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IL TEMPO DELLA VASELINA

DI COSTANZO PREVE

Fine della Seconda Repubblica? Certamente

Inizio della Terza Repubblica? Forse

1. Scrivo queste brevi note il 17 novembre 2011 dopo aver seguito con attenzione le dichiarazioni programmatiche del nuovo governo Monti al Senato. Ho già messo in rete due pezzi recenti. Il primo, intitolato Berlusconeide, scritto per gli amici greci e francesi che mi onorano della loro stima, cerca di fare un bilancio antropologico-culturale di quella vera e propria oscenità storica che è stato l’antiberlusconismo, la cui funzione storica di fondo è stata quella di far dimenticare la dipendenza interna (FMI e BCE) ed estera (USA e NATO) a quel conglomerato sociologico di ingenui che in Italia ha preso il nome di “sinistra”. Il secondo, immensamente più importante del primo, perché strutturale e non soltanto congiunturale, ha cercato di mettere a fuoco l’intrecciarsi di due dialettiche, la dialettica vincente della illimitatezza capitalistica e la dialettica perdente della corruzione del movimento storico comunista (nulla a che vedere con il comunismo “ideale eterno”, come avrebbe detto Vico, di cui continuo ad essere un testardo sostenitore filosofico). Queste note, certo meno importanti delle precedenti, concernono purtroppo solo la chiacchiera politica. Ma dal momento che c’è chi mi ha detto che era contento che mi fossi rimesso a scrivere note politiche (per la verità, esclusivamente grazie a due amici che mi mettono in rete, visto che nessuna rivista “politicamente corretta” e lottizzata fra Destri e Sinistri saprebbe che farsene delle mie riflessioni, che resterebbero nel cassetto) può darsi che possano interessare a qualcuno.

2. Formalmente, la Seconda Repubblica non c’è mai stata, e quindi non ci può neppure essere la Terza. Ma sappiamo che la realtà storica non sa che farsene delle formalità dei costituzionalisti, che si inventano loro quando e dove la Costituzione viene violata e quando no (per questi signori in toga il puttaneggiare di Berlusconi è anticostituzionale, mentre la guerra contro la Libia non lo è). Utilizziamo allora un linguaggio nostro, perché se aspettiamo gli storici contemporaneisti corrotti della continua emergenza resistenziale antifascista in palese assenza di ogni fascismo, possiamo aspettare le Calende Greche.

La Prima Repubblica finisce con Mani Pulite, che fu un colpo di stato giudiziario extraparlamentare operato congiuntamente da fantocci giudiziari di destra (Di Pietro), di centro (Borrelli) e di sinistra (D’Ambrosio, quello del “malore attivo” di Pinelli), e avallato dal circo mediatico unanime, di centro, sinistra (Santoro) e destra (Montanelli).

Si trattava di operare un salto storico, e non solo politico. Chiudere con la Prima Repubblica, consociativa, corrotta, ma anche statalistica e keynesiana, dotata di un minimo di politica estera indipendente (Craxi, Andreotti). Oligarchie internazionali, Panfilo Britannia e banchieri apolidi (Ciampi) fecero il resto. I “comunisti”, che io personalmente chiamo soltanto “picisti” per non sporcare il nobile nome di comunismo, ci saltarono sopra come su di una “gioiosa macchina da guerra” (Occhetto), ansiosi di riciclarsi da venditori e piazzisti della via italiana al socialismo a partito degli “onesti” rappresentanti delle oligarchie capitalistiche e della NATO (D’Alema nel Kosovo 1999, Napolitano nella Libia 2011). Ho insegnato storia per 35 anni, ma esempi di opportunismo, trasformismo e abiezione come questo non riesco a ricordare.

Berlusconi aveva i soldi per poter coprire il vuoto creato nel potenziale elettorato di centrodestra (ma anche della sinistra craxiana, da cui vengono Frattini e Tremonti) dalla liquidazione per via giudiziaria del personale politico DC, PSI, PSDI, PRI, PLI, la cui base elettorale, ci piaccia o no, era però la maggioranza del paese. Per poter nascondere questo fatto la cultura mediatica e universitaria di “sinistra”, sicura di egemonizzare la loro base di creduloni, si inventò un mito antropologico di origine gobettiano-azionista, quella di Berlusconi come rappresentante della furbizia degli italiani, popolo che la storia aveva privato della riforma protestante e dell’empirismo anglosassone.

E’ la storia della Seconda Repubblica, quella in cui gli italiani sono stati costretti a dividersi in due soli partiti: il partito dei B e il partito degli anti-B. Vorrei ripetere bene questo punto, perché temo che sembri troppo paradossale. In superficie c’erano molti partiti, compresi Pannella, Scilipoti, Cossutta, Bertinotti, Veltroni, eccetera. In profondità c’erano sempre e solo due partiti, i B e gli anti-B. Chi scrive si è precocemente chiamato fuori da questa mascherata fin da metà degli anni Novanta, pagando un modico prezzo in termini di diffamazione (rosso-bruno e altre sciocchezze). Ho imparato molto, soprattutto che molti che ritenevo nemici non lo erano, e molti che ritenevo amici non lo erano. Ma non personalizziamo troppo.

3. Berlusconi è stato indebolito certamente dalle campagne di stampa e dalla sua vergognosa e ingiustificabile vita privata di vecchio satiro incontinente, ma è stato rovesciato e commissionato non certo dalle “dieci domande” della banda De Benedetti-Scalfari, ma dai cosiddetti “mercati”, spread, eccetera. Egli era tollerato fino a che si pensava che potesse attuare quella normalizzazione anglosassone del capitalismo italiano che tutti gli ingenui di origine azionista invocano da un secolo come l’unico modo di guarire un “popolo delle scimmie” originatosi da un “risorgimento senza eroi”. E Berlusconi lo avrebbe anche fatto volentieri (ecco perché elogia Monti, e secondo me è sincero), ma non poteva farlo, per il fatto che doveva pur sempre essere eletto, e nessun tacchino vota per il cenone di Natale, che comincia mettendolo in pentola.

Tutto qui l’enigma Berlusconi? Ma le cose non sono più complesse (la complessità è l’idolo dei confusionari e dei professori universitari)? Ma neppure per sogno, cari amici! Le cose sono semplicissime, e stanno veramente così.

4. Il governo Monti potrà fare ciò che non avrebbero potuto fare né Berlusconi, né Bersani, e tantomeno i fantocci urlanti tipo Di Pietro e Vendola. Ma non credo che saranno “lacrime e sangue” o “macelleria sociale”. Su questo mi spiace, ma non sono d’accordo con i catastrofisti, gli estremisti ed altri apocalittici. Trattandosi di tecnici (pensiamo a Passera, a Profumo, alla torinesissima Fornero, eccetera), sono certo che sapranno contemperare il loro progetto con una tempistica adeguata. E allora chiediamoci: qual è il loro progetto, per cui sono stati insediati dalle oligarchie post-borghesi che dominano il pianeta, con il loro seguito mercenario di ex-comunisti cinici e nichilisti? Macelleria sociale? No. Lacrime e sangue? No. E che cosa allora? Fino a che non si capirà cosa vogliono è del tutto inutile blaterare. Il mazzo è truccato, le carte sono segnate, e quindi accettare di mettersi a giocare è da incoscienti.

5. Il programma, in nome dell’Europa, è semplicemente la fine della eccezione capitalistica europea e la sua completa omogeneizzazione al modello anglosassone di capitalismo. Il capitalismo europeo, a causa di una doppia spinta dall’alto (Bismarck, Giolitti, De Gaulle, eccetera) e dal basso (movimento operaio e socialista, eccetera) non aveva mai potuto omologarsi in più di un secolo al modello americano del dominio assoluto dell’industria e della finanza, ma era stato costretto ad accettare quelli che le canaglie liberali e liberiste avevano chiamato “lacci e lacciuoli”, e di cui avevano auspicato per un secolo la fine.

Tutta la babbioneria dei tifosi identitari novecenteschi, a partire dal sottoscritto, era stata ipnotizzata dallo scontro tra fascismo e comunismo (quello storico novecentesco, non “ideale eterno” come il mio, che sono un idealista e un umanista esplicito, e mi spiace di far venire un colpo apoplettico a tutti i residui althusseriani e dellavolpiani ancora in servizio permanente effettivo). Ma fascismo e comunismo si sono rivelati due incidenti di percorso nel cammino dialettico del capitalismo mondiale. Altrove ho cercato di spiegare le cause di queste due pittoresche sconfitte, e qui non mi ripeto. Mi limito a ricordare un fatto.

Superati questi due incidenti di percorso, il ceto intellettuale ha certamente intrattenuto per mezzo secolo lo scontro simbolico e virtuale fra anticomunismo in assenza di comunismo e antifascismo in assenza di fascismo trovando chi era disposto a crederci, compreso lo scrivente fra il 1960 e il 1990. Ma oggi cominciamo finalmente a capire, con la torpida lentezza di chi si è fatto abbindolare per ideologismo identitario troppo a lungo, che la posta in gioco era un’altra: la fine della eccezione capitalistica europea e l’omogeneizzazione totale del capitalismo europeo all’unico modello americano.

6. Unico modello? Ma neppure per sogno! C’è anche un altro modello strategico di capitalismo, quello cinese. Ma quello cinese non è esportabile in Europa (nel terzo mondo invece forse sì), perché proviene da una storia particolare, l’innesto del maoismo come prima accumulazione del rapporto di capitale su di un substrato precedente di modo di produzione asiatico. Per questo non è un caso che la Cina diventi sempre di più l’avversario strategico degli USA.

E’ sufficiente studiare la grande strategia geopolitica USA. Su questo i lettori de “La Stampa ” sono avvantaggiati, perché dispongono di una “gola profonda” al Dipartimento di Stato USA, Maurizio Molinari, che ci informa quotidianamente della strategia imperiale americana. Gli USA non cessano di provocare la Cina con il Dalai Lama. Karzai, il fantoccio afghano, ha già promesso agli USA basi militari permanenti, che potranno minacciare geopoliticamente sia la Cina che la Russia, essendo insediate nel cuore eurasiatico (lo Heartland dei geopolitici, che i criminali ex-comunisti russi hanno abbandonato consegnandolo agli USA). Gli USA hanno messo una base militare permanente a Darwin in Australia, che nessuno minaccia. Gli USA cercheranno di provocare conflitti sulle isole che fanno da contenzioso geografico fra Cina, Filippine e Vietnam. In Europa, tutte le classi dirigenti europee sono atlantiche, dai baltici ai portoghesi, dagli italiani ai polacchi.

7. Si presti attenzione al “lato esteri” del governo Monti. Alla Difesa va un generale che viene dall’Afghanistan, l’ammiraglio Di Paola, che dal suo teatro afghano di guerra ha accettato con un SMS. Si tratta di un alto stratega NATO, parte di quel gruppo di assassini che ha fatto di Sirte la nuova Guernica del Mediterraneo. Agli Esteri il signor Terzi, ambasciatore a Washington ed ex-ambasciatore a Tel Aviv, uomo fedelissimo agli americani e ai sionisti.

Se ci fosse ancora una “sinistra”, questo verrebbe notato. Ma siccome non c’è più, saranno pochissimi quelli che lo noteranno. La base di fedeli subalterni anti-B se ne frega della politica estera, non la vede neanche, e la sola cosa che gli interessa è quello che gli scribi dell’oligarchia finanziaria chiamano “ricambio antropologico” (cfr. Ceccarelli su “Repubblica” del 17 novembre 2011). Non c’è più il puttaniere, non ci sono più la Gelmini, la Minetti e Scilipoti! Evviva, evviva! Mettete ad alto volume i Carmina Burana! Cantate insieme Bella ciao e l’Inno di Mameli! Viva Napolitano, difensore della Costituzione!

8. Il tempo che verrà non sarà il tempo della macelleria sociale, ma il tempo della vaselina. I “tecnici” sono troppo abili per metterla violentemente in quel posto a Cipputi, come il tizio dell’ombrello disegnato dallo sciocco PD Altan, che ha a suo tempo inventato la Pimpa, ma ha poi messo la sua matita al servizio del Circo Bersani.

Ai lavoratori, ai precari e ai pensionati l’hanno già da tempo messa in quel posto. Mancano ancora i ceti medi, da liberalizzare totalmente, secondo il modello americano. Negli USA gli avvocati ricchi sono ricchi a miliardi, e gli avvocati poveri girano per i bar intorno alle carceri in cerca di clienti. Monti penserà certamente anche a questo, in nome della meritocrazia, dei giovani e delle donne. I rinnegati ex-comunisti lo aiuteranno certamente, fingendo di avere delle “riserve” con i loro elettori fidelizzati. Ora che non c’è più Berlusconi, bisognerà trovare dei nuovi “fascisti” e dei nuovi “populisti”, ma non sarà facile perché Alfano non si presta.

9. E l’opposizione? Certamente vi sarà, ma temo che non abbia senso nutrire troppe illusioni. Il movimento degli indignati? Certo, sono mille volte meglio di quelle vere e proprie prese in giro che sono stati i movimenti pacifista e altermondialista. Almeno costoro se la prendono con le oligarchie finanziarie. Ma in esso sono ancora troppo presenti illusioni alla Beppe Grillo per poterci veramente sperare.

La CGIL? Ma non scherziamo! La Camusso è organicamente legata al gruppo dirigente Bindi-Bersani. Farà un po’ di melina, farà dichiarazioni “severe”, ma ciò che conta è il livello strategico, e questo è assicurato.

La FIOM? Ma non scherziamo! Potrà piacere al “Manifesto”, insieme ai baci gay della Benetton, ma il signor Landini è semplicemente il contraltare del signor Marchionne. Per gente così il mondo comincia e finisce con Marchionne. Ora, il conflitto Landini-Marchionne passa a lato di tutto ciò che conta in Italia.

I signori Diliberto e Ferrero? Ma non scherziamo. Essi hanno un solo problema, salvare la baracca del loro microscopico ceto politico professionale, e possono farlo solamente attaccandosi alle bretelle di Bersani.

Il signor Ferrando e i microgruppi del fondamentalismo comunista? Ma non scherziamo. Costoro vendono sempre la vecchia merce del comunismo storico novecentesco, variante trotzkista (Ferrando) o variante stalinista (Rizzo). Io sono un amante e un cultore dell’archeologia e delle lingue morte, ma solo nei musei e nelle biblioteche.

I sindacati di base? Qui andiamo per fortuna un po’ meglio, perché almeno è gente del tutto al di fuori della grottesca mascherata B e anti-B. Non a caso, sono stati gli unici, insieme agli indignati, che hanno manifestato a Roma il 17 novembre, giorno dell’insediamento della giunta dei commissari FMI, BCE, USA e NATO. E’ bene dargliene atto.

10. E tuttavia, il difetto dei sindacati di base sta nel manico. Essi pensano di potersi opporre alla carica di un rinoceronte riproponendo le vecchie ricette economicistiche delle piattaforme sindacali, semplicemente prese sul serio e non usate come forme di manipolazione identitaria. Ma il tempo che ci aspetta è il tempo della vaselina. La giunta della BCE deve privatizzare tutto e liberalizzare tutto, e soprattutto deve applicare il modello della americanizzazione integrale dell’Europa, che copre anche l’appoggio strategico all’impero geopolitico americano. Si ricordi il WOW (uau) della strega Clinton all’annunzio della morte di Gheddafi. Mi ricorda i passi di danza fatti da Hitler dopo la presa di Parigi ricordati da Brecht nel suo diario fotografico.

Il baraccone ideologico che noi stessi abbiamo messo al potere (Gad Lerner, ex Lotta Continua, Adriano Sofri, ex Lotta Continua, Floris e Ballarò, eccetera) è formato da esperti in vaselina e in penetrazione indolore! Altro che il cavalier Banana di Altan e il suo ombrello che la mette in quel posto a Cipputi, il brontolone mormoratore subalterno che ha plasticamente incarnato la sconfitta storica della classe sociale più incapace della storia universale dal tempo degli antichi egizi.

Il tempo della vaselina è cominciato. Quanto tempo durerà non posso saperlo. Non posso escludere fatti nuovi. Per fortuna la storia è imprevedibile, e non assomiglia per nulla a quella caricatura impostaci per mezzo secolo dagli intellettuali storicistici del progresso. Berlusconi sarà probabilmente ricattabile con le sorti in Borsa di Mediaset. Il puttaniere tiene pur sempre famiglia, e deve lasciare ai suoi figli una proprietà ancora in piedi. La marmaglia anti-B che ne ha festeggiato la partenza urlando sconci insulti adesso sarà contenta con l’arrivo del tempo della vaselina. Ma forse la Terza Repubblica ci riserverà alcune sorprese.

Termino con un auspicio gramsciano: pessimismo della ragione, ottimismo della volontà. Bergson + Sorel. Non ci credo molto, tenuto conto della stupidità gregaria e identitaria dei nostri amici. Ma forse, speriamo, i giovani saranno meno cretini.

Costanzo Preve

Torino, 17 novembre 2011

segnalato da Eugenio Orso

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Pubblicato da Davide

  • nuvolenelcielo

    Bravissimo Costanzo Preve. E per favore continua a scrivere anche di politica…!

  • Jor-el

    Non è insensato quel che dice Preve. Resta vedere cosa vogliono davvero gli USA… l’imposizione del modello anglosassone… o il modello africano?

  • tamerlano

    nota di servizio

    qualcuno sa dove si può trovare gli articoli a cui fa riferimento Preve all’inizio dell’articolo?

  • aalbahr

    Certo, con 300 così potremmo farci un parlamento, ma forse a me è rimasto solo il”pessimismo della ragione”; però con l'”ottimismo della volontà” coltivo felicemente un rivoluzionario orto sinergico.

  • carloslage

    Come sempre chiaro e condivisibile il sig.Preve!Analisi perfetta!

  • carloslage

    Questo e’ l’indirizzo del pezzo di Preve,”Berlusconeide”:http://www.megachip.info/component/content/article/32-pensieri-lunghi/7199-berlusconeide.html.

    Il secondo pezzo a cui si riferisce,”suppongo” sia questo ma non ne sono sicuro:
    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=40725 Si intitola “Per una nuova proposta politica”

  • Giancarlo54

    Grande Costanzo Preve.

  • AlbertoConti

    Politicamente ineccepibile, ma l’8% sui BOT non è vaselina, è acido muriatico già oggi. Voglio dire che i fatti travolgeranno presto l’evoluzione di questa politica, con una serie di discontinuità interamente affidate ai giovani. Giovani incolti, incazzati, disperati, disorganizzati, ma vivi. Sono loro destinati a raccogliere i cocci di una “repubblica” di nome, colonia di fatto, che ha imitato in differita il modello perdente anglosassone. Perdente sì, ma assai pericoloso in questa fase di collasso della sua struttura portante, quella finanziaria appunto. Monti comunque vada speriamo sia l’ultimo della stirpe degli utili idioti del neoliberismo, con tutta la mancanza di rispetto nei loro confronti.

  • mozart2006

    Il governo Monti rappresenta una sospensione della democrazia.
    Beh, se la democrazia è quella rappresentata in questi anni, sospenderla era sacrosanto.
    Lo spettacolo è stato così indecente che ne siamo davvero sconvolti.
    Se la democrazia si traduce nel dito alzato di Bossi, nelle parolacce di Borghezio, nei fazzoletti verdi, nei vari Trota, Santanchè, Scilipoti, La Russa, Gasparri, Storace; negli avvocati di Berlusconi in Parlamento, come Paniz e Ghedini; nei Rotondi, Giovanardi, Carfagna, Gelmini, Brambilla, Scotti, De Feo – moglie di Fede, eletta senatrice nel 2008 – Pomicino; nei partitini di Dini e di Rutelli; nei battibecchi tra Vendola e Veltroni; nelle pretese di Pannella e nelle girandole di Renzi; in una pletora di individui sconosciuti nominati dai partiti col solo compito di pigiare il bottone nelle votazioni, beh allora c’ è forse qualcosa da rivedere in questa democrazia.

  • walterkurtz

    analisi ineccepibile. gli articoli di Preve sono uno strumento essenziale per capire quello che sta succedendo e quindi, si spera, uno spunto da cui partire per non accettare tutto passivamente

  • Primadellesabbie

    Notevole luciditá; vorrei fare un’osservazione. Quello che lei indica come capitalismo anglosassone é caratterizzato (anche) da un altissimo tasso di “managerismo” che garantisce un’agilitá di uniformazione alle novitá (ultime direttive, mode, strategie, ecc.) che non sarebbe consentito dalla direzione di padroni a tutto tondo. Forse qui si potrebbe individuare un’utile crepa.

  • morpheo

    Bellissima analisi complimenti.

    Per me si stanno preparando alla guerra …. una volta sistemati le pedine cominceranno a muoversi.

  • Tetris1917

    Articolo qualunque. Facile facile.

  • Eurasia

    Perbene, affidabile, serio, autorevole, onesto, uno stile impeccabile. Sulla stampa sono tutti pazzi per Mario Monti. Ma se tanto affetto preventivo appare giustificato a destra, è sorprendente che lo sia anche a sinistra. Tra i nuovi ministri ci sono ammiragli e banchieri, prefetti e ambasciatori, professori cattolici e rappresentanti della buona borghesia milanese. Eppure il 63,6 per cento degli italiani dice che il nuovo governo “non può essere definito dal punto di vista politico”, secondo il 10,8 è di centro e per il 10,6 è addirittura di sinistra. In un’altra epoca, o in un altro paese, questo sarebbe unanimemente considerato un esecutivo di centrodestra, schierato dalla parte delle banche, della chiesa, delle grandi industrie. Invece nell’Italia di oggi viene salutato come una rivoluzione. Forse questo è l’ultimo capolavoro di Berlusconi: far sembrare di sinistra un governo che in realtà non lo è. (Giovanni De Mauro su Internazionale 25 Novembre/1 Dicembre 2011)

  • ranxerox

    Po esse, forse anche perchè qualcuno ha ancora bisogno dei fondamentali.
    Un abrazo

  • victorserge

    condivido l’analisi di preve; ma ora abbiamo bisogno di azione.
    io non posso che sostenere monti perché in questo momento è l’unico che può capire come la crisi si è generata e come si potrebbe agire per arginarla.
    però potrebbe anche fallire, io ne dubito, ma potrebbe fallire; chi pagherà gli aggiustamenti di monti, perché qualcuno pagherà di certo, non saranno di certo coloro che la crisi l’ha provocata, ma in sintesi, coloro i quali pagherano la crisi che potranno fare per difendersi?
    nulla; pagheranno e basta e pagheranno appunto per la propria insipienza( io tra quelli, sia chiaro).
    per cambiare le cose occorre assumersi un seria dose di autonomia e di responsabilità, cosa che al momento è improponibile per tutte la ragioni esposte appunto da preve.
    la partecipazione politica è affare molto complesso che spende diverse ore al giorno per lo studio e la comprensione degli eventi; pochi se lo possono permettere perchè eccessivamente impegnati in altre faccende affacendati; sport, gossip, pornografia,talk show, sovralavoro; la lezione gramsciana è tuttavia valida: istruitevi perchè abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza, organizzatevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra forza.
    chi ha sensi per intendere intenda.

  • RicBo

    Sinceramente caro Preve da un intellettuale come lei mi aspettavo ben di più.
    Sinceramente credo che questo articolo scopre l’acqua calda, non aggiunge nulla alla situazione che stiamo vivendo e in alcuni punti anzi cade nel pessimismo nichilista e nel qualunquismo.
    Sinceramente affermo che la mia commercialista, una 40enne di origine bulgara di umilissimi origini ma con una esperienza di vita enorme, che le viene dall’aver girato tutta Europa, ha prodotto un’analisi migliore della sua, senza la sua forbitezza di linguaggio ma molto più lucida, visto che includeva il ruolo della Germania e le sue ambizioni.
    Per questo sinceramente chiedo a Preve e a tanti altri intellettuali come lui di smetterla di sentirsi i detentori della verità, di scendere dal loro olimpo e di ascoltare i cittadini. Stimerò molto di più Costanzo Preve quando lo vedrò in un pubblico dibattito dicendo: “Vi ascolto: insegnatemi voi”.
    Sinceramente chiedo a questi intellettuali di smetterla di farsi superare in strategie comunicative da un qualunque Nigel Farage, di unirsi ed elaborare un discorso forte che porti alla costruzione di una nuova Unione Europea con basi davvero democratiche.

  • geopardy

    In effetti, da uno che ha insegnato storia per 35 anni, ci si aspetterebbe un qualche riferimento sulle tendenze storiche di detrminate nazioni europee, ma voglio pensare che abbia voluto saltare questa per andare al analizzare il vero meccanismo alla base del potere attuale.
    Quello che non viene mai evidenziato efficacemente in questo tipo di analisisi, di cui Barnard è maestro, è l’immensa responsabilità della fininvest nell’americanizzazione dell’Italia, che affonda le radici nei primi anni ottanta.
    Finchè qualcuno non lo renderà evidente, sarà sempre presentabile come un mancato salvatore della patria.
    In questo intravedo l’apoteosi del gioco truccato a cui Preve fa riferimento e di cui Berlusconi è uno dei principali artefici da noi.
    La sinistra si è dovuta muovere su questo terreno e lo ha fatto nel pegggiore dei modi possibili, su questo sono d’accordo, ma prima bisognerebbe mettre in evidenza quello che ho detto sopra.
    Nessuno di questi odierni ed “alternativi” analisti della realtà ne parla mai del ruolo del biscione, anzi, la rimozione dalle analisi del suo ruolo determinante nel processo di americanizzazione dell’Italia, ha fuorviato pure il concetto di destra italiana e nessuno, neanche lì, se ne accorge.
    Diciamocelo, il cavaliere è stato veramente bravo a fuorviare l’intera società italiana e la sinistra, un po’ per convenienza ed un po’ per incompetenza, ci è cascata di brutto.
    Un’altra questione non viene mai messa in evidenza e questa in maniera ancor più plateale, il ruolo dell’ex DC in tutto questo, un partito che ha sempre tenuto tutti alla frusta, abilmente disseminatosi in tutto o quasi lo zodiaco politico italiano ed in grado di ricattare l’intero arco politico, essendo determinante per tutte le alleanze e rispondendo in maniera egregia ai diktat del potere politico-finanziario internazionale odierno, che ha sempre raccomandato il centrismo come opzione sine qua non (centro-destra e centro-sinistra, Udc e Margherita con altri vari addentallati), perchè non voleva assolutamente essere messo in discussione.
    B e anti-B, forse è servito a nascondere tutto ciò ed ora abbiamo un governo tecnico con forte presenza di ministri super cattolici (nominalmente, almeno, poi vedremo quanto “cristianesimo” apporteranno alle loro manovre).
    Nessuno che ne parli adeguatamente, ma è determinante per capire gli attori strategici dietro a tutto il costrutto.
    Quando qualcuno si porrà la domanda del perchè un Papa tedesco proprio adesso e, pur non essendo un automatismo certo, ma sospetto sì, dopo il papato super politico del fu Carol (di cui Raztinger era mentore), allora si potranno iniziare anche altri tipi di analisi.
    Ciao
    Geo

  • geopardy

    In effetti, da uno che ha insegnato storia per 35 anni, ci si aspetterebbe un qualche riferimento sulle tendenze storiche di detrminate nazioni europee, ma voglio pensare che abbia voluto saltare questa per andare al analizzare il vero meccanismo alla base del potere attuale.

    Quello che non viene mai evidenziato efficacemente in questo tipo di analisisi, di cui Barnard è maestro, è l’immensa responsabilità della fininvest nell’americanizzazione dell’Italia, che affonda le radici nei primi anni ottanta.

    Finchè qualcuno non lo renderà evidente, sarà sempre presentabile come un mancato salvatore della patria.

    In questo intravedo l’apoteosi del gioco truccato a cui Preve fa riferimento e di cui Berlusconi è uno dei principali artefici da noi.

    La sinistra si è dovuta muovere su questo terreno e lo ha fatto nel pegggiore dei modi possibili, su questo sono d’accordo, ma prima bisognerebbe mettre in evidenza quello che ho detto sopra.

    Nessuno di questi odierni ed “alternativi” analisti della realtà ne parla mai del ruolo del biscione, anzi, la rimozione dalle analisi del suo ruolo determinante nel processo di americanizzazione dell’Italia, ha fuorviato pure il concetto di destra italiana e nessuno, neanche lì, se ne accorge.

    Diciamocelo, il cavaliere è stato veramente bravo a fuorviare l’intera società italiana e la sinistra, un po’ per convenienza ed un po’ per incompetenza, ci è cascata di brutto.

    Un’altra questione non viene mai messa in evidenza e questa in maniera ancor più plateale, il ruolo dell’ex DC in tutto questo, un partito che ha sempre tenuto tutti alla frusta, abilmente disseminatosi in tutto o quasi lo zodiaco politico italiano ed in grado di ricattare l’intero arco politico, essendo determinante per tutte le alleanze e rispondendo in maniera egregia ai diktat del potere politico-finanziario internazionale odierno, che ha sempre raccomandato il centrismo come opzione sine qua non (centro-destra e centro-sinistra, Udc e Margherita con altri vari addentallati), perchè non voleva assolutamente essere messo in discussione.

    B e anti-B, forse è servito a nascondere tutto ciò ed ora abbiamo un governo tecnico con forte presenza di ministri super cattolici (nominalmente, almeno, poi vedremo quanto “cristianesimo” apporteranno alle loro manovre).

    Nessuno che ne parli adeguatamente, ma è determinante per capire gli attori strategici dietro a tutto il costrutto.

    Quando qualcuno si porrà la domanda del perchè un Papa tedesco proprio adesso e, pur non essendo un automatismo certo, ma sospetto sì, dopo il papato super politico del fu Carol (di cui Raztinger era mentore), allora si potranno iniziare anche altri tipi di analisi.

    Ciao

    Geo

  • Truman

    “Berlusconeide” è anche qui su Comedonchisciotte e l’ho linkato nel corpo dell’articolo.

  • Truman

    Preve si legge sempre con piacere, mi sembra avere una passione per la ricerca della verità che nei media ufficiali è del tutto assente, rimpiazzata dal vociare insistente di nani e ballerine.

    Però ci sono almeno due aspetti sui quali non mi convince. E non sono marginali.
    Li analizzo in ordine inverso rispetto al testo di Preve. Il primo riguarda la visione di Preve del capitalismo come unico sistema che è sopravvissuto nei tempi attuali ed il punto in cui afferma che
    C’è anche un altro modello strategico di capitalismo, quello cinese.
    Non solo insisto a dire che questo punto di vista è discutibile, ma Preve stesso ha scritto insieme a Sidoli un saggio (“Logica della storia e comunismo novecentesco. L’effetto di sdoppiamento”) che esprime dubbi analoghi, per quanto la parte relativa al sistema cinese sia opera di Sidoli:

    nella Cina post-1976 la coesistenza conflittuale e simultanea tra rapporti di produzione collettivistici da un lato, e relazioni di produzione capitalistiche dall’altro, costituisce un fenomeno innegabile e che avviene alla luce del sole

    A differenza che nel reale capitalismo di stato occidentale, si è verificata nella Cina del 2008/2009 molta socializzazione dei profitti (pubblici), e molto poca socializzazione delle perdite (private).

    nei mass-media occidentali … le informazioni sulla Cina vengono filtrate e selezionate con estrema cura, passando quasi sempre attraverso il prisma e lo schema di interpretazione secondo il quale la Cina è ormai da tempo un paese capitalista (di stato), in tutto o in larga parte, che finge ancora di essere socialista e con un partito al potere che simula di essere ancora comunista, prendendo in considerazione solo gli elementi (reali) che compongono la “linea nera”in terra cinese…e dimenticandosi di tutto il resto, del primato delle azioni statali nella top 500 delle più grandi imprese cinesi, della proprietà collettiva del suolo, del “tesorone” pubblico, ecc.

    Insomma secondo me esistono alternative al capitalismo, oggi. E qui mi ricollego al secondo punto, dove Preve afferma che
    Il programma (di Monti e fratelli di grembiule, nota Truman), in nome dell’Europa, è semplicemente la fine della eccezione capitalistica europea e la sua completa omogeneizzazione al modello anglosassone di capitalismo.

    Ecco qui ho la sensazione che andrebbe invece considerata seriamente l’ipotesi che il capitalismo nelle sua varie nature (europea e USA), si sia dimostrato comunque un sistema fallimentare, che esso abbia potuto funzionare solo fino a quando riusciva ad esportare i suoi escrementi. Ma adesso il mondo si è richiuso, la globalizzazione ha fottuto quel sistema fasullo che è il capitalismo, lo ha richiuso su se stesso e sui suoi escrementi, sulla sua inefficienza sistematica, e tutti i suoi maggiori sostenitori sono nel pallone.
    Visibilmente i sostenitori del capitaliamo sono alquanto barcollanti e controllano poco il futuro. Basta leggere i giornali di pochi mesi fa per vedere che sono solo capaci di recitare, ma non controllano quasi niente.

    E allora l’idea che il governo Monti possa essere della vaselina, tutto sommato gradevole, o almeno sopportabile, non è dimostrata. Potrebbe proprio essere “lacrime e sangue” e “macelleria sociale”. Mors tua, vita mea.