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LA RICERCA SUGLI ANIMALI E’ BUFFA ? QUESTO RICERCATORE DICE DI SI

DI MARTHA ROSENBERG
counterpunch.org

I ricercatori di animali di solito cercano di mostrare un pò di rispetto per le creature sulle quali fanno esperimenti. Potrebbero far loro cose che tu non vorresti sapere ed attuano delle elaborate misure di sicurezza per esserne sicuri, ma di solito affermano di rendere onore al sacrificio dell’animale e che sarà di beneficio alla gente ed anche ad altri animali.

Lo stesso non vale per un ricercatore di primati all’Università di Wake Forest. In una presentazione in PowerPoint durante un workshop al NIA – National Institute of Aging [Istituto Nazionale per l’Invecchiamento, ndt], che è apparsa sul sito dell’Istituto fino al luglio scorso, il ricercatore trovava che i primati che davano la loro vita per la scienza fossero… buffi.

La prima immagine mostra un orangotango a cui qualcuno ha messo un vestito di flanella color acqua con sopra dei diamanti. La sua faccia è contorta dal terrore. Un palloncino verde stile fumetto esce dalla sua bocca. Dice: “Non so proprio cosa pensare”, come se la sua angoscia derivasse dai quesiti della ricerca in laboratorio invece che dalla sua permanenza in esso. Ha Ha.

La seguente allegra foto mostra uno scimpanzè che sembra aver battuto una pagina ad una macchina da scrivere per illustrare la “ricerca cognitiva” che viene eseguita nel laboratorio. Ci siamo?

Una terza divertente immagine mostra una scimmia cappuccina a cui qualcuno ha messo dei grandi occhiali neri, sorretti a mala pena dal suo piccolo cranio. Anche lei commenta la ricerca in corso nel laboratorio. C’è una catena attorno al suo collo e sembra essere tenuta in quella posizione da delle mani umane.
Inoltre, reminescente degli esperimenti nella “fossa della disperazione” del Dr. Harry Harlow all’Università del Wisconsin, è ritratto un macaco cinomolgo che è stato “sottoposto a stress psicosociale” per servire da modello per la “transazione da menopausa”. Harlow, famoso per aver inventato la “macchina dello stupro” e la “vergine di Normimberga” per i primati, è considerato l’architetto del sistema dei National Primate Research Centers [Centri Nazionali per la Ricerca sui Primati, ndt], ancora adoperato in un laboratorio dell’Università di Wisconsin-Madison e anche in altri laboratori altrove.

La presentazione, intitolata “Salute Cardiovascolare e Cognizione: Prospettive dell’Uso dei Primati come Modello”, faceva parte di un workshop officiale della NIA del 2004 ed è stata creata da Thomas Clarkson, Dottore in Medicina Veterinaria presso la Wake Forest. Quando un giornalista ha fatto domande sulla derisione mostrata nei confronti degli animali e della scienza stessa, il PDF fu ritirato dal sito web della NIA. Tramite l’Ufficio per le Comunicazioni e le Relazioni Pubbliche della NIA, Barbara Cire ha affermato: “Per quanto riguarda le immagini nelle slides, il NIH – National Institute of Health [Istituto Nazionale per la Salute, ndt] ha pubblicato la presentazione così come consegnata. Le domande riguardo le immagini dovrebbero essere dirette all’oratore”.

La Cire afferma che la NIA “non ha finanziato” le ricerche di Clarkson, eccezion fatta per un “sussidio ad una conferenza della NIA per organizzare un incontro in concomitanza con il 20° incontro scientifico annuale della North American Menopause Society [Associazione Nordamericana per la Menopausa, ndt] nel 2009”. Ma di fatto ha finanziato degli studi simili con esemplari di macaco cinomolgo ovariectomizzati eseguiti da una ricercatrice della Wake Forest, Mary Lou Voykto, in cui Clarkson donò l’ipotalamo di una scimmia.

In questa ricerca, le scimmie “venivano represse con la chetamina (15 mg per kg intramuscolo), anestetizzate profondamente con pentobarbitale sodico (35 mg per kg in fleboclisi) e transcardialmente intiettati con o.1 M di tampone fosfato salino (PH 7.4). I cervelli vennero presto rimossi e fatti in fette di un centimentro con l’aiuto di una matrice di cervello di scimmia”, secondo un articolo in The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism [Giornale di Endocrinoligia Clinica & Metabolismo, ndt] (Vol. 88, No. No.2 655-662). A quale problema sono servite le scimmie? Alla menopausa.

Ovviamente non è un segreto che da quando la Legge Bayh-Dole del 1980 [Legge sulle Procedure dei Brevetti delle Università e delle Piccole Imprese, ndt], la ricerca statale finanziata con i soldi delle nostre tasse si sia presto tradotta in usi industriali. Infatti, le conferenze del Women’s Health Center of Excellence for Research [Centro per la Ricerca Superiore sulla Salute delle Donne, ndt] della Wake Forest, alle quali partecipano ricercatori legati all’industria – compresi quelli accusati di ghostwriting, sono stae spudoratamente finanziate sia dalla NIA che dai creatori di ormoni Wyeth e Pfizer.

Non è tantomeno un segreto che la raccapricciante ricerca sui primati sull’ormone della menopausa, in corso alla Wake Forest ed alla Scuola di Medicina Mount Sinai, minacci di rianimare la terapia ormonale che causò il cancro a più di 5000 donne. (Perchè ripristinare una terapia che ha causato il cancro all’endometrio negli anni ’80 ed il cancro al seno del 2000? Chiedete all’indu$tria.)

La cosa sorprendente è che un ricercatore ed anche veterinario, che ha giurato di alleviare la sofferenza degli animali, di fatto trovi buffa tale ricerca.

Martha Rosenberg
Fonte: www.counterpunch.org
Link: http://www.counterpunch.org/rosenberg09232010.html
23.09.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Pubblicato da Davide

  • VeniWeedyVici

    Sarebbe buffo, quanto sensato, sterminare brutalmente tutti gli stregoni della ricerca. La tecnologia e la conoscenza scientifica non coincidono con la naturale evoluzione dell’ uomo. Tali “buffe” ricerche servono a mantenere innaturalmente in vita gli individui piu’ deboli, che, in condizioni normali, sarebbero destinati alla morte. Siamo quasi 7 miliardi, e mi chiedo quanti di noi, per la buffa casualita’ della natura, siano realmente adatti alla vita su questo pianeta. Voglio tornare all’ eta’ della pietra, il progresso infinito non esiste, e’ solo una delle tante schizofrenie dell’ uomo.

  • supervice

    In effetti, sarei curioso di vedere uno studio di ricerca sulla capacità dell’essere umano di sopravvivere in assenza di un ambiente drogato come il nostro. Vorrei infatti sapere quanto potrebbe vivere in media un uomo in assenza di riscaldamento d’inverno, del condizionamento d’aria in estate e anche delle droghe vere e proprie, ossia le tonnellate di medicine che i ricercatori ci propinano come alimentazione ordinaria.
    Questo lato della ricerca serve a mantenere in vita (di 10-20 anni??) oltre il limite fisiologico dell’uomo.
    Ma in questo caso la ricerca andrebbe fatta per forza sul campo con esseri umani veri e propri: credo che nessuno si offrirebbe volontario in anticipo.