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L’ARGENTINA NAZIONALIZZA L’INDUSTRIA PETROLIFERA

E BUTTA FUORI SPAGNOLI E ITALIANI

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

“Che bello vivere in un mondo dove non esiste più la guerra fredda. E sarebbe ancora più bello vivere in un mondo in cui non esiste neppure la guerra. Per il momento prendiamo atto che c’è la guerra calda e quindi ci adattiamo al territorio. Si tratta, pertanto, di interessi strategici nazionali, perché si tratta di difendere gli interessi della nazione e il futuro e il destino dei nostri figli e nipoti. Così si costruisce la base della democrazia diretta. E’ bene che chi ha orecchie senta molto bene, perché si volta pagina. Le nostre risorse, la nostra ricchezza, la nostra industria, i nostri prodotti, sono prima di tutto: nostri. Cioè degli imprenditori e dei lavoratori. Della nazione. E lo Stato ne garantisce la sovranità e li cautela”.

Sembra un bollettino di guerra, e infatti lo è.

E’ la prima parte di un discorso ufficiale della presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, nel quale, ieri mattina 16 aprile, ha annunciato l’espropriazione e la nazionalizzazione definitiva dell’azienda “Yacimientos Petroliferos Fiscales” meglio nota come YPF, la cui contrastata e discussa gestione apparteneva alla iberica Repsol, di proprietà del governo spagnolo e gestita da una holding europea finanziata dalla BCE attraverso la compartecipazione di Banco Santander, Banco de Bilbao, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di Milano, Societe Generale, Credit Agricole, Eni, Deutsche Bank.

“Un gravissimo colpo per l’economia spagnola e per l’Europa, un atto incivile che noi protestiamo e che porteremo sul tavolo della prossima riunione giovedì 19 aprile del Fondo Monetario Internazionale” ha dichiarato Rubèn Soquera di Repsol a Madrid.

Axel Kicillov, vice-ministro dell’economia è ufficialmente la persona incaricata dal punto di vista tecnico-fiscale a gestire il passaggio delle quote, di cui il 51% andrà al Banco de la Naciòn e il 49% andrà alle regioni nelle quali si trovano i pozzi petroliferi. Il prezzo stabilito dagli spagnoli si aggira sui 18 miliardi di euro, mentre il calcolo effettuato dagli argentini (va da sé) è di molto inferiore e il prezzo definitivo sarà l’unico punto sul quale si svolgerà la discussione. E’ stata presentata, infatti, una legge in parlamento che verrà approvata con una maggioranza totale, intorno all’88%: tutti i partiti eletti l’appoggiano.

Julio de Vido, ministro della Pianificazione sociale e dello sviluppo economico ha dichiarato: “per cinquecento anni gli europei, prima con i conquistadores, poi con le banche italiane, poi con l’esercito inglese e infine con la finanza speculativa gestita dalla BCE e da Wall Street, hanno rubato al popolo argentino le risorse naturali di oro, argento, petrolio, zucchero, limoni, acqua, soia, pellame, per costruire la propria ricchezza spropositata con un’ottica schiavista e miope, tant’è vero che l’Europa sta affondando schiacciata in una crisi che non ha sbocchi. E’ arrivato il momento che le nazioni si riapproprino della sovranità nazionale dando al popolo la proprietà di ciò che è loro: i prodotti del territorio nazionale. Lo Stato si fa garante e gestisce le risorse come bene comune da condividere per avere i soldi e lanciare un piano di grandi massicci investimenti per la costruzione di lavoro, occupazione e ripresa”.

E’ con questo atto (meticolosamente preparato e -con grande effetto politico- presentato pubblicamente alla vigilia dell’incontro internazionale di Washington del Fondo Monetario Internazionale) che la Kirchner si prepara al suo viaggio in Usa, dove va a scontrarsi con il suo nemico pubblico n.1: Christine Lagarde, presidente del Fondo.

L’annuncio ha gettato nello scompiglio la borsa di Madrid, perché la Repsol perde l’8,2% e la società italiana Tenaris quotata a Milano va sotto del 4,5%, essendo la Tenaris impegnata come società delegata alla tecnica di estrazione e raffinazione del greggio.

Attraverso quest’atto, l’Argentina ha calcolato che risparmierà 8 miliardi di euro nei soli sei mesi del 2012 e 22 miliardi nel 2013. I 30 miliardi così ottenuti verranno investiti per la costruzione di grandi opere di infrastruttura nelle sei regioni dove c’è petrolio. In un messaggio a sorpresa (annunciato soltanto qualche ora prima) la presidente ci ha tenuto a comunicare la scelta direttamente alla nazione in un messaggio diramato su tutte le televisioni, sia in terrestre che in satellitare digitale. Il progetto è stato definito “Soberanía hidrocarburífera de la República Argentina”, (sovranità nella gestione degli idrocarburi della Repubblica Argentina) e sostiene che “l’obiettivo primario consiste nell’essere totalmente autosufficienti nel settore energetico per garantire la libertà, l’indipendenza e il diritto all’esercizio della sovranità dello Stato centrale. Ci tengo a precisare che il fine ultimo non consiste nella nazionalizzazione bensì nel recupero immediato della sovranità e controllo delle risorse prodotte dai singoli territori nazionali”.
L’impatto di tale atto ha prodotto una gigantesca scossa tellurica nel settore economico in tutto il continente, soprattutto nelle nazioni più povere del centro-america, Ecuador, Guatemala, Honduras, Costa Rica, dove le multinazionali statunitensi e italiane sono proprietarie del 95% della produzione locale di banane, mangos, ananas, per produrre i succhi di frutta che l’occidente beve e che poi distribuisce con i propri marchi nazionali.
A conclusione del discorso, la Kirchner, in conferenza stampa ci ha tenuto ad aggiungere la chicca demagogica che sta diventando il fiore all’occhiello del Sudamerica e del Mercosur (sarebbe il corrispondente sudamericano dell’Unione Europea: Argentina, Cile, Bolivia, Paraguay, Uruguay, Perù, Brasile e Venezuela) ricordando con enfasi che “l’Argentina è per il momento l’unico ma speriamo soltanto il primo di una lunga lista di paesi al mondo che non importa nulla dalla Cina perché noi produciamo in patria. Nel nostro territorio non esiste nessun manufatto sul quale è scritto made in China: noi siamo umanamente, politicamente e culturalmente contro lo schiavismo che abbiamo sempre combattuto e seguiteremo a combattere sempre. Siamo per l’autodeterminazione dei popoli e per il ripristino della sovranità nazionale”.

Due giorni fa, il ragionier ultra-liberista Mario Monti ha fatto sapere che non parteciperà alla riunione internazionale del Fondo Monetario.
In Argentina (e in tutto il Sudamerica) la notizia è stata abbondantemente commentata come una manifestazione di debolezza e vigliaccheria dell’Italia come nazione.
“Hanno paura di presentarsi a un dibattito internazionale. Sanno di essere esposti. E’ iniziata la rivolta degli schiavi. E’ la fine di un’epoca. Monti e i suoi amici possono esibire soltanto e unicamente le impietose cifre di un colossale fallimento economico, politico, culturale che sta mettendo in ginocchio il Mediterraneo uccidendone la grande civiltà. Ma soprattutto esistenziale. In Europa si suicidano. Da noi si va a ballare il tango esaltati dal senso ritrovato di una identità nazionale”. Così si legge nell’editoriale di Pagina ½, la più radicale pubblicazione argentina che per lunghi anni è stata la fiera opposizione intellettuale contro la Kirchner ma che ha cominciato ad appoggiarla da un anno a questa parte, da quando la presidente ha scelto e deciso di andare da sola all’attacco del Fondo Monetario Internazionale e della BCE: E’ proprio guerra dichiarata.
Notoriamente vezzosa, avida di scarpe e costosi abiti dei migliori sarti francesi, la Kirchner (che è femminista) intervenendo a un seminario sul lavoro femminile e sulla parità di genere dei salari, fortemente sollecitata a dare un’opinione sulla Lagarde, ha detto: “Ragazze, non pungolatemi troppo. Ciascuno fa le proprie scelte. Posso dire soltanto una cosa, ma è una mia opinione: non sa vestirsi e non ha gusto”.
Il che, detto e inviato a una aristocratica signora nata e cresciuta a Parigi, è davvero clamoroso.
Non vi è dubbio: è iniziata la rivolta degli schiavi.
Come dire. Il sud del mondo bussa alla porta del ricco settentrione..
E non è certo un caso che tutto ciò avvenga nella più meridionale nazione del pianeta Terra, più sotto c’è soltanto il polo sud.
Ma per il momento, gli iceberg sembrano aggirarsi nel Mar Mediterraneo.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/04/largentina-nazionalizza-lindustria.html
17.04.2012

Pubblicato da Davide

  • Tanita

    ARGENTINA TE QUIERO!

    NUNCA DE RODILLAS!

  • lucamartinelli

    Non c’è nulla da commentare…..sembra una magia…grande presidentessa…Kirchner

  • gattocottero

    Un sogno: la gestione di Autostrade che ritorna pubblica qui in Italia!!!

  • RicBo

    Andiamoci piano con l’entusiasmo.
    Intanto, ricordo che il marito di CFK, ora deceduto, fu entusiasta nel 93 della vendita di YPF perchè si intascava, come governatore di provincia, parecchi milioni di dollari.
    Poi, non è sempre vero che nazionalizzare significa redistribuire la ricchezza e democratizzare una risorsa, e in questo caso men che meno.
    CFK ha chiaramente detto che YPF continuerà ad essere una SpA, questo significa che il controllo passerà da una multinazionale che è spagnola solo in parte (anche se ha conservato la sede nella penisola iberica) ai caciques (cacicchi) della locale borghesia emergente peronista. Al popolo resteranno le briciole, insieme al ritrovato orgoglio nazionale, che però non dà da mangiare.
    Poi spero che la presidenta abbia fatto bene i conti, perchè il dazio da pagare sarà enorme e questo non consentirà di sfruttare le risorse fossili di Vaca Muerta che sembrano il pretesto della mossa nazionalizzatrice. Queste risorse sono non convenzionali, cioè richiedono per l’estrazione molti soldi e tecnologia che il paese non ha, ad oggi. A meno che CFK non abbia considerato il suo paese è arrivato al picco del petrolio, e voglia quindi compiere una svolta nella politica energetica. Non la faccio così sagace, ma magari mi sbaglio.

  • Tanita

    scommetto che hai letto Repubblica!!!!
    Senti, è andata cosi: Durante il periodo dell-ultra neoliberista e ultra-idiota Menem YPF venne privatizzata, previo svuotamento. Ciò che Kirchner appoggiò fu che ci fossero regalie per le provincie petrolifere. Intanto Repsol acquistò l’azienda e la pagò CON GLI INTROITI DELLA PROPRIA AZIENDA, quindi non ha intestito niente. Poi per contratto doveva fare investimenti e soddisfare la domanda interna, non lo fece. Siccome “i patti vanno onorati”, allora il governo si riprende l’azienda e tutti noi la paghiamo di nuovo. Non ci sarà tanto dazio da pagare, credimi. Noi sappiamo cosa ci ricompriamo. Il primo pozzo di petrolio in Argentina è stato scoperto nel 1907 ed YPF è stata la grande azienda petrolifera del sudamerica fino a quando ci hanno saccheggiato perbene con l’appoggio del FMI, di Bush senior e di tutta questa bella gente. Ce ne occupiamo noi della nostra azienda, che la conosciamo benissimo e abbiamo tecnici e specialisti sin d’avanzo per farlo. Sei sbagliatissimo sui “caciques”. Io direi di guardare che razza di governi avete voi lì in Europa. Perchè se per caso ci fosse qualche “cacique”, sarà sempre meglio che un impiegato delle banche strozzine, dei bankster e warmongers come quelli della Goldman Sachs.

  • patrocloo

    E’ vero che nazionalizzare non significa automaticamente redistribuire ricchezza, ma è altrettanto vero che per redistribuire ricchezza occorre necessariamente passare per una nazionalizzazione. O almeno per una socializzazione (lo so, è un termine “fascista” e ti darà fastidio, ma non posso farci niente..).
    Non ho capito il tuo riferimento a Vaca Muerte, che non è menzionato nell’articolo, ma va bene così…se serve a portare acqua al tuo mulino..-)

    Per me chi toglie potere all’usura internazionale, fosse anche per farci i fattacci suoi, è un benemerito dell’umanità. E tanto mi basta.

  • patrocloo

    Bella risposta. I miei più sinceri complimenti 🙂

  • patrocloo

    …ed anche bella donna!

  • Johnny_Cloaca

    Nazionalizzazione a tutto spiano. Protezionismo più becero. E la chicca sulla torta poi:

    http://online.wsj.com/article/SB10001424052702303404704577313761154794238.html?mod=WSJ_Opinion_BelowLEFTSecond

    Cry for Argentina.

  • xcalibur

    Grande, mitica Cristina Kirchner!

  • RicBo

    io non leggo repubblica. in questo caso mi sono informato su diagonalperiodico e rebelion. chiarisco: secondo me gli argentini hanno fatto benissimo a riprendersi ciò che era loro e sono stati molto furbi a farlo solo dopo che repsol aveva scoperto un grosso giacimento, anche se non convenzionale. per questo Brufau (il capo di repsol) è incazzato nero. detto questo però starei attento a non santificare CFK, perchè una SpA non è una società pubblica. l’argentina ha già raggiunto il picco del petrolio, ma ho grossi dubbi che voglia rinunciare a questo business.

  • siletti86

    Ottima cosa: ma non riderò ancora in quanto non basta che abbiano cacciato italiani e spagnoli. Devono cacciare, e di brutto, anche francesi, inglesi, tedeschi ed americani. Nell’America latina festggiarono tantissimo la cacciata degli spagnoli: ma poi arrivarono gli americani….

  • Tanita

    Non credo che sia il caso di cry for Argentina.
    I pianti sono tutti da altre parti, in questi ultimi tempi.
    L’Argentina sin dal 2003 cresce all’8% promedio (PIL).

    Tutti i nostri fundamentals vanno benissimo.

    E lavoriamo insieme con i nostri vicini…

  • Jor-el

    E chissene sbatte del Wall Street Journal che, naturalmente, agita lo spettro dell’inflazione?

  • Johnny_Cloaca

    Il paese sud-americano oggi a dispetto del suo illusorio boom innescato dall’interventismo governativo e da misure mercantiliste, sta mettendo le basi per il collasso futuro, il che è talmente evidente che persino l’Economist, ha smesso di riportare i dati ufficiali del governo Argentino sull’inflazione arrivata oramai secondo stime indipendenti fra il 20 e il 25%. Su questa strada sarà presto iper-inflazione e un nuovo crash finanziario.

  • nuvolenelcielo

    è senza senso dire che manca la tecnologia. I venezuelani hanno imparato dai russi e dai cinesi, non ci sono mica solo gli occidentali. basta fare dei contratti con chi ti porta la tecnologia, sai che problema… Non si capisce bene questa tua ostilità contro tutto ciò che non vada nella direzione nel mondialismo. Poi mi sembra che si parli di nazionalizzazione, nazionalizzazione significa controllo dello stato su privati, non Exxon Mobile. Sei pregato di spiegarti meglio quando salti fuori con queste risposte slogan, e magari di citare le tue fonti se ne hai.

  • Tao

    Cristina Fernández de Kirchner ha annunciato ieri l’inizio di un processo che porterà ad una rinazionalizzazione di fatto del 51% della compagnia petrolifera YPF, svenduta da Menem nel 1992 alla spagnola Repsol.

    Dalla Spagna giungono quasi venti di guerra contro il governo argentino ad accultare da una parte la fragilità e l’incapacità del governo Rajoy ad affrontare la crisi e dall’altra la verità sulla privatizzazione di YPF e sull’azione delle multinazionali iberiche in America latina.

    Con la memoria di un elefante (che la battuta dispiaccia al Borbone non importa), ricordiamo alcune verità che Madrid non gradisce.

    È così che Repsol è diventata una delle più importanti compagnie petrolifere al mondo pur battendo la bandiera di un paese che in sé non possiede una goccia di petrolio. Pagando profumate tangenti ai più corrotti dei politici, profittando fino all’ultimo della stagione neoliberale, imponendo patti leonini sul mercato del lavoro, con uno scarsissimo rispetto per l’ambiente, prosciugando materie prime non rinnovabili dei paesi che ahi loro, avevano aperto le porte.

    Nessuno più di Repsol può essere perciò allergico alle parole con le quali Cristina Fernández de Kirchner ha annunciato il percorso legislativo che porterà al recupero della proprietà pubblica del 51% di YPF (giacimenti petroliferi fiscali): sovranità, beni comuni. Molti anni fa, alla metà degli anni novanta, viaggiai da Buenos Aires a Madrid su di un volo Iberia fianco a fianco con un ingegnere petrolifero dell’AGIP. Mi spiegò molte cose su quell’industria e in particolare mi spiegò quella che già allora era la politica di rapina della compagnia petrolifera spagnola Repsol, che aveva beneficiato, pagando milioni di dollari in tangenti, della privatizzazione a prezzo di saldo della compagnia petrolifera nazionale YPF voluta dal governo Menem nel 1992.

    Mi spiegò dettagli tecnici su come l’Agip interrasse il petrolio estratto in attesa di tempi migliori (il prezzo del greggio all’epoca, prima che il ciclone chavista riattivasse l’OPEC, sotto la presidenza di Alí Rodríguez, era bassissimo) mentre la politica degli spagnoli era seccare fino all’ultima goccia le riserve argentine e poi andare altrove.

    Tra la posizione di Repsol, e le bellicose, volgari (spesso brutalmente maschiliste) dichiarazioni che giungono da Madrid in queste ore contro Cristina Fernández vi è tutta la differenza tra la notte neoliberale del prosciugamento delle risorse (altrui) come se non ci fosse un domani, e la necessità di qualunque paese di recuperare per lo Stato la sovranità su una politica energetica di lungo periodo che il libero mercato impedisce totalmente per le energie non rinnovabili.

    Repsol inoltre sottopone in maniera brutale un’evidenza sotto gli occhi di tutti. Negli anni ‘90 Telefónica, compagnia spagnola, aveva imposto nell’Argentina della parità col dollaro, in un regime di finto duopolio con France Telecom, il prezzo per telefonata più caro al mondo. Quando all’alba del 2002, crollato sotto le mobilitazioni popolari del “que se vayan todos” il regime neoliberale, il peso argentino ridusse il suo valore ad un terzo, l’allora primo ministro José María Aznar, mise sul primo aereo il suo lobbysta di fiducia, Felipe González. L’ex primo ministro socialista spendeva tutto il suo prestigio per convincere gli argentina che… “ok, svalutate pure, ma a patto che le telefonate più care al mondo le continuiate a pagare in dollari”, di fatto con un ulteriore aumento del 300% per gli svalutati portafogli argentini. Alla fine di quell’estate australe oltre 300.000 famiglie argentine si videro staccare il telefono che non erano più in condizione di pagare a un prezzo di mercato “fuori mercato”.

    È tutta così la storia da vampiri delle multinazionali spagnole (ed europee) in America latina, dai disastri ambientali e di servizio commessi dall’idroelettrica Unión Fenosa a quelli di Iberia con Aerolíneas Argentinas, la miglior compagnia aerea del sud del mondo che fu comprata solo per essere completamente svuotata da Iberia. Nel 2006 l’allora presidente Néstor Kirchner dovette espropriare la multinazionale francese Suez che da mesi sapeva perfettamente di star fornendo acqua da bere inquinata alle case di quasi un milione di argentini. È questo il modello, lo stesso che ha fatto accumulare alla sola Texaco, nel solo piccolo Ecuador un debito per danni ambientali per 700 miliardi di dollari.

    Eppure in quello di YPF come in ogni altro caso la ricostituzione della sovranità dei paesi del Sud del mondo (in Argentina è successo con la compagnia aerea, con le poste, con i fondi pensione e la salute) comporta sempre la stessa risposta: populismo, socialismo, antimercato, antidemocratico. Sarebbe invece democratico per gli europei imporre di pagare le telefonate più care al mondo, democratico far bere acqua inquinata, democratico svuotare imprese, licenziare decine di migliaia di lavoratori (o licenziarli al venerdì e riassumerli al lunedì a metà stipendio), trattare interi paesi come dei fazzoletti usa e getta, prosciugarli e buttarli via.

    Resta un’addenda. Il miracolo di lungo corso dei quali gli spagnoli vanno tanto orgogliosi, e che qualcuno ascrive perfino ad una presunta buona semina franchista, che in pochi anni ha creato un quinto paese grande e ricco in Europa Occidentale, aveva i piedi d’argilla ma soprattutto un’etica debolissima. Il miracolo spagnolo è stato dovuto essenzialmente a due fattori. Da una parte un eccellente uso dei fondi di coesione europei, un piano Marshall del quale nessuno come la Spagna ha saputo beneficiare e che l’Italia nel nostro Sud ha sprecato. Dall’altro la Spagna democratica ha liberato le sue energie economiche soprattutto tornando ad esercitare una politica di rapina in America Latina. La Spagna è il paese che più si arricchì dal trentennio di distruzione neoliberale delle società d’oltreatlantico. Le multinazionali iberiche, da Repsol a Telefónica, sopravanzano perfino gli Stati Uniti nel continuo esercizio di corruzione e lobby. È questo il contesto nel quale i governi integrazionisti latinoamericani stanno ricostituendo da un decennio la sovranità della regione, affrontando mille difficoltà in pace, democrazia e riducendo ovunque gli agghiaccianti parametri di povertà e disagio sociale che la notte neoliberale aveva lasciato. Se volete chiamateli populisti e antidemocratici. Se ne giovano.

    Gennaro Carotenuto
    Fonte: http://www.gennarocarotenuto.it
    17.04.2012

  • Giancarlo54

    Brava Cristina.

  • Tonguessy

    “Un gravissimo colpo per l’economia spagnola e per l’Europa, un atto incivile”

    Finalmente si scoprono le carte: la decantata Civiltà (occidentale) sta tutta nel colonialismo. Chi si ribella è incivile. Proprio come nel ‘500 e ‘600. Ma oggi i fucili li hanno tutti, mica solo conquistadores e pionieri. Ecco quindi la versione aggiornata della “scontro di civiltà” di Huntington. Siamo in attesa degli inevitabili sviluppi.

  • Indio

    Speriamo non la facciano ammalare di cancro

  • geopardy

    Un altro duro colpo all’imperialismo, mi sa che ne vedremo delle belle in futuro.
    Non vedo splendere il sole sul futuro dell’Europa, costretta ad esercitare una sorta di colonialismo interno tra nord e sud, che sta, di fatto, già avvenendo con la storia dello spred.

    Chiaro, restingendosi le possibilità esterne di sfruttamento e se nulla accadesse ad impedirlo, quella logica perversa porterà la legge della giungla all’interno della sempre più “selvaggia” Europa.

    Riusciremo a trovare una nuova solidarietà?

    Se sì, una speranza c’è, se la risposta sarà negativa, secondo me, l’UE potrebbe già non esistere più nel prossimo decennio.

    Ritengo più facile unire il Sud America che l’Europa, se non altro, per una certa uniformità culturale e linguistica (escluso il Brasile, che, comunque, ha una lingua non così differente dagli altri paesi).

    Se continua così il Mediterraneo, così bisfrattato in Europa, avrà la sua rivincita oltre oceano, un po’ come gli Usa l’hanno avuta nei confrionti della Gb.

    Ciao

    Geo

  • geopardy

    Un altro duro colpo all’imperialismo, mi sa che ne vedremo delle belle in futuro. Non vedo splendere il sole sul futuro dell’Europa, costretta ad esercitare una sorta di colonialismo interno tra nord e sud, che sta, di fatto, già avvenendo con la storia dello spred.

    Chiaro, restingendosi le possibilità esterne di sfruttamento e se nulla accadesse ad impedirlo, quella logica perversa porterà la legge della giungla all’interno della sempre più “selvaggia” Europa.

    Riusciremo a trovare una nuova solidarietà?

    Se sì, una speranza c’è, se la risposta sarà negativa, secondo me, l’UE potrebbe già non esistere più nel prossimo decennio.

    Ritengo più facile unire il Sud America che l’Europa, se non altro, per una certa uniformità culturale e linguistica (escluso il Brasile, che, comunque, ha una lingua non così differente dagli altri paesi).

    Se continua così il Mediterraneo, così bisfrattato in Europa, avrà la sua rivincita oltre oceano, un po’ come gli Usa l’hanno avuta nei confrionti della Gb.

    Ciao

    Geo

  • castigo

    un paio di articoli forse contro corrente ma molto interessanti:

    http://phastidio.net/2012/04/04/argentina-un-disastro-che-attende-di-accadere/

    http://phastidio.net/2012/02/15/il-mistero-argentino/

    sono perfettamente d’accordo alla nazionalizzazione delle risorse strategiche.
    dovremmo farlo anche in italia, altro che “pareggio di bilancio” in costituzione.
    ma attenzione, non è tutto oro quel che luccica, soprattutto se mancano alcuni dettagli abilmente sottaciuti dal demagogo di turno…..

  • Tao

    Credo che pochissime persone siano riuscite a stabilire il nesso causa-effetto che sta dietro la nazionalizzazione di YPF in Argentina.
    Questo paese infatti ha superato da anni il suo particolare picco del petrolio e da 3 anni le esportazioni sono calate drasticamente, mentre le importazioni non bastano a colmare il disavanzo, complice un’inflazione a 2 cifre, per cui in molte province c’è già scarsità di combustibile.

    L’intreccio tra economia e disponibilità di risorse energetiche è intricato, ed è difficile stabilire se i mancati investimenti che sono all’origine della disputa fra Brufau e Kirchner siano la causa scatenante della nazionalizzazione di YPF o non piuttosto l’effetto di un inarrestabile e rapido calo estrattivo di fronte al quale il governo argentino ha deciso di tenere quel poco che resta della torta tutto per sè, mascherandolo di orgoglio nazionalista (senza contare che l’emergente borghesia peronista scalpitava dietro alla presidenta e dargli YPF è stato un ottimo modo per creare consenso politico).

    Di certo Repsol conosce bene la questione, tanto che da un anno stava trattando con i cinesi la vendita di YPF perchè non più redditizia, ovviamente secondo i parametri di espoliazione di una multinazionale come quella, e sta dirigendo tutte le sue forze verso il Brasile, in una alleanza con la cinese Sinopec per costruire gli impianti che permettano di sfruttare gli enormi giacimenti nelle grandi profondità al largo del paese carioca. Un investimento enorme e pericoloso, ma più redditizio in termini di rapporto investimenti e ritorno di quello dei giacimenti non convenzionali di Vaca Muerta in Argentina.

    Questi giacimenti infatti sembrano enormi, ma ancora una volta nei media si fa una grande confusione tra risorse reali e disponibili. Nei nuovi giacimenti argentini gas e petrolio sono di difficilissima estrazione, per sfruttarli occorre una tecnologia complicata, costosissima e molto inquinante: quella della frantumazione ad alta pressione, che gli USA stanno usando nonostante le enormi critiche ambientalistiche che gli piovono addosso. Questa tecnologia, pericolosa perchè inquina le falde e può provocare anche piccoli terremoti, può comunque permettere di estrarre il 20% degli idrocarburi presenti, quando va bene. Quindi anche se il giacimento è enorme (e questo lo si è capito da poco, perchè la sua esistenza si conosce da 20 anni almeno) Repsol già aveva gettato la spugna degli investimenti in quel campo e nell’ultima lettera che Brufau aveva inviato al governo argentino, si dichiarava disposto a cercare un alleato (proprio in Cina) perchè non poteva permettersi una spesa del genere.
    Ora capite bene che per il governo argentino non è possibile farcela da solo, per questo ha mantenuto YPF come una SpA, sicuramente cercherà partner esterni per l’estrazione, magari proprio i cinesi, ma imporrà le sue condizioni, non quelle di Repsol. Tutto questo in un ambito di calo dei consumi e di dubbio ritorno degli investimenti, quindi è una grossa scommessa.

    Insomma come al solito i calcoli sono economici, il solito BAU (Business As Usual) del capitalismo. Per questo molti analisti marxisti insistono sul fatto che non sempre nazionalizzare significa redistribuire ricchezza e democratizzare una risorsa, men che meno se, ripeto, YPF rimane una società per azioni.
    Intendiamoci, CFK ha fatto benissimo a ridare al paese ciò che era suo, ma alla popolazione rimarrano l’orgoglio con le briciole, dispensate con il solito stile peronista.

    A meno che CFK non abbia in mente di dare una svolta totale nell’ambito delle risorse energetiche, lasciar perdere gli idrocarburi non convenzionali e puntare su risparmio e rinnovabili. Magari mi sbaglio, ma non la vedo così sagace.

    Ricbo

    Per chi conosce lo spagnolo, più informazioni qui:

    http://crashoil.blogspot.com.es/2012/04/causa-y-efecto.html
    http://diagonalperiodico.net/Y-despues-de-Repsol-que.html
    http://www.rebelion.org/seccion.php?id=9

  • Allarmerosso

    Sarebbe impossibile c’è gente che contro i suoi stessi interessi non sarebbe d’accordo.
    Comunque è un sogno a cui penso sempre !

  • istwine

    chiedi a Seminerio di costruirti un modello transazione per transazione per spiegare ciò che scrive nell’articolo “il mistero argentino” e vedrai che neanche lui sa di cosa sta parlando.

  • castigo

    o potresti farlo tu, che evidentemente sai di cosa parli.
    perché non è che stai facendo solo illazioni sulla preparazione dell’articolista, vero?

  • Allarmerosso

    Intanto noi qui abbiamo il pareggio di bilancio in Costutuzione senza che se ne sappia nulla nei media principali. Le imprese chiudono, le piccole aziende sono nel dramma le tasse sono a livelli medioevali , insostenibili.
    E tu tiri fuori l’economist che non pubblica i dati sull’inflazione argentina , fidati un motivo c’è se l’Economist non pubblica più i dati sull’inflazione. Lo spauracchio dell’inflazione è una presa in giro talmente plateale che chi ne parla non pensa mai all’inflazione che ha la moneta che hai in tasca , l’Euro si è inflazionato in 10 anni più di quanto abbia mai fatto qualunque moneta in 100 anni. l’iperinflazione la stiamo vivendo noi qui in Italia ed in europa.

  • Allarmerosso

    Wall street journal e The Economist … ????

    APPOSTO !!!

  • geopardy

    Non conosco la situazione estrattiva argentina, ma se è come sostiene Ricbo, allora non posso altro che dargli ragione.

    L’atto ha, comunque, secondo me, un non sottovalutabile risvolto politico internazionale.

    Mi rimane il dubbio sulla reazione della Spagna, se fosse così, non dovrebbe prendersela granchè; ma forse è il risvolto politico che l’infastidisce.

    Ciao

    Geo

  • istwine
  • castigo

    articolo molto ben strutturato, con ampi rimandi alla relazione ufficiale della BCRA.
    sulla base della quale giunge a conclusioni opposte, come d’altronde è logico aspettarsi da un sostenitore della MMT, che si dice abbia “salvato” l’argentina.
    un ulteriore spunto di riflessione del quale ti ringrazio, ma che lascia non risolti i molti dubbi che ho sulla reale situazione argentina.

  • istwine

    tranquillo, l’ho scritto io l’articolo e io sono lo stesso che ha sottolineato più volte che la MMT non ha granché a che fare con l’Argentina (se non per il Plan Jefes). comunque, un consiglio, lascia perdere Seminerio, non ho nulla contro di lui personalmente, ma si occupa di tutto e di niente senza approfondire nulla in particolare quindi sa cosa succede in Argentina più o meno quanto ne può sapere l’ultimo degli stronzi che scrive su Repubblica.

    il punto è sempre che se uno scrive un articolo deve sapere di cosa parla e saperlo dimostrare. gli articoli di Seminerio (non tutti) sono propaganda piatta.

  • pippo74

    Io non ne so molto di Argentina, ma sono andato a vedermi l’ultimo World Economic Outlook del FMI http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2012/01/pdf/text.pdf vai a pagina 196 del report e leggi le performance del PIL dell’Argentina dal 1994-2003, dal 2004-2011 e le proiezioni per il 2012-2017. Ti dicono niente?; poi vai a pag. 65 e leggi i dati riguardanti l’indice dei prezzi al consumo (altro che 25/30% di inflazione come qualche bontempone scrive sopra!); giacchè ci sei dai un’occhiata al saldo delle partite correnti (in sostanziale pareggio o leggerissimo deficit) e al tasso di disoccupazione. Fatti due risate.

    Ah dimenticavo, il FMI prima pubblica i dati, poi memore dei fallimenti delle sue politiche iperliberiste (praticate a manbassa durante la crisi dello stato sudamericano che portò al suo default) per non far troppa brutta figura mette le mani avanti, dicendo nelle note a piè di pagina che forse i dati non sono totalmente corretti (sic!) e potrebbero essere sovrastimati per quanto concerne la crescita e sottostimati per l’inflazione. A me sa tanto di paraculismo.
  • Johnny_Cloaca

    Ma che cazzo vai blaterando? Che c’entra l’Italia? Lo “spauracchio” dell’inflazione…ho capito abbiamo a che fare con un nuovo Krugman a cui non frega un cazzo che qualcuno gli metta furtivamente le mani nel portafoglio e gli sfili i risparmi di una vita. “Tanto lo fanno tutti.” Diamo un nome alle cose: in Europa c’è stagflazione; altrimenti i mutui sarebbero pagati con un semplice uovo.

  • Georgejefferson

    e quanto aumentano gli stipendi di tutti?l’iperinflazione si ha col crescendo veloce dei prezzi e fermo progressivo dei redditi,o sbaglio,perche non ci dai i dati del dinamismo di tali redditi?si spiega in austria questo,o solo che hai poveri miliardari privati si diminuisce l’utile?

  • Johnny_Cloaca

    Quando gli stipendi di tutti aumentano i poveri fessi sono già stati derubati dalla redistribuzione della ricchezza. Peccato, se non sei amichetto dello zio Mario o dello zio Ben puoi benissimo crepare per le strade.

    Non confondere cause con effetti. L’iperinflazione si ha quando l’inflazione monetaria è fuori controllo ed invade l’economia più ampia costantemente, tanto che le persone perdono fiducia in quel mezzo di scambio e smettono di usarlo.