La monetizzazione del debito e la falsa paura di creare inflazione

Come le masse vengono guidate e soggiogate per mezzo della propaganda anche in ambito economico

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di Megas Alexandros, ComeDonChisciotte.org

Oggi vi voglio parlare di un’altra frode mentale, che coloro che ci comandano, ci propinano per mezzo dei canali di informazione, da loro controllati. Parlo della monetizzazione del debito pubblico e della conseguente paura di una incontrollata inflazione, che questo provocherebbe nelle nostre economie.

Cominciamo con il dire cosa significa monetizzare il debito. In poche parole la monetizzazione è l’operazione con cui la Banca Centrale crea moneta per acquistare i titoli in mano ai risparmiatori privati.

La paura dell’inflazione nella gente nasce, o meglio viene fatta nascere, ogniqualvolta appare nelle nostre menti la fatidica frase “stampare la moneta”. “Apriti cielo!!!!”… è allora che partono all’attacco tutti gli “strilloni” mondiali e locali (alla Marattin ed alla De Romanis, per intenderci), che immediatamente corrono a resuscitare dalle tenebre i morti per inflazione più famosi della storia: la “Repubblica di Waimer” e lo “Zimbabwe”.

Al “sol sentir” pronunciare la parola “inflazione”, ghiaccio gelato sale nelle vene di coloro che per mezzo dei loro lauti risparmi, godono di tutte le loro certezze, brividi da “febbre a quaranta” pervadono i corpi di coloro che tengono stretto il proprio lauto stipendio di funzionario pubblico e/o di manager privato e la camicia di forza è pronta per tutti coloro che nel dibattito pubblico ne minimizzano la paura. Insomma l’inflazione viene presentata e percepita nel mondo, come il passo precedente più prossimo al Giudizio Universale..

Con il malato fobico al solo pensiero dell’inflazione, già steso sul lettino dello psicologo, andiamo a livello terapeutico a fare un “esperimento mentale” – citato direttamente nel libro (“The deficit Myth”), scritto dalla professoressa Stephanie Kelton.

L’economista Eric Lonergan, nel 2012 partì da una semplice domanda: “Cosa succederebbe se il Giappone monetizzasse il cento per cento dei buoni del Tesoro giapponesi esistenti?

Dovete sapere che la Banca centrale del Giappone detiene già adesso il 50% del totale del debito pubblico giapponese, quindi ne ha già monetizzato la metà.

Dice la Kelton, riferendosi alla domanda di Lonergan, che questo è un modo elegante per porre la domanda di cosa accadrebbe se la Banca del Giappone ritirasse l’intero debito nazionale.

In che modo?

Semplice…..nella stessa maniera in cui la BOJ ha acquistato i titoli di cui è già in possesso, vale a dire facendo accrediti sui depositi bancari dei soggetti che li vendono.

Trattandosi di un esperimento mentale, Lonergan immagina che la BOJ lo faccia tutto in una volta, come con un tocco di bacchetta magica. “Ipotizziamo che domani mattina la BOJ arrivi sui mercati e acquisti l’intero stock di buoni del Tesoro giapponesi, creando riserve bancarie (moneta), e così facendo cancelli il debito”.

Puff!!!! Il debito è sparito.

Dopodiché Lonergan si chiede: “Cosa accadrebbe all’inflazione, alla crescita e al tasso di cambio?”. A suo avviso, “se ci fosse una monetizzazione del cento per cento dello stock del debito non cambierebbe nulla!”.

Opss!!! “non succederebbe nulla!!!” qualche professore della Bocconi potrebbe stramazzare al suolo colpito da infarto fulminante.

Direttamente dal libro della Kelton, eccone un passaggio:

“CON UN DEBITO PUBBLICO BEN SUPERIORE AL 200 PER CENTO DEL PIL, ALCUNI SPECULATORI DEL MERCATO OBBLIGAZIONARIO PENSAVANO CHE IL GIAPPONE FOSSE IN ROTTA DI COLLISIONE. CREDENDO CHE IL GOVERNO NON POTESSE SOSTENERE LIVELLI DI DEBITO COSI’ ELEVATI, ALCUNI TRADER DI TITOLI SCOMMISERO CONTRO I TITOLI DI STATO GIAPPONESI VENDENDOLI ALLO SCOPERTO. KYLE BASS E’ DIVENTATO FAMOSO PER AVER PERSO INGENTI SOMME DI DENARO CON QUESTE SCOMMESSE, AMPIAMENTE NOTE COME “SFORNA-VEDOVE”

Tutta questa storia sembra dirci qualcosa su George Soros, che ha fatto i miliardi grazie alle valute europee agganciate a tassi di cambio fissi e all’ostinazione delle banche centrali europee nel difenderli, mentre questo tizio di nome Bass li ha persi grazie all’ostinazione della BOJ nel mantenere il cambio fluttuante e nel difendersi dalla speculazione internazionale, ma vabbè, quelli son giapponesi, stanno avanti anni luce, evidentemente!

Ma torniamo al problema che stiamo cercando di risolvere con la nostra terapia, ovvero la paura dell’inflazione in caso di monetizzazione del debito.

Com’è possibile che la BOJ possa produrre 500.000 miliardi di yen dal nulla senza generare devastanti conseguenze inflazionistiche? si chiede la Kelton.

La maggior parte degli economisti è stata formata accettando una qualche versione della teoria quantitativa della moneta (TQM). Gli osservatori più rigorosi di questa teoria, come i seguaci di Milton Friedman, probabilmente inizieranno a strillare “Zimbabwe!”, “Weimar!” o “Venezuela!”.

Questo perché la TQM insegna che “l’inflazione è sempre e comunque un fenomeno monetario”. L’idea di creare magicamente 500.000 miliardi di yen di nuovo denaro sonante per acquistare il debito li porta immediatamente a paventare scenari di iperinflazione. Lonergan, però, che lavora nei mercati finanziari, la sa più lunga. Egli osserva correttamente che sostituire dei titoli di debito con del contante non ha alcun effetto sulla ricchezza netta del settore privato. Invece di detenere buoni del Tesoro giapponesi, adesso gli investitori “detengono lo stesso valore sotto forma di contante”.

Laddove la RICCHEZZA NETTA rimane inalterata, l’acquisto dei titoli giapponesi produrrebbe però un effetto in termini di REDDITO. Questo perché i titoli di Stato sono strumenti che fruttano un interesse mentre il contante no.

Quando la BOJ sostituisce titoli con moneta il settore privato perde tutti gli interessi che avrebbe altrimenti ricevuto. In tal modo, il ritiro del debito porterebbe via anche i redditi da interesse del settore privato. Tenendo questo in mente, Lonergan domanda: “Perché mai il settore delle famiglie giapponesi dovrebbe precipitarsi a comprare roba (cioè a spendere di più e più velocemente, ossia a rischiare di scatenare inflazione) quando il loro reddito da interessi è diminuito, la loro ricchezza è invariata e sono ormai abituati al calo dei prezzi?”.

La risposta breve è che non lo farebbero; ed eventualmente il fatto di trasferire tutto il debito pubblico esistente nel bilancio della Banca centrale tenderebbe a spingere i prezzi verso il basso, non verso l’alto.

“Io ci penserei due volte prima di spogliare tutto il settore privato di tutti i suoi titoli di Stato fruttiferi nello stesso momento. Il governo giapponese sarebbe però sicuramente in grado di farlo, e la stessa cosa vale per gli Stati Uniti.”

Aveto compreso cari Amici!!! la monetizzazione del debito non aggiunge niente al settore privato, nessun soldo in più nelle nostre tasche che possa finire nei consumi. Come del resto ho già spiegato , anche la “cancellazione del debito” proposta da Sassoli avrebbe gli stessi identici effetti…. cioè impatto zero sulle nostre economie.

Allora voi mi chiederete cosa dobbiamo fare? Semplice, in una parola:

“DEFICIT” 

Quindi, cari amici pensateci tutte le volte che sentite proporre, da un politico e/o da un economista la cancellazione e/o la monetizzazione del debito, ora siete consapevoli che vi sta prendendo in giro e da oggi sapete anche come rispondergli.

Buona giornata e buona riflessione…

di Megas Alexandros, ComeDonChisciotte.org

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

 

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