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LA DISUNIONE EUROPEA

DI FRANCISCO BALAGUER CALLEJÓN
Público

Un’altra volta, un componente strutturale del processo di integrazione europea viene alla luce. L’Europa viene accusata di tutti i mali che vengono dalle misure economiche adottate dai governanti interni (e dalla maggioranza delle opposizioni, nonostante votino contro o si astengano nel Parlamento), giustificate dalle “esigenze europee”. La capacità dell’Europa di diluire, mitigare e risolvere il conflitto sociale interno è stata una costante nei suoi 25 anni di esistenza come progetto comunitario. Già lo avevamo avvertito più di un anno fa (“L’impossibile risposta europea alla crisi”, 9-4-2009), quando dubitavamo delle capacità del’Europa di fornire una risposta unitaria alla situazione economica.

Ma il cambio del distintivo “uniti nella diversità” per il motto “divisi nelle avversità” non ha impedito all’Unione di raggiungere i suoi obiettivi strategici. Al contrario, il modello originale di integrazione continua a funzionare, e la disunione europea ne forma parte come fattore di correzione dell’Unione Europea istituzionalizzata. Un’Europa forte e integrata sarebbe, necessariamente, una organizzazione democratica alla quale la cittadinanza potrebbe rivolgersi esigendo una politica economica che rendesse compatibile l’uscita dalla crisi con il mantenimento dei diritti sociali. Se esistesse realmente uno spazio pubblico europeo nel quale il conflitto sociale si risolvesse tramite soluzioni di portata europea ai problemi economici attuali, la cittadinanza avrebbe un’opportunità per lottare a favore dei suoi diritti.

Questa opportunità non ci sono perché si apportano soluzioni in ogni paese già decise dagli stati nelle istituzioni europee. Questo è un chiaro esempio dell’incidenza negativa del deficit democratico dell’Unione Europea nello spazio pubblico interno: la cittadinanza non ha il potere di orientare le decisioni economiche nei processi democratici interni perché queste decisioni hanno una dimensione europea, ma non può farle adottare nemmeno a livello europeo, perché gli stati – alcuni più di altri, senza dubbio – sono gli unici capaci di farlo. Così, la Disunione Europea continua ad essere funzionale agli stati e ai grandi interessi economici che propugnano le manovre di regolazione del mercato del lavoro e i tagli di diritti sociali.

Francisco Balaguer Callejón, professore di diritto costituzionale – Público

Titolo originale: “La ‘Desunión Europea’”

Fonte: http://blogs.publico.es
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24.06.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MATTEO LUCATELLO (http://www.matteolucatello.it)

Pubblicato da Das schloss

  • AlbertoConti

    « Ahimè, La Palice è morto,
    è morto davanti a Pavia;
    ahimè, se non fosse morto
    sarebbe ancora in vita. »

    ………….. E’ un po’ questo il senso dell’articolo. Però quest’osservazione (che il cattivo uso del potere statale impedisce il buon uso del potere federale) rimanda alla inadeguatezza della politica, che riflette la crisi socio-economica autoidotta dalle “circostanze”. E quali sono queste circostanze? Che per fare economia fisica (lasciamo stare per una volta la degenerazione virtual-finanziaria) ci vogliono grandi capitali, che è assurdo che siano concentrati in mani private. La S.p.A a scopo di lucro è un dinosauro in estinzione, non ha più alcun senso umano che faccia “profitti”. E per chi? Per gli “azionisti”? Ma “mi facci” il piacere!!!!

  • redme

    …ossia l’unione delega agli stati nazionali la gestione del conflitto sociale e la repressione?..non mi sembra una gran novità..