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LA TRAGICA STORIA DI ASHLEY

UNO STRAZIANTE ESEMPIO DI COME IL COLLASSO ECONOMICO DELL’AMERICA STIA DISTRUGGENDO VITE

FONTE: THE ECONOMIC COLLAPSE BLOG

Quella che state per leggere è forse la più straziante storia in cui mi sia mai imbattuto. È talmente tragica che non sono mai abbastanza sicuro di come introdurla. Un po’ di tempo fa una lettrice di nome Ashley mi ha mandato una mail che descriveva il terribile incubo che ha vissuto nel corso dell’anno passato. La mail di Ashley era diversa dalla maggior parte delle mail che ricevevo di solito, e le ho risposto subito ponendole alcune domande. Una delle domande più importanti era se voleva veramente che condividessi la sua storia con il pubblico. La privacy è un bene così prezioso e volevo farle capire che se avessi condiviso la sua storia migliaia e migliaia di persone avrebbero finito per conoscerla. Dopo aver considerato cosa dovevo dire, Ashley ha affermato che era sicura al 100%, che io avrei dovuto condividere la sua storia perchè si sentiva che avrebbe davvero potuto aiutare molte persone.

A volte può sembrare facile perdersi nei numeri e dimenticare che questa economia sta veramente distruggendo delle vite. La verità è che oggi ci sono milioni di americani là fuori che stanno male proprio come Ashley. La sua storia è più drammatica di molte altre, ma non significa che non conosciamo qualcuno che possa usare il nostro aiuto. In America abbiamo perso lo spirito comunitario, e milioni e milioni di persone come Ashley stanno naufragando.

Non riesco nemmeno ad immaginare la situazione che Ashley ha dovuto affrontare lo scorso anno. Se ci pensate, per favore dite una preghiera per lei. E lasciate che questa storia sia un’ispirazione per tutti noi, per smettere di essere così insensibili e aiutare chi ne ha bisogno.

La seguente è la storia di Ashley, come me l’ha raccontata lei stessa.

Caro Michael,
il mio nome è Ashley. Vivo a nord di New York e leggo il tuo blog “Economic Collapse” dall’anno scorso. Ogni cosa che hai detto è vera. La nostra economia sta morendo, e il collasso economico ha distrutto le vite di molte, molte persone. Io dovrei saperlo. Sono una di quelle. Ho perso la mia casa, la mia macchina, i miei piedi e mio padre, tutto in soli sette mesi.

Io e mio padre avevamo una fantastica vita insieme. Mi ha cresciuto da genitore single. Mia madre è morta durante il parto. Così eravamo solo io e lui, le cose erano stupende per noi, ma poi tutto cambiò.

Nel Settembre del 2009 mio padre fu lasciato a casa dal suo lavoro dopo 26 anni. Cercò duramente di trovare un altro lavoro, ma senza risultato. La crisi economica era terribile. Come conseguenza della perdita di reddito, non fu in grado di continuare a pagare il mutuo e la macchina. La nostra macchina fu pignorata , e non molto tempo dopo, la banca ci precluse la possibilità di riscattare l’ipoteca, perdemmo la nostra casa.

Ci spostammo in un appartamento con l’affitto basso, un buco nel muro e per i mesi seguenti vivemmo dei suoi risparmi e sussidi di disoccupazione. Infine, nel Dicembre del 2009, fui fortunata abbastanza da trovare un lavoro part time in in una pizzeria. Era molto lontano dal nostro appartamento, ma avevamo seriamente bisogno di soldi. Così accettai il lavoro.

Nel mezzo dell’inverno, i miei vecchi stivali da neve, che mi erano durati lungo parecchi terribili inverni, stavano iniziando a deteriorarsi rapidamente. Avevano buchi ovunque e anche le cuciture si stavano spaccando. I miei piedi erano infradiciati e congelati tutto il giorno. A quel punto eravamo già fortunati ad avere il cibo in tavola. Dovevamo stare attenti ad ogni centesimo. Non potevamo permetterci di prendermi nuovi stivali. Così dovevo arrangiarmi con quelli che avevo. Mi padre lavorava affannosamente per cercare di ripararli. Spendeva ore ad incollarli e sigillarli col nastro adesivo. In aggiunta a questo raddoppiai i miei calzini e indossai sacchetti di plastica dentro ai miei stivali, ma non servì a niente. I miei piedi erano ancora bagnati fradici.

Un giorno, a metà Febbraio 2010, feci l’ultima camminata sui miei piedi. C’era un’enorme bufera di neve fuori, ma non potevamo permetterci di perdere un giorno di paga. Così mi avventurai fuori nella tempesta e affrontai la lunga camminata verso il lavoro. Come al solito i miei piedi si erano congelati e inzuppati dopo pochi minuti che ero uscita dall’appartamento, ma non c’era altra scelta se non tirarli fuori. Così andai avanti. Una volta arrivata al lavoro trovai il negozio chiuso. Nessuno mi aveva chiamato per dirmelo. Non c’era nulla da fare se non girarmi e intraprendere la lunga camminata verso casa. Quando arrivai a casa sapevo che c’era seriamente qualcosa che non andava ai miei piedi. Erano terribili. Mio padre mi aiutò a tirarli fuori dagli stivali e dai calzini fradici e scoprimmo che erano tutti violacei e gonfi. Erano davvero congelati.

Mio padre era terrificato all’idea di portarmi al pronto soccorso perchè ci avrebbero fatto andare in bancarotta. Così fece tutto ciò che poteva per cercare di riscaldare i miei piedi a casa. Spese parecchi dei giorni seguenti dandomi cioccolata calda, avvolgendo i miei piedi in una coperta, mettendoli sul suo stomaco ecc. Ma non fece nulla di buono. I miei piedi non miglioravano. Continuavano solo a peggiorare. Infine diventarono neri e iniziarono a sanguinare. A quel punto mio padre cedette e chiamò un servizio automobilistico per portarci all’ospedale. I dottori ci dissero che, considerando l’entità del danno, non sarebbero stati in grado di salvare i miei piedi. Il congelamento era avanzato troppo. Finii per avere entrambi i miei piedi amputati.

Per l’intero mese successivo mio padre non fece altro che piangere. Piangeva fino ad addormentarsi ogni notte. Incolpava se stesso per la perdita dei miei piedi. Entravo nella sua stanza sulla mia sedia a rotelle ogni notte e avvolgevo le mie braccia attorno a lui più forte che potevo. Gli dicevo che non era colpa sua e che non lo rimproveravo di niente. Gli dicevo che era il miglior padre che ogni ragazza avrebbe mai potuto avere e che non lo avrei cambiato con nessuno. Pensavo di aiutarlo un po’ in quel momento, ma col passare del tempo, cadeva sempre più in depressione.

Una mattina del 25 Marzo 2010, fui svegliata dal bussare alla porta di un agente di polizia. Mi disse che mio padre era morto. Io dissi all’agente che era ridicolo e che doveva esserci stato un errore, ma lui insistette che mio padre era morto e che sarei dovuta andare con lui. Andai correndo nella stanza di mio padre più veloce che potevo con la mia sedia a rotelle, ma lui non c’era. Sul suo letto c’era un biglietto che aveva lasciato per me. Nel biglietto diceva di amarmi con tutto il cuore. Mi amava più di qualsiasi altra cosa, ma aveva fallito. Mi disse che sarei stata meglio senza di lui. In quel momento il mio cuore si fermò e iniziai a realizzare quello che doveva essere successo. Terrorizzata tornai dall’agente di polizia e lui mi disse che mio padre era saltato fuori dalla finestra del nostro appartamento nel mezzo della notte. Collassai e scongiurai l’agente di polizia di lasciarmelo vedere, ma lui disse che non avrei voluto vederlo in quello stato. Iniziai a piangere così forte che la polizia finì per portarmi all’ospedale.

Mi addormentavo ogni notte piangendo. Non ho mai capito come mio padre avesse potuto pensare che sarei stata meglio senza di lui. Se solo avesse saputo quanto ne avevo bisogno. Se non fosse stato per la mia vicina estremamente generosa e premurosa, non so dove sarei adesso. È una signora così dolce. Dopo la morte di mio padre si è presa cura di me come se fossi della sua stessa famiglia. Mi ha assistito, riportandomi gradualmente in salute, fisica e mentale.

Questo probabilmente può suonare davvero assurdo, ma durante tutto lo scorso anno, tu sei stato uno dei miei eroi Michael. Per quanto possa essere devastante la verità delle tue parole, fa piacere vedere che qualcuno ha il buon senso e il buon giudizio di farsi avanti e raccontare l’autenticità dei fatti. Tutto quello che il governo e i media fanno è mentirci, ogni singolo giorno. Spero solo che più persone ti ascoltino e tengano conto dei tuoi avvertimenti. Sentiti libero di pubblicare la mia storia sul tuo blog se ti fa piacere. Hai la mia autorizzazione a farlo. Ti chiedo solo di non rivelare il mio nome e cognome e il mio indirizzo email. Usa solo il mio nome. Forse la mia storia servirà a risvegliar qualcuno di questi idioti e fargli realizzare che questo incubo è reale.

Cordiali saluti,

Ashley

Fonte: http://theeconomiccollapseblog.com
Link: http://theeconomiccollapseblog.com/archives/ashleys-tragic-story-a-heartbreaking-example-of-how-the-economic-collapse-of-america-is-destroying-lives
6.02.2011

Traduzione per www.comedonchsiciotte.org a cura di ELISA CURATOLO

Pubblicato da Davide

  • stendec555

    storia tragica ma in america può capitare anche questo. è una società che può offrire ancora molto ma per chi ha pochi mezzi è molto facile precipitare nella miseria, nella solitudine e nella disperazione, specie nei grandi centri urbani. in provincia è un pò meglio. la società italiana, un pò retrogada e conservatrice e poco adattata ai cambiamenti in corso, può per il momento ancora offrire qualche garanzia di sopravvivenza e sostegno e per chi è disoccupato c’è ancora il comunque triste aiuto delle pensioni dei genitori, anche se si tratta ormai dell’ultima generazione. in america già adesso può capitare di andare in pensione dopo una vita di rispettabile lavoro e essere costretti a cercare da lavorare (di lavoretti da 10 dollari all’ora in america se ne trovano comunque molti di più che in italia). il loro sistema di mutui, carte di credito etc sta dilandiando la classe media americana, ma è anche da dire che un pò se lo son cercato. il consumo è il pilastro della loro economia e adesso questo sistema sta rivelando i suoi limiti. tuttavia gli americani, più combattivi di noi, sono abituati a queste incertezze. mi chiedi cosa capiterà in italia quando il welfare crollerà……

  • Tonguessy

    Corretto. Chiamiamola etica protestante, quella cosa che secondo JFK (il migliore presidente USA?) si sintetizza nel “non chiedere cosa lo Stato può fare per te, chiediti cosa TU puoi fare per lo stato”. Morire ammazzati in Vietnam ad esempio. O Iraq. O Afganistan. O come il padre nell’articolo perdere casa, auto, e piedi della figlia senza una colpa precisa eppure vivere la situazione come fosse colpa propria al punto di suicidarsi. Se sei incappato in una serie di problemi la morale protestante non ti lascia scampo: è tutta colpa tua.

  • ComeDonkeyKong

    Un problema serio, in tutto ciò, è nelle reazioni del giornalista che ha raccolto questa testimonianza, che ben si sposano con le sue aspettative rispetto ai lettori e alla società: pregare per questa persona, essere buoni e misericordiosi con i bravi americani che hanno vissuto esperienze tragiche per via della crisi economica etc.
    Quello che drammaticamente manca è una lettura profondamente politica del problema, una lettura che metta in discussione il sistema-USA, e quindi il liberismo sfrenato, e che avrebbe condannato tale sistema già tanti anni fa, senza dover aspettare l’attuale crisi economica. Già, perché fa impressione vedere gente come noi che in pochissimo tempo finisce nella miseria più nera. Molta meno impressione facevano le persone dei ghetti, i numerosissimi “nam-vet” ridotti a mendicare per strada, i lavoratori licenziati da un giorno all’altro, l’assistenza sanitaria e l’istruzione considerate come lusso per molti; insomma, le conseguenze dell’assenza di un principio minimo di giustizia sociale, e le masse di disperati che essa provoca (di solito dei malati di mente che si pretendono economisti li considerano “fisiologici”). La colpa di questo “Economic Collapse Blog”, così come di molti “intellettuali” americani ed europei è quella di non evidenziare il significato politico di queste esperienze: di non leggerle in un contesto più ampio, che ci dia il senso dell’assurdo di un sistema considerato a priori il migliore possibile (e autodefinentesi – inspiegabilmente, se non in una prospettiva puramente ideologica – il modello della democrazia), e che di definizioni di questo tipo si fa scudo per evitare di essere messo minimamente in dubbio.
    Comincio a pensare che questi “intellettuali” svolgano consapevolmente un ruolo di uniformazione e anestetizzazione delle coscienze politiche.

  • ComeDonkeyKong

    Aggiungo una mia piccola osservazione:
    nel mondo di google (vedi oggi 24 marzo), un tizio che si è appena liberato dalle catene non può essere un prigioniero politico che ci ricordi i “nostri peccati” – quelli del nostro mondo democratico (che so, Mandela, Malcolm X, Muhammad Ali, Giuseppe Pinelli …): al massimo è Houdini.

  • stendec555

    esatto, questa è l’etica americana. sei povero? te lo sei meritato. oltretutto in termini puritani-calvinisti-presbiteriani questo significa che sei pure condannato a bruciare nelle fiamme dell’inferno…un paio di note positive: 1. la società americana ha ancora molto da offrire (più che da noi), anche se progressivamente sempre meno. 2. per i rovinati esistono molti centri di accoglienza e le organizzazioni di volontariato sono molteplici.
    ciò che è chiaro è che se perdi il treno o qualcosa ti va storto fai molto in fretta a essere estromesso dalla vita sociale. avrai da sopravvivere ma sarai considerato un reietto e una nullità neanche degno di essere perdonato per le tue miserie. in america devi avere sempre a disposizione dollari da spendere, non è concepibile essere in miseria, è fonte di grande imbarazzo. sei socialmente inutile e fai in fretta a perdere credito presso amici e conoscenti.
    in una società culturalmente di matrice cattolica come la nostra una qualche forma di rispetto per gli sventurati esiste ancora (ovviamente relativamente parlando).

  • stonehenge

    volevo dirti che mi sono piaciute le tue parole, condivido al 100%

  • lucamartinelli

    chiedo scusa a tutti, dal profondo del mio animo, ma non riesco a provare compassione per questa americana. Per il semplice motivo che la mia “pietas” va alle vittime di questo popolo che nel suo collettivo è sostanzialmente criminale e nazista. Provo compassione per i popoli centro e sudamericani, da sempre massacrati e “desaparecidi”, per i 6 milioni di tedeschi lasciati morire di stenti in Germania a guerra terminata, al milione e mezzo di Irakeni assassinato e ai rimanenti contaminati per millenni dall’uranio impoverito. Provo compassione per il popolo cubano che da 60 anni subisce un “bloqueo” ingiusto. Sapete che potrei continuare per ore. Buona giornata a tutti e scusate ancora.

  • bysantium

    Sì, anchio provo commozione per tutti quelli che lei elenca e per altri ancora ma anche per questa povera americana che sicuramente è anch’essa vittima.

    Provo invece disprezzo e grande voglia di vendetta verso i responsabili di tutti questi crimini.

  • Tao

    Gli stati federali pronti a ridurre l’unica forma di welfare statunitense

    L’America deve stringere la cinghia. O, almeno, devono farlo i disoccupati. I singoli stati della federazione, infatti, possono ora tagliare gli assegni di disoccupazione, la cui durata era stata di recente portata a 73 settimane per ridurre la devastazione sociale prodotta dalla crisi.

    La misura non dovrebbe toccare quanti stanno in questo momento usufruendo del benefit, ma – non appena i singoli stati avranno approvato le leggi relative – interesserà certamente quanti saranno licenziati da qui a qualche mese. La ragione dei tagli è scontata: i disoccupati crescono rapidamente e le casse pubbliche non riescono a coprire la differenza a loro carico (in parte paga lo stato centrale). Gli stati sono perciò costretti a indebitarsi con un fondo federale e ad aumentare le relative tasse alle imprese locali.

    Decisamente hard, invece, la motivazione con cui viene «gestita» mediaticamente: «ridurre la disoccupazione». Al punto che la Florida prevede di abbassare la copertura dell’assegno a sole 12 settimane se si riuscirà a ridurre la disoccupazione sotto il 5%. Possono star tranquilli: in questo momento viaggia all’11.9%. In prima fila in questa autentica «campagna ideologica» con immediate ricadute pratiche sono ovviamente i repubblicani. Ma anche i governatori democratici stanno impugnando le forbici per ridurre – magari in modo meno drastico – il periodo di disoccupazione «retribuita». L’idea di fondo è chiara: se non hai un lavoro la colpa è solo tua.

    In altri casi, come in Indiana, si cerca invece di limitare direttamente il diritto a percepire l’assegno, magari rivedendo anche i criteri di calcolo. Insomma: meno tempo e assegni magri.

    Gli effetti sulla capacità di consumo medio negli Stati uniti si potranno misurare sono da qui ad un anno, dunque. Mentre già ora si può prevedere un aumento nei pignoramenti delle case. Il che fa retroagire un problema sociale sulla macroeconomia statunitense. Ieri, infatti, si è avuta la conferma che il mercato immobiliare continua a perdere colpi (vendite -16,9% in un anno, ai minimi storici in termini assoluti); e anche i prezzi, logicamente, sono in picchiata (-8,9% in un anno). Una dinamica deflazionistica che va a colpire direttamente gli asset in possesso delle banche: sia dal lato immobili pignorati e svalutati, sia da quello delle «garanzie» per i prodotti finanziari «derivati».

    Tommaso De Berlanga
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    24.03.2011

  • vimana2

    …ma nn lo avete già postato?… -_-

  • teresa

    Non lo só….sará che io ho il senso pratico delle cose che penso che la signorina Ashley si é persa in un bicchiere d’acqua!
    É risaputo che gli americani hanno i garages pieni di oggetti che non usano,sono compratori compulsivi….al suo posto io sarei andata in cerca di un paio di stivali,sia bussando le porte dei residences,sia nelle comunitá cristiane peró un paio di stivali li avrei trovati!Non si puó perdere i propri piedi per essere corti di iniziative!Alla piú diosperata li avrei rubati peró i piedi non li avrei persi e suo padre dietro questo madornale errore!MHA!

  • lanzo

    Mah ! La storia e’ lacrimosa assai e mi puzza di bufala.

    Premetto che ho vissuto negli USA parecchi anni e non sono entusiasta del paese, detto questo:

    Sul territorio esistono numerosissime chiese, organizzazioni (tipo esercito della salvezza e tante altre simili) a cui uno/una con un problema simile si sarebbe potuto rivolgere e sicuramente un paio di stivali da neve glieli rimediavano. Poi lasciamo perdere la colpevolizzazione di questi poveri cristi, meno del 40% degli americani vota e la maggioranza non sa neanche dove sia la Libia* o l’Iraq o l’Afganistan, certo per fame vanno nell’esercito meglio rischiare la pelle con vitto, alloggio, assistenza medica garantita che lavorare in un cantiere con rischi percentualmente simili, ma non e’ cosi’ anche con i nostri “ragazzi” ?

    Vivevo a New Orleans al tempo del bombardamento su Gheddaffi epoca Reagan ? e il mio vicino di casa (nero) persona normale, con lavoro normale era scandalizzato dalla notizia che la figlia di Ghedaffi era stata ammazzata dai bombardamenti. Passo e chiudo.

    Lanzo

  • stendec555

    ho vissuto anch’io in usa….da mangiare e da vestire non manca mai. i più hanno una tale abbondanza di cose inutili che ogni tanto devono sbolognarle a qualche organizzazione come dicevi….potrebbe essere una storia romanzata ma non dimentichiamo che in usa molti non hanno un’assistenza sanitaria e poi ci sono anche persone parecchio fuori di testa. dunque in alcuni casi c’è gente che preferisce tenersi gli acciacchi piuttosto che pagare dottore/ospedali. se sei totalmente privo di introiti te la puoi cavare altrimenti il conto in un modo o nell’altro, dilazionato o meno, devi comunque pagarlo. per quanto riguarda l’argomento guerre è vero che la maggiorparte degli americani non sa nè ha tempo per pensare dove diavolo possa essere il medio oriente o che altro. sono presi dai problemi quotidiani e vivono in un continente che è ben lontano dai vari campi di battaglia. l’ignoranza e la disinformazione dominano. la maggiornaza delle high school pubbliche sono disastrose. molti americani non sono neanche in grado di scrivere decentemente, figurarsi se leggono che succede in capo al mondo. molti optano per l’esercito, possono rischiare la vita ma si sistemano e tanto gli usa le guerre le faranno sempre, il loro sistema non potrebbe altrimenti stare in piedi…….

  • ComeDonkeyKong

    Non sono d’accordo: questa persona è vittima come gli iraqeni, i vietnamiti e tanti altri. Secondo me è importante vedere il legame invisibile, ma effettivo, che unisce tutte queste vittime. E se persone come Ashley e i suoi parenti sono cresciuti in un ambiente che li ha educati ad interpretare il mondo soltanto ed esclusivamente nella prospettiva del capitalismo “da etica protestante”, come ricordano in diversi qui, è perché sono nate in un posto dove non si ha davvero possibilità di scelta, e dove l’istruzione è meno libera che in Italia, ma dove, nella sostanza, le direttrici culturali sono piuttosto ingabbiate in un pensiero sostanzialmente unico, al di là della presunta libertà di espressione – valida finché non si dà fastidio ai potenti, e finché si può essere tacitati da un mare di chiacchiere mediatiche, alla faccia dei campioni di democrazia. Di questo non si può fare una colpa ad Ashley. Piuttosto, qui, è colpevole l’autore dell’articolo, che pretendendo un punto di vista disincantato non fa altro che diffondere e sostenere le logiche e le prospettive di interpretazione dei fenomeni sociali che hanno portato alla situazione di Ashley e di tanti altri come lei.

  • nettuno

    Mi dispiacde per Ashley, ma occorreva il coraggio di emigrare in un altro paese prima del dramma . Comunque credo che nella vita ci vuole cervello e grinta per sopravvivere. La vita riserva soprprese a molti. Si pensi alla perestroica in Russia: artisti che si sono adattati a fare lavori a cui non erano abituati, gente che si è arrangiata IN MILLE MODI.
    Perchè non venire in Italia, accogliamo tutti e gratis…

  • lucamartinelli

    interessante quello che scrivi, che pero’ apre la strada a considerazioni pesanti…significa che tu pensi ( e io sono d’accordo) che la democrazia Yankee è finta? Che gli americani sono pesantemente ingannati? Tuttavia loro votano….non hanno proprio nessuna responsabilita’?

  • amensa

    ho letto tutti i commenti, compreso chi dubita che la storia sia vera, viste le tante “opere pie” sul mercato…..
    una frase tra tutte mi ha colpito ed è “eppure gli USA sono una democrazia perchè la gente vota”
    io forse sarò monotono, ma quando affermo che non basta il voto per fare una democrazia, ho in mente un’altra cosa per “democrazia”.
    la prima , fondamentale condizione è che il popolo, tutta la gente, o almeno una gran parte di essa capisca cosa fanno i governanti, si informino, discutano tra loro, e decidano se è accettabile o no.
    la seconda è che abbiano un mezzo per condizionare i governanti. se essi decidono qualcosa di cotrario alle necessità, ai principi, qualsiasi cosa che non siano riusciti a spiegare bene modalità e fini, e mezzi necessari, e a carico di chi, deve poter essere annullata tramite mezzi come la “revoca immediata” dei rappresentanti.
    la terza cosa è che la popolazione decida cosa vuol dire progresso, evoluzione, benessere, ovvero quali debbano essere le finalità dell’essere organizzati in società.
    se l’essere organizzati in una società deve significare solo poter fare l’interesse dei più furbi, dei più potenti, dei più arroganti, allora è ora organizzarsi, e di prendere le armi e ribellarsi.
    il destino dell’uomo non può essere quello di vivere sulle spalle dei più disgraziati, ma nemmeno subire in eterno lo sfruttamento al limite della sopravvivenza.
    la quarta cosa è che ogni persona inizi a ragionare, pensare con la propria testa, che si inizi ad accorgere chi sono i venditori di fumo, i manipolatori, gli imbonitori, i bugiardi e gli ipocriti, oltre agli opportunisti, che sono la peggior specie.
    poi , forse, si potrà anche sperare di abbattere questi sistemi di merda che si autodefiniscono “democratici”.

  • stendec555

    mi sa che ci vuole ancora tempo, loro sono drogati più di noi dalle false certezze del progresso infinito, della società del dovere e dell’opulenza nonchè dalle balle democratiche. in america in pratica esiste un unico partito che a seconda di che aria tira si camuffa da liberal o da conservatore. l’america è una plutocrazia, ma una parte degli americani ancora crede alla democrazia, obama, bla bla bla……….l’americano medio dei giorni nostri, in realtà ben poco interessato alla politica, non si capacita più che altro di una cosa: come, vivo nel paese più figo al mondo, l’unico sistema vincente è il nostro, mi faccio un culo tutto il giorno per sopravvivere e costruirmi la mia bella famigliola con casetta in mezzo ai boschi, al di là degli oceani ci sono i barbari, gli arabi fanatici integralisti, gli europei che si illudono di sopravvivere col welfare, gli asiatici che si fanno in quattro per raggiungere il nostro livello di benessere……eppure non riesco a coprire le spese e tutto sembra sempre più difficile!…..è così facile in america sentirsi un “loser”, ed essere un loser in america è peggio che dalle nostre parti. là sei veramente nessuno, non ti rimane che l’amico nero alcolizzato, la televisione e il cibo spazzatura………noi dobbiamo evitare quel percorso devastante anche se ormai siamo sulla buona strada. e poveretti quelli del secondo e terzo mondo che inseguono quel modello democratico come un modello di felicità.

  • bardo

    Se Ashley ha ancora le mani, potrebbe incominciare a sparare. Fossi in lei lo farei. Tranquillamente. Su un bersaglio giusto, ovvio. Anche dalla carrozzina, anche una sola volta e poi ciao.

    Non me ne starei a leggere postssssssssss.

  • ComeDonkeyKong

    Guarda, in passato credevo molto di più nella parola “democrazia”. Mi pare che dal 1989 in poi la si usi per indicare gli ordinamenti degli stati culturalmente (e purtroppo anche politicamente ed economicamente) dominanti nel mondo. Forse anche prima era così, non so. In questo senso, è una parola vuota. Anzi, credo che gli esempi di ordinamenti democratici (in senso etimologico) nel mondo siano stati veramente pochi, nella storia umana (mi viene in mente quello che si narra nella piccola raccolta di saggi di Pierre Clastres, La società contro lo stato, decisamente interessante, anche se forse è tutto un po’ edulcorato…). Al giorno d’oggi, mi accontenterei di vivere in un posto che rispetta l’umanità delle persone, cioè la loro voglia di esprimere autenticamente la propria vita: allo scopo sono fondamentali un libero accesso alle risorse primarie, compresa la casa, alle cure mediche, all’istruzione etc. Personalmente, il fatto di non poter partecipare direttamente alle scelte e ai banchetti del potere lo vedo come un male abbastanza sopportabile, secondario, purché le condizioni di cui sopra non vengano mai intaccate (ciò che è, invece, la regola nelle sedicenti “democrazie” contemporanee).
    Mi viene in mente anche quel che un giorno mi disse il grande Silvano Agosti, in modo un po’ ingenuo, ma penetrante, nella sua semplicità: perché gli esseri umani non sono liberi di vivere come gli animali, e di imparare ad essere esseri umani (come il gatto impara ad essere gatto) invece che ingegneri, operai, avvocati… ? Come concetto mi sembra troppo semplice, ma rende bene l’idea del problema. Il problema è quello di essere ingabbiati in un sistema che, ad esempio, prevede: formazione scolastica istituzionale orientata al lavoro, lavoro, culto della proprietà privata, ottimizzazione delle risorse, cecità di fronte agli eventi sistemici che non riguardano direttamente l’interessato. Questo sistema rende per forza schiavi, e per forza di cose crea emarginazione e povertà, altrimenti non potrebbe sostenersi. E il bello è che nella propaganda contemporanea il metro di giudizio che ci si offre per valutare la democraticità del contesto in cui viviamo noi o gli altri è il sistema stesso, e non un insieme di valori verso i quali tendere. Quindi, qualunque cosa comporti il sistema capitalistico imperante (guerre, crisi finanziarie, devastazioni ambientali…) va bene in quanto è conforme al sistema stesso.
    Non mi dilungo oltre, ma mi piace a questo punto notare che solitamente si dà la patente di “più antica democrazia del mondo” ad uno stato in cui fino al 1965 i neri non avevano diritto al voto. Oggi l’idea di “democrazia” potrebbe andare bene come soggetto di una tesi di dottorato in letterature di fantascienza comparate.

  • lanzo

    @ BARDO

    Ma se non aveva neanche i soldi per comprare gli stivali che glieli da’ i soldi per comprare un’arma da fuoco e relative munizioni ?