IL PARADOSSO DELL'ODIERNO ANTIFASCISMO

IL PARADOSSO DELL'ODIERNO ANTIFASCISMO

DI DIEGO FUSARO

lospiffero.com

È appena trascorso il 25 aprile, Feste della Liberazione, e può essere utile svolgere alcune considerazioni sullo statuto dell’antifascismo all’interno della nostra società. Fermo restando il valore dell’antifascismo quando era presente il fascismo (l’antifascismo di Gramsci e di Gobetti, per intenderci), occorre interrogarsi sul senso e sul valore dell’odierno antifascismo in assenza completa di fascismo.

A un primo sguardo, mi pare potersi così compendiare il paradosso dell’odierno antifascismo a sessant’anni dalla fine del fascismo: se per fascismo intendiamo il fascismo storico mussoliniano, esso si è estinto da ormai più di cinquant'anni e non ha senso, dunque, la sopravvivenza dell’-anti alla realtà cui l’-anti si contrapponeva. Se per fascismo intendiamo genericamente la violenza, oggi allora il fascismo è l’economia capitalistica (Fiscal Compact, debito, precariato, ecc.), ossia ciò che gli odierni sedicenti antifascisti accettano in silenzio.

Morale ? Variante ideologica del neoliberismo trionfante, l’antifascismo oggi è solo un alibi per non essere anticapitalisti, una volgare scusa per combattere un nemico che non c’è più e accettare vigliaccamente quello esistente, il capitalismo.
La divisione dell’immaginario politico secondo la bipartizione fascisti-antifascisti, ma poi anche la divisione tra una destra e una sinistra che, al di là dei nomi, risultano interscambiabili, è una preziosa risorsa simbolica per l’assoggettamento dell’opinione pubblica al profilo culturale del monoteismo del mercato, invisibile al cospetto del proliferare di tali opposizioni.
Essere antifascisti in assenza completa del fascismo o anticomunisti a vent’anni dall’estinzione del comunismo storico novecentesco costituisce un alibi per non essere anticapitalisti, facendo slittare la passione della critica dalla contraddizione reale a quella irreale perché non più sussistente.
L’antifascismo svolge oggi il ruolo di fondazione e di mantenimento dell’identità di una sinistra ormai conciliata con l’ordine neoliberale, che deve dirsi antifascista per non essere anticapitalista, che deve combattere il manganello passato e non più esistente per accettare in silenzio quello invisibile se non nei suoi effetti (ingiustizia, miseria e storture d’ogni sorta hanno, privatizzazioni e precarizzazione, ecc.).
Quanta insistenza sul passato è necessaria per non vedere il presente? Quanto occorre insistere sugli orrori fortunatamente estinti per far sì che la gente non si accorga nemmeno più di quelli oggi dominanti? Quanta foga nel denunciare tutte le violenze che non siano quelle silenziose dell’economia e del mercato! Il manganello oggi ha cambiato forma, ma si fa ugualmente sentire: si chiama violenza economica, taglio delle spesa pubblica, precariato, rimozione dei diritti sociali, selvagge politiche neoliberali all’insegna dello “Stato minimo”.
Diego Fusaro
Fonte: www.lospiffero.com
Link: http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/il-paradosso-dellodierno-antifascismo-16147.html
28.04.2014

Commenti (52)

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    1. Georgios 1 maggio 2014

      A meno che non parli di interventi militari e occupazioni vere e proprie, dato lo strapotere USA nel mondo forse non conosciamo bene i particolari nelle relazioni tra Cina e altri paesi o Russia e altri paesi.
      Per esempio che gli accordi Ucraina-Russia (Gazprom) sarebbero molto più convenienti per l'Ucraina di qualsiasi eventuale accordo con l'occidente e' fuori dubbio, ma proprio per questi accordi era stata condannata la Tymoshenko e mandata in galera. E, si sa, in questi casi di brogli chi ci rimette e' sempre il popolo del più debole.
      Non illudiamoci, le relazioni tra un paese forte e un paese debole e' sempre di tipo imperialista per cui non vedo come possano Cina e Russia essere delle eccezioni. Soltanto in casi molto particolari quando p. es. esiste una esplicita concorrenza tra due grandi potenze può usufruire qualcosa un paese piccolo.
      Ho detto "a meno che", ma sono sicuro che se gli fosse data l'opportunità anche Russia e Cina non sarebbero da meno.

    1. Gracco 1 maggio 2014

      il discorso ovviamente è complesso. Però devo precisare che parlando di sopraffazione mi riferivo non allo sfruttamento di classe (che è proprio del capitalismo e che in Cina ovviamente esiste) ma alla aggressione economica e politica che un paese imperialista compie nei confronti di un altro paese non abbastanza sviluppato economicamente, soggiogandolo. Perciò dico che in Cina come in Russia il capitalismo implica sfruttamento, ma non sopraffazione, quindi non si possono considerare imperialisti, come invece pensano in molti.

    1. Georgios 1 maggio 2014

      In linea di principio concordo.
      Se però parliamo della Cina (ma anche della Russia) abbiamo chiaramente a che fare con dei paesi capitalistici (nel caso cinese selvaggiamente capitalistico). La sopraffazione ne consegue.
      Quello che dal punto di vista qualitativo rimane (o speriamo che rimanga) in questi paesi, e' la memoria sociale.
      L'altro ieri avevo per caso commentato a proposito qui su CDC.

      http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13290&mode=&order=0&thold=0

      Comunque devo dire che ho apprezzato i tuoi commenti.

    1. Georgios 1 maggio 2014

      Prendo spunto da un commento fatto da Fernesto in questo articolo nella speranza di contribuire alla "ricerca del nemico":
      Queste considerazioni, attualmente in Grecia, sono state portate
      agli estremi data la situazione nella quale ci troviamo. E le
      terminologie teoriche si sono dimostrate la nostra rovina. Cerco di
      spiegarmi.
      Punti teorici di partenza:
      I comunisti lottano per abbattere lo stato nazione ed esaltano l'internazionalismo.
      I rossobruni esaltano l'interclassismo e la Patria.
      Domanda numero 1:
      Qual'è
      l'obbiettivo della plutocrazia bancaria? L'abbattimento dello stato
      nazione con tutto quello che ne consegue in termini di diritti civili e
      sociali.
      Dal momento che in una lotta (necessariamente di classe dato
      che si tratta di una lotta sociale) i fronti non possono essere che due
      soltanto, da quale parte ci dobbiamo schierare?
      Se ci schieriamo con i comunisti abbiamo lo stesso obbiettivo dei banksters. Se ci schieriamo con i rossobruni siamo fascisti.
      Domanda numero 2:
      Durante
      l'ultima guerra mondiale il FLN o il corrispondente EAM greco da che
      parte si erano schierati? Si erano schierati contro l'occupazione
      tedesca che era esattamente la stessa con l'occupazione odierna anche se
      quest'ultima non si esprime in termini di divise e carri armati.
      Comunque allora come adesso il "loro" obbiettivo era l'abbattimento
      dello stato nazionale.
      Credo di essere stato chiaro. Nella lotta di
      classe arrivano dei momenti storici durante i quali anche i comunisti,
      anche i proletari, devono agire come popolo unito a difesa della patria.
      La patria libera e' il requisito necessario per portare avanti la lotta
      di classe verso traguardi più alti. Non si può fare la lotta di classe
      sotto occupazione.
      La patria non e' un'invenzione soltanto della
      borghesia. E l'internazionalismo non si può fare in assenza di nazioni.
      E' idiota regalare la difesa della patria ai rossobruni che sono stati
      sempre i suoi nemici giurati.

    1. Gracco 1 maggio 2014

      sottoscrivo pienamente la tua integrazione. Per quanto riguarda la distinzione tra capitalismo e imperialismo (che io ho voluto plasticamente sottolineare) direi che si tratta di un punto assolutamente cruciale da sviscerare. Io certo non amo il capitalismo, ma devo constatare che oggi nel mondo i paesi-continenti già prede del vecchio colonialismo, dopo la scomparsa dell'Urss si trovano costretti a competere economicamente (cioè quantitativamente) con l'imperialismo. Non possono (penso alla Cina) richiudersi in un "proprio mondo" sfidando l'avversario solo sul piano qualitativo, perché soccomberebbero. Pertanto devono assumere il principio dell'accumulazione capitalistica, sia nella forma privata sia in quella pubblica. Dall'accumulazione si passa poi alla sopraffazione? la risposta secondo me è problematica, dipende soprattutto da chi guida il processo di accumulazione.

    1. Georgios 1 maggio 2014

      Queste considerazioni che fai, attualmente in Grecia sono state portate agli estremi data la situazione nella quale ci troviamo. E le terminologie teoriche si sono dimostrate la nostra rovina. Cerco di spiegarmi.
      Punti teorici di partenza:
      I comunisti lottano per abbattere lo stato nazione ed esaltano l'internazionalismo.
      I rossobruni esaltano l'interclassismo e la Patria.
      Domanda numero 1:
      Qual'è l'obbiettivo della plutocrazia bancaria? L'abbattimento dello stato nazione con tutto quello che ne consegue in termini di diritti civili e sociali.
      Dal momento che in una lotta (necessariamente di classe dato che si tratta di una lotta sociale) i fronti non possono essere che due soltanto, da quale parte ci dobbiamo schierare?
      Se ci schieriamo con i comunisti abbiamo lo stesso obbiettivo dei banksters. Se ci schieriamo con i rossobruni siamo fascisti.
      Domanda numero 2:
      Durante l'ultima guerra mondiale il FLN o il corrispondente EAM greco da che parte si erano schierati? Si erano schierati contro l'occupazione tedesca che era esattamente la stessa con l'occupazione odierna anche se quest'ultima non si esprime in termini di divise e carri armati. Comunque allora come adesso il "loro" obbiettivo era l'abbattimento dello stato nazionale.
      Credo di essere stato chiaro. Nella lotta di classe arrivano dei momenti storici durante i quali anche i comunisti, anche i proletari, devono agire come popolo unito a difesa della patria. La patria libera e' il requisito necessario per portare avanti la lotta di classe verso traguardi più alti. Non si può fare la lotta di classe sotto occupazione.
      La patria non e' un'invenzione soltanto della borghesia. E l'internazionalismo non si può fare in assenza di nazioni. E' idiota regalare la difesa della patria ai rossobruni che sono stati sempre i suoi nemici giurati.

    1. Georgios 1 maggio 2014

      Alba Dorata non solo non e' contraria all'impostazione economica dell'UE ma ne favorisce l'attuazione. Nel parlamento e fuori.
      Poi, demagogicamente, si scaglia contro "i politici ladri e corrotti" e "la Merkel".
      Come era da sempre la tattica dei partiti fascisti e nazisti si rifanno ai valori socialisti (che ribattezzano aggiungendo il termine "nazional") per eludere le aspettative della gente e servire il capitalismo o l'imperialismo che, secondo me, sono entrambi "creature animali" (nel senso della sopraffazione) per usare la terminologia di Gracco.
      Il problema e' che la cosiddetta sinistra (più o meno ufficiale) gli facilita il gioco per cui l'articolo di Fusaro ma anche le critiche apparse in molti commenti hanno senso. Certo, bisogna individuare il nemico vero.
      Ma i fascisti son sempre fascisti, li si può usare come in Ucraina e li si può usare come in Grecia, a seconda delle esigenze.

    1. Georgios 1 maggio 2014

      Condivido quanto scritto da Tonguessy.
      Vorrei far notare che, per il momento, l'unico partito in Europa di vaga o meno vaga ispirazione fascista che e' totalmente contrario alle politiche UE e' quello della Le Pen in Francia. Che però lo deve ancora dimostrare nei fatti. Un test importante sarà la sua posizione sul TTIP.

    1. Gracco 30 aprile 2014

      le sue osservazioni ci portano un po' fuori tema, ma comunque tutto si tiene insieme. Ovviamente sono contro l'Europa, non solo questa Europa ma contro l'Europa tout court. La questione comunque mi lascia abbastanza indifferente, finché non ci si prospetta cosa fare e dove andare una volta usciti dalla gabbia. Già, perché lei converrà con me che l'attuale gabbia europea si trova a sua volta racchiusa dentro la ben più solida gabbia atlantica e uscire dalla prima gabbia per restare prigionieri della seconda per me non ha molto senso. Tra le forze di destra da lei citate solo la Le Pen in Francia mostra qualche consapevolezza al riguardo. Aspetto di vedere che posizione prenderanno queste forze in merito alla politica energetica e al partenariato transatlantico, che incatenerà le economie dei paesi europei, uniti o divisi, all'economia americana inibendo loro qualsiasi autonomia: vedasi la questione dello shale gas di cui l'Ucraina è un tassello.

      Quanto a La Russa, che lei cita, le dirò francamente: ciò che non gli perdono né oggi né mai non è il fatto di essere o essere stato fascista, ma di essersi associato agli assassini di Gheddafi. Ricordo con un brivido le sue dichiarazioni in televisione esattamente tre anni fa quando in veste di ministro della guerra (pardon, della difesa) disse che Gheddafi era un obiettivo sensibile della nostra forza aerea. Detto fatto. Prima fu massacrata la sua famiglia e poi lui medesimo.
    1. Fernesto 30 aprile 2014

      completo quello che hi scritto sopra : anche i solcialdemocratici hanno rafforzato la classe media ....... la differenza fondamentale con i fascisti è che questi ultimi sono nazionalisti , guerrafondai ecc...


    1. Fernesto 30 aprile 2014

      Questa Europa in realtà non è difesa da nessuno . Anche il PD la critica . Premetto che per me il PD deve schiattare . Però c'è anche da dire che dal trattato di Maastricht l'Europa ( tradotto : la Commissione Europea -> tradotto : i primi ministri di tutti i paesi membri della UE ) è stata governata quasi esclusivamente dalle destre , o da grandi coalizioni sbilanciate a destra , soprattutto nel paese locomotiva , la Germania . I partiti fascisti che tu citi in realtà stanno sfruttando il momento , ma loro sono nazionalisti a prescindere : lo erano anche fino al 2007 , quando l'Euro e la UE andavano bene , c'era "crescita" ecc...

    1. Fernesto 30 aprile 2014

      Si ma io mi riferisco ai rossobruni , non ai comunisti . I comunisti ( mentre lottano contro la borghesia dei rispettivi paesi , come fai notare giustamente tu ) vogliono abbattere lo stato nazione ed esaltano l'internazionalismo . I rossobruni invece esaltano la classe media , l'interclassismo , la Patria , la competizione tra paesi , la protezione del capitale nazionale .. questi fascisti come ci insegna la storia sono i guardiani del capitalismo nelle sue periodiche crisi cicliche .

    1. Tonguessy 30 aprile 2014

      "Il nemico è una semplificazione semantica..
      E qui conviene tornare a Sun Tsu: per essere sicuro di vincere sempre devi conoscere te stesso ed il nemico. Tendo a pensare che la conoscenza di se stessi sia prioritaria."

      E come fai a conoscere te stesso (o il nemico) se non hai una semantica adeguata allo scopo? Mi stai dando implicitamente ragione, dal momento che una frase che abbia senso compiuto passa necessariamente per le forche caudine di significati chiari ed inequivocabili. Conosci quindi te stesso (a Delfi come qui, nei tempi antichi come in quelli moderni) ed il nemico solo quando hai una semantica che riesce a separare queste due entità in modo netto, collocandole nei differenti mondi ideali (simbolici ma pur sempre reali nella comunicazione o semantica) cui appartengono.
      Poi è anche chiaro che esistono zone di confine dove le separazioni sono difficili. Ma al giorno d'oggi (e grazie anche al contributo di intellettuali come Fusaro) la zona di confine ha praticamente preso possesso di tutte le aree disponibili, rendendo le distinzioni sempre più difficili e richiedendo uno sforzo analitico sovrumano.

      Per il resto condivido quello che hai scritto.
    1. Tonguessy 30 aprile 2014

      Esiste il nazionalismo di sinistra, (Sinn Fein e Batasuna ad es) e ad ogni buon conto i movimenti di liberazione dal colonialismo cos'erano, se non movimenti nazionalisti di sinistra?

      Infine ti copio un interessante intervento tratto da un sito marxista:

      Lo Stato tipico del capitalismo è quindi lo Stato nazionale, il cui assetto economico-sociale e grado di sviluppo delle forze produttive determinano «il rapporto di una nazione con altre» oltre che «l'intera organizzazione interna di questa nazione».

      Tuttavia l'espansione della grande industria toglie alla borghesia il carattere di classe nazionale: i suoi interessi si estendono e sono i medesimi in tutte le nazioni; essa diventa per così dire una classe sovranazionale.

      «Essa costringe tutte le nazioni a adottare le forme della produzione borghese se non vogliono perire; le costringe a introdurre nei loro paesi la cosiddetta civiltà, cioè a farsi borghesi. In una parola, essa si crea un mondo a propria immagine e somiglianza» (Manifesto, p. 30).

      In tal modo, introducendo brutalmente gli stessi rapporti di classe propri della società borghese, essa distrugge le caratteristiche specifiche delle singole nazionalità, che tendono a uniformare le condizioni di vita nella stessa proporzione in cui la produzione industriale conquista il mercato mondiale.

      Il proletariato è invece una classe internazionale poiché le condizioni di sfruttamento e oppressione ideologica in cui è costretto sono preminenti rispetto a quei fattori economici, storici, culturali, ecc. che caratterizzano la nazionalità così come si è sviluppata nel corso della storia; in questo senso Marx dice che il proletariato non ha patria. Tuttavia poiché «il proletariato di ogni paese deve naturalmente farla finita prima con la sua propria borghesia», anche la sua lotta è in un primo tempo e nella «forma» una lotta nazionale.

      http://www.homolaicus.com/teoria/dizio/mddin0.htm

    1. Gil_Grissom 30 aprile 2014

      Hai perfettamente ragione, tant'e' che i piu' feroci sostenitori dell'Euro sono i partiti appartenenti all'area socialdemocratica, cioe' un area di sinistra, anche se non marxista. I partiti di matrice fascista sono invece totalmente contrari alle politiche economiche dell'unione europea.

    1. Gil_Grissom 30 aprile 2014

      L'assioma da lei citato e ripreso dall'articolo e' sicuramente falso, tant'e' che se lei nota, i partiti di vaga ispirazione fascista in Europa sono totalmente contrari alle politiche economiche dell'unione europea. Dunque lei ha perfettamente ragione.

    1. Gil_Grissom 30 aprile 2014

      Stavolta mi permetto io di commentare un suo post: si rammenti che se e' vero che tutti i fascisti sono anticomunisti, e' anche vero che NON tutti gli anticomunisti sono fascisti. I neoliberisti che reggono oggi le redini dell'economia mondiale sono ad esempio profondamente anticomunisti e antimarxisti ma non hanno nulla a che vedere col fascismo, tant'e' che se lei nota i partiti che sostengono piu' a gran voce questa Europa scellerata e le sue leggi sono i partiti di matrice socialdemocratica, come i socialisti tedeschi e francesi o il PD italiano, partiti che dovrebbero essere di sinistra ma sostengono invece una politica economica di tipo reaganiano. E notera' invece che i partiti di destra estrema che potrebbero rifarsi ad un'ideologia di stampo fascista, tipo Alba Dorata in Grecia, Le Pen in Francia o il partito di La Russa in Italia, sono invece totalmente contrari all'impostazione economica data all'Europa.

    1. Primadellesabbie 30 aprile 2014

      Mi associo.

    1. ROE 29 aprile 2014

      È inutile dissertare sulle tautologie.

    1. Truman 29 aprile 2014

      @tonguessy: la frase sull'idiota forse mi è riuscita male, ma è importante vedere contro chi combattere. Eppure questo mi appare secondario, per quanto notevole. Il nemico è una semplificazione semantica, può essere schematizzato da un'immagine o da un'idea, o da un'etichetta ("fascismo"). In qualche modo è parente di una bandiera.

      E qui conviene tornare a Sun Tsu: per essere sicuro di vincere sempre devi conoscere te stesso ed il nemico. Tendo a pensare che la conoscenza di se stessi sia prioritaria. Il principale risultato dell'antifascismo è un documento complesso, di nome "Costituzione della Repubblica italiana". In esso si coagula il sangue di molti morti e allo stesso tempo si mette in pratica un movimento ideale che comincia con Hammurabi: la legge deve essere uguale per tutti e deve essere resistente, come se fosse incisa su pietra.

      Insomma alla bandiera o etichetta, che mostra una direzione in modo semplice, va aggiunto qualcosa di ricco, articolato, complesso, che indichi ciò che si è. Non è un feticcio ed è modificabile, ma è la sintesi del meglio che è riuscita a fare l'Italia. La nostra migliore identità e la nostra forza più potente è nella Costituzione del 47-48 (a seconda se si guarda a quando fu completata o a quando fu promulgata).

      Non è difficile vedere chi lavora per demolire la Costituzione dicendo di volerla adeguare ai tempi. E' quello il nemico.

      E ripeto che la Costituzione non è intoccabile, anzi andrebbe aggiunta una protezione migliore dei mass media dai poteri economici e andrebbe inclusa in qualche modo internet. Ma soprattutto andrebbe scritto che la moneta, la valuta con cui si pagano le tasse, è del popolo, non delle banche.

      In altre parole tendo a vedere molte dicotomie (destra/sinistra, fascismo/antifascismo) come sintesi di posizioni, che hanno una loro utilità, ma possono assumere aspetti grotteschi quando il contesto cambia. I veri valori, che vanno codificati e difesi, si ritrovano nelle leggi fondamentali. Vale la pena di ricordare che le migliori norme sono quelle durature.

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