La Cina intende trasformare la Siria in un territorio strategico

DI SALMAN RAFI SHEIKH

journal-neo.org

La potenziale fine della guerra in Siria ha già iniziato ad attrarre investitori per la ricostruzione del Paese e per la riabilitazione e occupazione dei suoi milioni di abitanti. Mentre nessun Paese può rimettere da solo in sesto la Siria, non vi sono investimenti economici nazionali in Siria da avere implicazioni tanto importanti quanto quelli della Cina, perché la Cina non avrebbe solo un ruolo nella ricostruzione, ma trasformerà anche quello siriano in un territorio strategico, connettendolo alla sua Belt& Road Initiative (Nuova via della seta). Già la Cina ha espresso profondo interesse per la costruzione di un porto marittimo a Tartus, che servirà gli interessi strategici della Cina, installando direttamente un oleodotto marittimo di comunicazione,passando per Gwadar in Pakistan fino a Tartus in Siria. La Cina, quindi, è pienamente attenta a ciò che può fare in Siria nello scenario postbellico e come può tradurre le esigenze infrastrutturali della Siria in un’opportunità strategica per sé stessa.

Alla sessantesima Fiera Internazionale di Damasco, conclusa di recente, la Cina si è messa in evidenza, sottolineando come la Cina non solo miri a ricostruire la Siria, ma anche a investire in iniziative che darebbero direttamente un contributo alla costruzione dell’economia della Siria. I piani della Cina includono acciaierie e impianti di produzione automobilistica nella provincia di Homs, il che significa che la Cina farà molto di più della semplice ricostruzione postbellica. Circa 200 aziende cinesi erano presenti in questa fiera e alcune di loro hanno stipulato contratti con alcune società siriane come Mallouk& Co., per iniziare a produrre marchi cinesi di automobili in Siria. Il fatto che la maggior parte delle società presenti siano di proprietà statale chiarisce che il governo cinese ha già lanciato il suo progetto Siria e intende estenderlo ulteriormente.

Anche prima che si tenesse questa fiera, la Cina aveva dichiarato le sue intenzioni per mezzo di una lettera che aveva scritto l’Ambasciatore cinese in Siria. La lettera chiarisce in che modo la Cina intende collegare la Siria alla BRI (Belt& Road Initiative), attraverso l’istituzione di una vasta rete ferroviaria e altri progetti finanziari e infrastrutturali. Come esattamente ciò accada è ancora da vedere, ma quello che sappiamo finora è che i piani della Cina includono una più ampia connettività territoriale con altre regioni passando per la Siria. Basterebbe uno tra i progetti in cantiere per illustrare l’approccio della Cina.

In base a questo, mentre la Cina ha interesse nel porto di Tartus, un’opzione alternativa per la Cina, che è anche allo studio, è di costruire un porto marittimo nella città di Tripoli in Libano e utilizzare quel porto attraverso una rete ferroviaria che collega Libano e Siria, per costituire una nuova geografia del commercio e consegnare i suoi beni e materie verso e fuori dalla Siria.

Oltre a ciò, i Cinesi hanno anche manifestato interesse a costruire una rete ferroviaria transnazionale che collega Iran, Turchia e Siria. Con il Pakistan e l’Iran che hanno un confine territoriale diretto e con la Cina che ha già una profonda presenza economica in Pakistan, questa rete ferroviaria permetterebbe alla Cina di costruire un legame territoriale diretto con la Siria.

Un altro aspetto importante della cooperazione, toccato nella lettera dell’Ambasciatore, è la cooperazione per la sicurezza, cioè la cooperazione militare-militare, la fornitura di armi e sistemi di armamento e l’addestramento delle forze militari siriane.

La cooperazione in materia di sicurezza serve gli interessi della Cina in due modi principali. Per primo, la Cina che è pronta a fare enormi investimenti in Siria, idealmente vorrebbe vedere una Siria sufficientemente sicura per questi investimenti; insomma la cooperazione di sicurezza parallela. In secondo luogo, estendendo la cooperazione militare, la Cina vorrebbe assicurarsi di continuare ad avere voce in capitolo nelle questioni di sicurezza del Paese per curare meglio i suoi interessi economici.

E nella lettera che ha scritto l’Ambasciatore cinese, la chiara enfasi posta sull’espansione dell’area dell’antiterrorismo ci dice molto su cosa accadrà in futuro in termini di diretta cooperazione militare-militare, che potrebbe o non potrebbe essere all’altezza del diretto dispiegamento militare cinese in Siria. Questo è un settore specifico in cui i Cinesi hanno un profondo interesse, a causa della presenza segnalata di combattenti cinesi in Siria.

In cima a tutto questo c’è il fatto che la Cina ha la bramosa élite siriana in attesa che dia inizio ai suoi progetti ambiziosi. La Siria sta guardando con impazienza verso la Cina per questi progetti, non solo perché questi progetti servono a ricostruire la Siria e aiutarla a migliorare la sua condizione economica impoverita, ma anche perché un aumento degli investimenti cinesi e della presenza cinese si aggiungeranno alla legittimità internazionale del regime siriano.

Come tale, mentre la presenza cinese complicherà ulteriormente le cose per gli Stati Uniti e i suoi alleati, aiuterà direttamente il regime siriano a evitare un collasso economico subito dopo la guerra e la conseguente pressione da dentro e fuori dalla Siria.

Ma gli interessi cinesi sembrano superare quelli della Siria in termini sia di grandezza che di potenziale geopolitico.  Una forte presenza in Siria e il diretto collegamento territoriale della Siria con la Cina continentale attraverso Turchia, Iran e Pakistan consentirebbero alla Cina di diventare un attore geopolitico di grande rilievo in Medio Oriente, dandole così un vantaggio rispetto ad altri attori ben piazzati e quindi scalzarne molti di vecchi.

 

Salman Rafi Sheikh

Salman Rafi Sheikh è analista di ricerca in Relazioni Internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, esclusivamente per la rivista online “New Eastern Outlook“.

 

Fonte: https://journal-neo.org/

Link: https://journal-neo.org/2018/10/10/china-aims-to-convert-syria-into-a-strategic-territory/

10.10.2018

 

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da NICKAL88

 

 

3 Comments
  1. alfvanred says

    Messa giu così, la storia, mi sa tanto che il progetto di una grande Israele e di un ridimensionamento dell’Iran, sia in procinto di evaporare. Addio sogni di gloria usraeliani.
    Bene avanti così.

  2. Nightwhisper says

    Personalmente la vedo praticamente impossibile. È forse solo un pio desiderio per cercare di emarginare Usa e Israele, ma la vedo veramente dura.
    Infatti off topics mi trovo adesso in Etiopia e i contatti locali mi descrivono che sta per scoppiare una guerra civile su base etnica tra Oromo, Amhar, Tigray, Afar e altre etnie del Sud, che è fomentata e finanziata dalla Cia da quando la Cina ha praticamente messo mano in ogni settore produttivo etiope. Insomma la strada che conosciamo già (vedi Libia) per accaparrarsi il potere.

  3. cincinnato1961 says

    strano che non si accenni minimamente ad israele, che ha scambi commerciali con la cina per 25miliardi di dollari e addirittura ha dato ad una società cinese la gestione per 25 anni dei porti commerciali di haifa ed eskelon..
    Strano che non si accenni al fatto che mentre i cinesi spendono e si “spandono” per il mondo a costruire rotte commerciali,ferrovie strade porti scuole ospedali fabbriche etc etc, noi occidentali invece gettiamo bombe e distruggiamo tutto per portare la democrazia!!!!
    O forse al contrario della cina che avvantaggia le sue industrie e le sue imprese che operano nell’economia reale, in occidente si salvaguardano gli interessi delle industrie della distruzione ovvero l’industria della guerra,la lobby delle armi..
    Fossero daccordo cinesi ed americani a spartirsi il mercato?
    Gli americani bombardano e distruggono,i cinesi ricostruiscono .
    E tutti e due ci guadagnano..

    Strano comunque questo pezzo, che sembra un avvertimento, anche perché la via della soia cinese prima di arrivare in siria, ha molta, tanta strada da fare…a partire dal suo nord-ovest abitato dai feroci uiguri,passando per afganistan pakistan iran ed iraq….

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