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IO CI METTO LA MANO SUL FUOCO: IN UNA GENERAZIONE LE CINQUE TERRE SPROFONDANO

DI CARLO LANIA
ilmanifesto.it

“Troppo turismo, zero tutela”. Intervista a Maurizio Maggiani

«Cosa provo? Niente. Ho già provato tutto due anni fa, ho provato tutto tre anni fa, cinque anni fa, sei anni fa, sette anni fa, otto anni fa. D’accordo? Adesso non provo più niente. Oggi c’è qualche morto in più, già c’è qualche morto in più e allora sì, provo qualcosa di intensamente particolare per quei morti in più». Lo senti da come ne parla che Maurizio Maggiani la Liguria la porta nel cuore. Scrittore e giornalista, è nato 60 anni fa a Castelnuovo di Magra, in provincia di La Spezia, e le scene di questi giorni le ha già viste altre volte. Troppe volte, al punto che, dice, ormai non prova più niente.

Maggiani neanche un po’ di indignazione o di rabbia?

L’indignazione è gratis, guardi, lasciamola perdere. Le racconto una cosa: stamattina mi ha chiamato un giornale per chiedermi un’intervista su quanto sta accadendo. Il giornalista mi ha detto: ‘Guardi ci ha rilasciato un’intervista l’anno scorso sullo stesso tema, ne possiamo fare un’altra?’ Gli ho detto di no: se volete ripubblicate quella. Mi ha risposto: ‘Ha ragione, lo sa che va benissimo?’ Allora, ci si vuole indignare ancora?

Sta dicendo che la storia si ripete e le cause si conoscono.

Ma certo che le cause si conoscono. Qui la gente pensa di poter vivere gratis, ma non è così.

Cosa intende?

Prendiamo le Cinque Terre: sono quello che sono perché nel corso degli ultimi 500-600 anni si è costruito un miracoloso equilibrio tra lavoro e territorio. Un lavoro straordinariamente pesante. Fare un quintale di vino qui costa la stessa fatica che farne cento in Romagna. Perché è il posto meno adatto al mondo per il lavoro agricolo. Negli ultimi 30 anni è nata l’industria turistica delle Cinque Terre in forma massiva. Si è scelto scentemente di arraffare più milioni possibili costruendo un turismo mordi e fuggi che porta ogni anno milioni di presenze nel punto più delicato del territorio italiano, in un’estensione che è paragonabile alla Garbatella. Allora chiedo: quanto di quelle decine, centinaia di milioni guadagnati con il turismo, tutti soldi esentasse, perché lì c’è un’evasione che oscilla tra il 50 e il 70%, quanti di quei soldi portati via spolpando il territorio sono stati reinvestiti in tutela del territorio? Andate a vedere lungo la Magra, come faccio io, e poi mi dite.

Cosa c’è?

Glielo dico io: l’agricoltura è stata largamente abbandonata. Sono pochi quelli che rimangono lì a lavorare la terra perché si fanno un culo così. La manutenzione delle Cinque Terre è minuto per minuto. Se stai un mese fermo l’equilibrio già comincia a rompersi. Ma voglio chiederle una cosa: secondo lei c’è una qualche possibile relazione tra quanto è successo e il fatto che il vertice del parco delle Cinque Terre sia finito in galera? La mia è una domanda.

E la risposta qual è?

La darà il lettore o la magistratura. Io so che il parco delle Cinque Terre è portato in palmo di mano da tutti i politici come sistema straordinariamente efficace di mettere insieme tutela ambientale e affari.
Sì ma 30 anni fa quegli stessi paesi che sono allagati rischiavano di restare vuoti perché la gente emigrava. E l’abbandono che lei denuncia ci sarebbe stato lo stesso.
Ma certo, ma io non ho niente contro il turismo nelle Cinque Terre ma c’è turismo e turismo. Non ho niente contro gli abitanti delle Cinque Terre, ovvio che se lasci una vita da fame e vedi la possibilità di star bene vai a star bene. E non è detto che tu debba avere gli strumenti culturali per capire cosa è bene fare, giusto? Però ci sono gli organi preposti a farti capire le cose o no?

La responsabilità quindi è come al solito delle istituzioni?

Ma a cosa servono se non a questo? Le istituzioni territoriali, la politica territoriale, non dovrebbero servire a questo?
E qui tocchiamo un tasto dolente: la regione Liguria da sempre è in mano alla sinistra, ulteriore dimostrazione di come la cultura del cemento non sia un patrimonio esclusivo della destra.
Ma ci mancherebbe altro. Intervistate Ferruccio Sansa che su questo ha scritto libri straordinari. Va bene il turismo, ma c’è modo e modo. C’è un modo che ti fa guadagnare tantissimo e subito e un modo che ti fa guadagnare di meno nel tempo. Io ci metto la mano sul fuoco: in una generazione le Cinque Terre sprofondano.

Nel senso che la generazione precedente ha approfittato della situazione?

C’è una generazione che si è consumata fino all’osso un territorio che ci ha messo alcuni milioni di anni a conformarsi e alcuni secoli per diventare quello che è.

E non lascerà niente in eredità?

Un po’ di milioni e di case ai figli, ma niente dal punto di vista del territorio.

Come se ne esce?

Io ce l’ho una proposta. Se ne esce con Fanfani, se lo ricorda? Negli anni 50 lanciò una campagna di opere in tutta Italia per il ripristino del territorio mandando a progetto, come si direbbe oggi, decine di migliaia di giovani ovunque. In Romagna addirittura lavorarono ai ripristini delle bonifiche, alle trebbiature, alle costruzione di strade. Siamo un paese in cui oggi ci sono disponibili decine di migliaia di giovani uomini e donne per ripristinare il territorio? Non lo so chiedo, forse no.

Forse non ci sono neanche i soldi

Sì, forse mancano anche i soldi, forse le persone ci sarebbero, magari facendo entrare più immigrati.

Carlo Lania
Fonte: www.ilmanifesto.it
27.10.2011

Pubblicato da Davide

  • daveross

    La mia opinione è che da 5-6-7-8 anni ancora in Italia non si è pronunciata la parola ‘ADATTAMENTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO’.

    Fino a quando non prenderemo coscienza vera di come l’equilibrio ecologico si sta trasformando e di come l’uomo ivi si deve adattare altro che 8 morti nelle 5 Terre…

  • castigo

    quale cambiamento climatico??
    quello denunciato dall’IPCC attraverso dati taroccati e funzioni matematiche farlocche??

  • Marko99

    Ma come si fa dico io a credere ancora (se mai è stato lecito, poi) alla favoletta del CAMBIAMENTO CLIMATICO?!?! Ma accendi il cervello per giove!

  • Tao

    Intervista a Mario Tozzi, geologo, giornalista e divulgatore scientifico

    Sembra un bollettino di guerra. Cinque morti – questo il numero delle vittime appurato al momento – interi paesi distrutti dalle alluvioni, autostrade e ferrovie in tilt, soccorsi lenti. Ma quando c’è di mezzo il maltempo si invoca l’alibi. Colpa della natura maligna. Tutto il resto passa in cavalleria – le responsabilità politiche, la gestione dissennata del territorio, la cementificazione selvaggia, le concessioni edilizie allegre, l’abusivismo, i mancati controlli degli enti locali, i tagli dei trasferimenti alle regioni e chi più ne ha, ne metta. Ne parliamo con Mari Tozzi, geologo, giornalista e divulgatore scientifico.

    Solo colpa delle piogge eccezionali?

    La quantità di pioggia caduta può anche essere straordinaria, ma a questo record negli ultimi anni ci si avvicina spesso. Stiamo sempre sul filo dell’emergenza. A ogni primavera e autunno, la Liguria e la Calabria, ma anche la Sicilia e la Campania, vanno in situazioni di calamità. Se fossero davvero eventi eccezionali non si ripeterebbero con questa regolarità. Appellarci all’eccezionalità è delittuoso. Le precipitazioni possono anche essere straordinarie, ma è quello che succede a terra che ci deve preoccupare. E’ colpa dello stato in cui abbiamo ridotto il territorio. La Liguria è un posto dove gli uomini hanno scelto di vivere a dispetto degli dei. Montagne scoscese sul mare e pochissime pianure. E’ chiaro che l’acqua deve fare il lavoro suo. Deve andare dall’alto in basso.

    Anche una città come Roma, costruita in pianura, è andata in tilt la scorsa settimana…

    Ovunque ci sia un’area abitata dagli uomini, il territorio diventa impermeabile. Ci sono le strade, le case, l’asfalto, il cemento. Motivo per cui l’acqua, invece di infilarsi nel sottosuolo, rimane in superficie. I corsi d’acqua, che dovrebbero ricevere l’acqua in eccesso, sono tutti piccoli e, molto spesso, ci hanno costruito dentro, come dimostrano le immagini arrivate dalla Liguria. A Monterosso si vedono tre o quattro metri d’acqua che scorrono fra due ali di palazzi, come se fossero gli argini. Ma lì non è il fiume a essere fuori posto, sono le case fuori posto. E’ vero che ci sono da tempo immemore, ma in passato gli uomini pagavano un prezzo per la convivenza difficile con la natura. Terrazzavano la montagna, piantavano alberi, curavano il terreno. Tutto questo faceva in modo che l’acqua si trattenesse di più in montagna e meno in pianura. Quando si smette di curare le montagne ma si continua a pretendere di vivere lì, allora se ne pagano le conseguenze. Quella situazione geomorfologica e idrografica non ti consente di viver lì senza fare nessun lavoro di manutenzione o, addirittura, costruendo nei fiumi.

    C’è una responsabilità politica, pesante, degli enti locali che o non fanno i controlli o danno troppo allegramente le concessioni edilizie pur di fare cassa. Non è così?

    La dico tutta, visto che parlo a Liberazione. La regione Liguria nel suo piano casa – il peggiore tra tutti – ha previsto di portare la distanza minima dagli alvei da dieci a tre metri. E’ una roba da criminali. Non si può far finta di nulla. E poi quando succede la disgrazia ti lamenti e vuoi la calamità naturale… Ma lì non dovresti aggiungere nemmeno una pietra in più. Come al solito, si danno concessioni edilizie per fare cassa.

    Inefficienza della politica, ma anche malcostume. L’abusivismo è fenomeno di massa. O no?

    Come no. Ma fa comodo tollerarlo. Il Vesuvio prima o poi erutterà. Il culmine sono i condoni. Significa mettere in pericolo migliaia di famiglie italiane. Vogliamo parlare del piano casa del Lazio? Persino il ministro Galan, il padre del Mose a Venezia, ha detto che è troppo. Siamo un paese medievale che brucia territorio inutilmente. Duecentomila ettari all’anno, mentre in Inghilterra solo diecimila. Questo è il vero spread.

    Tonino Bucci
    Fonte: http://www.liberazione.it
    27.10.2011

  • nuvolenelcielo

    le 5 terre sono sul confine tra mare e montagne a picco, certo l’uomo può fare meglio, ma sono talmente “estreme” come posizionamento che la natura ci farà sempre quello che vuole…

  • Firenze137

    E così anche il disastro delle 5 terre è un’occasione per fare politica.
    L’articolo riporta

    “la regione Liguria da sempre è in mano alla sinistra”

    E la sinistra o la destra mi dite che possono fare se un’abitato riceve
    un’onda d’urto – relativa a 300 mm di pioggia caduti in 2 ore – pari ad un vero e proprio tzunami. !

    Nessuno vuole parlare dell’eccezionalità di un evento climatico come questo anche se il ‘geologo’ Tozzi si affretta a dire che – secondo lui – non sarebbe un evento eccezionale perchè ‘si ripete ogni anno’ .

    Interessante questo sillogismo. Una cosa che si ripete è naturale perchè si ripete e non per i valori misurati come i 300 mm di pioggia !!.

    Allora signori vi invito tutti a guardare un alto su nel cielo e a pensare – se mai lo ricordate – a quello che vedete o avete visto PRIMA dello tzunami. Avete mai notato quelle striscette bianche che lasciano gli aerei di tanto in tanto ? Avete capito. E mi sento già le invettive. Però ‘quella roba là ci passa regolrmente sulle teste e non da molti anni diciamo una decina. Gli eventi atmosferici sono divenuti più frequenti e più estremi da circa una decina di anni. Compreso la neve che attualmente spolvera le piste da sci come le nostre alberature cittadine con un peso specifico circa 4 volte maggiore di quello della ‘neve’ di una volta. E il 50% degli alberi riporta i rami principali che cedono sotto il peso eccessivo, perchè non sono stati ‘progettati’ da madre natura per reggere questo aumento di carico artificiale.

    Insomma saranno tutte coincidenze, ma io penso che una correlazione ci sia.

    Ma ovviamente è solo un mio punto di vista. …

    O magari me lo sono sognato.

    Mettiamola così. Così poi alla fine poi tutti sono contenti.

    Tanto che possiamo fare oltre chiedere i soldi e accusarsi a vicenda ?

  • yakoviev

    Da Wikipedia: “…I borghi delle Cinque Terre hanno avuto origine, nella struttura attuale, nell’XI secolo, quando le popolazioni della Val di Vara superarono lo spartiacque della catena costiera che la separava dal mare ed andarono ad abitare permanentemente sul litorale marino, formando i cinque paesi. Il documento più antico che ricordi le Cinque Terre risale al marzo 1056…”.
    Siamo quindi nel culmine del “Periodo Caldo Medievale” (800-1.250 ca): il livello delle nevi perenni è molto più in alto di oggi, svariati ghiacciai e nevai esistenti oggi si erano allora ritirati totalmente, la temperatura media nell’emisfero boreale si calcola fosse di almeno 4° superiore a quella di oggi. Allora, con un clima ancora più naturalmente “catastrofico” di quello odierno (anzi, approfittando di esso, per superare “la catena costiera”), le Cinque Terre le hanno addirittura fondate…

  • Nauseato

    Vero. Anche il ritiro dei ghiacciai è un dato taroccato. Van su di notte bande prezzolate di farlocchi a scioglierli di proposito.
    Giusto per dirne una.

  • lpv

    Io non ho le competenze né ho letto a sufficienza per poter dire se il cambiamento climatico sia effettivamente imputabile- in parte o del tutto- all’azione umana. Immagino che tra quanti affermano con assoluta sicurezza che sono tutte favole e i dati sono taroccati, molti si limitino a riportare quando letto in giro per il web, senza avere la minima idea dei modelli matematici e delle evidenze scientifiche che vi sono dietro.
    Molti altri del resto avranno opinioni più argomentate e strutturate, ma in questo magna di informazioni contrastanti, ancora una volta posso solo limitarmi a constatare le evidenze empiriche che scaturiscono dal mio vissuto quotidiano, e a dubitare di ogni tesi che sento in giro, di certo di quelle mainstream, ma anche di quelle non convenzionali.
    Se non ho difficoltà a credere che i rapporti dell’IPCC siano strumenti di mera propaganda, faccio altrettanta difficoltà a negare che i ghiacciai si stiano sciogliendo e che i fenomeni climatici in atto con sempre maggiore frequenza non rappresentino una condizione di “normalità”.
    Il termine è da mettere tra virgolette, perché parlare di clima basandosi su intervalli temporali di pochi anni è praticamente inutile. Si dovrebbe ragionare in termini di ere climatiche, ma siccome non disponogo di dati così dettagliati su periodi storici anche molto lontani, mi rifugio nella logica.

    Negli ultimi tempi si assiste ad un’estremizzazione dei fenomeni climatici, dalle pioggie alla siccità, dai terremoti ai maremoti, la mia sensazione è che ci sia una generale ripresa di eventi considerati da noi “catastrofici” (e questo sì per cause nostre, visto che se si costruisse in un certo modo, forse non ne subiremmo le conseguenze). Se questo sia una “normale” variabilità climatica, l’avvicinarsi di una nuova glaciazione piuttosto che un generale riscaldamento del pianeta non lo so.

    Affidandomi alla logica, quello che mi sembra evidente è che, se in un sistema che vive di equilibri naturali, si immette una quantità più o meno grande di fattori che disturbano quell’equilibrio, il sistema tenderà a “somatizzare” quelle interferenze, mostrando un comportamento che devia dalla norma, e che non per questo è da considerare un male. Come la febbre è un passaggio necessario per un organismo starato verso la guarigione, così un’estremizzazione climatica può esserlo in attesa di una ritaratura naturale.
    Che l’azione sistematica di inquinamento e distruzione della biodiversità svolta dall’uomo non abbia ricadute anche sul fattore climatico, mi sembra un’affermazione indifendibile.
    Detto questo, non credo comunque che sia a rischio la “vita” del pianeta – e sul pianeta- ma che piuttosto lo siamo noi: la Terra si libererà dell’uomo, quando questo sarà diventato un disturbo eccessivo (e forse lo è già) come un organismo sano si libera dei parassiti. E l’equilibrio tornerà lentamente a ricomporsi.

    Segnalo questo bel video di George Carlin in cui il comico parla esattamente di queste cose
    http://www.youtube.com/watch?v=QXvK359TL2Y

  • lpv

    Riporto il mio pensiero postato come risposta a un commento precedente.

    “Io non ho le competenze né ho letto a sufficienza per poter dire se il cambiamento climatico sia effettivamente imputabile- in parte o del tutto- all’azione umana. Immagino che tra quanti affermano con assoluta sicurezza che sono tutte favole e i dati sono taroccati, molti si limitino a riportare quando letto in giro per il web, senza avere la minima idea dei modelli matematici e delle evidenze scientifiche che vi sono dietro.

    Molti altri del resto avranno opinioni più argomentate e strutturate, ma in questo magna di informazioni contrastanti, ancora una volta posso solo limitarmi a constatare le evidenze empiriche che scaturiscono dal mio vissuto quotidiano, e a dubitare di ogni tesi che sento in giro, di certo di quelle mainstream, ma anche di quelle non convenzionali.

    Se non ho difficoltà a credere che i rapporti dell’IPCC siano strumenti di mera propaganda, faccio altrettanta difficoltà a negare che i ghiacciai si stiano sciogliendo e che i fenomeni climatici in atto con sempre maggiore frequenza non rappresentino una condizione di “normalità”. Il termine è da mettere tra virgolette, perché parlare di clima basandosi su intervalli temporali di pochi anni è praticamente inutile. Si dovrebbe ragionare in termini di ere climatiche, ma siccome non disponogo di dati così dettagliati su periodi storici anche molto lontani, mi rifugio nella logica.

    Negli ultimi tempi si assiste ad un’estremizzazione dei fenomeni climatici, dalle pioggie alla siccità, dai terremoti ai maremoti, la mia sensazione è che ci sia una generale ripresa di eventi considerati da noi “catastrofici” (e questo sì per cause nostre, visto che se si costruisse in un certo modo, forse non ne subiremmo le conseguenze). Se questo rappresenti una “normale” variabilità climatica, l’avvicinarsi di una nuova glaciazione piuttosto che un generale riscaldamento del pianeta non posso dirlo.

    Affidandomi alla logica, quello che mi sembra evidente è che, se in un sistema che vive di equilibri naturali, si immette una quantità più o meno grande di fattori che disturbano quell’equilibrio, il sistema tenderà a “somatizzare” quelle interferenze, mostrando un comportamento che devia dalla norma, e che non per questo è da considerare un male. Come la febbre è un passaggio necessario per un organismo starato verso la guarigione, così un’estremizzazione climatica può esserlo in attesa di una ritaratura naturale. Che l’azione sistematica di inquinamento e distruzione della biodiversità svolta dall’uomo non abbia ricadute anche sul fattore climatico, mi sembra un’affermazione indifendibile.

    Detto questo, non credo comunque che sia a rischio la “vita” del pianeta – e sul pianeta- ma che piuttosto lo siamo noi: la Terra si libererà dell’uomo, quando questo sarà diventato un disturbo eccessivo (e forse lo è già) come un organismo sano si libera dei parassiti. E l’equilibrio tornerà lentamente a ricomporsi. Segnalo questo bel video di George Carlin in cui il comico parla esattamente di queste cose http://www.youtube.com/watch?v=QXvK359TL2Y

  • Firenze137

    Finalmente uno che argomenta e non fa tifo da stadio o urla. Grazie per il tuo contributo e sopratutto per l’equilibrio delle considerazioni.

    Vorrei sapere qualcosa in più su quali parametri o fattori ambientali si concretizza l’attivita antropica disturbatrice degli equilibri naturali (oltre la CO2 ) e se ritieni ( da quello che dici sembri essere un addetto ai lavori) che il volo aereo e l’impatto da esso determinato sia fra questi elementi di disturbo ( non voglio sapere niente se credi o non credi alle striscette bianche.. tanto non arriveremmo a niente ) e in che misura o percentuale.

    E’ una mia scoperta di questi giorni che un volo ‘low cost’ andata e ritorno da Manchester a Firenze costa 60 pound. L’equivalente in treno circa 400 pound e si deve cambiare a Parigi. Dato che fra i due mezzi di trasporto l’impatto ambientale credo – tu mi correggerai – che sia a favore del treno (minor inquinamento, e dovrebbe costare di meno solo per il fatto che è più lento..) almeno di 1 a 4, la differenza dei costi ambientali chi la paga ?

  • castigo

    evidentemente non hai mai sentito parlare di climategate….

  • lpv

    Grazie a te per la risposta. Devo però dirti che non sono affatto un addetto ai lavori, dunque posso solo rispondere in base a quanto leggo, elaboro e introietto 🙂

    Sulla prima domanda, e rispondo grossolanamente perché non ho una conoscenza approfondita né competenze tecniche, quello della CO2 mi sembra di capire che sia il punto più controverso della questione, tra fautori della teoria convenzionale (causa surriscaldamento del pianeta) e di ipotesi alternative (o non c’è nessun cambiamento climatico in atto, o non è comunque da ritenere conseguenza dell’aumento di CO2 ma piuttosto di altri fattori, che siano antropici o meno).
    Breve premessa: quando parliamo di fattori che possono “disturbare” l’equilibrio naturale del cosmo, dobbiamo sempre tener presente che l’intera Terra è soggetta a interazioni energetiche che coinvolgono sistemi e forze immense, in gran parte a noi ancora ignote, ben più influenti di quanto possa essere una busta di plastica – banalizzo, ovviamente le buste di plastica sono molte di più.
    Detto questo, io immagino che virtualmente ogni attività dell’uomo contemporaneo abbia – o possa avere – implicazioni negative (e per analogia, positive) per l’equilibrio naturale. Diciamo che la somma di tantissime piccole azioni “disturbatrici”, molte delle quali su larga scala e tra loro connesse, può ragionevolmente creare un disequilibrio.
    L’uomo trivella dappertutto per cercare petrolio e costruire tunnel; disperde immondizia e liquami nel sottosuolo e nei bacini idrici; sparge in aria veleni di ogni tipo (oltre alla CO2, quale che sia il suo ruolo), dannosi non solo per se stesso; dibosca foreste che conservano biodiversità, e dunque microclimi e catene alimentari e produzione di ossigeno; utilizza pesticidi e diserbanti su scala planetaria; pesca più di quanto i ritmi riproduttivi consentano di rimpiazzare; costruisce dighe, devia fiumi e crea laghi e anche “mari” artificiali, e dunque altri microclimi prima inesistenti. La sola attività agricola di stampo chimico-industriale ha conseguenze fatali per gli ecosistemi che abitano ogni singola zolla di terra, che a loro volta sono legate al clima della zona. E poi l’edilizia selvaggia (intesa in senso lato), non sempre urbanizzazione, fanno cose selvagge anche in campagna e nel deserto; che aumenta il rischio di dissesto idrogeologico e .. immagino abbia tante altre micro- e macro-implicazioni.
    Spesso penso all’impatto del trasporto aereo – e spesso volo – e credo sia notevole, se non altro per una questione di consumi di carburante, ergo trivellazioni, trasporti, oleodotti, nuovi scavi e deviazioni di fiumi e dighe, e cemento, è in circolo infinito e perfino opprimente a seguirlo tutto. Non ho elementi per fare stime (dovrei fare qualche ricerca), una volta lessi una cfira sull’impatto di un volo aereo a confronto con altre attività umane, ma non ricordo e comunque non sarebbe molto indicativo. Per non parlare della costruzione degli aerei, gli scarichi dei carburanti (CO2 o meno). L’impatto è sicuramente altissimo, e credo che gli aerei che decollano ogni giorno nel mondo siano centinaia di migliaia. A volte penso sia assurdo consumare così tante risorse per portare poche centinaia di persone in giro via aerea, di certo moltissimi di quei voli si potrebbero evitare o “ottimizzare” (le brevi tratte con trasporti alternativi, gli incontri di lavoro rendendoli sempre più spesso “virtuali”, ecc.). Quando si soppesano gli “impatti” ambientali dei diversi mezzi di trasporto, non bisogna comunque trascurare tutte le risorse che ne sono alla base, servite per la produzione del mezzo, delle infrastrutture, i carburanti.
    E dunque, la TAV potrebbe avere complessivamente un impatto maggiore di quello di anni o decenni di continuato e massiccio trasporto su gomma. E’ solo un’ipotesi, anche conoscendo i dati sarebbe molto ma molto difficile fare una stima accurata.
    In definitiva, credo che i legami e le interazione biologiche tra gli elementi naturali (uomo incluso) siano così complesse, profonde e numerose che quasi ogni azione può produrre effetti sul resto.
    Di certo credo che sia “squilibrato” pagare un volo 4 volte meno che un viaggio in treno, così come non trovo ragionevole pagare dei voli 10 euro. Credo che i costi di beni e servizi andrebbero rapportati all’entità di risorse consumate per la loro produzione e per l’utilizzo, magari secondo un rapporto esponenziale, e questo vale tanto per le risorse energetiche e naturali, quanto per il lavoro umano impiegato (pensiamo ai sarti cinesi, o indonesiani, o alle ragazze di Barletta).
    La “cultura” attuale, lo stile di vita medio, richiedono velocità ipersoniche. Viviamo una società in fibrillazione cronica, e questo mal si coniuga con comportamenti virtuosi che vogliono ritmi più lenti, spesso additati come stravaganti (come potrebbe essere andare a Manchester in treno). Bisogna viaggiare alla velocità dei soldi; del resto il semplice fatto che molti di noi vivano in città congestionate e passino, nell’arco di una vita, mesi e anni in macchina o in metro, dice molto della patologia sociale giunta alla fase acuta.
    Sono andato un po’ fuori argomento, comunque, stime e classifiche a parte, credo che si dovrebbero assolutamente “penalizzare” e disincentivare quei comportamenti e quelle attività che arrecano più danno all’equlibrio ambientale e a noi stessi; i parametri andrebbero ovviamente individuati “seriamente” e imparzialmente, da studiosi onesti, aperti e indipendenti rispetto ai grandi interessi economici e ai poteri globali.
    Gli strumenti possono essere molteplici e differenti, però immagino che la consapevolezza di queste problematiche diverrà più diffusa e, in un modo o nell’altro, si andrà verso un’evoluzione complessiva delle società umane. L’alternativa è l’involuzione peggiore, con conseguenze forse irreversibili – ma irriversibili per noi, che siamo solo uno dei milioni di specie viventi che popolano uno dei miliardi di pianeti dell’universo, non dimentichiamolo mai.