La modernità come cancro terminale

La modernità come cancro terminale

Di Alceste

alcesteilblog.blogspot.com

Roma, 5 gennaio 2023

Una cellula. Una sola, tra migliaia di miliardi … che, a caro prezzo per la salute del collettivo di cui fa parte, cioè il nostro corpo, va a prendersi il sogno proibito dell’immortalità … Il rompicapo del cancro è una folle corsa verso l’illusione dell’immortalità. Illusione, perché l’aggressore, il sovvertitore dell’ordine, non ha altra prospettiva che il perire insieme al sistema di cui è parte …”. Sono le prime parole d’introduzione di Telmo Pievani al saggio di Pier Paolo Di Fiore, Il prezzo dell’immortalità. Come sappiamo del cancro e come possiamo sconfiggerlo. Pievani, di cui temporaneamente dimenticheremo certe ottuse intemerate scientiste, così prosegue: “L’edificio complessivo dell’organismo poggia sempre sul filo di un equilibrio dinamico, in un gioco di interazioni, di segnali e di meccanismi molecolari che tengono a bada le spinte anarchiche e le tentazioni di perversa libertà delle cellule … se per qualche ragione i controlli e i vincoli saltano, una forza primordiale silente si sprigiona e semina lo scompiglio”. Noteremo, en passant, come lo scientista Pievani usi termini metafisici; o teologici. Di fatto sta parlando della civiltà umana degli ultimi centomila anni con la lingua di un predicatore medioevale. E però, per tutti, chiacchiera di cellule; e allora: è scienza! Ma torniamo a noi.

L’Ordine, insomma, è infranto per la volontà di autoaffermazione di una singola cellula; la quale, ebbra di voluttà (vuole farsi Dio), cerca di eternarsi; e però, ignorando che è il corpo di cui fa parte a consentirgli l’esistenza, prolifera a danno di tutto l’organismo; replicando la marcescente ansia di dominio e infinito: sino alla catastrofe.

E donde arriva tale cupidigia di libertà che, a ben vedere, è solo desiderio di “liberarsi” dei propri simili, dei lacci e lacciuoli, dell’intima e stupefacente sottomissione gerarchica a un Fine celeste, il mantenimento dell’organismo? “Quell’impulso di egoistica immortalità [della cellula deviata] è molto antico. Risale a un tempo evolutivo ancestrale, prima di 600 milioni di anni fa, quando esistevano soltanto organismi unicellulari o coloni di essi. Noi creature multicellari siamo tutto sommato un’eccezione nell’evoluzione, un’insorgenza tardiva che riguarda soltanto un settimo della storia della vita sulla Terra … fare copie di sé stessi è l’imperativo darwiniano … le centrali di rigenerazione interna dei nostri organi … garantiscono il ricambio cellulare continuo e invecchiano più lentamente delle altre cellule … dividendosi queste ‘api regine’ [chiamate Regine Nere, se deviate a livello genetico] danno origine ad altre cellule staminali e poi a una schiera di cellule figlie che si differenziano nei vari tipi cellulari necessari a un determinato organo … se deviate a livello genetico … [innescano e alimentano] i tumori”.

Cosa si nasconde, quindi, dietro questa prosa innocua che cerca di riassumere il saggio divulgativo di un patologo, professore ordinario a Milano, tale Pier Paolo Di Fiore? Come detto: l’intera storia dell’umanità moderna. Osiamo: ogni fenomeno, a qualsiasi livello ontologico, ci parla della verità. Non fatevi ingannare dalle specializzazioni, dalle divisioni tecniche, dalle minuzie, dalle argomentazioni da leguleio. Pievani, a esempio, crede di parlare del cancro. Quelle sue notazioni, tuttavia, divengono metafora della società, della vicenda umana, delle supreme cose della gloria eterna. In ogni stella, affermò Plotino, sono contenute tutte le altre.

Le lutulenze genetiche dell’evoluzione sono metaforizzate dalla teologia; la spiritualità è specchio della biochimica; la fisica spiega, in termini matematici, ciò che Anassimandro conosceva per intuizione al vivo, nella carne; i rivolgimenti cosmici, innervati dal Logos Termodinamico che li conduce alla Dissoluzione Finale (ciò che atterrì i razionalisti Lovecraft e Leopardi), non sono che il risvolto materiale dei miti di fondazione di ogni tempo. La Filogenesi della Totalità è ricapitolata, per allusioni e allegorie, nei maggiori testi filosofici e sacri.

L’Uomo nasce dal fango, dalla polvere, dall’apeiron primordiale. Egli ascende lentamente. Come tutti gli esseri al culmine della forza, ignora il concetto di felicità; è il Tempo che dona la sapienza della Morte e quella sottile angoscia che si ritrova nell’elegia pagana e, più tardi, nel romanticismo più alto. Persino Nietzsche, al principio della Seconda Inattuale, si lascia andare nella descrizione del rimpianto per un tale Adamo: “Osserva il gregge che ti pascola innanzi: esso non sa cosa sia ieri, cosa oggi, salta intorno, mangia, riposa, digerisce, torna a saltare, e così dall’alba al tramonto e di giorno in giorno, legato brevemente con il suo piacere e dolore, attaccato cioè al piuolo dell’istante, e perciò né triste né tediato. Il veder ciò fa male all’uomo, poiché al confronto dell’animale egli si vanta della sua umanità e tuttavia guarda con invidia alla felicità di quello – giacché questo soltanto egli vuole, vivere come l’animale né tediato né fra dolori, e lo vuole però invano, perché non lo vuole come l’animale”.

E però Adam, il Primo Uomo, viene avvelenato dalla Sapienza. Conosce il dolore e la Morte. La razionalità fa irruzione nella sua esistenza. L’imprevedibile mutazione, entro di lui, l’encefalo, lo allontana progressivamente dalla creazione di cui fu parte: egli è, ora, il Maledetto.

Il Segnato sa di essere un predestinato alla distruzione. Eppure in lui la scintilla della preservazione non è spenta; e reagisce. Come Sapiente cela la Verità affidandola solo a individui di provata fede; come Artista risana grazie alla Bellezza; come Santo difende i circoli sacri in cui ha disposto benevolmente la Creazione. Verità, Bellezza e Guerra si equivalgono in tale nuova trincea opposta alla Regressione che richiama l’Uomo verso l’Indifferenziato e il Vuoto originari.

Eppure il Nulla è dentro di lui. Si agita come una Bestia furiosa nei recessi dell’anima, reclamando la vittoria. Per quanto reggeranno i lacci e le catene? Avranno ancora forza i vincoli sacri della Bellezza?

Le ribellioni sono innumeri. Giorgio Galli, nel suo Occidente misterioso, rendiconta quelle degli ultimi tre millenni. Le prime (baccanti, streghe, dalit d'ogni specie), ch’egli collega alla democrazia, verranno soffocate nelle persecuzioni; come è giusto. Le mura, i valli e le trincee, però, ne risulteranno indeboliti. Sempre più sentinelle sono assassinate da traditori nell’ombra; gli agguati si moltiplicano; le fortificazioni più solide sembrano sbrecciarsi; la Bestia reclama il suo trono. L’antica Via è smarrita. Alcuni uomini, come cellule maligne, accecati dalla protervia, anelano all’immortalità; la progettano abiurando il timore divino. Il loro numero è, ora, legione così come i nomi con cui verranno conosciuti. Non li cito: sono inessenziali e fuorvianti. In Europa si approntano i reset: Londra (1666), Bisanzio, Pietroburgo, Roma, Parigi. Ci si libera del passato come di un vincolo all’oscurità. È una menzogna, ovviamente, ma il veleno entra in circolo. Ci si lancia nella modernità, sicuri di assaltare il cielo, una volta ospite di armonie celesti; s’infrangono gli antichi idoli profanando ogni cosa in nome d’una ragione meschina. I ritmi della storia accelerano. Ciò che prima richiedeva cento anni lo si fa in uno. Si addita il vaso di Pandora: vedete cosa nascondevano nell’oscurità! Beni inestimabili! Per fortuna ci siamo liberati di loro! Irrompe la tecnica, la velocità, la prassi, l’introspezione da tinello.

Gli eretici moderni balzano come tigri a impiantare l’Ordine Nuovo:

Oh Tigre quale fu l'immortale mano o l'occhio ch'ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria? In quali abissi o in quali cieli accese il fuoco dei tuoi occhi? Sopra quali ali osa slanciarsi? E quale mano afferra il fuoco?

In una società, quella inglese, che è scossa dai sussulti della rivoluzione industriale, frenetica come le bielle d’acciaio delle locomotive, l’occhio clinico di Percival Pott esamina i morbi causati dal nascente industrialismo. L’avanzamento della tecnologia reclama da subito olocausti. Giorgio Cosmacini, ne Il male del secolo: per una storia del cancro, c'informa, a esempio, del sistema inventato da Abraham Darby che “consiste nel fondere il ferro con il coke anziché col carbone a legna [e] fa superare di slancio all’industria siderurgica inglese le strette produttive indotte dall’esaurimento di legame seguito dai disboscamenti”. I vari mestieri legati all’estrazione, manipolazione e distillazione del carbon fossile producono, di conseguenza, nuovi malati. Malati di tumore, stavolta; ai testicoli. La fuliggine dei forni innesca un cancro divorante che “si sviluppa di solito su cute alterata … con una placca a superficie rossa-bruna, verrucosa, crostosa o ulcerata … Più tardi la lesione può diventare vegetante con aspetto a cavolfiore e invadere i tessuti sottostanti, aderendovi. Il decorso invasivo e distruttivo, assai doloroso, è abbastanza rapido”.

Perché questo? L’abbandono della sacralità rende il mondo una distesa fruibile di puri oggetti. L’uomo classico che, di fronte a un bosco, cerca di propiziarsi i favori dei Lari che lo abitano è un residuo di cui ridere. Un bosco è una somma di alberi e gli alberi assicurano un preciso tonnellaggio di legna: da rendicontare a partita doppia. Quando tale brama di distruzione non reca più vantaggi, il Progresso, proprio perché tale, escogita altre soluzioni. Esso, che si sente necessariamente e inconfutabilmente nella ragione, non s’interroga sui calcoli, quasi sempre sbagliati, ma rilancia. È pronto a rilanciare, all’infinito, che si abbia moneta o meno perché la moneta, ora, la si crea inesauribilmente. Sterminati i boschi? E allora ben venga il coke! Cento, diecimila, centomila morti! Si rilanci!

Usura, Tecnica, Democrazia e Libertinaggio si legano a filo quadruplo. Le migliori menti dell’eversione si riuniscono nei paradisi universitari per teorizzare l’eternità dell’Uomo. L’Uomo è immortale, onnipotente e assolutamente, incondizionatamente, libero. I cenacoli intellettuali dei primi paesi d’Europa scristianizzati sono le Regine Nere che replicheranno sé stesse: a metastatizzare il nuovo credo, a infettare il mondo.

La tecnica, sempre meno scienza, riesce a dare persino un nome alla copula autodistruttiva: metodo sperimentale. Fallisco, dunque ho ragione. Il cancro della modernità, infatti, cura sé stesso per poi attecchire ancor più rovinosamente.

Come la tigre o il lupo ammantato di pelle d'agnello nello stemma dei Fabiani, si propaga con doppiezza: l’insania, l’arroganza, l'homo homini lupus, l’obliterazione della Sapienza, la derisione della Bellezza, la liquidazione del Sacro sono celati dall'apparente comprensione per l'umile, dallo slancio verso la democrazia, dalle speranze per il dominio inesausto sulla Natura. L'Usuraio Massimo è davvero un bel mattacchione. Il tesoro dei millenni lo esige con noncuranza, in cambio di specchietti coloratissimi. I gridolini d'entusiasmo li sentiamo ancora ... seppure, qualcuno, senza osare dircelo, si sta accorgendo che qualcosa, nello scambio, non ha pienamente funzionato ... ma ormai è tardi. Senza nulla in mano, l'ominicchio non può che divenire fanatico del Nulla o suicidarsi. Da tragico re a straccione, credendosi un imperatore.

Solo i retrogradi hanno scampo dalla furia dei Lumi. Non a caso, per quanto riguarda il morbo di Percivall Pott, l’Italia ne è indenne. Ciò che viene chiamato sottosviluppo (in realtà l’adesione all’Antico Ordine) salva intere generazioni dalla distruzione: “Invano cercheremmo nella casistica clinica dei settecenteschi chirurghi nostrani la presenza di qualche spazzacamino …”. I paesi arretrati, ancora non attaccati dalle Regine Nere della Dissoluzione, riescono a ritagliarsi un minimo di spazio vivibile. La metastasi, però, è divorante, irrefrenabile.

Nell’Ottocento il morbo di Pott, sintomo del sol dell'avvenire, invaderà anche l’Italia. Operai, spazzacamini. In Inghilterra la piaga sarà debellata in due generazioni: solo in attesa di altri orrori, beninteso. Come detto, la cura, spacciata per progresso, prepara recidive sempre più devastanti.

Il fascino del progresso tecnologico e a-scientifico si basa soprattutto su tali falsi avanzamenti che, a loro volta, traggono forza da calcoli sbagliati. I calcoli sbagliati conducono all’estinzione spirituale e fisica; come un giocatore che, a prezzo dell’anima, compri da un usuraio diabolico sempre più fîches da gettare sul piatto di una partita giocata da bari; la cui posta è la vita stessa.

Non è il progresso il mito fondativo che ci permetterà di sopravvivere. Anzi, in verità, l’Uomo, dall’insorgere dell’encefalo, vive in un continuo e inarrestabile Regresso. Suo unico compito, questo sì titanico, è di creare bolle di equilibrio all’interno di un flusso di decadenza inarrestabile. Tale equilibrio, divino, vive di leggi morali, identità e rituli risanatori. In tal modo si è Qualcosa. In queste miracolose nicchie scavate a prezzo di massacri e sacrifici lustrali, l’Uomo è in equilibrio; resiste; erige mura e pone cavalli di Frisia contro la devastazione. Tali mirabili civiltà trattengono sé stesse nella corrente impetuosa della Dissoluzione rigettando l’abominio. Ne abbiamo vari esempi lungo la Storia. Il mondo classico e il Cristianesimo sono i due cicli in cui l’Occidente si è perpetuato e rinnovato a onta della Bestia che voleva travolgerlo. Censure, divieti, tabù, limiti; Prometeo incatenato, la Sfinge annientata, il Minotauro scannato al centro del labirinto, Ulisse contro le Sirene, Pandora. Il mito classico, quello più nascosto e profondo, allude sempre alla perdizione e all’eroe che l’ha vinta fondando città, colonie, culti. Ma anche i Kaweskar e gli Uru-Eu-Wau-Wau costruirono pervicacemente il loro katechon; un totem o un feticcio sudamericano assolve il medesimo compito di una deità dorica o del Crocifisso. La Bestia, però, è insonne. La sua voce assume toni diversi: languidi, irosi, suadenti; Ella bussa, implora, circuisce; risale gli Eoni; convince: no, lasciamo il passato, ecco il futuro; e l’Uomo lascia il miracolo di quel circolo eterno per proiettarsi verso la catastrofe.

La dissacrazione, ottenuta attraverso l’inversione, domina l’Illuminismo. Tutti, da Voltaire a Locke a Hume, cominciano a sparare ad alzo zero. Contro tutti e tutto? Così sembrerebbe, ma il bersaglio è sempre e solo uno: il Cristianesimo nato dal disfacimento dell’età Classica. La cellula eretica, progressista, vuole farsi immortale; i geni purulenti delle Regine Nere iniziano a replicarsi, costantemente, sotto le spoglie di uno spettacolo per allocchi. Sulla scena balzano gli Invertitori più geniali, gli Ebrei, ripescati dai Lumi nei recessi dei ghetti: forniranno menti e cuori per la più vasta e sistematica operazione di pervertimento mai tentata. Alcune nazioni si fanno ospiti delle prime Regine Nere: il Belgio e l’Olanda protestanti, la Svizzera, l’Europa Fredda. Qui incuba l’Illuminismo radicale che taglia quei ceppi che avrebbero dovuto rimanere serrati. Lordare, deridere, sconciare: queste le parole d’ordine. L’Arte risanatrice, il Corpo, una volta hortus conclusus della divinità, il Cosmo, l’Ordine; ogni organo è attaccato. La degradazione è spacciata per luce, la Forma attaccata in ogni sua declinazione. L'alterità si divide, si sfilaccia, si deforma esasperandosi sconciamente in particole dapprima regolari, poi sempre più laide, occultata da pasticci di colore e materia; infine è suicidata dall’astrazione più estrema. Si perde la profondità, sin da Caravaggio: la Vergine è il cadavere di un’annegata: tanto basta. Il Cristo di Emmaus un popolano: Caravaggio è un narratore, nonostante gli artifizi e quell’iperrealismo che ancor oggi abbacina le menti più superficiali devota all’unica estetica possibile. La fissità bizantina di un’icona dice molto di più: è un codice, un rito, una teologia. Il moderno astrae, repellendogli la figura e il simbolo ovvero la larghezza del cuore e la profondità dell’intuizione. Per gradi arriva al Nulla. Si aspira, segretamente, all'opera somma: la tela bianca.

La scrittura elimina gradatamente la poesia, impossibile; si prepara il romanzo, sorta di pastone per menti deboli. E pensare che al liceo i professoricchi (di Italiano!) si flagellavano, poveri loro, istruiti con la melma dell’invasore: non abbiamo un romanzo nazionale! Gli Inglesi sì che ce l’hanno! I Francesi! Pure i crucchi! E gli Americani, poi … il romanzo di formazione, quello generazionale … tutti impacchi psicologisti … passatempo iperrealisti … indicativi, certo, del tumore in espansione metastatica, e perciò importanti, quali pinacoteche della sintomatologia: DeFoe, Zola, Flaubert, Dickens …

Elémire Zolla colleziona tali disfacimenti nella prima parte del suo Eclissi dell’intellettuale, Letteratura e industria. Ecco un brano ch'egli cita, tratto dall'Israel Potter di Herman Melville: “Dovunque l’occhio si volgesse, non un albero, non un lembo di verde, come in una forgia. Tutti i lavoratori, d’ogni sorta, erano tinti come gli uomini delle fonderie. Le nereggianti prospettive di strade erano come le gallerie delle miniere di carbone, i selciati, come tombe prive della consacrazione dell’erba, erano calpestati da un triste transito, simili alle rocce vitree delle isole Galapagos, le maledette, nelle quali s’aggirano le tartarughe prigioniere”.

L’inferno del progresso, che ha invertito i poli della sapienza, lo si ritrova anche nell’altro racconto di Melville, Il tartaro delle fanciulle. Un commerciante di sementi, antesignano dei globalizzatori (“I miei semi venivano ormai distribuiti in tutti gli stati del nord e dell’est e cadevano perfino nel lontano suolo del Missouri e delle due Caroline”), si spinge a una lontana cartiera per negoziare più lucrose condizioni per le confezioni. Il suo viaggio, circa sessanta miglia, assume i contorni d’una catabasi. All’inferno, appunto. L’aspro e selvaggio itinerario in slitta si snoda fra toponimi di dannazione: La Segreta del Diavolo, Fiume di Sangue, Tacca Nera, Mantice della Vergine Folle, Monte Woedolor, pena e dolore. Il primo essere umano cui il protagonista si rivolge è una ragazza, la “faccia pallida di fatica, bluastra di freddo, uno sguardo di inesprimibile afflizione che possedeva qualcosa di sovrannaturale”. La cartiera, illuminata “da lunghe sequele di finestre che riflettevano all’interno il biancore della neve fuori” ospita le dannate, sottoposte al supplizio della Macchina, o del Moloch, silenti in un ininterrotto, soverchiante battito degli animali di ferro, lungo stazioni dantesche: la Stanza degli Stracci, della Piegatura, della Ruota ad Acqua e .delle Spade: "Le ragazze non sembravano tanto rotelle accessorie del meccanismo generale quanto semplici denti di quelle medesime rotelle". Sapete come giudicava l'ebrea socialista Anna Kuliscioff, ricca rampolla ucraina, studentessa a Zurigo, tali inferni? Migliori della famiglia. L'indipendenza economica, i piccioli ... sì, questi avrebbero recato finalmente la donna verso l'uscita da tutto: dal patriarcato, dal matrimonio, dall'obbligo di sfornare figli. Preferibile girare un canceroso impasto di stracci invece che legarsi a un tanghero! E poi una fabbrica, debitamente sindacalizzata, avrebbe favorito il proselitismo marxista, altrimenti impossibile da porgere ai contadini, ancora legati alla terra, al sangue, alla superstizione ... Ecco il mistero della ripulsa comunista per essi; e la causa delle deportazioni di massa dalle campagne agli opifici illuministi: la riduzione a nexi postmoderni, altro che forza lavoro ... E la Macchina, chiede il protagonista: “Non si ferma mai, non s’inceppa mai?”. “No, deve andare avanti”, replica il piccolo usuraio, uno dei tanti. Sì, deve, perché andare avanti, a qualsiasi costo, come invasati, è l’unica direzione consentita. Non ve ne sono altre. Into the void.

È il colore bianco a dominare nel racconto. La vallata “abbaglia di bianco”, le montagne si ergono “avvolte nei loro sudari; un corteo di cadaveri alpestri”. Il villaggio, poi, è bianco come la neve, raggelato come un sepolcro; la cartiera imbiancata a calce. Il Bianco, l’agghiacciante non colore, il blank delle mappe che affascinava il Marlow di Cuore di tenebra, è inseguito follemente da Achab, presagito dal Gordon Pym di Poe nell’ultima stazione del naufragio. Il Bianco, cioè il Vuoto, la Thule del Nuovo Ordine. Una corsa sfrenata, irrazionale, che si concluderà con l'estinzione.

La possessione diabolica che ha ghermito l’umanità rende efficienti ed efficaci, perfetti. Nella battaglia di Omdurman (1898), in Sudan, le truppe inglesi del generale Kitchener affrontano le soverchianti forze del Mahdi. Gl’Inglesi, però, attrezzati con cannoniere, mitragliatrici e fucili a ripetizioni muniti di pallottole dum dum, forgiate a prezzo di generazioni distrutte, non se danno cura e si diportano, a poche ore dalla battaglia, come a un pranzo di gala. Il corrispondente del “Morning Post”, Winston Churchill, aspira a pieni polmoni il profumo della vittoria imminente (fra morti e feriti, i Dervisci lasciarono sul campo 25.000 uomini; gl’inglesi poco più di 400). L’asimmetria dell’armamento, la mancanza di remore morali, il gusto dell’antisportività, infonde un’ebbrezza sadica:

Una quantità di bottiglie dall’aspetto invitante e grandi piatti con carne di manzo in scatola e sottaceti misti. Questa piacevole visione comparsa come per incanto nel deserto immediatamente prima della battaglia mi colmò il cuore di una gratitudine che di gran lunga superava quella che abitualmente si prova quando si recita il Benedicite. Attaccai la carne in scatola e le fresche bevande con concentrata attenzione. Tutti erano su di giri e dell’umore migliore. Era come un colazione di gara prima del Derby. Ci sarà veramente una battaglia?’, domandai. Fra un’ora o due’ replicò il Generale”.

Una gioia che sarà negata al generale Baden-Powell, fondatore dei boy scout, durante la seconda guerra degli Ashanti nel 1896. Il Nemico, infatti, si sottrae alla battaglia strisciando sino a lui in atto di sottomissione. Farsi leccare gli stivali ... un buon inizio, avrà pensato Powell, e un peccato: avremmo potuto divertirci.

La morte da lontano, senza rischi, grazie ai ritrovati della tecnica, è ben accetta. La certezza della distruzione dei nemici, the Heathens, al riparo del palvese della tecnologia, lontane le suggestioni dell'eroismo e del valore, è tipica del soldato moderno, sin all’Enola Gay o ai massacri orditi via satellite in Iraq e Afghanistan. E pensare che il Concilio del 1139 proibì l’uso delle balestre fra Cristiani … ma cos’è quella paccottiglia, direbbe Churchill, si è nei tempi nuovi!

A Omdurman the Heathens “si rifiutavano di arretrare. ... Non era una battaglia, ma un'esecuzione. ... I corpi non erano ammucchiati ... anzi, non erano neanche corpi; ma si spargevano per acri e acri di terreno. Alcuni erano stesi compostamente con i propri pantaloni sotto la testa come per un ultimo riposo; alcuni in ginocchio, interrotti nel mezzo di un'ultima preghiera. Altri erano fatti in pezzi”. A pezzi, sbudellati, schiantati. Il corpo, d’altronde, una volta specchio delle armonie celesti, è sempre più oggetto per tecnici, una massa ribollente di umori e merda. Nel quarto libro del De sedibus di Giovanni Battista Morgagni si legge: “A una nubile di vivace ingegno … insorse un tumore canceroso nel lato destro vicino all’ascella. Qui crebbe poco di spessore, ma molto in lungo e in largo. L’arto finitimo si gonfiò per edema. Sopravvennero tosse, catarro, difficoltà di respiro, molta sete e infine la morte … tagliando l’arto interessato fluì molto siero giallastro che s’era raccolto negli spazi cellulari dell’adipe. Il siero riempiva anche tutto il cavo toracico dello stesso lato … e le pleure erano adese alle pleure. I polmoni erano così retratti che a prima vista sembrava che non ci fossero. Il cuore era piccolo … Le ovaie biancheggiavano e, sebbene conservassero forma e mole naturali, tuttavia erano moto indurite”.

Lo scrigno sacro della vita è un immondezzaio. Reni, budella, intestini sono vivisezionati separatamente: si ottengono alcuni successi provvisori, quindi arrivano i primi fallimenti. Il fallimento, però, come detto, è per i moderni concime sicuro d'un nuovo successo: che arriverà, prima o poi. Intanto la persona si derubrica ancora, a sacco di stracci. Uno vale l’altro. La morte si fa statistica, si deprezza. L’omicidio ben mirato, quindi, diviene, alla luce dei grafici, un metodo di cura: aborto, eutanasia, buona morte.

I defunti, intanto, scivolano alla considerazione di pattume, preterito il ricordo e la pietà di chi rimane nel cerchio dell’esistenza. Ora li si avvia al compostaggio: onde tornare alla natura; id est: al Nulla cioè al cassonetto metafisico dell’Indifferenziato: alla Bestia.

Non vi è pietà perché la “social catena”, l’unica possibile, si allenta sempre più. Ognuno è estraneo all’altro così come si rende estraneo a sé stesso. Il moderno non sopporta più la propria immagine allo specchio che rimanda un orrore di Francis Bacon. L’uomo si fa piccolo, inessenziale; fungibile, come una zolla o un pacco Amazon. L’implosione di tale stella alla fine del ciclo risucchia ogni tipo di luce e vitalità. Già oggi la maggior parte degli esseri umani si preoccupa solo di pascolare; sono già morti; qualche occasionale scossa galvanica - una perversione, magari - ne certifica il persistere nella quotidianità.

L’aspirazione all’immortalità e alla libertà infinita, covate nell’inversione, hanno prodotto esserini rosi da un cancro inestirpabile, dannati dall’anempatia e avidi di scomparire. Tale il lascito di tanto strepito, di infinite speranze: siamo di troppo. La realtà ci sovrasta, non la comprendiamo più! Deboli, miseri ... Il suicidio diverrà la moda del 2030. L'uomo moderno vorrebbe gridare, ma non ha bocca. Gli mancano, perciò, le parole. Il suo abbozzo di grido rimarrà senza eco. Inascoltato. Solo i poveri di spirito e gli ultimi sopravviveranno. Come fu rivelato.

Di Alceste

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Commenti (28)

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    1. logos 6 gennaio 2023

      Grazie. l.

    1. Arthur 6 gennaio 2023

      L'uomo è stato creato ad immagine di Dio e pertanto è chiamato all'eternità.
      Questa eternità riguarda sia l'anima che il corpo, unite in una unione inscindibile.
      Il Male che è entrato nel creato ha spezzato questa vocazione all'eternità e ha allontanato l'Uomo dalla condizione che è sua di diritto, in quanto creato da Dio e da Dio stesso voluto eterno.
      In conseguenza di questo, purtroppo, l'umanità sperimenta tutto ciò che è conseguenza del Male, ovvero l'errore, la cattiveria, il peccato, l'ignoranza, la sofferenza, il dolore, le malattie, la morte.
      Cristo ha riconciliato l'Uomo con Dio e ha annunciato il Regno di Dio sulla Terra, cioè il ritorno alla condizione originale di eternità che l'Uomo conserva scolpita dentro di sé e che un giorno si manifesterà.
      La morte è la più grande ingiustizia: è ingiusta poiché non è presente nella mente e nel disegno divino, che vuole l'Uomo eterno nell'anima e nel corpo.
      Proprio perché la morte è un ingiustizia che l'Uomo subisce, Dio ripagherà l'umanità di questa ingiustizia subita resuscitando tutti.
      L'Amore e la Giustizia di Dio cancelleranno il Male, le opere malvagie e ogni ingiustizia sarà riparata.

      Ne consegue che il desiderio di eternità dell'Uomo non è un capriccio diabolico, bensì esattamente il contrario: è la più grande e nobile speranza che Dio stesso ha posto nel cuore dell'Uomo.
      L'eternità è il più alto desiderio d'Amore, cioè la voce stessa di Dio che risuona nel cuore dell'Uomo.
      Dio non inganna.
      L'Uomo deve fidarsi della Parola di Dio che risuona nel suo cuore.
      È il nemico di Dio ad ingannare l'Uomo, cercando di fargli credere che la morte sia ineluttabile e che le promesse di Cristo siano inganni.

      Non cadete nel tranello dell'inganno e della menzogna.

    2. Fedeledellacroce 7 gennaio 2023

      Pateticamente, sei l'esempio di un passato intriso dalla catechizzazione piú becera e bigotta

    3. sbregaverse 7 gennaio 2023

      C'è UNA SOLA COSA da CONOSCERE (direttamente)
      Le altre sono , tutte, balle ( per parlar pulito CREDENZE*).
      *Mobilio obsoleto e ingombrante da conferire in discarica.

    4. Fantine 7 gennaio 2023

      Cancellato.

    5. Fantine 7 gennaio 2023

      Sbrega, certe persone vivono una vita degna, a differenza di altri che la vivono parlando e sputando odio o dai più che si riempiono la bocca di belle parole verso "l'essere umano" e bla bla, ma non gliene importa davvero.
      Gli anticristiani poi li riconosci sempre dal livore e dai pregiudizi e anche dalla vigliaccheria.
      L'uomo dov'è in quell'Amore di cui tu parli, Sbrega?
      L'Amore ti chiama a sè e ti riporta ai fratelli. Qui e ora.
      La serenità di certe persone è anni luce lontana dalle parole vuote.
      Spero di conoscerla anch'io un giorno, che ancora mi soffermo sulle parole vuote di gente infelice.

    6. logos 7 gennaio 2023

      Fantine maggiore di Enitnaf. l.

    7. Fedeledellacroce 7 gennaio 2023

      Riempite questi spazi di slogan religiosi.
      Poi vi lamentate se qualcuno vi invita ad esternare le vostre superstizioni su altri lidi, tipo famiglia cristiana.
      Amare i nostri fratelli?
      Ma l'hai mai sentito @Arthur cosa dice dei fratelli con idee di sinistra?
      Molto cristiano.

    8. Bertozzi 7 gennaio 2023

      Riempiono di slogan religiosi dopo aver riempito di quelli politici. Visto che quest' estate il nostro eroe profetico ci ha cristianamente esortato a votare Meloni per mesi interi con spudorata campagna elettorale.
      Sulla quale oggi tace.
      Tutto torna, o trolla, a seconda. Aspettiamo ancora che le sue due prime profetiche rivelazioni - rivolta dei Patriots di destra in usa e nazionalizzazione di Eni ed Enel in Italia - si avverino, nel frattempo ci sorbiamo ancora sti pipponi fintamente escatologici, o di qua o di là sempre sempre propaganda si fa.
      (Con supporter al seguito, come da copione elettorale).
      Tra un tranello e una menzogna (può dunque un meloniano della prima ora parlare di inganno e menzogna? evidentemente sì) parafrasando Moretti "@Arthur dí qualcosa di destra!, Dì qualcosa sulla Meloni nostra redentrice, Dì qualcosa!".
      E invece niente. Rumore di fondo.

    9. sbregaverse 7 gennaio 2023

      Il primo peccato(illusione) è di credere alle:
      CREDENZE.

    10. sbregaverse 7 gennaio 2023

      Dimorando ADESSO* nel CUORE* c'è TUTTO QUEL CHE E' *
      *Sinonimi di AI( anche di DIO*, ci mancherebbe).
      Da QULSIVOGLIO orientamento religioso
      si pro venga, ash as a(sveltina).
      Finchè si abita il due, bene male, buono cattivo, bello brutto, pace guerra, vita morte, paura amore( il contrario di paura non è il coraggio):
      NON SE NE ESCE.

    11. logos 7 gennaio 2023

      L'inganno democratico è, pragmaticamente, meglio di un totalitarismo manifesto, almeno per quanto riguarda i dissidenti. Non ho votato Giorgetta/i ma, in linguaggio spicciolo, poteva andarci peggio. Temi il giorno (oramai probabilmente prossimo) in cui dell'inganno democratico cesserà il bisogno. Ed "equipaggiati" per quel di ipotetico. Io ti aspetterò lì, all'angolo della strada, e comunque vada, condivideremo egual destino. l.

    12. Bertozzi 7 gennaio 2023

      Rispettosamente dissento, con i "poteva andarci peggio" ci inchiappettano da secoli - curioso come non si riesca a identificare il giochetto sinistro. E nemmeno temo il giorno della fine dell'inganno democratico, tutt'altro, non vedo l'ora! Sarebbe il primo giorno di risveglio per molti.

    13. Fantine 7 gennaio 2023

      Sbrega, sei troppo criptico per me.
      Intravedo un senso, ma non sono sicura; vado a intuito sulla base di ciò che scrivi o a deduzione, forse entrambe.
      La verità è che con certa gente non se ne esce.
      (C'è chi non riesce neppure a rispettare la parola data. Ma non è una sorpresa. Piuttosto una conferma).
      Se vuoi, caro Sbrega, puoi dirmi il tuo pensiero in maniera meno criptica.
      Come hai ricordato tu a me, sul parlare semplice ;)
      Con affetto.

    14. Fantine 7 gennaio 2023

      Grazie, Logos.
      Ben ritrovato!

    15. logos 7 gennaio 2023

      Solo i "veri" stolti a questo punto possono non vedere il "muro di mattoni in fondo al teatro". Gli altri tentano solo di mantenere lo status quo di cui sono oramai schiavi. L'uomo quasi per definizione teme l'ignoto. Questo è il grande potere di chi ci "inchiappetta da secoli" e non il "vil danaro". Una routine alienata di merda che non permette il risveglio delle coscienze medie. E poi inventarono la "democrazia" dove comanda la "maggioranza". Il resto è ovvio. Sentiti libero di manifestare il tuo disaccordo tutte le volte che lo ritieni opportuno. Questo io lo considero vero rispetto. Il caffè per te è sempre pagato al bancone vicino a me. Anche perché senza confronto non si cresce. l.

    16. Bertozzi 7 gennaio 2023

      Grazie, ricambio con altrettanta stima. Io pagherò l'amaro dopo il caffè, allora.

    17. sbregaverse 7 gennaio 2023

      Una delle prime volte della tua venuta( mi astengo dai rantoli erotici) in questo romitorio , ti dissi come mi piacesse il tuo scrivere 《piana》.
      Ti assicuro, ora, come in passato, che non sono da interpretare i miei lemmi piani, sono solo:
      COSÌ COME SONO.

    18. sbregaverse 7 gennaio 2023

      SEMPRE SE TI AGGRADA, butta via tutto il SAPERE :etnia, cultura, filosofia, religione, scienza, esperienze, vissuto.
      Guarda, ascolta, annusa, gusta, tocca 《ADESSO》coi sensi intatti dell'INNOCENS.

    19. Arthur 7 gennaio 2023

      Non meriteresti alcuna replica, in primis per il linguaggio che adoperi.
      Tuttavia, essendo cristiano, la pietà informa la mia esistenza, il mio modo di pensare, di parlare e di relazionarmi.
      Dunque, mosso a sincera compassione verso di te e verso un paio di altri personaggi che qui su CDC abitualmente si divertono a schernirmi, ti/vi perdono di cuore e mi degno umilmente di darti/darvi una risposta, sperando di spronarti/vi a porvi qualche interrogativo che possa aiutarti/vi ad uscire dalle tenebre che ostacolano la comprensione della Rivelazione nelle vostre menti e nel vostro cuore.

      Ti faccio notare che il mio punto di vista non è quello ufficiale di Santa Romana Chiesa, la quale afferma che il Regno di Dio o Regno dei Cieli sia il Paradiso, luogo spirituale al quale si accede dopo la morte, etc.
      Quello che affermo io, invece, è il punto di vista dei Cristiani tra il I° e IV° secolo, più o meno fino all'epoca di Costantino e Teodosio.
      Gesù aveva infatti parlato molto chiaramente ed il Paradiso è il Regno di Dio ossia il Regno dei Cieli che si realizza qui in Terra.
      Gesù quando parla con Pilato non dice "il mio Regno non è di quaggiù" bensì "il mio Regno non è ancora di quaggiù".
      Ovviamente il Mondo (Mundum) si oppone alla comprensione di questo.
      Gli gnostici manichei, che consideravano la materia come creazione malvagia del Demiurgo, e quindi come un qualcosa da cui emanciparsi e liberarsi, hanno contaminato il pensiero cristiano che così ha spostato il Regno di Dio in un posto puramente spirituale al quale si accede dopo la morte del corpo.
      La morte viene vista pertanto erroneamente come liberazione da questa vita, concepita gnosticamente come esilio e valle di lacrime.

      Ti ricordo che ancora all'epoca del Concilio di Nicea i Cristiani credevano in maniera retta.
      Il Credo niceno (che ogni domenica viene recitato a Messa nelle chiese) infatti termina così:
      "e aspetto la Resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà."

      Ti è chiaro?
      Non sono io ad essere allineato alla Chiesa, influenzata da 1700 anni dal virus della gnosi manichea, ma tu ed altri, insieme al 99,99% dell'umanità, anche se non ve ne rendete conto.

    20. Fedeledellacroce 7 gennaio 2023

      Amen

    21. Fantine 7 gennaio 2023

      Tengo sempre in considerazione le tue parole e i tuoi consigli, caro Sbrega.
      Come questi tuoi.
      Ti ringrazio di ricordarmi l'essenziale.

    22. sbregaverse 7 gennaio 2023

      Ho figlia
      καλάκαγαθά
      che ti somiglia.

    23. Fantine 7 gennaio 2023

      Con mani di donna, su pianoforte, per te.

    1. sbregaverse 6 gennaio 2023

      Questo è il primo peccato(illusione) :
      《IO sono (qui) e sto facendo ( questo)》
      La cosa è molto convincente.
      INVECE.
      TUTTO SUCCEDE e nessuno,odysseus, sta facendo una beneamata.
      Γνώθι σαυτόν e trovi Ουδεις

    1. A.P. 6 gennaio 2023

      Caro alceste, potevi risparmiarci questo tuo sfoggio di erudizione totalizzante dicendo semplicemente che il miglior mondo possibile era il caudillismo ispanico.
      Ti assicuro che ti ho letto tutto, ma preferisco holderlin, tu cerchi lo schianto, lui cercava l'altezza. Non è detto però che non abbia ragione tu. Vedremo.

    2. oriundo2006 11 gennaio 2023

      Ma nondimeno, tolto il 'cupio sciendi' di Alceste, che affastella a mò di spiegazione e dimostrazione quanto invece è semplicemente relitto di altrui vane speculazioni dovute ad un fegato ulceroso ( dovuto senza dubbio anch'esso agli eccessi 'post prandium' di una 'modernità' mal digerita ), ebbene ho tratto questo pensiero importante:
      ''..In ogni stella, affermò Plotino, sono contenute tutte le altre..''. Sono i Tremila regni in Ogni Istante di Esistenza del Buddismo Nichiren giapponese ( Ex Tien Tai cinese ).
      Conclusione mia, dopo questa orgia di sapienza alcestiana dissimulata da un larvato e malcelato disprezzo verso il genere umano, che peraltro fa di tutto per esser considerato così: la modernità appartiene al cristianesimo come resezione del passato 'gentile' e affermazione della invitta superiorità di un profeta semita, tal Yoshua, in arte il Cristo, con le sue apodittiche ed indimostrate asserzioni di fantasia: superiori perchè indimostrate, a partire dalla sua figliolanza, ed apodittiche perchè applicabili 'sempre' a prescindere dal 'tempo'.
      Alceste come un vecchio prete di campagna accidioso alle prese con un trattore a benzina, alquanto 'scandaloso', invece di un aratro trainato da un malconcio animale, stanco di questa improba fatica...ma noi siamo purtroppo quell'animale. Siamo ancora lì a trainare l'aratro a gran fatica per scopi inutili, quando avremmo già la possibilità di rendercene esenti.
      Il vero ed unico problema è che questa modernità è ritorta contro noi, quando dovrebbe essere a nostro servizio.

    1. Bertozzi 6 gennaio 2023

      Clap clap.

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