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LA MORTE HA I VOSTRI OCCHI

DI STEFANO MONTANARI

Signori della politica, mi rivolgo a voi. E lo faccio vincendo la nausea.

Vi state accorgendo adesso, disturbati nei vostri interessi ben radicati da tutt’altra parte, che si muore sul lavoro. Non le morti occasionali, quelle che capitano perché c’est la vie: la nostra è una strage che avviene quasi con meticolosità. Ormai è un bollettino di guerra giornaliero e la guerra si può cavalcare: tutto fa brodo.

Così, nessuno di voi perde occasione per levare alta e forte la propria voce in difesa di questi lavoratori, soprattutto in questa primavera incipiente che prelude al momento cruciale del vostro progetto di statisti: le elezioni, quelle che vi daranno il viatico per continuare ad agire come avete fatto da sempre.

E mi rivolgo a voi, sindacalisti, che mandate in piazza migliaia di poveracci per un aumento di quattro soldi di salario o per farli smettere di lavorare il più presto possibile. Anche per voi il mio stomaco non sta meglio.


E pure a voi, signori degli enti di controllo, mi rivolgo. Che diavolo state a fare? Siete
in un esercito che soverchia quello dei vostri omologhi in ogni paese civile (L’ARPA Emilia Romagna ha il doppio dei dipendenti dell’equivalente struttura che copre tutta l’Austria) e l’unica vostra attività pare essere quella di fare la riverenza ai politici del “tutto va bene.”

Per motivi professionali io visito fabbriche e impianti, dalle fonderie agl’inceneritori, e in queste visite vedo cose che voi umani… Ho detto umani. Vedo uomini che camminano come fossero acrobati del circo sospesi chissà dove senza il minimo accorgimento di sicurezza. Vedo uomini che maneggiano veleni, soprattutto polveri – perché il mio mestiere è quello di occuparmi di questo – che non indossano guanti né copricapo né maschera né indumenti dedicati e che poi se ne tornano a casa con quegli stessi vestiti addosso, avvelenando chi vive con loro. Vedo uomini che versano le cose più schifose nei corsi d’acqua, che le nascondono sotto un palmo di terreno, che le trasportano di notte perché qualcun altro le nasconda dove si resta impuniti (cioè dappertutto) e questa roba finisca nell’aria, nell’acqua, negli alimenti, nei nostri organismi e in quelli dei nostri figli. Vedo medici di fabbrica che nascondono le malattie professionali.

Si muore di lavoro, cari signori che da noi venite lautamente pagati, e voi, da bravi avvoltoi bulimici, cercate un po’ di nutrimento anche da quei cadaveri. Cadaveri fortunati, a ben pensarci, perché per chi non muore di morte violenta voi avete preparato una lunghissima agonia grazie alla società che avete allestito. Non lo avete fatto apposta: all’inizio era solo un effetto collaterale. Poi vi siete accorti che ci s’ingrassa anche con queste malattie, con il business ricchissimo della prevenzione che da noi, quando va bene, è quella secondaria (diagnosi precoce, tanti esami e tanti farmaci) e non primaria (non ammaliamoci).
v

Ormai da tempo immemorabile voi politici – ma nel sindacato e negli enti di controllo le cose non vanno poi tanto tanto meglio – vi siete mineralizzati sulle vostre poltrone, non eccezionalmente passatevi dai vostri padri o regalatevi da qualche consanguineo o socio, e da lì gestite gli affari vostri, ché della politica, quella vera, quella della gestione saggia della casa comune, si è persa ogni memoria. Voi che ora tuonate su queste morti, dove eravate negli ultimi quarant’anni?
v

La domanda che mi si pone spesso quando sono all’estero è come sia possibile che, di fronte ad uno sfacelo tanto palese, gl’italiani continuino a portarvi il loro consenso e, a quanto pare, ad aprile il trionfo si ripeterà. La risposta è sempre molto articolata e un po’ faticosa, perché altrove è difficile penetrare la mentalità nostrana, ma noi i motivi li conosciamo tutti: la ragnatela d’interessi che siete stati capace di tessere coinvolgendo milioni di quelli che sono al contempo vostre vittime e vostri complici, e l’ignoranza.

Se sul punto uno non mi soffermo. È sull’ignoranza che insisto. Nelle fabbriche e negl’impianti nessuno istruisce i lavoratori. I corsi che si fanno esistono solo sui documenti ufficiali e, se mi capita di fare domande sia agli operai sia a chi li dirige, e mi riferisco a domande semplicissime su ciò che maneggiano e su come lo fanno, la reazione è identica: mi guardano con la faccia da pesce lesso. D’ignoranza si muore, cari signori, e voi, pur nella vostra ignoranza, lo avete sempre saputo.

Ma l’ignoranza è l’ingrediente di base per mantenere i vostri troni, di qualunque fattura e dimensione essi siano. Ed è così che i vari Augias, Vespa, Mentana, Tozzi, Angela, Fazio e gli altri guitti del carro di Tespi, confortati dalle esternazioni dell’ineffabile Veronesi sponsorizzato Veolia e capace di parlare di tutto con identica spocchia e incompetenza, si scatenano.A questo punto ci si aspetterebbe l’intervento muscoloso dei sindacati. E invece, no. Anzi, quando io cerco, come posso, di fare un po’ di cultura e di spingere i datori di lavoro a migliorare le condizioni di sicurezza, sono proprio i sindacati, ben prima dei mitici “padroni”, a darmi addosso, addirittura mandando in piazza i lavoratori il cui posto di lavoro si presume messo a repentaglio (!) e non disdegnando minacce personali (vedi il caso di Raoul Mantini a Gualdo Cattaneo).

Ma bisognerebbe dare un’occhiata ai documenti che mi capitano sotto mano per accorgersi di ciò che fanno gli enti di controllo. Magari facessero niente! Il problema è che non è raro trovarli molto “ben disposti” verso chi dovrebbero controllare.

E, da ultimo, cari politici, al di là di chi avete “messo a posto” in cambio dei voti di tutta la famiglia, se non sarete cacciati come si farebbe in qualsiasi paese civile, ringraziate i filosofi del non voto. Saranno milioni. Milioni d’ipocriti, d’ignoranti e di psicolabili uniti i un unico esercito al seguito di qualche pifferaio magico che avranno trovato giustificazione ideologica alla loro viltà, alla loro totale mancanza di conoscenza politica, al loro senso civico assente. Scusate, signori del non voto, ma io non ho l’ipocrisia del politico consumato e non riesco a non dirvi che provo orrore di voi. Scusatemi.

Stefano Montanari
Fonte: www.stefanomontanari.net/
Link: http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=513&Itemid=1
5.03.08

Pubblicato da Davide

  • castigo

    E, da ultimo, cari politici, al di là di chi avete “messo a posto” in cambio dei voti di tutta la famiglia, se non sarete cacciati come si farebbe in qualsiasi paese civile, ringraziate i filosofi del non voto. Saranno milioni. Milioni d’ipocriti, d’ignoranti e di psicolabili uniti i un unico esercito al seguito di qualche pifferaio magico che avranno trovato giustificazione ideologica alla loro viltà, alla loro totale mancanza di conoscenza politica, al loro senso civico assente. Scusate, signori del non voto, ma io non ho l’ipocrisia del politico consumato e non riesco a non dirvi che provo orrore di voi. Scusatemi.

    certo, certo, andiamo tutti a votare compatti per cambiare la classe politica….. ma mi sorge spontanea una domanda….. mi fai sapere chi dovrei votare per mandarli a casa.
    come dici scusa??
    non ne conosci nemmeno uno??
    allora, per cortesia, non parlare a sproposito della presunta ignoranza altrui.
    e non andare a votare, così almeno potrai dire che le porcate che fanno NON le stanno facendo a nome tuo, sulla base della delega che, anche solo prestandoti alla farsa elettorale, gli concedi.
    lo so, è una magra consolazione, ma è l’unica che mi rimane, dopo anni passati a votare per questo e quello (referendum compresi) nella speranza che potesse cambiare qualcosa……

  • maristaurru

    Io andrò al seggio per annullare la scheda, sono sicura che altrimenti potrebbe esser usata . Almeno eviterò di esser “utile” a qualcuno di costoro

  • clausneghe

    Bell’articolo Montanari,ma vacci piano con l’offendere quelle che tu stesso dici saranno milioni di persone impegnate nel NON voto..
    Che non è qualunquista e ignorante come tu malamente dici ,ma è invece l’ultima opzione prima di passare alle mani,se non l’hai capito.
    L’orrore è meglio che lo provi per lo stato e i suoi servi,semmai.

  • clausneghe

    Giusto. meglio ancora se si riuscirà a inceppargliela, la macchina elettorale, oppure farle invalidare dalla corte europea per manifesta illegalità morale nel caso i non votanti superassero i votanti…vedremo per intanto la parola d’ordine è : non voto. ciao ,claus

  • Tao

    Io non credo che interventi legislativi o misure organizzative (come ad es. la creazione di un pool di magistrati specializzato) possano produrre effetti di una qualche rilevanza nella lotta agli incidenti mortali sul lavoro. Com’è possibile prescrivere una terapia quando non si conoscono le condizioni del paziente? Posso peccare di presunzione, ma sono quasi certo che le istituzioni non hanno presente la mappa del mercato del lavoro in Italia, nemmeno a grandi linee. E quindi non hanno la più pallida idea della mappa del rischio. Cominciamo da un dato: il differenziale di circa 2,4 punti percentuali tra l’incidenza dei morti sul lavoro in Italia rispetto al resto dell’Europa è dovuto al fatto che da noi si muore “in itinere”, cioè mentre ci si sposta per lavoro o per andare o tornare dal luogo di lavoro. Quindi “il luogo” di lavoro di per sé, concepito come luogo fisico, non sarebbe più rischioso in Italia di quanto sia quello di altri Paesi europei. E’ lo spazio della mobilità quello più rischioso. Perché?

    La rivoluzione postfordista ha agito in due direzioni: 1) ha man mano “dissolto” il luogo di lavoro come spazio fisico separato mischiandolo sempre più al luogo di vita privata e lo ha dilatato nello spazio (despazializzazione del rischio), 2) ha – come in nessun altro Paese d’Europa – affidato la gestione del rischio a un’entità particolarissima, quella che forma la caratteristica più tipica dell’Italia, cioè la microimpresa. E quando intendo microimpresa intendo un’entità talmente piccola che stento a riconoscere in quella le caratteristiche istituzionali di un’impresa – cioè di qualcosa che ha bisogno almeno di tre ruoli sociali, il capitale, il manager e l’operaio. Io vorrei prendere per mano il Ministro Damiano, il dottor Epifani e il dottor Guariniello e metterli di fronte a quella semplice tabella ISTAT che sono solito riprodurre in tutte le mie presentazioni. Da cui risulta che più di 6 milioni di persone – su un totale di 24 – lavora in unità impropriamente chiamate “imprese” la cui dimensione media è 2,7 addetti. Ma c’è qualcosa di più recente. Il 29 ottobre 2007 l’ISTAT pubblicava una nuova serie di dati, cito: “Nelle microimprese (meno di 10 addetti), che rappresentano il 94,9 per cento del totale, si concentra il 48,0 per cento degli addetti, il 25,2 per cento dei dipendenti, il 28,3 per cento del fatturato ed il 32,8 per cento del valore aggiunto. In esse il 65,1 per cento dell’occupazione è costituito da lavoro indipendente”. Perché questa assurda miniaturizzazione dell’impresa in Italia? Per ottenere flessibilità, minori costi del lavoro ma anche per trasferire sui più deboli il rischio. Paradossalmente ha ragione la Confindustria quando protesta contro i decreti d’inasprimento delle sanzioni. Le sue imprese, quelle che hanno firmato gli accordi sindacali, quelle dove vige ancora l’art. 18, il rischio lo hanno esternalizzato da vent’anni, non è roba loro, ma dei loro fornitori, dei subappalti, delle cooperative di lavoro, degli autonomi, in una parola, è roba scaricata sulla microimpresa! Pertanto il rischio ha cambiato sede, si è trasferito sui percorsi della mobilità (morti “in itinere”) e si è annidato nei piccolissimi organismi della microimpresa, là dove padrone e operaio stanno a galla per miracolo e dove il padrone muore assieme all’operaio (vedi Molfetta). Il caso Thyssen è un caso anomalo, non bisogna prenderlo a misura delle cose. Le maggiori sanzioni previste nei decreti non colpiranno mai le piccole, medie, le grandi imprese – colpiranno sempre, state sicuri, quei poveracci che se la cavano in mezzo a mille difficoltà. Ma sono quelli che mandano avanti questo Paese, sono quelli che garantiscono la tenuta occupazionale, sono quelli che per vent’anni si sono assunti sulle spalle la responsabilità del rischio! Senza poter dettare le condizioni del loro lavoro ma subendo i ritmi voluti dai committenti. E sono questi ritmi ad uccidere, malgrado tutte le attrezzature antinfortunio. Che te ne fai dei tuoi fottuti caschi, scarponi, cinture, occhiali, della tua fottuta segnaletica quando devi scaricare da una nave 37 container all’ora e invece di otto ore ne devi lavorare dodici, perché senza gli straordinari non arrivi a fine mese?

    Misure legislative, azione repressiva della magistratura, diavoleria dell’antinfortunistica – tutta roba inutile. Bisogna rovesciare i rapporti sociali che hanno creato questa infame e incivile condizione del lavoro oggi in Italia, per cui sui più deboli economicamente si è scaricato non solo tutto il rischio fisico ma anche tutta la responsabilità civile e penale del medesimo. Non è un caso, è la riprova di quanto sto dicendo, che sia a Genova che a Molfetta la colpa degli incidenti è stata attribuita o alle vittime (“non hanno indossato le mascherine”) o ai compagni delle vittime. Malvolere di magistrati? No, il rischio è stato strutturato in modo che la colpa sia sempre delle vittime. Postfordismo all’italiana. Uscire da questa condizione è una strada lunga, lo so, ma questa è la realtà, questo il risultato di aver messo in soffitta per più di vent’anni il problema del lavoro.

    Sergio Bologna
    Fonte: http://www.nazioneindiana.com/
    Link: http://www.nazioneindiana.com/2008/03/05/eppur-si-muore/#more-5460
    5.03.08

  • mat612000

    Il non voto, per chi vorrebbe veramente che l’Italia fosse una repubblica democratica fondata sul lavoro, è una scelta dolorosa ma temo inevitabile.
    Chi ha sentito le tesi esposte da Franceschini ieri sera a otto e mezzo su la 7 potrà forse capirmi.
    Io ho sempre votato consapevole del fatto che il “partito” fosse rappresentante di una parte (come del resto dice il nome stesso), la mia parte, la parte di coloro che pensandola come me su tante cose, viveva di conseguenza anche la quotidianità.
    Ora mi sento dire da Franceschini che questi sono discorsi vecchi, che nello stesso partito devono convivere atei e credenti, lavoratori e imprenditori, che certe contrapposizioni “ideologiche” non hanno più senso nell’interesse “superiore” della nazione.
    Concetto caro alle dittature fasciste quest’ultimo.
    Credo, purtroppo, che certi personaggi del PD affermino simili obbrobri per pura ignoranza e mancanza di cultura politica e questo è peggio di un sincero reazionario che almeno in certe idee (per me sbagliate) crede.

  • alnilam

    ..e se invece alla base della cultura dell’inevitabile mescolanza di credi ideologie ed altro ci fosse qualcosa di cui non se ne parla mai, ma è pur sempre all’ordine del giorno negli affari (soprattutto) nelle decisioni di politica di ogni genere etc. : la massoneria. Difatti non c’é espressione più trasversale ed universalistica di quell'”istituzione” che ha fatto del resto storia con l’uguaglianza, la fratellanza e tolleranza. Ci rifletta un pò. Cordiali saluti

  • vraie

    caro Professore:
    ogni partito che sarà presente in parlamento è un’opera scultorea progettata da qualche mente a me ignota (segretario e maggiorenti di partito…”gruppi di pressione”… Chiesacattolica…Mafia…Potenzestraniere….) e il mio voto avrà successo se, poniamo, il mio “candidato preferito” … presente al 24° o al 64° posto della lista-bloccata verrà eletto proprio grazie al mio voto: mi pare improbabile che ciò si verifichi!!
    Voterei volentieri (dico sul serio) un partito con capolista Montanari!!!
    … ma credo che potrò solo sentirla alla Macrofesta di Milano!!!??