IL RISORGIMENTO NASCOSTO


DI PINO APRILE

Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni.

E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni “anti-terrorismo”, come i marines in Iraq.

Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere l’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa).

Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma.E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile. Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila».

Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe inorridire».

E Garibaldi parlò di «cose da cloaca». Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna, come è accaduto con gl’islamici a Guantánamo. Lì qualche centinaio, terroristi per definizione, perché musulmani; da noi centinaia di migliaia, briganti per definizione, perché meridionali. E, se bambini, briganti precoci; se donne, brigantesse o mogli, figlie, di briganti; o consanguinei di briganti (sino al terzo grado di parentela); o persino solo paesani o sospetti tali. Tutto a norma di legge, si capisce, come in Sudafrica, con l’apartheid.

Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non anche ex soldati borbonici e patrioti alla guerriglia per difendere il proprio paese invaso.

Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia.

Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia, forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell’Unione Sovietica di Stalin.

Ignoravo che il ministero degli Esteri dell’Italia unita cercò per anni «una landa desolata», fra Patagonia, Borneo e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli lontano da occhi indiscreti.

Né sapevo che i fratelli d’Italia arrivati dal Nord svuotarono le ricche banche meridionali, regge, musei, case private (rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati.

E mai avrei immaginato che i Mille fossero quasi tutti avanzi di galera.

Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla.

Ignoravo che l’occupazione del Regno delle Due Sicilie fosse stata decisa, progettata, protetta da Inghilterra e Francia, e parzialmente finanziata dalla massoneria (detto da Garibaldi, sino al gran maestro Armando Corona, nel 1988).

Né sapevo che il Regno delle Due Sicilie fosse, fino al momento dell’aggressione, uno dei paesi più industrializzati del mondo (terzo, dopo Inghilterra e Francia, prima di essere invaso).

E non c’era la “burocrazia borbonica”, intesa quale caotica e inefficiente: lo specialista inviato da Cavour nelle Due Sicilie, per rimettervi ordine, riferì di un «mirabile organismo finanziario» e propose di copiarla, in una relazione che è «una lode sincera e continua». Mentre «il modello che presiede alla nostra amministrazione», dal 1861, «è quello franco-napoleonico, la cui versione sabauda è stata modulata dall’unità in avanti in adesione a una miriade di pressioni localistiche e corporative» (Marco Meriggi, Breve storia dell’Italia settentrionale).

Ignoravo che lo stato unitario tassò ferocemente i milioni di disperati meridionali che emigravano in America, per assistere economicamente gli armatori delle navi che li trasportavano e i settentrionali che andavano a “far la stagione”, per qualche mese in Svizzera.

Non potevo immaginare che l’Italia unita facesse pagare più tasse a chi stentava e moriva di malaria nelle caverne dei Sassi di Matera, rispetto ai proprietari delle ville sul lago di Como.

Avevo già esperienza delle ferrovie peggiori al Sud che al Nord, ma non che, alle soglie del 2000, col resto d’Italia percorso da treni ad alta velocità, il Mezzogiorno avesse quasi mille chilometri di ferrovia in meno che prima della Seconda guerra mondiale (7.958 contro 8.871), quasi sempre ancora a binario unico e con gran parte della rete non elettrificata.

Come potevo immaginare che stessimo così male, nell’inferno dei Borbone, che per obbligarci a entrare nel paradiso portatoci dai piemontesi ci vollero orribili rappresaglie, stragi, una dozzina di anni di combattimenti, leggi speciali, stati d’assedio, lager? E che, quando riuscirono a farci smettere di preferire la morte al loro paradiso, scegliemmo piuttosto di emigrare a milioni (e non era mai successo)? Ignoravo che avrei dovuto studiare il francese, per apprendere di essere italiano: «Le Royaume d’Italie est aujourd’hui un fait» annunciò Cavour al Senato. «Le Roi notre auguste Souverain prend pour lui-même et pour ses successeurs le titre de Roi d’Italie.»

Credevo al Giosue Carducci delle Letture del Risorgimento italiano: «Né mai unità di nazione fu fatta per aspirazione di più grandi e pure intelligenze, né con sacrifici di più nobili e sante anime, né con maggior libero consentimento di tutte le parti sane del popolo». Affermazione riportata in apertura del libro (Il Risorgimento italiano) distribuito gratuitamente dai Centri di Lettura e Informazione a cura del ministero della Pubblica Istruzione Direzione Generale per l’Educazione Popolare, dal 1964. Il curatore, Alberto M. Ghisalberti, avverte che, «a un secolo di distanza (…), la revisione critica operata dagli storici possa suggerire interpretazioni diversamente meditate (…) della più complessa realtà del “libero consentimento” al quale si riferisce il poeta». Chi sa, capisce; chi non sa, continua a non capire.

Scoprirò poi che Carducci, privatamente, scriveva: «A Lei pare una bella cosa questa Italia?»; tanto che, per lui, evitare di parlarne «può anche essere opera di carità». (Storia d’Italia, Einaudi).

Io avevo sempre creduto ai libri di storia, alla leggenda di Garibaldi.

Non sapevo nemmeno di essere meridionale, nel senso che non avevo mai attribuito alcun valore, positivo o negativo, al fatto di essere nato più a Sud o più a Nord di un altro. Mi ritenevo solo fortunato a essere nato italiano. E fra gl’italiani più fortunati, perché vivevo sul mare.

A mano a mano che scoprivo queste cose, ne parlavo. Io stupito; gli ascoltatori increduli. Poi, io furioso; gli ascoltatori seccati: esagerazioni, invenzioni e, se vere, cose vecchie. E mi accorsi che diventavo meridionale, perché, stupidamente, maturavo orgoglio per la geografia di cui, altrettanto stupidamente, Bossi e complici volevano che mi vergognassi.

Loro che usano “italiano” come un insulto e abitano la parte della penisola che fu denominata “Italia”, quando Roma riorganizzò l’impero (quella meridionale venne chiamata “Apulia”, dal nome della mia regione. Ma la prima “Italia” della storia fu un pezzo di Calabria sul Tirreno).

Si è scritto tanto sul Sud, ma non sembra sia servito a molto, perché «ogni battaglia contro pregiudizi universalmente condivisi è una battaglia persa» dice Nicholas Humphrey (Una storia della mente). «Perché non riprendi una delle tante pubblicazioni meridionaliste di venti, trent’anni fa, e la ristampi tale e quale? Chi si accorgerebbe che del tempo è passato, inutilmente?» suggeriva ottant’anni fa a Piero Gobetti, Tommaso Fiore che poi, per fortuna, scrisse Un popolo di formiche. E oggi, un economista indomito, Gianfranco Viesti (Abolire il Mezzogiorno), allarga le braccia: «Parlare di Mezzogiorno significa parlare del già detto, e del già fallito».

Perché tale stato di cose è utile alla parte più forte del paese, anche se si presenta con due nomi diversi: “Questione meridionale”, ovvero dell’aspirazione del Sud a uscire dalla subalternità impostagli; e “Questione settentrionale”, di recente conio, ovvero della volontà del Nord di mantenere la subalternità del Sud e il redditizio vantaggio di potere conquistato con le armi e una legislazione squilibrata.

Dopo centocinquant’anni, questo sistema rischia di spezzare il paese. Si sa; e si finge di non saperlo, perché troppi sono gl’interessi che se ne nutrono.

Così, accade che la verità venga scritta, ma non sia letta; e se letta, non creduta; e se creduta, non presa in considerazione; e se presa in considerazione, non tanto da cambiare i comportamenti, da indurre ad agire “di conseguenza”.

Dal libro “Terroni” di Pino Aprile (Edizioni Piemme, 2010)

Visto su: http://blogghete.blog.dada.net/

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dana74
dana74
4 Maggio 2010 , 10:49 10:49

ok allora dopo 150 diamo concessione di vendetta agli italiani del sud contro quelli del nord.

Poi tra altri 150 anni lasciamo che gli italiani del nord si rivendichino contro quelli del sud e così all’infinito.

Innanzitutto allora correggete i libri di storia, che sarebbe l’ora dopo 150 anni di scriver qualcosa di vero e magari obiettivo senza cercare di istigare l’ennesimo odio tanto per alimentare la spirale del dividi et impera.

Cominciamo a scrivere sul chi comandò l’Unità d’Italia e perché, chi se ne avvantaggiò, spiegando in modo molto documentato il ruolo della massoneria.
Poi facciamo tutta l’ideologia del caso.

bgfra
bgfra
4 Maggio 2010 , 11:14 11:14

Cala trinchetto, e fate un po’ di esame di coscienza , dal fine guerra l’Italia l’avete avuta in mano voi , abbiamo visto che bel risultato. Questo libro mi fa proprio pensare che contrariamente a quello che auguro al mio paese e al nostro popolo un giorno non troppo lontano ci divideremo.

Saluti

Matt-e-Tatty
Matt-e-Tatty
4 Maggio 2010 , 11:26 11:26

Ma è vero o è una balla? qualcuno colto a sufficienza con basi vere e non per sentito dire può confermare/smentire?

maristaurru
maristaurru
4 Maggio 2010 , 11:38 11:38

Dana, ma sapete quando parlate di massoneria di cosa parlate? Lo sapete che dire massoneria tout court..non significa nulla? E’ come dire : “E’ colpa della politica”, si vabbe’, ma politica di chi? Che partito, che corrente, in rappresentanza di che lobby? Cavour, massone, ma per molti massoni un delinquente patentato, mazzini, si dava probabilmente il tono d’esser massone e lo diventò per il rotto della scuffia , era comunque un tipino moderno: armiamoci e combattete, fu il suo nobile motto. E qui ti dico le cose più elementari, per le altre ci vorrebbe studio, conoscenza, pazienza e nessuna demagogia, ma soprattutto nessun desiderio di apparire, nè di piegare le verità complesse di un mondo sconosciuto , e pure identico a quello in superficie, del quale si divertono a tramandarci l’apparenza, il male e mai il bene se vene fu, ma io credo di si, è insito negli umani accadimenti che magari il bene si nascnda dietro un apparente male o viceversa. Io credo di aver capito una cosa: in questa materia, mai fidarsi delle nozioni e rivelazioni che ci vengono elargite.. c’è sempre un motivo. Massoneria a parte:il Sud è stato ed è depredato vergognosamente, non solo dai piemontesi,… Leggi tutto »

Paxtibi
Paxtibi
4 Maggio 2010 , 11:49 11:49

1861 – 1871: 10 anni dimenticati dai libri di storia. Ovvero la pulizia etnica voluta dai Savoia e i lager sabaudi. [www.scrivendo.it] Nel 1815, quando i Borboni rientrarono a Napoli, la popolazione del Reame era di 5.100.000 abitanti. Nel 1835 era cresciuta di 1.000.000 de nel 1846 toccò gli 8.500.000 abitanti, che diventarono 9.117.050 nel 1856 (ultimo censimento disponibile). I Borboni – a dispetto dell’immobilismo spagnolo – costruirono strade, formarono un esercito, svilupparono l’industria e il commercio, potenziarono la pesca e svilupparono il turismo. Prosperarono ricchezza e cultura e il Reame divenne uno degli Stati più ricchi al mondo. La ferrovia fece la sua apparizione nel 1839, con la tratta Napoli – Portici, poi estesa fino a Castellammare. Seguirono la Napoli – Capua, la Napoli – Nola estesa in seguito dapprima fino a Sarno e poi fino a Sansevero. Nel 1837 arriva il gas e il telegrafo nel 1852. Col benessere aumentarono i consumi e si svilupparono nuove aziende, si migliorarono le strade, le scuole, si debellò la delinquenza, si riformò la scuola rendendola obbligatoria affinché tutti sapessero leggere e scrivere. Le scuole religiose furono parificate alla pubblica e si visse un rinascimento culturale: architetti, ingegneri, pittori, scultori trovarono nel… Leggi tutto »

Terence
Terence
4 Maggio 2010 , 11:58 11:58

L’unità d’Italia non è stata voluta dagli abitanti del nord, anche al nord si è cercato di contrastarla.
Se proprio cerchi dei responsabili, rivolgiti alla massoneria.

maremosso
maremosso
4 Maggio 2010 , 12:03 12:03

Che uno stato retto dai Borboni o comunque dagli Spagnoli venisse elevato a modello di efficienza amministrativa mi giunge nuova.
Fino ad ora ritenevo che i più ordinati fossero gli Austriaci, primi ad esempio ad organizzare razionalmente il catasto delle proprietà immobiliari. Nell’articolo ci sono delle esagerazioni ma alcuni riferimenti sono comunque veri. Il Sud avrebbe quindi titolo per pretendere l’indipendenza dall’Italia e spezzare la catena di presunta oppressione. Non servirebbe neppure la secessione, perchè non sarebbe difficile con gli attuali orientamenti politici trovare un accordo col Nord simile a quello realizzato nella ex Cecoslovacchia. Pochi abitanti delle regioni meridionali sembrano però d’accordo ad attuare una soluzione di questo tipo. E’ colpa della disinformazione contenuta nei testi scolastici come sostiene il Sig. Pino Aprile ?

wld
wld
4 Maggio 2010 , 12:05 12:05

Il link che metto qui sotto, non è per sentito dire ma è riportato su tanti libri mai divulgati (basta cercarli). La mia modestia nella cultura non mi permette di fare un lungo articolo, ma posso confermare che ogni conflitto ha sempre creato grandi quantità di morti ammazzati , con nefandezze, torture e stupri, da che mondo è mondo. L’essere umano non si è mai elevato oltre la sua pancia. Oggi si fa un gran parlare di nord e sud, senza tener conto che il genere umano arriva dalla nera Africa, dove l’Homo sapiens sapiens è stato creato, la nostra storia ci porta in Mesopotamia la più antica civiltà che ci ha dato il primo codice di comportamento il codice di Hammurabi. Nella terra dei Sumeri/Accadici e probabilmente prima di loro ci furono gli Atlantidei. Ma lasciando perdere la storia antica che abbiamo dimenticato o forse mai letto, possiamo avvicinarci molto più facilmente ai nostri tempi, che oggi fanno dei Padani (il continuo del regno Sabaudo?); Non tengono conto dei fatti oggettivi, non esiste più un nordista puro per farne un vanto, anche perché le grandi Città e le Province sono state create da quei sudisti che hanno lavorato duramente… Leggi tutto »

21
21
4 Maggio 2010 , 12:15 12:15

A qualcuno certo piacerà questa lettura…

http://www.raixevenete.com/materiale/garibaldi/garibaldi.pdf

se trovate tempo e voglia, approfondite pure altre letture del sito…

che tra depredati del Sud e depredati del Nord, be’…

ce di che creare gemellaggi altro che divisioni!

Ciao ciao 😉

sentinella
sentinella
4 Maggio 2010 , 12:21 12:21

Il risorgimento oltre che una guerra è stata una grande operazione di mistificazione culturale per dare una giustificazione all’operazione di conquista coloniale da parte dello stato straniero dei Savoia. Poi c’è stato il fascismo che per inculcare un po’ di spirito nazionale ed il senso di italianità ha dovuto rispolverare l’antica Roma e ha scomodato Cesare, i legionari, l’aquila delle legione e tutto quel ciarpame che ben sappiamo. Ma tutti noi siamo stati assoggettati per l’ennesima volta, anche qua al nord dove siamo arrivati a rimpiangere l’aquila asburgica ed il suo senso dello stato e dell’ordinato decoro come voi rimpiangete i Borboni e dopo aver visto la meravigliosa Reggia di Caserta non posso che darvi ragione. Qua novanta lamentele su cento, dalle diatribe condominiali alle considerazioni generali finiscono immancabilmente con la frase: “eh, ci vorrebbe un muro appena sotto Firenze”. Io questa frase l’ho sempre sentita fin dall’infanzia e non è mai cambiata nonostante che col tempo mezza italia del sud si è trasferita e vive da decenni in mezzo a noi. Se Calderoli si permette di dire che lui alla celebrazione della partenza da Quarto non ci sarà è perché tira un aria pesa. Da una parte e dall’altra.… Leggi tutto »

21
21
4 Maggio 2010 , 12:24 12:24

Ops… integrata corridge:

fretta da toccata e fuga digitale o ignorante come una capra?!?

=> be’… ce “n’è” di che creare… ecc.

Dovere.

😉

stendec555
stendec555
4 Maggio 2010 , 12:38 12:38

quando nacque la lega nord sarebbe stato l’ideale si fosse pure sviluppata una lega sud della stessa consistenza. forse l’italia come la conosciamo avrebbe finalmente cessato d’esistere…era il periodo dello smembramento della jugoslavia, nascevano la slovacchia e la cekia, ci fossimo un pò tutti dati da fare appoggiando la lega di allora (non il partito xenofobo e bigotto di oggi, ovviamente) forse si risolveva il problema in maniera non dolorosa e pure il sud, acquisendo una sua indipendenza, sarebbe magari rifiorito…ma poi invece è nata forza italia (il nuovo partito della mafia/massoneria sorto dalle ceneri della vecchia dc) e il sogno di vedere finalmente chiuso il discorso italia con tutta la falsa retorica che regge un paese che non è esiste si è dissolto……..

mendi
mendi
4 Maggio 2010 , 12:39 12:39

Condivido in pieno. Va ad onore dei meridionali l’aver combattuto l’occupazione piemontese con le armi, pagando uno spropositato tributo di sangue e sofferenze.
Va precisato che tra “gli italiani del nord” non vanno compresi i Veneti, annessi e colonizzati allo stesso modo dai piemontesi e che nessuna responsabilità storica essi hanno nelle sofferenze del sud.

stefanodandrea
stefanodandrea
4 Maggio 2010 , 12:42 12:42

Credo che ciò che è scritto nell’articolo sia in gran parte vero. Ho sempre credutio che fosse vero. Non poteva che essere vero. La storia funziona così. Ora ci arrivano anche i buonisti: coloro che hanno sempre creduto che le forze risorgimentali fossero migliori di quelle borboniche; che i fascisti fosser peggiori dell’italietta liberale; che i buoni e i giusti siano stati antifascisti sotto il fascismo; che i comunisti e i socialisti fossero migliori dei democristiani; che negli stati uniti i democratici siano migliori dei repubblicani; che i “progressisti” e il centrosinistra siano migliori del centrodestra.
LA STORIA E’ FATTA DI RAGIONI CONTRO RAGIONI; TORTI CONTRO TORTI; BUONI E CATTIVI CONTRO BUONI E CATTIVI; IDEE CONTRO IDEE; INTERESSI CONTRO INTERESSI; VALORI CONTRO VALORI. Lo si vuol capire una buona volta?
perciò E’ TUTTO VERO MA NON E’ UN PROBLEMA.
Per una valutazione equilibrata mi permetto di suggerire la lettura di “La storia lagnosa, la storia orgogliosa e la storia vera” link http://www.appelloalpopolo.it/?p=1504

Bubba
Bubba
4 Maggio 2010 , 12:50 12:50

Ma perchè ci sono voluti 150 anni per cominciare a parlare di queste cose? Adesso è il boom dell’editoria revisionista sul risorgimento… e già si sapevano, ma i più ne erano all’oscuro.

alverman
alverman
4 Maggio 2010 , 13:19 13:19

E’ vero ciò che dici, però a mia figlia, a scuola, insegnano le stesse fandonie che hanno insegnato a me trent’anni fa.
Cordiali saluti

Mari
Mari
4 Maggio 2010 , 14:24 14:24

Massimo d’Azeglio disse: “” Abbiamo fatto l’Italia. Ora si tratta di fare gli Italiani. “” … e ti pare poco?! ——— Il mio timore e’ che faremo la fine della ex Jugoslavia 🙁 ——- In Argentina la crisi fu assorbita bene perche’ l’Argentina ha la qualita di essere “Un Polopolo” L’Italia e’ una “bagnarola” che fa acqua da tutte le parti ———— per quelli che non l’hanno visto: https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=21387 ——– guardatelo perche’ merita.

amensa
amensa
4 Maggio 2010 , 14:33 14:33

io sono torinese, di discendenze torinesi ( o al massimo di chivasso a 30 km da torino), e della storia vera della conquista piemontese ho cominciato a sriverne anni fà. perchè mi vergogno.
mi vergogno di quello che i miei avi hanno fatto, ma anche del “lavaggio culturale” che è stato operato dopo.
è vero che la storia la scrivono sempre i vincitori, ma una mistificazione culturale così grossa, non credo sia mai riuscita a nessun altro.
benchè mi colpisca nbel profondo, dico “bravo Davide” perchè la verità è sempre comunque liberatoria.

alinaf
alinaf
4 Maggio 2010 , 15:11 15:11

Siamo talmente sfigati che a noi tocca un matrix doppio.
Non c’è solo Pino Aprile che spiega la storia vera del risorgimento, c’è anche Arrigo Petacco che praticamente dice le stesse cose. Ciao ciao.

castigo
castigo
4 Maggio 2010 , 15:37 15:37

anche noi genovesi sappiamo bene cosa sono stati in grado di fare quel porco di la marmora ed i suoi bersaglieri agli ordini dei savoia……

http://www.francobampi.it/liguria/sacco/finestra/sec040118_1.htm

vic
vic
4 Maggio 2010 , 16:25 16:25

Da rivedere:

Pietro Germi (lui era del nord):
Il brigante di Tacca del Lupo (1952)

anonimomatremendo
anonimomatremendo
4 Maggio 2010 , 16:48 16:48

Finalmente i nodi piano piano vengono al pettine,voglio vedere adesso chi ha il coraggio di parlare di rifare un “nuovo rosorgimento italiano”…alla Togliatti magari.Comunque attenti a quelli che vogliono fare un risorgimento al contrario,sono ancora piu´pericolosi.

nautilus55
nautilus55
4 Maggio 2010 , 18:39 18:39

E’ vero. Come mai, allo sbarco a Marsala, due piroscafi disarmati riuscirono a farla franca? Un vascello di linea napoletano a vela (credo fosse il Re Ferdinando) stava accorrendo trainato da una fregata a vapore: avrebbe fatto a pezzi facilmente le due navi della Rubattino. Invece? Nel porto di Marsala, guarda a caso, erano ormeggiate due fregate britanniche. Per la paura di colpire le navi inglesi, non aprì il fuoco ed i Mille sbarcarono. Tutta la Storia che abbiamo studiato è vera per gli accadimenti reali (date, luoghi, ecc) ma completamente falsata per le motivazioni, le mire, le strategie che precedettero (e, purtroppo, seguirono) gran parte delle vicende. Ciao

edo
edo
5 Maggio 2010 , 0:43 0:43

Pino, hai dimenticato di disegnare sulla copertina, la sardegna!! Non venirmi a dire che l’hai fatto perchè faceva parte del regno conquistatore… eravamo schiavi, come tutti i vinti.

Eurasia
Eurasia
5 Maggio 2010 , 2:26 2:26

Francesco II sposò Maria Sofia, principessa del Regno di Baviera… ecco spiegata forse l’efficienza amministrativa e soprattutto che la sposa austriaca del Re Borbone non era una “sciacquetta” qualunque come le tipe che abbiamo oggi sedute sugli scranni del Parlamento Italiano. Inoltre Maria Sofia durante l’assedio di Gaeta fece resistenza contro l’esercito piemontese incitando i soldati borbonici a resistere, curando i soldati feriti e dividendo con loro il pericolo. http://www.url.it/donnestoria/testi/recensioni/msofia.htm

maristaurru
maristaurru
5 Maggio 2010 , 2:49 2:49

io invece che son più vecchia , ho fatto in tempo a studiare prima della totale normalizzazione e disinformazione. almeno fino agli anni 60 circa, dopo una nuova generazione di professorini ignoranti, supponenti e spesso misitificatori. Qualcosa era cambiato e fu dura, incominciò cos’ la burocrazia del voto, una cosa grottesca e l’idea che se uno era di estrazione borghese ( bastava essere figli di un impiegato), venva da una famiglia in cui c’era una certa cultura, quindi era avvantaggiato , per cui la burocrazia del voto decideva che lo svantaggiato andava incoraggiato gonfiando il suoi progressi, gli altri andavano puniti in un certo senso, perchè per ottenere quel risultato faticavano meno. Ce lo spiegò chiaramente il figlio di un insegnante legato alla politichetta italica, ci spiegò come ragionava il nuovo che avanzava, e ci regolammo di conseguenza, vivendo bene alla faccia dei professorini , facendogli vedere i sorci verdi insieme ai così detti svantaggiati che si imbufalirono oltre ogni misura. Aggiustammo le cose come solo i giovani sapevano fare quando non si risolveva tutto con un corteo o con il bullismo o correndo da mamma e papà o da un sindacato, rifiutammo divisioni e privilegi non chiesti..ma questa è… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
5 Maggio 2010 , 4:33 4:33

Io ricordavo: “Ci siamo fatti l’Italia: adesso ci facciamo gli Italiani”. Senza vaselina, naturalmente.

Truman
Staff
5 Maggio 2010 , 6:43 6:43

Probabilmente era la fine degli anni ’80 quando i padroni dell’Italia si resero conto che la strategia della tensione, il dividere gli italiani in destra e sinistra, finanziando tutte e due le parti in modo che si combattessero come i capponi di Renzo, cominciava a fare acqua. Il divide et impera aveva bisogno di nuove strade. Il tentativo di frammentare gli italiani su basi religiose non poteva funzionare, da millenni il papato unificava il popolo sotto la stessa religione. L’altra strada era lavorare sulle etnie, ma l’Italia, da secoli paese di bastardi, era un tale miscuglio che identificare razze era impossibile. Si poteva però lavorare sulla divisione nord-sud. Anche se il paese era stato ormai unificato da qualche decennio, la RAI aveva fatto ciò che a Cavour non era riuscito (né gli interessava in realtà): creare un insieme di consumatori abbastanza omogeneo. Disgraziatamente l’operazione della RAI aveva formato un diffuso sentire nazionale. Tutti gli italiani si sentivano fratelli, almeno in occasione dei mondiali di calcio. Ma era qualcosa di recente. Si poteva disfare. L’avvio della dissoluzione dello stato andava fatto a nord, dove c’erano già un certo numero di partitini razzisti e localisti che erano convinti di pagare troppe tasse… Leggi tutto »

Bubba
Bubba
5 Maggio 2010 , 7:14 7:14

Furono acquisite un certo numero di case editrici che cominciarono a pubblicare libri di notevole qualità, ma sempre orientate a vedere il nemico nel nord e mai nelle banche, o nel mercato, o in paesi esteri.
Piano piano si è formata un “coscienza meridionale”. E’ costata molti soldi ma comincia a produrre effetti.
Siamo quasi pronti per la frammentazione dell’Italia, sullo stile di quanto già fatto in Jugoslavia. Senza nemmeno scomodare la religione.

Guarda un po’ chi soffia sul fuoco secessionista. E’ uno di Genova:

Beppe Grillo a Napoli [www.youtube.com]

Si da’ da fare…

Tao
Tao
5 Maggio 2010 , 7:32 7:32

RISORGIMENTO DA RIPENSARE DI FRANCO CARDINI francocardini.net/ Siamo in pieno 150° dell’Unità d’Italia, atto forse centrale, forse al contrario finale e risolutivo del processo d’unificazione nazionale e del movimento risorgimentale. Detto così, è tutto liscio. Invece, tutto appare da ripensare e da rivedere (e non cominciamo col tormentone-ricatto dei “revisionismo”: la storia, o è revisione o non è niente). Non si tratta quindi né di suonar la grancassa come vorrebbe la celebre scuola di pensiero larussiana, né di mandar tutto a carte quarantotto come vorrebbero le trote intellettuali della Brianza e del Varesotto. Proviamo a fare un discorso serio: anche se, con certi interlocutori, ciò equivale a un ossimoro. Anzitutto, una premessa. Non mi pare si possano eludere due questioni. Prima: ripensamento serio sul cosiddetto “Risorgimento” (che cosa mai sarebbe “ri-sorto”, in particolare? Qui c’è la fondazione di un “mito” su cui si dovrebbe discutere: sul Ri-Sorgimento, di che e di che cosa, come sul Ri-Nascimento, di chi e di che cosa?). Seconda: discussione spregiudicata e disincantata sul “processo di unità nazionale”, sulla sua “necessità” e sui suoi caratteri originali, sui suoi rapporti con l’ “invenzioni delle nazioni moderne” e su quello che essa ha significato per uno dei peggiori… Leggi tutto »

anonimomatremendo
anonimomatremendo
5 Maggio 2010 , 8:34 8:34

Ben detto.Le secessioni rientrano tutte all´ interno della startegia “mondialista”del divide et impera.Come fanno i nazionalisti secessionisti a non accorgersene?Mah.

xl_alfo_lx
xl_alfo_lx
5 Maggio 2010 , 8:43 8:43

Hai letto almeno il titolo del libro?

anonimomatremendo
anonimomatremendo
5 Maggio 2010 , 9:05 9:05

L´analisi di Cardini non tiene conto delle classi sociali,ossia della combattivitá di quella classe dal cui sfruttamento si ricavano quei mezzi che consentono alle classi dirigenti di portare avanti le loro politiche espansive .Allora mi vedo costretto a riportare un testo storico che nel ricostruire le vicende che portarono alla formazione dell unitá italiana tiene conto di questo fattore per nulla trascurabile:la lotta di classe nell´ottica del materialismo storico.Buona lettura.

http://www.sinistra.net/lib/bas/promet/veje/vejekbibii.html

edo
edo
5 Maggio 2010 , 14:48 14:48

si

MATITA
MATITA
6 Maggio 2010 , 9:21 9:21

Ricordatevi sempre:
Rosa sopra ogni cosa

bgfra
bgfra
6 Maggio 2010 , 16:02 16:02

Dal 1861 al 1871 furono massacrati 1.000.000 di cittadini su 9.117.050!

E dove li hanno seppelliti ? Li hanno buttati a mare ? 1.000.000 di tombe ?su 9.000.000 (1 su 9) vuol dire che tutte le famiglia avevano un parente ammazzato ? E tutto questo praticamente passato in sordina ? Dopo solo 140 anni ?Verifica le tue fonti e rifletti che è meglio.

bgfra
bgfra
6 Maggio 2010 , 16:07 16:07

Mettici anche i lombardi dai, non avevano nessuna voglia di mandar via gli austriaci, anche se Bergamo ha contribuito con una buona fetta ai mille delinquenti che sono andati con Garibaldi.

bgfra
bgfra
6 Maggio 2010 , 16:08 16:08

Bella e interessante grazie