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IL PROSSIMO CONFLITTO NELL'ARTICO

DI VLADIMIR FROLOV
Global Research

Russia e Stati Uniti si affrontano sulle riserve artiche di energia

Il presidente russo Vladimir Putin ed il presidente statunitense George W. Bush hanno speso la maggior parte del tempo al “summit dell’aragosta” a Kennebunkport, nel Maine, discutendo come impedire che sfuggano di mano le crescenti tensioni fra i loro paesi.

I media e gli esperti di affari internazionali ritengono che la difesa missilistica in Europa e lo status definitivo del Kosovo siano i due argomenti di maggior contesa fra Russia e Stati Uniti, con reciproche recriminazioni sugli “standard di democrazia”, che forniscono il substrato per l’ormai previsto inizio di nuova Guerra Fredda.

Ma mentre questo può essere oggi assai corretto, in un futuro non troppo distante si sta silenziosamente preparando un palcoscenico per un confronto molto più serio fra Russia e Stati Uniti – assieme a Canada, Norvegia e Danimarca.

A seguito, La nuova sfida di Putin agli Usa, Giulietto Chiesa (La Stampa);

La Russia ha recentemente reclamato un pezzo del fondo marino Artico, ricoperto di ghiacci, esteso 1.191.000 Kmq (460.800 miglia2). La pretesa non è in realtà sul territorio, ma piuttosto sulle enormi riserve d’idrocarburi nascoste nel fondo marino sotto la calotta polare artica. Queste riserve di energia, recentemente scoperte, svolgeranno un ruolo cruciale nel bilancio energetico globale quando le attuali riserve di petrolio e gas saranno esaurite nel corso dei prossimi 20 anni.

La Russia ha le più grandi riserve di gas al mondo ed è il secondo maggior esportatore di petrolio dopo l’Arabia Saudita, ma si prevede che la sua produzione di gas e petrolio sia destinata a calare dopo il 2010 mentre attualmente diminuiscono le riserve operative. Il Ministero per le Risorse Naturali della Russia valuta che le attuali riserve di petrolio del paese si esauriranno entro il 2030.

Il BP World Energy Survey del 2005 prevede che le riserve di petrolio degli Stati Uniti dureranno altri 10 anni se non si darà inizio alla ricerca di idrocarburi nell’Arctic National Wildlife Refuge [1] [Rifugio Nazionale della Fauna Artica], le riserve della Norvegia saranno buone per circa sette anni e le riserve del Mare del Nord Britannico non dureranno più di cinque anni – il che è il motivo per cui le riserve artiche, che sono ancora in gran parte inesplorate, saranno di importanza cruciale per il futuro dell’energia mondiale.

Gli scienziati stimano che il territorio contenga più di 10 miliardi di tonnellate di giacimenti di petrolio e gas.

La piattaforma è profonda circa 200 metri (650 piedi) e la sfida di estrarvi petrolio e gas non sembra essere insormontabile, specialmente se i prezzi del petrolio rimangono dove sono ora – oltre 70 dollari al barile.

Il Cremlino vuole garantire il dominio a lungo termine della Russia sui mercati globali dell’energia. Per assicurare ciò, la Russia deve trovare nuove fonti di combustibile e l’Artide sembra l’unico posto rimasto dove andare.

Ma c’è un problema: la Legge Internazionale non riconosce il diritto della Russia sull’intero fondo marino artico a nord della linea costiera russa.

La International Convention on the Law of the Sea [Convenzione Internazionale del 1982 sul Diritto del Mare] stabilisce una zona di 12 miglia per le acque territoriali ed una più ampia zona economica di 200 miglia in cui un paese ha diritti esclusivi di perforazione per idrocarburi ed altre risorse.

La Russia sostiene che l’intera fascia di fondale marino artico nel triangolo che termina al Polo Nord le appartenga, ma l’United Nations Committee [Comitato delle Nazioni Unite] che amministra la Convenzione sul Diritto del Mare ha finora rifiutato di riconoscere le pretese della Russia sull’intero fondale marino artico.

Per sostenere legalmente che la zona economica della Russia nell’Artico si estende oltre la zona di 200 miglia, è necessario presentare una plausibile prova scientifica che dimostri che la piattaforma marina dell’Oceano Artico a nord delle spiagge russe è una continuazione della piattaforma continentale siberiana. Nel 2001, la Russia ha presentato i documenti alla commissione dell’ONU sui limiti della piattaforma continentale cercando di spingere i bordi marittimi della Russia oltre la zona di 200 miglia. È stata rifiutata.

Ora gli scienziati russi affermano che ci sono nuove prove che la regione artica a nord della Russia sia direttamente collegata al Polo Nord tramite una piattaforma sottomarina. La settimana scorsa un gruppo di geologi russi è tornato da un viaggio di sei settimane sul Lomonosov Ridge, una piattaforma sottomarina nella parte più orientale del Mare Artico russo. Hanno affermato che la cresta è collegata al territorio della Federazione Russa, amplificando la pretesa della Russia sul triangolo ricco di gas e petrolio.

Gli ultimi risultati è probabile che spingano la Russia a presentare un’altra richiesta all’ONU per assicurare i suoi diritti sulla piattaforma marina artica. Se nessun’altra potenza sfida le pretese della Russia, probabilmente passerà incontestata.

Ma Washington sembra avere un’opinione diversa e sta cercando di ostacolare la prevista richiesta dei Russi. Il 16 maggio 2007, il Senatore Richard Lugar (Repubblicano dell’Indiana), il Repubblicano di più alto grado nel Senate Foreign Relations Committee [Comitato per le Relazioni Estere del Senato], ha rilasciato una dichiarazione in cui incoraggia il Senato a ratificare la Law of the Sea Convention [Convenzione sul Diritto del Mare], come vuole l’amministrazione Bush. L’amministrazione Reagan aveva negoziato la Convenzione, ma il Senato si rifiutò di ratificarla per timore che limitasse eccessivamente la libertà d’azione degli Stati Uniti sui mari aperti.

Lugar ha usato la seguente giustificazione nella sua richiesta che gli Stati Uniti ratifichino la convenzione: “la Russia ha usato i suoi diritti sotto la convenzione per esigere grandi parti del Mare Artico nella speranza di
reclamare i potenziali giacimenti di idrocarburi che potrebbero diventare disponibili quando la calotta polare retrocederà a causa del riscaldamento globale. Se gli USA non ratificheranno la convenzione, la Russia potrebbe avanzare le sue pretese senza gli Stati Uniti al tavolo dei negoziati. Questo danneggerebbe direttamente gli interessi nazionali degli Stati Uniti
“. Il presidente Bush ha esortto il Senato a ratificare la convenzione durante la sua attuale sessione, che si conclude nel 2008.

Gli Stati Uniti sono stati gelosi dei tentativi della Russia di proiettare il suo dominio nel settore dell’energia ed hanno cercato di limitare le occasioni della Russia di controllare gli itinerari dell’esportazione ed i depositi d’energia esterni al territorio della Russia. Ma la piattaforma artica è qualcosa che la Russia ha tradizionalmente considerato come propria. Per decenni, le potenze internazionali non hanno avanzato pretese sul settore artico della Russia per ovvi motivi di distanza ed inospitalità, ma non più.

Ora che le principali potenze economiche al mondo si preparano per la battaglia per l’ultimo barile di petrolio, non è sorprendente che gli Stati Uniti cerchino di intrufolarsi in casa della Russia.

È evidente che Mosca proverà a resistere a questa intrusione degli USA e vedrà ogni sforzo degli Stati Uniti di bloccare la pretesa della Russia al suo settore artico come ostile ed evidentemente provocatoria.

Inoltre, una tale politica aiuterebbe davvero il Cremlino a giustificare la sua posizione di linea dura. Certamente dimostrerebbe corretta l’affermazione di Mosca che la politica degli Stati Uniti verso la Russia è davvero guidata dal desiderio di ottenere un accesso garantito e privilegiato alle risorse energetiche della Russia.

Si prevede una dura lotta.

[1] Ndr: l’Artic National Wildlife Refuge, situato nella parte nord orientale dell’Alaska, oltre il circolo polare artico, è un Parco Nazionale Statunitense, privo quasi completamente di segni di civilizzazione, ricco di lagune e fiumi, e popolato da una ricca fauna (orsi polari, grizzly, caribù, bovi muschiati, volpi, foche, ecc). Secondo alcuni ricercatori, l’estrazione di petrolio nella zona sarà possibile solo per alcuni mesi in quanto i giacimenti di petrolio sono molto modesti; come risultato è ipotizzabile invece il solito scempio dell’ambiente. E’ possibile saperne di più al seguente indirizzo http://www.savearcticrefuge.org/ .

Vladimir Florov
Fonte: http://www.globalresearch.ca/
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=6344
17.07.07

Traduzione per www.come donchisciotte.org di FILMARI

Pubblicato da Truman

  • Tao

    DI GIULIETTO CHIESA

    La Russia si candida a diventare l’ultimo, colossale serbatoio di petrolio per il mondo intero. L’ultimo perché dopo non ce ne sarà più. Per meglio dire non ce ne sarà più per tutti, e allora saranno guai.

    Ma intanto ha fatto i suoi conti, davvero strategici, e si prepara a mettere la sua bandiera sui giacimenti (presunti ma probabili) del futuro. La spedizione artica appena conclusa con i due mini-sommergibili e batiscafi d’alta profondità, che hanno messo la firma di Mosca sul Polo Nord che sta nel fondo del mare, ha un alto valore scientifico e contiene altri due record nel libro dei Guinness (rispettivamente 4261 metri di profondità della “Mir-1” e 4302 della “Mir-2”) ma il suo valore geopolitico e strategico è letteralmente incalcolabile, come decisamente impressionante è il segnale che la Russia manda al mondo intero.

    Si tratta di dimostrare che la piattaforma continentale che giace sotto le acque gelide del Mar Glaciale Artico è, per così dire, ancorata alla Russia, alle sue coste dell’estremo nord, è la sua continuazione. Naturalmente comincerà una disputa infinita, a colpi di articoli della Convenzione dell’Onu sulla legge marittima (UNCLOS), per contestare questa affermazione. Se ne occuperanno squadre di giuristi internazionali, di geologhi, di geografi e di decine di altre specialità scientifiche, sotto l’attenta sorveglianza delle autorità politiche. In primo luogo di quelle statunitensi che si affacciano sullo spicchio di mare antistante quello russo. E che Washington segua con molta attenzione la vicenda lo dimostra il fatto che ha mandato ricognitori d’alta quota a seguire le evoluzioni dei batiscafi russi.

    Comunque il gesto di Mosca è chiaro: noi andiamo a fissare i confini della nostra proprietà. Domani chi volesse andare a perforare quella piattaforma dovrà chiedere il permesso alla Russia. E, con ogni probabilità sarà la Russia che comincerà per prima a farlo su quello che da ieri considera il proprio territorio marino del nord.

    Tutta la stampa russa- e le televisioni russe tutte stanno seguendo minuto per minuto l’impresa – ha trionfato sparando la cifra di un milione e 200 mila chilometri quadrati. Che equivale a dire un decimo del territorio dell’intera Europa, dall’Atlantico agli Urali. Questo è, più o meno, lo spicchio di mare che separa la costa siberiana dal Polo Nord, e che si trasformerà presto nella richiesta alle Nazioni Unite di ampliamento delle acque territoriali russe.

    Sembra di essere tornati all’epoca delle conquiste coloniali, quando le grandi potenze si prendevano i territori di altri continenti con le loro flotte commerciali, al riparo delle loro cannoniere. Adesso territori emersi, chiavi in mano, incluse le loro popolazioni, non sono più disponibili da nessuna parte. Per andare a cercare le risorse bisogna guardare al mare, anzi al fondo marino. Ci si va non con le cannoniere ma con i batiscafi, a piantare bandierine di titanio che delimitano le proprietà.

    Solo che la posta in gioco è molto più alta. E, dietro ai batiscafi, anche se non si vedono, ci sono i missili intercontinentali. Dei quattro giganti mondiali che si “marcano” sempre più da vicino, e sempre più convulsamente: America, Cina, Russia, Europa, la Russia è l’unico che non ha bisogno né di depredare risorse fuori dal suo territorio, con la forza, né di comprare risorse. Per la semplice ragione che le ha in casa propria. Gli altri tre, noi europei compresi, dovranno arrangiarsi e pagare. O fare la guerra come è il caso degli USA.

    Mosca è già in grande vantaggio, ma i suoi conti anche non sono del tutto tranquilli. Il suo petrolio si trova sempre più a nord, e portarlo a sud, verso gli utilizzatori russi e verso il mercato internazionale, diventa sempre più costoso. E se la domanda aumentasse ancora, presto anche le sue riserve si assottiglieranno. Ecco perché programma di mettere le mani su quel milione abbondante di metri quadrati di mare ghiacciato. E’ il futuro della sua supremazia che, da energetica, sarà facile trasformare in politica.

    Gli Stati Uniti non digeriranno facilmente questa mossa, specie nel momento in cui Putin gli comunica, senza troppi complimenti, che intende fare da solo, senza di loro.

    Giulietto Chiesa
    (La Stampa)
    Fonte: http://www.megachip.info
    Link: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=4461
    4.08.07