IO, CITTADINO”SOVRANO”, PROTESTO…

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DI CARMINE R. VIOLA
Bella ciao

Ho ogni rispetto per chi crede. Credere è un bisogno biologico come quello di nutrirsi e di comunicare. Ogni essere intelligente ha una sua fede. Perfino chi dice di non credere in niente – l’ateo – crede, sebbene in maniera non sacramentale. Se io non credessi nell’utilità – anzi, nella nobiltà – delle cause per cui mi batto, non scriverei questo ed altro. Ogni soggetto deve essere libero di avere una propria fede (purché al limite della non violenza): io credo anche nel dovere di difendere tale diritto perfino in chi crede in “verità” che mi ripugnano, e non perché ciò è attribuito a Voltaire, non so quanto attendibilmente. La lotta per qualcosa con cui ci si identifica, ci gratifica: ci fa essere noi stessi.

Ebbene, con tutto questo non c’entra la illegittima, prepotente, accanita, petulante, autocratica, e soprattutto anticristiana, ingerenza della Chiesa negli affari del nostro Stato, in ispecie del nostro Parlamento alias potere legislativo. Si direbbe che il lupo cambia il pelo, con quel che segue…Diciassette secoli di errori non sono bastati. Non è bastata la generosità con cui i nostri soldati, nel 1870, si sono limitati alla Breccia di Porta Pia e alla soppressione di un Stato Pontificio e di un potere temporale eretti in forza di quella stessa prepotenza che oggi costituisce un governo parallelo con evidente tendenza di volersi sovrapporre a quello nazionale, e che mette spudoratamente parlamentari contro parlamentari, cittadini contro cittadini, fratelli contro fratelli in nome di quel Cristo che, storico o leggendario, predicava la comprensione, la tolleranza, l’amore e il perdono. Semmai la giusta contestazione del soggetto indignato che scaccia gli ipocriti usurai dicendo: “questa è la casa del Signore, ne avete fatta una spelonca di ladroni”.Non è il caso della Chiesa attuale, la quale non si accontenta di essere presa sulla parola per continuare ad esistere non potendo esibirci alcun attestato di legittimità che non sia quello dell’autolegittimazione di qualunque potere non necessariamente di origine divina. Allo Stato del Vaticano non basta la tolleranza extragiudiziaria in base alla quale sussiste ed è finanziato in maniera palese attraverso i bilanci dello Stato, che ne cura perfino gli innumeri edifici di culto, in maniera esente da ogni controllo fiscale dai mille rivoli della devozione. Ed ha piena libertà di predicare le proprie verità, quali che siano.

Tutto ciò non gli basta. Essa è quella che è riuscita a far credere di essere: quello che i credenti credono che sia. La validità giuridica è solo una copertura a posteriori. Nessun istituto religioso ha avuto ed ha il potere che vanta la Chiesa, se si fa eccezione dello Stato islamico fondamentalista che è tutt’uno con il potere religioso o teocratico. L’esperienza vissuta sarebbe dovuta bastarle per imparare ad esistere non per tacita complicità ma come maestra di vita sulla falsariga della bellissima figura del Cristo, che non aveva alcuna veste per delegare chicchessia ad imporre checchessia.

La Chiesa dispone di innumeri contatti attraverso cui può legittimamente “governare” i propri fedeli in quanto tali: non ha alcun titolo per ordinare ai suoi “sudditi” di varare o votare leggi impositive di comportamenti religiosi tanto meno con la minaccia dell’inferno (o della scomunica) in totale contrasto con la laicità dello Stato. Contro tale ingerenza, priva di ogni legittimità, io, cittadino sovrano”, stanco ed offeso, protesto e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Nessuna legge laica obbliga il cattolico a divorziare – per fare un esempio banale: il converso è che nessuna legge parimenti laica, può obbligare un non cattolico a non divorziare. Lo stesso vale per qualunque altra modalità di vita, che nasce dal diritto naturale e dalla scienza.

Che la fede – allegramente scambiata per coscienza – comprenda il diritto d’imporla, è pura presunzione destituita di ogni fondamento razionale e scientifico. Sul piano giuridico si può configurare il reato di “millantato credito” se il fatto è commesso in malafede. Se il diritto d’imposizione (di “eterocoazione”) è parte della fede, allora bisogna rivolgersi alla psichiatria, la quale spiega come il volere esercitare sugli altri un potere di controllo fine a sé stesso, è una patologia mentale. Ho detto tutto.

Alla Chiesa è consentito, per consolidata tradizione ed acquiescenza – e solo per questo – di guidare chi crede in essa: non ha alcuno diritto di usare i suoi fedeli come agenti politici di opposizione e disobbedienza nel contesto di non importa quale Stato. Per contro, a chi antepone i precetti della Chiesa alle leggi del proprio Stato, dovrebbe essere logicamente inibita l’eleggibilità a rappresentante del popolo e qualunque attività incompatibile con la propria sudditanza fideistica allo Stato del Vaticano.

Quando qualche parlamentare o giornalista o giurista od uomo di cultura avrà il coraggio di alzare la voce contro cotanto scempio della scienza e del diritto?

Carmine R. Viola
Fonte: http://www.bellaciao.org
Link: http://www.bellaciao.org/it/article.php3?id_article=16388
29.03.2007

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