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L’ ISTRUZIONE E IL FUTURO

VINCENZO DE CECCO E RICCARDO CREMONA
ilfattoquotidiano.it

Nel guardare gli studenti inglesi distruggere la sede del partito conservatore mentre protestano contro il triplicare delle rette universitarie, non si può non allargare lo sguardo a un problema più ampio, ovvero il futuro della nostra società.

Assumiamo per un momento che il mondo debba funzionare così : nel primo mondo si sfornano le idee, nel secondo e terzo mondo si produce e tutti vivono felici e contenti (almeno per ora).

Alla luce di questo sembrerebbe naturale che i governi del cosiddetto primo mondo investissero a più non posso per migliorare il proprio sistema scolastico e universitario. E invece quello a cui stiamo assistendo da un bel po’ di tempo è un sistematico taglio dei fondi all’istruzione.

Nel documentario Waiting for Superman di Davis Guggenheim Bill Gates (non certo un arrabbiato comunista) ci spiega che tra una ventina di anni gli USA produrranno un terzo dei laureati necessari a svolgere quei lavori altamente qualificati richiesti per essere la prima potenza tecnologica mondiale. Quindi i restanti due terzi dovranno essere “importati” da paesi del terzo mondo la cui istruzione è già oggi migliore di quella USA.

Solo alla luce di questo sembrerebbe folle tagliare scuole e università. Ma questo è successo e succede senza grandi proteste. Ci è sembrato naturale e inevitabile. E anche un liberal come Guggenheim apre il film con una confessione: ogni mattina tradisce i propri ideali passando davanti alla scuola pubblica dove il figlio sarebbe dovuto andare, mentre lo porta alla scuola privata dove invece studia. Come è potuto succedere questo, in un paese nei quali i migliori cervelli (e Guggenheim ne fa una lunga carrellata) sono usciti dalla scuola pubblica? E come è possibile che negli USA i più restii al miglioramento siano proprio i sindacati degli insegnanti? Guggenheim si chiede: abbiamo smesso di pensare al futuro? E i nostri figli ci interessano veramente o sono solo un gioco per adulti?

Oggi in tutta Europa i tagli sono sempre più drastici ed è chiaro che le conseguenze a lungo termine di questo saranno disastrose per tutti. Quindi, prima di pontificare sul fatto che la protesta dovrebbe essere civile, chiediamoci che genere di società il nostro governo sta offrendo ai nostri figli e se non sia meglio far sentire la propria voce che cercare di salvarsi singolarmente.

Vincenzo De Cecco & Riccardo Cremona
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/11/listruzione-e-il-futuro/76378/
11.10.2010

Pubblicato da Davide

22 Commenti

  1. Visto quanto di “sistema” c’è all’interno delle università e quanto poco di ciò che dovrebbe esserci , forse è meglio che si estinguano, ma del tutto, però. Drasticamente ,ciao.

  2. Troppa conoscenza da parte del popolo porta alla destabilizzazione della società di consumo e mercato.

  3. Mazzini e con lui molti altri distingueva tra istruzione ed educazione invitando gli operai e i figli degli operai a pensare a quest’ultima. Altri (Gentile: un genio, anche se fascistissimo) considerava la distinzione formale e, con concetti scivolosi come pesci fuor d’acqua (ma, a leggerli con attenzione, rigorosi), univa istruzione e educazione nell’unico concetto di formazione. Quale che sia l’impostazione più rigorosa sotto il profilo del pensiero, è certo che l’obiettivo primario è l’educazione o formazione. Una scuola e una Università che non aspirino a educare o a formare, bensì soltanto a istruire e a informare non sono più una Scuola e una Università e sono logicamente e intrinsecamente funzionali all’impresa capitalistica, perché preparano a saper fare un lavoro (in un call center). Il fallimento è già tutto qui. E dispiace che il titolo dell’articolo faccia riferimento alla “istruzione”. E’ vero che il titolo non lo scrivono gli autori dell’articolo. Ma spero vivamente che essi abbiano reclamato con il titolista.

  4. E’ un processo in atto; smembrare l’istruzione per creare una sorta di istruzione tecnica continua per riadattare i disoccupati alla produzione.

    Questo è il sito dell’european round table (www.ert.be/home.aspx) ovvero la tavola rotonda della borghesia europea che è quella che attraverso la dittatura democratica che la rappresenta prende le decisioni che influiscono sulle nostre vite.
    Decisioni prese con la logica del profitto essendo la nostra società all’interno del capitalismo.

    Questo documento è interessante: è quello che intendono LORO per istruzione.

    http://www.ert.be/doc/0061.pdf

  5. Niente mi fa diventare idrofobo come pagare le tasse per mantenere l’università. Trattandosi di un posto per niente deputato alla formazione dei migliori cervelli, ma piuttosto alla autoriproduzione di esegeti e filologi o analisti del capello diviso in quattro. L’università serve davvero a preparare forza lavoro d’elite altamente qualificata? Bene, le agenzie che di tale forza lavoro abbisognano si attrezzino per formarsela per proprio conto e a proprie spese. Lo stato dovrebbe occuparsi dell’educazione di base dei cittadini: perché devo pagare con le mie tasse la Scuola Superiore di formazione in – per dirne una – Egittologia Romanza applicata ai nanoelementi? Che interesse ne ho, come cittadino? In più tutti sanno che l’Università italiana è un prestigioso rifugio per nullafacenti, da una parte, e ingegnosissimi autodidatti dall’altra (come sa benissimo, per esperienza diretta, ogni laureato italiano). Altro che soldi per l’istruzione: abolizione dell’istruzione pubblica e del valore legale del titolo di studio: questo ci vorrebbe!
    I protervi estensori dell’articolo denunciano del resto, senza volerlo, la visione del mondo come se lo immaginano: da una parte quelli che lavorano e che producono le merci (gli schiavi) e dall’altra, nell’occidente dei furbi “istruiti” quelli che – con l’opera dell’ingegno, forniscono le idee alle scimmie ammaestrate dei paesi “inferiori”. E se qualcuno toglie loro i privilegi, prendono le spranghe e spaccano tutto.
    Forza Gelmini, pensaci tu!

  6. …forse ci voglio ignoranti scemi e controllabili….

  7. Finalmente delle considerazioni giuste, esposte brevemente e chiaramente.

    L’unico appunto che si potrebbe fare è che non tutta l’istruzione del terzo mondo è eventualmente migliore.
    Per l’America latina, dove vivo e dove son stato vari anni docente universitario, certamente lo può essere parte di quella della Colombia o Brasile. Ma anche in Brasile molti aspiranti studenti universitari evitano il “vestibular” (una specie di esame di ammissione) andando a studiare in università private in Bolivia dove il livello di istruzione è inferiore al basico.
    Ecco, proprio la Bolivia dovrebbe far riflettere: con più di un milione di Kmq, e 10 milioni di abitanti, è uno dei paesi della fascia intertropicale umida meno popolati della Terra e più ricchi di risorse.
    Così la Bolivia produce (soia, legname, coca, carne, ferro, gas, oro, argento, zinco, litio…uranio e chi più ne ha più ne metta) e dovrebbe vivere felice.
    L’Italia (o l’Inghilterra), che quasi nulla possiede di quel catalogo di risorse, dovrebbe vivere di idee sperando che la crescita di conoscenze arrivi in Bolivia il più tardi possibile. In questo il governo di Morales fa il possibile per accontentarla: in Bolivia non ci sono istituti tecnici, le università, pubbliche o private, sfornano laureati poco capaci, non si investe in educazione ne nella formazione dei docenti e quindi le idee restano ancora lontane.
    Ma nulla impedirà un giorno alla Bolivia (ora il principale recettore di aiuti internazionali del continente, dove l’Unione europea spende di più nell’aiuto umanitario) di liberarsi dell’attuale politica populista di Evo Morales, concentrata nel “bono” (regalo) in denaro agli studenti, e avviarsi ad investire in conoscenze.
    Quando arriverà quel giorno il nuovo recettore degli aiuti umanitari diventerà l’Italia molto impegnata, ma non sola, a raggiungere questo obiettivo.

  8. si , meglio estinguerli .

  9. …”..impara!..tu devi prendere il potere” diceva B. Brecht agli operai quando l’istruzione era privilegio di classe e il regime certificava ciò…”Considero la riforma Gentile come la più fascista fra tutte quelle approvate dal mio governo” ( il puzzone)….evidentemente il capitalismo transnazionale se ne fotte altamente delle residuali istanze nazionali e pretende dai governi tagli alle spese sociali…del resto perche una multinazionale deve spendere tot per avere un ingegnere inglese quando può, a costi inferiori, averne uno indiano?…e poi ci sono da sistemare anche i figli delle borghesie emergenti con cui fare affari e chi se ne frega dei figli dei lavoratori…..

  10. La riforma Gentile prevedeva l’innalzamento dell’obbligo scolastico a quattordici anni. Sei contrario Redme? Saresti stato contario nel 1923?
    Introdusse l’istituto magistrale per formare in modo specifico i maestri elementari e ha dato luogo ad un’ottima scuola elementare. Poi è stato necessario prevedere la laurea per i maestri; ma sostieni che il provvedimento fosse sbagliato? Che peggiorasse la scuola pubblica del tempo. Furono create scuole per i portatori di handicap (che prima non andavano a scuola; non è che andassero nella scuola pubblica generale). Introdusse lo studio della religione cattolica, che Gentile (non credente) considerava come uno stadio infantile anteriore alla filosofia, che aveva un peso importante alle elementari (alle elementari non puoi mica studiare la filosofia e allora studi la religione). In quanti stati nel 1923 non si studiava religione? E in quanti si studiava la storia delle religioni? Può questa scelta, che aveva una finalità teorica precisa (l’ho segnalata) essere considerata fascista, se era comune a decine e decine di stati non fascisti? La immane di quantità di studio che richiedeva per superare gli anni scolastici dai quattordici anni in su era un elemento fascista? Ed era fascista dare prevalenza alla cultura umanista su quella scientifica, o comunque separare le due culture (secondo me era una scelta, magari sbaglliata, ma era una scelta con una sua logica, per niete fascista). Bene, allora vatti a leggere questo scritto del grande comunista Concetto Marchesi, che alcuni credono mandante dell’omicidio di Giovanni: http://www.lucrezio.org/LUCREZIO.ORG/03-COMUNICAZIONE/N01-Seminaria/20100208-LCR-MRC-LinguaLatina.pdf . Dove si legge, tra l’altro che la colpa della decadenza della scuola italiana non doveva essere imputata né al fascismo né alla guerra.
    E poi perché dimenticare che la riforma Gentile fu elaborata da Giuseppe Lombardo Radice, che abbandonò la collaborazione con il governo Fascista nel 1924, dopo l’omicidio Matteotti, e che in nessun senso possibile può essere considerato un fascista?
    Questo non significa che non vi fossero elementi fascisti (per esempio in tema di lingue parlate dalle minoranze linguistiche)
    Fino a quando non saremo in grado di valutare con obiettività ciò che di buono e di cattivo è stato prodotto in Italia in ogni periodo storico, compreso il ventennio fascista, siamo condannati alla estinzione. Coloro che per principio condannano tutto ciò che fu scritto, realizzato e tentato in Italia nel ventennio fascista devono essere condannati al silenzio, perché volontariamente muovono da un punto di vista insostenibile. Sono TIFOSI che dunque per principio e scelta non vogliono ragionare. Tu sei una persona intelligente. Ti invito a ragionare e a non assumere l’atteggiamento del tifoso che non serve a nulla. La critica agli antifascisti di professione, se seria, è quella che io ho sintetizzato in queste note. Ed è una critica incontestabile.

  11. La riforma Gentile prevedeva l’innalzamento dell’obbligo scolastico a quattordici anni. Sei contrario Redme? Saresti stato contario nel 1923? Introdusse l’istituto magistrale per formare in modo specifico i maestri elementari e ha dato luogo ad un’ottima scuola elementare. Poi è stato necessario prevedere la laurea per i maestri; ma sostieni che il provvedimento fosse sbagliato? Che peggiorasse la scuola pubblica del tempo. Furono create scuole per i portatori di handicap (che prima non andavano a scuola; non è che andassero nella scuola pubblica generale). Introdusse lo studio della religione cattolica, che Gentile (non credente) considerava come uno stadio infantile anteriore alla filosofia, e che aveva un peso importante alle elementari (alle elementari non puoi mica studiare la filosofia e allora studi la religione). In quanti stati nel 1923 non si studiava religione? E in quanti si studiava la storia delle religioni? Può questa scelta, che aveva una finalità teorica precisa (l’ho segnalata) essere considerata fascista, se era comune a decine e decine di stati non fascisti? La immane di quantità di studio che la riforma richiedeva per superare gli anni scolastici dai quattordici anni in su era un elemento fascista? Ed era fascista dare prevalenza alla cultura umanista su quella scientifica, o comunque separare le due culture (secondo me era una scelta, magari sbaglliata, ma era una scelta con una sua logica, per niete fascista). Bene, allora vatti a leggere questo scritto del grande comunista Concetto Marchesi, che alcuni credono mandante dell’omicidio di Giovanni Gentile: http://www.lucrezio.org/LUCREZIO.ORG/03-COMUNICAZIONE/N01-Seminaria/20100208-LCR-MRC-LinguaLatina.pdf , dove si legge, tra l’altro, che la colpa della decadenza della scuola italiana non doveva essere imputata né al fascismo né alla guerra.
    E poi perché dimenticare che la riforma Gentile fu elaborata da Giuseppe Lombardo Radice (padre di Lucio e Marco), che abbandonò la collaborazione con il governo Fascista nel 1924, dopo l’omicidio Matteotti, e che in nessun senso possibile può essere considerato un fascista?
    Questo non significa che non vi fossero elementi fascisti (per esempio in tema di lingue parlate dalle minoranze linguistiche)
    Fino a quando non saremo in grado di valutare con obiettività ciò che di buono e di cattivo è stato prodotto in Italia in ogni periodo storico, compreso il ventennio fascista, siamo condannati alla estinzione. Coloro che per principio condannano tutto ciò che fu scritto, realizzato e tentato in Italia nel ventennio fascista devono essere condannati al silenzio, perché volontariamente muovono da un punto di vista insostenibile. Sono TIFOSI che dunque per principio e scelta non vogliono ragionare. La critica agli antifascisti di professione, se seria, è quella che io ho sintetizzato in queste note. Ed è una critica incontestabile.

  12. Ma in che università sei andato per essere così bilioso? Che ti hanno fatto il bungabunga in sala lauree? Guarda che la cultura è come una pianta (anche etimologicamente), se i suoi frutti marciscono bisogna strapparli e dargli maggiore cura, mica abbatterla con la scure. Il problema dell’istruzione e della formazione non è tanto diverso da quello dell’informazione, ossia la sua strumentalizzazione e abuso per fini di controllo personale da parte di chi detiene determinati saperi. Il paradosso è che oggi è addirittura mistificata da coloro che il sapere e le competenze non li detengono, e hanno sostituito l’autorevolezza con l’autorità per destabilizzare le regole dei flussi di conoscenza (e di ricchezze). Meglio Paulo Freire che la Gelmini per eliminare le ingiustizie in questo settore, non pensi?

  13. caro Stefano ti leggo sempre con attenzione e ho notato una certa caduta di stile nell’appellarmi tifoso non ragionante. Non sono un pedagogo ma ricordo che le critiche alla riforma vertevano essenzialmente sulla natura di classe, ricordo che gli accessi alle professioni intellettuali erano sostanzialmente impediti ai giovani delle classi popolari, non sono d’accordo ( e non per partito preso) all’insegnamento della religione cattolica come “fondamento e coronamento” dell’istruzione primaria, inoltre con il Concordato del 1929 tra stato fascista e chiesa cattolica, il ruolo del cattolicesimo nella scuola si ampliò ulteriormente, diventando insegnamento obbligatorio anche nelle scuole medie e superiori; inoltre la sua gestione venne affidata a docenti nominati dai vescovi. Inoltre Gentile, a chi lo rimproverava di causare con la sua riforma una netta diminuzione degli studenti delle scuole medie e superiori (diminuzione che in effetti ebbe luogo nei primi anni successivi alla riforma), rispondeva che questo era esattamente il suo obiettivo. Ti segnalo una valutazione di J. Charnitzky autore di un’apprezzata opera sulla scuola fascista “I nuovi programmi [introdotti da Gentile] stabilivano una gerarchia delle materie, che attribuiva una posizione di preminenza all’italiano e al latino davanti a storia e filosofia, mentre le discipline scientifiche, simili a “valletti”, dovevano accontentarsi dell’ultimo posto anche nel liceo scientifico. […]
    L’incapacità o il rifiuto di Gentile di riconoscere l’importanza della formazione scientifica per lo sviluppo della società industriale portò a una delle più fatali debolezze nella concezione didattica dell’opera di riforma, destinata a perpetuarsi anche dopo la fine del regime. […]
    L’ordinamento scolastico di Gentile era articolato in funzione delle esigenze di un’élite borghese, del reclutamento di un’aristocrazia del sapere, il cui status andava difeso per mezzo di un sistema di selezione e di qualificazione che fungeva da barriera sociale. ./.

  14. ./. La riforma, cercando di frenare, se non bloccare la mobilità sociale dei ceti medio bassi attraverso la scuola, colpiva al contempo le aspirazioni di coloro ai quali il fascismo doveva la sua ascesa “. Vorrei sottoporre alla tua attenzione che in quegli anni era presente in europa un movimento chiamato delle “Scuole attive” con la presenza di veri pedagoghi quali Montessori, Boschetti Alberti, ecc.. se proprio mi devo entusiasmare per qualcuno preferirei la figura C. Freinet, ma questo è un mondo che non mi appartiene e non vorrei dire più castronerie di quanto non faccio normalmente. Un’ultima cosa: se fossi andato alle elementari nel 23 probabilmente sarei morto in Russia……PS tutto è contestabile per i non Idealisti.

  15. mah… quello che sostieni è vero: l’università insegna la riproduzione del pensiero borghese. Tutto il resto è propaganda trita e ritrita da persona con il paraocchi.
    Però chi ha più elementi per valutare e soprattuto conosce il capitalismo può avere anche gli strumenti necessari a distruggerlo.

    ..ma poi… forse un laureato in medicina, chimica, matematica, economia, legge ti sarà utile un giorno no?

    O meglio ignoranti e felici di esserlo?

  16. Caro Redme, anche io ti leggo sempre con attenzione. E ti reputo una persona molto intelligente. Il mio era soltanto un invito, magari non scritto con la dovuta delicatezza, a servirti sempre e comunque della tua intelligenza.
    Come hai ammesso, fu il fascismo stesso (sotto il profilo della religione cattolica e sotto quello di una eccessiva severità) a modificare la riforma Gentile. Segno che quest’ultima non era proprio così fascista. Era un pò troppo elitista per essere considerata fascista. Voglio segnalarti che nella cina comunista – adesso forse non più ma certamente quando era comunista (comunismo cinese, naturalmente) – soltanto uno studente su cento tra quelli che provavano ad entrare all’università era ammesso a seguire i corsi; e che, nella medesima Cina, nel 2000 c’erano 80 professori ordinari di diritto privato, mentre in Italia, grazie alla riforma Berlinguer, ce ne erano trecento. L’obiettivo di Gentile non era certo quello di elevare le masse fino a far loro abbracciare un pensiero alto critico e potente. Questo era l’obiettivo del comunista Concetto Marchesi, utopista come Gentile, anche se sotto altro profilo. Le riforme che si sono succedute non hanno teso ad elevare il comune cittadino, figlio di gente semplice e umile. Hanno teso ad abbassare il livello e le aspettative degli studi per formare il lavoratore consumatore, ormai soltanto consumatore.
    Ciò che io intendevo dire è che dobbiamo andare alla ricerca di ciò che vi era di buono e ciò che vi era di cattivo in ogni nostra epoca storico. E aggiungo che non esistono intellettuali, leggi, istituti, prassi che sono solo buoni o solo cattivi. Infine, dobbiamo collocare ogni uomo, ogni istituto ecc. nel suo tempo.
    Non possiamo cancellare un pensatore come Gentile soltanto perché è stato fascista. E poi magari perdonare Bobbio che ci dice che egli e molti altri abbandonarono il fascismo in ritardo perché Gentile, con il suo pensiero, li aveva rapiti e convinti che la vera libertà era soltanto quella che si realizzava in uno stato autoritario. Se noi ci comportiamo così e altri cancellano Concetto Marchesi e Bianchi Bandinelli perché forse (il primo) e quasi certamente (il secondo) responsabili della morte di Gentile non si va da nessuna parte.
    Per esempio, sarebbe importante una indagine statistica della mobilità sociale in italia, nei vari periodi storici (fino al 1962, quando la riforma gentile subì una rilevante modifica; dopo il 1962; ecc.). Io non ho dubbi che dopo la riforma Berlinguer (davvero una università facile per tutti, con riconoscimento di crediti a chiunque dimostri di saper fare qualcje cosa) la mobilità sociale sia addirittura arrestata (Berlinguer ha prodotto risultati che un reazionario non avrebbe mai prodotto).
    Altro punto. Se noi rendiamo la scuola e l’università sempre più facile; se eliminiamo bocciature ed escludiamo che si possa essere rimandati; se consentiamo che si possan iscrivere all’università studenti che compiono otto errori di ortohgrafia in una email di conque righe, oltre a fare scelte che non hanno alcun senso (e che in fondo sono materialiste e classistissime: altro che riforma Gentile!), dobbiamo anche sapere che i docenti bravi dovranno sacrificare, nelle singole classi, i potenziali Dante, Petrarca ma anche semplici Gentile o Concetto Marchesi che eventualmente frequentano quelle classi. Perché è evidente che se il docente svolge il ruolo di assistentre sociale; se all’ultimo anno del liceo o all’università deve ancora dedicarsi all’ortografia, i talenti che ha in classe saranno inevitabilmente sacrificati. Mica uno che è di sinistra o comunista può così agevolmente rispondere che si tratta di un sacrificio non troppo rilevante?
    Resta ferma, naturalmente, la tua libertà di giudicare negativamente la riforma Gentile (ma con l’obbligo di inserirla nel contesto storico e di paragonarla ad esperienze straniere di quel tempo). Ma il giudizio negativo non dovrebbe essere influenzato dal fatto che Gentile fu il filosofo del fascismo. Così come, per onestà, dovresti anche ammettere che i danni che Luigi Berlinguer ha arrecato agli italiani (e ai cittadini poveri che tu hai a cuore) sono probabilmente molto superiori a quelli arrecati da Berlusconi o da Gentile (l’elitismo del quale era consapevole e pienamente spiegabile e inquadrabile nel tempo della sua riforma).

  17. Giusto, vaporizziaoli, molto cattolico e cristiano il tuo commento Affus. Pretino!

  18. …per sommi capi: penso che l’onestà intellettuale sia fondamentalmente l’essere di parte, essere coscienti del fatto che io,( per es.) che sono ateo e anticlericale, non possa in alcun modo supportare l’insegnamento religioso da parte dello Stato, fatta salva la libertà individuale di accedere a tale insegnamento in via privata. Per quanto riguarda Marchesi la sua storia non è esattamente un esempio di limpidezza e siamo sempre in quell’epoca di transizione del fascismo in cui, per es, il puzzone aveva parole di stima per baffone. Ho lavorato in un liceo per qualche anno, come bidello precario, e ho potuto toccare con mano lo schifo della scuola italiana e il mio giudizio su berlinguer è peggiore del tuo. Il paragone con la Cina non mi sembra molto calzante, a Cuba c’è una severa selezione fatta sul merito e gli studenti vanno a raccogliere canna da zucchero ma la scuola è gratis, qui invece di raccogliere barbabietole vanno alla luiss con i soldi di papà. Converrai con me sulla questione di classe nella scuola, negli anni 60 Dario Fò diceva che i figli dei laureati possedevano in prima elementare 1000 parole in più dei figli di quelli con la licenza elementare e io non posso tollerare un elitismo basato solo sull’ appartenenza di classe. Ti invito caldamente a studiare un pò la figura di Freinet e affini. Ci sarebbe tanto da dire….ciao

  19. Leggerò; anche se, pur senza avere competenze, ho discusso per anni di questi temi con mio padre, che insegnava pedagogia e filosofia in un istituto magistrale e che sosteneva le tue idee e posizioni.

    Ti spiego perché sono un pò allergico alla critica fugace ad una riforma, pensata da un genio italiano (che aveva dimostrato di essere un genio molto prima dell’avvento del fascismo), che aveva, tra i suoi caratteri, quello di richiedere un impegno tale per il quale qualunque figlio di papà non studiasse, al liceo, l’intera giornata, salvo che fosse una vetta di intelligenza, veeniva bocciato anche cinque volte.
    Il mio convincimento è che OGGI, considerata la scuola che esiste, abbiamo bisogno di severità. Che la strada per raggiungere gli obiettivi tuoi, che sono pure miei, e anche altri obiettievi che a me stanno a cuore e che tu o non ti poni o reputi che debbano comunque cedere (“penso che l’onestà intellettuale sia fondamentalmente l’essere di parte”), sia la SEVERITA’.
    Bisogna pretendere molto impegno e sufficiente interesse. Uno studente può anche avere un vocabolario limitato per l’origine sociale; questo vuol dire che anziché andare in miniera, dove sabbe finito se non fosse stata introdotta la scuola pubblica, dovrà “andare in miniera nella sua stanza”, a consumare la voce nel leggere, nel ripetere; dovrà cercare di andare dal compagno più bravo (magari più fortunato socialmente) a chiedere consigli; dovrà studiare con lui; dovrà soffrire. Tieni conto che il 50% dei figli di papà non prenderebbe il diploma. Io credo che complessivamente il sistema sarebbe meno classista; più teorico e meno materiale; più efficace per la società. Migliore in tutti i sensi. Tutto ciò è preliminare rispetto alla questione religione si/religione no. O altre questioni simili.
    Con il tasso di severità attuale, non si può raggiungere alcun obiettivo. Al più, si potrebbero riuscire a dare più possibilità ai poveri di acquisire quelle conoscenze (istruzione, che è altro dalla formazione e dalla educazione) che oggi consentono di avere un pò più di denaro e di consumi (e di debiti) o addirittura quella struttura mentale e valoriale grazie alla quale anche un demente riesce a fare un bel pò di soldi. Ma il sistema resterebbe classista e tutto dedito all’asservimento della istruzione, non alla educazione e alla formazione, bensì alla riproduzione materiale di beni e servizi.
    In ultima analisi sono completameente convinto che oggi la severità, è anticapitalistica (in controtendenza). La severità non è funzionale al capitale.
    Il capitale ha bisogno di bambini che giochino (perciò si resta bambini in eterno), di ragazzi che imparino a “saper fare” – non serve molto impegno; basta l’assennza della volontà di sapere e la volontà di saper fare – e di giovani, diplomati o laureati, che lavorino e siano disposti alla (in)formazione “permanente”, perché possanno competere per preservare il posto di lavoro con neo diplomati o neo laureati che sono già in possesso delle più recenti informazioni. Una mostruosità.
    Ti ringrazio tantissimo, perché quelli che abbiamo scritti saranno gli appunti di un mio prossimo articolo.
    Ciao

  20. Strano articolo. Molto superficiale. Non è minimamente sfiorato dall’idea che la scuola possa avere un compito primario di controllo sociale, né tanto meno che la nostra classe dirigente possa essere preoccupata più del proprio interesse che dell’interesse del Paese.

    Eppure, anche se la scuola insegna la cultura del potere dominante, allo studente conviene studiare. Perchè solo imparando il sistema concettuale del potere lo si può poi smontare, decostruire, usare per i propri fini. E solo studiando si possono apprendere ad usare gli strumenti culturali per effettuare queste operazioni. Chi è ignorante resterà sempre succube del potere. Potrà anche a volte riuscire a cambiare padrone, ma non sarà mai libero.

    E in ciò che sta avvenendo c’è l’imbecillità del potere di oggi. Spesso il potere è imbecille, perchè punta agli interessi invece che valutare alternative. Oggi la scuola, come meccanismo di controllo sociale, appare troppo costosa. (I mass media sembrano svolgere meglio della scuola il compito di tenere soggiogate le classi basse della società). E inoltre l’educazione può essere un ottimo business. Si privatizza tutto e si fa guadagnare alle persone giuste, che quindi avranno ancora più denaro per mantenere il proprio potere, mentre i poveri saranno ancora più poveri ed ignoranti.
    Solo che non funziona. Anche dal punto di vista economico la scuola statale è un affare per chi governa. Ciò che viene risparmiato sulla pubblica istruzione verrà speso moltiplicato per almeno 10 volte nella pubblica sicurezza: polizia, carceri, giudici, inferriate e fortezze per proteggere i ricchi. Basti guardare a ciò che succede negli USA. Imbecilli.

  21. quello che è folle è suddividere il mondo per aree di specializzazione come hanno programmato i globalisti.

    La teoria del vantaggio comparativo, pag 102 da Processo alla Globalizzazione.

    “l’infatuazione per le grosse strutture comporta logicamente ilseguente postulato: il bisogno di mercati mondiali.
    Ogni ostacolo all’espansione dei mercati riduce la possibilità di specializzarsi e dunque nuoce alla competitività aumentando i costi.
    ……..La nozione di vantaggio comparativo si presenta sotto due forme: assoluta e relativa.
    L’assoluta è più facile da comprendere: tenuto conto delle loro riserve naturali e dei loro differenti climi, il Guatemala dovrebbe coltivare banane ed il Minnesota allevare lucci.
    Per cui ogni nazione,ogni regione dovrebbe specializzarsi in ciò che fa meglio”

    QUindi se nasci in Minnesota se non vuoi allevare lucci devi spostarti nella regione “specializzata” nella compentenza di interesse.

    e poi si addentra a spiegare questa nozione cardine del libero scambio, allucinante, che presuppone che le nazioni/regioni abbandonino l’indipendenza.
    (produrre una sola cosa da scambiare ti rende schiavo del mercato).