La terza guerra mondiale

Di Nestor Halak per Comedonchisciotte org

Personalmente preferirei limitare l’espressione “guerra” alla situazione dove due eserciti si sparano, ma oramai il significato della parola si è allargato. L’impressione è quella di essere già ben dentro la terza guerra mondiale che per la maggior parte è economica, ma in Ucraina è anche combattuta militarmente. In fondo già ci chiamano ad un’economia di guerra, prospettano razionamenti e coprifuoco perché, appunto, come dicono in televisione, “siamo in guerra”.

Solo che io la guerra alla Russia, non la voglio fare. Come direbbero in un film di Hollywood, “non è la mia guerra” e i russi non sono i miei nemici. Oggi non si ha più nemmeno la buona educazione di dichiararla la guerra, ci si va e basta, forse per intorbidare ancora di più le responsabilità.

Gli attori principali sono solo quattro, ma sono sparsi ai quattro angoli del pianeta, per questo gli si addice il qualificativo “mondiale”: gli Stati Uniti e l’Europa, potenze declinanti, la Cina e la Russia in ascesa.

Si sa che ogni volta la guerra stupisce, perché all’inizio tutti pensano che sarà combattuta in un certo modo, spesso simile a quello della guerra precedente, ma poi viene fuori che è tutto diverso dalle previsioni. Infine, quando si arriva alla conclusione, tutti pensano che non poteva che andare in quel modo per la solita illusione che danno gli eventi ex post di essere prevedibili. In realtà ad essere prevedibile è una serie di possibili svolgimenti ed esiti, ma nessuno sa dire prima quale di queste possibilità diventerà realtà, poiché si tratta di avvenimenti complessi e bastano piccole deviazioni in itinere per cambiare tutto.

Ciò nonostante, state pur certi che  gli esperti sapranno ben dire, a risultato acquisito, perché le loro previsioni non si sono avverate.

Dei quattro protagonisti principali il più lineare e prevedibile mi paiono in fondo gli Stati Uniti: fanno più o meno esattamente ciò che ci si aspetta da loro, i loro fini sono trasparenti e facili da capire. Per tornare ad Hollywood, che spesso esplicita in fiction la realtà della linea politica americana, il fine politico è quello del dominio del mondo, fine che nei film è attribuito ripetutamente (fino alla nausea), ai soli “spietati dittatori” che sono diventati stelle hollywoodiane di prima grandezza: Hitler, Stalin, Putin, Kim, Gheddafi, Saddam e più farsescamente, ma non troppo, il dottor Fu Man Chu, la Spectre, e tutto lo stuolo dei geni pazzi. Più esattamente questi brutti ceffi osano contestare il dominio del mondo a coloro che ne sono i legittimi titolari per decreto divino: gli Stati Uniti, la più grande, potente, giusta, etica e amabile nazione mai apparsa sulla faccia della terra, culmine dell’evoluzione statuale.

Gli altri protagonisti sono più misteriosi. La Cina lo è per tradizione: è pur sempre una civiltà diversa, sviluppatasi con pochi contatti con la nostra, che rimane sempre un poco fuori portata della nostra comprensione. Il loro sistema di ipercontrollo sociale sui singoli ci appare piuttosto spaventoso, ma la loro politica estera non è aggressiva, per la verità non sembra esserlo mai stata. Almeno per il momento pare si vogliano limitare ad essere una potenza, non la sola potenza.

Certo, ci si chiede cosa mai significhino queste ripetute follie covidiane che tanto sembrano piacere al governo, ma tutto sommato si ha la percezione che se ne staranno pazientemente ad aspettare gli eventi, straordinariamente sicuri di sé, sulla riva del loro proverbiale e taoistico fiume.

L’Europa è veramente irriconoscibile da quella bonaria del trentennio d’oro nella quale sono cresciuto. Sono tornate ad essere possibili cose, come le guerre, i coprifuochi, le dittature, le carestie, cose che sembravano totalmente improponibili solo qualche decennio fa.

Più di tutto sorprende, dopo tante ideologie e discussioni, lo straordinario svuotamento di ogni senso politico: sembra letteralmente che non ci sia più nessuno in grado non dico di portare avanti una politica razionale, ma neppure di reggere l’ordinaria amministrazione. Torme di figure insignificanti prive di cervello, di cultura, di carisma, di spessore ciondolano in giro apparentemente in grado solo di obbedire ai loro suggeritori nascosti, pronti a buttarsi anche nel fuoco con tutti i loro paesi se solo questi glielo ordinano.

La Russia è l’unico paese di tradizione europea ad avere un capo degno di essere chiamato statista, ma sembra scontare un perenne complesso di inferiorità nei riguardi dell’occidente, come se in fondo fossero convinti di non essere alla loro altezza: che la loro immensa inerzia e prudenza, il loro non prendere mai l’iniziativa ma rispondere solo, e spesso in ritardo alle provocazioni altrui derivi anche da questo fattore?

A ciò si somma il fatto che non riescono a considerare gli ucraini, neppure quelli dell’ovest, come nemici, ma solo come una parte del loro stesso popolo e della loro stessa terra, ma quasi rapiti dall’occidente e costretti a tradire la loro natura. Così, spesso in questa guerra, si sono comportati come fosse tutto un equivoco, un malinteso che si può spiegare e rimediare.

L’altro giorno ascoltavo un’intervista al dottor Meluzzi che parlava della situazione. Con quel suo aspetto da profeta e quel suo modo di parlare che fa di tutto per confermarlo, con quella sicurezza delle  proprie previsioni e quegli accenni che lasciano supporre ad ogni piè sospinto di come sia addentro alle segrete cose per esperienza personale, risulta indubbiamente affascinante, ma devo dire più affascinante che convincente. Forse un pelo esagerato anche con quei suoi ripetuti richiami devozionali: a quanto ho capito ha effettivamente una carica nella gerarchia ortodossa, ma sembra perfino più ecclesiastico di monsignor Viganò.

Nell’intervista sosteneva una tesi abbastanza apocalittica sull’imminenza di un conflitto nucleare che secondo lui è estremamente probabile, soprattutto da qui all’otto di novembre, data delle elezioni parlamentari americane. La sua idea è che la Russia stia irrimediabilmente vincendo la guerra contro la Nato, cioè l’America globalista e neocon, e che quest’ultima non possa in alcun modo accettare un simile esito, per cui ricorrerà a qualsiasi cosa, anche alle armi nucleari pur di sventarlo.

La finestra di opportunità per farlo, si dovrebbe ridurre, a detta del dottor Meluzzi, a partire dall’otto di novembre quando probabilmente l’attuale amministrazione perderà malamente il controllo del senato e del congresso a favore dell’opposizione repubblicana e trumpiana molto meno propensa, si dice, a trascinare il paese in guerra  con la Russia.

Avrà ragione lui? Non posso escluderlo, anche se non ne sono convinto. Dipende da quanto sono pazzi alla fine questi neocon. Davvero non è rimasto nessuno a Washington con la testa sulle spalle? Da come hanno calcolato i piani per fomentare una guerra in Ucraina, cioè quasi una guerra civile russa senza intervenire direttamente, non si direbbe. Personalmente tendo di più a credere ad altre campane per esempio a quella dell’ex generale americano Mac Gregor che pure ho ascoltato in un’altra intervista.

Questi non ha la presenza ieratica di Meluzzi, è meno coinvolgente e per nulla millenarista, non parla della necessità di aiuti trascendenti, né accenna troppo spesso le sue frequentazioni di ambienti che contano, pur avendone certamente avute molte. Ma non è solo per questa maggiore sobrietà,  ma per le sue tesi che mi appare più convincente.

Anche lui, e da militare, pensa che una sconfitta militare dei russi in Ucraina è impensabile. Io scopo degli americani sarebbe solo quello di indebolire il più possibile la Russia combattendola fino “all’ultimo ucraino”, ma entrare direttamente in guerra con l’esercito statunitense è per lui escluso. Per cui una volta che gli ucraini saranno, per così dire, finiti, forse già entro l’anno in corso, semplicemente lasceranno perdere e tenteranno di far danno in qualche altro modo.

Tuttavia stavolta, probabilmente, non gli sarà facile uscirne, almeno non conservando l’egemonia. L’occidente non ha più le sue industrie, non ha più la sua superiorità tecnologica, non ha più la sua potenza militare, almeno convenzionale: basta vedere che per fare la guerra alla Russia occorre prendere in affitto un pezzo della Russia stessa, perché nessuno al di qua del fossato sembra in grado di mettere su un esercito che sia davvero capace di combattere. Il bello è che la paga per questo esercito e questo paese in affitto è fatta di carta (virtuale) e di illusioni, che poi sono diventati il prodotti di punta della maggior industria occidentale residua.

In realtà il nuovo assetto per l’Europa  dopo la caduta dell’Urss poteva essere qualcosa di ben semplice e naturale: finito il presunto pericolo da est, bastava sciogliere la Nato, far tornare a casa gli americani e ammettere la Russia da pari nel suo naturale contesto. Le materie prime russe e le industrie dell’Europa occidentale avrebbero fatto il resto e costruito nuovi decenni di prosperità per il cuore dell’occidente.

Però gli americani avevano altri progetti, perché lasciando che ciò accadesse la nazione eletta avrebbe perso la sua egemonia sul mondo: erano convinti di aver “vinto” la guerra fredda e in effetti l’avevano vinta, ma così come avevano vinto le altre: senza combattere veramente, per abbandono dei nemici. Le guerre che hanno veramente combattuto, sono quasi sempre finite male.

A sentir loro, in forza della vittoria, la Russia avrebbe dovuto essere divisa in molti stati più piccoli (di cui i “giornalisti” occidentali si sarebbero compiaciuti di raccontare gli orrori, derivanti evidentemente dalla barbara natura degli indigeni), e diventare in sostanza una colonia da cui estrarre le materie prime.  Già la cosa si era avviata bene, con la separazione della Bielorussia e dell’Ucraina e in parte del Kazakhstan.

Ma i russi hanno alla fine realizzato l’inganno (non subito a dire il vero, come sempre ci hanno messo il loro tempo) e si sono ribellati: non hanno voluto insomma impersonare gli indigeni del terzo millennio comprati con le perline. Questo ha procurato la guerra. Come si permettevano questi subumani di misconoscere l’evidente superiorità della cultura anglosassone? Come potevano non essere fieri di contribuire alla ricchezza del padrone?

Ma la responsabilità non è solo americana: gli europei che avrebbero potuto fermare la guerra in qualsiasi momento e probabilmente procurarsi un nuovo periodo di benessere, hanno vergognosamente dato via qualunque indipendenza e autonomia di giudizio, come bambini viziati (e anche un poco ritardati), hanno lasciato ad altri la loro guida continuando ad appoggiare la stessa elite corrotta e stupida. Si sono persino fatti prendere in giro in massa dai piazzisti di vaccini e, tutto sommato, nella loro grande maggioranza, meritano la sorte che si avvicina e che verosimilmente non sarà un lampo di luce insostenibile, ma un lungo lamento.

La situazione è reversibile? Non vedo perché non dovrebbe esserlo. Solo che questo popolo di bambini ritardati dovrebbe essere in grado di esprimere una classe politica adeguata al compito. I russi, a quanto pare, ci sono riusciti dopo un decennio di fame e di orrori, agli europei occorrerà altrettanto? Sentinella, che vedi?

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