DI PAUL KRUGMAN
krugman.blogs.nytimes.com
Noah Smith ha recentemente espresso un interessante punto di vista (1) sui reali motivi per cui le élite sostengono così tanto l'austerità, anche se in pratica essa non funziona. Le elites, egli sostiene, vedono le difficoltà economiche come un'opportunità per costringere a delle "riforme" – cioè in sostanza i cambiamenti da loro desiderati, che possano servire o meno a promuovere la crescita economica - e si oppongono a tutte le politiche che potrebbero attenuare la crisi senza rendere necessari questi cambiamenti: "Penso che gli "austerians" siano preoccupati che delle politiche macro anti-recessione consentirebbero a un paese di "cavarsela" nella crisi senza migliorare le sue istituzioni. In altre parole, temono che uno stimolo di successo potrebbe sprecare le possibilità offerte da una buona crisi.
...
Se la gente pensa realmente che il pericolo di uno stimolo non è che potrebbe fallire, ma che potrebbe avere successo, allora dovrebbe dirlo chiaramente. Solo così, credo, potremmo avere un dibattito pubblico ottimale sui costi e benefici."
Come egli osserva, il giorno dopo aver scritto questo post, Steven Pearlstein (2) del Washington Post ha fatto esattamente questa argomentazione a sostegno dell'austerità.
Ciò che Smith non ha osservato, in modo alquanto sorprendente, è che la sua tesi è molto vicino alla Shock Doctrine (3) di Naomi Klein, la quale sostiene che le élite sistematicamente sfruttano i disastri per far passare politiche neoliberiste, anche se tali politiche sono sostanzialmente irrilevanti sulle cause dei disastri. Devo ammettere che al tempo della sua pubblicazione non ero tanto ben disposto verso il libro di Klein, probabilmente perché fuori dal campo della professionalità e cose simili - ma la sua tesi aiuta davvero a spiegare molto di quello che sta succedendo, in particolare in Europa.
E la storia va ancora più indietro. Due anni e mezzo fa Mike Konczal (4) ci ha ricordato un classico saggio del 1943 (!) di Michal Kalecki, il quale suggeriva che gli interessi del business odiano la teoria economia keynesiana perché temono che potrebbe funzionare - e questo comporterebbe che i politici non dovrebbero più umiliarsi davanti agli uomini d'affari in nome del fatto di preservare la fiducia. E' un argomento abbastanza vicino alla tesi che l'austerità è necessaria perché lo stimolo potrebbe togliere l'incentivo alle riforme strutturali che, avete indovinato, offrono alle aziende la fiducia di cui hanno bisogno prima di degnarsi di produrre la ripresa.
E come previsto, nella mia casella di posta questa mattina vedo un pezzo che più o meno deplora i primi segni di successo dell'Abenomics: Abenomics sta funzionando - ma sarebbe meglio se non funzionasse (5). Perché se funziona, come facciamo a chiedere le riforme strutturali?
Quindi un modo di vedere la via dell'austerità è l'implementazione di una sorta di giuramento di Ippocrate al contrario: "In primo luogo, non far nulla per limitare il danno". Perché la gente deve soffrire se le riforme neoliberiste devono prosperare.
Versione originale:
Fonte: http://krugman.blogs.nytimes.com
Link: http://krugman.blogs.nytimes.com/2013/05/16/the-smithkleinkalecki-theory-of-austerity/
16.05.2013
Versione italiana:
Fonte: http://vocidallestero.blogspot.it
Link: http://vocidallestero.blogspot.it/2013/05/krugman-la-teoria-dellausterita-di.html#more
17.05.2013
NOTE
1) http://www.google.com/url?q=http://noahpinionblog.blogspot.com
2) http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Fwww.washingtonpost.com
3) tp://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Fwww.naomiklein.org
4) http://www.google.com/url?q=http%3A%2F%2Frortybomb.wordpress.com
oldhunter 19 maggio 2013
Grazie a te Nigel. Anche perché, con un eccesso di generosità, mi dai una rilevanza che proprio non mi spetta.
Certamente, il NWO può essere raggiunto solamente tramite l'acquisizione di potere da parte dei suoi agenti. Quel potere che oggi indossa principalmente la veste del mondo finanziario contro cui neppure le nazioni più potenti possono alcunché.
Eppure, nonostante tutto, in assoluto non è vero che siamo inermi di fronte a questo processo che, almeno teoricamente, non è affatto così ineluttabile come sembrerebbe.
Non dobbiamo dimenticarci mai, infatti, che quel potere siamo NOI a concederlo ai registi e agli attori di quella particolare pièce teatrale quando acriticamente accettiamo per vera la commedia da loro recitata sul palcoscenico mondiale quando diamo per buone notizie, commenti, critiche e suggerimenti che diluviano dai loro media, quando altrettanto acriticamente crediamo corretta la fiaba della storia ufficiale che ci viene ammannita sin da piccoli, quando crediamo agli impegni assunti dal politico di turno, quando passivamente recepiamo la satanica lusinga subliminale di poter far tutto ciò che vogliamo al solo fine del puro piacere, quando per pigrizia mentale rifiutiamo di dar posto al dubbio che pur talvolta si insinua in noi senza però mai affaticarci nella ricerca della verità… che va invece indagata faticosamente, puntigliosamente e talvolta dolorosamente al di là dell'apparenza rieducando e rendendo solido con ciò il nostro carattere.
Solo da qui può scaturire quella rivoluzione interiore, l'unica efficace, che potrebbe impedire il raggiungimento del NWO.
Ancora un saluto cordiale a te e a chi ci legge.
Un cacciatore di verità