparato nel mucchio all’interno di un certo specchio di terreno. Non mi paiono sostenibili ipotesi che insistano su questo punto.

    • Capitano Argo

      In effetti, seppur la mia esperienza balistica si limiti a “Call of Duty”, non mi sembra tutta sta difficoltà sparare da quella distanza in una folla stipata di persone..