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LA PARATA DELL’AVIAZIONE NON PU AIUTARE LA NATO

DI VICTOR KOTSEV
atimes.com

“Questa è la guerra delle voci”, ha detto martedì scorso al New York Times un ex colonnello libico che sorveglia la stazione radio di Bengasi, in risposta all’ondata di uccisioni misteriose degli ex ufficiali – disertori della sicurezza interna – che sono da molti percepite come attacchi vendicativi. “La gente è molto nervosa”.

La situazione sul terreno è sprofondata completamente nella nebbia metaforica della guerra. I media occidentali riportano regolarmente le conquiste dei ribelli. Le fonti del governo, spesso menzionate dai russi e da altri osservatori, sostengono invece che i gruppi di ribelli si stiano arrendendo. Tutti negano di aver commesso atrocità, ma vengono continuamente alla luce i terrificanti racconti dei civili. I nervi sono tesi. La situazione umanitaria è in declino.
Anche la campagna aerea della NATO ha qualche mistero da nascondere (come sono identificati i bersagli? Chi partecipa? Quanto è davvero efficace?), ma comunque ha un profilo molto più alto rispetto alle operazioni a terra. E ci sono delle valide ragioni a supporto, anche se queste non hanno niente a che vedere con la foglia di fico dell’umanitarismo. Mettiamo da parte per un momento le risorse idriche, [1] il petrolio e gli interessi delle banche centrali che convergono sul paese [2]. La guerra libica è diventata “una vetrina nella nuova corsa agli armamenti”, come è scritto in una relazione speciale della Reuter.

Un importante analista della difesa alla Reuter ha riferito: “Sta diventando la migliore vetrina per gli aeromobili che da anni si stanno facendo concorrenza. Più che in Irak nel 2003. Per la prima volta sono schierati uno contro l’altro il Typhoon e il Rafale e i paesi che li producono ne vogliono incrementare le esportazioni. La Francia, in particolare, vuole disperatamente vendere il Rafale” [3].

La Francia potrebbe riuscire a vendere bene il Rafale. L’India ha appena inserito questo aereo da combattimento nella lista dei due possibili acquisti in un affare da valore di 11 miliardi di dollari [4]. L’altro competitore (sorpresa?!) è il Typhoon Eurofighter dell’European Aeronautics Defence and Space Company. Secondo un ex specialista aeronautico e analista militare, intervistato dall’Asia Times Online, tutto ciò ha a che vedere con le lezioni che ci sono state impartite dalla guerra in Libia.

La fonte, che ha chiesto di rimanere anonima, ha detto che i jet da combattimento dalle prestazioni superiori, con la capacità di colpire a terra come ad esempio l’F-16 e il Mirage 2000, avrebbero fallito miserabilmente nel modificare l’esito sul terreno della campagna contro il leader libico Gheddafi. Questo è stato confermato sabato scorso quando Gheddafi ha impiegato aerei per uso agricolo che volano a basse altitudini per bombardare i serbatoi di carburante di Misurata che è in mano agli insorti [5].

I ribelli sostengono di aver comunicato alla NATO l’avvicinamento degli aerei del governo (giusto per parlare della coordinazione in tempo reale tra i ribelli e la NATO), ma che “non c’è stata risposta”. Lo stesso esperto ha spiegato che gli aerei che volano a basse quote sono una difficile sfida per i radar aerei, mentre qualsiasi bersaglio che vola al di sotto dei 100 metri è invisibile.

Ha anche aggiunto che gli aerei più manovrabili, che volano a minore velocità e a un’altitudine inferiore, hanno raggiunto finora i risultati migliori. Infatti, le più significative conquiste territoriali dei ribelli sono avvenute quando erano affiancati in volo dagli aerei di sostegno, come l’americano AC-130 e gli A-10C Thunderbold II. Più recentemente, Gheddafi ha ritirato le sue forze da Misurata, quando sono comparsi i droni Predator. Anche il Rafale, comunque, ha ottenuto buoni risultati, insieme al vecchio Tornado britannico.

Il Rafale, entrato in servizio nel 2000, è molti versi interessante, sia per le implicazioni politico-economiche del suo notevole utilizzo, che per le sue caratteristiche specifiche. Invece l’altro concorrente sul mercato indiano, il Typhoon, è comparso solo sporadicamente in Libia e raramente, se non mai, in attacchi a terra. Potremmo aspettarci che ciò cambi con l’aumento della competizione, nonostante il fatto che sia stato progettato per il combattimento aereo.

Il Rafale ha una struttura resistente, un lungo periodo di servizio, un’eccezionale manovrabilità a velocità subsoniche e un sistema di avionica unico che gli consente sia di colpire molto efficientemente i bersagli a terra, che di evitare il fuoco antiaereo. Secondo alcune relazioni, la sua suite elettronica gli darebbe la possibilità di essere virtualmente invisibile.

La sua superba performance a bassa velocità è particolarmente adatta al combattimento nei territori montagnosi – proprio per questo Gheddafi ha finora evitato le offensive armate su larga scala verso i focolai dei ribelli, che si trovano proprio nelle montagne occidentali – e questo, oltre al fatto che finora non ha registrato perdite, aumenterà significativamente il suo potenziale di esportazione.

Ma pur utilizzando, insieme a tante altre, quest’arma altamente sofisticata, la NATO non sta vincendo la guerra. Di certo le conquiste dei ribelli vengono evidenziate quasi ogni giorno. Il New York Times ha scritto lunedì: “Lunedì i combattenti ribelli hanno conseguite notevoli successi contro le forze leali al colonnello Gheddafi, sia nell’area occidentale che in quella orientale del paese, alle prime avvisaglie degli attacchi aerei NATO che avrebbero indebolito le forze governative.”

Da quel momento, altre fonti (compresa al-Jazeera) hanno riportato che molti dei soldati di Gheddafi erano stati uccisi a est vicino alla città di Brega e che le truppe del governo a Misurata erano state costrette a ritirarsi.

Tuttavia, con il fenomeno dei brevi combattimenti, che è caratteristico dell’intera campagna di Libia, le conquiste ottenute nei pressi di Misurata non sono certo state cruciali. I bombardamenti sempre più fitti che hanno accompagnato queste vittorie e gli attacchi sempre più frequenti sui luoghi dove si potrebbe nascondere Gheddafi, ci raccontano un’altra storia, una storia di frustrazione per la situazione di stasi.
Il fatto stesso che Gheddafi sia capace di eludere la no-fly zone e di inviare aerei in missione di combattimento e di ricognizione si fa beffa della potenza militare della NATO.

Per lo più, Gheddafi difende la sua versione della storia. Martedì scorso la televisione libica ha mostrato una cerimonia in cui 150 uomini, presentati come ribelli che si erano arresi, venivano consegnati ai “leader tribali”. Si può presumere che la storia sia stata manipolata, ma rimangono dubbi anche sulla versione diffusa dalla NATO, come su quella dei ribelli.

Martedì scorso gli aerei NATO hanno effettuato una serie di attacchi sulla capitale della Libia, Tripoli, prendendo come bersaglio, tra l’altro, il compound di Gheddafi. Tutto questo sembra essere solo l’ultimo di una serie di tentativi fatti per uccidere il leader libico (si veda anche il mio articolo Fatigue shows in Libya, Asia Times Online, 5 maggio), anche se non ci sono prove che Gheddafi fosse presente al momento degli attacchi.

Secondo Al-Jazeera, martedì 11 maggio la NATO ha annunciato “l’inizio di una seconda fase dell’operazione militare che mira ai centri di comando del regime di Gheddafi”. L’annuncio è arrivato in ritardo di molte settimane. Considerando quanto di solito queste definizioni siano ambigue, ci si deve chiedere se questa non sia un eufemismo per l’assassinio dello stesso Gheddafi.

L’Europa è messa a dura prova. Se le ostilità non finiranno presto, la parte meridionale del continente sarà inondata dai rifugiati provenienti dall’Africa settentrionale. Recentemente si è sviluppata un’altra crisi che la NATO dovrà affrontare, oltre al fatto che centinaia di persone sono morte annegate nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Gheddafi è stato accusato di costringere le persone a fuggire a bordo di imbarcazioni non sicure [6], ma anche la NATO viene criticata per non aver fatto abbastanza per le operazioni di salvataggio [7].

Nel frattempo, ci sono delle ipotesi che prevedono, nel caso che l’aumento dei bombardamenti e le attività dei ribelli non riescano a cambiare l’esito della lotta contro Gheddafi e se il leader libico riuscisse ancora a sfuggire agli attentati, la preparazioni di una guerra di terra.
Secondo M K Bhadrakumar dell’Asia Times Online, i leader russi e cinesi starebbero cercando di consolidare le loro posizioni per evitare un simile evento. Secondo Bhadrakumar:

[il ministro degli esteri russo Sergei] Lavrov ha rivelato in un’intervista: “Stanno arrivando notizie di una preparazione delle operazioni di terra [in Libia] che suggeriscono che NATO e Unione Europea stanno sviluppando programmi appositi.”. E ha pubblicamente fatto riferimento al sospetto di Mosca che il complotto degli USA sarebbe quello di eludere la necessità di consultare il Consiglio di Sicurezza per ottenere un proprio mandato per le operazioni di terra della NATO in Libia, e di fare invece pressione sul Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, per strappare una “richiesta” per la concessione di scorte alla missione umanitaria dell’ONU per poi poterla usare come una foglia di fico per avviare le operazioni di terra. [8]

Gli aerei all’ultimo grido europei, in altre parole, stanno esaurendo il tempo concesso per vincere da soli la guerra. Con il peggioramento giorno dopo giorno della situazione umanitaria in Libia, mentre la foglia di fico di una “guerra umanitaria” si rimpicciolisce sempre di più, la comunità militare internazionale sembra aver imparato la lezione.

In futuro, potremo aspettarci che le forze aeree dovranno operare a altitudini inferiori e dovranno avere capacità di terra più sviluppate. Gli aerei da combattimento che hanno queste caratteristiche, come il Rafale francese, andranno probabilmente bene e verranno utilizzati dalle dottrine tattiche ritenute più efficaci.

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Note:

1. GMR (Great Man-made River) Water Supply Project, Libya, Water-Technology.net, Accessed May 11, 2011.
2. Libya all about oil, or central banking?, Asia Times Online, April 13, 2011.
3. Special report – How Libya is a showcase in the new arms race, Reuters, April 4, 2011.
4. Why India chose to disappoint the US, Asia Times Online, May 10, 2011.
5. Gaddafi planes ‘destroy Misrata fuel tanks’, al-Jazeera, May 7, 2011.
6. Libya accused of forcing migrants to flee. Financial Times, May 9.
7. Libya: ‘800 refugees drowned’ trying to escape Gaddafi, The Daily Telegraph, 10 May 2011.
8. Russia and China challenge NATO, Asia Times Online May 10, 2011.

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Victor Kotsev è un giornalista e un analista politico che vive a Tel Aviv

Fonte: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/ME12Ak03.html
12.05.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

Pubblicato da Davide

Un commento

  1. Gli aerei all’ultimo grido europei, in altre parole, stanno esaurendo il tempo concesso per vincere da soli la guerra.
    Ma come? Frattini ha entusiasticamente affermato che la guerra in Libia sarebbe finita nel giro di una-due settimane!
    Interessante l’idea dell’articolo secondo cui la Libia sarebbe in realtà il palcoscenico dove si fanno notare i migliori frutti del militarismo europeo. E non si chiama guerra, per carità, ma aiuti umanitari: per le industrie belliche, s’intende.