L’ARGENTINA NAZIONALIZZA L’INDUSTRIA PETROLIFERA

E BUTTA FUORI SPAGNOLI E ITALIANI

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

“Che bello vivere in un mondo dove non esiste più la guerra fredda. E sarebbe ancora più bello vivere in un mondo in cui non esiste neppure la guerra. Per il momento prendiamo atto che c’è la guerra calda e quindi ci adattiamo al territorio. Si tratta, pertanto, di interessi strategici nazionali, perché si tratta di difendere gli interessi della nazione e il futuro e il destino dei nostri figli e nipoti. Così si costruisce la base della democrazia diretta. E’ bene che chi ha orecchie senta molto bene, perché si volta pagina. Le nostre risorse, la nostra ricchezza, la nostra industria, i nostri prodotti, sono prima di tutto: nostri. Cioè degli imprenditori e dei lavoratori. Della nazione. E lo Stato ne garantisce la sovranità e li cautela”.

Sembra un bollettino di guerra, e infatti lo è.

E’ la prima parte di un discorso ufficiale della presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, nel quale, ieri mattina 16 aprile, ha annunciato l’espropriazione e la nazionalizzazione definitiva dell’azienda “Yacimientos Petroliferos Fiscales” meglio nota come YPF, la cui contrastata e discussa gestione apparteneva alla iberica Repsol, di proprietà del governo spagnolo e gestita da una holding europea finanziata dalla BCE attraverso la compartecipazione di Banco Santander, Banco de Bilbao, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di Milano, Societe Generale, Credit Agricole, Eni, Deutsche Bank.

“Un gravissimo colpo per l’economia spagnola e per l’Europa, un atto incivile che noi protestiamo e che porteremo sul tavolo della prossima riunione giovedì 19 aprile del Fondo Monetario Internazionale” ha dichiarato Rubèn Soquera di Repsol a Madrid.

Axel Kicillov, vice-ministro dell’economia è ufficialmente la persona incaricata dal punto di vista tecnico-fiscale a gestire il passaggio delle quote, di cui il 51% andrà al Banco de la Naciòn e il 49% andrà alle regioni nelle quali si trovano i pozzi petroliferi. Il prezzo stabilito dagli spagnoli si aggira sui 18 miliardi di euro, mentre il calcolo effettuato dagli argentini (va da sé) è di molto inferiore e il prezzo definitivo sarà l’unico punto sul quale si svolgerà la discussione. E’ stata presentata, infatti, una legge in parlamento che verrà approvata con una maggioranza totale, intorno all’88%: tutti i partiti eletti l’appoggiano.

Julio de Vido, ministro della Pianificazione sociale e dello sviluppo economico ha dichiarato: “per cinquecento anni gli europei, prima con i conquistadores, poi con le banche italiane, poi con l’esercito inglese e infine con la finanza speculativa gestita dalla BCE e da Wall Street, hanno rubato al popolo argentino le risorse naturali di oro, argento, petrolio, zucchero, limoni, acqua, soia, pellame, per costruire la propria ricchezza spropositata con un’ottica schiavista e miope, tant’è vero che l’Europa sta affondando schiacciata in una crisi che non ha sbocchi. E’ arrivato il momento che le nazioni si riapproprino della sovranità nazionale dando al popolo la proprietà di ciò che è loro: i prodotti del territorio nazionale. Lo Stato si fa garante e gestisce le risorse come bene comune da condividere per avere i soldi e lanciare un piano di grandi massicci investimenti per la costruzione di lavoro, occupazione e ripresa”.

E’ con questo atto (meticolosamente preparato e -con grande effetto politico- presentato pubblicamente alla vigilia dell’incontro internazionale di Washington del Fondo Monetario Internazionale) che la Kirchner si prepara al suo viaggio in Usa, dove va a scontrarsi con il suo nemico pubblico n.1: Christine Lagarde, presidente del Fondo.

L’annuncio ha gettato nello scompiglio la borsa di Madrid, perché la Repsol perde l’8,2% e la società italiana Tenaris quotata a Milano va sotto del 4,5%, essendo la Tenaris impegnata come società delegata alla tecnica di estrazione e raffinazione del greggio.

Attraverso quest’atto, l’Argentina ha calcolato che risparmierà 8 miliardi di euro nei soli sei mesi del 2012 e 22 miliardi nel 2013. I 30 miliardi così ottenuti verranno investiti per la costruzione di grandi opere di infrastruttura nelle sei regioni dove c’è petrolio. In un messaggio a sorpresa (annunciato soltanto qualche ora prima) la presidente ci ha tenuto a comunicare la scelta direttamente alla nazione in un messaggio diramato su tutte le televisioni, sia in terrestre che in satellitare digitale. Il progetto è stato definito “Soberanía hidrocarburífera de la República Argentina”, (sovranità nella gestione degli idrocarburi della Repubblica Argentina) e sostiene che “l’obiettivo primario consiste nell’essere totalmente autosufficienti nel settore energetico per garantire la libertà, l’indipendenza e il diritto all’esercizio della sovranità dello Stato centrale. Ci tengo a precisare che il fine ultimo non consiste nella nazionalizzazione bensì nel recupero immediato della sovranità e controllo delle risorse prodotte dai singoli territori nazionali”.
L’impatto di tale atto ha prodotto una gigantesca scossa tellurica nel settore economico in tutto il continente, soprattutto nelle nazioni più povere del centro-america, Ecuador, Guatemala, Honduras, Costa Rica, dove le multinazionali statunitensi e italiane sono proprietarie del 95% della produzione locale di banane, mangos, ananas, per produrre i succhi di frutta che l’occidente beve e che poi distribuisce con i propri marchi nazionali.
A conclusione del discorso, la Kirchner, in conferenza stampa ci ha tenuto ad aggiungere la chicca demagogica che sta diventando il fiore all’occhiello del Sudamerica e del Mercosur (sarebbe il corrispondente sudamericano dell’Unione Europea: Argentina, Cile, Bolivia, Paraguay, Uruguay, Perù, Brasile e Venezuela) ricordando con enfasi che “l’Argentina è per il momento l’unico ma speriamo soltanto il primo di una lunga lista di paesi al mondo che non importa nulla dalla Cina perché noi produciamo in patria. Nel nostro territorio non esiste nessun manufatto sul quale è scritto made in China: noi siamo umanamente, politicamente e culturalmente contro lo schiavismo che abbiamo sempre combattuto e seguiteremo a combattere sempre. Siamo per l’autodeterminazione dei popoli e per il ripristino della sovranità nazionale”.

Due giorni fa, il ragionier ultra-liberista Mario Monti ha fatto sapere che non parteciperà alla riunione internazionale del Fondo Monetario.
In Argentina (e in tutto il Sudamerica) la notizia è stata abbondantemente commentata come una manifestazione di debolezza e vigliaccheria dell’Italia come nazione.
“Hanno paura di presentarsi a un dibattito internazionale. Sanno di essere esposti. E’ iniziata la rivolta degli schiavi. E’ la fine di un’epoca. Monti e i suoi amici possono esibire soltanto e unicamente le impietose cifre di un colossale fallimento economico, politico, culturale che sta mettendo in ginocchio il Mediterraneo uccidendone la grande civiltà. Ma soprattutto esistenziale. In Europa si suicidano. Da noi si va a ballare il tango esaltati dal senso ritrovato di una identità nazionale”. Così si legge nell’editoriale di Pagina ½, la più radicale pubblicazione argentina che per lunghi anni è stata la fiera opposizione intellettuale contro la Kirchner ma che ha cominciato ad appoggiarla da un anno a questa parte, da quando la presidente ha scelto e deciso di andare da sola all’attacco del Fondo Monetario Internazionale e della BCE: E’ proprio guerra dichiarata.
Notoriamente vezzosa, avida di scarpe e costosi abiti dei migliori sarti francesi, la Kirchner (che è femminista) intervenendo a un seminario sul lavoro femminile e sulla parità di genere dei salari, fortemente sollecitata a dare un’opinione sulla Lagarde, ha detto: “Ragazze, non pungolatemi troppo. Ciascuno fa le proprie scelte. Posso dire soltanto una cosa, ma è una mia opinione: non sa vestirsi e non ha gusto”.
Il che, detto e inviato a una aristocratica signora nata e cresciuta a Parigi, è davvero clamoroso.
Non vi è dubbio: è iniziata la rivolta degli schiavi.
Come dire. Il sud del mondo bussa alla porta del ricco settentrione..
E non è certo un caso che tutto ciò avvenga nella più meridionale nazione del pianeta Terra, più sotto c’è soltanto il polo sud.
Ma per il momento, gli iceberg sembrano aggirarsi nel Mar Mediterraneo.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/04/largentina-nazionalizza-lindustria.html
17.04.2012

37 Commenti
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Tanita
Tanita
17 Aprile 2012 13:39

ARGENTINA TE QUIERO!

NUNCA DE RODILLAS!

lucamartinelli
lucamartinelli
17 Aprile 2012 13:57

Non c’è nulla da commentare…..sembra una magia…grande presidentessa…Kirchner

gattocottero
gattocottero
17 Aprile 2012 14:00

Un sogno: la gestione di Autostrade che ritorna pubblica qui in Italia!!!

RicBo
RicBo
17 Aprile 2012 14:19

Andiamoci piano con l’entusiasmo. Intanto, ricordo che il marito di CFK, ora deceduto, fu entusiasta nel 93 della vendita di YPF perchè si intascava, come governatore di provincia, parecchi milioni di dollari. Poi, non è sempre vero che nazionalizzare significa redistribuire la ricchezza e democratizzare una risorsa, e in questo caso men che meno. CFK ha chiaramente detto che YPF continuerà ad essere una SpA, questo significa che il controllo passerà da una multinazionale che è spagnola solo in parte (anche se ha conservato la sede nella penisola iberica) ai caciques (cacicchi) della locale borghesia emergente peronista. Al popolo resteranno le briciole, insieme al ritrovato orgoglio nazionale, che però non dà da mangiare. Poi spero che la presidenta abbia fatto bene i conti, perchè il dazio da pagare sarà enorme e questo non consentirà di sfruttare le risorse fossili di Vaca Muerta che sembrano il pretesto della mossa nazionalizzatrice. Queste risorse sono non convenzionali, cioè richiedono per l’estrazione molti soldi e tecnologia che il paese non ha, ad oggi. A meno che CFK non abbia considerato il suo paese è arrivato al picco del petrolio, e voglia quindi compiere una svolta nella politica energetica. Non la faccio così sagace, ma… Leggi tutto »

Tanita
Tanita
17 Aprile 2012 15:22

scommetto che hai letto Repubblica!!!! Senti, è andata cosi: Durante il periodo dell-ultra neoliberista e ultra-idiota Menem YPF venne privatizzata, previo svuotamento. Ciò che Kirchner appoggiò fu che ci fossero regalie per le provincie petrolifere. Intanto Repsol acquistò l’azienda e la pagò CON GLI INTROITI DELLA PROPRIA AZIENDA, quindi non ha intestito niente. Poi per contratto doveva fare investimenti e soddisfare la domanda interna, non lo fece. Siccome “i patti vanno onorati”, allora il governo si riprende l’azienda e tutti noi la paghiamo di nuovo. Non ci sarà tanto dazio da pagare, credimi. Noi sappiamo cosa ci ricompriamo. Il primo pozzo di petrolio in Argentina è stato scoperto nel 1907 ed YPF è stata la grande azienda petrolifera del sudamerica fino a quando ci hanno saccheggiato perbene con l’appoggio del FMI, di Bush senior e di tutta questa bella gente. Ce ne occupiamo noi della nostra azienda, che la conosciamo benissimo e abbiamo tecnici e specialisti sin d’avanzo per farlo. Sei sbagliatissimo sui “caciques”. Io direi di guardare che razza di governi avete voi lì in Europa. Perchè se per caso ci fosse qualche “cacique”, sarà sempre meglio che un impiegato delle banche strozzine, dei bankster e warmongers come quelli… Leggi tutto »

patrocloo
patrocloo
17 Aprile 2012 15:29

E’ vero che nazionalizzare non significa automaticamente redistribuire ricchezza, ma è altrettanto vero che per redistribuire ricchezza occorre necessariamente passare per una nazionalizzazione. O almeno per una socializzazione (lo so, è un termine “fascista” e ti darà fastidio, ma non posso farci niente..).
Non ho capito il tuo riferimento a Vaca Muerte, che non è menzionato nell’articolo, ma va bene così…se serve a portare acqua al tuo mulino..-)

Per me chi toglie potere all’usura internazionale, fosse anche per farci i fattacci suoi, è un benemerito dell’umanità. E tanto mi basta.

patrocloo
patrocloo
17 Aprile 2012 15:32

Bella risposta. I miei più sinceri complimenti 🙂

patrocloo
patrocloo
17 Aprile 2012 15:32

…ed anche bella donna!

Johnny_Cloaca
Johnny_Cloaca
17 Aprile 2012 16:14

Nazionalizzazione a tutto spiano. Protezionismo più becero. E la chicca sulla torta poi:

http://online.wsj.com/article/SB10001424052702303404704577313761154794238.html?mod=WSJ_Opinion_BelowLEFTSecond

Cry for Argentina.

xcalibur
xcalibur
17 Aprile 2012 16:15

Grande, mitica Cristina Kirchner!

RicBo
RicBo
17 Aprile 2012 16:31

io non leggo repubblica. in questo caso mi sono informato su diagonalperiodico e rebelion. chiarisco: secondo me gli argentini hanno fatto benissimo a riprendersi ciò che era loro e sono stati molto furbi a farlo solo dopo che repsol aveva scoperto un grosso giacimento, anche se non convenzionale. per questo Brufau (il capo di repsol) è incazzato nero. detto questo però starei attento a non santificare CFK, perchè una SpA non è una società pubblica. l’argentina ha già raggiunto il picco del petrolio, ma ho grossi dubbi che voglia rinunciare a questo business.

siletti86
siletti86
17 Aprile 2012 16:53

Ottima cosa: ma non riderò ancora in quanto non basta che abbiano cacciato italiani e spagnoli. Devono cacciare, e di brutto, anche francesi, inglesi, tedeschi ed americani. Nell’America latina festggiarono tantissimo la cacciata degli spagnoli: ma poi arrivarono gli americani….

Tanita
Tanita
17 Aprile 2012 17:22

Non credo che sia il caso di cry for Argentina.
I pianti sono tutti da altre parti, in questi ultimi tempi.
L’Argentina sin dal 2003 cresce all’8% promedio (PIL).

Tutti i nostri fundamentals vanno benissimo.

E lavoriamo insieme con i nostri vicini…

Jor-el
Jor-el
17 Aprile 2012 18:18

E chissene sbatte del Wall Street Journal che, naturalmente, agita lo spettro dell’inflazione?

Johnny_Cloaca
Johnny_Cloaca
17 Aprile 2012 18:51

Il paese sud-americano oggi a dispetto del suo illusorio boom innescato dall’interventismo governativo e da misure mercantiliste, sta mettendo le basi per il collasso futuro, il che è talmente evidente che persino l’Economist, ha smesso di riportare i dati ufficiali del governo Argentino sull’inflazione arrivata oramai secondo stime indipendenti fra il 20 e il 25%. Su questa strada sarà presto iper-inflazione e un nuovo crash finanziario.

nuvolenelcielo
nuvolenelcielo
17 Aprile 2012 19:40

è senza senso dire che manca la tecnologia. I venezuelani hanno imparato dai russi e dai cinesi, non ci sono mica solo gli occidentali. basta fare dei contratti con chi ti porta la tecnologia, sai che problema… Non si capisce bene questa tua ostilità contro tutto ciò che non vada nella direzione nel mondialismo. Poi mi sembra che si parli di nazionalizzazione, nazionalizzazione significa controllo dello stato su privati, non Exxon Mobile. Sei pregato di spiegarti meglio quando salti fuori con queste risposte slogan, e magari di citare le tue fonti se ne hai.

Tao
Tao
17 Aprile 2012 20:51

Cristina Fernández de Kirchner ha annunciato ieri l’inizio di un processo che porterà ad una rinazionalizzazione di fatto del 51% della compagnia petrolifera YPF, svenduta da Menem nel 1992 alla spagnola Repsol. Dalla Spagna giungono quasi venti di guerra contro il governo argentino ad accultare da una parte la fragilità e l’incapacità del governo Rajoy ad affrontare la crisi e dall’altra la verità sulla privatizzazione di YPF e sull’azione delle multinazionali iberiche in America latina. Con la memoria di un elefante (che la battuta dispiaccia al Borbone non importa), ricordiamo alcune verità che Madrid non gradisce. È così che Repsol è diventata una delle più importanti compagnie petrolifere al mondo pur battendo la bandiera di un paese che in sé non possiede una goccia di petrolio. Pagando profumate tangenti ai più corrotti dei politici, profittando fino all’ultimo della stagione neoliberale, imponendo patti leonini sul mercato del lavoro, con uno scarsissimo rispetto per l’ambiente, prosciugando materie prime non rinnovabili dei paesi che ahi loro, avevano aperto le porte. Nessuno più di Repsol può essere perciò allergico alle parole con le quali Cristina Fernández de Kirchner ha annunciato il percorso legislativo che porterà al recupero della proprietà pubblica del 51% di YPF… Leggi tutto »

Giancarlo54
Giancarlo54
18 Aprile 2012 1:24

Brava Cristina.

Tonguessy
Tonguessy
18 Aprile 2012 2:01

“Un gravissimo colpo per l’economia spagnola e per l’Europa, un atto incivile”

Finalmente si scoprono le carte: la decantata Civiltà (occidentale) sta tutta nel colonialismo. Chi si ribella è incivile. Proprio come nel ‘500 e ‘600. Ma oggi i fucili li hanno tutti, mica solo conquistadores e pionieri. Ecco quindi la versione aggiornata della “scontro di civiltà” di Huntington. Siamo in attesa degli inevitabili sviluppi.

Indio
Indio
18 Aprile 2012 2:37

Speriamo non la facciano ammalare di cancro

geopardy
geopardy
18 Aprile 2012 2:38

Un altro duro colpo all’imperialismo, mi sa che ne vedremo delle belle in futuro.
Non vedo splendere il sole sul futuro dell’Europa, costretta ad esercitare una sorta di colonialismo interno tra nord e sud, che sta, di fatto, già avvenendo con la storia dello spred.

Chiaro, restingendosi le possibilità esterne di sfruttamento e se nulla accadesse ad impedirlo, quella logica perversa porterà la legge della giungla all’interno della sempre più “selvaggia” Europa.

Riusciremo a trovare una nuova solidarietà?

Se sì, una speranza c’è, se la risposta sarà negativa, secondo me, l’UE potrebbe già non esistere più nel prossimo decennio.

Ritengo più facile unire il Sud America che l’Europa, se non altro, per una certa uniformità culturale e linguistica (escluso il Brasile, che, comunque, ha una lingua non così differente dagli altri paesi).

Se continua così il Mediterraneo, così bisfrattato in Europa, avrà la sua rivincita oltre oceano, un po’ come gli Usa l’hanno avuta nei confrionti della Gb.

Ciao

Geo

geopardy
geopardy
18 Aprile 2012 2:41

Un altro duro colpo all’imperialismo, mi sa che ne vedremo delle belle in futuro. Non vedo splendere il sole sul futuro dell’Europa, costretta ad esercitare una sorta di colonialismo interno tra nord e sud, che sta, di fatto, già avvenendo con la storia dello spred.

Chiaro, restingendosi le possibilità esterne di sfruttamento e se nulla accadesse ad impedirlo, quella logica perversa porterà la legge della giungla all’interno della sempre più “selvaggia” Europa.

Riusciremo a trovare una nuova solidarietà?

Se sì, una speranza c’è, se la risposta sarà negativa, secondo me, l’UE potrebbe già non esistere più nel prossimo decennio.

Ritengo più facile unire il Sud America che l’Europa, se non altro, per una certa uniformità culturale e linguistica (escluso il Brasile, che, comunque, ha una lingua non così differente dagli altri paesi).

Se continua così il Mediterraneo, così bisfrattato in Europa, avrà la sua rivincita oltre oceano, un po’ come gli Usa l’hanno avuta nei confrionti della Gb.

Ciao

Geo

castigo
castigo
18 Aprile 2012 4:17

un paio di articoli forse contro corrente ma molto interessanti:

http://phastidio.net/2012/04/04/argentina-un-disastro-che-attende-di-accadere/

http://phastidio.net/2012/02/15/il-mistero-argentino/

sono perfettamente d’accordo alla nazionalizzazione delle risorse strategiche.
dovremmo farlo anche in italia, altro che “pareggio di bilancio” in costituzione.
ma attenzione, non è tutto oro quel che luccica, soprattutto se mancano alcuni dettagli abilmente sottaciuti dal demagogo di turno…..

Tao
Tao
18 Aprile 2012 6:17

Credo che pochissime persone siano riuscite a stabilire il nesso causa-effetto che sta dietro la nazionalizzazione di YPF in Argentina. Questo paese infatti ha superato da anni il suo particolare picco del petrolio e da 3 anni le esportazioni sono calate drasticamente, mentre le importazioni non bastano a colmare il disavanzo, complice un’inflazione a 2 cifre, per cui in molte province c’è già scarsità di combustibile. L’intreccio tra economia e disponibilità di risorse energetiche è intricato, ed è difficile stabilire se i mancati investimenti che sono all’origine della disputa fra Brufau e Kirchner siano la causa scatenante della nazionalizzazione di YPF o non piuttosto l’effetto di un inarrestabile e rapido calo estrattivo di fronte al quale il governo argentino ha deciso di tenere quel poco che resta della torta tutto per sè, mascherandolo di orgoglio nazionalista (senza contare che l’emergente borghesia peronista scalpitava dietro alla presidenta e dargli YPF è stato un ottimo modo per creare consenso politico). Di certo Repsol conosce bene la questione, tanto che da un anno stava trattando con i cinesi la vendita di YPF perchè non più redditizia, ovviamente secondo i parametri di espoliazione di una multinazionale come quella, e sta dirigendo tutte le sue… Leggi tutto »

Allarmerosso
Allarmerosso
18 Aprile 2012 6:58

Sarebbe impossibile c’è gente che contro i suoi stessi interessi non sarebbe d’accordo.
Comunque è un sogno a cui penso sempre !

istwine
istwine
18 Aprile 2012 6:59

chiedi a Seminerio di costruirti un modello transazione per transazione per spiegare ciò che scrive nell’articolo “il mistero argentino” e vedrai che neanche lui sa di cosa sta parlando.

castigo
castigo
18 Aprile 2012 7:13

o potresti farlo tu, che evidentemente sai di cosa parli.
perché non è che stai facendo solo illazioni sulla preparazione dell’articolista, vero?

Allarmerosso
Allarmerosso
18 Aprile 2012 7:26

Intanto noi qui abbiamo il pareggio di bilancio in Costutuzione senza che se ne sappia nulla nei media principali. Le imprese chiudono, le piccole aziende sono nel dramma le tasse sono a livelli medioevali , insostenibili.
E tu tiri fuori l’economist che non pubblica i dati sull’inflazione argentina , fidati un motivo c’è se l’Economist non pubblica più i dati sull’inflazione. Lo spauracchio dell’inflazione è una presa in giro talmente plateale che chi ne parla non pensa mai all’inflazione che ha la moneta che hai in tasca , l’Euro si è inflazionato in 10 anni più di quanto abbia mai fatto qualunque moneta in 100 anni. l’iperinflazione la stiamo vivendo noi qui in Italia ed in europa.

Allarmerosso
Allarmerosso
18 Aprile 2012 7:27

Wall street journal e The Economist … ????

APPOSTO !!!

geopardy
geopardy
18 Aprile 2012 7:31

Non conosco la situazione estrattiva argentina, ma se è come sostiene Ricbo, allora non posso altro che dargli ragione.

L’atto ha, comunque, secondo me, un non sottovalutabile risvolto politico internazionale.

Mi rimane il dubbio sulla reazione della Spagna, se fosse così, non dovrebbe prendersela granchè; ma forse è il risvolto politico che l’infastidisce.

Ciao

Geo

istwine
istwine
18 Aprile 2012 7:37
castigo
castigo
18 Aprile 2012 8:45

articolo molto ben strutturato, con ampi rimandi alla relazione ufficiale della BCRA.
sulla base della quale giunge a conclusioni opposte, come d’altronde è logico aspettarsi da un sostenitore della MMT, che si dice abbia “salvato” l’argentina.
un ulteriore spunto di riflessione del quale ti ringrazio, ma che lascia non risolti i molti dubbi che ho sulla reale situazione argentina.

istwine
istwine
18 Aprile 2012 9:12

tranquillo, l’ho scritto io l’articolo e io sono lo stesso che ha sottolineato più volte che la MMT non ha granché a che fare con l’Argentina (se non per il Plan Jefes). comunque, un consiglio, lascia perdere Seminerio, non ho nulla contro di lui personalmente, ma si occupa di tutto e di niente senza approfondire nulla in particolare quindi sa cosa succede in Argentina più o meno quanto ne può sapere l’ultimo degli stronzi che scrive su Repubblica.

il punto è sempre che se uno scrive un articolo deve sapere di cosa parla e saperlo dimostrare. gli articoli di Seminerio (non tutti) sono propaganda piatta.

pippo74
pippo74
18 Aprile 2012 9:43

Io non ne so molto di Argentina, ma sono andato a vedermi l’ultimo World Economic Outlook del FMI http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2012/01/pdf/text.pdf vai a pagina 196 del report e leggi le performance del PIL dell’Argentina dal 1994-2003, dal 2004-2011 e le proiezioni per il 2012-2017. Ti dicono niente?; poi vai a pag. 65 e leggi i dati riguardanti l’indice dei prezzi al consumo (altro che 25/30% di inflazione come qualche bontempone scrive sopra!); giacchè ci sei dai un’occhiata al saldo delle partite correnti (in sostanziale pareggio o leggerissimo deficit) e al tasso di disoccupazione. Fatti due risate.

Ah dimenticavo, il FMI prima pubblica i dati, poi memore dei fallimenti delle sue politiche iperliberiste (praticate a manbassa durante la crisi dello stato sudamericano che portò al suo default) per non far troppa brutta figura mette le mani avanti, dicendo nelle note a piè di pagina che forse i dati non sono totalmente corretti (sic!) e potrebbero essere sovrastimati per quanto concerne la crescita e sottostimati per l’inflazione. A me sa tanto di paraculismo.
Johnny_Cloaca
Johnny_Cloaca
18 Aprile 2012 14:50

Ma che cazzo vai blaterando? Che c’entra l’Italia? Lo “spauracchio” dell’inflazione…ho capito abbiamo a che fare con un nuovo Krugman a cui non frega un cazzo che qualcuno gli metta furtivamente le mani nel portafoglio e gli sfili i risparmi di una vita. “Tanto lo fanno tutti.” Diamo un nome alle cose: in Europa c’è stagflazione; altrimenti i mutui sarebbero pagati con un semplice uovo.

Georgejefferson
Georgejefferson
18 Aprile 2012 17:37

e quanto aumentano gli stipendi di tutti?l’iperinflazione si ha col crescendo veloce dei prezzi e fermo progressivo dei redditi,o sbaglio,perche non ci dai i dati del dinamismo di tali redditi?si spiega in austria questo,o solo che hai poveri miliardari privati si diminuisce l’utile?

Johnny_Cloaca
Johnny_Cloaca
18 Aprile 2012 18:40

Quando gli stipendi di tutti aumentano i poveri fessi sono già stati derubati dalla redistribuzione della ricchezza. Peccato, se non sei amichetto dello zio Mario o dello zio Ben puoi benissimo crepare per le strade.

Non confondere cause con effetti. L’iperinflazione si ha quando l’inflazione monetaria è fuori controllo ed invade l’economia più ampia costantemente, tanto che le persone perdono fiducia in quel mezzo di scambio e smettono di usarlo.